SINNER-DJOKOVIC ACCENDE UN’EDIZIONENDI WIMBLEDON SBIADITA, FRA TRADIZIONI E CONTRADDIZIONI
Nemmeno uno scroscio d’acqua su Wimbledon, in un’edizione 2026 del torneo un po’ sotto tono, ormai allineato alle semifinali. Tranne qualche fiammata di Dimitrov e le mirabolanti imprese dell’eroe per caso british Fery, torneo che stenta a decollare. L’assenza di pioggia e il caldo record hanno reso i prati dell’All England Club ancor più lenti e "giocabili". Un’erba con rimbalzi da cemento rapido, su cui tutti (tranne Ruud) possono palleggiare e la cui consistenza da terra sabbiosa consente un’agile scivolamento di qualsivoglia avventore (ve lo immaginate un Edberg-Chang del 1992, con quest’ultimo che poteva scivolare e passare come a Parigi?). Per agevolare i kolossal televisivi coi tennisti più forti, i tradizionalisti inglesi hanno accettato un'omologazione che fa perdere al torneo molto del suo fascino storico. Ormai del vecchio Wimbledon resistono solo il bianco candido e il verde-viola intorno. Ma sono, questi, discorsi vetusti, da lasciare agli antropologi pazzi d...