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domenica 31 gennaio 2010

FEDERER MAESTOSO, FA SUO L'AUSTRALIAN OPEN 2010



Il monarca comincia col piglio delle giornate più ferocemente abbaglianti. Pioviccica anche, ma il tetto rimane chiuso. Murray, travestito da Napoleone gran stratega, comincia mettere in atto la sua raffinatissima tela. Grosso modo, servire bene e rispondere aggressivo. Assumere il comando del gioco, ed anestetizzare lo svizzero, bloccandolo sulla diagonale rovescia, finchè questi non sbagli. E la tattica gli riesce alla perfezione. Il problema è che l'altro non sbaglia niente. Anzi, inizia uno spettacolo impressionante. Una brillantezza e determinazione, disarmante. Quando non partorisce un vincente, col rovescio si apre il campo, e chiude con una stilettata di dritto. Va a nozze con gli schemi dello scozzese. Sembra quasi invocarli lui stesso, in un picco di umiliante e sadica dimostrazione tennistica. Mohammed Alì, che ballonzola attorno all'avversario, e lo invita a picchiare più forte.
La ricercatissima strategia di Murray, ha una variante ascetica: Avere fede in qualche Dio, e sperare che qualcosa cambi. Dall'alto. O che il dispota si appisoli, in un regale sonnellino ristoratore. Ognuno sceglie la sua fine. Alì Tsonga aveva deciso di morire, provando ad attaccare all'arma bianca. Davydenko scoppiando e andando fuori giri dopo un set e mezzo di anticipi inumani. Andy rimane attaccato al match, con i denti aguzzi. Ma Federer è semplicemente ingiocabile, ed incamera il primo set, 6-3. Un satanasso insuperabile, per tutti quelli che abitano il pianeta terra. Abbagliante, impeccabile e perfetto. E come non bastasse, concentrato sulla partita, come poche altre volte.
Si salva, Andy, evitando miracolosamente l'1-4 e 2-5 pesanti, nel secondo set. Inquadrano mamma Murray. E' a metà tra un generale della Gestapo ed una ultrà ebbra di whiskey. Si comprime tutta. Stringe i pugni, urla un raggelante "c'mon" e qualche altra amenità incomprensibile, con gli occhi intrisi d'odio. Breve riflessione rassegnata: Cosa potrebbe uscire fuori dall'educazione di una simile mammina premurosa? Un hooligan, un tossico, un frate trappista, o un emulo dello strangolatore di Boston. La fortuna del ragazzo, è che ha talento per.il tennis. Federer versione monstre, porta a casa anche il secondo set. 6-3 6-4, e tutto appare complicato. Patrick McEnroe, in cabina, cita le precedenti rimonte di Murray, da 0-2. Gasquet e Melzer. "Ma questo qui è Federer..." sottolinea con un pò di imbarazzo.
Il sospirato spiraglio, coincide col regal sonnecchiamento elvetico. Roger affronta una palla break, si apre il campo col dritto, gioca una volè come se stesse scherzando con le gemelline. Lo scozzese s'avventa deciso, e lo passa. Caccia un urlo tremebondo, mostrando la dentatura da film del terrore di quarta categoria. Pure l'anziana mamma bacucca, si scompone. Sembra le debba partirle un embolo. Lo scozzese d'Inghilterra, avanti di un break, e con la prospettiva, almeno, di allungare il match al quarto. Prende coraggio, aumenta le sortite a rete. Anche il pubblico ci crede. Non per altro, vorrebbe vedere più tennis. Dura poco. Federer riprende a sciabolare in punta di piedi, danza maestoso, a suon di dritti vincenti, e ricami a rete. Colpi che partono con una facilità disarmante, che piegherebbero le ginocchia a tutti.
Il match è a tratti bellissimo. Sul 5-5, a Rogerio riesce una demivolè pizzicata, che è una delizia, simile ad un cioccolatino al rhum. Murray sull'orlo del baratro, evita che lo svizzero vada a servire per il match. Apoteosi nel suo angolo, la carampana occhialuta rischia di ruzzolare a pelle di leone, per la contentezza. Nel tiebreak del terzo, lo scozzese scappa avanti, ma ha lo sguardo avvilito ed impotente, e la faccia da pugile suonato. Federer rinviene con un cross di dritto in corsa, da fantascienza applicata al tennis. Murray canna maldestramente un set point, con un pavido dritto a metà rete. Il tiranno elvetico ne annulla un altro, andando a prendersi il punto a rete. Tiebreak pazzesco, con lo svizzero che gioca una stop volley immaginifica, sul 9-9. Murray illude i suoi invasati supporters, annullando un match point, con un miracoloso recupero di rovescio, su inutile leziosismo del monarca. Prima dell'inevitabile resa finale.
Federer può piacere, o essere detestato. Ma dimostra di essere ancora, il più forte di tutti. Non c'è possibilità di sbagliare. Lo dice il campo, e simili prestazioni. Se non si vuole credere ai numeri, che alla voce slam vinti, recitano: sedici. Murray, al termine di un torneo comunqe positivo, dovrà continuare a sfidare, o aspettare che l'elvetico si annoi. Rimane un rivale di valore, forse meno dirompente e agonista genuino di Del Potro, con cui si gioca il ruolo di attuale numero due.

sabato 30 gennaio 2010

SERENA WILLIAMS REGOLA IL RITORNO DELL'EX REGINA HENIN. L'AUSTRALIAN OPEN 2010 E' SUO. L'Australian Open è suo



La finale più attesa, comincia all'insegna del nervosismo. Si palpa, denso e paralizzante, nello sguardo di Justine Henin, e nelle movenze trattenute di Serena Williams. La numero uno del tennis mondiale, in versione aranciata orangine, e con fasce di guerra (sicuramente sponsorizzate, probabilmente solo sceniche) a proteggere i mostruosi muscoli delle cosce, evidenzia un insolito timore reverenziale, al cospetto dell'ex regina belga. Lo scricciolo biondo che ha trascorso un anno e mezzo, tra vicissitudini matrimoniali e la cra delle giunchiglie, e tornata a giocare una finale di slam, come nulla fosse. Con la stessa grazia del suo tennis pennellato.
Serena utilizza un servizio maschio, per tenere a distanza l'avversaria. Impedirle di prendere in mano l'iniziativa. Ed è proprio l'imbarazzante differenza di rendimento in battuta, a fare l'atroce differenza. Justine fatica ad arrivare al 40% di prime. Serena veleggia sul 70%, mica tirandole a tre quarti di velocità, ma sparando roncolate terrificanti. Il match è sfilacciato, ma l'americana porta a casa il primo set, limitando al minimo la lunghezza dello scambio. Venus, segue le forzute evoluzioni dell'indifesa "cucciola" di famiglia. Vestita in un abito nero, e con la chioma sciolta, è decisamente fascinosa, Venere. Eh, si. Finirò per trepidare anch'io al suo sinuoso cospetto, come il vecchio scriba Clerici? Chissà.
Mats Wilander, più noiso al microfono, di quando giocava (e ho detto tutto), sentenzia: "Serena ha sempre vinto, negli scontri diretti, dopo aver portato a casa il primo set!". Andiamo bene. Uno malizioso, s'addentrerebbe in volgari e pecorecci gesti scaramentici.
Inizia allo stesso modo, anche il secondo set. Il gatto mi pronostica un 6-4 6-2 facile, poi si lappa la coda e se ne va, con lo sguardo furbo. Ma Henin tiene duro, usa tutta l'esperienza, per venir fuori dal buco, evitando un quasi irreversibile 2-4. Come per magia, trova qualche prima, comincia a prendere confidenza e dirigere il gioco, dipingendo meravigliose geometrie, sulle quali Serena rema goffamente. Dritti e rovesci spennellati, attacchi e volèe gaudenti. Una ranocchia deperita, tramutata in deliziosa regina, che inventa tennis. Una sequenza impressionanate, di saette vincenti. Dieci, dodici, quindici... boh. L'inerzia del match è imprevedibilmente mutata. Come d'incanto. Justine porta a casa il secondo set, 6-3.
L'erculea americana sbuffa come un bisonte inferocito. Non sa come arginare simil beltade. Prova anche un grottesco servizio volè, stuprando una volè a rete. Wilander, oramai impeccabile, nel ruolo di apprendista menagramo, sentenzia ancora, lapidario. "Oh, non mi farei illusioni. Serena ama la pressione!". Altro inutile armeggio di ammennicoli. Justine non coglie l'attimo, due palle break con cui volare 2-0 nel terzo set. La piccola Tyson si salva, piegata su se stessa, emette un urlo raggelante. Sfido chiunque a volersi trovare di fronte a lei, in un vicolo buio. Il match ritorna quello dell'inizio, e l'ex regina del Belgio, si sgonfia. La sintesi, è uno scambio prolungato, che la giovane Williams chiude con una mattonellata lungolinea di dritto. Un colpo che pesa due quintali, e suona come un k.o. tecnico. L'altra, molla completamente la presa mentale sul match, lasciando spazio al trionfo dell'americana.
Vince Serena, che porta a casa il dodicesimo slam, di una carriera ancora lunga. Piaccia o meno, dimostra di essere la reale numero uno. Ma grande merito, ed un plauso, per Justine Henin. Malgrado il volontario esilio, dimostra di non aver perso lo smalto dei giorni belli, e che potrà giocarsi ancora altri slam. Oltre a far godere gli irrimediamìbili ed onanistici appasionati del tennis classico, come il disperato che sta scrivendo.

venerdì 29 gennaio 2010

AUSTRALIAN OPEN 2010 - DODICESIMA GIORNATA - FEDERER STENDE TSONGA, LA FINALE E' MURRAY-FEDERER




Dagli spalti, piovono gridolini d'incitamento al francese delle colonie. Dovuti, ma decisamente poco convinti, anche quelli. Il match sta per finire, e non è mai iniziato. Alì Tsonga serve una buona prima, gancio di dritto ad uscire, e volè rabbiosa a chiudere. Chi comincia a vedere da quel punto, sarebbe colto in inganno. Il faccione del tennista-pugilatore, racconta nitidamente l'andamento del match, e l'impietoso punteggio. Jo è una belva ferita, ed impotente. I segni dei lividi, procurati dai saettanti fendenti di Roger Federer, possono solo immaginarsi. Attende che qualcuno fermi lo strazio, gettando la spugna, o dovrebbe urlare lui stesso il famigerato "no mas". Trattandosi di Tsonga, i paragoni pugilistici, sorgono spontanei. Il despota elvetico lo guarda, alza il sopracciglio, quasi perplesso. Intasca altri due errori gratuiti di Jo. Poi si mette in punta di piedi, e quasi danzando su melodie viennesi, stiletta un dritto anomalo vincente, poi un attaco di risposta in contro tempo, chiuso con una veronica futurista. E caccia addirittura un urlo. O forse è solo il lamento di un tifoso deluso. Il match sta tutto lì.
Il francese avrebbe bisogno di un appiglio, un minimo aiuto dell'avversario, per entrare in un match mai iniziato. Ma l'altro, seguita a piazzare i suoi danzanti vincenti, si aggiusta il ciuffo inesistente, con una antica mossa degna della "scossine" di amadeus, e tira dritto. Inutile sperare in disattenzioni o leggerezze dello svizzero, che quando vede il traguardo importante, si trasforma in caimano. Divora via tutto. Superfluo anche credere in reazioni del francese, oramai avvilito, sempre fori giri. La splendida onda del mare incresapata e maestosa, simile ad un inarginabile tsunami, ridotta a miserevole ondicella, sbattuta impietosamente dal vento elegante ed impetuoso della Svizzera. Tsonga, non può inventarsi nulla, perchè nulla gli riesce, del gioco che aveva pensato. L'unico in grado di concepire, e che tanto eccita gli animi degli appasionati miserevoli. Uppercut vincenti o alla bocca dello stomaco, e mirabilie feline a rete. Attacco continuo. Tutto o niente, dentro o fuori. O la va o la spacca. E non la va proprio nulla. Dritti e rovesci fuori misura, da raccogliere in un sacco. L'oramai famigerata mano, che "po' esse fero o po' esse piuma", "...e oggi ha deciso d'esse ferraglia arruginita, o pelucchi baagnati.".
Nemmeno il servizio funziona come deve. Alì, pare un povero balenottero spiaggiato, uno di quelli che ha perso la rotta, o ha inconsapevolmente deciso la via di un malinconico suicidio. Uno dei misteri della natura. Il monarca, lungi dall'essere un nipponico pescatore di cetacei senza scrupoli, va nozze. Con gli orrori dell'avversario, e con la tipologia del suo tennis. Quando rimangono addirittura tra le righe, i colpi quasi piatti del francese, e che filano via veloci, non fanno paura. Gli consentono di allenare riflessi e velocità braccio-mente, senza eguali. Ciò che turba i suoi algidi sonni, sono le diaboliche parabole cariche di top spin. Ma il pugilatore suonato francese, non riesce a fare il suo gioco, figuriamoci inventarsene un altro.
Sontuoso e centrato verso l'obiettivo, Roger Federer. Che non ha nemmeno dovuto spingere troppo, o spendere energie mentali supplementari, per infliggere all'avversario una memorabile lezione. Federer-Murray dunque, come a New York 2008. Vera prova del nove, per l'aspirante campione scozzese dai denti affilati. Io so già come va a finire, ma non lo rivelo mica. Mi sono fatto furbo.

giovedì 28 gennaio 2010

AUSTRALIAN OPEN 2010 - UNDICESIMA GIORNATA - SERENA WILLIAMS-HENIN, LA FINALE PIU' ATTESA


Non ha potuto nulla la sorprendente nouvelle vague cinese. Tra Justine Henin e Zheng Jiae, non è parsa nemmeno una partita di tennis. Una scena più vicina alla lezioncina di tennis, che una mestra piuttosto puntigliosa e crudele, infligge alla maldestra allieva. La bacchetta severamente, e quella, a malapena sa impugnare la racchetta. La cinese si agita tutta e squittisce in modo insostenibile, come a volersi ribellare alla morte. Basta meno di un ora all'ex regina belga, che lascia per strada un solo game. Zheng torna a casa, e per molto tempo ricorderà la lezione. Viene da chiedersi come abbia potuto arrivare in semifinale, un simile affarino. Curioso e rumoroso, quanto un giocattolo per bambini. Henin vola in finale, dopo aver superato un tabellone, simile ad un campo di guerra minato.
L'altra figlia dell'impero cinese, Na Li, ha invece reso la vita più complicata a Serena Williams. Se non altro ci ha provato, in virtù di un tennis prevedibile, ma un filo meno arrangiato. Serena Tyson è apparsa nervosa. Sbuffava e fumava furente dalle nari, come un toro inquieto. Poi, appena decide di pigiare sull'acceleratore, spara servizi da tennis maschile, e scaglia mattonellate, sedie, ombrelloni, armadi e comodini (per usare un gergo caro a Flavia Pennetta). E per la cinese è notte fonda. Constatata l'oramai irreversibile crisi motivazionale di Venus, rimane Serena, con qualche recrudescenza di innato agonismo. A ben sentire le parole del Tyson in gonnella, risulta evidente come non gli interessi poi granchè del tennis. "Sotto 6-4 4-0 - contro Azarenka - , mi chiedevo solo se avrei trovato un volo per venerdì...". E poi, altre dichiarazioni di sufficienza sul record di titoli di Billie Jean King, quasi inconsapevole che quella di sabato, sarà la sua quinta finale a Melbourne. Sarà. Nel quadro di un torneo ricco di sorprese, è comunque la finale più attesa. Forse la migliore, per quel che rigarda i contrasti tecnici, in campo. Tocca fare affidamento alla mano divina di Justine, e all'agonismo di Serena. Scemato, ma pur sempre innato, come nelle belve.
Si è anche giocata la prima semifinale del tabellone maschile. Marin Cilic, ombroso ed inquietante, comincia a far viaggiare come un tergicristallo, Andy Murray. Saette che scheggiano via veloci, che è una bellezza. L'iracondo scozzese pare avere le idee confuse, a far da pariglia ai denti gettatigli in bocca alla rinfusa. Ha appena perso il primo set del torneo, mentre il croato ha alle spalle cinque battaglie al quinto set. Qualcosa vorrà pur dire. Forse. Andymonium, come lo chiamano pomposamente gli stolti inglesi, è la solita maschera d'odio. Un viso angolare e spigoloso, denso di annoiato disgusto verso tutto ciò che lo circonda. Ma gioca con pazienza, riannoda i fili, come l'orrido ragno. Inizia a spostare Marin, a tenerlo sulla diagonale rovescia, impedendogli di esplodere il dritto. Il giovane croato di Medjugorie, con le sopracciglia alla zio Bergomi ed il naso dantesco, si avvilisce, suda come un bue muschiato. Non cade vittima di delle solite visionarie crisi mistiche, ma della stanchezza. Così pare.
Murray domina o quasi, gli altri tre set, e vola in finale, giocando anche un dritto in recupero, che passa al di là del paletto. Rimane in silenzio a godersi il pubblico plaudente, con quella contagiosa aria di supponenza. Quasi a voler dire: "E allora brutte capre miscredenti, lo avete visto il futuro campione del mondo?". Qualcuno si dice convinto della definitiva esplosione di una stella. Da almeno tre anni è la solita solfa. Vediamo, disse nostradamus.

mercoledì 27 gennaio 2010

AUSTRALIAN OPEN 2010 - DECIMA GIORNATA - ALLEZ TSONGA, ALLEZ! E INTANTO FEDERER SMONTA DAVYDENKO


Il solito malvagio fuso orario, mi porta a vedere sprazzi differiti, dei due quarti maschili, sapendo già il risultato. Come vedere un film dei Vanzina, e rimanere vivi. Federer inizia in completa balia degli anticipi del robottino spiritato, Davydenko. Preso in velocità ed anticipo, dal ceppo russo, non sa come arginarlo. Sotto di un set e quasi due break nel secondo. Da non credersi, malgrado la differita. Lo svizzero, paziente, si rimette in sesto, esce miracolosamente dalla buca. Inizia a non dare angoli al russo, sparandogli fendenti centrali, che paiono rimbombargli in pancia. Si apre a nuovi orizzonti, Roger. Nosferatu va in tilt. Non ne mette più una in campo, ed il monarca giganteggia in punta di piedi. Davydenko è solo, in crisi e sommerso dai boati del pubblico, interamente monarchico. Tredici games di fila per l'elvetico, che domina secondo e terzo set in modo impietoso. Fosse boxe, qualcuno dovrebbe gettare la spugna in campo, perchè rischia di ammazzarlo.
In un rigurgito vitale, quasi fossero spasmi involontari, il russo in malarnese tiene botta nel quarto set. E quando s'inventa tre risposte da fantascienza assoluta, riportandosi sul 5-5, si sarà gridato al miracolo gaudioso. Ma è solo il canto di un cigno spelacchiato e morente. Federer chiude 7-5 al quarto. Mette in chiaro come la classe e l'esperienza del campione non siano acqua potabile, e che il tennis degli slam è un'altro sport, dove non si fanno 23 semifinali di fila, per caso.
Sprazzi di gran Tsonga, contro la regolarità fallosa di Djokovic. Il serbo è più nervoso e spiritato del solito, tutto nero, simile ad una cozza pelosa agonizzante. Partorisce i soliti sbraccioni da falegname maldestro, che si crede raffinato scultore. Nel mezzo di un incontro tremendamente falloso, Alì Tsonga, a brevi tratti, pare quello dei - pochi - giorni belli. Contagiosamente guascone, sbruffone e maramaldeggiante. Esplosivo ed incandescente. Molto Mohammed Alì, ma anche Marvin, "the marvelous" Hagler. Se non sapete chi è, trovate su youtube, il match Hagler-Leonard, commentato da un monumentale Rino Tommasi. Jo esplode dritti di granito, chiusi con volèe, ora maestose, ora simili a delicati colpi di fluetto. Risposta in contropiede, e volè stoppata da urlo, per poi vincere il primo set. Nole prova ad inventarsi qualcosa. Lavora un rovescio, quasi stesse affettando una noce di cocco, s'avventa a rete impalato come soldatino di piombo, e si scaglia sulla volè, neanche dovesse abbattere una sequoia secolare con l'accetta. Tremendo. Semplicemente tremendo. Inguardabile.
Eppure ora sono un set pari. Ed io di tennis non ci capisco nulla, è notizia ufficiale. L'incontro, è il triste affresco della crudeltà del tennis. Se è vero che il serbo sarà numero due al mondo, e Alì fatica a stare tra i dieci. Troppo incostante il meraviglioso tennis del francese, che nel terzo set si sgonfia e cede il passo alla agricola regolarità di Djokovic. La cui tattica, è giocare così male, da stranire l'avversario e indurlo a fare peggio di lui. La nutrita truppa nazionalista serba sugli spalti, esulta con la solita compostezza. E il tennis è sul punto di morire un'altra volta. Ma non finisce mica il cielo. Allez! Allez! Allez! si carica il francese, ripartendo in modo dirompente e a testa bassa, nel quarto set. Tutto o niente. Avrebbe tutto per essere un campione, Jo. Carisma, tecnica e coraggio. Peccato per le amnesie, ed un fisico di cristallo. Finisce per dominare, in un crescendo che trascina ed entusiasma la platea. Tsonga non è Chiudinelli. Djokovic non ne ha più. Non è preparato fisicamente e mentalmente, alla lotta. Semplicemente. E invece, torce la scucchia e inizia il solito teatrino da malato immaginario, eternamente afflitto dalla sindrome di "ipocondria compulsiva da sconfitta imminente ed oramai inevitabile". Siparietto già visto, e che vedremo ancora, temo. Avvilente per chi guarda, pietoso per i suoi - coraggiosi - supporters, e patetico per lui stesso. Il serbo esce ancora ridimensionato. Vittima di uno Tsonga grande solo a rari tratti - e che giocando così tornerà a casa con tre set sul groppone, da Federer -, e schiavo della poca consapevolezza dei suoi limiti.
Tra le donne, sorprese a iosa. La grande muraglia cinese, all'attacco dello strapotere americano. L'ex impero di Mao e dell'involtino primavera, alla conquista del tennis. Ci prova Na Li, tascabile dagli occhi a fessura, contro Venus Williams. La numero uno di Cina, è decisamente più gradevole nei modi, della connazionale Zheng. Tutta Compita, va incontro alla morte, senza scomporsi. Il suo tennis ordinatamente scolastico, finisce per essere schiantato da una Venus in stato di grazia. E non soltanto per il sexy vestitino giallo smagliante, con scollatura generosa, doppio spacco inguinale e mutanda maliziosa assai, color della sua pelle d'ebano. L'americana serve per il match, tentenna con gli occhioni da belva impaurita. Si aggrappa al tiebreak, e lo perde. In balia dei sui orrori e di una cinese che inizia a dettar legge, grazie ad un diabolico ping pong-tennis. La voglia di soffrire di Venere, ora comincia a scemare anche negli slam. E' lampante. E malgrado un sussulto d'orgoglio, si arrende, 7-5 al terzo. Cina in tripudio. Ammesso che laggiù la notizia si possa sapere. Non più soltanto terra di badminghton, ping pong, esecuzioni sommarie, torture e stermini delle minoranze etniche. Ora è anche tennis.
L'altra Williams, quella ferocemente cannibale, Serena, prova a salvare l'onore di famiglia, quando già si stava intonando il "de profundis". Victoria Azarenka, posseduta bielorussa, si limita a geometriche evoluzioni, neanche bruttissime a vedere. Peccato li giochi nitrendo come un cavallo castrato di tre anni. La osservo. Sguardo compito e passi brevi da timida novizia. Poi inizia lo scambio, e si trasforma in uno scaricatore di porto sbronzo. Sembra che i bielorussi stiano pensando a lei, come singolarista maschia, nel match di coppa Davis contro l'Italia. Alla notizia, Seppi e Bolelli si sono allarmati non poco. I nostri vertici federali hanno immediatamente dato alle stampe una nota spartana: "Sarà un confronto proibitivo, ma ci proveremo.".
Serena spara via tutto in piccionaia, quasi avesse premura di perdere in fretta. 6-4 4-0, e match finito. O quasi. Se il tennis non fosse uno sport, dove menti instabili, dirigono gambe e braccia spesso inconsapevoli. E ne abbiamo l'ennesima conferma. Alla bionda dell'est, trema inesorabilmente il braccio. Rimette in vita il carnefice svogliato, oramai pronto alla doccia. Supervicky-Linda Blair dona uno sguardo intriso d'odio al suo angolo. Vorrebbe uccidere anche loro, con una scimitarra. Prova a scacciar via la paura con un urlaccio, che riecheggia sinistramente raggelante. Temo scoppi in un pianto isterico, e stermini tutti. Arbitro, giudici, raccattapalle e malcapitati spettatori delle prime file. Ma perde il tiebreak del secondo, e crolla miseramente nel terzo, sotto le mattonellate di Serena. Ora tocca agli esorcisti.

martedì 26 gennaio 2010

Australian Open - nona giornata - Nadal, la resa dell'irriducibile ferito


Appiccio il vile strumento multimediale, e pare vi sia una strana atmosfera mistico-religiosa, a dirigere le sorti di un triste match di quarti di finale. Marin Cilic, allampanato e ombroso croato di Medjugorje, è nel culmine di una delle sue proverbiali amnesie da pastorello visionario. Deambula lento ed impacciato, aggrotta, impotente, le sopracciaglia da gobbo di notre dame. Scruta terrorizzato il suo angolo, come in preda a crisi di panico. Si è appena fatto recuperare due set di vantaggio, da Andy Roddick.
Il solerte speaker ricorda come l'americano sembrasse morto, sul punto del ritiro, alla conclusione del secondo set. E invece ora è risorto, come un Lazzaro col cappellino e senza occhi. Il buon Andy ha anche guadagnato in protervia, da quando un luminare allenatore, gli ha insegnato che al tennis si gioca pure col rovescio, e che il baseball è un'altra storia. Vaga per il campo con l'aria di chi vuol strillare al mondo: "ce l'ho pure io il rovescio!". La maggior completezza e varietà di soluzioni di un giovane pastorello dagli altalenanti umori, opposta all'esperienza di un tennista abituato a gestire da anni, situazioni delicate. Era questo il canovaccio iniziale. Tra amnesie spirituali e rinascite fisiche, giusta conclusione al quinto. Come per magia, quasi ubbidendo a dettami superiori, Marin si rimette a spazzolare angoli e righe. E il match se lo porta a casa.
Prosegue il leggiadro cammino della divina Justine Henin. Dopo la smunta vampiressa perdente Dementieva, l'orca obesa Kleybanova, il giovane e furioso armadio a quattro ante Wickmayer, è la volta di Nadia Petrova. L'esperta russa col girovita da massaia emiliana che impasta i tortelli, ed i bicipiti da lanciatrice del giavellotto con barba di 24ore, aveva lasciato un game a Kim Clijsters, e un set alla randellatrice Kuznetsova. Le premesse per un match interessante, c'erano tutte. Justine gioca con pazienza, rintuzza le sfuriate del balenottero russo, lo sposta, goffo e pesante, da un lato all'altro, per poi affettarlo con un rovescio di kashmir, o una volè fatata. Nadia annaspa orrenda. Malgrado un completino rosa frù-frù, che la fa apparire un confettino di un quintalata, si difende con le unghie. In fondo, della nutrita pattuglia russa cui hanno scientemente espiantato il cervello, è una di quelle che pensa di più. Almeno per una frazione di secondo. Justine vince senza strafare, con la calma dei forti, in due set molto tirati. Autentica opera d'arte tattica e tecnica. Nessuna come lei, riesce ad abbinare queste due essenze primarie del tennis.
Zheng-Kirilenko, più che un quarto di finale, si preannunciava come una puntata de "il mondo di Quark". La bionda russa, ululante emula, più graziosa ma ugualmente fastidiosa, di Maria Sharapova, si è messa in triste luce, a Melbourne. Un rantolo via l'altro, eccocela nei quarti, a non far disperare i feticisti dell'urlo invasato. Ma siccome non ci si deve far mancare nulla, davanti a lei, una cinese minuta. Zheng, si chiama. E chi è? Qualcuno mi dice che ha fatto persino la semifinale a Wimbledon 2008, prima di ritornare nelle retrovie. Ah, ok, rispondo. Sarà perchè in quell'estate preferivo fumare l'oppio per rilassarmi, invece che guardare il tennis. O perchè, come diceva quel tale "'sti cinesi so' tutti uguali...", ma io quel cosino lì, proprio non so chi sia. Il mio rifiuto, potrebbe nascere anche da un filo di delusione. Era un quarto di finale che avevo già disegnato nella mia mente: Maria Josè Martinez Sanchez, contro Masha Sharapova. Con la giuliva farfalletta a mandare al manicomio la valchiria bionda, piena di livore strepitante. Pazienza. Purtroppo, ecco questi due affari curiosi, che si agitano con estrema insipienza.
La piccola cinese gioca neanche malaccio. Angoli, attacchi, back, voleettine. E poi tantissimi urli di guerra striduli e pugnetti roteati al cielo, quasi stesse dando la caccia alle mosche. Buon Dio, l'orrore invasato ha contagiato anche il disciplinato oriente asiatico di Mao Tze tung. "Ma certo che se s'incazzano i cinesi...", diceva quell'altro. La piccina esaltata domina in lungo e largo. Kirilenko pare reduce da una cruenta battaglia coi vietcong. Coscia fasciata, ed il fisioterapista a rimetterle in sesto la schiena. E, ancor più agghiacciante, Igor Andreev trepidante, che la assiste con sguardo demente, dagli spalti. Ammetto, non sapevo di questa bizzarra liason. Ma una, i guai se li va a cercare da sola. Avesse scelto di accompagnarsi a Youzhny, ora Maria avrebbe una manciata di slam in bacheca. Oppure svernerebbe silente, in un centro di igiene mentale. Vince Zheng, in carrozza. Alleluja.
Nadal-Murray. Il match della giornata. Un quarto di finale che vale almeno la semifinale. Il quasi ritovato eroe iberico, frullante palline arroventate, contro il raffinato stratega dal nobile braccio, che spesso si strangola da solo, con le sue mani. E poi urla. I "vamosssss", esplosi a pieni polmoni di Rafa, opposti ai "c'mon" di stizzita spocchia britannica, strillati con espressione assente, a metà tra il viziato baronetto snob e l'hooligan squilibrato. L'arrembante mowgli impavido, che sfida il vampiro dalla dentatura spaventosa. Il negriero zio Toni, contro mamma Murray, grottesca bacucca ultrà.
Volendo addentrarsi in saccenti discorsi di tecnica spicciola, lo scozzese è uno dei pochi a poter contrastare il Nadal al meglio, con la tattica. A saper domare i diabolici drittoni incrociati carichi top spin dell'iberico, col suo magnifico rovescio bimane. E senza lasciarsi sbattere in terza fila, come tanti. Forse il solo a possedere la giusta pazienza, e a non dare troppi punti di riferimento allo spagnolo, alternando attacchi e prese della rete, allo scambio dal fondo. Ma qui mi fermo, per non dare troppo sfoggio di onnisciente competenza. Il punto è, capire se Rafael Nadal, sia davvero ritornato ai monumentali livelli che gli competono. Nel caso, potrebbe rivelarsi un match memorabile. E che io, impegnato al tornio, non posso vedere. Me lo sarei gustato in replica, sgargarozzando tre o quattro birre a set. Parteggiando con distacco, per il meno artefatto spagnolo, che a pelle, mi fa più simpatia. O meno antipatia.
Purtoppo, mi giunge una ferale notizia. Nadal, sotto di due set e 3-0 nel terzo, abbandona la lotta, per problemi al ginocchio. Si può solo ipotizzare il dolore dell'irriduciblie combattente, e farsi le solite sciocche domande, sull'effettiva capacità di un uomo, di poter reggere ritmi talmente esasperati. Ben sapendo, che una risposta non ci sarà. Comunque sia, seguaci inferociti del top spin, o snob del tennis pennellato a parte, un gran peccato.

lunedì 25 gennaio 2010

Australian Open - ottava giornata - Federer smagliante, Davydenko operaio di lusso


Con un raro guizzo di sensitiva intuizione, un pò lo avevo previsto. Al di là del nome, l'attuale Venus Williams, non è una giocatrice imbattibile. Ammesso ne esista una. Tranne che sui prati di Wimbledon, qualcosa la concede sempre.
E per un set e un gioco, ne approfitta Francesca Schiavone, con sapido mestiere. La venere nera, pare una statua d'ebano, luccicante e immobile, col completino giallo iridescente, infiammato dal sole. Dorme o è già morta, e non lo sa nessuno. Mi balza in mente di aprire il blog, e scriverla io per primo, la ferale notizia. Percentuali imbarazzanti al servizio, misteriosamente tirato a metà della consueta velocità, colpacci sparacchiati via, neanche si fosse in uno stadio di baseball. L'italiana, versione leonessa, seguita il suo prodigioso taglia e cucito. Domina il primo set, va avanti di un break nel secondo. Complice anche uno stop medico, l'americana si ridesta dal torpore dormiente. Si ha il diritto di malignare. La furbesca pausa le è forse servita per sciacquare il viso. L'ipotesi che l'avessero sbrandata e buttata giù dal letto, direttamente sul campo centrale, prende corpo. Venus, infatti, inizia a martellare colpi che ora rimangono tra le righe, e per Francesca Schiavone è notte fonda. 3-6 6-2 6-1, che non leva nulla al bellissimo torneo dell'italiana. Forse qualche rimpianto, vista la sorprendente - ma poi mica tanto - vittoria delle cinese Na Li su Caroline Wozniacki, più spettrale del solito. L'altra Williams, quella violenta, Serena, trincia a brandelli sottili, l'idolo di casa Stosur.
Tra gli uomini, ecco il gran giorno di Davydenko-Verdasco. Il nosferatu russo, era arrivato agli ottavi facendo a fettine tre malcapitati mestieranti. Con Nando, la musica non cambia. Servizio o risposta e via, verso nuove e fantastiche avventure. Il mucchietto d'ossa messe alla rinfusa, pare un nuovo super eroe, una specie di automa radiocomandato dall'alto. A suon di anticipi, sempre in controbalzo, ed in avanzamento, domina i primi due set, contro un Verdasco più ottuso del solito. Vien da chiedersi se lo spagnolo, un allenatore ce l'abbia, o gli abbiano impiantato il cervello di una locusta urlatrice con l'esaurimento nervoso. S'intestardisce come un mulo fumante dalle narici, a voler battere il russo sul suo campo, con palle ancor più anticipate e carocchie tirate a pieno braccio. Sempre e comunque. A quel modo, contro il draculesco eroe proletario, si coprirebbero di ridicolo tutti. E si che lo spagnolo saprebbe fare anche dell'altro. Ma getta via i primi due set.
Poi inizia ad alternare, palle tagliate, attacchi e bombe mancine. E la centralina del Nosferatu, va in panne. Urge un reset, una formattazione immediata. Nando urla, sbraita, trascina il pubblico, si eccita tutto, facendo la faccia del gran lottatore di razza. Eccolo lì, il nostro funambolo iberico, che trascina il match al quinto set. I suoi "vamosssss", riecheggiano contagiosi nell'arena. Il pubblico è tutto con lui. Pare di essere alla corrida di Pamplona, e non a Melbourne. E mi chiedo che senso abbia, quale delitto abbia commesso il povero Davydenko, oltre ad essere brutto da far paura, a non avere uno sponsor miliardario, ed avere la pelata, pietosamente coperta da un cappellino. Ispira molta tenerezza, e verrebbe persino voglia di sostenerlo, nel suo tentativo di arginare tutto il ritrovato repertorio di Fernando. Poi mi ricordo come sono solito definire il mancino iberico: "Anvedi come perde Nando", o "perdente scenico".
Il tempo di distrarsi un attimo, fumare una sigaretta sul balcone, scrivere una notturna poesia esistenzialista, guardando un cane che piscia sul bidone della monnezza, e Davydenko ha già portato a casa il quinto set: 6-3. Perdenti, si nasce. Nando ancora come un crotalo agitato ed elettrizzato, se ne va, con la faccia contrita del combattente, che le battaglie le perde tutte. Davydenko, felice come un bimbo timido, esclama in un inglese imbarazzante: "Mi hanno messo sul centrale, ed ho vinto la mia prima partita sul centrale...wow!". Forse ho trovato uno per cui tifare. Ma il pensiero osceno, dura solo cinque minuti.
Novak Djokovic intanto, strapazza anche il polacco Kubot. Con simili avversari, avrebbe fatto i quarti, nel tabellone maschile, anche Serena Williams. Senza troppi patemi. La remotissima evenienza che Jo Tsonga perdesse da Almagro, mi aveva spinto ad un voto estremo: Cantare "per fortuna che Sivio c'è", dalle prime file di un suo immortale comizio. Guardo Almagro, e mi sento al sicuro. Lo spagnolo ha la faccia da ex cantante di una boy band in disgrazia, ingrassato, in crisi esistenziale e colpito da bulimia. Uno che essendosi anche bruciato tutte le cellule cerebrali per colpa delle droghe sintetiche, bacchetta l'omino nel cervello con sofisticati rimbrotti, vorrebbe ammazzarlo. Alì pare abbia dominato i primi due set. Ma quando me lo ritrovo che fronteggia una palla break sul 7-7 del quinto, già mi vedo abbracciato a vecchie bacucche rugose, con le caldane. Estasiate nell'ascoltare l'augusto re, che inveisce contro giudici e comunisti, e comunisti giudici, nonchè giudici comunisti. "Libertà! Libertà!", esclamo mentalmente, per scacciare via l'incubo. E Tsonga porta a casa il match, 9-7 al quinto. Salvo per un pelo. Lui, ed io. Ma nei quarti, contro Djokovic, Alì deve inventarsi qualcosa.
Un Roger Federer super lusso, si abbatte con eleganza, sui resti dello Hewitt che fu. Bel tennista regolare, l'australiano. Che seppe sfruttare al meglio il breve vuoto di potere, tra un Sampras declinante, ed un Federer non ancora maturo. Un combattente che sa fare tutto discretamente. Niente benissimo. Se è vero come è vero, che il suo colpo migliore rimane il "c'mon", urlato a pieni polmoni. Anche oggi, assecondando i supportters ripieni di birra come botti, ne esibisce una caterva interminabile, malgrado punteggio e buon senso, imporrebbero un meditabondo silenzio. Lo svizzero, quasi al meglio e con la corazza lucidata a nuovo, danza leggero e rilassato, su sinfronie antiche, spazzolando con classe, un avversario oramai in là con gli anni e ridotto a modesto top venti, con l'anca d'amianto. Vera prova del nove per il Mozart elvetico, sarà Davydenko nei quarti.

domenica 24 gennaio 2010

Australian Open - settima giornata - Meravigliosa Henin, Del Potro s'arrende


Justine Henin ha ventisette anni, ha vinto gran trofei luccicanti ed è stata numero uno al mondo. Yanina Wickmayer, di anni ne ha venti, non ha vinto nulla e lavora per diventare numero uno. Ma ciò che affascina, non è solo il confronto generazionale, quanto un contrasto di stili, e il differente modo di approcciare ed interpretare il tennis, delle due ragazze nate in Belgio. Justine, è uno scricciolo gracile, che supera a stento il metro e sessanta, Yanina, una valchiria di un metro e ottantatrè, flessuosa, muscolata ed imponente, da far paura. A guardarle, pare non debbano esserci alternative credibili. Nel tennis ridotto ad urlante lotta grecoromana, la povera Justine non avrebbe alcuno scampo. Sbranata in pochi minuti da quella belva dirompente.
La "vecchia" campionessa dipinge tennis immacolato, sfruttando le armi che gli Dei, col senso di colpa, le donarono per compensare un fisico minutamente inoffensivo. Yanina seguita ad esplode mattonellate disumane da ogni lato, sempre e comunque, con le gote livide e l'aria cannibalesca. L'ex regina ha la coscia bardata, la rampante randellatrice, dicono abbia la schiena a pezzi. Ne viene fuori un match bellissimo, con Justine che mette in campo tutte le sue frecce ricercate, per arginare il debordante tsunami. Arguzia, tattica, e mano vellutata ad inventare e dipingere tennis, in ogn angolo di campo. Bordate di rovescio bimane della giovane, e dardi tanto morbdi, quanto velenosi dell'ex regina. Wickmayer, se ve n'era bisogno, oltre ad un tennis rudemente devastante (e che iddio ci salvi, ancora artigianale, ed in evoluzione) possiede anche un gran carattere. E nessun timore reverenziale, verso il connazionale monumento in gonnellino.
Vince in tre bellissimi set Justine Henin, una delle poche (l'unica?) capace di gestire con classe il tennis giocato a suon di agghiaccianti bordate. Vince pure Yanina, che quel tennis esplosivo lo interpreta al meglio. Confortata nel suo progetto di salire al vertice, perchè di Henin, in giro ce n'è una sola. Ora si ritrova Nadia Petrova, che dopo Clijsters, fa fuori anche l'assai vezzosa (oh, che beltade!) Kuznetsova. Maria Kirilenko avanza approfittando del ritiro di Dinara Safina.
Nel tabellone maschile, la sorpresa era nell'aria. Ballonzolava irridente, in un orizzonte di nubi frastagliate. Juan Martin Del Potro, col solo carattere, era venuto a capo di un Blake atavicamente incapace di sferrare la crudele stilettata finale. Marin Cilic, in fase di maturazione psico-fisica, di questi problemi non ne ha molti. Malgrado le frequenti amnesie, quasi il ragazzo di Medjugorje si soffermasse ad osservare madonnine immaginarie, come un pastorello qualsiasi, appariva in grado di venire a capo di un argentino ferito, ed incapace di giocare il suo miglior tennis. E così è stato, malgrado i tentativi frustrati di Giovan Martino, fino al quinto set, di far suonare campane afone. Rimango convinto, che la torre di Tandil, al meglio e senza menomazioni, sia ancora di una categoria superiore al croato.
Nadal e Murray disinnescano le granate di servizio delle due pertiche, Karlovic ed il suo emulo yankee Isner. Dimostrando di essere due dei migliori ribattitori in circolazione. L'iberico rispondendo due metri fuori dalle righe, e limitando quel gap, grazie ad una ritrovata esplosivita arrotante, unica nel circuito. Lo scozzese dalla vampiresca dentatura, sfruttando i gran riflessi della casa. Se a ciò si aggiunge un Isner che si affloscia subito, ed un Karlovic encomiabile, ma coi soliti limiti bradipeschi negli spostamenti, eccovi servito un bel quarto di finale: Nadal-Murray.
Se la vede brutta Andy Roddick, che argina i dritti teppisti di Gonzalez, solo al quinto set, e nei quarti trova Cilic.

sabato 23 gennaio 2010

Australian Open - sesta giornata - Monumento Schiavone. I pronostici degli ottavi


Malgrado le cinque ragazze italiane approdate al terzo turno, le speranze di vederne qualcuna agli ottavi, erano ridotte al lumicino, causa avversarie più quotate. Le maggiori, per classe ed esperienza, erano riposte in Francesca Schiavone. E infatti, a meno che le poche immagini viste siano state taroccate dall'istituto luce, la leonessa sgretola il gioco lineare e troppo leggero s di Agniewska Radwanska, con una prestazione impeccabile, al limite del monumentale. La polacca, svelando la sua bizzarra convinzione, ha poi affermato: "La Schiavone gioca come un uomo.". E magari ci fossero tanti uomini capaci di una simile completezza e varietà di colpi. Al limite, ci stava bene un: "La Schiavone non tira ad occhi chiusi come la maggior parte dei tennisti unisex.". Ora la leonessa trova Venus Williams. Pronostico apparentemente chiuso, ma ho buone sensazioni. La venere nera è in discreta forma, ma tranne che a Wimbledon - dove almeno la finale, se la porta in tasca -, qualcosa concede sempre.
Ben poco ha potuto Alberta Brianti opposta a Samantha Stosur. Non riesce il miracolo a Tathiana Garbin, contro Victoria Azarenka - e vi prego di osservare per tre secondi almeno la foto ad inizio post, se non siete deboli di coronarie -. Le uniche possibilità erano: L'invasione della terra ad opera di alieni senza braccia e con tre occhi, o la squalifica della bielorussa. Ma la wta, malgrado i miei appelli, continua a non considerare il possedimento demoniaco, come doping. Eppure, gli striduli ed acuti rantoli prolungati, con cui accompagna i colpi, da quando colpisce la palla, fino a quando tira l'altra, mi paiono il chiaro ed inequivocabile segno di belzebù che si insinua nel suo corpo, prendendone le trucide sembianze bionde.
Allineati agli ottavi anche gli uomini. Tantissima attesa per Hewitt-Baghdatis. Tutti a rievocare come un mantra, lo splendido precedente del 2008, terminato all'alba. E infatti, il match dura meno di un'ora, col povero Baghdatis che si fa male e rinuncia a metà del secondo set. Lacrime e disperazione per il folto drappello dei folkloristici, caciaroni ed avvinazzati supporters ciprioti. E delusione per chi, come me, ritiene che gente come Marcos, faccia bene al tennis. Grande delusione anche per la rinuncia di Mikhail Youzhny, che dolente al polso (non alle meningi fratturate, come si sarebbe portati a credere) non entra nemmeno in campo, e spedisce l'incredulo polacco (si, polacco) Kubot agli ottavi. Jo Tsonga, dopo aver abbattuto l'airone Stakhovsky, bistrattato il panda volleatore Taylor Dent, rispedisce a casa anche il vecchio Tommy Haas. Alì pare essere stato programmato per accanirsi contro tennisti adorabili. Se non altro, l'intasamento di miei protetti nella stessa parte di tabellone, me ne lascia uno agli ottavi. Alì, appunto.
Senza nessun patema Roger Federer contro il mediocre manovale dei campi, Montanes. Avanti spedito anche Davydenko. Così come Verdasco e Djokovic, col serbo che maltratta Istomin, uno dei tanti kazaki ed uzbeki, che fatico a riconoscere gli uni dagli altri.


Pronostici degli ottavi


Uomini


Federer-Hewitt 1. Col tabellone di Hewitt, ritiri compresi, sarebbe in ottavi anche Andreas Seppi (ok, forse ho esagerato un pò). Ma l'australiano, sta sparando le ultime cartucce, e si farà amputare anche un braccio, prima di cedere. Contro un Federer appena normale, non basterà. Al limite, Lleyton vincerà un set, illudendo i supporters aussie.
Davydenko-Verdasco 1. L'ottavo più interessante. Verdasco deve (e ne sarebbe persino capace) fare un miracolo, per battere questo Davydenko, in forma da playstation4. Prevedo un successo di Nosferatu, in quattro set.
Djokovic-Kubot 1. Il tabellone da epifania, continua per Djokovic. Anche in un challenger avrebbe trovato avversari più competitivi. Tal Kubot, se non mi confondo con altri, mi pare sia un modesto polacco, piuttosto potente, che non disdegna le discese a rete. Certo non abbastanza per impensierire il serbo, ed impedirgli una (volesse il cielo) brusca e violenta sveglia, nei quarti.
Tsonga-Almagro 1. In caso contrario, sono pronto a cantare "per fortuna che Silvio c'è", in un pubblico comizio della pdl, abbracciato ad alcune massaie settantenni e decerebrati ventenni con la riga di lato, in giacca e cravatta.
Roddick-Gonzalez 1. Gonzalez, venderà cara la pellaccia, e forse vincerà financo un set.
Del Potro-Cilic 1. A New York, un Del Potro al meglio, aveva rischiato per due set col croato. Qui, Juan Martin è malmesso. Ed il pronostico dovrebbe essere chiaro. Prendo ugualmente l'argentino, ben sapendo che forse mi sbaglierò.
Murray-Isner 1. Se l'americano dal gran servizio entra subito in partita, prevedo dolori per Murray, che fino ad ora ha incontrato solo pizzicagnoli in disarmo. Possibile vittoria dello scozzese, dopo maratona.
Nadal-Karlovic 1. Ivo il tardivo, e le sue proverbiali granate al servizio, sulla strada di Rafa. A istinto, vedo un facile successo iberico.


Donne


Serena Williams-Stosur 1. Poco più che una sgambata. O sgambona, visto il personaggio.
Azarenka-Zvonareva 1. Tremendo il sol pensiero. Dico Azarenka, perchè vorrei vederla andare in violenta e delirante crisi isterica, contro Serena.
Wozniacki-Na Li 1. Niente, ma proprio niente da dire.
Venus Williams-Schiavone 1. Ma Schiavone può fare quasi partita pari. Non sono pazzo.
Henin-Wickmayer 2. E' da 1X2. La vecchia e la giovane sensazione belga, al confronto. Henin favorita, seppur con qualche acciacco, contro una Wickmayer che si sta spaccando la schiena, a furia di roncolate disumane. Prendo la giovin fabbra, perchè la quota a 3,50 è parecchio allettante.
Petrova-Kuznetsova 2. Match invitante quanto un'orticaria. Se potete, evitate l'incontro. Accuratamente.
A.Bondarenko-Zheng 1. Poco più che un ottavo di finale del challenger di Abbiategrasso.
Safina-Kirilenko 2. L'una gioca un tennis orrendo. L'altra peggio. L'una barrisce in modo inquietante, l'altra grugnisce oscenamente. Prendo la velina bionda, almeno è bellina.

venerdì 22 gennaio 2010

Australian Open - quinta giornata - Vinci ed Errani, c'è un'Italia che perde con coraggio


Maria Kirilenko, alias Maria II di Russia, è nient'altro che la versione meno truculenta e più inoffensiva di Masha Sharapova. E con qualche decibel di grugnente sonoro in meno. Non ha fondamentali vincenti, è una regolarista, che in questo torneo si è scoperta qualcosa in più della scenica velina bionda da passerella, degli scorsi anni. Così pare. Roberta Vinci, italiana poco più alta di 160 centimetri, da anni dipinge bel tennis classico. Dopo un inizio titubante, prende coraggio, affetta il campo in fatue listarelle ballonzolanti, su cui l'avversaria non può appoggiarsi. Sarà anche colpa della coscia menomata e bardata o delle velenose palle basse rimandatele dalla nostra, ma la russa, conferma di non possedere il colpo del knock out. Il match lo vedo a sprazzi, spaziando, ma Robertina rimane attaccata alla partita. Perso il primo 7-5, spreca qualche occasione per scappare via nel secondo. Leggerezze ed errori imperdonabili, per una con la sua sensibilità di mano. Annulla tre match point aggrappandosi coraggiosamente alla rete, poi altri due. Capitola, in modo comunque dignitoso, nel tiebreak del secondo set. In una di quelle partite, che stanno a metà tra l'occasione sprecata, e la soddisfazione di averci comunqe provato. Per Kirilenko, ora il derby russo con Dinara Safina. La tragica sorella d'arte, che farà riscrivere qualsiasi teoria sui cromosomi, forse giovandosi del non ruolo di favorita oltre che di un tabellone senza avversarie, avanza senza patimenti.
Più che una partita, sembra una cruenta esecuzione sommaria da tregenda, e gratuitamente feroce, quella che Yanina Wickmayer infligge alla povera Sara Errani. 6-1, in meno di mezz'ora, e mazzate terrificanti che spingono la nostra nell'angolino. Poi Saretta s'ingegna, ordina le idee. Mette in atto quello che a parole aveva progettato Flavia Pennetta: "variare". Oh si, variare. La brindisina poi, non lo aveva mai fatto. Errani ci prova con modestia tecnica, ma grande caparbietà e intelligenza tennistica. La gigantessa belga perde campo, misura e sicurezza. Le sue gote diventano color del melograno maturo. Il 7-4 con cui la ragazza italiana porta a casa il tie-break del secondo, somiglia ad una specie di miracolo dell'ingegno italico. L'arte del sapersi arrangiare, sempre e comunque. Dopo un incoraggiante inizio di terza partita, è sufficiente che la nostra allenti un attimo la presa, e in un baleno, si ritrova investita nuovamente dal tornado fumante. 6-1 6-7 6-3. Ma almeno ci ha provato, con coraggio.
Magari a "variare", ci risucirà Justine Henin, che oltre alle parole di Pennetta, il carattere e l'intelligenza di Errani, avrebbe anche la mano. Chissà. Insomma, una vera congiunzione di fisici e cervelli, per abbattere la giovin virgulta dalla clava preistorica. Intanto l'ex numero uno, fa le prove generali contro il bisonte russo Kleybanova. Nota al grande pubblico per l'ipersudorazione, tragicamente proporzionale all'ipoventilazione cerebrale. L'ex regina belga rimane in balia dell'insensata picchiatrice russa in sovrappeso, per un set e mezzo. Letteralmente travolta dall'orrore. Mazzate cieche ed ettolitri di sudore si abbattono su di lei, copiosi e densi di raccapriccio, smarrendola non poco. Poi fa emergere la sua classe, e chiude al terzo.
Henin-Wickmayer, ottavo di extralusso, che vale quasi un posto in finale. Già, perchè la terza belga, Kim Clijsters, si fa buttare fuori da Nadia Petrova. Ora, io il match non l'ho visto, la russa al di là dell'aspetto da balenottero adulto con la barba, un minimo di erudimento tecnico ed esperienza ce l'ha, ma il 6-0 6-1 subito da Kim, pare un tragico mistero. Qualcuno un giorno mi spiegherà. A margine, perde anche Jelena Jankovic. E non so se possa essere una sorpresa. Certamente lo è per lei, che si crede la più forte di tutte, nonchè più sensuale di Kate Moss e più bella di Charlize Theron. Esce, senza che io abbia potuto vedere nemmeno una sua equina evoluzione sgroppante, una spaccata entusiasmante, il tipo di gualdrappa indossato per l'occasione, un suo sguardo al cielo, come a chiedere spiegazioni al principale, sul perchè del male che avvolge il mondo. Oh, come me ne dolgo. E, per inciso, una via l'altra, le esponenti del triunvirato dell'orrore, sono già fuori.
Due parole sugli uomini, che vado di fretta. Roddick fa sfuriare il gradevole serve&volley di Feliciano Lopez, per poi domarlo in quattro partite. Del Potro fa in tempo a beccarsi un tondeggiante 6-0 nel secondo set dal tedesco Mayer, prima di vincere con difficoltà inaspettate, al quarto. E pensare che contro Mayer, un pittore svalvolato stava vincendo 6-0 6-2, prima d'eclissarsi su Saturno. Ma questa è un'altra storia (sempre a proposito del Petzschner, se qualcuno ha intenzione di portare figlio o fratellini al circo, eviti. Lo piazzi davanti ad una partita di doppio, con una scintillante coppia che pare intenta a merlettare con l'uncinetto: Petzschner-Melzer. E ho detto tutto.). Procede con i primi imbarazzi ed il primo set perso, Rafael Nadal. Lo lascia al tedesco Kohlschreiber, uno buono tecnicamente, ma che spesso si estranea dalla lotta. E ancora, Cilic su Wawrinka, e con molti più patemi "mano de piedra" Gonzalez su Korolev. Avanza con trucida tracotanza, Murray, che si sbarazza di Serra. Ma un tennista vero ancora deve incontrarlo. Difficile possa essere Isner, il Karlovic dal volto umano, ma pure con meno tecnica. Oggi, in un match in cui si confrontavano due diverse scuole di pensiero sul non-tennis, a suon di granate di servizio, abbatte l'orridamente scoordinato muro difensivo di Monfils. Il Karlovic vero, fa fuori il vecchio pirata Ljubicic, e si guadagna Nadal.
Scheda di gioco del Picasso:
Roddick-Lopez 3-1 Preso!
Isner-Monfils 1 Preso!
Cilic-Wawrinka 1 Preso!
Safina-Beltacha 2-0 Preso!
Clijsters-Petrova 2-0 Cannato!

Si può vivere così?

giovedì 21 gennaio 2010

Australian Open - quarta giornata - scempio Ivanovic, grand'Italia al femminile


Un pover'uomo, torna a casa dopo l'ennesima battaglia persa onorevolmente, con la vodka. Accende, con estrema difficoltà, il pc. Apre la finestra dell'Astralian Open. Deve solo scegliere tra una vasta gamma di campi.
Da una parte c'è Novak Djokovic. Al primo sguardo, indossa la fiammante divisa, appositamente disegnata dal nuovo e munifico sponsor. Ma non è quella nera, tutta luciccante, che tanto lo rendeva simile al cavaliere nero. O un bacherozzo con la corazza lucidata. A seconda. Il serbo affronta Marco Chiudinelli. Che è svizzero, mica italiano. Siamo al secondo turno, del resto. Malgrado l'aspetto e le movenze sinistramente impiegatizie, l'elvetico mi fa una discreta simpatia. Novak, pare in sofferenza. Un pò contratto. Quasi annoiato dal dover giocare simili partite. I veri campioni di razza, si vedono, ed iniziano a sbarrare orrendamente gli occhi, nei match clou. Eh si. Un dritto che fila via, cogliendo un tordo che svolazzava tranquillo sul fiume Yarra, ed un rovescio in back, affettato come stesse scotennando un cinghiale selvatico, e Nole cede il primo set 6-3. Scuote l'abnorme cranio lombrosiano e si siede.
Meglio cercare oltre. Dall'altra parte c'è la serbiatta lagrimante, Ana Ivanvic. E il dubbio che qualcuno si stia sadicamente divertendo alle mie spalle, comincia a prendere corpo. O forse in Australia è in atto una festa di Halloween improvvisata. La scultorea serba, con vestale dorata, che sposa bene il colore ambrato della sua pelle baciata dal sole, strepita tutta, sbraita, e sparacchia obbrobri in sequenza disarmante. Senza alcun costrutto. Agita i pugni, senza motivazione apparente. Per un attimo, credo che lei veda cose che sfuggano agli umani. La Madonna, San Pietro al di là della rete, non saprei. La sua avversaria è l'argentina Gisela Dulko, che è tutt'altro che un fenomeno ed ha le unghia laccate di un bel rosso cardinalizio. Ma credo possa anche vincere. Le due fanno a gara, a chi sbaglia in maniera più grossolana. E' imbarazzo vero.
Qualche malsano istinto suicida inizia ad impadronirsi delle mie povere e stanche membra, quando, incrociando le dita, provo a svariare sul terzo campo. Inquadrano un vecchietto. Scruta il tramonto con occhio languido. Pare ricordi con trasporto malinconico, la leggerezza degli anni andati. Forse è uno di quelli che campano con 500 euro al mese, gli ultimi anni. Il povero vecchio triste e in malarnese, non è seduto su una panca dei giardinetti pubblici, ma sulla seggiola del cambio campo. E che ci fa lì, con una maglietta sportiva addosso? Quale atto di immotiva crudeltà, spinge degli uomini ad esporlo alla calura del mezzogiorno australiano? Vogliono farlo schiattare, forse. Sarà un metodo del governo locale contro il sovraffollamento, chissà. Mica solo in Italia ci sono disposizioni illuminate e progressiste. Poi guardo meglio. Massì, è proprio lui, Nikolay Daydenko, ed ha solo 28 anni. E malgrado quella sagoma emaciata e malmessa, sul campo si dimostra il più in palla di tutti. Fila via che è una bellezza. Suo avversario è un volenteroso semiprofessionista ucraino, e Nosferatu lo infilza come una quaglia allo spiedo.
Sto quasi per cedere, magari trovare di meglio in tv, chessò, le lezioni di fisica nucleare, una puntata di amicidimariadefilippi o, al limite una pellicola intimista di Selen, quand'ecco un flebile spiraglio: Baghdatis-Ferrer. Baghdatis, che in Australia ha sempre regalato momenti indimenticabili (una finale nel 2006, ma anche scene di giubilo patriottico assieme a ciprioti ebbri come bestie, l'anno dopo), opposto a David Ferrer, un curioso affare, che pare sia stato anche numero 4 al mondo. Ma su questo credo si debba ancora aspettare la sentenza della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo. Il cipriota mi regala qualche divertente accelerazione, però soffre oltremodo il tennis inguardabile del mandriano arrotapalle iberico. E' sotto due set a zero. Andiamo bene.
Torno da Djokovic, con coraggio. Il serbo ha rimesso le cose a posto. Veleggia in sicurezza, due set a uno. Poi vincerà. Regalando alla platea una manciata dei suoi momenti più alti: L'irrisione dell'avversario. Certo, mica sin dall'inizio, quando il risultato è in bilico. Mica fesso, lui. Ma avanti due set a uno, e magari 5-1 e servizio, inizia a cimentarsi in tremebonde palle corte a ripetizione, sbracciando come una goffa marionetta impalata. E finendo per coprirsi di ridicolo. Qualcuno che glielo dica, ci sarà? Continua invece a dimenarsi invasata, rumorosa e visionaria, la serbiatta lagrimante. A non voler essere malvagi, è una delle cose più urticanti che si possano vedere nello sport. E alla fine, perchè un Dio esiste, perde al terzo set. Medaglia al valor civile, per Gisela Dulko. Dopo Sharapova a Wimbledon, si è specializzata in scalpi di bizzose e schiamazzanti ex-reginette. Intanto Baghdatis, con tanto di seguito rumoroso, si esalta e mi esalta, con una gran rimonta. Ed il match se lo porta a casa, al quinto set. Bel terzo turno contro Hewitt, che (immagino) fila via facile contro Donald Young.
Pennetta a parte, continua il magico momento delle ragazze italiane. Ben cinque approdano al terzo turno. Dopo Vinci ed Errani, già vittoriose ieri, passano trionfalmente anche le altre. Francesca Schiavone in leggerezza contro la francese Coin, la soprendente Alberta Brianti che sconfigge la sin troppo pubblicizzata tedesca Lisicki, e l'intramontabile Tahiana Garbin, sempre più miracolosa ed ammirevole trentatreenne. Lascia sfogare per un set l'orrida kazaka col passo da cowboy baffuto, Shvedova. Aspetta che questa vada fuori giri, e domina gli altri 6-2 6-0.

mercoledì 20 gennaio 2010

Australian Open - terza giornata - Pennetta spazzata via dall'uragano Wickmayer, Del Potro si salva col cuore


"Lei tira sempre uguale, dovrò variare il gioco...". Con queste bellissime e battagliere parole, Flavia Pennetta si è presentata sul campo numero due di Melbourne, al cospetto dell'armadio belga Wickmayer, oggi in virginale e stridente completino bianco-rosa svolazzante.
Premesse da sottoscrivere, con entusiasmo. Sempre meglio che pregare e comprarsi un rosario elettronico (ebbene si, sono in commercio, per i più pigri). Peccato che a saper variare il gioco, nell'attuale circuito femminile, siano in tre (quattro, volendo fare i gradassi). E certe volte nemmeno basta. Se lo schema servizio e roncola fumante al primo colpo riesce, l'idea di variare rimane una idea. Bella, ma sempre idea, appunto. Chiedere all'anziana e piccina Kimiko Date, spazzata via in due set dall'orca kazaka Shvedova. Una che se gli entrano nelle righe tutte le mazzate tirate alla sperindio, diventa ingiocabile.
Tornando alle tristi sorti della nostra, il vero dramma, è che qualcosa si poteva anche fare. A saperlo fare, però. Perchè Yanina è stata fallosa, nervosa, incostante. C'era tutto lo spazio ed il tempo per progettare la tanto sbandierata tattica, così virtuosa a parole. La brindisina invece, gioca il suo solito tennis, ma condito da troppa tensione, errori gratuiti e doppi falli che piovevano come grandine. Nessuna possibilità di arginare il brutale tornado belga, che pure oggi viaggiava a folate intermittenti. Nel marasma di vicendevoli orrori, alla belga basta piazzare due randelli vincenti di rovescio nel tiebreak, per vincere il primo set. Nel secondo, Flavia Pennetta esce dal campo, esponendosi all'impietoso massacro.
Ora, a fermare la rudimentale belga, ci proverà Sara Errani, fresca di vittoria con la Makarova. Al terzo turno ancha Roberta Vinci, che si guadagna la Kirilenko, e testerà se davvero la russa velina da passerella, stia addirittura imparando a giocare a tennis. A proposito di tennis italiano al femminile, mezza impresa di Tathiana Garbin, che sconfiggendo la russa Vesnina, completa il sei su sei delle nostre. In controtendenza allo zero su cinque degli eunuchi al maschile.
Tabellone femminile che avanza, senza soprese. In scioltezza, Kuznetsova, Safina, Wozniacki e Clijsters. Orrore vero Maria Josè Martinez Sanchez, che crolla in tre set contro una cinese. Non chiedetemi chi possa mai essere. Prendetene una a caso, ma sarà scarsa senz'altro. Che dire, ennesimo suicidio della farfalletta iberica. Nella sezione occupata ed intasata dal triunvirato belga, match più importante di giornata, Henin-Dementieva. L'ex regina, a dispetto di un anno e mezzo di latitanza dai campi, non ha certo dimenticato di esser campionessa. Meravigliosa, variopinta e dalla mano fatata. Dementieva, invece, non può certo scordarsi da un giorno all'altro, di essere gran perdente di valore. Una che gioca bene, in fondo ci arriva sempre, ma sul più bello, la gelida manina smunta, le trema vigliaccamente. Come improvvisamente vampirizzata e ridotta ad esangue morta vivente. Risultato, due set tiratissimi, e vittoria per la divina Justine. Perchè campionesse vincenti, si è soprattutto nella testa.
Capitolo uomini. Rafael Radal si sgranchisce rifrullando palline ed il malcapitato slovacco Lacko. Murray passeggia su Giquel (quello che aveva lasciato le bucce di patata al talentuosissimo Bolelli, il piccolo Federer italiano, per intenderci). Avanti pure Roddick, Gonzalez sul turco Ilhan (eh si, turco-turco. I turchi hanno portato un esponente al secondo turno) e Isner, vittorioso sull'irlandese Sorensen. Ebbene si, persino l'Irlanda ne aveva uno al secondo turno. Mentre i nostri stanno già cogliendo le cicorie selvatiche, per campi.
Match che si è rivelato più intertessante di giornata, Del Potro-Blake. E che ovviamente è sfuggito al mio occhio sapiente. Sebbene in leggero declino, l'americano col deretano spropositato ed il fisico a pera, stile Homer Simpson colorato, gioca un gran bel tennis, piatto, pieno, vario. Divertente. E quasi mai vincente. Una carriera, quella di James, costellata da bellissimi match, e vittorie quasi zero. Una interminabile saga di confronti giocati punto a punto coi più forti, e puntualmente persi al fotofinish. Del Potro ne viene a capo solo 10-8 al quinto. Difficile giudicare avendo visto solo qualche higlights. Non ci riuscirebbe nemmeno Clerici, che pure di tennis ne sa. Ad occhio e croce, azzardo in sicurezza: La torre di Tandil, conferma che i problemi al braccio non sono una finzione di scena, ribadisce però gran cuore nel lottare e stringere i denti, per oltre quattro ore. Le cronache francesi (quelle italiane le schivo per decenza), narrano di un argentino semovente, che quasi si trascinava per il campo. Oltre ad un suo ace di seconda, ad annullare un break decisivo nel quinto set. Che Giovan Martino il campanaro abbia carattere da vendere, si sapeva. Ma contro uno che le partite le sa anche portare a casa, forse sarebbe stata faccenda diversa. Ennesima conferma anche per Blake, piacevolissimo perdente fine a se stesso.

martedì 19 gennaio 2010

Australian Open - seconda giornata - Federer tentenna, cede Soderling, delirio Youzhny. Solita caporetto dell'italtennis maschile


L'interruzione per pioggia aveva allungato e condito di un certo sapore romantico, l'ultima comparsata del piccolo e irriducibile funambolo francese, Fabrice Santoro. Quella del record del settantesimo slam giocato. A "The magicien", non riesce l'ultimo numero, con tanto di coniglio tirato fuori dal cilindro, ma se ne va in modo dignitoso. Per un'ora, regge l'urto del giovane Cilic, esibendo gli ultimi magheggi quadrumani, presenti nello sconfinato repertorio di trucchi e diavolerie irridenti.
Roger Federer risponde in modo ancor più svagato alle leggere amnesie di Nadal e Del Potro, il giorno prima. Igor Andreev, russo in crisi involutiva (ammesso che un'evoluzione ci sia mai stata), appariva avversario di maggior livello. L'elvetico soffre oltremodo gli arrotoni anomali del russo. Sembra si sia mangiato un quarto di bue a colazione. Si muove sinistramente, simile ad un mammuth piombato, desideroso di esibirsi in danze antiche. Ad un passo dallo svantaggio due set a uno, rinsavisce un poco, domina il tiebreak del terzo, e trionfa al quarto. Tanto basta, per ora. Sorpresa di giornata, l'uscita di Robin Soderling, uno dei possibili outsider. Lo svedese si fa recuperare due set, e poi cede al quinto. Sconfitto dal modesto spagnolo Grannollers, ma soprattutto dal dolore al gomito. Ed uno che ha fatto degli sbraccioni ignoranti una ragione di vita, col gomito malconcio, è come Robert Plant (trattandosi di Soderling, meglio citare Bobby Solo) che fa un concerto con la raucedine. Davydenko, zitto come un sorcio smunto, avanza senza il minimo sforzo. Djokovic riesce nell'impresa di far sembrare un buon tennista, persino Gimeno Traver, prima di dilagare. Ed oramai ha un tabellone col quale accederebbe in ottavi, anche un ebbro dopolavorista cinquantenne della Val Brembana.
Verdasco ed Haas, avanti in leggera sofferenza. Jo Tsonga, in un match da allertare il wwf, si abbatte con veemenza sul povero e fragile airone Stakhovsky. Poi, che altro dire. Prendete due tennisti che non hanno nemmeno la parvenza di un fisico sportivo. Uno dei due è un conclamato "senzapalle" mentalmente castrato, l'altro un evidente "senzacervello" emotivamente instabile. Agli annali Gasquet Richard e Youzhny Mikhail. Cosa potrebbe venirne fuori? Una meravigliosa partita. Con fatui momenti di gran tennis, senza nulla a pretendere. Delirante confronto tra i due più bei rovesci classici in giro. Talenti inespressi e schizoidamente incostanti del circuito. Rovesci vellutati, amnesie, affondi e stilettate di kashmir, doppi falli sui set point, crisi di nervi e di panico, straordinariamente sincronizzate. E ancora sprazzi divini, rasoiate ed ubriacanti rovesci come fluidi magici, sul niente accecante che li circonda. Una maratona da urlo. Dubito ci sarà un match più bello, in tutto il torneo. Gasquet ricade nel torpore angosciato, che lo affligge da anni. E' avanti due set a zero, e di un break nel quarto e nel quinto set. Ma si sa già come finirà. Basta guardarlo in faccia. La codardia patologica del francese, aizza l'indole da killer seriale del russo. Un rovescio e un urlaccio preistorico via l'altro, Mikhail recupera due set. Vince al quinto, e si congeda col solito saluto militare ai quattro lati degli spalti, ed un inquietante sguardo da pazzo criminale.
Altre notizie direttamente dal reparto neuropsichiatria di Melbourne: Malisse, belga dalla carriera eternamente sul filo di un equilibrio inesistente, affrontava uno che è solito fare lunghi discorsi al suo omino nel cervello: Nicolas Almagro. Il belga recupera due set di svantaggio, poi cede 8-6 al quinto, sprecando una delle ultime chance di rinascita. Koellerer si scaglia con trucida virulenza sul malcapitato qualificato Veic. Perde al quinto, perchè non è mica un fenomeno, con la racchetta. Talmente avvilito, Daniel lo strangolatore di Boston, che ha evitato persino di sputargli in faccia. Sboccia, magari sul serio, il fioretto nero di Donald Young, che fa fuori l'altro Rochus, Christophe. Querrey e Shuetteler, danno vita ad un incontro che non potrebbe immaginare nemmeno la più fervida e orrida fantasia di Dario Argento. E, incredibile a dirsi, vince il vecchio falegname tedesco.
Nel tabellone femminile, le più forti avanzano senza alcun patema, e nessun incontro degno del minimo rilievo.
Italtennis salvata dalle donne, come sempre. Vinci, Errani e Brianti, come da pronostico, vincono i loro incontri. Francesca Schiavone fa sfogare la giovane francese Cornet, e poi la regola al terzo, con sapida esperienza. Caporetto totale per gli uomini. Negli slam, si sa, fanno sempre il biglietto di ritorno per il mercoledì. Se perdono già al lunedì, il martedì di dedicano allo shopping. Chiamatela lungimiranza, almeno quella. Lorenzi, non poteva molto con Baghdatis, e infatti cede tre set a zero. Andreas Seppi, montanara tigre assassina, lotta con proverbiale impeto ed ardore. Recupera due set alla pertica americana Isner. Pare lanciatissimo e pronto ad azzannare il povero e malcapitato gnu yankee, oramai alle corde. Ma cede 6-4 al quinto. Vorrei far notare il clima caldo umido, fastidiosissimo per il nostro, abituato alla frescura dei monti. "Bolelli, SE sta un minimo bene, fila via facile in tre set, contro quel Giquel lì poi, siamo seri...", sentenziava un esperto italiota, in sede di pronostico. Evidentemente, il Bolelli non stava bene. Becca tre set a zero, secchi, senza appello. E qualche pietosa nocciolina in ricordo. E Starace? "Mah, SE gioca ai suoi livelli non deve aver paura di Robert, numero tredici di Francia.", seguitava il luminare dell'istituto luce. Infatti, Potito mica ha paura. Perde tre set a zero. Pem! Pem! Ci sarebbe anche Fognini. "Oh, SE si sveglia bene...il match non dipende mica da Dent, ma da Fabio.". (e chi sarà sto Dent al cospetto del McSafin de noantri?) Sempre il nostro competentissimo e svraeccitato addetto ai lavori, col tricolore in mano. E infatti, 6-1 6-3 6-3 per il magnifico volleatore americano. Evidentemente Fognini si sarà svegliato mica tanto bene.
Alla prossima allora. Prossima figura da cioccolatai, ovvio. Se non altro, scommettendo le scontate sconfitte dei cinque italiani, si vincono delle discrete somme. Due pacchetti di sigarette al giorno per i prossimi due mesi, per il povero blogger alla canna del gas. Sono un patriota, in fondo.

lunedì 18 gennaio 2010

Australian Open - prima giornata - Sharapova già a casa. A Maria Kirilenko, il derby delle partorienti


Gli australiani, che sono dei gran dritti, l'avevano studiata bene. Bando a ciance e vetuste tradizioni tipicamente inglesi, nessun detentore ad inaugurare l'edizione 2010. Ma avanti con la sagra della gnocca. Al tennis vero ci si penserà dopo, avranno pensato.
Ed ecco programmate sul centrale, le due belle Marie di russia, Sharapova e Kirilenko. Alte, bionde, statuarie e coetanee, ma con risultati sportivi opposti. Ci si aspetta, come minimo contrappasso per questa scelta di dubbio gusto (tennistico, sia chiaro), che almeno il sole ci dia giustizia. Che i tipici quarantacinque gradi del mezzodì estivo di Melbourne, cuocciano a fuoco lento le due algide ed efebiche bellezze nordiche. Che d'un tratto i loro corpi flessuosi e smunti si trasformino in due bei peperoni rossi rosolati al forno, da servire come contorno in una trattoria lì vicino, fatti in tranci fini-fini. Ed invece, come beffa ulteriore, ecco un clima tipicamente londinese, e pioggia a catinelle. Anche Giove pluvio sarà un tenero guardone impietosito.
Le due inaugurano l'Australiano Open, col campo coperto. Subito mi saltano in mente alcuni rilevanti dettagl tecnici. Masha è tutta bardata in un completino antracite, con inquietanti striature schizzate da qualche stilista eccentrico, e buffa cintura ascellare con doppio gonnellino sbluffato, in stile premaman al settimo mese. Decisamente meglio Maria Kirilenko, assai caruccia lei, e dai tratti del viso più gentili. In canotta giallo accesso, sobrio ed attillato gonnellino nero. Ginnica, atletica e sportiva. Sembra una tennista, almeno. E non una sessantenne squilibrata e pomposa snob alla prima della scala. Le due si danno un gran da fare. Tra doppi falli che piovono come grandine, palline sparacchiate alla valapeppone ed urla che riecheggiano inumane tra gli spettatori allibiti. Paiono due vitelle da latte tarantolate, in preda ad una colecisti fulminante. Gareggiano a chi urla di più, e a chi, per pura benevolenza della buona sorte, riesce a tenere in campo una pallina. Tremendo.
Nei trenta minuti di pura resistenza psicologica cui mi sottopongo, nessuno scambio degno di nota, nessun bel punto. Sharapova annaspa, immobile, ferma e pesante come la statua della libertà in acciaio e cemento. Volesse il cielo, stesse anche zitta, come la statua. Le due nipotine di Toni Dallara, invece, continuano l'aberrante spettacolo ululante, neanche fossero due partorienti alle prese con dolori inimmaginabili. Debbono solo colpire una pallina, invece. E male.
I primi turni mi piacciono. Per una semplice e banale ragione. Si può variare, curiosare, spaziare, scegliendo tra una quindicina di campi. Coperture televisive permettendo. Qualcosa d'interessante si trova sempre. Facce nuove, i Witten della situazione, peones con maglie della nonna e calzoni alla zuava, vecchi campioni annaspanti. Invece, ulteriore punizione irridente per l'appassionato nottambulo, la pioggia obbliga a seguire l'agghiacciante sala parto russa, con le gestanti che si agitano indemoniate. Come unica alternativa di lusso, le pachidermiche evoluzioni di Dinara Safina, che doma in due set tirati la slovacca Rybarikova. Provato dalla mezz'ora, opto per una sana dormita.
Si saprà poi, che a vincere è Maria Kirilenko, 7-6 3-6 6-4. Bene così. Subito fuori Maria Sharapova. Mezza sorpresa. Ma anche no. Troppo lenta, fallosa e prevedibile. Da un anno e mezzo ci si aspetta possa ritornare ad alti livelli, invece pare mestamente avviata verso il declino. Destinata al mattatoio o al limite, ad una carriera (esclusiva) nel rutilante mondo della moda. Incrociamo le dita.
Passano senza patemi Kim Clijsters e Svetlana Kuznetsova. Sofferenza inaspettata per Yanina Wickmayer, che riesce a domare la modesta rumena Dulgheru, solo 10-8 al terzo, dopo averle regalato il primo, ed aver visto una dozzina di streghe sdentate che le sorridevano. Buone notizie per Flavia Pennetta, che vince lasciando un set, alla Chakvetadze. Il giovane armadio a tre ante belga, non è poi così impressionante ed ingiocabile. Ma forse vincerà il torneo. Mi piace evidenziare la bicicletta di Maria Josè Martinez Sanchez. Nemmeno un game lasciato alla malcapitata russa Rodina. Bene così. Scaramanzia impone il silenzio più assoluto.
Tra gli uomini, in un programma rallentato dalla pioggia, spiccava (e come no), il derby tedesco Petzschner-Mayer, ovviamente ignorato da qualsiasi copertura televisiva mondiale. Tutto secondo le banali regole del talento bruciato. A Picasso, dopo aver dominato i primi due set 6-0 6-2, gli si tappa la vena della ragione e cede di schianto negli altri tre. 0-6 2-6 6-4 6-2 6-2. Qualche sprovveduto si sorprenderà, io per niente. Sarebbe anche ora che pensasse ad una carriera alternativa al tennis, il buon Philipp. Chessò, il pulitore di candelabri ottocenteschi o la cavia umana per testare medicinali per il post stato comatoso.
Filano via facile, lasciando per strada solo le briciole, i più forti. Andy Roddick regola De Bakker, olandese dal buon talento, ma ancora troppo giovane e leggero. Un impietoso Murray, si accanisce contro il macchinoso sudafricano Anderson, uno buono solo (e mica tanto) per i challenger. Si attendono esami più seri. Pochi patemi anche per er canaro Gonzalez, in quattro set su Olivier, il meno peggio degli gnomi belgi Rochus. Stepanek cede di schianto al quinto set contro Ivo Karlovic. Grande delusione per il ceco che dipinge tennis arcobaleno, con un volto che pare invece un dipinto dell'orrore.

domenica 17 gennaio 2010

"Bello onesto emigrato in Australia...vincerebbe una partita a Melbourne". La pattuglia italiana del tennis, alla conquista dell'Australian Open


Parafrasando un vecchio film di Alberto Sordi, la truppa italiaca, sbarca in Oceania, fiera e speranzosa. Ma prima delle barzellette al maschile, occorre riferire seriamente delle azzurre. Il tabellone dell'Australian Open, si è completato con l'inserimento dei qualificati. E chi se la va a beccare Yanina Wickmayer (poco meno di un frontale con un tir fumante)? Flavia Pennetta, da Brindisi. Che si ritrova quell'imponente sagoma da armadio a tre ante, ad attenderla al secondo turno. Fino a ieri, il cammino della pugliese di Spagna, poteva dirsi piuttosto agevole, almeno fino all'approdo in ottavi. Ectoplasmi vaganti come Chakvetadze e Razzano, permettendo.
Tralasciando per un attimo le questioni italiche, l'inserimento di Yanina, ingarbuglia ancora di più quella sezione di tabellone, occupata dalla stessa giovane randellatrice, le due connazionali Henin e Clijsters, ed Elena Dementieva. Non credo di esagerare affermando che da lì uscirà la sfidante di Serena Williams, per la finale.
Quanto alle altre azzurre, ostico, ma non impossibile il cammino di Francesca Schiavone: La giovane e sopravvalutata francese Cornet (nota soprattutto per il nasino all'insù), l'idolo di casa Molik e Agniewska Radwanska, sono avversarie con cui la miglior Schiavone può giocarsela. Poi, fine della corsa contro Venus. Terzo turno non del tutto impossibile per Sara Errani e Roberta Vinci, che avrebbe in dono Masha Sharapova. Strada sbarrata per Tathiana Garbin, opposta alla russa Vesnina. Se la gioca per passare un primo turno invece, Alberta Brianti.
Sempre dalle qualificazioni, maschili però, viene fuori a fatica Xavier Malisse. Il belga pesca un discreto tabellone: Il paciarotto isterico Almagro, che se battuto, gli aprirebbe inaspettati spiragli per la gloria. Soderling menomato, Tsonga in ottavi, poi Federer in semifinale, per poi vincere il torneo contro MazingaZ. Nel mentre una pioggia di nero d'Avola, da nuvole di melograno, si abbatterà sul centrale.
Ma eccoci al cabaret. La pattuglia maschile dell'italtennis, si presenta come la solita, malmessa e squinternata armata brancaleone alle grandi manovre. Molli, caciaroni e rassegnati, aspetteranno gli eventi. Magari riuscire a fare ancor peggio dell'US Open 2009 (un set vinto, in sei). Qui però sono soltanto cinque. Al di là della classifica, il miglior azzurro, quello con una minima mentalità internazionale è Fognini. E pazienza se sbraita peggio di Safin e McEnroe messi assieme, e giochi un filo peggio di Chesnokov. Un set contro Taylor Dent, attaccante naturale menomato nel fisico, può anche portarlo a casa. Il volenteroso Potito Starace, ultimamente, ha sempre buoni tabelloni, che però non può sfruttare, per evidenti ragioni. Se la può giocare al primo turno contro il peone francese Robert (uno che non conoscono nemmeno in Francia), già più difficile, l'iberico Montanes al secondo, estremista terricolo pure lui, ma almeno due categorie superiore. E che almeno gli eviterà un'ingiusta punizione contro Federer. Bolelli, pieno di premsumibil talento sgorgante dal prezioso braccio e da gettare in pasto agli astanti estasiati, ha beccato Andy Murray al secondo turno. Ma il bolognese delle ultime imbarazzanti uscite, tornerebbe a casa con due buste di lupini, e tre set a zero sul groppone, dall'ultratrentenne del Mahgreb francese, Giquel. E che gli frega al buon Simone, a casa lo aspetta pur sempre Ximena (Oh, Ximena!). La trionfale marcia verso la top ten, inizierà in primavera. Lo ha detto Pistolesi. Anzi no, Piatti.
Lorenzi, dopo i grandi progressi dello scorso anno, a 28 anni gioca il primo torneo del grande slam. Difficile il miracolo, chiuso dal cipriota Marcos Baghdatis, oramai rinato a nuova vita tennistica, e fresco di vittoria a Sidney. Seppi. Ah, Seppi. E che dire del buon Andreas. Metterà in campo tutto il suo agonismo da montanara tigre assassina. Gli avevano dato in pasto l'orrido Ferrer, a cui strappare con furia cieca, una manciata di games. Il rimodellamento del tabellone (causa rinuncia - dolorosissimissima - di Simon), offre ai suoi artigli affilati, John Isner. Una dozzina di games dovrebbe metterli in saccoccia. Sperando l'americano giochi solo con la seconda di sevizio, e venga piombato con una zavorra di trenta chili. E sempre che, la tremenda calura dell'estate australe, non condizioni troppo il nostro eroe, notoriamente in difficoltà col caldo, data la sua pelle lattea. In definitiva, grasso che cola, se si trova ancora uno dei "nostri", al secondo turno. Miracolo autentico della normalità, se saranno due.
Poi, un pò assonnato, leggo le previsioni di un addetto ai lavori, sui nostri impavidi eroi. Bolelli, SE sta bene, vince tre set a zero con Giquel. Starace SE gioca come sa, non avrà problemi con questo Robert. Fognini, SE si alza col piede giusto vince facile con Dent. Dipende tutto dal nostro, non da Dent (evvai!). Sfortunato Seppi, ma sono convinto che SE si esprime ai suoi livelli (!) farà almeno match pari contro Isner, che poi, oltre al servizio, non è tutto sto fenomeno... (hip!hip! hic!). Peccato per Lorenzi, con Baghdatis è dura, ma SE il cipriota è stanco per il torneo appena vinto, chi lo sa...
SE, appunto. E SE i nostri, cambiassero anche mestiere?

venerdì 15 gennaio 2010

Australian Open 2010, tabelloni e pronostici


Uomini


La mano magica e beffarda di Supermac, vestito in maniche di camicia Hawaiana, stile ventenne hippie fulminato, non è stata troppo benevola con Nadal e Federer. Ma vediamo, leggendo distrattamente gli ipotetici accoppiamenti dei quarti.
Federer-Davydenko. Cammino soft, per il despota elvetico. Esordio col desaparecido Andreev, poi altri terricoli fino agli ottavi, dove dovrebbe, almeno iniziare togliere le ciabatte. Ad attenderlo, il vincente del confronto di terzo turno tra il cipriota Baghdatis, tornato a livelli dignitosi e l'eroe di casa Hewitt. L'australiano non è quello del passato, ma ad occhio e croce, affronterà il torneo con la stessa serenità mentale di chi si fa cavare due molari a viva forza, prima di cedere davanti al suo pubblico. Nosferatu Davydenko, in spaventoso e draculesco momento di forma, trova sulla sua strada un manipolo di qualificati, il quasi-ex Carlos Moya o l'intermittente talento lettone Gulbis, ultimamente più a suo agio con escort di gran lusso, fino all'ostico ed interessante confronto con Fernando Verdasco. Sempre che lo spagnolo non si faccia soprendere dall'enfant du pais Carsten Ball, o dall'esperto Ferrero.Federer 70% (Baghdatis e Hewitt 15%) - Davidenko 50% (Verdasco 40%, Ferrero 10%)Djokovic-Soderling. Sorteggio, al solito, fortunato per il serbo. Del resto si sa, la fortuna aiuta i mediocri. Gimeno-Traver (!), ed altri mezzadri fino al primo impegno serio, negli ottavi. Dove ad attenderlo sarà presumibilmente, uno tra Youzhny e Gasquet. Tra i due, match di delirante bellezza al primo turno. Tra rovesci melodiosi e cinguettii incantatori di cardellini squilibrati. In caso di (probabile) doppio suicidio, per il serbo ci sarebbe la grigia e turpe regolarità di Robredo.
Soderling come psycho ignorante, senza intoppi anche lui fino agli ottavi. Dove da una vera e propria tonnara inestricabile, dovrebbe comunque emergere Jo Tsonga. Primo turno da urlo tra Alì e l'airone ucraino Stakhovsky, match bellissimo, a priori. Ipotetico secondo col volleatore compulsivo Dent. Qualche chance anche per la vecchia lenza Tommy Haas, ridotto ai minimi termini, ma sempre capace di trovare insospettabili energie negli slam. Ma più di lui, il talento ombroso del barbetta serbo, Tipsarevic.Djokovic 60% (Gasquet 20%, Youzhny 15%, Robredo 5%) - Soderling 40% (Tsonga 40%, Haas 10%, Tipsarevic 10%)Roddick-Del Potro. Sulla strada dell'americano, il sempre insidioso Sam Querrey (help! sos! scappate se potete!). Ottavi impegnativi, o col picchiatore cerebroleso Berdych o col picchiatore calante ma sempre minaccioso, "mano de piedra" Gonzalez.
Del Potro, ha invece trovato un cammino irto di difficoltà. Prima su tutte, una condizione fisica misteriosa, quanto quella di Breznev ed Andropov nella vecchia Urss, che celebravano comizi davanti a folle eccitate, ed erano già morti da sei mesi. Blake, declinante americano dalle chiappe spropositate o Clement, poi Troicki, serbo meccanico in grande evoluzione. Ma occhio, da quelle parti staziona come una pantegana disturbata, Philipp Petzschner. E come tutti i fuoriclasse, Ello si esalta nella grandi occasioni. Quando il gioco si fa duro, i Picassi continuano a perdere. Obiettivo massimo, vincere un set contro il connazionale porta borracce Florian Mayer, al primo turno. Obiettivo minimo, non coprirsi di ridicolo. Tornando al tennis, le reali ambizioni di Del Potro saranno testate presumibilmente da Cilic al quarto turno. Sempre che il croato col talento stipato nelle sopracciglia, non si faccia ipnotizzare dal maghetto Santoro al primo turno (altro match da seguire) o dal rovescio incantatore dello svizzero di serie b, Stasislas Wawrinka, al terzo.Roddick 60% (Gonzalez 30%, Berdych 10%) - Del Potro 70% (Cilic 30%, Wawrinka 10%, Petzschner -10%).Murray-Nadal. Per il barone Wurdalak scozzese, cammino pieno di isidie, tremende assai. Certo. Ci sarebbe Bolelli al secondo turno, nell'evenienza surreale che il bolognese venga a capo di Giquel al primo. Poi la flatulente minaccia di Jurgen Melzer, al terzo. Fino ad arrivare a Gael Monfils, e la sua tribale ginnastica scoordinata, applicata a qualcosa che somiglia al tennis. Un occhio di riguardo lo avrò per Daniel Koellerer. La reincarnazione dello strangolatore di Boston, potrebbe fare il suo mestiere, dandoci tanta gioia, nel secondo turno, proprio contro Gael.
Un Rafael Nadal in ripresa, troverà via via, come attendibili test di forma, Kohlschreiber, bizzarramente teutonico di nascita, con un gran rovescio ed animo da pugnace mollusco non-violento, o il battitore americano Isner. Vero banco di prova per il maiorchino, Radek Stepanek al quarto turno. Il furetto attaccante ceco, non più di primo pelo, ma sempre guizzante e leggiadro, deve però guardarsi dalle cannonate di Ivo il tardivo Karlovic e dalla sapida esperienza del pelatone di croazia Ljubicic, altra vecchia lenza.
Murray 60% (Monfils 30%, Koellerer 10%, se ammazza qualcuno a morsicate) - Nadal 60% (Stepanek 25%, Ljubicic 10%, Karlovic 5%).


Donne


Qualche parola anche per le donne. Spicca il tremendo affollamento della sezione con Henin-Dementieva-Clijsters-Kutznetsova. Aspettando dove si posizionerà l'altra mina vagante, Yanina Wickmayer, proveniente dalle qualificazioni.
Serena Williams-Azarenka. Ostacoli irrisori per la Tyson in gonnella. Si preparerà al cruento (e gustoso) massacro della bielorussa, spennando senza pietà il povero paperotto Suarez Navarro, e scotennando l'eroina di casa Stosur o la sopravvalutata giovin orca teutonica, Lisicki. Vittoriona Azarenka, bizzarra parodia esagerata de l'esorcista, avrà il suo bel da fare ta-rantolato. Dalle sue parti, una calante Zvonareva, la lagrimante e quasi morente serbiatta Ivanovic. Ma alla fine (volesse il cielo e il Dio del tennis), potrebbe dire la sua anche l'intramontabile e quasi mitologica Kimiko Date. La piccola samurai è attesa al primo turno, dalla poco rassicurante sagoma di una fabbra ferraia kazaka, Shvedova.Serena 80% (Stosur 10%, Suarez Navarro 10%) - Azarenka 40% (Zvonareva, Ivanovic e Kimiko Date 20%).Wozniacki-Venus Williams. Il quarto debole. Con la bamboletta di cera polacco-danese, in carrozza e senza insidie credibili. Dalla parte di Venus, qualche patema in più. Proveniente dalla meno trucida e più forte della Radwanska, e magari da Francesca Schiavone. Più che dalla cinese Na Li o dalla gazzella impaurita Hantuchova.Wozniacki 80% (qualcuna che passa di lì 20%) - Venus 50% (Radwanska 30%, Schiavone e Li 10%).Dementieva-Kuznetsova. La classifica dice derby russo nei quarti. La logica, derby belga di gran lusso. Subito, fuoco e fiamme, Dementieva-Henin al secondo turno, match che vale una semifinale, se non la finale. La vincente non dovrebbe avere problemi a giocarsi l'accesso ai quarti con Yanina Wickmayer. A meno di imprese leggendarie della Dokic, già a rischio al primo turno contro la russa obesa Kleybanova o soprattutto della sfortunata Flavia Pennetta, che si è ritrovata la giovane picchiatrice Wickmayer già al secondo turno. Kuznetsova e Clijsters si giocano l'altro posto nei quarti, con l'insidia Rezai.
Henin 30% (Dementieva 30%, Wickmayer 30%, Pennetta 10%) - Clijsters 60% (Kuznetsova 30%, Rezai 10%).
Jankovic-Safina. (che il buon Dio ci protegga dal male). La sorella di Varenne, goffamente imbellettata da Marlene Dietrich, sgropperà negli ottavi in orrido surplace. Primo ostacolo serio, il buffo buzzurro francese Marion Bartoli, o (sperèm! sperèm!) Maria Josè Martinez Sanchez. La farfalletta volleatrice ha un buon tabellone, e l'occasione per lo svolazzo della vita (ri-sperèm! sperèm!). Difficile vedere Dinara Safina nei quarti. Dumbo con l'espressione di Bamby, è ridotta malaccio fisicamente, oltre al resto. Pronta ad approfittarne, Maria Sharapova. Notevolissimo, il confronto di primo turno con l'altra Maria fotomodella di russia, Kirilenko. Tennis a parte, l'urlante derby di bionda beltade, sarà vinto 6-0 6-0 dalla Kirilenko (modestissimo parere da intenditore). Una tremenda bicicletta, sul campo, la siberiana invasata stava per subirla dal peprino ceco Cibulkova, al Roland Garros 2009. Qui dovrebbe trovarsela al terzo turno. E chi lo sa.
Jankovic 40% (Martinez Sanchez 40%, Bartoli 20%) - Sharapova 40% (Cibulkova 40%, Safina 20%).

Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.