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lunedì 7 novembre 2016

IVAN LENDL, L'ORIGINE DEL MALE





Sarò breve, conciso e circonciso come Doni Gesualdi da Scasazza: finale di stagione tennistico frizzante quanto un film francese sul suicidio di un pianista sordocieco che suona per due ore le inebrianti melodie di Allevi, impreziosito dal cambio al vertice Atp. Murray scalza Djokovic e diventa il ventiseiesimo numero uno al mondo. 
Su Twitter arriva anche l'investitura di Sua Immortalità Augusta Federer, quindi la vicenda assume i connotati dell'ufficialità. 
Ci sta, cosa vi aspettavate? Che Miloslav Mecir a 52 anni tornasse a giocare battendo Djokovic? Che sbucasse dal nulla un sedicenne volleatore di Cinisello, mix tra Pat Cash e Gianluca Pozzi? No, è tutto in linea con l'attuale quadro di degrado soporifero, meno divertente di un documentario sull'accoppiamento delle locuste afgane.
Tempo fa mi divertì molto invece leggere sui social uno di questi pomposi (molto convinti) letterati della pallina, cianciare di Murray come il Ringo Starr dei Fab Four. Ora, originale ironia a parte (le risate matte), la teoria si presentava come una cazzata sparata al vento, trascurando come il presunto Ringo Starr non era lì per caso, ma avesse già sporadicamente suonato Lennon, McCartney e Harrison, vincendo financo un par di Slam. Non stonacchiava certo "With e little help from my friend" guardato con un pizzico di commiserazione dagli altri tre. Necessitava solo di costanza per diventare numero uno. E pazienza, molta pazienza. Quella che ebbe il suo maestro Lendl ai tempi, nell'aspettare che Connors invecchiasse, Borg s'imbattesse nella Bertè e Mac nella figlia di Ryan O'Neill. Ringo Starr non c'entra un cazzo.

Murray, pur meno perdente del Lendl degli esordi, come lui è stato bravo negli anni a non mollare, finendo ricoverato in un centro d'igiene mentale scozzese, o ammazzare la soffocante madre, ma a migliorarsi e aspettare come il cinese sulla riva del fiume. Lui, o chi per lui, ha capito come per prevalere nell'attuale tennis non conveniva puntare sulla volée o sulla smorzata, estroso bagaglio che implicitamente possiede, ma puntellare altri aspetti: solidità e resistenza fisica. E attendere che il resto lo facessero le ferree leggi della natura o del fato, come all'epoca del ceco fu per Borg, McEnroe e Connors: Djokovic dopo aver completato il career Grand Slam a Parigi si è sgonfiato, Wawrinka è un purosangue da grande classica e non da classifica finale, Federer resta un monumento ferito, Nadal ormai viaggia a due candele e nelle retrovie non si scorge nemmeno la sagoma di un potenziale numero uno (allo stato attuale, Nishikori, Cilic, Raonic, messi assieme, non fanno mezzo Federer che palleggia in infadito con una padella).

Indubbiamente Ivan Lendl, l'orrendo robot, è stato uno degli artefici dei miglioramenti di Andy, tranne poi mollarlo come un meticcio in autostrada, quando sembrava non poterne cavare più molto altro. Quest'anno il ritorno, in tempo per prendersi tutti i meriti. Se qualcuno pensa alla casualità, è fuoristrada. Nulla nella carriera della macchina ceca è mai stato casuale. Lo immagino in vestaglia di seta nella sua villa, studiare per sessanta giorni e sessanta notti classifica, incroci di risultati, punti in uscita, teorema di Talete applicato ad assiomi di fisica nucleare sul rutto contro vento e quant'altro. Poi, preso atto che si poteva fare, è tornato in sella a raccogliere gli onori e rivivere in Murray la sua storia di perdente divenuto numero uno. 
Lendl forgia Murray a sua immagine e orrifica somiglianza. Ma sue tracce possiamo rinvenirle anche nella macchinosa "postura mazza su per il culo di Djokovic"  e nella maniacale meticolosità di Roger Federer. Innegabile come quindi Ivan Lendl sia stato, più che Borg o Agassi, il precursore, apripista della modernità. Tutta studio, fisico e scrupoloso dettaglio balistico, senza alcuno spazio per la fantasia, estro e improvvisazione. L'origine di ogni moderno male porta a lui. E a Tatum O'Neill. Perché se Mac non l'avesse mai incontrata dovendo portare i frugoletti in groppa per i campi di (non) allenamento, Lendl non sarebbe mai diventato vincente, ora il mondo sarebbe diverso, fatto di tanti Llodra, Dolgopolov, elfi e simpatici diavoli alati che sbocconcellano mele del peccato in paradiso.

21 commenti:

  1. A immaginarmi Lendl con la calcolatrice e il calendario in mano che pianifica con pazienza certosina l'esatto momento del sorpasso son scoppiato a ridere. Esilarante come sempre, e direi che è meglio riderci su, sennò a pensare Murray numero 1 vien da piangere. E se tutto va bene toccherà sopportarlo minimo un annetto

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    1. Ciao, grazie mille. Sul Murray numero uno per un anno non so, dipenderà molto da come si presenterà Djokovic nel 2017...

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  2. bell'articolo caro Picasso.
    domanda stupidotta: pensi che c'entri qualcosa il matrimonio felice stile backingam palace di Murray vs. matrimonio infelice a rischio con corna di Djoko? Quanto la vita privata può incidere nei risultati di un professionista dello sport? Quando litigo con mia moglie per esempio io gioco da schifo, quando un mio amico litiga con la sua gioca divinamente, senza sbavature e pietà per l'avversario.
    ps: non mi sbagliare il nome di Gesualdi, eh? uno dei romanzi più importanti nella mia formazione umana. Ciao

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    1. Grazie, eh...penso che sia una domanda che, con gli esempi fatti, racchiude la risposta. Ne sai più tu, io penso che siamo fatti in modo diverso. Non so i casi di Murray e Djokovic, ma potrebbe essere un motivo. Poi per qualcuno una lite o matrimonio infelice può essere una molla, stimolo a buttare nel lavoro/sport la rabbia. Altri magari somatizzano e pagano mentalmente.
      Così il matrimonio in generale, felice o infelice. C'era un allenatore (forse Rocco, ma potrei sbagliare) per cui i calciatori dovevano sposarsi a vent'anni per rendere al meglio. Forse in percentuale aveva ragione, ma non è una legge.
      Qui facevo l'esempio di McEnroe, che dopo il matrimonio con la bizzosa figlia d'arte divenne postumo in vita (cit). Poi pensavo a un Safin sposato a vent'anni secondo la legge Rocco. Magari avrebbe vinto dieci slam o non sarebbe entrato nei cento. Perché non era Federer o Edberg.
      Ciao Bruno, alla prossima

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  3. "per prevalere nell'attuale tennis non conveniva puntare sulla volée o sulla smorzata, estroso bagaglio che implicitamente possiede",
    è gia qualcosa no caro Picasso ?perché il robot serbo è proprio orrido quando prova a fare qualcosa di esteticamente bello,gli ho visto anche nei suoi momenti migliori violentare palline con volée inguardabili,anche Rafa direi che quel bagaglio implicitamente lo possiede,li hanno semplicemente disegnati in altro modo..non si intravede davvero un nr.1 diverso...Delpo magari se la salute lo sorreggesse ma lo vedo più da grandi sporadici sprazzi o un Thiem che fisicamente si amministri meglio ma insomma entriamo davvero nel campo della fantascienza,se posso uscire fuori tema vorrei chiederti se hai visto qualcosa dei due master femminili..Cibulkova maestra che umilia la Kerber è stato qualcosa di impagabile e la mia Petra maestrina e tornata in peso forma standard(con pancetta annessa sexy)mi fa sperare che sia lei prossimo anno nr.1 perché se ha voglia e connette i neuroni gente come Brigel in gonnella se le mangia,che dire sul tuo articolo?una PERLA RARA,ti abbraccio caramente da una gelida Milano
    Stefano

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    1. Sì, concordo al 101%, Murray ha una sensibilità e manualità migliori di Djokovic. Basta vedere le volée e le prestazioni in doppio dei due, col serbo che pare un burattino messo lì per caso.
      Quanto alle donne...mah. Kvitova, con un po' di condizione e trovando continuità, ha la personalità per essere una numero uno credibile. Lei al 100% (e molte altre), asfaltano una Kerber al 100%.
      Ciao a te e grazie mille, alla prossima

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  4. ma sono io l'unico al mondo a divertirmi (e parecchio) con le catenate del tennis moderno?? apparte che per tirare a 1000 tutte le palle per 2/3 ore ci vuole una tecnica non sottovalutatile...ma poi che ci posso fare.. mi piacciono più le partite lottate con scambi infiniti, che rapiti serve and volley

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    1. Ma non penso proprio tu sia l'unico a pensarla così. Anzi.
      Sul fatto che in sei ore di maratona Nadal-Djokovic ci sia più tennica (cit.) che in un'ora di Edberg-McEnroe, nutro però qualche dubbio.
      Ciao, alla prossima

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  5. Bentornato Picasso. Davvero non poteva mancare un tuo saggio commento a questo Finale di Londra. Una noia ! "Senza alcuno spazio per la fantasia, estro e improvvisazione", così è.
    Se Wawrinka avesse la ferrea volontà di un Murray (stanco anche lui), questo O2 avrebbe potuto vincerlo lui. Ma il buon Stan è arrivato a Londra "già contento di essere arrivato a disputare il gran finale dei Masters".
    Neanch'io posso pensare ad un Murray No. 1 per un anno. Non
    dimentichiamo che il Djoker ora viaggia con il suo guru "Amor y Paz e lunghi abbracci". E' tutto un po' ridicolo, non trovi ? 😊😏

    Grazie Picasso. Come sempre dipingi bene la situazione nel tennis "moderno". Spero sempre in un futuro migliore !
    Un caro saluto
    Anna Marie

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    1. Grazie, anche se un po' in ritardo, ma sono stato impegnato

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  6. ohilá homo negativus, capisco che non si riesca a dire niente di male dell´argentina e di del potro, ma un pezzo su karlovic e la sua faccia da cadavere al terzo set lo potresti scrivere, almeno per farci sorridere prima delle vacanze dell´atp.
    saluti dalla grigia milano e buone feste

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    1. Ohibò, negativus? Mi fregio di essere risultato positivo a un test antidoping (oppiacei), nel lontano '97. Auguri anche a te, in ritardo

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  7. "Dobbiamo trovare la strada verso una luce divina" dixit Djokovic, abbandona il Bobele Becker e corre dietro a Pepe Imaz "Amor y Paz".
    😳😼
    Ciao Picasso, sin d'ora Buon Natale e un Felice Anno Nuovo
    Cordialmente
    Anna Marie

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    1. Auguri in ritardo anche a te, a presto

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  8. Picasso sai che la Sagoma vuole tornare a giocare?

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  9. Sto per leggere l'articolo, ma partiamo malissimo: era "Sani Gesualdi", non "Doni"!!!

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  10. Bell'articolo, ma, credo, volutamente provocatorio: non credo che realmente si possa affermare che l'avvento della maniacalità e del non lasciare nulla al caso sia riducibile a una mera conseguenza dei successi di Lendl (che detestavo dentro e fuori dal campo). Ere (ed è) una tendenza inesorabile e (purtroppo) inevitabile. Mc Enroe era un alieno, ha fatto miracoli; ma già ai suoi tempi la direzione era evidente. Chi ha vinto, per esempio, il RR facendo tennis d'attacco vero, negli ultimi 40 anni? Panatta e Noah, stop. Federer nel 2009 non faceva già da un po' serve and volley, manco a Wimbledon. E i contemporanei di Lendl (il male) come Becker ed Edberg (il bene), non erano maniacali? Non giocavano un tennis meraviglioso, anche nella loro metodica professionalità? Ma quel tennis, Lendl o meno, non poteva continuare a vincere molto. Oggi giocare come Becker ed Edberg non conviene, un Leconte non arriverebbe mai alla finale del RR (come non ci arriverà Dolgo), un Cash non vincerebbe Wimbledon (come non l'ha vinto Llodra), un Sampras dovrebbe ri-convertirsi (come ha fatto Federer), un Korda (stilisticamente la migliore approssimazione di Rod Laver) non vincerebbe nemmeno quell'unico AO... Tutto questo non mi pare possa dipendere solo dall'esito di quella famigerata finale del 1984, o comunque dalle conseguenze di quel particolare evento.

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    1. Ma ho scritto Sani, o forse no. Tutto vero quello che scrivi. E' cambiato tutto, materiali, palline, campi, preparazione, e di conseguenza le tattiche. Estemporanei Zverev a parte, ormai non conviene più giocare in quel modo.
      Ovviamnete giocavo, in modo provocatorio, ne voler trovare comunque una data, evento, che avesse cambiato tutto. Dopo il quale le sorti del mondo si sono imbarbarite. Ma, ovvio, il mio era semplice divertissemente

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  11. KohliPerMilleAnni20 gennaio 2017 19:23

    Tornerai Picasso? Ci manchi...

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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.