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domenica 26 gennaio 2014

AUSTRALIAN OPEN 2014 – WAWRINKA, DRAMMA, TRIONFO E CONSACRAZIONE







Day 14 – Nadal-Wawrinka: Un tribolato parto sul lettino di uno strizzacervelli freudiano


C'è da stropicciarsi gli occhi, nel vedere il Wawrinka che mena colpi a destra e sinistra, impettito, cattivo e con l'atteggiamento di chi non pensa al domani. Sembra invincibile Stan, benedetto da qualche divinità svegliatasi con impune erezione dopo una notte turbolenta. «Nessuno può uccidermi, sono benedetto», si dirà mentre si prende il break di vantaggio in apertura del secondo set con un game mostruoso, dopo aver dominato il primo. Indeciso se andare a pregare in chiesa o farmi il caffè, essendo in mutande, decido di farmi un caffè.
Torno, con la tazzina fumante, e vedo scene concitate. Il butterato svizzero è inferocito. Avrà finito il Topexan? domanda all'arbitro «Perché se n'è andato». E quello, imbarazzato «Non posso chiederglielo (tradotto: fa il cazzo che gli pare)». S'è perso Nadal. Scappato, rapito, o sta fumando una sigaretta in bagno? Mi par di sentire lo speaker: «Attenzione, si è smarrito un Nadal. Rafaelito torna, zio Toni ti aspetta. Chiunque lo incroci, non lo infastidisca. Altrimenti vi arrota e vi fa barba e capelli». Poi realizzo: è col fisioterapista, in bagno. Un Mto privatissimo, forse sconcio da vedere. Scadono i minuti e Wawrinka è solo sul rettangolo. Credo possa servire a campo vuoto, rinverdendo fasti da challenger col compianto «Crazy Dani» Koellerer. Nadal torna in campo e quello che sembrava solo un insignificante problemino, o solita trovata psico-teatrale buona per destabilizzare un avversario indemoniato, si rivela qualcosa di serio. L'iberico avrà un problema alla schiena che gli impedisce di servire. Tiene in modo decente lo scambio, ma serve a due allora, come a tamburello in spiaggia. Scena surreale, e le salve di fischi del pubblico (malfidato) si tramutano in incoraggiamento. Stan non si scompone, e porta a casa il secondo set.
Panico negli occhi di Nadal, maschera di sofferenza fisica e mentale di chi vede il titolo sfuggirgli dalle mani per un malvagio malanno. A conclusione del secondo set pare debba gettare la spugna. O meglio, chiunque l'avrebbe fatto. Invece Rafinho continua. Gioca persino un serve&volley grottesco. Servendo la prima come la seconda di Errani a softball, hai la benché minima possibilità di fare un game? E invece accade quello che non ti aspetti, col semovente spagnolo avanti di un break nel terzo. Incomprensibile o forse sì, se dopo tanti anni hai imparato una regola di base: «Non c'è niente di più difficile del giocare contro un avversario infortunato». Perché mentalmente cambia tutto. Pensi di più. Credi basti rimettere la palla dall'altra parte, aspettando l'errore del menomato. Attendi inconsciamente che l'altro si ritiri e te la lasci. Ahivoglia a immaginare mental coach freudiani a ruttarti sacre verità come un mantra, invitandoti cancellare tutto e ripartire come nulla fosse. Facile a dirsi, ma il cervello è una sfoglia 'e cipolla. Mentre i fantasmi barzotti iniziano a ballare rumbe nella testa dello svizzero, confuso e impacciato, che insulta quelli del suo angolo e psicologi improvvisati davanti allo schermo. Nadal lentamente si scioglie, inizia a forzare il servizio, ogni volta più forte, e anche il volto si distende. L'antidolorifico (immagino) inizia a dare i suoi benefici e lui torna a giocare in modo decente e servire come un Volandri, almeno.
L'iberico vince il terzo set e la presunta commedia dell'arte diventa dramma psicologico. Stan passa dalla confusione al terrore reale. Dal non sapere come comportarsi contro un avversario fermo e sul punto di ritirarsi, alla sensazione terrorizzante nel vederlo tornare a spingere e forzare. La sua sagoma dall'altra parte della rete diventa sempre più grande, e spaventosa. Tutto rischia di franargli sotto i piedi e un'eventuale sconfitta ammazzarebbe una mandria di tori. Tra «Stan The Man» e «Stan The Chicken» la differenza è labile, labilissima. «Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better», frase di Beckett che si è persino tatuato sul braccio, rischia di essere rivisitata nella parte finale: «Perdi ancora peggio». E Rafa, con la faccia da diavolo resuscitato, sornione, attende lo psicodramma suicida si completi. Lo svizzero torna ad esplodere due o tre schiaffoni antichi, prendendosi un break di vantaggio. Si liberara da ogni fantasma urlando un belluino «C'mon». Sembra. Invece nulla. Ennesimo colpo di scena finale come in tutti gli psycho-thriller di quart'ordine che si rispettino, col controbreak. Prima di chiudere. Finalmente.
Finale surreale, tecnicamente nulla, psicologicamente avvincente, dall'esito sorprendente. Spiace per Nadal, tradito da un fisico che tante battaglie interminabili gli ha fatto vincere in passato. Succede. Primo Slam in carriera e consacrazione nel gotha tennistico per Wawrinka, a 28 anni. Finale schizoide a parte, a coronamento di un torneo magnifico.

14 commenti:

  1. Vedo il risultato di ritorno dal quarto giro a cercare cucine, bagni e altre amenità in 36 ore (che credo fisicamente e psicologicamente come esperienza possa essere peggio di uno slam a botte di Mahut\Isenr ogni turno). Profondo stupore nei miei occhi misto a gioia. Stan mi è sempre stato simpatico, nella sua antipatica butteratagine cafoneggiante. E comunque di fronte a Nadal, tennisticamente anche La Russa potrebbe essermi simpatico. Vado di Highlight, mi sembra doveroso. Pallate su pallate, dritti, rovesci ma soprattutto che piacere vedere Nadal preso a pallate. Poi lacrime. Poi una veloce resurrezione ben presto affogata nelle pallate. Infine un signor Stan che, al primo slam, invece di gettare i pantaloncini e correre in mutande per tutto lo stadio, festeggia pacato rispettando un avversario malaticcio e infermo. Signore vero, o svizzero vero (io da bravo italiano avrei optato per la mutanda in mondovisione).
    Sarà semplicemente la storia di al lupo al lupo, ma io a memoria non ricordo di aver visto una volta Nadal perdere in determinate occasioni (salvo con Djokovic) perchè non fosse infortunato. Magari poverino era morente, ma semplicemente dopo tutte le n-mila lamentele, come dicono a Roma, hai rotto er ca.. Evviva Stan, evviva le pallate, evviva quel rovescio. Evviva evviva!!

    Uno sfogo. Perdonami per la lunghetudine.
    Ciao Pic!

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    1. Figurati, è uno sfogatoio questo. Ciao.

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  2. Riesco a incastonare il primo set tra l' "Io entro in doccia allora, dieci minuti e sono fuori" e il riempimento del bagagliaio; la domenica infatti prevede suoceri. Un'ora di tennis strano, con Nadal che mette lunghi dei dritti che anche io, con non detengo il S.T.A., colgo come innegabili stimmate di meningi gonfie. Vince Topexan, ma di brutto. Poi fa il break. Poi ridiscendo, credendo che la doccia sia finita, invece manca il balsamo, quindi approfitto della mezz'ora-bonus, ridisalgo da babbo che con la pensione si è comprato anche il maniglione per l'uscita di sicurezza e la scritta Exit ...(...) e vedo la scena col Chair Umpire: che bella. Quanto mi sono rivisto. Vado dai suoceri sul 2-0. Arrivo, parcheggio, sbatto la portiera. Google. Il miracolo è compiuto.

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  3. Ciao Picasso, al solito arguto e divertente...
    Torneo così così, nobilitato dalla notizia che anche il PRP può lasciarti per strada nel momento sbagliato...
    A parte gli scherzi, trovo inquietante - innaturale e paradossale - la mancanza di ricambio generazionale ai vertici dell'Atp.
    Come se il Becker 17enne del 1985 appartenesse a un altro sport.
    Il problema, appunto, è che il robotennis non è più un gioco, ma uno spot.
    E la pubblicità è una roba terribilmente noiosa...

    Un saluto,
    Simone Basso

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    1. Sì, i 17enni Wilander, Becker o Chang vincitori di slam a 17anni non possono vedersi più Il tennis è diventato uno sport dove è fondamentale la formazione fisico atletica, e per un 17enne (dico Quinzi) è già azzardato fargli fare le quali in un atp 250. Figuriamoci vincere uno slam.
      La stesso passaggio di un turno di Kyrgios (classe '95) è sembrato un miracolo.
      Un saluto a te Simone

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  4. Al di la di come è venuto è un successo strameritato anche per quello fatto prima, poi fino all'infortunio l'aveva ugualmente dominato. Sentivo in altro sito proprio la discussione sul fatto che Rafa era già infortunato...tu cosa ne pensi? Io ho visto un Rafa normale nel primo set. Alberto

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    1. Io che detengo il Sapere Assoluto Tennistico, non me n'ero accorto. Probabile avesse già qualche problemino, ma lo ha accusato ad inizio del secondo set. Il problema era alla schiena, e gli impediva di servire. Nel primo set, la velocità della prima mi è sembrata la solita, quindi non ne risentiva.
      Ciao Alberto

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  5. Hai detto tutto tu, finale felicissimo per me da tifoso, quando Stan incazzoso guardava il suo angolo dicendogli di non dirgli più niente è stato un momento tragicomico come tutto il terzo set.
    Dovrebbe guadagnare tanta fiducia con questo risultato e se ne possono vedere delle belle, merito anche a Norman!
    salut'
    Paolo

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    1. Sì, c'è stato un momento, credo sul 5-3 quando ha fallito due palle break, che ha proprio detto e mimato di non dirgli più nulla. E c'è da capirlo.
      Saluti a te Paolo

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  6. Questa volta non era la manina (il cerotto non c'era), era la schiena. Povero Rafael. Mi ha fatto pena (non scherzo) vederlo così "incazzé", lui che era sicuro di liquidare il buon Stan come tutte le altre volte.
    Wawrinka si sarà, speriamo, accorto che la sua sfuriata con il chair umpire alla fine non ha portato nulla, salvo la perdita di concentrazione e del terzo set.
    L'episodio mi ricorda una partita che Tsonga aveva vinto contro Djokovic il quale era sofferente. Dopo la partita avevano chiesto a Tsonga se non si era reso conto che l'altro stava male. E lui rispose si, ma non mi fido, lui sta sempre male e poi vince le partite. Forse anche Wawrinka ieri doveva fare questo ragionamento.
    L'Australian Open ha comunque due degni vincitori: Li Na e Stan Wawrinka. Congratulazioni.
    Ciao Picasso, la tua analisi della finale maschile è azzeccata, oltre a essere divertente. Complimenti anche a te.
    Una felice settimana e un cordiale saluto.
    Anna Marie

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    1. Djokovic dei primi anni sì, era il malato immaginario, riconosciuto da tutti nel circuito e nel mondo. Anche le scene di Nadal, spesso per spezzare il ritmo. Nadal-Petzschner del 2010 a Wimbledon grida ancora vendetta alla luna. Non a a caso l'hanno fischiato anche gli spettatori. Ieri però il problema l'aveva. Non avrebbe molto senso fingere per un'ora, tirando il servizio a 2 all'ora,
      La sfuriata di Stan ci sta. Dopo quella ha pur stravinto il secondo set. E' nel terzo che è andato in confusione. Normale, perché giocare contro uno che sembra stia morendo è difficile.
      Ciao, grazie Anna Marie e anche a te

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  7. L'abbraccio finale di nadal e le quasi lacrime durante la premiazione fanno onore a questo giocatore e a questo sport.
    P.S se fosse stato male contro roger però era meglio.a presto "farfallone".marco

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    1. Sì, comunque sono uomini. Chiaro che in campo le provano tutte, ma poi restano ragazzi. perdere una finale (che forse avrebbe perso ugualmente) per un problema fisico è brutto, ma succede. Credo si rifarà.
      Farfallone, nel senso che sei il Marco/MJ, capito. A proposito, si sa se ha sgravato? Ciao, a presto.

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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.