.

.

venerdì 28 agosto 2009

US Open 2009. Sorteggi e tabelloni maschili, femminili e delle eventuali Semeya




E' andata bene ad alcuni, meno bene ad altri. Malissimo, a prescindere, per gli italiani. Nadal capita dalla parte di Murray, Djokovic in quella di Federer. Ma vediamo dall'alto in basso gli ipotetici quarti di finale, con annesse mine vaganti e totani urlanti.
Uomini
Federer-Davydenko. L'elvetico arriverà ai quarti in babbucce e con le gemelline in groppa, ed in semifinale mentre si rade, fischiettando un'arietta della Carmen. Possibile, solito, folkloristico patema Hewitt al terzo turno. L'australiano non è ai livelli del passato, ma per batterlo devi giocare bene, dice il saggio. Si può far finta di crederci o pensare che per Roger sia solo una specie di esame di scuola media. In ottavi, uno tra chiappa tumida Blake, pantegana arrotante Robredo, Kunitsyn o un venditore di hot dog, che impietosito dalla scarsezza di questi, s'improvviserà tennista. Non è stata generosa la dea bendata col povero Nosferatu russo Davydenko, come se madre natura non fosse già stata piuttosto sadica. Per appaiare Federer ai quarti, dovrà mostrare tutta la bruttezza radiocomandata del suo tennis. Periglio tremendo al terzo turno, rappresentato dal variopinto Mathieu o Youzhny, che essendo chiaramente pazzo, può persino decidere di giocare a tennis martoriandolo a suon di rovesci, mettersi a danzare una mazurka con la racchetta in testa bevendo vodka7, o al limite, mordicchiare la seggiola del'arbitro. Pericoli più seri in un eventuale ottavo, che si giocano Psycho killer Soderling, che però ultimamente pare lobotomizzato, il venticello israeliano Dudi Sela, un Querrey in gran forma, e che sul cemento picchia duro con gli occhi sbarrati da Jeffrey Dahmer, oppure (per chi crede a cappuccetto rosso) Misha Zverev.
In sintesi: Federer 95% (Hewitt 4%, Blake 1%) - Davidenko 35% (Querrey 35%, Youzhny 10%, Soderling 10%, Sela 10%. Zverev 0%).

Djokovic-Roddick
. E non vedo chi possa evitarci questo quarto, eccitante quanto una mattutina visione di Paola Binetti in giarrettiera e guepière. Solito sorteggio epifania per il serbo. A meno di improbabili colpi di coda di Ljubicic o suicidi cruenti contro Andreev, primo avversario serio per il Djoker sarà negli ottavi, dove pescherà il sopravvissuto di una vera e propria tonnara (in tutti i sensi): Kohlschreiber incostante tedesco che lo infilzò come un totano panato a Parigi e che qui, in un primo turno al cloroformio, incrocia Seppi. Il vecchio e declinante serve&volley di Stepanek, che esordisce niente meno che con Bolelli. Se non si porta appresso le tette di Ximena, il bolognese può pure vincere. Ma tra tutti, potrebbe venir fuori la roncola paleozoica di Leonardo Mayer, uno che a guardarlo ti spuntano due ernie. Più difficile il percorso di Roddick, che al terzo avrà il suo bel da fare col terrificante battitore americano Isner, cui però stanno ancora insegnando come si tira un colpo al rimbalzo. Roddick-Isner, roba da far invidia ai Red Sox di Basbell. Provate ad immaginare l'incontro per qualche secondo, ma poi lasciate quella rivoltella dalla mano. Negli ottavi, bel banco di prova per Andy, che si ritroverà presumibilmente uno tra Verdasco (che però, materasso a parte, non ne azzecca una da gennaio), Tommy Haas, ben lungi dall'essere quello visto a Wimbledon e che negli ultimi tempi, sul cemento, pare un malinconico cingolato scricchiolante. Al limite, potrebbe venir fuori il talentuoso ma tremendamente incostante Frankenstein occhialuto e con barbetta da filosofo, Tipsarevic.
In sintesi: Djokovic 70% (Kohlshreiber 10%, Seppi 5%, Stepanek 5%, Bolelli 5%, Mayer 5%) - Roddick 60% (Verdasco 15%, Haas 15%, Tipsarevic 5%, Isner 5%).


Tsonga-Nadal (uhuh). Sarebbe un quarto davvero elettrizzante. Ed io ho sempre in mente quella semifinale 2008 agli Australian Open. Il pugilatore-tennista francese dovrà giocare al meglio per arrivarci. Sono più di una semplice insidia per Alì-Tsonga: Berdych, il numero uno al mondo (se non ci fossero le righe a delimitare il campo) e mano de piedra Gonzalez, sempre temibile, coi suoi dirittoni ignoranti e teppisti, se il fisico regge. Non dovrebbe invece avere problemi, malgrado la condizione fisica precaria, Nadal. Primo turno affascinante e nulla più, contro Richard Gasquet. Il francese, dopo tre mesi di stop, non è certo al meglio. E quando mai lo è stato, esclamerà qualche lettore arguto. La speranza è che lasci andare il braccio e faccia godere i miserabili onanisti di quel rovescio godurioso. Regalandoci una partita divertente. Poi chi lo sa, le vie del signore sono infinite. Accendiamo un cero a Sant'Eufemio, protettore dei bracci smidollati. Se batte il francese, Rafa può già dirsi nei quarti. Dalla sua parte solo pericoli trasperenti, rappresentati da Llodra (attempato mancino francese in condizioni fisiche rabberciate, gran doppista e dal brioso serve&volley. Se avrà anche difficoltà copulatorie, il wwf è pronto a proteggerlo come il panda), il bel puledro transalpino Jeremy Chardy, poi Ginepri, Almagro (lo spagnolo che monologa con gli spiritelli che gli danzano nel cervello), orridissim'uomo Monfils, che come non bastasse, è pure in cattivo stato di forma, e ancora Ferrer, iberico divertente quanto una colica renale.
In sintesi: Tsonga 40%, (Gonzalez 40%, Berdych 20%) - Nadal 55% (Gasquet 20%, Chardy 5%, Monfils 5%, Ferrer 5%, Giangiacomo Tranfolanti 5%).

Del Potro-Murray
. Confronto che non avrebbe sfigurato in semifinale, o addirittura in finale (se Federer invece cha al tennis si fosse dedicato alla pittura creativa o alla pesca subacquea). La rivalità del futuro, tra due ragazzi diversissimimi tra loro e che si detestano, senza volerlo nascondere. Percorso denso di insidie per Del Potro. Dopo un primo turno col tignoso connazionale Monaco, lo aspetta il vincente tra Safin e Melzer. Non è stato certo fortunato il russo, al suo ultimo Us Open. Il mancino austriaco è uno da prendere con le molle, un funambolo imprevedibile (per se stesso). Avete presente un omino del circo che fa il gioco delle tre biglie? Ecco, quello è Melzer. Solo che lui gioca con biglie invisibili, fa finta. In sostanza, uno dei tennisti più inutili degli ultimi trent'anni. Volesse il cielo (e le locuste stipate nel cervello di Marat), bellissimo secondo turno Del Potro-Safin. In questi paraggi, mi piace citare l'austriaco Koellerer, perchè se riesce nella biblica impresa di vincere due partite, potremo non sentirlo più, prematuramente scomparso a 26anni. Curioso tennista meno che mediocre, spauracchio di organizzatori ed avversari di challengers, che ha fatto della collerica antisportività, del dileggio beffardo all'avversario e dello sputo acrobatico, uno stile di vita tutto suo. Uno che ha interpretato il matto per non passare la visita militare, e poi s'è calato troppo nella parte, non riuscendo più a venirne fuori. Personaggio di cui parlare e scrivere a lungo, sperando che non arrivi al terzo turno, andando incontro a morte violenta. Se è matto per davvero, già me lo vedo irridere Marat o Juan Martin. Una fine cruenta, come un frontale contro un tir furioso, ed una giovane vita iraconda, con tanti progetti, stroncata via. Nel caso di prematura dipartita, rispolvererò un post scritto tre mesi fa su di lui, e poi riposto, perchè mi vergognavo a pubblicarlo. Ma tornando al tabellone, per Del Potro un ottavo un po' più soft, pescando uno tra Simon (dato per claudicante), Ferrero (primo turno col maghetto Santoro), o addirittura Picasso Petzschner, che in un primo turno diretto da mani divine, se la vedrà con l'airone di Ucraina, Stakhovsky. Partita dolce, che si giocherà tra nuvole fluttuanti e leggere. Sperando anche sotto copertura tv. Non meno impegnativo sarà il percorso di Andy Murray. Primo turno con la giovane promessa lettone, in crisi mistico-esistenziale, Gulbis (in estate le ha prese da Marat, per dire), poi un terzo turno problematico con Ivo il tardivo Karlovic, che non sarà un fenomeno stiloso, ma è uno che non vorrei mai avere dall'altra parte della rete, mentre sta per servire. Sempre in quei paraggi, primo turno godibile e fine a se stesso, a suon di servizi e volè acrobatiche, tra Taylor Dent e Feliciano Lopez. Prima di arrivare ai quarti, altro ostacolo per lo scozzese uscirà dalla riffa tra gibbone dormiente Cilic e Stanislao, bel rovescio e naso da avvinazzato, Wawrinka. Ma occhio al talentino/one americano Brendan Evans. Gli americani, assai esperti di baseball, hanno dato una wc a lui e non a Donald Young. (mah).
In sintesi: Del Potro 50% (Safin 20%, Ferrero 10%, Simon 5%, Melzer 5%, Petzschner 5%, Santoro 5%) - Murray 60% (Karlovic 20% Wawrinka 10%, Cilic 5%, Evans 5%).


Donne

Il sorteggio ha messo le russe da una parte, e le sorellone Williams dall'altra. Si prevedono palpitanti emozioni e fuochi d'artificio (oh, si.). Vediamo.
Safina-Jankovic. Le più deboli numero uno della storia, già affrontatesi a Cincinnati. L'adorabile orangutan russo dalle gote paonazze, avrà il suo bel da fare. Nell'ordine, Urzula Radwanska, Kleybanova, furente russa densa di rivoli gelatinosi, che pare uscita da un dipinto scartato di Botero, o la veterana mancina svizzera Schnyder, sono in grado di crearle difficoltà. Jelena Jankovic, invece, trova già al primo turno un test probante: Roberta Vinci. E col cuore e la mente sono già a quella partita. La piccola tarantina ha i tagli, il talento e l'intelligenza tattica per sgominare il tennis demente della serba. Può (e deve) vincere, Robertina. Sempre in quella sezione, scalpitano la rampante tedesca Sabine Lisicki, Gisela Dulko e Ana Ivanovic (i cui “ajde” di guerra, oramai, fanno paura solo alla sua immagine riflessa nello specchio, e che deve accendere un cero alla madonna se riesce ad arrivare al secondo turno.).
In sintesi: Safina 60% (Kleybanova 25%, Schnyder 10%, U.Radwanka 5%) - Jankovic 30% (Lisicki 30%, Vinci 30%, Dulko 10%).

Dementieva-Kuznetsova. Secondo turno da prendere con le molle per Elena, contro la terribile teenager yankee Melanie Oudin, cui l'odore di hot-dog che impregna il catino di Flushing Meadows, potrebbe giovare. Poi al terzo turno testerà le ambizioni strepitanti di Maria Sharapova (e già annichilite a Toronto). Cammino in discesa per Svetlana Kutznetsova, a meno che Carla Suarez Navarro non venga resuscitata dal Dio del tennis, come una lazzara coi denti da roditore. Poi agli ottavi l'aspettano Caroline Wozniacki o al limite, il leprotto dei carpazi Sorana Cirstea.
In sintesi: Dementieva 70% (Sharapova 20%, Oudin 5%, Petrova 5%) - Kutznetsova 50% (Wozniacki 40%, Cirstea 10%).


Azarenka-Venus Williams. Le orride velleità di Vittoriona Linda Blair posseduta, potrebbero essere testate da Francesca Schiavone al terzo turno, poi in ottavi dalla più forte della Radwanska, Agnieska o (se muoiono le altre) dalla velina bionda Kirilenko. Sulla strada di Venere verso la semifinale con la sorella invece, la goffa Marion Beppa Giosef Bartoli, ma vera mina vagante per un eventuale ottavo, è Kim Clijsters. Appena rientrata, ma già competitiva. Sarebbe gustoso assai il secondo turno tra Kim ed un'altra ex top player alla ricerca (più difficoltosa) di riemergere, dopo tristi vicissitudini di padri-orchi, Jelena Dokic. Da quelle parti staziona anche la costante cinese Na Li, e la giovin urlatrice folle De Britos.
In sintesi: Azarenka 40% (A.Radwanska 40%, Schiavone 20%) - Venus Williams 50% (Clijsters 30%, Bartoli 10%, Djokic 10%).


Zvonareva-Serena Williams. Ottimo, irripetibile spiraglio per Flavia Pennetta, che ha già battuto la Zvonareva, e che può costruirsi un bel quarto da giocarsi alla grande con Serena. Forse, più che la russa, in un periodo di forma scadente, pericolo maggiore per la brindisina sarà Amelie Mauresmo al terzo turno. La francese calante, se in giornata, è sempre in grado di rinverdire fasti di un gradevole passato, e a Wimbledon rispedì a casa la nostra eroina. Qui però, dovrebbe esserci un'altra Flavia. Serena passeggerà furente nei primi turni, poi, eventuale re-match al terzo con Maria Jose Martinez Sanchez, ai secoli “farfalletta volleatrice” (sempre che questa venga a capo delle ostiche Bammer e Petkovic). Serena è ancora imbufalita come un rinoceronte per quella volè di mano, che la spagnola le piazzò con furbizia da scugnizza, all'ultimo Roland Garros, e non vede l'ora del primo corpo a corpo a rete. Che iddio abbia pietà delle farfallette. Ottavi impegnativi per Tyson, prevedibilmente una tra Stosur e la gazzella Hantuchova.
In sintesi: Pennetta 50% (Mauresmo 30%, Zvonareva 20%) - Serena Williams 70% (Stosur 15%, Hantuchova 5%, Martinez Sanchez 5%, Bammer 5%).
Ovviamente, non tengo conto di qualche (improbabile) intruso/a che venga fuori dalle qualificazioni. E vista l'ora, la fretta e i postumi accennati di una sbonza, avrò dimenticato qualcuno. Quindi, graditi assai, pareri e suggerimenti.
Tabellone maschile completo

lunedì 24 agosto 2009

US Open, pronostici. Il più grande esperto di tennis al mondo, anticipa come finirà




La settimana che precede gli Us Open di tennis, vede figure di seconda linea (uomini/donne) impegnate nel torneo di New Haven. Dove non conta, ovviamente presenti i quattro alfieri italiani, sempre illuminati nello scegliere la programmazione. Accuratamente preparatisi al cemento americano, sgambettando sulla terra rossa europea. E poi la malvagia dea bendata si diverte a non farli arrivare mai alla seconda settimana negli slam. Pensa te.
Ma passando al tennis che conta, i freschi Masters 1000 di Montreal e Cincinnati, hanno fonito un quadro abbastanza chiaro sui favoriti, e possibili outsider del torneo newyorkese.

Uomini

Federer 35%. C'è tutto Roger Federer, nei due tornei giocati. Svagato, sonnecchioso ed al limite dell'imbarazzante a Montreal, dove riesce a farsi recupersre il 5-1 al terzo, da uno Tsonga menomato e che ambiva al massimo ad una doccia refrigerante. Una partita che avrebbe portato a casa anche Paolone Bertolucci (versione attuale). Regale, luccicante e di una bellezza imperiosa a Cincinnati, dove abbatte con dolcezza cruenta, le irritanti velleità di Murray, ed in finale schianta Djokovic, come stesse giocando ad affettare l'omino della giostra. Lo svizzero parte favorito, e vorrei vedere. Se gioca come le divinità gli hanno insegnato, ma anche un po meno bene, ha dimostrato di essere l'unico ad avere il tennis per battere gli schemi difensivi di Murray. Ed anche fosse colto da improvviso raptus autolesionista (raramente quei black out surreali superano l'ora e mezza), tre set su cinque, alla lunga, la sua classe immacolata riesce sempre a venire fuori.
Murray 25%. Un mix di Mecir e McEnroe, disse qualcuno. Stevie Wonder, credo. Io ci vedo gocce estemporanee ed indolenti di Mecir, niente McEnroe, e parecchio Wilander piatto. Lo scozzese coi canini affilati e dai proverbiali, insopportabili “c'mon” sull'errore dell'avversario, ha ormai fatto del tennis tattico la sua arma vincente (a volte). Fine stratega, poco se ne importa dello spettacolo. Nessuno come lui riesce a leggere la partita, ad adattare i suoi schemi all'avversario. Esercizio di utilitaristico “pallettarismo” proletario contro Davydenko, nobile e delizioso pennellatore di angoli, grazie a quel bellissimo rovescio bimane, quando serve. Contro uno Tsonga per esempio, quando la difesa ad oltranza sarebbe equivalsa al suicidio. Qualcuno è arrivato persino a considerarlo come favorito assoluto. Il nostro Napoleone poi, viene ridimensionato da un Federer versione violinista ispirato, a Cincinnati. Inevitabile Waterloo a parte, sul cemento di NY (superficie in cui si esprime meglio) rimane l'avversario numero uno per sua maestà elvetica danzante. Certamente con maggiori credenziali rispetto a Wimbledon.
Del Potro 15%. Il bombardiere furente di Tandil, fino ad 14mesi fa era considerato meno regolare di Seppi, e assai meno talentuoso di Bolelli. Quando si dice essere dei tecnici sopraffini. Malgrado una condizione fisica incerta, tira fuori le unghie e difende alla grande i punti conquistati lo scorso anno. Vince a Whashington, perde in finale a Montreal contro Murray, ma dopo aver giocato due set di grandissimo tennis. I suoi dritti e rovesci di granito, quasi piatti, sono l'ideale per schizzare via veloci sul cemento. Terzo favorito di diritto. Molto dipenderà dal sorteggio, ma se il fisico regge, nei quarti partirebbe favorito sia contro Nadal (schiantato in modo cruento a Montreal) che contro Djokovic. Per poi tentare il grande salto nella semifinale.
Roddick 10%. John McEnroe lo vede come secondo favorito dietro a Murray. Quando si dice che il genio, senza racchetta in mano, ogni tanto stecca. Ai progressi tecnico/fisici e la capacità di dare il massimo davanti al pubblico di casa, fanno da controaltare le due sconfitte subite in estate da Del Potro. Anche per lui semifinale alla portata, se (come appare scontato) non troverà uno dei primi due nei quarti.
Nadal 5%. Impresentabile, scrissi. Impresentabile, confermo e sottoscrivo, se raffrontato all'idea che avevamo di lui, negli ultimi quattro anni. Per qualche altro tennista sarebbe un miraggio, perchè comunque il maiorchino sofferente riesce a giocare da primi dieci al mondo. Spazzato via brutalmente da Del Potro, e addirittura da Djokovic in semifinale a Cincinnati. Certo, il tennis è uno sport imprevedibile, e le riserve del campione sono infinite. Ma fino ad un certo punto, poi rimane solo la mistica invocazione alla madonnina di Lourdes. Soprattutto se si pensa al lungo e massacrante torneo sul cemento bollente di New York. Sempre che non abbia bluffato, e giocato solo per trovare la condizione. Potrebbe trascinarsi ai quarti, di puro orgoglio, poi contro un Roddick o un Del Potro, non vedo cosa possa inventarsi.
Tsonga 4%. Troppa fiducia, penserà qualcuno. La vittoria contro Federer è abbastanza casuale, ma conferma come il francese, malgrado il panettone sempre più inquietante in testa, sia un combattente nato. Se riesce ad arrivare ai quarti, potrebbe giocarsela a mente spenta e cuore caldo contro Murray o Federer. E' un discorso già fatto prima di Wimbledon, ed andò come sapete. Infilzato come un pollo allo spiedo da Karlovic. Ma lì c'era l'erba, ed io, ad uno capace di giocare un tennis folle, in completa trance agonistica, una speranziella la lascio sempre.
Djokovic 3%. La butto sul ridere, e spero i suoi (sempre) moderati supporters non se la prendano, se per qualche congiuntura astrale balzana, capitino da queste parti. Voglio dire, guardatelo in faccia e stanotte provate a dormire sereni. Non è una foto a colori del processo di Norimberga. Quella scucchia invereconda, la mascella snodata, il testone prominente, la fronte stretta, le sopracciglia unite, gli occhi piccoli e vicini che avrebbero ridotto alla pazzia Lombroso, per tacere della presa da fabbro ferraio e del tennis. Qualcuno pensa che uno del genere possa vincere gli Us Open? Da quando si è messo in testa l'idea di voler fare il simpatico sportivo, è diventato ancor più finto nella sua trasparenza assoluta. Perde sorridendo, e nel suo intimo vorrebbe prendere a morsi le jugulari del mondo intero. Rialza la testa da galletto battendo i resti sparsi di Nadal, poi viene ridicolizzato da Federer. Può vincere il torneo, certo. Se gli altri sei vengono colti da improvvisa crisi mistica e partono come missionari di fede indù in Botswana.
Davydenko 1%. Se lo merita. Ma solo perchè il povero nosferatu russo, dopo una brillante stagione estiva sulla terra, pare abbia ammesso con candore, che non vincerà mai uno slam. E chi lo sa che l'umile ammissione non gli porti bene. Certo, in un periodo in cui l'entourage del numero 71 proclama futuri successi e sicura top ten, una simile affermazione di modestia, da parte del numero 8 al mondo, non può che essere apprezzata (da me).
Safin 1%. Una speranza gli va sempre data, diamine. Può tranquillamente vincere. Se dal cielo pioveranno d'incanto vodka e stelle filanti. E alieni ciclopi invaderanno la terra.
Gasquet 1%. Il francese dal rovescio melodioso, è rientrato a New Haven, dopo l'orrido affare cocaina, annesso bacio peccaminoso. Ha giocato le qualificazioni, e perso al secondo turno contro un “bibbitaro” che passava per caso da quelle parti. Ma vincesse lui, ci sarebbe davvero un romanzo meraviglioso da scrivere.
In definitiva, favorito nettamente Federer, ma penso vincerà Murray. Così ho sognato.
Donne
(va beh, se si pensa alla Semeya...)


Serena 25%. Nel marasma insipiente, in cui tutte sembrano giocare a “ciapa no”, e non riescono a mettere in fila due tornei decenti, pronosticare le sorellone appare la cosa meno rischiosa. Perchè se lo vogliono, rimangono le migliori. O le meno peggio, a seconda. Con una forma appena decente non fanno fatica a prevalere nettamente sul niente assoluto che le circonda. Per quel che contano i tornei di preparazione, Serena Tyson è quella apparsa meno svagata, tra le due. Di certo a New York, non le mancheranno le motivazioni.
Venus 20%. Vedi sopra. Pure lei, malgrado ciabatte e pareo dopo sole giallo sfavillante, parte in prima fila. Figuriamoci le altre, penserà qualcuno. Infatti.
Dementieva 15%. La russa dall'espressione esangue di chi è stata vittima di un battaglione di vampiri affamati, gioca bene, picchia forte, vince a Toronto. Non ho alcun dubbio nel pronosticarla in semifinale, probabilmente in finale. Poi però le manca il guizzo decisivo, da gran perdente di spessore quale è. Potrebbe essere la grande occasione.
Safina 10%. Qui si è arrivati alla soglia del caso clinico. Probabilmente ancora pensa all'umiliazione subita contro Venus a Londra. La numero uno senza slam, ora non riesce a vincere nemmeno altrove. A Cincinnati perde adirittura dalla Jankovic, il che è tutto dire. I suoi nitriti prolungati sanno sempre più di rassegnazione impotente. Se provo a non guardarla giocare e badilare a tutto spiano in modo scoordinato, un improvviso slancio di tenerezza, mi fa parteggiare per lei.
Jankovic 10%. Succede anche questo nel magico modo della wta. La sorellona di Varenne, tra una sgroppata, una spaccata sfibrante ed una valaga di pallate ributtate di là, sbanca Cincinnati. Non ha un colpo che le possa far vincere il punto. Regolare nel suo nulla, riesce a prevalere sulle altre picchiatrici insensate. In caso di collettivo suicidio di massa, sarà lì anche a NY, pronta ad agguantare l'occasione, con le sue belle unghia laccate.
Sharapova 10%. Lo spettro urlante di una ex tennista, pare tornata a livelli di dignitosa decenza. Se non altro gioca da primi 10-15. Per il resto l'urlatrice con l'espressione truce da ex regina oramai al confino, raccatta tre games da Venus versione dopolavoristica, perde da Flavia Pennetta a LA, scompare contro Dementieva a Cincinnati. Mostrerà qualche tutù vezzosissimo, rantolerà ed agiterà ferocemente i pugni fino alle semifinali (temo). E a noi toccherà assistere alle partite senza il sonoro, per evitare di essere additati dall'intero vicinato, come cultori del sadomaso cruento.
Il restante 10% se lo dividono le eventuali sorprese: Stosur (l'esperta doppista australiana è una di quelle che meno suscita raccapriccio), Kleybanova (una quintalata di orrore gelatinoso tutto per voi), Pennetta (magàra), Clijsters (competitiva dopo due anni passati a curare i geranei. Per dire come sono messe le altre), Kuznetsova (che dopo il Roland Garros, ha messo in campo la sua controfigura più femminile e perdente), Wozniacki (bambolina senza picchi), Bartoli (Beppa Giosef alla riscossa).
Poi tra i miei pallini, che giammai vinceranno: Martinez Sanchez, dopo la bella vittoria a Bastad, si è dedicata con grande successo al doppio. E' di fronte ad un bivio. Immaginate la faccia da interista di Ruggeri, che la incalza. Essere la numero uno di doppio, o provare a raggiungere le prime 15 in singolare. Per ora ha scelto la prima soluzione. Peccato. Suarez Navarro ha inanellato quattro sconcertanti primi turni in fila. Completamente smarrita.
In sintesi, favorite le sorellone, ma vedo la grande occasione per la Dementieva.
Quando uno è bravo a dire tutto e il contrario di tutto.

mercoledì 19 agosto 2009

Bolelli, un'estate da leone


Capita di scrivere di Petzschner che batterà Nadal, e qualcuno avrà preso la burla surreale per vicenda seria. Succede di leggere articoli seriosi, dei soliti commentatori italioti, e ci si fa grasse risate.
Il sugo della questione: Ieri, nel primo turno del Masters 1000 di Cincinnati, si affrontavano Philipp Picasso Petzschner e l'impavido eroe italico, Simone Bolelli. La partita non l'ho vista, per motivi di salute: Una sbronza paurosa, ed i postumi che ancora mi porto attaccati come ricci di mare avvinghiati allo spaghettino col sughetto di mare. Niente paura, se ne può scrivere ugualmente. Semplicemente, commentando il risultato e come è stato accolto. Meglio di chi finge di aver visto, ed inventa frescacce buone per i chirichetti. Stamane leggevo distrattamente alcuni commenti. Grosso modo, il tenore di quasi tutti, era: "Ennesima occasione sprecata per Simone Bolelli, dopo le ottime qualificazioni (ha sconfitto dei pupazzetti del circo n.d.r), il talentuoso italiano cede in due set contro un avversario alla sua portata.". Allora ho fatto rapidamente alcune riflessioni, seduto sulla tazza del cesso. Un'elucubrazione profonda, sempre cementata dai postumi dolorosi.
Talento italiano? Partita ampiamente alla sua portata? Gesù. All'orrore non ci sarà mai fine. Calcolatrice alla mano, strimpello alcuni dati da pizzicagnolo che non sa né leggere né scrivere.

1- Picasso Petzschner è numero 39 del mondo. Simone Bolelli numero 71. Ok, ok. Come diceva il sommo Bisteccone Galeazzi dopo una tripla razione di trippa, una cofana di fagioli con le cotiche, e tra un rutto ed un grugnito di ritorno: "La classifica non conta niente, nella coppa Davis". Si eccitava tutto quando lo diceva, ripulendosi i denti con lo stecchino. La passiamo per buona. Fate finta che Cincinnati sia Coppa Davis.
2- Il pittore surreale tedesco è reduce da una sorprendente e pregevole stagione sul cemento americano (vittorie su Fish, Querrey, Robredo, etc...). L'aspirante modello italiano, ha deciso di schivare la calura opprimente dei tornei americani, preferendo prolungate sedute di spennatura alle sopracciglia (ma è solo un pettegolezzo). Le migliori notizie sul suo conto ci sono arrivate grazie a Novella 2000, Platinette e lo spetazzante Signorini: Sobrio e composto matrimonio con la bellissima modella Ximena. Una ragazza assai attraente. Niente da dire, tocca fargli i complimenti, e stimarlo a vita, per un'impalmatura di siffatto lignaggio. Forse comincio a comprendere perchè tutti continuino a parlare di gran talento. Sarà stipato nelle sue mutande. Il tennis, però è altra roba.
3- Ma non è mica finita. Volendo stringere ancora, mi pare ovvio a chi un pò mastica di tennis, (e Petzschner non lo conosca solo via foto), quanto il tedesco giochi 122 volte meglio al tennis del bolognese. Certo, ha le meningi perennemente costipate, e paiono rivestite da una sacca scrotale, questo non lo potrà negare nessuno. Ma riesce a mettere sul campo una varietà di colpi, che il nostro crestino si può solo scrodare. Tocchi pregevoli, buon servizio, voleè raffinate, varietà di schemi, un tennis ricamato ed imprevedibile capace di mandare in confusione molti. Figuriamoci un Bolelli qualunque, per giunta in ciabatte e reduce dall'estate di fuoco con Ximena (Guardate la foto. Oh, Ximena!). E in più, Picasso ha una maggiore abitudine e predisposizione al cemento. Il nostro Federer monco invece, tira bene di dritto, a tratti sembra di vedere un campioncino di 25 anni che si deve fare le ossa. Dopo qualche scambio ti accorgi di quanto sia lacunoso e prevedibile. Rovescio debole, spostamenti elefantini, una delle più insipienti risposte al servizio del circuito. Il tutto abbinato ad una ferocia agonistica pari a quella un porcellino d'india castrato. Il nuovo coach Piatti, è convinto che Simone sia da primi dieci del mondo. Vedremo. Succedesse, mi dedicherò a tempo pieno ai campionati di uncinetto acrobatico.
E dopo questo quadro disarmante, qualcuno scrive "occasione mancata per Bolelli". Il timore è che io non ci capisca nulla o che la sindrome da provincialismo e zerbinismo italico, continui ad annebbiare le loro menti. L'altra, e più angosciosa opzione, è che alcuni giornalisti, non solo non conoscevano Petzschner quando era numero 330 e rotti al mondo, ma non lo hanno visto giocare nemmeno ora, che è tra i primi 40.

lunedì 17 agosto 2009

Montreal, tra i miseri resti di Nadal e le amnesie surreali di Federer, sbuca la regolarità inguardabile di Murray



Nel Masters 1000 di Montreal, le maggiori curiosità, al limite del morboso, erano riversate su Rafael Nadal. Bisogna aspettare il terzo incontro per capirci qualcosa. Il connazionale Ferrer che si rompe un ginocchio, e Petzschner che (al solito) si frattura le meningi, illudono ed allungano l'attesa. Nei quarti, regge appena un set, prima di essere brutalmente spazzato via, come fosse uno qualsiasi, dalle sventagliate terrificanti del bombardiere di Tandil Del Potro, che mostra tutta la cruda ed evidente realtà. Nadal è una specie di fantasma che si trascina sofferente. Semplicemente improponibile, e doloroso a vedersi. Almeno questo, non era difficile da prevedere. Complimenti agli sciacalli che lo stanno distruggendo, gettandolo nell'arena in simili condizioni.
Un discreto Tsonga raggiunge Federer nei quarti. La partita di gran lunga più interessante del torneo, facile a prevedersi. Nessuno invece avrebbe pronosticato potesse raggiungere picchi della più alta tragicommedia dell'arte. Alì-Tsonga comincia ad aggredire. Serve bene, colpisce sassate di dritto e attacca ad ogni piè sospinto, a suon di ganci e difese feline della rete. Sempre con il folle ed arrembante progetto d'attacco, ben fissato nel cervello. Il monarca elvetico, fin troppo remissivo, si limita ad una difesa svogliata, provando a limitare il dritto terrificante del francese, col rovescio in back. Ma raggiunge ugualmente il tie-break. E ancora uno Jo spumeggiante che si butta a rete, armato del suo impavido coraggio, aggancia in tuffo una voleè, e sul successivo passante sbagliato dello svizzero, porta a casa il primo set 7-6. Gran match, non c'è che dire. Peccato che Jo si faccia male al gomito, in quel tuffo pazzesco. Sul cemento, mica sull'erba. Chiama il medical time-out, gioca solo per dovere, ma a ritirarsi non ci pensa minimamente (vi saltano in mente gli svariati, patetici, insopportabili ritiri di Djokovic, per una pellicina d'unghia sbucciata?).
Tsonga crolla, perde il secondo 6-1. Oramai rassegnato, va sotto 5-1 nel terzo, contro un Federer, al solito puntiglioso nell'infierire sui cadaveri arrendevoli. Tranne poi, distrarsi con nobile svogliatezza, quando la vittoria è oramai lì, soltanto da acciuffare. Forse pensa alle due gemelline, alla moglie Mirka intenta nella poppata serale. Chi può dirlo. E comincia a sbagliare in modo inverecondo. Jo, che a carattere non è secondo a nessuno, capisce che ci può provare, raccoglie le energie rimaste, si dimentica del dolore fisico, come un pugile in piena trance agonistica, e picchia ad occhi chiusi come fosse l'ultimo colpo. E la leggenda elvetica seguita a sbagliare l'impensabile. In un clima surreale, passa da 5-1 a 5-6 0-40. Federer si squote dal sonno mortale, giusto per annullare i tre match point e rifugiarsi nel tie-break finale. Ma è solo un'illusione. Lo svizzero completa una prestazione di agghiacciante e quasi impassibile suicidio, con il doppio fallo che regala la vittoria ad un Alì Tsonga ammaccato, indomito e bravissimo nello sfruttare lo spiraglio.
Allarmante l'atteggiamento del numero uno al mondo. Uno di quelli bravi a stilare tabelline, mi dirà che può succedere che il più forte tennista di tutte le ere geologiche perda una partita che conduceva 5-1 nel set decisivo, contro un avversario infortunato e che non riesce più a rimandare una pallina dall'altra parte. Ok, succede. La realtà è che da almeno due anni, Federer gioca con piglio ed attenzione solo i tornei dello slam. Negli altri mostra la sua controfigura svogliata ed in ciabatte. Negli slam poi, ha anche la possibilità di rimediare ad un improvviso torpore sonnecchioso, grazie ai tre set su cinque. Due su tre, le amnesie gli sono fatali. Quindi in prospettiva US Open, è una sconfitta che non fa testo, e lo vedo ancora super favorito. Rimane la riflessione, da povero incompetente in materia: il più forte di sempre, certe partite, non le perderebbe nemmeno in allenamento.
Nelle semifinali, Tsonga si arrende a Murray (la partita non l'ho vista), e Del Potro doma in tre tirati set Andy Roddick, come già fece una settimana prima a Washington. In finale, dopo i primi due parziali di battaglia, Murray domina nettamente il furente argentino al terzo. Lo scozzese continua nel suo inguardabile progetto di tennis difensivo. Ma fino a quando vince, ha ragione lui, alla faccia dello smidollato spettatore esteta. Un autentico pallettaro di talento, persino divertito nel volerlo celare, concedendo solo qualche rovescio pennellato qui e là, come briciole ai petulanti piccioni. Potrebbe fare di tutto col suo braccio, ma si limita a difese e giochetti dormienti che costringono gli avversari a dover fare la partita, e quelli spesso la perdono in preda a crisi isteriche. Solo Federer ha il gioco per abbattere le sue difese estenuanti. A pieno titolo, Murray si conferma l'unico avversario temibile per Roger, a Flushing Meadows, con Del Potro in terza fila, e Tsonga eterna mina vagante. Il cemento è senza dubbio la superficie in cui lo scozzese è più efficace, ma è bene non rimarcarlo troppo, gli inglesi, pur di vederlo vincere a casa loro, sarebbero capaci di sostituire l'erba di Wimbledon col cemento armato.

Le donne giocavano a Cincinnati. E si realizza il sogno di Flavia Pennetta, prima italiana della storia ad entrare tra le prime dieci. A meno che l'aspirante Rino Tommasi che me l'ha riferito non si fosse fumato troppo oppio, pare che in 115anni, erano riusciti nell'“impresa”, altri 26 paesi, prima di noi. Niente male, si sa che siamo un popolo lento. La precisazione non toglie nulla ai meriti della nostra tennista. La ventisettenne brindisina che smoccola in castigliano stretto, prosegue il magic moment anche a Cincinnati, portando a quindici la striscia di vittorie consecutive. Nell'ultimo anno, Flavia Pennetta ha mostrato dei miglioramenti impressionanti. Il talento non si può insegnare, ma il lavoro può portarti a livelli d'eccellenza. Molto più solida al servizio, più pesante e meno fallosa sul dritto, da sempre il colpo più vulnerabile del suo repertorio. Capita addirittura, di vederla reggere e vincere lo scambio prolungato sul dritto incrociato contro Venere Williams, battuta nei quarti. Ok che la venere d'ebano vestita di giallo smagliante (al pari della sorella Tyson Serena, sbattuta fuori dalla modesta Bammer) concepisce questi tornei come blanda sgroppata d'allenamento in previsione degli slam, ma è sempre un segnale. Flavia è italianissima, ma si è formata tennisticamente e migliorata in Spagna, e questo non si può negare. Raggiunge le prime dieci, e di certo non stona vederla lì in alto, al posto di una Petrova o Ivanovic che oramai non vale le prime 100. Si è opposta ai gorgheggi truculenti delle altre assassine di tennis, con grazia femminile, eleganza e bellezza compita. Il che non guasta. Ci può rimanere tra le prime, soprattutto se ai progressi tecnici, continuerà ad abbinare la capacità di mantenere la concentrazione nei momenti caldi del match, mostrata in questa estate. Ora manca una bella semifinale in uno slam, magari a New York.
Sempre a Cincinnati, altro motivo d'interesse, era il ritorno alle competizioni di Kim Clijsters, dopo oltre due anni d'assenza, e l'improvviso ritiro a soli 24anni. Tutt'altro che gradevole da vedere, ma con un'ottima carriera alle spalle. Cinque finali di slam, con un successo negli US Open. E con la connazionale Justin Henin, centoventisei volte più talentuosa e vincente, ad oscurarne la stella, altrimenti di livello assoluto. Ebbene, la belga dalla perenne espressione ingrugnata da Buffy di “tre nipoti e un maggiordomo”, gioca come se il tempo si fosse fermato, non lasciando trasparire alcuna ruggine. Bel filotto di vittorie, contro Marion Bartoli “Beppa Giosef” (fresca di vittoria a Stanford e doppio successo sulle sorellone Williams), poi la veterana svizzera Patty Shcnyder, riccetta mancina dal tennis piacevole e sempre fastidiosa, e dulcis in fundo, in una partita che sembrava vinta, poi compromessa, dimostra di non aver perso la tigna da combattente, battendo Svetlana Kuznetsova, campionessa in carica del Roland Garros. Kim si arrende solo nei quarti a Dinara Safina, al solito ben concentrata e solida nei tornei che contano poco più di niente, se non a mentenere lo scettro di numero uno. Il ritorno dell'olandese è comunque positivo per l'intero movimento, e in questo clima di carestia, oro colato. Kim Clijsters è ancora relativamente giovane, ed in tempo per ritornare ai vertici, visto anche il livello tecnico-tattico scadente nel quale e sprofondata la wta.
La finale (che ovviamente non ho visto), si gioca tra le sgroppate ippiche della Jankovic ed i nitriti strazianti di Dinara. Credo si sia giocato a Capannelle, o all'ippodomo di Saint-Denis. Buone sul miglio, ma con la racchetta in mano, le più deboli numero uno della storia. Ha vinto Jankovic, mi dicono dei sopravvissuti. Che iddio ci salvi dall'orrore galoppante.

giovedì 13 agosto 2009

Così Petzschner batterà Nadal



Leggendo il tabellone del Master 1000 di Montreal, pensai e scrissi: “Al terzo turno Nadal potrebbe trovare il nostro adorato Picasso. E perderà due set a zero. Il problema per il tedesco semmai, è arrivarci al terzo turno.”. Bene, ci è riuscito con due rutilanti prestazioni da virgulto saettante: due set a zero a “Jeffrey Dahmer randellatore cannibale” Querrey (uno cha veniva da tre finali consecutive), due set a zero alla “pantegana arrotatrice iberica” Robredo. Sulle condizioni di Nadal invece, ancora fitto mistero bulgaro. Malato immaginario con la paura di farsi male seriamente, stipata nella mente come un tarlo angosciante, o tennista arrivato alla frutta, a soli 23 anni. Non è dato sapere. Una sgambata in doppio, e qualche games prima che Ferrer si ritirasse per infortunio, non hanno chiarito niente. Bel paradosso, l'azzoppato che passa contro uno che si azzoppa.
Ed ora? Confermo tutto. Petzschner versione Picasso pennellatore venuto da galassie future e imperscrutabili, vincerà due set a zero. Contro un Nadal menomato o sano come un pesce. Non è rilevante. Nelle vesti di smemorato imbianchino scasso e con la faccia allucinata, perderebbe anche contro mia nonna 92enne, vestita con mutandoni di lana, tenuti su con una spilla da balia francese. Ma il problema non si pone, oggi il tedesco sarà versione super de luxe, con la cromatura scintillante, e l'espressione da genio sprecato per il mondo.
La partita, io, l'ho già vista. Si è giocata nell'infuocato e rarefatto catino di Marte. Philipp comincia alla grande, l'espressione è quella delle giornate memorabili, a livello di idea sconcia ed impossibile. Von Karajan schizofrenico e maestoso, dirige con perizia il concerto di formiche urlatrici nelle sue meningi. Non si vede come il povero arrotatore iberico possa fare qualcosa, al cospetto di un genio così ispirato. Continua a grugnire e fabbricare tremendi arrotoni mancini da fondo campo, inbracciando una clava preistorica. E Picasso, implacabile, ribatte pennellate dolci e magiche, che spazzolano angoli. Con fluidità di polso, all'apparenza facile. Serve benissimo, in modo costante, kick ad uscire, per poi adagiare la pallina nell'angolo opposto, col rovescio vellutato o col dritto fluettante. Lavora Nadal ai fianchi, gli impedisce di appoggiare i suoi liftoni in top spin. Lo costringe nell'angolino sinistro, grazie all'ispiratissimo rovescio in back. E poi parte con stilettate saettanti e goduriose. Lo uccella con improvvisi dritti incrociati, talmente veloci e mascherati, che l'inavasato in canotta e mutandoni, rimane sulle gambe. Oh fantastico! Un'autentica opera d'arte! Già me li sento i miserabili commentatori: “Ma da dove esce questo genio assoluto della racchetta? Che mano formidabile!”. “Chi poteva dirlo!”. “Io! Io! Io! Strillo tra me e me. Lo seguo da quando era 336 al mondo, poveri ignoranti del tennis! Braccia rubate alla mezzadria!”.
E Picasso Petzschner continua. Ispirato come nei giorni di luna piena viennesi, agita i pugni con l'espressione schizoide e gli occhi sbarrati. Un ricamo via l'altro, palle corte cesellate ad irridere lo spagnolo. Rafa rimane inebetito e sorpreso, al solito, quattro metri fuori dalla linea, nell'atto di frullare l'ennesima pallina urticante e densa di raccapriccio. E quando il tremendo corridore ci arriva, Picasso lo uccella con un tocchetto morbido a rete.
A Tsonga riuscì l'impresa di demolire il maiorchino con una prestazione da pazzi, investendolo con graniuole di pallate furenti, pesanti come piombo, al primo colpo. Dall'inizio alla fine, senza lasciargli lo spiraglio per fare nulla. Philipp lo infilzerà in modo differente. E' facile da battere Nadal, facilissimo. Basta avere la mano, variare continuamente il gioco, non dargi ritmo, non consentirgli di pedalare e martellare da dietro, di stazionare dove più gli piace, dietro la linea di fondo. Chi ha tecnica per farlo, deve almeno provarci. Anche Flavio Cipolla, sa come fare. Quel testone sciagurato di Federer, non l'ha mai capito, rifiutando la plebea idea. Non ha mai avuto l'umiltà o la lucidità di cambiare qualcosa del suo tennis invincibile. E infatti ci perdeva.
Vince Picasso tra il tripudio dei marziani eccitati, sugli spalti di marzapane e caucciù. 6-3 6-2, in poco più di un'ora. “E' un tennista incredibile, non ho mai giocato contro uno così forte. Non potevo nulla. Merita di esere numero uno, ma anche Federer merita di essere numero uno. Forse anche Murray.”. Dichiarerà lo spagnolo. “Si, sono in un buon periodo, mi sento bene. Ora devo recuperare per i quarti di finale in doppio.”. Confiderà Picasso, grattandosi in mento.
Poi mi sono svegliato tutto sudato, e sullo schermo c'era l'orrido “panzetta da birra e triplo mento” Junqueira, che coi suoi mancini rifrullati con una racchetta a forma di battipanni, mandava al manicomio Picasso, versione scassa.
Vediamo come va a finire, disse il saggio.

lunedì 10 agosto 2009

Pillole di tennis dal mondo, aspettando Flushing Meadows



Occorre fare alcune precisazioni, a completamento dei post precedenti.
Rafael Nadal. Raccontai della sua, al solito, sincera intervista. Diceva di sentire ancora dolore alle ginocchia, di aver sbagliato a giocare troppo assuefacendosi al dolore, e concludeva escludendo una partecipazione al Master 1000 di Montreal. Nemmeno 12 ore, ed il factotum-negriero-domatore zio Tony, preoccupato che il suo puledro di disabitui alla sofferenza, sentenzia con sicurezza: “Rafa giocherà a Montreal”. E Kunta-Kinte Nadal risponde: “Obbedisco”. Per la serie, a furia di scrivere fregnacce, spesso ci si prende. Mi chiedo, a quando la rivolta degli schiavi? In Canada giocherà, forse arriverà pure in fondo, se ha un briciolo di condizione. Ma occhio, al terzo turno potrebbe trovare il Picasso-scasso Petzschner, che gli darà due set a zero. Il problema è che il nostro pittore stralunato, al terzo non ci arriverà.
Richard Gasquet. La federazione internazionale si rivolge al Tas di Losanna, contro la riduzione della squalifica. E si prevedono altre piogge di ricorsi e ricorsucoli degni dell'azzeccagarbugli. Se l'intento è ridurgli il cervello in brandelli e condurre all'autolesionismo un ragazzo fragile, come fecero con Pantani, potrebbero farcela. Il “pirata” subì più processi che Totò Riina “'u tratturi”, e mica è uno scherzo (forse lo sa pure Travaglio). Fortunatamente Richard non è italiano, già mi vedevo centinaia di magistrati raccomandati e sfaccendati, pronti ad iniziare un vorticoso giro di danze, in febbrile allarme ed anelanti copertine di “novella 2000”. Prevedevo anche un ricorsino sulla “amoralità del bacio linguato peccaminoso”, e un altro per “fornicazione demoniaca e lussuriosa fuori dal matrimonio. A morte il peccatore”, sospinti dall'ira funesta del vaticano
Tornando alla attualità stringente. Nel mese seguito a Wimbledone, e che precede Flushing Meadows, succede poco o nulla. Tanti piccoli personaggi in cerca d'autore, mentre quelli forti, si leccavano le ferite, riposavano le membra in spiagge tropicali o si spupazzavno le neonate figliuole (Federer è diventato papà di due gemelle. Quando si dice, Jimmy il fenomeno anche in quel campo). Anacronistico ed insensato il rigurgito europeo sulla terra battuta, quando la stagione volge al cemento. E infatti, per la serie “il ritorno dei morti viventi”, “Nosferatu” Davydenko, vince due tornei. Un po' Agassi, moltissimo Klaus Kinski ottantenne, il russo esangue ritorna tra i primi dieci. Soderling fa il gradasso tra le sue lande, il francesotto Chardy, uno da tenere d'occhio in futuro, vince a Stoccarda.
Nomi delle retrovie, americani cementari rampanti e vecchie star in declino hanno invece animato l'inizio della stagione americana sul cemento. Star assoluta del mese (pensa te) Sam Querrey, spilungone americano che piazza tre finali consecutive. Sull'erba di Newport perde da Ram, a Indianapolis s'arrende al redivivo Ginepri (per come l'avevo visto a Wimbledon, non mi sarei fidato a fargli attraversare da solo la strada), e finalmente, a Los Angeles, batte in finale il carneade australiano Ball (non chiedetemi chi sia e come giochi). L'americano dallo sguardo ceruleo inquietantemente simile a quello di Jeffrey Dahmer (il cannibale di Milwaukee), è un battitore-picchiatore della stessa scuola di Roddick. Ma l'originale bastava e avanzava. Ieri si è concluso il torneo di Washington, ai nastri di partenza, quelli immediatamente alle spalle dei fab-four. Finale tra Roddick e Del Potro, con l'argentino che la spunta in tre set tirati. La torre di Tandil comincia alla grande il difficile periodo che lo vedrà impegnato a difendere i punti conquistati lo scorso anno, pena una paurosa discesa in classifica. L'impressione, è che se mantiene una forma fisica accettabile, a New York sarà il terzo favorito, dopo Federer e Murray.
Capitolo Wta. Oltre alla meravigliosa vittoria della farfalletta Martinez Sanchez in Svezia, di cui scrissi a tempo debito, poco altro fino ad ora. Solito, inutile, torneo minore vinto dal mammuth Dinara Safina, utile solo a farle mantenere il trono di cartapesta. Trova una settimana irripetibile Marion Bartoli. Una con la faccia da Beppa Giosef (se non sapete chi è: “Alan Ford”, fumetto di Magnus&Bunker, la mia formazione giovanile). La francese, quando gioca e perde (sempre) con le italiane, tira fuori la storia dei baffetti, mandolino, mafia, arbitri corrotti e del pizza-pizza marescià. A Stanford vince il torneo battendo in fila le due Williams, versione balneare. Sempre contro Venus spiaggiante, Maria Sharapova raccatta tre games e qualche buccia di lupini salati. Traete voi le conclusioni.
A proposito di Italtennis, note di merito per l'ammirevole formichina Sara Errani, e per la splendida Flavia Pennetta. Brava a Palermo, e fantastica a Los Angeles, dove mette in riga Zvonareva, Sharapova (va beh) e Stosur. La brindisina avrà anche un gioco scontato e piuttosto scolastico, non ha la potenza di altre, ma nel marasma insipiente della wta attuale, senza nitrire e scalpitare, dimostra di poter stare tra le prime dieci. Ed in più, ha anche una bellezza composta. Per il resto, estate di alti e bassi, con il culmine nella finale del prestigiosissimo torneo di San Marino (e ho detto tutto): Seppi-Starace. Chi l'avrà vista, non avrà più nulla da temere. Nemmeno le ronde neo-faziste-padane o un comizio di Mastella, potranno scalfire la sua serenità mentale. La notizia più importante (figurarsi) è la pace siglata tra federazione italiana e Bolelli. Con il nostro Federer monco, che difenderà nuovamente i colori azzurri, in modo impavido. Non sapevo le cause della lite, figuriamoci se conosco i motivi della pace. E quanto me ne possa fregare. Ciò non toglie che è sembrata una mezza pagliacciata. Il ritorno del bolognese è importantissimo, così hanno scritto quelli bravi e preparati, perchè l'Italia potrà contare nuovamente sull'esplosivo doppio Seppi/Bolelli. Neanche fossero McNamee/Mcnamara. La realtà, è che l'Italia non ha un doppio vero dai tempi di Brandi/Mordegan.
Chiudo coi miei ram-polli. Tsonga sempre più in crisi involutiva, Petzshner che vince qualche bella partita (Mardy Fish, scalpo eccellentissimo), e quando entrerà tra i primi venti, qualcuno si ricorderà di questo pazzo, che ci credeva ciecamente anche quando era numero 300. Marat Safin sorprende il mondo, vincendo due partite in fila, con Ginepri e Gulbis. Tre, se contiamo la circense esibizione da baraccone vinta con Sampras. A Montreal trova l'orridissim'uomo Monfils al primo turno, e darei un rene (ma pare non lo voglia nessuno), pur di vedergli prendere a pallate e demolire quell'osceno muro di gomma sghembo coi mutandoni. Gli altri si dibattono nei challenger. Xavier Malisse dopo aver vinto Granby, raggiunge la finale a Vancouver. Pare che la salubre arietta canadese faccia bene alle sue ossa scricchiolanti. In una finale sponsorizzata dalla mutua, perde da Baghdatis, cipriota gradevole e con la faccia da Yeti (malgrado la tosatura che lo rende più umano) e che si infortuna anche per salire sull'autobus. Pure lui una specie di resuscitato. Mahut fa qualche semifinale, ma gli manca il picco, guadagnando qualche posto in classifica. L'airone Stakhovsky, nemmeno quello.

martedì 4 agosto 2009

XAVIER MALISSE, IL BELLO INDOLENTE RIEMERGE, MISCHIATO TRA LE PLEBE



A Gramby, ridente paesino canadese che richiama ad acciaierie, agonie delle salamandre a tre occhi e tanto altro ancora, si giocava un torneo challenger. Tra giovanotti di belle speranze, eterni mestieranti americani del cemento e carneadi assoluti, ecco spuntare Xavier Malisse, il pigrone. Chi non avesse una conoscenza profonda del tennis, vedendo la foto, sarà portato al facile errore. Sarà un attore del cinema, oppure il famigerato ed attesissimo nuovo centrattacco del Milan Berlusconiano versione “tiriamo la cinghia che a natale te lo faccio il regalo”, raccattato per la strada? Mancherebbe solo lui, ma il premier volpone, pur avendo compreso che i tifosi rossoneri, per acume, non brillano più degli elettori generici, non ci ha ancora pensato.
Xavier è un belga 29enne, e sulla carta d'identità c'è scritto “tennista”. A fine luglio, la classifica lo riconosce del numero 200 (e dispari). Eppure era un predestinato del nuovo millennio. A sedici anni, in allenamento, diede filo da torcere nientemeno che a Pete Sampras. Allenatori, intenditori e cronisti, unanimi nel riconoscergli il ruolo di futuro campionissimo. “C'è un ragazzino belga tutto matto, che farà sfracelli...”, era il pissi-pissi-bao-bao. Bei colpi pieni dal fondo, gran dritto, una specie di virtuoso del rovescio bimane, con il passante di rovescio come marchio di fabbrica. A tredici anni di distanza, lo ritroviamo barcamenarsi nelle retrovie, lottare in tornei minori, adatti a chi vuole emergere o è destinato a non farlo mai. Il belga è stato uno dei tanti baciati dal talento, ma con un fisico ed un cervello fragili come friabile pasta sfoglia. E' emerso, arrivato tra i primi venti, poi crollato nel limbo dei belli e dimenticati.
"Gli amori del tennista", potrebbe intitolarsi la prima parte di un sequel cinematografico. Con quella faccia da attore di hollywood, i codini e le acconciature all'ultimo grido con tanto di cerchietto, non poteva che ricadere nella spirale delle donne strepitanti, anelanti “il suo regal pungiglione” (citazione dotta di un film che non ricordo, ma probabile c'entrino Bombolo e Cannavale). E a lui, quelle smanie non sono affato dispiaciute, donandosi con generosità. Come dargli torto, del resto. Vista l'innumerevole schiera di pulzelle impalmate e sciupate, si deve intuire che il suo sia stato un talento a tutto tondo. Tra i suoi scalpi eccellenti, anche una frequentazione famosa, con la collega italo-americana Jennifer Capriati. Leggende assai realistiche dell'epoca, ci davano lei con le gote paonazze e l'espressdione da amazzone guerriera, intenta in forsennate sedute di allenamenti monstre, pesi, palestra, tapis roulant. E lui, Xavier il pigrone indolente, disteso, la osservava, sfumacchiandosi una sigaretta. Poi Jenny lo richiamava con veemenza, invitandolo ad una seduta extra di allenamento da materasso, o a qualche scambio sul campo. Ecco, quello era l'allenamento tipo del belga. Ma Xavier Malisse è anche stato tennis puro.
Ed ecco la seconda parte del sequel, “il treno che parte e va”. Sul campo è stato uno di quelli col talento grondante che lo intuisci ed avverti sprigionarsi dal polso, per poi diffondersi nel budello delle corde. Fantasioso, imprevedibile, bellissimo da guardare. Tra una sfuriata isterica degna del promettente nipotino di John McEnroe, una minaccia al giudice di linea, e soventi crisi esistenziali paranoiche compulsive, me lo ricordo impallinare di puro godimento Tim “Timbledon” Henman agli US Open, a furia di passanti cesellati. Il treno della vita, quello che passa una volta soltanto, Xavier pazzo scocciato, lo ha avuto a Wimbledon, ideale platea per il suo brioso gioco di rasoio. Si parla dell'anno di disgrazia 2002, e il belga raggiunge la semifinale, dopo due battaglie disperate al quinto set. I suoi passanti illeggibili prevalsero sul tennis d'attacco dell'oriundo inglese (e mai amatissimo a Londra, si sa che gli inglesi adorano solo i puri figli di Albione) Greg Rusedski e poi sull'olandese Richard Krajicek, già campione sui prati londinesi qualche anno prima. Una semifinale da favorito con il battibilissimo paracarro argentino Nalbandian, con l'ipotesi di giocarsela alla pari (ma anche da favorito) in finale con Hewitt. Invece succede quello che non si può prevedere, e che i virtuosi predestinati della sconfitta si portano dietro come un macigno d'impalpabile follia masochista. Malisse recupera due set, poi si arrende al quinto. Vince l'argentino panciuto con la faccia da triglia in salamoia, il passo da bue muschiato e i capelli biondi. Ad impreziosire la sconfitta, venandola d'irrazionale, e marchiando il treno che si allontanava mestamente come un cumulo di ferraglie e rimpianti, la “tachicardia da stress”, accusata dal belga durante il match.
Seguirono altre partite, periodi tra i primi venti, molte sconfitte, altri amori, ed infortuni in sequenza, che ben dipingono la terza parte: “Lazzaro, alzati e cammina.”. Una serie impressionante, quasi quanto la stuola di leggiadri donnini che lo circondavano. Schiena, ginocchia, e polso. Soprattutto quel polso benedetto. E per uno già indolente, svogliato e pigro, gli infortuni hanno segnato (forse) la fine definitiva di una carriera. Del resto, me lo disse un alcolizzato con cui bevevo in cantina, o forse ero io stesso, talmente sbronzo da fare profondi discorsi con me stesso, mentre danzavo su inesistenti musiche gitane, per poi essere condotto fuori a braccia: “il talento è inversamente proporzionale alla capacità di allenarsi e soffrire. Se un talento naturale si allena come uno normale, diventa numero uno assoluto o non più genio. Il poeta non studia ogni giorno la Divina commedia. Heinstein mica si ripassava le tabelline”.
Si arriva poi all'ultima (per ora) puntata. “il mesto tentativo del ritorno, mischiato tra la plebe”. Sorprende un po' la sua ritrovata voglia di ritornare a buoni livelli, e soprattutto la scelta di farlo (da oramai un anno buono), giocando i tornei minori, per poi provare la proverbiale zampata nelle qualificazioni degli slam. Nessuna via di mezzo, in perfetto stile. Al Queens, sull'erba amica, passa le qualificazioni e perde al secondo turno. Le supera anche a Wimbledon, e moltissima tristezza mi ha provocato vederlo fermo sulle gambe, col volto paonazzo e stravolto di fatica, incapace di fare un punto nel quarto set, contro Rainer Schuettler (che proprio Mecir non è), dopo aver lottato i primi tre. Come uno qualunque.
Ora arriva questo successo, in finale contro Kevin Anderson, nodosa pertica sudafricana. Ha 29 anni, e giocherà qualche anno ancora, se ne ha voglia. Rientrerà tra i primi cento, probabile. Ma il treno della vita, con la palpitante tachicardia in sincrono coi folli getti della vaporiera, (forse) non passerà più.

lunedì 3 agosto 2009

Nadal, ginocchia logore e lo spettro del ritiro



La torrida estate d'avvicinamento agli Us Open, comincia con stordenti dilemmi. Che fine ha fatto Roger Rabbit Rafael Nadal? Starà rosicchiando carote nel suo villino di Maiorca? Quando rientrerà? Sarà in grado di competere sull'arroventato cemento di New York? Un alone di mistero angoscioso (ma anche no), ha avvolto lo stato delle sue giunture. Quasi fosse un presidente dell'unione sovietica negli anni 70-80. Per intenderci, quelli che parlavano al popolo, riferivano che andava tutto bene, ed erano morti e imbalsamati col sorriso stampato in faccia, da almeno sei mesi.
L'epopea del campione nudo ed in disarmo, possiede sempre un macabro fascino. Per un anno ci si è interrogati sul malessere di Federer, per poi scoprire tutti che non era in crisi. Semplicemente aveva trovato qualcuno capace di batterlo nelle finali. Al più una crisi compulsiva da rigetto verso l'idea dell'umana sconfitta. Questo dicono le sei finali di slam consecutive, raggiunte da “uno in crisi”. Questo rivelano gli ultimi due titoli vinti, appena liberatosi del ripugnante tarlo maiorchino dalla sagoma frenetica. La solita storia della coperta troppo corta. Dove cominciano i meriti dell'uno, ed i demeriti dell'altro. Faccende che a volte non hanno risposte, e men che meno possono essere compresa dai tifosi. Per loro Federer aveva la bua l'anno scorso, perchè non può mica perdere Lui, Nadal può benissimo andare avanti così fino a 35anni, Safin è il favorito degli US Open, Djokovic è addirittura un giocatore di tennis.
Quello occorso a Nadal, è certamente un problema più serio, perchè riguarda l'aspetto basilare del suo tennis: le gambe. Guardare il miglior Nadal giocare al tennis, è come ricevere tanti cazzotti nello stomaco, e se si ammira l'avversario, fa venire l'insana voglia di impallinarlo con una rudimentale doppietta da caccia. Ma a lui si deve riconoscere un merito assoluto: Essere riuscito, grazie a lavoro, abnegazione, voglia ed umiltà, a sfidare ed abbattere temporaneamente la dittatura svizzera, con popolana spavalderia e carattere da guerriero impavido. Uno che per ucciderlo devi ammazzarlo tre volte. Tremendi arrotoni mancini, corse disperate, mutandoni sotto il ginocchio e canotte sgargianti, hanno avuto nel circuito, un impatto, (se possibile) ancor più cruento ed orrido, dei jeans, capigliature heavy metal e il flipper-tennis di Andrè Agassi. Sul fatto che sia stato un bene per il tennis, ci sarebbe da discutere nei simposi per esperti. Manna dal cielo invece, per chi reclamava agonismo, altrimenti ridotto a sterili esecuzioni sommarie di mezze calzette senza mano, ma neanche fiammelle di personalità. Monologhi svizzeri tanto belli da vedere, quanto sanguinari e prevedibili come una puntata del Tg4.
L'invasato sparapalline urticanti ha invece ribattuto colpo su colpo le pennellate magiche di sua Maestà Roger, con ammirevole furia agonistica e muscolare, andando a sottrargli lo scettro nel suo feudo londinese. Defenestramento nemmeno lontanamente immaginabile, malgrado l'erba battuta degli ultimi anni (con l'erba del 1985 avrebbe patito le pene degli inferi con Tim Mayotte, ma questa è un'altra storia). La forza di Rafaelito, con la faccia e l'espressione di un Mowgli inferocito ed irriguardoso, è stato anzitutto il carattere da lottatore, e poi quelle gambe mostruose, piedi e ginocchia velocissimi. Qualcosa che si era visto raramente sui campi da tennis. Una rivoluzione simile a quella dell'orso svedese Borg, destinata a fare storia ed inverecondi proseliti. Sicuramente più di McEnroe o Federer, perchè le grandi scuole nascono da uomini normali e volenterosi, mica da geni assoluti ed inimitabili.
Già quest'anno mi era capitato di vedere (e scrivere), di un Nadal logoro, stanco. Lo notavi non solo dalla corsa al risparmio, proprio lui che ha fatto della generosità pedatoria il marchio di fabbrica, ma soprattutto dall'espressione del viso tirata e sofferente. Poi però pensavi "ma chi lo ammazza questo...". A Roma, contro Djokovic, si è salvato con abilità tattica da veterano. Lasciando che a fare la partita (e puntualmente perderla), fosse il serbo, e quello non è mai stato capace. Poi è arrivata la disfatta del Roland Garros, la rinuncia a Wimbledon, ed i problemi alle ginocchia come ufficiale, e non più ocultabile, campanello d'allarme per l'intera carriera di Rafa. Problema che in realtà si trascinava da tempo. Eppure continuavano a farlo trottare con le ginocchia bendate, torneo dopo torneo, spremuto ed assuefatto al dolore.
Quando si azzecca una previsione, c'è sempre una malcelata soddisfazione. Ma in questo caso si riveste di una grande tristezza. Ieri leggevo di un'intervista rilasciata dallo spagnolo, a squarciare il silenzio denso di dubbi e misteri. Con la solita schiettezza, avanzava rimpianti su una programmazione sbagliata, fatta di troppi tornei giocati, di quanto si fosse abituato al dolore. Il pizzicagnolo spettatore blogghista e il fruttarolo da cui mi servo, lo avevano capito ad aprile. Chi gli sta vicino e lo programma da anni, no. Accecatamente convinti che la loro creatura fosse un mostro invulnerabile, o cinici al punto di voler sfruttare le ultime gocce dal loro puledro, prima dell'inevitabile abbattimento. Chi può dirlo. L'altra opzione, è che abbiano preso la laurea in medicina per corrispondenza o coi punti del discount. Key Biscaine, Indian Wells, Montecarlo, Barcellona, Roma, Madrid, sei massacranti tornei in meno di due mesi. Umanamente impossibile giocare tanto, se si tiene conto che il maiorchino è arrivato in fondo sempre (giocando una quarantina di partite), e soprattutto della proverbiale dispendiosità del suo gioco, rispetto ad altri. Se un braccio naturale come Federer spende 100, il buon Rafa, impiega il doppio di benzina per sprigionare la sua forza da corridore e furente arrotatore. Ed il detrioramento da spremitura eccessiva, diviene il segreto di pulcinella. Una macchina giovane, con un motore che ha macinato il doppio dei chilometri degli altri. C'è una sottile differenza tra un poeta che ha bisogno di ferie, perchè in pieno e bizzoso blocco creativo, ed un operaio che si sfibra dodici ore al tornio, sotto il sole, e vuole solo riposare.
Chi gli sta attorno, ne ha costruito scientemente una macchina infernale, destinata a spegnersi e bruciarsi prima degli altri. Quindi stride ancora di più questa crisi, a meno che non l'avessero messa in conto come inevitabile. I problemi di doping, sono solo volgari fregnacce. Voci, pettegolezzi e caccia alle streghe messe in giro da chi non si rassegnava all'idea che lo spagnolo osasse battere il bello ed invincibile. Già più volte si è rimasti delusi da notizie di doping, ma finchè non ci sono notizie sicure, continuo a credere che Nadal sia sempre andato a pane, acqua e sudore. Rimane l'evidenza, e che dalle sue parole non si riesca a capire, quando, e se mai ritornerà. Ed ammesso che lo faccia, se riuscirà a mostrare lo stesso tennis muscolare degli anni passati. La fresca rinuncia al master 1000 di Montreal, è più di un'avvisaglia nefasta. Tanto più che il cemento è la superficie che mette più a dura prova le giunture degli atleti. Rientrare negli states somiglia ad un mezzo suicidio, o una consapevole dolce morte. Rimanere fermo e riprendere la prossima stagione, con una programmazione da essere umano, potrebbe essere anche una soluzione, per uno che ha solo 23 anni. Sicuramente non sarà così, e lo metteranno in campo agli US Open. E non vedo come possa essere competitivo. Lui che non ha il braccio, o il colpo definitivo, per sopperire ad uno stato di salute precario. Nadal non al meglio fisicamente, è come il giovane premier senza fard, Gattuso con la velocità di Andrade. Improponibile, se vuole competere ai livelli dei migliori.
“L'è sciupà!” (egli è andato fuori giri), ha proseguito il fruttarolo (mio consigliere), che si sta preparando a sostenere l'esame di ammissione alla vendita di agrumi in padania (rigorosamente in lingua longobarda), lui Siciliano di Caltagirone. Ma poi si sbaglierà, mi sbaglierò io che lo ritengo non lontano dalla verità, e Nadal trionferà a Flushing Meadows. Non sono infallibile, dopo tutto. E ne sarei comunque felice, per il bene dell'agonismo applicato al tennis.

Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.