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DIMITROV, IL POLSO BENEDETTO

  Un mio maestro ripeteva spesso che, per distinguere un fenomeno da un giocatore normale, bisognava fare attenzione a una sola cosa: la racchetta doveva diventare quasi il prolungamento del braccio di un tennista. E io pensavo a un pittore intento a spennellare la sua tela, con movimento sinuoso e armonico. Sono riuscito a rinvenire quella caratteristica, in quegli anni, in McEnroe, Gattone Mecir e pochi altri. In tempi recenti, sua divinità eccelsa Roger Federer. Ieri, guardando Dimitrov-Berrettini con il languido occhio sinistro, mentre il destro, più eccentricamente miope, andava su Bublik-Tiafoe, ho pensato ad un'altra sfavillante intuizione, non meno banale di quella del maestro. Grigor Dimitrov è uno dei pochi tennisti moderni capaci di far sembrare la racchetta un simbiotico strumento dell'avambraccio, ma è un'altra cosa a colpirmi maggiormente: il polso, con cui riesce a indirizzare la pallina quasi dando l'impressione di essere a mano nuda. Sgonfia bordate alt...

WIMBLEDON 2026: SERENA WILLIAMS FLOP, SI SALVANO SINNER E DJOKOVIC

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Serena Williams torna su quel centrale di Wimbledon che l'ha vista trionfare sette volte, all'età di quasi 45 anni. La regina è abituata a dividere, e ci riesce pienamente anche questa volta. Delusi coloro che si aspettavano una Serena spacca ossa come anni fa, ancora più affranti quelli che anelavano il fragoroso, pataetico, tonfo. La contemporaneità con l'epica battaglia punto a punto tra Berrettini e Stan the Man Wawrinka non aiuta, ma vedo un'americana entrare in campo senza voler strafare. Quasi cercasse di riprendere confidenza con i colpi. Ed è così per un set e mezzo, frenata, abulica e in balia della giovin avversaria, Maya Joint col suo bel tennis semplice e piatto.  La ventenne australiana, reduce da undici sconfitte di fila, sembrava ideale vittima sacrificale, invece non si fa intimidire. Smilza, roscia e coi brufoli adolescenziali, ha il suo bel piano in mente, che le riesce alla perfezione: giocare profondo, meglio sulle righe (roba che Djokovic alla sec...

WIMBLEDON 2026, DRAW E PREDICTION

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Ci son cascato di nuovo, cantava il Johnny Rotten italiano Achille Lauro. Colto da frenesia tipster, qualche giorno fa ho puntato i miei due centesimi sulla vittoria finale di Wimbledon su Karolina Muchova a 41,00, già scesa a 23,00 (come se l'inutile vittoria a Bad Homborg cambiasse qualcosa). Puntata che ci sta, in un tabellone femminile senza padrone, dove le tre più forti hanno paura pure della propria ombra e con Serena che non si sa. Le favorite per me sono Andreeva, Kostyuk, Keys e Anisimova. Ma almeno in 20/25 possono provarci. Quindi, hai visto mai. Nel maschile, più che considerazioni tecnico-tattiche o psicologiche, servirebbero: un metereologo, un medico della mutua esperto in ossa rotte e un primario di geriatria. Sinner ovvio favorito, se non avrà colpi di calore. Dalla sua parte Djokovic, reumatismi e gotta permettendo. Nella parte bassa, lotta serrata per agguantare la finale tra Zverev, Shelton, Fritz e Draper (primo turno da cto) e Berrettini, tenuto assieme dal n...

IL RITORNO DI SERENA WILLIAMS, TRA RICORDI DI FOREMAN, ALÌ E TYSON

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  Sfidando la puntura di una mosca cavallina che mi ha reso il pondulo del piede destro delle dimensioni di un Rocco Siffredi barzotto, vi scrivo quanto segue. Che poi me lo dimentico, tra cinque minuti. Pensavo a George Foreman, quando ormai in età avanzata decise di tornare sul ring, a cavallo tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio dei ‘90. La storia, come ogni vicenda legata ai grandi ritorni, mi affascinò non poco. Avevo letto qualcosa su di lui. La leggendaria “Rumble in the jungle” a Kinshasa in Zaire nel 1974. La sfida con Muhammad Ali e centomila spettatori inferociti ad esortarlo: “Alì bo-ma-ye”, Alì uccidilo. Foreman era il campione in carica, un fisico imponente da statua greca e colpi terrificanti. In quello scenario rappresentava il cattivo, l'antagonista ideale e vittima designata per pellicole americane dal banale lieto fine. Non a caso, l’incontro ispirò negli anni a venire molti film e documentari.  L’esito è noto, Alì resiste, con la proverbiale e danzata arte...

FINALMENTE ZVEREV, ANDREEVA REGINA. PAGELLE IGNORANTI DEL ROLAND GARROS 2026

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Zverev 9 . Alleluja! Gaudemus! Alla fine ce l’ha fatta! Non si può dire che non ci abbia provato anche stavolta a perderla, mettendoci tutto se stesso e ognuno dei suoi tragici marchi di fabbrica da cagon supremo. Ma stavolta era troppo anche per lui. Provate a immaginare se, dopo aver perso in quel modo tremebondo il tie-break del quarto set, dall'altra parte della rete invece del pur encomiabile Cobolli ci fossero stati Sinner, Alcaraz o Musetti (ma pure Rune), per non parlare di Nadal, Federer o Djokovic. Se lo sarebbero sbranato.  Insomma, Sasha vince finalmente uno slam, dimostrando come mai non l'aveva mai vinto e perché lo poteva portare a casa solo in simili, straordinarie, circostanze. Cose che possono capitare una volta ogni dieci anni. Bravo lui a rimanere lì, aspettando l'occasione in cui non ci fosse più nessuno. Poco male, tra qualche anno nessuno guarderà com'è maturato, chi mancava, che non ha battuto nemmeno un top 10. Conterà solo il titolo.  La domand...

QUESTO PAZZO, PAZZO, PAZZO ROLAND GARROS

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Il più folle, imprevedibile e divertente slam a cui ho assistito da quando seguo questo mefistofelico sport, in grado di rigenerarsi e trovare nuova linfa quando meno te lo aspetti. Tabellone maschile e femminile allineato alle semifinali e, comunque vada, avremo dei novelli vincitori slam. Cosa mai abbia acceso all'improvviso questa miccia esplosiva di match epici, tirati e avvincenti, chi può dirlo. Parecchio affascinante la tesi che, mancando Alcaraz e Sinner, in molti abbiano avvertito, consciamente o inconsciamente, l'istinto di dare qualcosa in più in campo. Discorso che può valere per Djokovic o Zverev. Magari per Cobolli o Aliassime. E che, serbo a parte, sono stati propio quelli che hanno giocato i match più canonicamente noiosi. Parecchio fantasioso pensare che Matteo Arnaldi abbia giocato una maratona monumentale col bestione Collignon pensando all'assenza dei due carnefici. Altrettanto improbabile che, sotto due set a uno, doppio break, 4-1 e 40-15 con Tiafoe, s...

FONSECA-DJOKOVIC, IL VECCHIO E IL BAMBINO

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  C'è tennis oltre a Sinner. In una Parigi romantica ed estrema, vanno in scena partite epiche, lotte d'altri tempi, rimonte straordinarie, crolli dolorosi. Il Roland Garros potrebbe finire già domani, ed ha già regalato più spettacolo degli ultimi tre slam messi assieme. In un venerdì di passione, altre quattro maratone di cinque set. Il fragoroso crollo di Sinner aveva dato nuovi stimoli a un Djokovic arrivato a Parigi bello riposato e con le idee chiare: non ci sono Alcaraz, Musetti (mettici pure Rune e Draper), facciamo due orridi balletti e via, vediamo quanti altri si suicidano. Scoglio fondamentale per diventare il favorito numero uno era la giovane sensazione Joao Fonseca, col suo codazzo d'invasata torcida.  Il serbo parte subito forte, concentrato ed essenziale. Per due set doma da par suo le sfuriate pasticciate del giovin puledro di razza sovrappeso, che mostra cristalline qualità balistiche e tutti i limiti della sua età. Imballato, pigro e bradipesco nei mov...