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DI CHI È IL MIGLIOR SERVIZIO NELLA STORIA DEL TENNIS? COSTRUENDO IL GOAT

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Primo appuntamento, nel folle tentativo di costruire il miglior tennista della storia del tennis moderno (dall’80 ad oggi). Si inizia con il servizio. Premessa Scordatevi una sterile elencazione dei bomb-serve, i bombaroli in possesso dei servizi più veloci. In questa acuta riflessione tengo presente ogni componente: efficacia globale del colpo nell’economia del gioco, potenza, varietà, imprevedibilità e bellezza del gesto tecnico. 1 - Pete Sampras Faccio fatica a trovare un altro tennista che abbia avuto un servizio così dominante nell’economia del suo gioco e decisivo per i successi ottenuti. 1990, si erano appena spenti gli echi di Italia 90, anno della sua esplosione a Flushing Meadows: quel 19enne ragazzo timido dall’incedere sgraziato, diede l’impressione di poter mettere una pietra tombale sul tennis come si era abituati a considerarlo fino a quel momento. Sembrava fantascienza, uno strano primate proveniente da Marte . Non si capiva chi mai avrebbe potuto arginare quel servizio...

SINNER MESSO K.O. DALLA BANDELLETTA, ZVEREV NUMERO UNO, NONNO DJOKOVIC ALLA RISCOSSA

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  Un week end tennistico eclatante: Sinner si ferma e dà appuntamento al 2027, causa bandelletta ileotibiale con scappellamento a destra. Alcaraz torna a vincere giochicchiando. Ennesima rigenerazione di nonno Djokovic. Solite follie di Medvedev Jannik Sinner confessa il segreto: la maledetta bandelletta Finalmente tutti contenti, giornalisti vecchi e nuovi satrapi, così sconcertati da quel silenzio di Jannik che faceva tanto Pravda anni ‘80. Qualcuno diceva di averlo visto in giro con un terzo arto in vetroresina, i più fantasiosi lo davano in giro per il mondo su una barca a vela assieme a due gemelle pornostar filippine mentre moltiplicava pani e pesci. Niente di tutto questo. I luminari della nostra informazione, così preoccupati dal silenzio di Jannik (mica per la sua salute, ma perché il tennista italiano gli dà pane e ascolti), potranno placare le trapuntate invettive di marzapane.  Con uno stringato messaggio (anche se avrebbero gradito una conferenza stampa urbi et o...

L’AVVENTO DI FEDERER: QUANDO ROGER SI MANIFESTÒ AGLI UOMINI

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Fugace e nostalgico ricordo dei primi anni di Roger Federer tra le umane genti “racchettare”. Dalle prime misteriose apparizioni, fino al Regno di Re Roger I (2004-2007). Un dominio assoluto e senza rivali La noia di Sampras e Agassi, e la ricerca di nuovi eroi Esattamente come Frusciante, che non è riuscito a farne una su Lynch, anch’io morirò senza aver scritto la mia immortale monografia su Federer. Pazienza, questa assieme alle altre cose irrealizzate: una crociera a Capo Horn, vincere Wimbledon in doppio misto con Barbora Strycova e suonare “Hell bent for leather” al Lollapalooza coi Judas Priest. Manca anche, in questo spazio, un ricordo su come il giovin Roger si palesò alle nostre miopi pupille di indegna plebaglia.  Faccio outing: dopo il ritiro di John McEnroe, non ho più seguito molto il tennis, fino all’irruzione dirompente di Federer. La rivalità di quel periodo, tra Agassi e Sampras, non ha mai acceso la mia fantasia. Mi è sempre sembrata monca. Una pallida storia sen...

GERRY CARDINALE E ARYNA SABALENKA: QUANDO IL BLUFF DEL CALCIO INCONTRA IL BLUFF DEL TENNIS

  Aryna Sabalenka ospite del proprietario del Milan, durante Milan-Lecce. Selfie, sorrisi, dono della maglietta. Una inattesa e grottesca partnership tra quanto di peggio possa esserci, oggi, nel calcio e nel tennis Aryna Sabalenka piomba a San Siro, ospite del Milan L’altro giorno, sfogliando distrattamente un giornale on line, m’imbatto in una foto che mi turba non poco e che evito di postare perché ho rispetto per i facilmente impressionabili: Aryna Sabalenka, tutta agghindata e vestita per una gran soirée alla fantozziana osteria da “Gigi il troione” (pizza e birra a 4 euro e 50), riceve tutta sorridente, la maglia del Milan dal suo proprietario inconsapevole, Gerry Cardinale. Il magnate (nel senso che magna assai, dicono), con velo di barba e conciato come un clochard, sorride anch’esso, radioso. Pare, ma sono solo voci di corridoio, che il patron rossonero abbia fatto disdire ad Aryna il tavolo da "Gigi il troione", per invitarla ad una galante serata alla mensa dei pov...

ALEXANDER ZVEREV: IL PIÙ FORTE, QUANDO NON C’È NESSUNO. LO US OPEN 2026 È SUO

Tutto secondo pronostico, in questa edizione di Flushing Meadows. Vince Zverev, che in finale si rivela un muro inscalfibile per Shelton. Americani delusi e ancora a secco di un titolo slam, dal 2023. Pagelle finali del torneo . Alexander Zverev: 8 Vince e nemmeno se ne accorge, mentre chi guarda vorrebbe solo dimenticare alla svelta. Da complessato tennista senza slam, impietosamente succube ai Fab Four vecchi e tragicamente inferiore ai nuovi Big Two, a bi campione slam in un solo anno. E forse futuro numero uno. Cos’è cambiato in questi 5 mesi? Niente. Lui è rimasto quello che è, il solito splendido pallettarone che come un fabbro erige muri di cemento armato. Arriva sempre in fondo e aspetta l’occasione. A Parigi Alcaraz è assente per infortunio e a Sinner viene un coccolone, e lui vince. A New York Sinner non c’è, Alcaraz a mezzo servizio è fuori nei quarti, e lui vince ancora. In Australia e a Wimbledon aveva ceduto ai due, come al solito, come sempre.  Bravo dunque a stare l...

ELENA RYBAKINA, ANTI DIVA NUMERO UNO, VINCE FLUSHING MEADOWS 2026

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Se passaggio di consegne doveva esserci, quale modo migliore per Elena Rybakina di diventare numero uno: batte una Sabalenka sempre più macchietta trash e legittima il sorpasso in classifica. Un po’ di leggerezza e normalità da anti diva, finalmente. Le pagelle finali del torneo femminile. Foto Peter Menzel Wikimedia Commons CC-BY-SA 2.0 Elena Rybakina: 9 La leggiadra salma kazaka si prende tutto, con pieno merito. Una ventata di cadaverica leggerezza, colpi fluidi e normalità che soppiantano le rubizze isterie da osteria dell’ingioiellata Sabalenka. Torneo solido e finale di gran classe, in cui si dimostra superiore in tutto all’avversaria. Compreso quello che deve avere un numero uno: giocare bene i punti importanti e le finali. Classe e carattere. Nuova numero uno che forse non farà piacere ai vertici di una Wta morente, anelanti il “personaggio” da copertina patinata. Se ne facciano una regione: lei così schiva, compassata, distaccata e poco esibizionista di agonismi artefatti, ri...

SHELTON E TIAFOE SHOW: GLI USA SI PRENDONO FLUSHING MEADOWS 2026

L'impresa all'alba di Shelton su Alcaraz, infiamma gli Us Open 2026.  Un match tremendamente brutto e appassionante, infarcito di errori marchiani e poche, strabilianti gemme. Non v'è traccia di raziocinio, pensiero, studio. È solo puro istinto primordiale, l'incontro tra i due. Esprimono in modo opposto un concetto basilare nel tennis: fai il cazzo che ti dice la testa. Alcaraz in quella folle e artisticamente suicida missione di voler giocare sempre un colpo diverso dall'altro, che se non è bello non vale. Shelton arrembante, adrenalinico, assalta ogni cosa gli passi davanti. Entrambi in canotta cafonal, lo spagnolo urla come un montone ferito, il mancino yankee esala ululati da Tarzan volteggiante sulla liana. Un ottovolante, bello, insensato e avvincente Alcaraz la spunta al tie break del primo, poi sembra crollare sotto gli assalti all'arma bianca e cervello spento di Ben. Tira bolidi mancini fulminanti e si getta a rete, e pazienza se le volée non le sa gi...