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giovedì 29 marzo 2018

L'IMBECILLOCRAZIA



Un tempo la sinistra italiana, il giorno dopo, faceva puntigliosa analisi della sconfitta elettorale. Sviscerava i motivi pregnanti dell'ennesimo tracollo. Erano magnifici, eroici, straordinariamente epici, aiutati da una certa abitudine.
In fumose stanze, tra boccate di sigarette (rigorosamente nazionali senza filtro), un tipo brizzolato, con barba incolta da galeotto e dolcevita marrone sotto una giacca di velluto verde oliva, metteva un punto, con voce stentorea e rassegnata: "Compagni, la situazione è critica ma chiara. Dobbiamo lucidamente conchiudere che bisogna ricostruire il legame col popolo". "La piazza, dobbiamo ritrovare la piazza, puttana eva!", faceva eco un altro filosofo. "Ormai gli operai del nord votano Lega", sottolineava ancora.
In tempi più recenti, l'analisi si è fatta più netta. Quasi sempre, un settantenne con l'eskimo batteva i pugni sul tavolo: "Ma è chiaro, compagni! Contro le televisioni di Abbelluscone perderemo sempre!". Al grido "Ci vorrebbe una legge sul conflitto d'interessi" dichiarava chiusa la seduta, perché per cena c'erano le lasagne.
Ora, nella ormai celebrata terza repubblica, la sinistra perdente trova nuove risposte, in linea col progresso: "Compagni, vabbè amici, ma è chiaro, abbiamo sbagliato la strategia comunicativa sui social. Dobbiamo usare meglio l'instagràm, porca troia!!!". Applausi. La corrente Emiliano, col suo traboccante 10% alla primarie, si dichiara ostaggio della minoranza renziana (70%). Allora, cos'altro vuoi dire. Uno scappato notte tempo dalla barcarola renziana, non ha dubbi: "Colpa di quello lì. Basta con l'uomo solo al comando". Basta anche riunioni, congressi, obsolete primarie. Ci vuole un capo politico alla Di Maio, che nomina e può rimuovere presidenti, vice, capigruppo, sturacessi. Che ha diritto di espulsione (forse anche di vita o di morte) dei parlamentari chiamati a devolvere il loro stipendio a una srl, che i Dem potrebbero chiamare Democrasaleggia. Che può autoproclamarsi Premier, Imperatore o Papa. Che, in base allo statuto può anche essere rimosso, previo consenso del capo politico stesso (cioè da lui).
Poi, di colpo, arriva il lampo d'ispirazione. È ascrivibile al pur ottimo Ministro della Giustizia uscente, Orlando. In sintesi, il Pd ha perso perché ha peccato di sberleffo verso l'avversario. Errore fatale perculare Di Maio, pensare che uno stewart, universitario fuoricorso possa essere inadeguato alla guida del paese. Gli fanno eco altri personaggi appena scappati dal canile renziano: ora fanno lo stesso errore col neo Presidente della Camera Fico, novello carmelitano scalzo che si fa fotografare col saio in autobus (dopo che da onorevole prendeva il taxi), stoltamente irriso sol perché il suo cv comprende una tesi sui neomelodici e master/corso per disoccupati.
Non si fa. Secondo questa, per carità affascinante, teoria, entrambi rappresentano la fisica idea (di sinistra autentica) che chiunque possa farcela, realizzare il sogno dal basso. Lolli va modernizzato. "Che pure l'operaio vuole il figlio dottore" si trasforma all'occasione in "che pure un operaio vuole un figlio ignorante alla guida del paese". Che meraviglia.
E allora, la mirabilmente cogliona teoria supera a piè pari il trascurabile legame tra il diritto dato a tutti nel concorrere alla cosa pubblica, con la necessità di avere uno straccio di preparazione.
Niente, amici della grande sinistra, basta rimanere trincerati in un elitario snobismo fine a se stesso. Si deve seguire il vento del gentismo ignorante, considerarlo esempio. Plaudire estasiati alla mandria di pecore entrata in Parlamento che, per loro stessa ammissione, "faranno dei corsi di formazione e impareranno la costituzione".
Pensate che meraviglia farsi operare al cuore da un laureato in filosofia che nottetempo studierà su un tutorial youtube cos'è la aorta. O, ancor più emozionante, prendere un aereo pilotato da un ciabattino che ha studiato due giorni alla playstation come si pilotano gli aerei di carta.
È fantastico, il mondo dell'imbecillocrazia.
Pensate che bello se domani mi nominassero Presidente della Federazione giuoco calcio, dall'alto del mio Curriculum: laurea serale con tesi sulla parabola di Panenka e Redattore Capo di un diario sul tennis, il mio. Il paradiso. Tra un incapace come me e il lazzarone attuale, una competente via di mezzo sarebbe un triste demodè da seconda repubblica.

La svolta dunque è inchinarsi a gente impreparata che "ce l'ha fatta". Quel buffo tizio che pensa di rifiutare una promozione perché conscio di essere ancora inadeguato, diventerà uno "sfigato". Assisterete invece al fiorire di emeriti reucci dell'imbecillilocrazia. Gente che con la boria degli ignoranti miracolati da un consenso drogato confutano le teorie sui vaccini di scienziati con trentennale esperienza, perché loro lo hanno letto nell'internèt e ci hanno tanti followers. O Paragone che vorrebbe insegnare l'Economia a Padoan e Calenda. Un Pd moderno e derenzizzato, che chiameremo P5D, dovrebbe insomma fare proprio questo concetto di modernità, riavvicinarsi alla gente.
Magari non avranno centrato i motivi veri della recente debacle, ma seguendo questo schema hanno già scritto quelli della prossima: inseguire i grillini nella loro superba imbecillocrazia. E si sa, quelli ti portano sul loro campo e ti fottono con l'esperienza.

Intanto, off topic, procede ad ampie falcate la purificazione del Parlamento italiano, dopo anni di destra reazionaria piddino-verdiniana e partiti di governo antidemocratici: presidente del senato una per cui le unioni civili vanno abolite. Vicepresident: il fiero fascista La Russa, il compiaciuto razzista Calderoli, ed er monnezza Taverna "che c'ho gridato a quelli der piddì schifosi, mafiosi, merde, dovete morire...".
Visto che non si può abolire, proporrei l'aiuto di un asteroide.


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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.