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lunedì 18 giugno 2018

TORNA L'ERBA, RIECCO PICASSO PETZSCHNER (E FEDERER)



Inzia la stagione sull'erba, breve come la vita di una farfalla, ma buona per ristabilire l'ordine naturale delle cose. Qualcuno potrebbe rinvenire un'illusoria salvezza dello spirito nelle due finali Wta, a Nottingham e 's-Hertogembosh. In inghilterra è la simpatica australiana Barty, più larga che alta e abituata ai prati del cricket, a sciorinare tennis a tutto prato contro la piagnucolosa Konta. In Olanda, dopo mesi trascorsi a trascinarsi per i campi come imbolsita ex, si rivede il mirabilia tennis vintage della Flipkens. Svolazzante in un prato fiorito, ha la meglio sull'altro folletto erbivoro Krunic (un'altra il cui tennis d'attacco viene esaltato dall'erba). O, se volete esagerare, rianimatevi con la tondeggiante Ons Jabeur, trionfatice nell'itf di Manchester, tra un drop e un magheggio diabolico. L'erba, signori miei, fa rinascere animali mitologici scomparsi, bistrattati o dormienti.

I più disturbati, patologicamente arroccati in centri di igiene mentale a vagheggiare utopie di gazzelle che sbranano i leoni, vanno in estasi per la zampata di Richard Gasquet, capace in Olanda di sviolinare di rovescio come ai bei tempi. Rinasce nelle terra del fumo libero e dei mulini a vento. E dove, altrimenti. Un colpo da maestro sciancato a spazzare via mesi, anni, di delusioni, infortuni, sconfitte. Qualcuno, in onore di un simile squillo, accende uno spinello e si abbandona all'onanismo onirico più spinto: Gasquet che acciuffa a 32 anni il titolo a Wimbledon battendo in finale Nadal 177-175 al quinto.

Altri, i più classici, penseranno invece al ritorno di Federer. A Stoccarda, dopo tre mesi di pausa mentre gli altri insozzavano i calzini nell'argilla, il King traboccante mazzuola di giustezza l'impacciato Raonic e Tamarreide Kyrgios. Strappa anche il numero uno al mondo a Nadal, in un'altalena eccitante quanto un concerto di Zarrillo.


Per carità, tennis maggiore ho detto. E allora eccoci al vero protagonista della settimana verdeggiante: Philipp "Picasso" Petzschner. Qualcuno pensava fosse morto suicida in una baracca sul Reno. Niente di più falso. Il nostro Picasso ha trascorso gli ultimi anni entrando e uscendo da ospedali e manicomi. Tribolazioni senza fine. Un po' per aggiustare le ossa, un po' per pettinare il cervello. L'idolo di Bayreuth ormai ha più ossa rotte che sane. Una serie di infortuni terrificante. Un vero mistero come riesca ancora a camminare. In coppia con Puetz, mestierante teutonico di mezza età, forma dal nulla una coppia strabiliante. Benedetta da qualche Dio del lazzaretto, che li sospinge al trionfo.
L'erba, un po' come accade al suo omologo minore Federer, è capace di rigenerarlo. Esalta la mano, il tocco, i riflessi su rimbalzi irregolari, movimenti rapidi e geniali trovate improvvise. In poche parole, esalta il Picasso. In singolo aveva perso nelle qualificazioni da tale Galovic. Il suo compare Puetz ceduto alle bordate a due all'ora di Matteone Viola. Per dire. Ma in coppia i due fanno i numeri. Picasso ormai ha una gamba sola, una spalla sola, nessun neurone e mezzo braccio protetto da osceno preservativo nero. Ma che mezzo braccio, sior-siori. Ha solo bisogno di un compagno spalla che lo sorregga come una stampella, un manichino, un figurante. I due commentatori di supertennis, svenevoli fino al conato di vomito nell'esaltare Federer manco fossero piccoli Brosio masturbanti di fronte all'apparizione della madonna di Medjugorje nuda (uhhhh...ahhhh...siiii...cos'ha fatto!!1!...mammamiaaaah...uhaaaa...sbooor - ma santo cielo, c'è un limite alla decenza), trascurano il vero miracolo di Stoccarda: la rinascita del Picasso. Tocchi da satrapo, rasoiate, colpo d'occhio luciferino, bolidi di dritto, slice che scivolano tramortiti sull'erba, e ancora volée ispirate e risposte che lasciano di sasso il temibile avversario in battuta, una specie di venditore di trote quarantenne svedese. Ed è trionfo vero.
Alla fine, immagino l'incontro con Federer negli spogliatoi. Picasso ha la faccia da pazzo e risatina isterica sulla faccia da evaso da un manicomio bavarese: Hey tu, Roger, facciamo una foto dei campioni con la coppa? Noi che abbiamo talento, appena torna l'erba riprendiamo a vincere, neh?".
Lo svizzero fa un cenno ai valletti bodyguard, che se lo portano via lontano.


martedì 12 giugno 2018

ROLAND GARROS 2018, PAGELLINE PARIGINE


Uomini

Rafa Nadal 9. Alzi la mano chi di diverte ormai ai suoi trionfi scontati su terra. Alzi la minchia chi si esalta ai successi annunciati di Federer sull'erba. La noia mortale alla tisana bonomelli sulla coda di questa grande (grandiosa) rivalità, ridotta a spartizione da manuale Cencelli di titoli, da anziani. Complici giovanotti non alla loro altezza e altri avversari smembrati. Il risultato non cambia: noia infernale. Vince il Roland Garros numero undici al piccolo trotto, si conferma il più grande di sempre su terra.

Dominic Thiem 7. Domenico il cafone, il più forte degli altri. Che un (anche più di uno) Roland Garros lo vincerà, ma solo quando Nadal sarà in tappine in un ospizio. Raccapriccio vero guardarlo sbracciare come uno evaso dal terzo braccio di Rebibbia (violenti furiosi) praticamente in grembo agli spettatori delle prime file. Tremendo. Un mix di rara ripugnanza tra Muster e Wawrinka.

Marco Cecchinato 9. La sua straordinaria storia salva (un po') questa noiosissima edizione del French Open. Anni ad aspettare il guizzo di Fognini, un Federer calato dall'alto nato a Bagnacavallo, l'esplosione di RogerRafa Quinzi, e poi spunta dal nulla questo 25enne palermitano numero 72, che mai aveva vinto una partita di slam, buon terraiolo da challenger, già in difficoltà negli Atp e con una macchia derivante dalle scommesse. Poco potente per sfondare, poco paziente per diventare un regolarista d'alta classifica, si diceva. Recupera due set e vince 10-8 al quinto con Copil ed il resto è magia che si crea dal nulla. Gioca su una nuvola sorretto da fiducia e colpi. Cadono uno dopo l'altro, Carreno e Goffin (due che non si battono certo da soli), poi l'impresa con Djokovic. Il serbo è il procugino di quello di tre anni fa, ma lui è fenomenale a non pagare dazio mentalmente, nel tiebreak finale. Poi anche due ore di gran semifinale contro Thiem. Il lavoro paga sempre. Il resto lo fa la fiducia, e quella fa sempre miracoli. Trasforma un rovescio quasi inesistente in colpo robusto e la compulsiva smorzata in arma tanto bella quanto letale. Il seguito, si vedrà. Anche se il medio lettore della rosea ora si attenderà il successo a Wimbledon.

Juan Martin Del Potro 7. Pistolero a salve di Tandil. A tratti si trasforma in gattone pallettaro. Sufficiente per addormentare Cilic (6-), non il topo Nadal, che lo sbrana.
Novak Djokovic 6. Per uno che è stato in coma, già camminare è un bel risultato. Torneo discreto, poi incappa nel Cecchinato in trance ed è notte fonda. Un dubbio: fino all'ultimo quindici sembra un tagliagole feroce, che prima di perdere si farebbe ammazzare. Appena perso, corre sorridente, quasi esulta per la vittoria di Cecchinato. Chi è quello vero? Me lo chiedo da dieci anni buoni.

Alexander Zverev 5. Il bimbo fabbro manca l'ennesima prova di maturità da slam. Spreca energie nelle maratone dei primi turni e arriva senza benzina al quarto con Thiem che (in un cafonissimo match tra maniscalchi che scotennano palline da sei metri dietro la linea) se lo beve come un ovetto.

Fabio Fognini 6. L'impresa di Cecchinato oscura un po' il suo torneo. Che resta buono. Cilic negli ottavi e Del Potro nei quarti difficilmente gli ricapiteranno, ma lui manca di poco remuntada col croato.

Diego Schwartzmann 7. La fiaba del nano che uccella il gigante Anderson, con rara intelligenza. Il resto, il modo in cui si rivolge all'arbitro per lagnarsi con garbo degli urlacci insopportabili della pertica sudafricana ad ogni quindici (right here, right here!), gli valgono mezzo punto in più. Sei con me baby? Certo, risponde quella, con occhi sognanti.

Dennis Shapovalov 5. Vincerà Wimbledon, senza eccessivi problemi.


Donne

Simona Halep 9. A un certo punto, sul 3-6 0-2 della finale, ho temuto che in preda ad esaurimento nervoso da #finoallafine, chiedesse il trasferimento al Psg come Buffon. Invece l'altra pensa di aver vinto, lei di aver buttato via un'altra finale e, non essendo juventina, la spunta. Vittoria meritata. Leggo un po' di siti tennistici e proprio non mi capacito del perché sia tanto odiata. Ok, sappiamo quanto i rumeni siano amati in Italia in questo periodo fascioleghista. Va bene, non avrà un tennis spumeggiante. Certo, non è fescion (e non vuole esserlo), non è bella, anzi somiglia a un topolino. Nemmeno il grugnito (mediocre) esalta i feticisti del rantolo sciarapovesco. Resta però tennista tenace, completa, che bada alla sostanza, coriacea, esaltazione della normalità. Viva Simona.

Sloane Stephens 7. La statua d'ebano si esalta negli slam, ove si concede completamente. Il resto sembra non interessarla. Resta fortissima, ma questa volta le manca il rush finale. Avanti un set e un break smette di spingere sperando l'altra si arrenda, e finisce per rimetterla in vita.

Garbine Muguruza 6. Nitrisce, paonazza, ma proprio non riesce a sfondare Halep in semifinale, che rintuzza colpo su colpo, come un diavoletto della Tasmania. Mezzo punto in più per aver piallato Sharapova.

Madison Keys 6,5. Madison Rabbit ancora stoppata dalla connazionale Stephens. La terra non è il suo habitat, prevedo sfracelli a Wimbledon.

Serena Williams 6. Ha 37 anni, ha partorito pochi mesi fa il tennis ormai è un hobby piacevole, da alternare a party mindani, royal wedding, pubblicità, eventi e chi più ne ha. Batte tre buone tenniste (Barty, Georges e l'altra Pliskova, non le ultime arrivate). Senza l'acciacco che la costringe al ritiro avrebbe vinto o ci sarebbe andata vicina. Una che ha 37 anni, ha partorito...

Maria Sharapova 5,5. Commovente il suo tentativo di non arrendersi all'evidenza e cercare un ultimo spunto, come il McEnroe decadente (blasfemia per cui brucerò negli inferi). Ad ogni modo, sembra urlare bene, l'ugola è in palla. La migliore Masha post Meldonium, quella ammirata tra Roma e Parigi: tre games da Muguruza.

Camila Giorgi 6. Perde da Stephens 8-6 al terzo. Questo titolo quindi è anche suo. La vedo vincitrice a Wimbledon, giocando servizio e volèe, mentre il babbo (sfuggito alla sicurezza e arrampicatosi nel royal box) prova ad alzare la gonna della centonovenne regina madre.

Yulia Putintseva 6,5. La figlia di Satana. Miracolata dal suicidio di una cinese (non ricordo il nome, ma è quella sinuosa), questa ucraina gnappa con la faccia da rana, arriva ai quarti. L'ottavo con Strycova è da v.m. 18. Smoccoli, lift, back, piagnistei, bestemmioni. Mi attrae, come un film horror d'autore.

sabato 26 maggio 2018

IL FANTOCCIO TAROCCO




Gli 80 giorni più ridicoli della Repubblica italiana hanno un epilogo coerente. Il governo nazigrillino del cambiamento, parto dell'anticostituzionale contratto, vede l'incarico a Premier di (tale) Giuseppe Conte. Un (aspirante) tecnico "non eletto dal popolo", membro della élite salottista e clericale romana, così guitto arrampicatore sociale da taroccare il curriculum con mirabolanti specializzazioni estere, che non paga le tasse e sostienitore del metodo stamina. L'uomo giusto. Perfetto. Un film a quattro mani di Risi e Monicelli non avrebbe saputo inventare una figura più triste, comica e patetica al tempo stesso, come guida di un paese alla deriva.
Anni a sfracellarci i coglioni con belluini ragli "basta premier non eletti dal popoloooo!!11!" e ora lo propongono loro un tipo che non ha votato nessuno. Ma, attenzione. C'è una svolta epocale, nella padana grulleide. Non è certo scoprire che il Premier non viene eletto dal popolo, ma nominato dal Presidente della Repubblica. No, questa è una faccenda obsoleta, stantia. Nella nuova Costituzione Peppa si fa un triplo salto in avanti. Si riscrive la democrazia indiretta delle stelle padane: il Premier è nominato da Salvini e Di Maio e il PdR deve prenderne atto. E, se lo hanno scelto Di Maio e Salvini, significa che ha ricevuto 11 milioni di voti, spiega Giggino. Anzi, 17 milioni, lo corregge l'arguto Toninelli.
Vi è chiaro ora, di come quelli che difesero la Costituzione dalla riforma eversiva del ducetto di Rignano lo fecero per poterne poi fare carta da culo?
La nuova carta costituzionale on line (scottex+prima pagina del Fatto+articolo di Scanzi sui piedi della Boschi+pagina Facebook di Di battista), nei giorni dell'eversivo contratto, ha vibrato di indignazione. Velate minacce fascio mafiose a Mattarella piovono dalla Dibbas Family col fez. "Occhio Mattarella, fai quello che devi fare e non avrai scocciature". Provate a pensare un solo istante se simili bestiali minacce le avesse fatte anni fa un bullo della squadra Berlusconiana. 1476 procure avrebbero aperto fascicoli. Interrogazioni parlamentari a pioggia. Berlusconi arrestato di notte durante un bunga bunga e forse giustiziato all'alba da Travaglio vestito da boia  Le parole del Dibba invece, sono viste dalla stampa come giovanili estrosità di un ragazzo di sinistra. Tutti le ascoltano in estasi. Mentana in sollucchero: "È evidente come abbiano ormai un profilo istituzionale".
Va bene, sarà anche stato eletto dal popolo, questo Conte, ma non ha alcuna esperienza politica. Come la mettiamo? Il min-culgrinzoso-pop in pectore del nazigrullismo Travaglio sbuffa, seccato. "Ha la stessa esperienza di Monti o Ciampi". Silenzio attonito. Anche nei manicomi ormai lo hanno capito: va assecondato.
Di Maio, raggiante, tuona ai microfoni: "È giunto il momento che si venghi assunti solo grazie allo curriculum e non per le amicizie che si tengono", disse il semi analfabeta steward fuoricorso che voleva governare il paese e farà il ministro del lavoro. E in effetti, non sarà politico, ma almeno tecnico lo è questo Conte, no? Uno che ha i titoli. Nemmeno mezz'ora e iniziano a fioccare prese di distanza: alla NY University non lo hanno mai visto. Alla Sorbona con quel nome hanno avuto solo un lava cessi boliviano, a Malta non risulta, a Cambridge nemmeno tra i bidelli. Si iniziano a rincorrere voci allarmanti. Forse non si chiama nemmeno Conte, ed ha cambiato nome per sfuggire al fisco. Qualcuno teme che non abbia nemmeno la terza media. Lui fa un fantozziano sorriso tragico e ammette: a Cambridge andai a trovare la mia ragazza che faceva un corso. E come fai a dirgli qualcosa? In un colloquio come vice apprendista venditore di mangimi per cani, se tarocchi il curriculum verresti cacciato a pedate, qui no: sei perfetto per fare il Premier. Sul Fatto, dopo aver preteso dimissioni e arresti coatti per ministri rei d'aver copiato due righi della tesi, sbottano: accanimento eccessivo. Non conviene sottolineare nemmeno il fatto che il neopremier non pagasse le tasse. Atto rivoluzionario verso gabelle ingiuste. O rimarcare il suo sostegno alla bontà del metodo Stamina. Da un governo d'ispirazione no vax e pronto a ridiscutere l'obbligatorietà dei vaccini, vi aspettavate altro? È tutto coerente, per una volta.  "Non sanno più cosa inventarsi" (gli altri, eh), sorride Di Maio. "Hanno paura del cambiamento", conclude, mentre dagli studi di Mentana si odono mugolii, orgasmi ed erezioni barzotte a mai finire. Con questa stampa, il suicida governo nazipadano potrà durare a lungo. Almeno fino allo schianto.
All'estero ci ridono dietro. Una triste e pericolosa barzelletta. Populisti, ignoranti, xenofobi, oscurantisti, complottisti, contrari alle scienze e incapaci, hanno preso il potere. Occupato le poltrone del comando e dato quella di Premier a un fantoccio prestanome sconosciuto e dal curriculum farlocco. Un avvocato buono a curare i possedumenti degli assistiti.
Intanto, ancora non si è insediato e si vedono già i frutti del Governo del cambiamento. Un esecutivo che proteggerà i risparmiatori, finalmente: grazie alle dichiarazioni del luminare Borghi, Mps perde miliardi. Lo spread alle stelle sfonda i 200. Borse a picco, miliardi in fumo. In pochi giorni di non governo, perso tutto quello faticosamente guadagnato in 5anni. Ma i risparmiatori ne godranno gran vantaggi, nei bar, rassicura il Dibba. Solo che i bar non ci saranno più. Meglio.
Conte dichiara di voler essere l'avvocato degli italiani, non si sa di cosa e da chi imputati in questo strambo tribunale del popolo. Per fortuna ci sarà un'opposiziobe spietata: Stampa italica in estasi. Pernacchie dall'estero. Berlusconi farà di tutto perché il patto salva aziende non venga infranto, il Pd farà opposizione durissima e senza sconti, a Renzi. E Renzi promette di voler essere parte civile in questo processo, per vigilare che mantengano le meravigliose promesse (deportazioni di massa, fuori dall'euro, flat tax di cittadinanza, no vaccini, zero provvedimenti per il sud, cultura morta, etc...).
Per il resto, stiamo già tutti meglio.

mercoledì 16 maggio 2018

ITALIA TRA WEIMAR E PAPEROPOLI


Se voti con la pancia, il minimo che puoi aspettarti è un governo di merda fumante. Malgrado dotte analisi di giornalisti mignotte col borsello (o semplicemente coglioni), era sin troppo facile prevedere che il populismo fascio grillino in salsa padana avrebbe trionfato alle elezioni. Altrettanto prevedibile che provassero a governare insieme. E che, tali e tante sono le aberrazioni contenute nel loro contratto di governo e l'incapacità conclamata dei protagonisti, non è detto ce la facciano.
Meno prevedibile era la penosa, in sfregio a qualsiasi senso del ridicolo, sceneggiata propinataci dai due scemo+scemo aspiranti statisti nei quasi tre mesi post elettorali. In particolare dal Churchill di Pomigliano. Lo stewart fuoricorso telecomandato convinto di "scrivere la storia". Comiche per cui siamo messi alla berlina dal mondo intero.
Riassumo ai distratti.
Il m5s trionfa alle elezioni promettendo tutto e il contrario di tutto, con metodi fascisti, orgogliosamente antidemocratici. Vincono urlando che avrebbero distrutto i partiti, aperto il parlamento come una scatoletta di tonno, vomitano che non avrebbero mai fatto alleanze con i partiti colpevoli della distruzione dell'Italia. Mai con la Lega del razzista Salvini, lui e Le Pen sono il pericolo, diceva il giggino gnappo ai giornalisti europei. Mai col pregiudicato Berlusconi. Mai col Pd dei ladri mafiosi, di cui avrebbero smantellato ogni legge una volta al potere.
Il prode Di Maio, autonominatosi premier e con lista dei ministri consegnata a un corazziere del Colle prima delle elezioni, si accorge invece di non aver vinto. Prova a sedurre Salvini, purché faccia fuori il suo delinquente alleato e lo sostenga come Premier. Che altrimenti, con velata minaccia mafiosa, ha in canna una bella legge sul conflitto d'interessi. Sulla Casaleggio srl che intasca 300 euro da ogni deputato grillino e Casaleggio piombato a Montecitorio per dire alla plebe che indirà votazioni sulla sua piattaforma in sfregio della Costituzione? No, di Berlusconi, che non lo fa diventare Premier. Salvini non accetta, e allora con lui ha chiuso. Venti di guerra in Siria? Per tranquillizzare l'Europa, da antieuropei e anti Nato, diventano eutropeisti e sostenitori dell'alleanza atlantica. Che ci vuole, basta un click on line e cancellare nottetempo il programma votato dagli iscritti sulla piattaforma. Occhieggia al Pd, se derenzizzato. Poi ok, va bene anche Renzi, perché il Pd ha fatto bene e ha molti punti in comune con loro. Qualche balordo in seno al Pd, pur di far fuori il mostro di Firenze, era ben disposto a vendere partito e paese alla Casaleggio associati. L'intervento di Renzi e il voto contrario in direzione, bloccano l'obbrobrioso patto. E allora che fa Ercolino fuoricorso? Nel solito italiano da scuola dell'obbligo non superata, lancia anatemi da ventennio: traditori del popolo, il Pd la pagheranno, minaccia dicendo di aver incontrato pezzi di stato a conoscenza di cose gravissime assai, dice che se la volontà popolare non sarà rispettata (lui Papa Re in nome del Popolo) penseranno a misure alternative alla democrazia diretta (una marcia su Roma, colpo di stato o voto su Facebok?). Pensi che il giorno dopo vadano ad arrestarlo o rinchiuderlo in un cim, che almeno qualcuno si indigni. Zagrebelsky, costituzionalista in odor di PdR su candidatura di Travaglio, non si fa pregare: non è eversivo il M5s, ma Renzi che non vuole fare il governo con chi lo ha battuto alle elezioni promettendo di cancellare tutte le sue leggi.
Indomabile, la mattina dopo Gigino è dietro la porta di Salvini. Ok, va bene anche Berlusconi, basta che dia solo un appoggio esterno. Un colpetto e basta. Al limite una sbirciata voyeur. Va bene anche l'astensione benevola. Giura che mai ha messo veti su Berlusconi. Mai pensato a leggi sul conflitto d'interessi (che anzi, Mediaset è una risorsa del paese), rinuncia (a parole) a fare il Premier, basta che si prenda il potere.
Ecco dunque la trattativa tra Berlusconi e i casaleggesi. Lampo e proficua. Il Cavaliere tratta la resa, ma è una gran bella resa. Praticamente tiene entrambi i ragazzotti minorati per i coglioni. "Li faccio schiantare quando voglio", pare abbia confidato ai fedelissimi. Libera Salvini: ok, andate a giocare a fare il governo. E, il giorno dopo, magia: riabilitato.
Non male questo governo di sinistra e del cambiamento, fatto assieme a Salvini, col battesimo di Berlusconi e dopo essere stati rifiutati da Renzi. Bellissimo. È la rivoluzione.
Si arriva agli ultimi giorni. Dove la farsa raggiunge picchi inimmaginabili. Salvini e Di Maio attorno a un tavolo per scrivere un contratto di governo brasileiro giallo-verde. Con loro, le delegazioni. Un concentrato di ridicolo e deliri nazifascisti degni di una Weimar a Paperopoli. Tra i verdi padani l'esperienza del costituzionalista Calderoli, padre del porcellum (chiamato così in modo autocompiaciuto tale era la porcata congegnata), messosi in luce anche per la dura opposizione al ministro Kyenge, perché somigliava a un orango. Poi l'economista illuminato Borghi, a spalleggiare il padre della Flat tax Siri, dal curriculum sontuoso (perché i grillini trattano solo con gente onesta, e competente): due società in paradisi fiscali, socio indagato a Reggio Calabria, condanna per bancarotta fraudolenta. Chi meglio di lui per provarci con l'Italia?
Tra i gialli stellati, da destra a sinistra: Rocco Casalino, ex gf poi lanciato da Lele Mora e filosofo pensatore di rilievo: i poveri hanno un odore diverso dai ricchi. Poi Toninelli, col ceruleo sguardo fiero di chi ha fatto una scorreggia in ascensore. Il fautore di una creativa flat tax per i poveri e del furto vantaggioso per il derubato. A suo modo un genio che non sarebbe in grado nemmeno di trovarsi il cazzo nelle mutande. Poi il guardasigilli in pectore Bonafede, tenace no vax con lo sguardo vispo di chi passa le notti su youporn.
Che menti. Una tavola rotonda che esonda neuroni. Tutti pronti e infaticabili, per dare un governo al Paese, sotto la guida dei loro capi supremi: Salvini smanicato e Di Maio sorseggiante coca cola col cipiglio da capo di stato.
Sono giorni di lavoro intenso, estenuante, da universitari fuoricorso intenti a studiare di notte per passare un esame. Che va bene anche 18, sig. Mattarella, ci facci governare.
Giggino e Matteo si sgolano per ripetere che non stanno pensando alle poltrone ma ai contenuti. Un mantra così ossessivo e non richiesto che uno pensa al contrario: si stanno spartendo in modo osceno le 300 nomine.
Quale razza di sgorbio pronto a farci andare in bancarotta alla velocità della luce partoriranno? Si può solo intuire. Non hanno un candidato premier. Ma il (presta) nome di questo stato di polizia ruttante conta poco. Tremonti, Sapelli, Conte. Al limite Fusaro, Povia o il suo sosia meno dotato Scanzi. Tutti nomi sapientemente bruciati dal fantozzino di Pomigliano, che quella poltrona la vuole per sé. Arrivano alle consultazioni senza il nome. Ma il programma è una bomba. Si scrive la storia. Dateci altre 24 ore. Chiedono tempo a Mattarella, che ha pazienza da vendere. Del resto i tedeschi ci hanno impiegato sei mesi. E sono tedeschi. L'aspirante premier fuoricorso fa sapere che, una volta concluso, il contratto dovrà essere approvato dagli adepti in rete. Come se con le elezioni non si fossero già fatti giudicare. Insomma, un voto anticostituzionale per un contratto anticostituzionale, da parte di una setta che in conflitto di interessi, decide le sorti del paese. Sembra fantascienza. All'estero, almeno. Qui sono solo ragazzi, scavezzacollo.
Ma cosa ci sarà in quelle striminzite pagine di contratto eversivo, di così delirante, da spingere Mattarella a farli tornare al prossimo appello?
Qualcosa che potrebbe far ridere, ma invece fa piangere e dovrebbe indurr gli elettori dei due cialtroni ad autosospendersi il diritto di voto. E di fare figli.
Cosa dice la bozza di questo contratto? Roba da gelare il sangue nei polsi. Una raccapricciante sequela di aberrazioni politico-economiche che sembrano scritte da Peppa Pig ubriaca aggregata ai fascisti su Marte. Un mix di cialtronaggine, suicidio economico e disposizioni da regime fascista. Norme da stato di polizia. L'Ungheria di Orban in confronto è una democrazia illuminata. Manca solo l'invasione della polonia e un decreto salva peti in ascensore.
- Un incostituzionale ed eversivo Comitato di Conciliazione littorio, eversivo organo parallelo al consiglio dei ministri.
- Disposizioni per uscire dall'euro
- Flat tax con doppia aliquota
- Non un sillabo per il sud
- Respingimenti e 500 mila rimpatri
- Condoni come piovesse
- Cessazione delle sanzioni alla Russia
- Vincolo di mandato. L'ultimo fu quello del duce. Non più  parlamentari della Repubblica, ma di partito. Un cadeaux, cioccolatino per i tanti, esimi, costituzionalisti e patrioti a difesa della carta costituzionale, preoccupati per la deriva antidemocratica degli ultimi governi.
- (dulcis in fundo) la cancellazione del debito italiano di 250 miliardi presso la Bce. Che 300 pareva cafone.
- A margine, gli 80euro vanno bene. Il jobs act è ottimo. Confermati anche i vaucher, quelli che in campagna elettorale consideravano strumento di schiavismo. Ablozione del Cnel, dopo il furente No al referendum renziano, diminuzione dei parlamentari (che abolire il Senato faceva troppo giglio magico).
Penso che possa bastare.
Reazioni?
C'è viva preoccupazione nel Pd. Martina sgomento. E pensare che voleva sedercisi a un tavolo (di manicomio). A Liberi e Uguali il giorno dopo le elezioni si erano detti disposti a un governo di sinistra (vera, con cui superare il renzismo di destra) ora parlano di governo di destra, la più estrema della storia.
Costituzionalisti ed economisti cadono dal pero. Flores D'Arcais, Zagrebelsky e quella rancida ricotta di sinistra per anni ultras dei fascisti buffi contro il demonio fiorentino, pericolo per la democrazia con la sua riforma costituzionale, ora vedono i loro pupilli usarla come carta da culo, la costituzione più bella del mondo. Il populismo - chiosano affranti - sfocia nella destra eversiva. Ma è colpa dell'irresponsabile Renzi che non ci si è alleato.
Giornalisti (tutti, tranne qualcuno), reduci da anni di instancabile, mai visto, massacro al Pd e a Renzi, ora scoprono, folgorati sulla via di Damasco, che M5s e Lega sono pericolosi. Che Di Maio e Salvini sono due irresponsabili cialtroni. Non cialtroni, ma consapevoli criminali quelli che hanno nutrito la loro ascesa. Ospitati senza contraddittorio. Ascotati in estasi mistica proferire le immonde porcate che ora, che han deciso di attuarle, scoprono essere pericolose. Evviva. Uno per tutti: con faccia da culo impagabile, Floris ha capito che se Salvini e Di Maio manterranno quello che dicono, l'Italia andrà in bancarotta.
Poi ci sono anche gli intellettuali. L'intellighenzia di sinistra che si è buttata a volo di gabbiano sui 5stelle. Da Santamaria a Amendola, la Mannoia, Laura Morante. Tutti delusi. Già me li vedo, quando il governo fascio leghista proverà a eliminare le conquiste civili ottenute dal governo Gentiloni (troppo di destra, bontà loro), scendere in piazza e protestare. Resistenza, compagni. Ma lo leggevano quello che proponeva Grillo? Tutti convinti che i 5stelle fossero di sinistra e che potessero spingere il Pd a sinistra. No, procede garrulo a braccetto con la Lega verso la logica destra più trucida. Evviva loro. Del resto si sa, il problema dell'intellighenzia di sinistra è che è demenzia di destra. Tale Marescotti, un attore, si dice deluso. Pensava fossero di sinistra. Certo però, potrebbe digerire anche Salvini se solo facessero una legge sul conflitto di interessi. Tornerebbero sinistra vera se giustizziassero Berlusconi. Ancora di più spedendo Renzi al confino.
Ultimi ma non ultimi gli elettori stellati. La maggioranza sono felici. Son fasci, del resto. Poi ci sono i 5stelle di sinistra (alcuni anche capaci di intendere e volere). Ne conosco uno, povero diavolo. Ha votato M5s perché stanco della politica attuale, affinché ci fosse legalità, meritocrazia, lui laureato precario. Voleva che questa forza politica governasse da sola, senza inciuci di palazzo, spartizioni di poltrone. Mai più governi terzi "non eletti" e rispetto della Costituzione. Basta Berlusconi col conflitto d'interessi. Via il destro Renzi, che voleva stravolgere la Costituzione. Ribrezzo per il razzista xenofobo Salvini.
Beh, ho pensato a lui ora. Ha come candidato premier uno stewart semi analfabeta, rischia di trovarsi al goverrno con Salvini, in un movimento setta nel quale Casaleggio in conflitto di interessi fa a brandelli la costituzione e con un Premier terzo (non eletto dal Popppolo), dopo inciuci, sotterfugi e trattative per spartirsi le poltrone che manco gli squali affamati. E che ci porterà dritti al fallimento. Roba che quello greco al confronto sembrerà un party. Che dire, auguri. Pensare prima di votare di pancia, può essere utile ad evitare di essere sommersi dalla merda.


martedì 24 aprile 2018

IL GIGGINO PREMIER







Ma quanto è tragico il balletto degli antinciuci, anticasta, anti poltrone, che pur di diventare casta e sedersi sulla poltrona, si affannano con vista annebbiata e salivazione azzerata nel patetico tentativo di inciuciare con tutti, senza riuscirci nemmeno, essendo totalmente cretini? Tanto. Impagabile, direi.
Giggino Di Maio vuole governare. Fortissimamente governare. Se solo sapesse cosa si intende per Governo. Presto sarà istituito il premio "Giggino Premier", che andrà a sostituire il "nanetto d'oro" di arboriana memoria. Eccolo sorridente innanzi al Presidente Mattarella, persona che "stima molto, di grande equilibrio". "Perché non lo avete votato due anni fa allora?", chiede un avventuriero. "Non lo conoscevamo". Ci sta, uno mica può sapere tutto. Le uniche notizie trovate erano quelle di Travaglio, per cui Mattarella era fratello di uno ammazzato dalla mafia e, come tale, mica poi tanto santo. Eh, già.
"Caro Matterello, avendo giunti primi in classifica io dovessi fare il Premier della Italia e indossare la maglia rosea, mica le chiacchiere.".
Il Presidente, con grande aplombe.
"Egregia, incommensurabile, testa di grandissima minchia, non hai vinto un beneamato cazzo. Contano le coalizioni e il centrodestra ha più voti di voi coglionazzi. Se invece di fare il cretinetti su Twitter avessi studiato la legge elettorale, la Costituzione, ora lo sapresti.".
"Quindi mo che faccio del mio 32%?".
"Ti ci pulisci il culo, coglionazzo, o fai un accordo. Quello che voi bestie ignoranti chiamate inciucio. Ah, un'ultima cosa, Pupazzi. Lo sapete quello che sta succedendo in Siria, sì? Che proponete, un referendum on line su ruzzle?".
"Vabbuo', ora provo a fare lo inciucio. Poi vediamo come fare con la guerra. Ma Assad è una brava persona che restituisce il vitalizio o è un farabutto che se lo tiene?".

Preso a calci da Mattarella, il funambolo di Pomigliano non può perdere tempo. Anche un minuto è prezioso. Finita l'era del "mai alleanze con altri partiti", inizia quello della "puttana" che la darebbe a tutti, ma proprio a tutti. Anche ai tre gatti morti di fica/poltrone di Liberi e Fessi che, non a caso, sono i primi ad accettare con bava alla bocca e moscio cazzo barzotto in mano, pronti per la copula da impotenti. Dopo il microonde di Bersani, Giggi apre poi il forno della Lega e trova Salvini tenuto a guinzaglio sadomaso da Berlusconi nudo. Va bene votare la berlusconiana più berlusconiana di Berlusconi Casellati come Presidente del Senato, ma come Premier no. Ardono dal desiderio di fare un governo con Salvini, ma con Berlusconi (di cui Salvini è sodale da un trentennio) giammai. Da delinquente si accetta un vigoroso appoggio esterno, ma al governo insieme no. Per convincere Salvini a mollare l'omino di Arcore, accetta (grazie a uno studio scientifico a quattro mani di Sibilia e Toninelli su wikipedia) la Flat tax, ma solo se progressiva e che tenga conto anche dei poveri. Come dire: sì a una legge sui matrimoni gay, ma solo se si sposeranno un uomo e una donna. Adottiamo un cane, ma solo se è un gatto. Sì allo Ius soli, ma solo se ne beneficeranno i cittadini italiani. Va bene il reddito di cittadinanza, ma solo se è dato a chi non è cittadini. Geni assoluti. Non si battono questi. E mandrie di giornalisti appostati pendono dalle loro labbra, senza un minimo sussulto, un liberatorio "ma che cazzo state a dì? L'Italia può andare nelle mani di questi totali cretini?". Travaglio non si sottrae e, tagliente, chiede all'autopriclamato premier se nella carbonara mette tutto l'uovo o solo il rosso.
Giggino però, è in gabbia. Salvini resta fedele a Berlusconi (divertito come un bimbo nel far saltare tutto) a cui, ormai incapace di intendere, riesce anche di dire l'unica cosa sensata degli ultimi trent'anni: "I cinque stelle non li prenderei nemmeno come lavacessi a Mediaset". Possiamo dargli torto? Prima d'essere miracolato con un pugno di voti on line, lo stewart di Pomigliano avrebbe visto il posto di lavacessi a Mediaset come un miracolo della Madonna. Ma il povero Di Maio è vittima anche del fuoco amico, col cavallino di riserva Dibba (fermo per un turno e impegnato a scrivere reportages da Antigua per il Fatto) che spara su Di Maio come un D'Alema (scemo però) su Veltroni.

Ercolino sempre in piedi però non si scoraggia. Quella poltrona deve essere sua, costi quel che costi. Come Pippo Franco che un tempo va nella curva della Roma e l'altro in quello della Lazio, ora prova col forno Pd, chiuso a doppia mandata, come uno stalker con la bava. Lega o con Pd, è uguale. Il programma? Come pensate di allearvi con partiti agli antipodi? Come conciliare il vostro programma con un altro che rappresenta tutto quello che avete combattuto e per cui gli elettori vi hanno votato? Qualcuno glielo dirà? Un eroico giornalista che non teme le (già attivissime) purghe casaleggesi, forse? No, la Gruber vuole sapere se devvero ama tanto la sua fidanzata.
Che problema sarà mai il programma, suvvia. Le elezioni sono finite, gli inganni pure. È tempo di mangiare, con Franza o Spagna purché se magna. "Il programma del M5s si può realizzare in trent'anni...(se sarete ancora vivi...)", dichiara la capagruppa. Il reddito di cittadinanza non si fa più, ci accontentiamo di quello di inclusione pidiota. Ve lo immaginate se Berlusconi il giorno dopo le elezioni avesse detto: "Il milione di posti di lavoro? era solo campagna elettorale. Ci vorranno almeno trent'anni, e poi quel Prodi lì ha lavorato bene eh, dobbiamo governare insieme...". Fucilato in Piazza Loreto. O ancora, immaginate se l'ominide di Rignano se ne fosse uscito con "Ma che ci avevate creduto agli 80 euro? oh grulli, era solo campagna elettorale...". No, il farabutto ha addirittuta mantenuto la promessa, e non gliel'hanno mica perdonata quest'infamia.

Giggino però è abilissimo. La sua evoluzione è graduale, non meno che rapida. Dal Pd male
assoluto passa a un dialogo col Pd derenzizzato, fino a spingersi al petting sfrenato ammettendo che governi Renzi e Gentiloni "hanno fatto molto bene". Ormai steso arriva al "Ci sono molti punti in comune col Pd (non è chiaro se li trovi nel "mafiosi" o "ladri")", fino alla resa "Renzi imprescindibile nel dialogo m5s-Pd". In piena crisi isterica, sarebbe pronto a votare Sì alla riforma costituzionale di Renzi, confermare Jobs Act, buona scuola, Italicum, tutto. In lacrime. Ancora qualche giorno e chiederà a Matteo Renzi di fare il Premier, proporrà babbo Tiziano Renzi Presidente della Repubblica, la Boschi ministra dell'economia, banca Etruria sede estiva del Governo.
Di fronte a queste cialtronesche ammissioni d'aver mentito in campagna elettorale, qualcuno potrebbe fargli notare come in qualsiasi paese un bugiardo non può fare il premier? Speranza vana. Tutti genuflessi, estasiati e sbrodolanti senza ritegno, celebrano questa come una svolta da statista del Giggino. Via invece allo sparo sul Pd. Perché si sa, non si sbaglia mai a impallinare il Pd. Quando governa per anni con una maggioranza risicata sono semi golpisti inciuciatori. Se perdono le elezioni e vogliono (per sbaglio) fare una cosa buona standosene all'opposizione, sono traditori della patria.

Di fronte a questo spettacolo penoso si potrebbe pensare ad u  calo di consensi del M5s. Che qualcuno ne abbia capito contraddizioni e incapacità nel formare anche un governo. Figurarsi governare. Ma che. Aumentano. Volano nei sondaggi. Un po' perché, bene o male, purché se ne parli. Conta solo l'esposizione mediatica. Un po' per l'effetto d'Urso: più raschi il fondo del barile, più fai ascolti. Qualcuno però nel Pd resiste ancora al corteggiamento. C'è allora bisogno di un'altra giravolta. Diventare di sinistra. Non è complicato. In fondo non sono né di destra né di sinistra, ma di merda. E la merda va bene con tutto. Non sono né fascisti né antifascisti, sono per l'uscita dall'euro, ma anche per un euro forte, vogliono uscire dall'Europa ma rimanendoci dentro, uscire dalla Nato ma (dopo modifica notte tempo del programma) restando fedeli all'alleanza atlantica, vogliono il reddito di cittadinanza ma pure una Flat tax andrebbe bene, lo strangolatore di Boston Renzi è il male assoluto da cancellare, ma anche "imprescindibile" in un governo 5stelle-Pd, sono contro le Ong ma bisogna salvare i poveri migranti, e così via. Non è certo una tragedia allora mettersi un mantello di sinistra. Urge però un nome nuovo, spendibile. Magari solleticando l'animo vendicativo di Renzi nell'appoggiarlo solo per il sadico gusto di vedere Di Maio fare le figura del pollo allo spiedo. Il nome è ovvio: Papa Francesco II Fico il neomelodico, che più di sinistra non si può: cammina a piedi, mica in jet (e pazienza se per il torpedone di sicurezza che si porta dietro si spenda più di un volo Roma-New York). È per dalla parte dei poveri, visita i senza tetto, parla come un carmelitano scalzo (submentale), porta una barba incolta che fa molto sinistra, suo nonno nel '72 votò una volta comunista.
Insomma, chi meglio di lui per stanare il Pd?
Che poi, essendo Pidioti, magari ci cascano davvero.


venerdì 30 marzo 2018

LA NUOVA DAVIS CUP: LA GRANDE SCHIFEZZA



McEnroe-Wilander, Davis Cup 1982

Una mattina, un miliardario pedatore basco, anziché dedicare le (immagino) sconfinate energie alla arci miliardaria compagna cantante dallo shekerato culo basso, si mette in testa di voler cambiare il tennis. Trasformare una delle più antiche e affascinanti competizioni a squadre in una settimanale baracconata da fast food tennistico con confronti tra sedici squadre, tre incontri due su tre, magari con lo short set, il deciding point e le pon pon all'intervallo.
Ok, sono rimpianti da vecchio rimbambito. Ci si è abituati al tiebreak, al tiebreak nel quinto set, alle finali degli attuali 1000 due set su tre. I soldi fanno tutto e quattro settimane l'anno di Davis Cup levano soldi e compensi a miliardari organizzatori e arcitrilionari top player con le anche usurate pronti ad accumulare altri soldi in tornei esibizione trilionari in medio oriente, ma qui si esagera. 
Ci si abitua a tutto, anche alla merda, ma che una partita epica come quella del video qui sopra, grazie alla devastante riforma della Coppa Davis, possa ridursi a un trascurabile 4/1 4/3, mi pare la pietra finale sulla tomba, miliardaria, del tennis. 


giovedì 29 marzo 2018

L'IMBECILLOCRAZIA



Un tempo la sinistra italiana, il giorno dopo, faceva puntigliosa analisi della sconfitta elettorale. Sviscerava i motivi pregnanti dell'ennesimo tracollo. Erano magnifici, eroici, straordinariamente epici, aiutati da una certa abitudine.
In fumose stanze, tra boccate di sigarette (rigorosamente nazionali senza filtro), un tipo brizzolato, con barba incolta da galeotto e dolcevita marrone sotto una giacca di velluto verde oliva, metteva un punto, con voce stentorea e rassegnata: "Compagni, la situazione è critica ma chiara. Dobbiamo lucidamente conchiudere che bisogna ricostruire il legame col popolo". "La piazza, dobbiamo ritrovare la piazza, puttana eva!", faceva eco un altro filosofo. "Ormai gli operai del nord votano Lega", sottolineava ancora.
In tempi più recenti, l'analisi si è fatta più netta. Quasi sempre, un settantenne con l'eskimo batteva i pugni sul tavolo: "Ma è chiaro, compagni! Contro le televisioni di Abbelluscone perderemo sempre!". Al grido "Ci vorrebbe una legge sul conflitto d'interessi" dichiarava chiusa la seduta, perché per cena c'erano le lasagne.
Ora, nella ormai celebrata terza repubblica, la sinistra perdente trova nuove risposte, in linea col progresso: "Compagni, vabbè amici, ma è chiaro, abbiamo sbagliato la strategia comunicativa sui social. Dobbiamo usare meglio l'instagràm, porca troia!!!". Applausi. La corrente Emiliano, col suo traboccante 10% alla primarie, si dichiara ostaggio della minoranza renziana (70%). Allora, cos'altro vuoi dire. Uno scappato notte tempo dalla barcarola renziana, non ha dubbi: "Colpa di quello lì. Basta con l'uomo solo al comando". Basta anche riunioni, congressi, obsolete primarie. Ci vuole un capo politico alla Di Maio, che nomina e può rimuovere presidenti, vice, capigruppo, sturacessi. Che ha diritto di espulsione (forse anche di vita o di morte) dei parlamentari chiamati a devolvere il loro stipendio a una srl, che i Dem potrebbero chiamare Democrasaleggia. Che può autoproclamarsi Premier, Imperatore o Papa. Che, in base allo statuto può anche essere rimosso, previo consenso del capo politico stesso (cioè da lui).
Poi, di colpo, arriva il lampo d'ispirazione. È ascrivibile al pur ottimo Ministro della Giustizia uscente, Orlando. In sintesi, il Pd ha perso perché ha peccato di sberleffo verso l'avversario. Errore fatale perculare Di Maio, pensare che uno stewart, universitario fuoricorso possa essere inadeguato alla guida del paese. Gli fanno eco altri personaggi appena scappati dal canile renziano: ora fanno lo stesso errore col neo Presidente della Camera Fico, novello carmelitano scalzo che si fa fotografare col saio in autobus (dopo che da onorevole prendeva il taxi), stoltamente irriso sol perché il suo cv comprende una tesi sui neomelodici e master/corso per disoccupati.
Non si fa. Secondo questa, per carità affascinante, teoria, entrambi rappresentano la fisica idea (di sinistra autentica) che chiunque possa farcela, realizzare il sogno dal basso. Lolli va modernizzato. "Che pure l'operaio vuole il figlio dottore" si trasforma all'occasione in "che pure un operaio vuole un figlio ignorante alla guida del paese". Che meraviglia.
E allora, la mirabilmente cogliona teoria supera a piè pari il trascurabile legame tra il diritto dato a tutti nel concorrere alla cosa pubblica, con la necessità di avere uno straccio di preparazione.
Niente, amici della grande sinistra, basta rimanere trincerati in un elitario snobismo fine a se stesso. Si deve seguire il vento del gentismo ignorante, considerarlo esempio. Plaudire estasiati alla mandria di pecore entrata in Parlamento che, per loro stessa ammissione, "faranno dei corsi di formazione e impareranno la costituzione".
Pensate che meraviglia farsi operare al cuore da un laureato in filosofia che nottetempo studierà su un tutorial youtube cos'è la aorta. O, ancor più emozionante, prendere un aereo pilotato da un ciabattino che ha studiato due giorni alla playstation come si pilotano gli aerei di carta.
È fantastico, il mondo dell'imbecillocrazia.
Pensate che bello se domani mi nominassero Presidente della Federazione giuoco calcio, dall'alto del mio Curriculum: laurea serale con tesi sulla parabola di Panenka e Redattore Capo di un diario sul tennis, il mio. Il paradiso. Tra un incapace come me e il lazzarone attuale, una competente via di mezzo sarebbe un triste demodè da seconda repubblica.

La svolta dunque è inchinarsi a gente impreparata che "ce l'ha fatta". Quel buffo tizio che pensa di rifiutare una promozione perché conscio di essere ancora inadeguato, diventerà uno "sfigato". Assisterete invece al fiorire di emeriti reucci dell'imbecillilocrazia. Gente che con la boria degli ignoranti miracolati da un consenso drogato confutano le teorie sui vaccini di scienziati con trentennale esperienza, perché loro lo hanno letto nell'internèt e ci hanno tanti followers. O Paragone che vorrebbe insegnare l'Economia a Padoan e Calenda. Un Pd moderno e derenzizzato, che chiameremo P5D, dovrebbe insomma fare proprio questo concetto di modernità, riavvicinarsi alla gente.
Magari non avranno centrato i motivi veri della recente debacle, ma seguendo questo schema hanno già scritto quelli della prossima: inseguire i grillini nella loro superba imbecillocrazia. E si sa, quelli ti portano sul loro campo e ti fottono con l'esperienza.

Intanto, off topic, procede ad ampie falcate la purificazione del Parlamento italiano, dopo anni di destra reazionaria piddino-verdiniana e partiti di governo antidemocratici: presidente del senato una per cui le unioni civili vanno abolite. Vicepresident: il fiero fascista La Russa, il compiaciuto razzista Calderoli, ed er monnezza Taverna "che c'ho gridato a quelli der piddì schifosi, mafiosi, merde, dovete morire...".
Visto che non si può abolire, proporrei l'aiuto di un asteroide.


domenica 25 marzo 2018

LA FAVOLA DI FEDRO: L'AVVINAZZATO, IL PIRITELLO E LA MUMMIA


Con l'elezione dei presidenti delle camere, il sospirato governo M5s/Lega è sul punto di decollare, magari portandosi dentro un appoggino camuffato della mummia. Anche con un'agilità insospettabile. Preparatevi, rimpiangerete non solo Gentiloni, ma anche Monti, Berlusconi, Forlani e Nerone.
È una meravigliosa fiaba. Avvincente e a lieto fine.
Su una motovedetta, navigano due bambini con deficit mentale. Salutano gioiosi gli elettori che li vogliono al governo. Uno, macrocefalo, distribuisce redditi ai cenciosi coi soldi del monopoli. L'altro, rutta dopo aver ingollato un negroni a stomaco vuoto e, imbracciando una schioppetta ad acqua, spara ai migranti a mare. "Pum, pum, pum!". Garruli, veleggiano verso Tripoli. "Ecco la Europa, dobbiamo invaderla. Arrendeveti, siete circondati, affamatori sorosiani del popolo italiano!". E, assieme, sparano "pum, pum, pum!", tra le urla eccitate degli italiani emozionati da cotanto ardore patriottico. Poi ecco spuntare dal mare una mummia. "È ancora vivo, ma non è negro, facciamolo salire!", fa l'avvinazzato padano. È un ottuagenario imprenditore brianzolo con pochi capelli, in fin di vita. Ormai fuori di melone, ha rischiato di annegare inseguendo due pesci palla scambiati per spogliarelliste moldave.
I due subumani però, tra occhiate lenguide ed emoticon cuorate, debbono fare il governo del paese. In alto mare, discutono delle poltrone, i presidenti di Camera e Senato, trovano qualche convergenza parallela. Non  è cosa facile. Uno anela ancora il Parlamento della Padania con sede a Brugherio. L'altro non sa nemmeno cosa siano, ste camere. Pensa a due stanze nella villa di Peppe Grillo. Non riuscendo a mettersi d'accordo sui nomi, l'avvinazzato ha un lampo: "Facciami partecipare anche la mummia. È un povero vecchio, ma è saggio assai.". "Vabbuò - fa il piritello macrocefalo - abbasta che restituischi lo vitalizio, noi siamo contro la casta".
Via allora a una girandola di nomi. Il piritello non transige: alla camera vuole uno dei migliori profili 5stelle. Uno che è addirittura laureato con tesi sui neomelodici italiani e, avendo financo frequentato un corso di formazione per disoccupati spacciato per Master, deve metterlo a frutto trovando un lavoro serio. Tale Fico. Il vecchio si sveglia di colpo: "qualcuno ha detto fica??? Va beeeeeeene, facciamola salire!". Fatto, anche il nordico annuisce. Resta la Camera. "Tocca  a noi questa, ragazzino!". Giggino, schivo, acconsente.
"Che bello, stiamo facendo pure noi lo inciucio per prenderci le poltrone? Sto emozionato. Ha nasciuta la terza repubblica della trasparenzia honesta!".
Il primo abboccamento è Romani. È un saggio argentato berlusconiano, nemmeno troppo talebano e fascio. Giggino storce il labbro e con eleoquio ciceroniano: "None! nel 1969 copiasse il tema d'italiano! Noi vorrebbimo persone onesti! È lagggente che ce lo chiedesse, chiedessette...insomma hai capito!". Il padano rutta e propone la Bernini, facendo l'occhietto all'ottuagenario erotomane, come si fa a un tavolo di poker. Quella si defila e si arriva allo stallo.
"Quando si scopa qui?" Si lamenta impaziente Tutankhamon, iniziando a levarsi le bende. L'empasse è superato solo trovando un nome senza macchia: la Casellati. Giggino non sa chi sia, ma per darsi un tono e, scongiurare il pericolo di perdere le poltrone, annuisce. "E vadi per lei. Mi parerebbe un alto profiterol stutuizionale!".
La mummia intanto, si è levata tutte le bende e, abbracciando il fedele alleato padano, squilla incredibilmente lucido: "Evviva! Ghedini non mi bastava, ecco al Senato la bravissima Casellati. Ha un curriculum eccezionale! Sottosegretaria al tempo del lodo Alfano, in prima linea nella marcia in mio favore dopo il processo fango Ruby. Ed è uscita anche a testa alta da quella polemicuccia dei forcaioli grillimo sull'assunzione di sua figlia a portaborse! Siamo il quarto partito, ai minimi storici, ma abbiamo la seconda carica dello stato dei nostri! E per giunta una più berlusconiana di me! Evviva la figa! Ora possiamo scopare?".
Qui il macrocefalo ha un mancamento. "Ma questo è lo psiconano pregiudicato. Il mafioso piduista pdimenoelle che dovevamo cacciare per sempre. E mo gli diamo pure la presidente del senato corrotta, che ci faceva le leggi ad personam al nano? Che figura di merda ci facessimo ora coi cittadini elettori nostri?".
Il padano, ormai sbronzo marcio di negroni e grappa, stappa una magnum di sciampagna: "E sorridi, coglionazzo, è la politica questa!". "Bevi, coglionazzo, bevi!", gli fa eco il satiriaco. "Ma come, santità, dopo questo inciucio mi da ancora del lei?". "Non ci pensare agli elettori, quelli sono umorali. Vanno e vengono. Poi, magari al nord qualcuno va col padano, qualcuno torna a noi! E adesso, bungabunga!!!".

Questa la cronaca fedele. Poi, si sa, i giornali han visto altre cose. Al Fatto, dopo trent'anni di antiberlusconismo, cinque di antirenzusconismo e antinciucio compulsivo, rischiano un suicidio collettivo come la setta di Manson a Bekersfield, uccisi dai propri gas intestinali. Travaglio è sedato. Sotto effetto di sostanze antiemorroidali, partorisce una lettura geniale: "Salvini e Di Maio hanno fatto il funerale a Berlusconi". Poi, in silenzio, l'hanno visto singhiozzare: "ho la faccia come il culo...". Un funerale coi fiocchi direi, quando come quarto partito (al 14%) ottieni come seconda carica dello stato una super pretoriana di Arcore. Pronti, prendono la palla al balzo gli altri: non l'hanno ucciso, ma è comunque uno schiaffo Berlusconi. Anzi, a Renzusconi (che quello bisogna mettercelo comunque). Questa cosa dello schiaffo ha una sua logica. Essendo Silvio affetto da bulimia sessuale è aperto a tutte le esperienze, compreso il sadomaso, quindi gli piacerà un mondo.
Ne esce bene anche Salvini che non rompe col padrone, infinocchia il ridicolo grullo in amore e, rinunciando alle presidenze delle camere, adesso pretenderà qualcosa nella scelta del premier. Altra partita, povero piritello.
Chi rischia di essersi bruciato è il M5s, che in dieci giorni ha sconfessato tutto quanto in cinque anni gli aveva fatto acquisire consensi. L'elettorato grillino è materiale organico eterogeneo, si sa. Basta analizzarli, avendo pelo sullo stomaco.
Una parte li vota perché sono contro il sistema, sbandieravano ai quattro venti verginità politica "mai alleanze con i partiti che hanno distrutto il paese, mai inciuci per spartirsi il potere, mai con la Lega dei diamanti, mai con Salvini e Berlusconi. Non era solo indecente lo psiconano, ma criminale anche chi si alleava con i fuoriusciti del partito dello psiconano, vedasi Verdini e Alfano. Non si transigeva. Ora eleggono, compatti, la sua badante legale a Presidente del senato.
Altri li hanno scelti perché onesti. Non occorre elencare la graniuola di avvisi di garanzia ricevuti. Nuovo di zecca c'è un neoeletto furbetto dello stipendio non restituito, che dichiara: il mio impegno a dimettermi? Carta da culo.
Altri, semplicemente, li han votati per il reddito di cittadinanza. Fatta la fila al Caf, hanno capito che è una cosa difficile. Forse tra 132, 133 anni...se ci arrivate vivi, ed evitate di vaccinarvi, è più probabile arrivarci.
C'è poi un'altra fetta dell'elettorato grillino, la mia preferita: i coglioni di sinistra, talmente cretini da non capire che sono di destra. Molti degli appartenenti a questa specie (cui dedicare capitolo a parte) negano di aver votato M5s. Altri fanno spallucce e, con non curanza: "massì, ho voluto dare un segnale". Certo, forte e chiaro: sono un coglione intero. Sono così di sinistra che il Pd faceva leggi di destra. Hanno Travaglio come Baluardo. L'antiberlusconismo come patologia mortale, adattata all'antirenzismo. Hanno avuto fugaci flirt con Di Pietro e Ingroia. Dopo i 5stelle potrebbero strizzare l'occhio ai forconi. Quando Bersani implorò pateticamente i 5stelle di appoggiare il suo governo, costoro si eccitarono per l'umiliante niet. Una vera sinistra fascista, finalmente. L'ex giudice antimafia Grasso e Boldrini (una specie di Che Guevara convinta che Guevara fosse donna e uccisa dal femminicidio), non andavano votati perché nomi non abbastanza di sinistra. Ora si ritrovano Fico e l'ultrà berlusconiana Casellati, che vorrebbe eliminare le unioni civili, e con quella smarrente sensazione di essere coglioni.
C'è infine lo zoccolo duro di destra. Per metodi, proposte, organizzazione interna, è chiaro come il M5s abbia calamitato i cuori di fasci sparsi. Ora però, a buffo braccetto di Salvini, rischiano di essere fagocitati. Perché alla fine preferiranno un fascio coerente ad uno incoerente.
Quindi, nel giro di qualche anno, spariranno, soffocati dai miasmi delle loro scorregge demagogiche, conchiudo la disamina.
Passata la sbornia, rifletto come in questa mostruosità d'eventuale governo, uno straccio di democrazia la rappresenterebbe solo Berlusconi. Pensa come siamo ridotti. E anche il discorso sull'elettorato eterogeneo 5s che sarà deluso, a mente lucida, fa acqua per un banale motivo: c'è un filo che lega tutti quanti i loro elettori in modo trasversale: l'idiozia assoluta".

lunedì 19 marzo 2018

IN MEMORY OF JANA NOVOTNA



Questa è la storia di una splendida tennista senza ambizioni, divorata dalla paura, che imparò ad avere un sogno.
Lo spelacchiato prato del centrale quel pomeriggio di luglio sembrava fatto per lei, esangue donnone dell'est dai tratti del viso austeri. Pallido sole sul suo volto terreo e zazzera bionda sospinta a rete da un refolo impercettibile. La ricordo perfettamente quella finale. Non era facile per Jana Novotna, venticinquenne ceca dal gradevole tennis d'attacco, scardinare Steffi la cannibale Graf, da anni feroce dominatrice delle scene. Eppure tiene botta, con l'unica tattica possibile. Attaccare, confondere i meccanici colpi a rimbalzo della tedesca. 

Il primo set è equilibrato, Giovanna si trascina al tie-break ma, come spesso le accade, zavorrata dall'emozione, cede sul più bello. Il film della finale sembra avere un esito scontato, in discesa per la favorita e con la consueta, inutilmente onorevole, resa della sfidante dell'est. Storia già vista. Un paio d'anni prima la ceca volleante aveva già mancato una finale, crollando alla distanza sotto i quadrumani colpi dell'urlante criceto serbo, Monica Seles.

Accade poi qualcosa di inatteso a scompaginare la banale sceneggiatura. Jana inizia a colpire libera, senza pressione. E senza quel divorante pensiero di dover vincere, diviene inarrestabile. Gioca benissimo al tennis. È perfetta per i prati. Qualsiasi sua foto è la plastica immagine in movimento della ricerca della rete, perennemente protesa in avanti, nel classico serve&volley, arte che già cominciava ad essere minoranza nella lenta trasformazione bruta subita da questo sport e di cui Steffi belle gambe pare essere trait d'union perfetto. 
Ora abbranca la rete quasi come una Martina destra, servizi a cercare compulsivamente e (solo all'apparenza di uno sprovveduto ragazzotto che iniziava a tirar inutili colpi al circolo) incomprensibilmente, sul letale dritto della Graf. La tedesca, micidiale nell'infierire spiattellandolo quasi dall'alto in basso, arrancava nel prepararlo in ribattuta o per contrastare uno slice basso. Specie su erba. Tutt'altro che una tennista da prati, Steffi, ma talmente superiore a tutte, da dominare anche lì. 
E vola Jana, martella forte sul dritto decapitato e chiude spumeggianti volée sull'inesistente rovescio della tedesca che, incapace di tirarlo coperto, prova anche tragicomici passanti in back. La sventurata, allibita, perde il tradizionale aplombe di Germania lasciandosi andare in smoccoli mai visti. 
La sfidante ceca domina il secondo set per 6/1, inizia anche il terzo con la stessa ispirazione tzigana. Scappa, avanti di break, poi di due. 

Mamma mia come gioca questa ceca smunta, quando ha la mente sgombra da pavide nuvolaglie. Serve sul 4-1, palla per il 5-1, servono solo cinque miserabili punti per il trionfo. Non è più questione di tennis, quello lo ha, lo avrà sempre. Serve solo l'istinto omicida, la predatrice che sentendo l'odore del sangue si esalta sempre di più e azzana la preda alla giugulare. Lei, invece, alla vista del sangue, sviene. Jana è pallida, divorata dalla tensione carogna: doppio fallo che è doloroso preludio di una delle più crudeli sconfitte mai viste. Sempre più terrea, avverte il fiato della resuscitata cannibale sul collo. Ha ancora un break di vantaggio, ma sul 4/3 piazza tre doppi falli in serie col braccio che ormai si ritrae. Vorrebbe non averlo quel braccio, non avere le gambe, la testa. Non essere più lì, sparire. "Sei troppo buona Jana", si sarà sentita ripetere da ragazzina. Ed è la cattiveria a distinguere una campionessa da una che gioca benissimo. Sono minuti tremendi, Novotna trattiene a stento le lacrime mentre cede il quinto gioco consecutivo a Steffi che alza, ancora una volta, le braccia al cielo.
Il resto, quello che accade durante la premiazione, è storia. Jana, in barba a cerimoniali e cazzate di plexiglass, scoppia in lacrime sulla spalla della Duchessa di Kent che, fottendosene anche lei a finti protocolli regali, la consola amichevolmente, un filo imbarazzata.

Rimarrà dunque una incompiuta, Jana Novotna, pensa l'imberbe spettatore. Vince quasi più slam lei di Steffi. Ma sono doppi però, dove fa valere le sue doti di attaccante. In singolo resta al vertice, arriverà al numero due al mondo, trionfa in altri 24 tornei, ma mai dello slam. Una storia che pare avere un epilogo scontato. Del resto è una ragazza dell'est con pochi sogni e nessuna ambizione, lo ha candidamente ammesso. O forse, un sogno adesso ce l'ha, anche se non lo dice: tornate sull'erba di Wimbledon e prendersi quel piatto maledetto. 
L'occasione si ripropone, quasi inattesa, quattro anni dopo. In finale impartisce una severa lazione alla bambina Hingis nel primo set, prima del proverbiale tracollo e terza finale slam ceduta in lotta. Marchio di fabbrica. Perché non puoi cambiare la storia, il destino di una loser, perdente nel midollo. Quasi, mai. Nessuno ormai si aspetta nulla dalla trentenne Jana nel 1998 e, proprio in quei casi, torna libera e si ricorda di avere un sogno: il piatto maledetto e le lacrime, stavolta di gioia, con la complice Duchessa: si prende la rivincita con Hingis in semifinale e nell'atto conclusivo regola la francese Tauziat. 
Perché questa era la storia di una splendida tennista senza ambizioni, divorata dalla paura, che imparò ad avere un sogno.


giovedì 15 marzo 2018

APPELLO ALLA RESPONSABILITA'



https://m.youtube.com/watch?t=51s&v=0MRtDM0xLuY

Guardi il tg e tutto sembra fiabescamente cambiato. Non ci sono più sbarchi di clandestini terroristi. I giornali pubblicano sondaggi sulla disoccupazione in calo, che quasi il reddito di cittadinanza non servirebbe più. Nella cronaca nessun omicidio di neri depezzatori o rom ubriachi al volante. Trascorrono quasi 48 ore senza Salvini ospite di un talk: miracolo! Non c'è più bisogno del terrore per alimentate la paura nelle urne.  
Poi ecco che lanciano un filmato. Un aziano signore brizzolato, con sguardo assente e barba pennellata, siede sulla sabbia in riva al mare. Crea castelli, scrive cifre, avanza maggioranze algoritmiche con l'animo sognante di un bambino (o vecchio rimba) che ha raggiunto il suo scopo: distruggere tutto, senza sapere cosa cazzo farsene dei voti. Poi cancella coi piedi, fa un balzelletto da pazzo e se ne va. Insomma, trovo qualche vaga somiglianza con Totò Baby, ormai stravolto dalla "maiurana", che in vestaglia danza sulla spiaggia.

Urge fare il punto della situazione a dieci giorni dal voto. Fioccano appelli di eminenti personalità politico circensi affinché chi ha straperso le elezioni favorisca il parto cesareo di un governo Di Maio. Che, responsabilmente, aiuti quel buffo signore anziano in spiaggia. Magari guidando un'ambulanza. Annunziata, Gomez, Travaglio, Muccino, Telese, Massimo D'alema Giannini, etc. Forse anche Rovazzi. Vibrante è l'appello di Orietta Berti dai salotti Rai, affinché aiutino quei ragazzi onesti a fare il governo. Poi è la volta di Pif, uno Sciascia contemporaneo: con la destra, Alfano e Verdini sì, si chiede retorico, e ora con questi ragazzi puliti e di sinistra no? Sarà, rifletto, ma con Alfano, Verdini (fors'anche con Belzebù) uno straccio di legge sulle unioni civili e sul fine vita il Pd l'ha fatta, mentre i puliti ragazzi di (scappellamento a) sinistra, la contestavano e uscivano (sdegnati) dall'aula. Persino il grande vecchio Scalfari, lucidissimo, ritiene ormai maturi i tempi per sdoganare Grillo. "Il Movimento - sussulta - è di sinistra". Poffore. Nuova, moderna. Quella, per intenderci, di chi vota contro la legge Fiano (dei Pidioti renzusconi di destrah) sul reato di propaganda fascista e nazifascista. Perché per loro, i meravigliosi ragazzi, non c'è differenza tra fascismo e antifascismo.

All'estero, intanto, sul New York Times (stampa minore), si fanno qualche domanda sul M5s e quella Casaleggio associati che assume dipendenti pagati coi soldi degli eletti, quindi di noi stronzi. Tutto normale, su queste sponde. Il problema è altro. Fanno le pulci al partito che ha perso le elezioni, in una sorta di stalking/vilipendio di cadavere della balena spiaggiata.
Sul Fatto iniziano a perdere la testa. Nessun finto dossier, titolone o intercettazione quotidiana sul criminale babbo Renzi che raccomanda al figlio di non scaccolarsi (chiaro messaggio piduista in codice), ma via a rutilanti sondaggi: il 59% degli elettori Pd vorrebbe un accordo col M5s. Il 73% vedrebbe bene Rocco Casalino nuovo segretario. Per non parlare dei talk targati La7Peppa. Con ostinazione e devozione, accerchiano in sei il malcapitato piddino, provando a convincerlo della necessità di un appoggio. Anche esterno, laterale o con scappellamento a destra. Responsabile. Per il bene del paese. Manca solo un mitra puntato alla tempia. Quello, che pure non brilla per acume, vacilla, gli gira la testa, ma non cede, arroccato sulle sue inconcepibili posizioni antidemocratiche. "Abbiamo perso le elezioni, stiamo all'opposizione. Governi chi ha vinto, se ne è capace". Eppure l'occasione, ai raffinati politologi in studio, appare ghiottissima. Come fate a rifiutare? Accettare di governare a braccetto con chi ha vinto le elezioni promettendo di smantellare tutto quello che avete fatto in cinque anni, magari accollarvi le colpe delle mancate promesse elettorali grazie alle quali vi hanno stracciati, dovrebbe essere non solo ovvio, ma doveroso. Irresponsabile non accettare. Mettono avanti i loro interessi a quelli della Italia. Zagrebelsky invia contributo in vhs. È una riforma costituzionale (di quelle buone, mica come quelle altre lì dell'aspirante dittatore) per cui chi esce sconfitto dalle elezioni, nel caso in cui non venga giustiziato in piazza come nemico del popolo, deve aiutare chi ha vinto e non ha i numeri. Insomma, il variegato fronte Rocky Horror Picture Show del No al Referendum per scongiurare il (terrificante) pericolo di contare qualcosa in Europa insieme a Francia e Germania, ora ha un po' timore che con Salvini-Di Maio si finisca peggio della Grecia. 

Nel Movimento c'è fermento. I neo eletti sbarcano a Roma con zainetto a tracolla, per acclamare Di Maio. Sono inesperti e debbono fare attenzione alle trappole dei giornalisti, li mette in guardia Casalino. Il Dibba, astutamente lasciato fermo per un turno, potrebbe avere un ruolo base: tutor dei nuovi eletti. Che non è facile la politica. Ci sono voluti 5 anni a Sibilia (uno dei 5 garanti eh, non l'ultimo arrivato) per capire come funzionano le cose. Posta un filmato che ha trovato su internet, sulla formazione del governo. Pare, addirittura, che spetti al PdR la nomina del Premier. E, udite udite, serve financo una maggioranza. Sgomento. Di Maio scalpita come un puledrino. Pronto anche un casting per trovargli una fidanzatina buona per tranquillizzare la Cei. Vuole governare. Tocca a lui. Niente governi tecnici o del presidente, fa sapere alla stampa straniera sgomenta. Proporrano il programma a tutti. E se nessuno accetta? Lui comunque sarà Premier, in base al ragolamento della Champions League. Un malcapitato cittadino, dopo una sbronza di grappa, ha un fugace attimo di lucidità: "Ma come, santità, mesi a dare dell'aspirante dittatore sudamericano a chi voleva un premio di maggioranza al 37% e noi adesso pretendiamo di governare col 32? Portato via a braccia e giustiziato all'alba (previa votazione nel blog).

Stallo invece nel centrodestra. Lega e FI dichiarano fedeltà al patto elettorale. Poi, diciamocelo, malgrado finti ammiccamenti, un governo Lega-5stelle appare impraticabile. Lo sanno anche loro, nell'intimo: un governo di soli demagocici irresponsabili buoni solo a ottenere consenso, oltre ad essere impresentabile in Europa, farci fallire, diverrebbe un suicidio politico: urge una parte responsabile a renderlo potabile e a cui scaricare colpe di scelte impopolari e promesse elettorali (ovviamente) non mantenute. Poi altre spine: il Premier. Ci vorrebbe un nome che vada bene ad entrambi. Qualcuno parla di Priebke, ma purtroppo è morto. Salvini intanto posta, nostalgico, foto dei ghiaccioli quando costavano 100 lire. Una summa del suo programma economico.
Inizio allora a convincermi anch'io della bontà di un governo 5stelle-Pd. In fondo non avevo capito la maturità acquisita dal M5s. Me ne convinco scorrendo qualche neo eletto. Gente comune. Un imbianchino. Un picchiatore fascista. Poi una professoressa simpatizzante di Mussolini, ferocemente no vax, vegana, anzi fruttariana. Convinta di sconfiggere il cancro con la frutta. Non tutta però, perché le arance (checché ne dicano le corporazioni massoniche dei fruttaroli) sono cancerogene. E poi ancora, strali per l'inconcepibile ragù della Parodi. Chi la fa stare in tv, il Bilderberg? Saviano e Boldrini sionisti, il false flag degli attentati di Parigi a cui avete abboccato. L'ammissione candida di far studiare ai suoi allievi le teorie economiche di (una prece alla sua anima) Salvo Mandarà. Quello di chip, scie chimiche, contrario a chemioterapia (che voleva curare il cancro con un limone o rapanello) e tanto altro d'inenarrabile ancora). Ecco, una così oltre ad essere a piede libero, insegna. Ed ora è una cittadina in parlamento, ove ci rappresenta. E, pare lampante, su posizioni che una moderna sinistra dovrebbe fare sue. Altro che Bonini, Cappati, Cirinnà. Mandarà è la stella polare.
Ma se analizzare gli eletti non basta, vediami il loro elettorato per capire quanto sia "macroscopicamente" vicino alla sinistra. Ad ampio spiraglio europeista. Basta scorrere commenti grillini a un articolo su Emma Bonino. L'afflato democratico è commovente.
"HAHAHA KE RIDERE! COSA VOLETE FARE OPPOSIZIONE. VI ABBIAMO CANCELLATI COL VOTO! ORA LA RESA DEI KONTI È VICINA!". "Non conti più un cazzo basta con questa finta cancerosa solo per mettersi i cappelli africani di merda". "2.3% avete preso. Vai a fare aborti con le pompe in Africa adesso". "Cosa vuole ancora sta vecchia di merda! Fanculo tu Soros e bildemberg! Massoni del caxxo!" "SPARISCI MUMMIA SCHIFOSA. VAI A SPACCIARE DROGA CHe SOLO QUELLO SAI FARE. CON L'EURO CI AVETE DiSTRUTTO LURIDI!", "Merde pidiote, bastardi mafiosi corrrotti avete perso e ora non volete farci governare? Ahahaha che odio sti pidioti alle prossime elezioni sparirete del tutto!!!". "L'hanno pure ripescata questa parassita! Portatela tra i migranti neri insieme alla Boldrini che gli piace".
Alcuni di questi, penso, potrebbero essere invitati a fare da tramite alle trattative Pd-M5s. I punti in comune ora paiono evidenti anche a me. Anzi, faccio un appello alla responsabilità anch'io.

martedì 6 marzo 2018

ELEZIONI. "POTEVA ANDARE ANCHE PEGGIO...". "NO"

La vignetta di Altan riassume tutto. Di queste elezioni non avevo capito un cazzo quando, improvvisa come l'annunzio dell'arcangelo Gabriele, mi appare la verità sotto forma di dialogo al bar. Un minus habens sbraita brandendo un giornale: "È finita per loro, finitaaaaa". Poi, sbocconcellando una iris alla ricotta, confessa come ora, grazie al reddito di cittadinanza, potrà comperarsi una casa. Magari in lire. Lui che è (era ormai) disoccupato. Si allontana, spippola frenetico sull'iphone X. Forse consulta il blog di Peppe, legge le notizie flash del Fatto, magari prenota una berlina fiammante a rate, fermamente convinto che dal prossimo mese prenderà 1680 euro senza fare nulla. Altro che gli 80 euro di Renzi, che per prenderli doveva addirittura trovarsi un lavoro.
Il barista, tra il serio ed il faceto, si interroga se non sia meglio licenziarsi da quel posto, perché col reddito di cittadinanza prenderebbe 300 euro in più. Un vecchio con la coppola fa spallucce. Ne ha viste tante lui. "Bah, vedremo. L'importante è che il Matteo giusto abolirà la legge Fornero, torneremo alla lira e ci libererà da quelli lì - indicando un questuante nero fuori dal locale - che fanno a pezzi le nostre donne".
Ecco, questo è il suffragio universale. Costoro hanno diritto al voto. Determinano il bene e il male di un paese. E sono a milioni (cit.). Improvviso, entra un venditore di accendini cingalese con una copia di Lercio Fatto Quotidiano in mano, strillando un titolo del loro mentore, punta di diamante dell'organo non ufficiale del 5stelle: "Travaglio: reddito di cittadinanza e abolizione della legge Fornero inattuabili. Costano troppo. Sottotitolo: ci avevate creduto massa di babbei?".
Il submentale di prima cerca di disdire l'acquisto della casa e dell'auto. Poi, quasi piangente: "Però poteva dircelo anche prima, Marchino, eh?". L'hanno visto buttarsi da un cavalcavia.

Ma, parabola a parte, dopo lo scorso pippone pre elettorale urge una mia rapida (promesso, ci provo), disamina a caldo del voto. Sarà l'ultima, promesso. Stravince come prevedibile il M5S, sopattutto al sud, la Lega fa il pieno al nord e prevale sull'alleato Forza Italia ormai alla canna del gas. Crollo verticale del Pd, peggio delle peggiori previsioni. Ma ci sono anche buone notizie. Nato per far perdere il Pd, a Liberi e Inutili non riesce nemmeno quello perché il Pd perde a prescindere da loro. La conferma di quello che sono: un rutto. Fuori dal parlamento lo sveglissimo Ciwati, Boldrini 4%, Grasso (quasi 6% a Palermo), Bersani col 4%. Re dei trombatissimi è D'Alema con eroico 5% nel suo feudo pugliese. Di buono c'è anche lo zero qualcosa di Casabau. I fasci hanno preferito il voto utile a Salvini e grulli.
Al sud quindi spopolano i 5stelle. 28 seggi su 28 in Sicilia. Come il Berlusconi boom. Allora ci furono urla e strepiti su presunte collusioni mafiose del mostro di Arcore. Oggi no, il perché è semplice: la mafia non esiste più. O meglio, si è arresa all'onestà. Vincente la carta reddito di cittadinanza in zone drammaticamente colpite dalla disoccupazione. Un tempo questi si rivolgevano alle mafie per avere un lavoro. Ora fanno tutto legalmente, votando un partito che gli promette uno stipendio senza fare nulla. Perdono sonoramente solo nel Lazio, dove l'elettore ha già testato il dannoso nulla Raggi. Al nord la fa da padrona la Lega grazie alla promessa di deportare oltre 100 mila immigrati. Berlusconi perde smalto, poco appeal le promesse di vaccini gratis ai cani e la pensione alle casalinghe. Il Pd non ha saputo tenere il passo con promesse altrettanto allettanti: la vita eterna, il reddito anche da morti o De Filippi ministra dello sviluppo. Non hanno avuto coraggio. Renzi si dimette. Lo farà dopo la nomina del nuovo governo, per impedire appoggi strani a stercaglie governative grilliste. Nemmeno questo va bene. Doveva riparare a Zanzibar, essere appeso in qualche piazzale loreto grillina, lascia intendere un tronfio Dibba, che col cipiglio da ducetto si esibisce in una performance (che per poco non gli valse l'accesso ad Amici anni fa, ohimè) a metà tra De Niro in Taxi Driver e Costantino Vitagliano in Troppo Belli.

Gli italiani, popolo meraviglioso, spaventati da Gentiloni e Renzi, hanno dunque consegnato il paese nelle mani di uno stewart fuori corso e di un fiero razzista.
Mattarella, se non fuggirà in qualche convento birmano notte tempo, ha l'arduo compito di nominare un premier tra Giggino e Salvini. Altre soluzioni, come governicchi tecnici e larghe coalizioni, porterebbero i grulli al 60% e Lega al 40 (perché gli altri, i normali, intanto sarebbero morti). Inevitabile, anche se metterà in ginocchio un paese che provava a rialzarsi, farli governare mettendone alla luce del sole, con la prova dei fatti, l'inettitudine. E quanto fossero bestialmente farlocche le loro promesse elettorali. È una malattia necessaria.

Giggino intanto fa passi da gigante. Letto un paio di pagine di Diritto Costituzionale per scuole medie, dichiara che "il presidente del Consiglio lo nomina il Presidente della Repubblica". Uau. Dopo cinque anni ha capito come funziona. Ma con chi la otterrebbe la maggioranza? Perché, oltre alla nomina del PdR, ci vuole pure una maggioranza. Già. Anche questo, ha appreso dal bignami notte tempo. Occorrono accordi con gli altri partiti. Quelli che fino a due ore prima definivano, sdegnati, "inciuci", accordi sottobanco ai danni degli elettori. Diamine, ora si chiamano accordi politici programmatici. Grasso e D'alema già porgono il culo grinzoso, ma i loro eletti non bastano nemmeno per uno scopone scientifico. Salvini sarebbe l'ideale, per convergenze di programma, ma il Premier di destra-centro (senza numeri nemmeno per cavarsi le pulci) lo vuole fare lui e dichiara fedeltà all'alleato minore Berlusconi. Unica che escludo è l'alleanza col Pd. Voglio dire, mai vedrei il M5s governare a braccetto con quelli che per anni hanno definito mafiosi-porci-corrotti-ladri-zombie-maiali-delinquenti-piduisti-stupratori di vecchine-merdacce-bestie-criminali-morti-nemici del popolo-assassini...etc (non posso ricordarmeli tutti). Penso sia solo colpa di una dose di pistacchi tagliati male quando leggo ammiccamenti del neo statista fuoricorso al Pd, pronto a promettere accordi sui presidenti della Camere. È tutto meraviglioso. Come fa a non appassionarvi la politica? È quasi più divertente dello scopare una capra.

Poi, d'improvviso, vedo il faccione vispo di Peter Gomez (fulgido direttore del Fatto-Lercio), che mi illumina: il M5s potrebbe chiedere l'appoggio al Pd. Anzi, è il Pd (sempre quello dei mafiosi-porci-corrotti-ladri-zombie-maiali-delinquenti-piduisti-stupratori di vecchine-merdacce-bestie-criminali-morti che cammiano-nemici del popolo-assassini...etc ) che dovrebbe offrire appoggio spontaneo al M5s che li ha battuti alle elezioni per attuare assieme un governo che cancelli tutto ciò che ha fatto il Pd in questi anni (vaccini compresi). E se Renzi (sempre lui, ancora lui, anche se non è premier da secoli, si è dimesso da segretario, gli sarà tolto il diritto di voto e parola, sarà emigrato all'estero o morto) rifiuterà, sarà un incosciente, colpevole del caos istituzionale o di un'alleanza 5stelle-Lega. E' chiaro come la colpa è stata, è e sarà comunque dell'omino di Rignano. Anche dei futuri, possibili, fallimentari, governi nazi-fasci (buffi) che uccideranno il paese e per cui dal loro "giornale" fanno il tifo da mesi come tanti Emili Fede meno onesti intellettualmente.
Boh. Che sia davvero questo buffo, solo apparentemente inoffensivo, fiorentino l'anticristo?

giovedì 1 marzo 2018

ELEZIONI DEL 4 MARZO, ISTRUZIONI PER L'USO (COME LE SUPPOSTE)




Qui nel reparto furiosi non si capta supertennis, quindi mi divido tra Netflix e le tribune politiche. La più ignobilmente cialtrona campagna elettorale del dopo guerra è agli scampoli. Non ci fosse il pericolo del definitivo baratro, un nauseabondo miscuglio di fascismo e merdoso nulla, quasi spiace non sapere fin dove si sarebbero spinti. Ad oggi il picco più alto, plastica immagine di un surrealismo tragicomico, è il fanta governo pre elettorale di Di Maio. Con sorriso ebete, passo tronfio da marionetta, una settimana prima del voto sale al Colle per presentare la lista dei ministri a Mattarella. E quello non si fa trovare, scappato notte tempo in Nicaragua. Dategli pure torto. Deluso, la consegna a due corazzieri (poroponendo loro un paio di dicasteri inventati, uno per i bambini, l'altro per la meritocrazia in fila alle poste). Tra i fanta ministri sconosciuti si leggono una ricercatrice agli esteri, una criminologa agli interni, una no vax alla sanità, uno contro il pil agli alle attività produttive, un renziano pro buona scuola (ma non era una porcheria?) all'istruzione. Se non vi basta ancora, generali, marescialli, comandanti di fregata. Mancano i colonnelli e poi il regime militare buffo sarebbe completo. Arrivano due ambulanze a sirene spiegate ma lui, tenuto a bada da due infermieri, ringhia contro i poteri forti, vuole giurare sul blog di Beppe. Gli riferiscono che è arrivato tardi: Salvini dopo essersi autoproclamato premier ha già giurato sul vangelo col rosario della zia. Giggino non ci sta e qualche giorno dopo manda una mail a Mattarella, allegando la lista. Si riderebbe anche, se questi fossero due mattaccchioni evasi dal reparto furiosi di qualche manicomio navale e non due (sul serio) capi di partiti che potrebbero risultare i più votati. Secondo l'amata costituzione difesa a suon di No nel referendum dello scorso anno non basterebbe per essere nominati Premier e formare un Governo, ma non diteglielo. Mai contraddirli, è la prima regola.
Basterebbe questo, mi dico, a un essere mediamente sano di mente per scegliere di votare l'altro, qualsiasi cosa che ci salvi dal pericolo. Chessò, Magalli o Malgioglio con un casco di banane in testa che canta "uticuticutì uticuticutà".
Invece i sondaggi dicono il contrario. Difficile dare una spiegazione a simile incubo. Ci ho provato, con una divagazione sulle tematiche sportive del blog, esaminando i singoli punti del programma. Pronti? Allacciate le cinture e trattenete il conato. (Abbiate pietà per gli errori ortografici, non ho studiato all'univesità di Di Maio ma scrivo da maledettamente sobrio e su un cell. con lo schermo rotto).

Si parte coi vaccini, punto significativo: il Governo di centrosinistra stabilisce l'obbligatorietà dei vaccini, sostenuto da fior di scienziati. Il M5S vibra e strepita. Forte per loro sarebbe il pericolo che le multinazionali del farmaco facciano affari (come il No alle Olimpiadi per il rischio che "quelli arrubbeno". Ragionano così i meravigliosi ragazzi, lo sappiamo) e che i bambini con tanti vaccini si ammalino perché l'hanno letto sull'internet, in un blog del Fatto, i più preparati alle iene). Se proprio, dicono, si potrebbe renderli obbligatori in caso di epidemia in atto: peste bubbonica, scorbuto, morbillo. Il centrodestra è diviso. Berlusconi pensa al viagra obbligatorio e gratuito per gli over 70, il suo alleato Salvini è contrario ai vaccini: il problema non sussisterebbe senza sbarchi dei negri portatori di malattie. Liberi e Uguali ha una posizione netta, espressa da un vibrante Grasso: sì a obbligo dei vaccini, ma solo nell'ambito della propria volontà discrezionale. Meraviglia. Avete ben chiaro già di che razza di "partito" sia questa fiabesca creatura dalemiana di vera sinistra rottamata, con Bersani regista e Grasso giovin punta di sfondamento, nata per far vincere le destre: un rutto.

Passiamo al lavoro. Argomento delicato assai. Il Jobs Act renziano ha portato il milione di posti di lavoro proposto da Berlusconi vent'anni fa. Il problema è che molti sono a tempo determinato. Manca l'indeterminato, il posto fisso à la Zalone. E allora Liberi e Uguali mira all'immediata abolizione del Jobs act. Meglio disoccupati che lavoratori a termine. E come non rimpiangere, col magone, il lavoro in nero colpito vigliaccamente dai vaucher? Tornare indietro, compagni! I grillini invece hanno idee chiarissime su come risolvere il problema disoccupazione: reddito di cittadinanza e (novità) pensione di cittadinanza (a 700 euro la minima!). Affrettatevi, sior siori. Non farete un cazzo, ma prenderete il vostro bravo stipendio ogni mese. Un po' seguendo il loro esempio di disoccupati di colpo ritrovatisi stipendiati senza fare una beataminchia. Il paese dei balocchi e dei grulloidi. Dove li troverebbero i soldi? Facile. Restituendo una parte del loro stipendio da parlamentari, diamine. Che già hanno fatto aprire 7mila aziende. Se qualche gaglioffo farà il furbetto annullando bonifici, il tetto delle pensioni minime garantite scenderà a 680 euro. Berlusconi non ci sta e propone il reddito di dignità. Una sorta di mancia per i poveri in canna. Per gli altri, il sempre verde "sposate mio figlio". Poi meno tasse per i miliardari senza capelli e non molto alti. Salvini è d'accordo, ma pone l'accento sul problema nodale: i negri clandestini. Se non ce lo rubassero questi congoidi cannibali e irregolari, di lavoro ce ne sarebbe a iosa.
Neanche questo vi ha convinto a votare Malgioglio?

Passiamo a vedere come la pensano sul tema Europa e Euro. Il Pd è dichiaratamente europeista e
per la moneta unica. Persino il Prof. Mortadella Prodi scende in campo per sostenere Gentiloni, assieme a Vartere Vertroni e il serenissimo Letta (non Renzi, che suona male, malgrado sia la stessa cosa). Emblematica è la
presenza nella coalizione di Emma Bonino con "Più Europa", forte dell'ostinata forza radicale nel sostenere le cause più impopolari e meno demagogiche. Il M5s sbraita: via dall'Europa, basta euro. Anzi no, forse meglio stare dentro, ma avendo maggior peso. E chi meglio di Di Maio (col Dibba e Rocco Casalino del Gf in delegazione) per ottenere più credito in Europa? Sull'euro propongono un referendum. Ma siete pro o contro? Chiedono. Non si sa - rispondono con lo sguardo intelligente da triglie lesse - proponiamo il referendum e poi decidiamo. Del resto non sono economisti, ma leggono l'Economist, dixit una fulgida economa grillina. L'unica certezza è che sono decisamente sì neuro. Berlusconi fa parte del PPE europeo (magari pensa significhi Per le Puttane dell'Est) ed è alleato di Salvini che va urlando a ogni ora in tv, invadendo anche gli studi di Amici: via dall'Europa, basta euro e ripristino della lira, anzi del padanetto. E negri a casa, che ci sta sempre bene. Fascistoni di Casabau e Comunisti di Rizzo, a braccetto, sono per l'uscita dall'Europa, dall'euro, dalla Nato e dall'Uefa.

Ora avete capito da che parte stare? Non ancora? Quasi quasi decidete per l'astensione come fanno i più puri di sinistra maoista, col pericolo fascismo alle porte? Vediamo, ci sarebbero i temi dei diritti civili. Il Governo Gentiloni ha messo a segno due bei colpi: unioni civili e legge sul fine vita. Insomma, minimo sindacale per chi vorrebbe ancora di più, ma
miracolo dopo anni di destre ripugnanti e inette "vere" sinistre dalemiane (s)palle di Abbelluscone. Il governo meno peggio degli ultimi tre anni, a mio modo di vedere, e non solo per la leggera ripresa economica. Gli stellati sono combattutti. Tra il fare una cosa giusta e una sbagliata non vogliono correre il rischio di farne una giusta ed escono dall'aula. Berlusconi rassicura: il suo governo penserà agli animali e alle donne. Testuale. Poi abolizione di unioni civili e legge sul fine vita. Anzi, se sarà possibile, cancelleranno anche divorzio, aborto e diritto di voto alle donne. Salvini preme per i vagoni dei treni a parte per i negri (quelli regolari) come nel Mississippi degli anni '50.

Se neanche questo basta, vediamo un po' come si pongono a livello di democrazia, questa strana bestia. Partiamo da quella interna, che un po' ci fa capire come si comporterebbero al governo. Il Pd sceglie segretario e candidato con
primarie cui partecipano milioni di elettori. Costa un euro e vota anche qualche cinese: scandalo, vergogna, ladri, farabutti. Vince Renzi (descritto come dittatore, despota, capo del regime antidemocratico) che surclassa il Ministro della Giustizia Orlando e il governatore della Puglia Emiliano. Nel centrodestra non si sa un cazzo, ma alla fine decide Berlusconi in base a cos'ha da fare quella sera. Al M5s vige la massima trasparenza, democrazia on line. Un vento salvifico. Decidono Grillo e Casaleggio, plagiano i grulli e poi fanno simil votazioni on line, coi like di facebook. Nelle parlamentarie vince Di Maio con 30mila voti on line, stracciando un fruttariano, due gif inanimate, un ambulante e due pastori sardi che non sono riusciti nemmeno a votarsi perché non avevano il wi-fi. Questa sì che è democrazia. Era ora.
Come dite? Neanche questo vi basta per capire da che parte stare? Sono sul punto di maledire il suffragio universale, quando mi parte il guizzo a tradimento: ok, brutti stronzi decerebrati, maledette capre ignoranti, bestie senza senno, frutto di un rapporto scellerato tra un bonobo e un ratto con la gonorrea, mettereste il paese nelle mani di Bonino o della Taverna? Di Calenda o di Toninelli? Di Cappato o di Sibilia? Di Burioni o di una iena ignorante? Niente. La maggioranza risponde i secondi, al massimo a Salvini o al suo ex candidato Trani che spara ai negri.  Sono davvero al limite dello scoramento. Magari il problema è mio. Della droga che uso. Forse non serve a nulla mettere sul tavolo Gentiloni e Di Maio, Renzi o Dibba, allora provo un ultimo spunto d'artista: Pensa, amico elettore sommamente imbecille, di essere su una barca in mezzo al mare. Su un isolotto ci sono De Gregori, Staino, Michele Serra, Benigni. Sull'altro Fedez, Marione comics, Scanzi e Brignano. Verso chi ti dirigi, brutto str...carissimo amico? Qui proprio non potrete sbagliare. E invece, a sentire i sondaggi, la maggior parte nuoterebbe, con animo sognante, verso i secondi.

Viglio dire, mi disgusta ma non sorprende che Salvini abbia molto seguito. Fa terrore sul terrorismo e l'elettore terrorizzato, e mediamente fascio, non può che seguirlo. I fascistoni autentici, pseudo nazi, li ha già dalla sua. Basta poco a risvegliare il loro animo, farli uscire dalle fogne, complici giornalisti sdoganatori che ospitano le sue farneticazioni xenofobe populiste h24 in tv. Poi irrompono coi manganelli nelle loro redazioni e fanno le facce allibite. Mi sorprende di più il consenso dei 5stelle. In piena crisi esistenziale penso di usare una droga più pesante. Un mix di stramonio e ketamina mi svela il trucco. Inutile stramaledire Basaglia con atteggiamento da snob perdente che ha perso di vista il paese (di merda) reale. Il vero nodo è la questione morale. Gli italiani, specie quelli pregiudicati, estenuati dalla corruzione dei partiti tradizionali, ora vogliono pulizia. Se devo farmi un trapianto di cuore, meglio un macellaro maremmano onesto di un cardiochirurgo lazzarone che ha evaso duemila euro da spendersi in puttanoni dell'est. "Viva l'onestà", urlerà prima di farsi operare stringendo un rosarione.
Non hanno titoli accademici, competenze, eperienza, non avevano un lavoro prima che la politica li sistemasse per sempre, propugnano meritocrazia ma vogliono governare un paese con curriculum da vice bidello. Ma li votano perché sono facce nuove, dementi ma pulite. Messi alla prova si rivelano di un'incapacità imbarazzante. Pazienza, almeno sono onesti (honestà-tà-tà). Dove governano, avvisi di garanzia a grappoli in percentuale superiore anche ai partiti dei ladroni che volevano al cappio anche per aver fatto una scorreggia in ascensore, candidano gente condannata. E allora? Va be', incapaci e corrotti pure loro, ma almeno si dimezzano gli stipendi. Niente, scopri che in molti fingono di restituire stipendi e poi annullano truffaldinamente i bonifici, sbafano coi rimborsi. Peggio degli altri, con in più l'aggravante di aver acquisito consensi sbandierando una presunta onestà, una superiorità morale quasi genetica.

Basterà? Ma quando mai. I sondaggi sbagliano spesso ma danno il M5s in crescita. Mi sbilancio, come un vecchio retroscenista con la gotta: non vincerà nessuno. I fascisti buffi grillini saranno il primo partito che però non potrà contare un cazzo, malgrado liste dei ministri consegnate via mail. C'è il problemino che bisogna avere una maggioranza in parlamento. E loro non possano averla. Potranno raccattare l'appoggio dei fascistoni o di Grasso e Bersani che "col Pd no, con Berlusconi mai (tranne farci due governi negli ultimi dieci anni) ma i 5stelle, centro democratico, staremo a sentirli", ma non basterà. Come coalizione vincerà l'aborto del centrodestra, ma senza i numeri per governare. Salvini serve a Berlusconi per prendere voti, ma (pena suicidio politico) nonpotrà portarselo come sbavante cane antieuropa in europa. Lo teme più dell'impotenza. A maggior ragione se la Lega dovesse prendere più voti di Forza Italia. A Salvini non basta certo il solo appoggio dei fascistoni per andare al governo. Le due ipotesi più concrete restano: Salvini-5stelle. Avrebbero i numeri per governare ma, malgrado le affinita elettive, il matrimonio resta complicato e i 5stelle morirebbero.
L'ultimo scenario: Gentiloni bis con appoggio di Berlusconi, garantendo ai grillini e ai loro cantori del Fatto 5 anni di ululati e paginoni "schifio Renzuscone " e colpo di stato, dimenticando (o magari non lo sanno proprio) che la Costituzione più bella del mondo dice che non governa il partito che vince le elezioni come ai 100 metri piani delle Olimpiadi, ma chi riesce a costruirsi una maggioranza parlamentare. Ah, e spetta al Presidente della Repubblica nominare il Premier. Lo riferiscono anche i corazzieri a un allibito Di Maio ancora al Colle con la lista, mentre mangia un panino col salame, pagato coi rimborsi.

lunedì 29 gennaio 2018

PAGELLONE AUSTRALIAN OPEN 2018 - FEDERER FA VENTI, WOZNIACKI PIGLIA TUTTO



Donne

Wozniacki-Halep: bromuro per cavalli. "Finale epica, emozionante, thrilling". Certo, manco Hitchcock in coma irreversibile. Arrivano in finale dopo rocambolesche battaglie da Benny Hill Show. Entrambe regolariste ("pallettare" suona offensivo, dicono), entrambe perdenti supreme, stavolta si ritrovano in finale e una deve vincere per forza, anche se il rischio che vincesse un'occhialuta raccattapalle taiwanese dodicenne o un koala che dorme è concreto. Halep spinge più dentro il campo, Wozniacki trotta e rema come un'ossessa. La spunta Caroline Wozniacki (8), brava dopo otto anni di anonimato d'alto livello da quando arrivò al numero uno, a tenere duro. Vince il primo slam e torna numero uno. Quanto ai miglioramenti che, a sentire in giro, sarebbero sbalorditivi, posso confermare: non è più una regolarista, ma sa variare (lobboni a buttare l'avversaria fuori dal campo) e giuoca molto più a rete (fa delle ributtanti parate stile Valerio Fiori). Simona Halep 7, perde la terza finale di fila. Una, prima o poi, la vincerà. Infortunio alla caviglia, mp annullati, 15-13 alla Davis dopo quasi quattro ore, altra battaglia con Kerber e per finire un ricovero per disidratazione. Ammetto che avrei preferito una sua vittoria.

Angelique Kerber 6,5. Tornata la Angelicona Briegel che mulinella i prosciuttoni e disinnesca picchiatrici una dopo l'altra. Contro chi non mena (Halep, per non parlare di Hsieh) mostra limiti raccapriccianti nel fare gioco.

Elise Mertens 6,5. In gran forma, questa belga poco appariscente. Geometrica e con un buon rovescio. Perde con onore contro Wozniacki, ma come erede di Henin e Clijsters ha la stessa credibilità di Speranza erede di Berlinguer.

Elina Svitolina 5. La terza incomoda tra Halep e Wozniacki, con in più il carico da avvenente Bridget Jones che vuole fare la fotomonella, fa scena muta contro Mertens. Non ha un piano B. A dire il vero nemmeno quello A si vede benissimo.

Su-Wei Hsieh 7. La guardi e pensi che quel curiosissimo ossicino quadrumane debba essere sbranato come un'aletta di pollo da Kerber. Invece la tedesca per quasi due set diventa matta di fronte a quegli angoli e parabole sibilanti a fil di rete.

Petra Martic 7. La solita petrella sottiletta che si esalta negli slam. La leggerezza d'attacco però non riesce a sfondare il muro dei quarti.

Maria Sharapova 3,5. Restano le urla di chi non si rassegna.

Garbine Muguruza 4. Ingiocabile per tre/quattro settimane. Nitrisce, rotta o fuori forma, il resto dell'anno.

Agnieszka Radwanska 3. L'amica Carolina ha vinto uno slam, si ripeterà, pallida in viso, al terzo piano di un frenocomio a Varsavia, pronta a dedicarsi al balletto classico o all'apicultura.

Ashley Barty 6,5. Più larga che alta, con un tennis ordinato e bagaglio tecnico completo, si erge a disinnescante baluardo delle picchiatrici smidollate: l'animalesca, primordiale, Sabalenka (aiuto!) e la bambola svalvolata Giorgi.

Italiane: Errani, stando attenta ai tortellini, è tornata sui suoi livelli. Può anche tornare tra le 100 sfruttando la stagione su terra. Vinci non si capisce cosa sia a fare in Australia, forse surf. Giorgi offre sporadici scampoli d'ingiocabilità positiva prima di arrendersi alla fisica. Per il resto, Paolini, Chiesa, Trevisan: tutte e tre insieme farebbero una top 50. Forse.



Uomini

Roger Federer 9. Più forte di tutto e tutti, anche di slogan menagramo #RoadTo20, in stile #RoadToCardiff dei morti di champions. Gli altri invecchiano o si rompono, i giovani balbettano, lui segue per la sua strada e fa 20, tornerà numeno uno a 36 anni, vincerà il pallone d'oro, tre Oscar, il Festival Sanremo categoria nuove proposte, ambrogino d'oro e, se gli gira, moltiplicherà pure pani, pesci e champions della juve. In finale gli organizzatori si premurano di chiudergli il tetto sulla santa testa, sia mai che possa sudare un poco. E il pubblico si esalta come nell'arena, lo sostiene come fosse entità sovrannaturale. Un santo in vita, di cui puoi dire d'aver visto il miracolo in diretta. Rifuggendo come peste bubbonica i retorici toni trionfalistici e levandoci le fette di prosciutto San Roger dai nostri occhi strabici, non è stato il miglior Federer. Vince con un cammino non dissimile da quello di Nadal a New York (contro nessuno cioè, più quei pochi rimasti in piedi). Ma questi sono rimasti. In finale un paio di amnesie rimettono in gioco Cilic, poi steso al quinto. Sento dire: gioca meglio ora che nel 2011, e resto perplesso. Gioca in modo diverso, compensa col braccio qualche ritardo delle gambe, ha subito meno degli altri (chi morto, chi in reparto traumatologico) l'usura del tempo per una sola, magica parola: "naturalezza". Quella che manca a Nadal, Djokovic, Murray, costretti a sfibrarsi per raggiungerne e superarne il livello.

Marin Cilic 7,5. Torneo robusto. In questo clima da obitorio, è l'avversario più credibile di Roger Federer. E a Federer piace molto averlo come avversario. Moltissimo. Consistente picchiatore raziocinante, lento come un bradipo. Basta per la finale, inziata con un primo set di smarrimento (colpa del tetto o meno). Aria ancor più dimessa del solito, da vittima sacrificale, per placare la sete di sangue del pubblico inferocito. Bravo quindi a rientrare in partita, sfruttando un paio di menopause svizzere. Quando coraggiosamente riesce a portarla al quinto pensi che possa far valere la sua freschezza contro uno che va per i 37 anni. Invece la stanchezza la paga lui e assiste inerme allo sprint finale di Federer, fresco come una rosa di maggio.

Rafa Nadal 6. Prova la solita progressione da toro da monta. Lo tradisce un muscolo della coscia. Avrebbe anche ragione nella critica ad personam sulla programmazione e gli infortuni di molti big. Si gioca troppo sul cemento, verissimo. Ma la colpa vera non è delle superfici, quando delle estremizzazione fisica di questo sport, oltre la soglia umana, innaturale: strisciate, recuperi non ortodossi e scambi lunghi su superfici dove non si potrebbe. La soluzione? La auspico da tempo: tornare all'erba australiana, stagione su terra, allungare quella inglese on grass (tradizionale però), ridurre il cemento a quello che era negli anni 80 (estate americana, Indian Wells e Miami). Poi racchette in legno, pantaloncini aderenti e gonnellini di pizzo. Magari Stepanek e Mahut avrebbero dieci slam a testa, lui quattro o cinque. Ma sarebbe sano.

Heyon Chung 7. Finisce per arrendersi a Federer (immagine biblica quasi), dopo il bestiale sforzo per arrivare in semifinale. Tennista solido, dall'esplosività di gambe spaventosa e difesa da muraglia Cinese versione coreana. Uno che devi ammazzare tre volte. Significativo che abbia battuto Djokovic con quelle che un tempo erano le sue stesse armi, prima di arrendersi in semifinale, quasi scarnificato. Tolto Federer, l'attuale tennis è una questione fisica, dove prevale chi riesce ad andare oltre il proprio limite. Poi dopo si rompe anche lui, infatti.

Kyle Edmund 7. L'unico (guarda caso assieme a Chung) tra i classe 95-99 snobbato e scarsamente pronosticato. Più brutto della multipla, ma efficace. Sembra figlio di Roddick e di una isterica capra albina. Gran servizio. Dritto orrendo ma produttivo, rovescio inguardabile e modesto, rete schivata come nemmeno Valanzasca con un posto di blocco, atteggiamento (specie in semifinale) fastidioso. Ma è in semifinale e può diventare top 10 (uno in più o in me meno...).

Grigor Dimitrov 4,5. Poteva essere il suo slam, come da quasi un lustro. Prendersi lo scettro in quella terra di mezzo tra i fab four morti o calanti e giovani acerbi. Invece lo vedi, capisci che ha parecchio talento, avrebbe tante soluzioni. E mentre riflette a quale usare, viene infilzato da uno sgorbio lungolinea di Edmund.

Tennys Sandgren 7,5. Batte due top ten (Wawrinka e Thiem), più di quanti ne hanno battuti i vincitori degli ultimi due slam. C'è un filo magico che lega le sue imprese, qualcosa di eroico e antico, poco spiegabile. La favoletta dell'uomo normale inventatosi eroe dal mantello svolazzante. Da onesto lavoratore ai quarti slam, travestito da Mecir ed esaltato come un Connors destro, mentre in realtà è il più debole ad arrivare nei quarti di un major da tempi di Paul Chamberlin a Wimbledon '89.

Novak Djokovic 6. Guarito ma non troppo. Aspetta che Chung sfondi e lui ribatta come al solito. Quello, con sapienza asiatica: "no, no, prego, vadi lei, che io son bravo a difendere, vieppiù". Nole allora ci prova, uno, due, tre timidi forcing, prima di cannare e toccarsi il gomito. Che il gomito per un tennista è un guaio serio, come la minchia slogata per Siffredi.

Dominic Thiem 5,5. Ottusangolo.

Nick Kyrgios 5. Perde un'altra occasione, il potenziale track. O track di Gomorra. Carattere e spavalderia non supportate dalla crescita che ci si aspettava.

Italiani: Due alfieri tricolori negli ottavi non si vedevano da quando si giocava con le racchette di legno, il Milan aveva cinque Champions in meno e c'era il Papa buoni. Fognini 6,5. Torneo normale, batte chi deve battere, perde con chi deve perdere (Berdych 7, rinato a vecchia vita) senza mai entrare in partita. Seppi 7. Vince un challenger a Camberra, ben figura anche a Melbourne con tanto di epica vittoria sul gigante Ivo (7, ha fatto più volèe lui in un set che i restanti 127 in tutto il torneo). In Australia si esalta. Gli altri, anche quelli tosti, si sciolgono, lui resta immutato, mollo come sempre, ma non si squaglia. Leggo dall'italia strepitii, caroselli, masturbazioni (dopo aver assunto viagra in dosi equine) per Sonego (So-ne-go!!!), classe 95, che passa le qualificazioni e un turno. E allora penso...che penso? Niente.



Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.