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IL TENNISTA PERFETTO E INVINCIBILE

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Stanotte ho avuto un incubo. C’era Ivan Lendl nella sua mega villa in Connecticut, mentre in vestaglia di seta trapuntata provava le volée sul campo in erba appositamente costruito per allenarsi a vincere Wimbledon nel 2047 e irrigato da solerti schiavi. Mi ha guardato con tono severo e, serrando la mascella volitiva, suggerito di scrivere un post che nessun sito tennistico, blog, podcast o profilo tik tok sulla cucina thailandese, ha mai avuto l'ardire di proporre. Qualcosa di rivoluzionario. Tenetevi forte: chi è il GOAT del tennis nell’era Open? In un passato ormai remoto e glorioso, stilai una top 10 delle leggende del tennis (la trovate qui) . Ma, oltre a non contemplare i Fab Four, si trattava di una classifica soggettiva, sena riferimenti ai titoli vinti. Qui invece, grazie ad un sofisticato algoritmo, andrei a stabilire con certezza scientifica il vero GOAT. Appurato che tarando l'algoritmo secondo le mie preferenze i risultati venuti fuori sarebbero gli stessi della pr...

SINNER RINUNCIA A MONTREAL E ALL'IRRIPETIBILE RECORD. PARTE LA POLEMICA PIÙ SCEMA DELL’ESTATE

  Potevamo farci mancare l’ennesima, pretestuosa, a tratti ridicolmente rancorosa, polemica estiva su Jannik Sinner? Certo che no. È, al solito, un connubio esplosivo tra tifosi invasati e addetti ai lavori queruli. Ciò che, una volta di più, mi salta all’occhio in queste ore, è un tristo paradosso. Il problema del tennis nel nostro paese, in passato, era quello di non avere giocatori competitivi, malgrado giornalisti di settore straordinariamente bravi e preparati, di ampio respiro internazionale. Gente da Hall of Fame come Gianni Clerici e Rino Tommasi, si ritrovava a descrivere, alla meglio, le gesta dei volenterosi Caratti, Canè, Pozzi. Ora che la fortuna ha fatto piovere dal cielo sulle nostre lande disperate un tennista-fenomeno assoluto, di quelli che nascono qui ogni centocinquant’anni, le sue imprese sono nelle mani sudaticce di giornalisti dal livello molto basso, a tratti scadente, con mentalità provinciale. Tranne due o tre eccezioni, ovvio, è gente della stessa risma d...

PIÙ FORTI I FAB FOUR O SINCARAZ? DAL VANGELO SECONDO MARAT SAFIN

Il periodo tra Wimbledon e Flushing Meadows, complice una calura asfissiante che ottunde le meningi, è tradizionalmente dedicato a ponderose riflessioni filosofiche e antropologiche attorno al tennis. Paragoni folli, con la convinzione di sembrare seri, tra ere diverse, tennisti di trent’anni fa e quelli attuali. Chi è il più grande di sempre? I campioni attuali sono più o meno forti di quelli del passato? Allora vedi frotte di scienziati con calcolatrice in mano che stilano classifiche, tabelle, sentenze definitive. Al loro rigore alfanumerico controbattono stizziti alcuni antropologi e criminologi forensi rimasti disoccupati dai vari salotti tv sul crime. Bene, quest’anno ci ha pensato Marat Safin a far saltare il banco, provocando reazioni scomposte . Almeno è uno che conosce il mestiere. L’ex campione russo, in sintesi, ha dichiarato che il livello del tennis attuale si è molto abbassato rispetto ai suoi tempi. E che Sinner e Alcaraz, pur fortissimi, non sarebbero mai arrivati nei...

SINNER FA IL BIS A WIMBLEDON. IL NUOVO ZVEREV 2.0. LINDA NOSKOVA RWGINA: A STAR IS BORN?

Per una volta, parto dalle donne. Perché la finale tutta ceca riconcilia con questo sport al femminile, troppo spesso bistrattato da orbe violenze, personalità disturbanti e schiamazzi scomposti. La giovane e rampante Linda Noskova e la più esperta Karolina Muchova danno vita ad una gradevolissima finale di tennis, giocato in modo quasi classico. La “terba” londinese agevola il loro bel gioco a tutto campo, quasi musicale: la rinomata scuola ceca in tutto il suo splendore tecnico. Le due sono infatti capaci di svariare in ogni colpo, rotazione e angolo del campo. Più potente Noskova, notoriamente più tecnica e raffinata Karolina. Linda Noskova 9 . Quando due anni fa, ancora teenager, arrivò ai quarti a Melbourne facendo fuori Swiatek (impazzita davanti a quel tennis imprevedibile, fatto di colpi potenti ma anche improvvise variazioni e tocchi a lei misconosciuti), pensai che dovesse solo mettersi a posto fisicamente, ma il potenziale c’era tutto.  Due anni dopo, eccola esplodere. ...

SINNER, TI DIVERTI ANCORA A GIOCARE A TENNIS?

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  Immaginate di essere un/a stagista, magari una italica Scarlett Johansson in “Scoop”. Vi trovate a poter fare una domanda a Jannik Sinner, vostro 24enne connazionale numero uno al mondo. Ha già vinto quattro slam, portato per la prima volta in Italia la sacra coppa di Wimbledon, fatto incetta di tutti i Masters 1000 possibili. Quest’anno ha perso tre volte (tre) in sei mesi (di cui una per un malessere), viene da una striscia spaventosa in cui ha falciato tutti in modo brutale e vinto tutti e sei i 1000 stagionali. Ed è in semifinale a Wimbledon, con buone possibilità di vittoria. Insomma, avrete millesettecentoventitrè possibili, sensate, profonde, tecniche e perché no, anche simpatiche o di gossip, domande da fargli . Ma voi, con la vista annebbiata e salivazione azzerata, gli chiedete: “Ti diverti ANCORA a giocare a tennis?”. Leggendo distrattamente i social, pare che questa scena sia davvero avvenuta, in mondi paralleli. Ho controllato meglio, per capire se invece che a Sinne...

SINNER-DJOKOVIC ACCENDE UN’EDIZIONENDI WIMBLEDON SBIADITA, FRA TRADIZIONI E CONTRADDIZIONI

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Nemmeno uno scroscio d’acqua su Wimbledon, in un’edizione 2026 del torneo un po’ sotto tono, ormai allineato alle semifinali. Tranne qualche fiammata di Dimitrov e le mirabolanti imprese dell’eroe per caso british Fery, torneo che stenta a decollare. L’assenza di pioggia e il caldo record hanno reso i prati dell’All England Club ancor più lenti e "giocabili". Un’erba con rimbalzi da cemento rapido, su cui tutti (tranne Ruud) possono palleggiare e la cui consistenza da terra sabbiosa consente un’agile scivolamento di qualsivoglia avventore (ve lo immaginate un Edberg-Chang del 1992, con quest’ultimo che poteva scivolare e passare come a Parigi?). Per agevolare i kolossal televisivi coi tennisti più forti, i tradizionalisti inglesi hanno accettato un'omologazione che fa perdere al torneo molto del suo fascino storico. Ormai del vecchio Wimbledon resistono solo il bianco candido e il verde-viola intorno. Ma sono, questi, discorsi vetusti, da lasciare agli antropologi pazzi d...

DIMITROV, IL POLSO BENEDETTO

  Un mio maestro ripeteva spesso che, per distinguere un fenomeno da un giocatore normale, bisognava fare attenzione a una sola cosa: la racchetta doveva diventare quasi il prolungamento del braccio di un tennista. E io pensavo a un pittore intento a spennellare la sua tela, con movimento sinuoso e armonico. Sono riuscito a rinvenire quella caratteristica, in quegli anni, in McEnroe, Gattone Mecir e pochi altri. In tempi recenti, sua divinità eccelsa Roger Federer. Ieri, guardando Dimitrov-Berrettini con il languido occhio sinistro, mentre il destro, più eccentricamente miope, andava su Bublik-Tiafoe, ho pensato ad un'altra sfavillante intuizione, non meno banale di quella del maestro. Grigor Dimitrov è uno dei pochi tennisti moderni capaci di far sembrare la racchetta un simbiotico strumento dell'avambraccio, ma è un'altra cosa a colpirmi maggiormente: il polso, con cui riesce a indirizzare la pallina quasi dando l'impressione di essere a mano nuda. Sgonfia bordate al...