.

.
Visualizzazione post con etichetta Attila Balazs. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attila Balazs. Mostra tutti i post

lunedì 30 aprile 2012

FOGNINI, ED IL TENNISTICO TRIKKE BALLAKKE



Ancora fremente e sconvolto per la vera notizia della settimana, provo a scrivere di tennis. Ma proprio non riesco a farmi capace di come Belen, dopo anni in compagnia di un mezzo galeotto che viaggiava sulla sua Porche a 300km/h, abbia rischiato di schiantarsi sulla sella di un “Sì-Piaggio”, assieme ad un bimbominkia. Ma bene, diamoci al tennis. Ed alla settimana di ordinaria cammellata tennistica di Fabio Fognini, tra i monti Carpazi. Barba caprina, atteggiamento di contenuta spocchia e minori fughe della realtà, valgono la prima finale in carriera a quella che rimane la nostra migliore prospettiva tennistica, nel breve periodo. Il resto però, è il solito trikke ballakke di un ragazzo che a tratti pare credersi Gesù nel Tempio del tennis e che, se capisse d’esser solo un umile arcangelo delle media borghesia racchettara, potrebbe fare cose discrete.



“Con quella faccia un po’ cosìche abbiamo noi prima di andare a Genova”, swingheggiava Paolo Conte. Richiama proprio quelle note, il nostro eroe Fognini. Lo osservo con intensa curiosità, per ben cinque minuti. Rinomati studi della psiche rivelano come l’attenzione di un uomo mediamente tonto non possa andare oltre i cinque minuti, quindi mi limito a quelli. Tracotante ed impettito come nelle peggiori giornate da fulminante orticaria al midollo spinale, il nostro eroe si sta ben destreggiando, a Bucarest. E’ di una simpatia esondante, questo ragazzo. Intravvedo persino un vago sforzo di comportarsi bene. O forse è solo la caprina barba semiadolescenziale che a chiazze ne ricopre il suo volto, ad obnubilarmi la mente. Già, il volto. Ha una di quelle facce importanti, che non passano inosservate. Sembra ti rida in faccia, conscio di un fantomatico talento che lo pone tre scalini sopra il resto del piccolo ed insignificante mondo tennistico. Non si riesce mica a volergli male, per quello, è fatto così. Non è costruito, fa parte del carattere. Somiglia a me sedicenne, alle prese col semianalfabeta professore d’Italiano che pretendeva dovessi parlargli di Foscolo, come tutte le altre belanti pecore. Io gli raccontavo di un virtuoso personaggio inventato, morto di cirrosi epatica e condannato a seimila anni di prigione per pederastia equina conclamata. E nel descriverlo, ridevo sotto i baffi facendo il pagliaccio con la platea dei compagni di classe. E quello, sordo ed ignorante come una capra brucante, annuiva. Gli piaceva ciò che inventavo. Ecco, Fognini lo vedo così.
I benefici influssi della salubre aria dei Carpazi. Sembra che quell’arietta frizzante abbia contribuito a smussare gli angoli più repellenti di un carattere supponente per natura, del ligure. Poi fa una palla corta, l’altro striscia inutilmente rischiando di ruzzolare goffamente in avanti, e lui esibisce quello stordente risolino “pigliaperculo”, che è un marchio di fabbrica. Ritorna di colpo anacronistico incrocio tra le intemperanze e gli immaginari virtuosismi di McEnroe e Safin, lui che ha picchi di tennis da primi trenta al mondo, ad andare bene. Questo è il dettaglio che inquieta. Assieme al conturbante appellativo “Fogna”, con cui i sui supporters sono soliti chiamarlo. Con fierezza. Come essere contenti di rivolgersi a qualcuno “Ehy, hai visto la merda oggi che ha fatto? L’adoro, quella merda. Viva lammerda. Merda, sempre con te!”. Per il resto va benissimo anche così, paraculeggiante. D’improvviso, spendo uno di quei cinque minuti ad immaginare futuri scenari: Non voglio neppure prendere in considerazione Nadal, Djokovic, Federer o il Gonzo dei bei tempi, ma se quelle smorfie ed atteggiamento d’infantile derisione dovesse sciorinarle contro Xavier Malisse in una ipotetica semifinale, cosa potrebbe succedere? L’idea che dopo averlo fatto danzare sul suo mignolo sinistro, il belga potesse appenderlo come un fagiano all’attaccapanni è inquietante, ma non lontana dalla realtà.
Il terrificante periglio del tascabile unno di marzapane, Attila. Ventura vuole che l’italiano, fatti fuori il divertente Tafazzi panciuto Baghdatis e lo smunto suicida tirolese Seppi, in semifinale non trovi mica il disgustato belga. Il povero Xavier, dopo le battaglie vinte contro Dimitrov e Florian Mayer, si pianta in dirittura d’arrivo contro la figura retorica tennistica Attila Balazs, ungherese sconosciuto a se stesso. Semovente, con la gamba anchilosata, la schiena divelta ed il ventre da birromane da competizione, il belga saluta tutto e tutti. Compreso quel mio dolce sogno di attaccapanni.
Il tascabile Unno di ventiquattro anni, sembra una specie di nano da giardino messo per caso in mezzo al campo. Palpita d’emozione mista a paura, il cuore degli italianisti, che a frotte spingono il nostro all’impresa estrema: Battere Attila. Temono, i tifosi del tricolor, la pugnace caduta del nostro, innanzi a simile fenomeno della racchetta. Un terrifico personaggio il cui nome riecheggia nell’aere e ghiaccia il sangue nei polsi. Una cosa che, a vederlo, provoca un risolino d’incredulità. E’ alto un metro ed un fallo barzotto di John Holmes, ed occupa la piazza numero 459 al mondo. Per onestà intellettuale bisogna ammettere come abbia già fatto capolino tra i primi duecento, e che quei primi 200/150, li meriterebbe anche. Attila in miniatura ha trovato la sua settimana di epifania, approfittando degli umili resti di quasi ex tennisti. Di Malisse s’è già detto, di Starace, eviterei anche di dire. Un bello schioppo di rovescio via l’altro, Balazs è lì, tutto balzellante. Fognini, febbrili paure degli italiani a parte, appare centrato e per nulla incline a fronzoli. Troppo poco l’avversario, anche solo per provarci. Eccolo allora approdare di slancio alla sua prima finale in un torneo Atp, e poco importa se di livello assai basso. L’importante è arrivarci, farsi trovare pronti a cogliere l’occasione, come aveva fatto lo scorso anno a Parigi.
La finale, è un’altra storia. Gilles Simon sarà noioso come Bondi che ti fa due ore di reading, ma è tennista vero. Uno di quelli che il suo lo fa sempre. E se non sei un top ten o un grande talento delle retrovie capace di giornate da folle delirio tennistico, non lo batti. Fognini, non essendo nessuna delle due cose, cede nettamente, in due set.
Futuristiche previsioni della sibilla, ebbra di vinaccia scadente. Due parole di finto approfondimento, però, il tennista italiano le merita. La cura del nuovo coach pare aver portato buoni frutti. Dopo il lungo stop dovuto all’infortunio, è parso più solido, se non affidabile. Non è che abbiamo il nuovo Ferrer, ma a Bucarest ha gestito meglio i suoi sparacchianti impulsi schizoidi. Non avremo certo un mix comportamentale degno di Edberg/Henman, ma pare aver limitato le belluine crisi isteriche di mesi fa. Limitato, non eliminato, altrimenti, non sarebbe più lui. Il resto è storia nota, ed anche alcuni difetti rimangono ancora evidenti. Non credete a quei luminari in crisi d’astinenza, che ve ne parleranno come pazzo talento. La pazzia è altrove. Il talento viaggia su binari diversi. Sta nel saettante braccio di Mannarino, numero 14 o 15 di Francia, ad esempio. Una buona facilità di colpi, pur in mancanza di servizio all'altezza e su gambe pigre, potrebbe valergli comunque una buona carriera, e magari quel titolo che ieri ha mancato. Il nostro gioca facile e se, come in questa settimana, limita le distrazioni e le fughe dalla realtà, potrà fare bene. Specie sulla terra, dove l’indolenza di gambe si nota meno. Lo si dice da così tanto tempo che potrà sembrare inflazionato, ma rimane il meglio dell'Italia tennistica maschile, nel futuro prossimo. Forse non il più continuo, ma quello che possiede la miccia dell’imprevedibile. L’unico da cui ti puoi aspettare la sorpresa.

Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.