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venerdì 30 aprile 2010

Internazionali d'Italia di tennis, panoramica sui quarti



Dopo Federer, cadono anche Soderling e Murray. Avanzano spediti Nadal e Djokovic, s'arrende con onore Filippo Volandri, ultimo italiano in tabellone
Gulbis-F.Lopez. Lo scapigliato lettone mostra in due giorni l'essenza intima del suo essere fuori da ogni schema. S'avventa magnificamente famelico sui resti di un Federer lontano dai suoi fasti. Poi, falloso ed urticante nel suo genio strozzato, rischia di perdere da Filippo Volandri, in stato di esaltazione. Graziato da due facili errori, ed una volè scentrata dal nostro alfiere, nel tie-break del terzo set. I limiti di Volandri sono sempre quelli, soprattutto un servizio così debole che puoi accenderti una sigaretta e fumartene metà, prima di rispondergli. Ma con le motivazioni giuste, e quel magnifico rovescio, può ricostruirsi ancora una carriera. E rimane l'unico italiano in grado di esaltare le platee (E Seppi? Squillerà qualcuno. Certo, Seppi.). Il pur schizoide cammino di Gulbis, ha avuto un increscioso filo conduttore: Il dileggio sguaiato del pubblico. Una serie incredibile di fischi, insulti, schiamazzi e pernacchie durante il gioco, o prima che servisse. Quasi non gli si potesse perdonare il ruolo di turpe guastafeste, contro Re Federer e l'eroe azzurro. Niente di strano, una forma di subumano provincialismo simile a quello francese o inglese, solo un po' più rustico e pecoreccio. Andrà meglio al talentuoso lettone nei quarti contro Feliciano Lopez, dove non dovrebbe sorbirsi nemmeno gli urletti trepidanti di "Lopezzettes" baffute, ormai in estinzione. Feliciano si è guadagnato un posto nei quarti dopo il doloroso forfait di Ljubicic, e la bella vittoria su un Cilic sempre più bradipescamente smarrito e in crisi nero pece. Lo spagnolo pareva già morto e versione "er moviola" dopo due games, poi il suo gradevolissimo tennis d'attacco costruito su sviolinate volè mancine l'ha spuntata dopo quasi tre ore. Per dire com'è ridotto Cilic, e quanto oramai abbisogni di specialisti dell'occultismo. Per quanto valgano i pronostici quando di mezzo c'è il bohemienne lettone, Gulbis parte favorito, ma Feliciano ci proverà, almeno a dare spettacolo.
Nadal-Wawrinka. Rafael Nadal, manco a dirlo, s'è presentato a Roma con ferocia famelica. Azzannato senza pietà due leziosi esponenti del classicismo tennistico: Bello, elegante ed inoffensivo. Sbranato con sadismo l'ermellino Kohlschreiber, ha infierito come un martello arrotante sul dracula dei Carpazi Hanescu, tennista gradevole, fluido ed agonisticamente morto contro simili avversari. Ora, per un Rafa che sembra inarrestabile, un altro rovescio classico da sventrare: Quello di Wawrinka. Poche chances per lo svizzero meno nobile, al solito implacabile cacciatore di quaglie zoppe, e pavido agnellino sacrificale coi più forti. A Roma ha giocato un gran torneo, forse andando anche oltre i limiti dettati dalla sua indole. Ebbro di topexan e con grande ardore, porta a casa uno dei match più belli dell'intero torneo, battendo Tomas Berdych, ceco che sta scoprendo la moderazione. Cioè, adesso riesce a perdere anche con discreto giudizio. Poi Stanislas ha passeggiato su Soderling, col disturbato boscaiolo nordico che pure a Barcellona era sembrato in ripresa e in ritrovate condizioni fisiche.
Tsonga-Ferrer. Quarto di finale interessante, e probabilmente molto tirato. Jo Tsonga giunge ai quarti con rinnovata ed illusoria esplosività. Perché appare esercizio di fantasia acrobatica, considerare attendibili test Viktor Troicki e Santiago Giraldo. Il primo, una specie di pupazzo "gnappo" col pugnetto incorporato, letteralmente irriso, trasformato in legnoso tergicristalli e preso a sberle sul suo bel faccino ricoperto da adolescenziale barbetta caprina. Il secondo, direttamente proveniente dalla Colombia e dai challenger di Katmandu e Bucamaranga dove lottava all'arma bianca con Lorenzi e Ungur, passa le qualificazioni e improvvisatosi Nembo Kid esaltato, schianta in sequenza Ferrero e Llodra, prima di arrendersi al tennista pugilatore francese. Ferrer arriva al confronto, continuando a macinare tennis e morsicare asciugamani, come cagnaccio ingobbito da schivare con cura. "Ma alla fine ci arriva sempre", verrebbe da dire con rassegnazione. Riduce a miti consigli Potito Starace, e divora la carcassa dimessa di un Andy Murray, insegnandogli tennis da terra battuta ruvido e sporco quanto basta. Lo scozzese in vaga ripresa. Certo, è passato da deperita ameba fluttuante ad una specie di riesumato dalle tombe etrusche (e pensare che qualcuno, dopo la vittoria su Seppi, aveva parlato di uno scozzese pienamente ritrovato. Neanche il nostro fosse il Borg di Caldaro.).
Djokovic-Verdasco. Il serbo ha esordito sgambettando in orrida scioltezza, in palla e pronto alla rivincita della recente semifinale monegasca con l'iberico. Due turni passati spazzando via avversari senza alcun patema: Chardy, giovanotto francese dalla gran sensibilità di braccio e dal nitido talento. Talmente grande, che prova ogni volta a non mettere una palla in campo, e spesso ci riesce. Poi Tomas Bellucci, brasiliano che visti due scambi, col serbo poteva vincere solo in una gara di samba o telesina. Discorso diverso per Verdasco, reduce da due settimane giocate al massimo, condite da una finale a Montecarlo e dalla vittoria a Barcellona. Nella città eterna ha mostrato chiari segni di appannamento, dei quali non ha saputo approfittare Simone Bolelli (in ripresa, da smemorato di Collegno incapace di vincere una partita nei challenger, ad arruffato e bonario talentino inespresso, che con il solo dritto può tranquillamente tornare tra i primi cinquanta al mondo. Al Master di Londra no, perché non sono seguace del "partito dell'ottimismiii".). Il funambolo madrileno ha già dimostrato di avere le armi per battere Novak Djokovic, investendolo con accelerazioni al fulmicotone che spazzolano gli angoli. Ma l'inevitabile stanchezza fisica, potrebbe rendere il match diverso da quello visto nel principato.

2 commenti:

  1. Ciao Bruno,
    e intanto San Nando "El toreador de plaza de toroS" (made in bisteccone) ci salva dall'orrore del tennis-lavori forzati serbo...
    Super Vamos!

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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.