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sabato 7 luglio 2012

WIMBLEDON 2012 - SOLO LO SPETTRO MURRAY TRA FEDERER E LA STORIA





Day 11 – Dal vostro inviato, infiltrato nel party a Bukingham Palace, con fiorellata camicia imprestatami da Formigoni


Il plumbeo cielo londinese e la pioggia a catinelle, costringono gli organizzatori a far disputare le due semifinali sotto il futurista tetto. Nell’atmosfera indoor iniziano a menare le danze Novak Djokovic e Roger Federer. Mezza finale anticipata che si rivestiva di notevoli significati a cascata. Il numero uno al mondo contro l’ex numero uno e dominatore del passato con all’orizzonte la possibilità (utopia fino a qualche mese fa) di riprendersi la finale di Wimbledon, stampando il record (ben 8, staccando Becker e Sampras), provare quindi a vincerla per appaiare Sampras a quota sette successi, quindi tornare al numero uno al mondo, battendo proprio il record dell’americano discendente dalle divinità elleniche, come settimane di permanenza in vetta alle classifiche. Ce n’è, insomma. Volendo uno può metterci anche il numero di games vinti negli slam, provocando la sua divertita reazione. Il numero di corde usate o la percentuale di sbarazzini ciuffi scrollati. Un coacervo inumano di numeri tali da mandare in sollucchero l’estasiato il veneratore del Monarca col calcolatore in mano. Federer è un record che cammina, simile a monumento o simulacro vivente. Innegabile, mostruosamente abbagliante e tutto il resto. 
Sarà, ma di tutto questo bailamme alfanumerico, rischia di fregarmi una enorme ceppa barzotta. O meglio, mi interessa in modo relativo rispetto ad altro. I record potranno anche essere superati, l’emozione di un successo, di un match rimane unica. E per questa mia esecrabile colpa , in qualche forum (quello di Rita Dalla Chiesa è il migliore), rischierei i ceppi come si deve agli infedeli. Accusato d’esser un turpe nadalista infiltrato col labbro leporino biecamente nascosto dietro un foulard asturiano. Sarà, ma da estasiato ammiratore mi incuriosisce di più la calda emozione del momento. Un Federer opposto al nuovo dominatore del tennis mondiale, in possesso di un tennis così estremo, brutale ed antiestetico. Il confronto è fascinoso, unico. L’occasione irripetibile per lo svizzero, di mettere le cose in chiaro: Battere il nuovo dominatore e guadagnarsi una finale che potrà consentirgli di riprendersi quello che moralmente ha sempre sentito suo. Dimostrare che a 31 anni è ancora lui il più forte su quel campo, dopo i bocconi amari ingoiati negli ultimi anni. E questo va oltre il possibile cumulo di record che pure potrebbero scaturirne. Gli altri, i tifosi avvinti dall’amorevole morbo rivestito di materna premura, avrebbero preferito che al posto del serbo ci fosse stato un malleabile Gasquet di marzapane, facile preda per l’onnivoro elvetico dal palmares immacolato e celestiale. Un controsenso proprio del tifo, irrazionale come tale. 
Ma poi sul campo sono solo due uomini, ed i numeri aleggiano solo in lontananza, come contorno e conseguenza. Ci sono i colpi, c’è la classe di un dritto che parte facile e radente in contro tempo, opposto agli strappate sbraccioni serbi. Federer è tirato a lucido, dopo le incredibili vicissitudini dei turni precedenti. Quasi perfetto ed impeccabile. Inizia col piglio delle grandissime occasioni. Nemmeno un timido alito di vento pare azzardarsi a scomporre il suo regale ciuffo, neanche un velo di umano sudore su quel volto di cera. E’ lì che svolazza entrando dentro il campo, scrolla e sciorina colpi da antologia. Serve in modo magnifico, prime vincenti e seconde incisive con cui tiene sempre in mano il pallino del gioco. Sta lì il segreto del Federer odierno. L’arma che gli consente d’esser sempre l’uomo solo al comando. Volteggia in fuga, mentre l’altro arranca in una agricola difesa con gli occhi appallati. E stavolta, rispetto al recente passato, non gli riesce di allungare lo scambio. Di trasformare i match in plebee corride nelle quale spesso lo svizzero finiva per disunirsi in modo fatale, perdendo ogni filo logico. Vuoi perché Federer riesce a chiudere subito, vuoi perché il serbo è inevitabilmente un gradino sotto quel furore di fisica esaltazione dello scorso anno. Sotto tono, sotto traccia. Sotto terra, quasi.
Il punto che dipinge la storia di questo match sta in uno dei pochi scambi prolungati, sulla diagonale rovescia, che Roger affronta magnificamente, per poi chiudere con un rovescio lungolinea di brutale bellezza. Parte anche una mezza standing ovation, e molti applausi stile foca di una Mirka in visibilio. Nel box opposto, sezione staccata dell’Ucciardone, dietro la grata di protezione, la bocconiana fidanzata di Nole non si rassegna. E’ più invasata lei del fidanzato, per dire. La si vede persino esalare un roboante “ajde” ed agitare i pugni al cielo su un “occhio di falco” benevolo. Col suo docile boyfriend sotto due set ad uno e 4-1 nel quarto. Temo che la ragazza non comprenda alla perfezione le regole del gioco. O forse anche lei spera che quella sindrome “gasquettiana”, altre volte impadronitasi dello svizzero, possa ripetersi. Ma “oggi è un altro giorno" e Roger piantato mentalmente nel match, con l’obiettivo fissato nel mirino di precisione svizzera. Quando sente odore di record o di immortalità, si esalta e raramente fallisce. Perché a ben vedere, questo incredibile successo è solo un ulteriore passo verso la vittoria del torneo, i record e tutto il resto. 
Nella finale di domenica se la vedrà con Murray, che ha regolato in quattro set Jo Tsonga. Avvilente epilogo, col transalpino che regala due set all’avversario e poi prova una incredibile, quanto improbabile, rimonta. Servizi, fiondate di dritto, volée, persino un sontuoso passante disperato di rovescio ad una mano, come massima esplosione dell'anarcoide improvvisazione. Lotta e si tuffa come portiere, interpretando a meraviglia il tennis da prati, Tsonga. Perderà, e perde ancora. Ma signori, che eccitazione dei sensi. Ginocchia sbucciate, dita ammaccate, persino pudenda colpite a morte dal vigliacco passante ravvicinato dello scozzese. Ad un certo punto, quando riprende il break di svantaggio nel quarto, mi assale la malsana idea di volerlo vedere istrioneggiare ed aizzare il pubblico inglese, portandolo dalla sua parte. E poco ci manca che ci riesca anche. E’ lì che gioca punto a punto, nella tensione dell’attimo. Si carica, poi sorride divertito al suo angolo. La leggerezza. L’altro si trascina come orrido cencio, lancia ripugnanti urla di esultanza fuori tempo e poco dopo smoccola insulti e bestemmioni al suo angolo, come perenne adolescente insicuro che non riesce a staccare il primordiale cordone ombelicale. Sarà, ma il confronto mi appare crudele. Tsonga è un inno al gioviale e spumeggiante tennis d’attacco, Murray un’elegia al recalcitrante tennis difensivo con dormienti picchi di ricercatezza. Il primo un inno alla vita, il secondo elegia di morte. A prevalere, come spesso accade, è il secondo. E domenica, come una specie di virtuoso ibrido tra un’urticante salamandra ed un baccalà essiccato, contenderà il titolo a Federer.

12 commenti:

  1. Di prima mattina un giro su Tennis e Psiche significa per me iniziare la giornata col sorriso tra le labbra. Che ritorna periodicamente ripensando alla sezione distaccata dell´ Ucciardone.
    Ci mancava la sfinge di Lendl, ma qualcosa bisogna lasciare per la finale, no?
    Con o senza occhiali, rimane il piú antipatico in tribuna, a braccetto con lo scozzese in campo dai denti sconnessi, s´intende.
    Speriamo in una domenica da ricordare.
    Luca

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    1. Ola Luca,
      Ah guarda...l'angolo serbo è un poco più esagitato di quyello scozzese. Un po' come gli ultrà della Stella Rossa con quelli dell'Oldham. Per dire.
      Ah beh, la simpatia contagiosa rimane una prerogativa der teribbbbile Ivano.
      Ciao, a presto.

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  2. Deve vincere Federer domani. Non potrei lontanamente concepire Murray vincitore, non potrei vedere quel ragazzino acerbo e dall'aria afflitta, che al massimo potresti trovare su uno skateboard e con una bottiglia di birra sulle rive del Serpentine, alzare la coppa domenica. Non lo voglio, e forse non lo vorrebbe neppure lui, abituato com'e alla sua immagine di talento eternamente perdente. Probabilmente sotto sotto non lo vogliono neanche i londinesi, che non possono non desiderare la vittoria del Re e la sua incoronazione, statisticamente definitiva, a più grande tennista della storia. Se vincesse Murray sarebbe una sconfitta per il torneo e per il circuito. Saluti Mich

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    1. Non ero io ma non importa, è un analisi interessante, che condivido. Intanto Serenona con le mutandone viola sta dando spettacolo!

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    2. Si, l'immagine di Murray è sempre quella. Uno spocchioso ragazzino viziato. Da sempre cerco di rinvenire qualcosa di buono in lui, rispetto ai vari Rafito e Nole...ma davvero da mesi continua le sue tragiche pantomime. Bocca aperta, annaspa, urla a quei brutti cattivi che non lo fanno uscire la sera...un po' ridicolo e stucchevole, ormai.
      Ciao Mich, alla prossima.

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    3. @ Klimt,
      Sì, m'ero confuso coi nick e con l'altro post.
      Certo, per un set e mezzo con il motore a 3/4, Serana l'ha rullata di giustezza. Agnese faceva quasi tenerezza.
      Ora s'è un po' incartata.

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  3. Ho notato che la politica del blog sta cominciando a diventare insofferente nei confronti di Murray, che - è bene dirlo - pure io ho "mollato" dopo la finale di Miami. Un cretino su tutta la linea. Inoltre il suo tennis mi pare abbia subìto notevoli involuzioni in questo 2012. Se ripenso a quando, ancora acerbo (non che ora sia tanto più maturo), si affacciò fra i grandi del tennis mondiale, con quel suo mix di ottima difesa e improvvisi attacchi/accelerazioni, mi viene rabbia. Guardalo ora. La propositività non sa più dove sta di casa.
    In finale cosa succederà? Consacrazione dell'immortalità di Roger o della dannazione eterna di Murray?
    Spero per il primo, ma, chi lo sa, forse il secondo potrebbe finalmente liberarsi dei suoi gravi fardelli mentali e cominciare a giocare un po' più sciolto, e soprattutto a competere con i vari Djokovic e Nadal.
    Tra l'altro, simpatico il termine "nadalista", ma avrei preferito "nadaliota". Rende di più l'idea del quoziente intellettivo del tifoso-ultrà, l'utente medio di livetennis, per intenderci :)
    Ciao Picasso, e forza Serena!

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    1. Sì Fabio, ho mutato la linea editoriale, con l'ausilio del redattore (l'omino nel mio cervello).
      Cercavo(e cerco tuttora) di cogliere quello di prezioso che c'è nel tennis dello scozzese. Soprattutto quando si era avvinti come l'edera alle battaglie rusticane tra Nole e Rafa. Ed ancora oggi, tra Murray e Ferrer, tendo a prendere il primo.
      Ma ripeto come sopra, da tempo ormai lo trovo insostenibile. Le pantomime, il trascinarsi, le scuse, l'atteggiamento da eterno adolescente snob.
      Bah, ripeto, ieri nel confronto diretto, Tsonga rimandava alla gioia del tennis, Murray alla morte.
      Ciao Fabio, alla prossima.

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  4. Sono nervoso, sono molto nervoso

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  5. tsonga è davvero gioia sia tennistica che umana, per quello che si riesce a intravedere, ci sono rimasta male, conoscendolo ho sperato la rimonta ma l'altro è un pò maturato da quel punto di vista. E' bello perchè attacca e gioca d'istinto e anche se per vedergli vincere qualcosa gli suggerirei un allenatore, mi ripeto che forse la sua bellezza sta proprio nell'istinto di gioco, però ogni tanto è davvero troppo impulsivo dovrebbe pensare un attimo, giocare un colpo per ragionare
    Stranamente per federer era peggio tsonga, murray è più battibile, è vero che le ha prese anche da lui ma non ha la personalità di Tsonga e lo svizzero ha sistemato il mirino. Io spero in una mattanza, credo che la realtà sia che nella bruttezza generale si sia voluto vedere nello scozzese qualcosa che in realtà è appena accenato o, che forse c'era da giovanissimo ma ha già venduto l'anima al diavolo da anni e da quando ha rinforzato il fisico e si è messo a difendere definitivamente ne abbiamo le prove, poi credo non sia così tragico come appare ma alla luce del suo comportamento è odioso.
    jess

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    1. Tsonga è un istintivo per natura. So che è un controsenso rispetto a quello che dico per altri, ma Provassero a cambiarlo non sarebbe più lui. Fa dell'imprevedibilità e dell'assalto continuo il suo pregio. Attacca sempre, ed è un bene.
      Ed a me, ora posso dirlo, m'è rimasto solo NY2012. prima d'iscrivermi al circolo delle libertà più vicino. Ho già contattato la roscia Brambilla. :)
      Ciao, a presto.

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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.