Mi perdoneranno i milioni di appassionati di tennis, ci sarà modo di cianciar di racchette durante Wimbledon (che seguirò giornalmente come inviato al fianco della novantaseienne regina madre, strafatto di tisana allo stramonio), ma il momento è topico:
Amici, Fratelli, Compagni della Vera Sinistra, questo è un grande giorno. Abbiamo patito anni di delusioni, smarrimento di fronte all'oscena evenienza di poter vincere. Cose orrende. Un incubo dal quale stiamo lentamente svegliandoci.
I fatti sono noti. L'altro ieri si votava per i ballottaggi in molti comuni. I risultati suonano come una soave melodia tzigana. Ok, l'indegno Renzi col suo Pd di destra che pensa a sconce leggiacce fasciste come su Ius Soli e Unioni Civili ha vinto in 67 comuni, ma il dato che tiene alte le nostre speranze di ritorno a una Vecchia, Sana, Vera, Sinistra, sono i 59 comuni tornati nelle sapienti mani di Salvini e Berlusconi, a suon di "prima gli itagliani (rutto) hanno stati i zincheri (peto)". In fondo, i 5 stelle. Una vittoria straordinaria, urla Beppe Grillo. Ben 45 sindaci su 8000 in Italia son delle stelle. Uno straripante 0,5 di stampo adinolfiano. Marcia inarrestabile. Se tutto va per il giusto verso, tra ventimila anni i 5 stelle avranno più del 50% di sindaci nel paese. Ma, sterili numeri a parte, il M5S ha vinto perché Renzi ha perso pur vincendo ma indietreggiando. Chiaro, no? L'importante è che Renzi (che è di destra) perda e vinca invece Salvini, che invece rispetto a Hitler è democratico.
Ce l'abbiamo fatta, ragazzi.
Abbiamo resuscitato Silvio Abbelluscone, riesumato dal mausoleo della sua Villa di Arcore, dov'era tenuto in vita grazie all'affetto di Dudù, effluvi di fica e le amorevoli cure di Gianni Letta e olgettine vestite da suorine smutandate.
È stato difficile, ma ci siamo riusciti.
Tripudio e bottiglioni di Tavernello stappati nella sede (un monolocale a Tor Pignattara) in cui sono rinchiusi quelli della minoranza Pd, i minorati (dall'alto di un 3/5% in sede al congresso). Giubilo, mortaretti, trenini sulle note degli Intillimani. Poi via ai cori "Renzimmerda, rottamaci stocazzo! Ficcatelo nel culo il 70%! Viva Berlusconi che ci dà la vita!". Rispuntano cappotti color cammello, eskimo sdruciti, giacche verdine a costine di velluto, sigari del '73, dolcevita da pensatori francesi.
È incontenibile Pigì Bersani, euforico per questa sconfitta vittoriosa che ci rimanda a un passato glorioso che si voleva indegnamente rottamare. Speranza fa apprendistato per diventare leader accendendogli un sigaro maleodorante.
Poi arriva Massimo D'Alema, il mammasantissima. Vera mente oscura e geniale del trionfo. Tra i due c'è uno scambio schietto, maschio.
"Caro Massimo, ce l'abbiamo fatta! Abbiamo resuscitato Silvio! Abbiamo vinto perdendo!".
"Ce ripigliamme tutte chell ch'è o nuost!", tuona il Lìder.
"Adesso che la mucca è sul binario, lo smacchio io il giaguaro".
Baffino fa una faccia strana, come di commiserazione.
"Certo, certo. Ma una cosa alla volta, diciamo. Abbiamo sistemato l'arrogante ragazzotto sovrappeso Renzi e restituito agli italiani Berlusconi. Ora la linea è chiara: bisogna riprendersi il partito, far cadere Gentiloni e poi andare ad elezioni, da perdere magnificamente. Gli italiani potranno tornare a misurarsi per un altro decennio (il Cavaliere ha una salute robusta, tranquilli), sui problemi reali del paese, grazie al nostro programma collaudato. Di concreta sinistra. L'unico dal 1993: "Abbelluscone ci ha il conflitto di interessi!".
Applausi dirompenti.
Gotor balla una lambada con la Geloni. Speranza mostra una maglietta con Winnie the pooh e Che Guevara. Bersani, ubriaco di Tavernello, tocca il culo a Rosy Bindi che improvvisa un conturbante striptease, ingoia il sigaro e poi ri parte.
"Hai ragione Massimo! Viva il Pd liberato! Ma il momento è delicato. Occhio alla mucca che dorme da sveglia, eh. C'è il pericolo delle destre alle porte. E quello lì, Berlussssconi, è un pericolo per la democrasssia se si mette con Renzi e quella roba qua. C'è mica da fidarsi, oh. Occhio. Penso che dobbiamo dialogare con le forze di centro moderato, come il Movimento 5 stelle!".
Poi arrivano le ambulanze a sirene spiegate.
Ma non cadiamo nell'errore di considerare i minorati Pd come unici artefici della rinascita di Silvio. Buona parte del merito è anche del M5S. Completamente scomparsi (0,5 di sindaci in tutta italia), i loro voti (di merda) sono ovviamente confluiti nella cloaca maxima del centro destra. Perché quello è il loro habitat. I topi escono dalla stessa fogna. Il M5S non è né di destra, né di sinistra, è di merda (cit. un genio su Twitter). Nel loro quartier generale del Fatto, è grande festa. Travaglio in perizoma di pelle e Scanzi in tutù rosa si lanciano in un liberatorio amplesso saffico. Finalmente torna Abbellusconi. I mignottoni, falso in bilancio, Emilio Fede, le Tv. Dopo anni in cui, arrabbattandosi sul babbo lazzarone di Renzi, le indagini del prode Woodcock uccello di legno e il culo cellulitico della Boschi, le vendite erano scese al di sotto della rivista "uncinetto facile a puntate". In più via ad una dozzina di libri che andranno a ruba tra i fans grillini (con versione audio libro per il 97% che sta ancora imparando a leggere).
Riecco Silvio, che appare in videoconferenza per ringraziare. Bersani scatta in ginocchio, con un terrificante rumore di rotule frantumate, per baciare lo schermo.
"Ti vedo bene, Silvio. Bentornato! Sei un grande uomo di sinistra. Il più grande di tutti. Nessuno come te ha portato lavoro a disoccupati, sfaccendati, giornalisti e politici senza idee e programmi. Lunga vita a Silvio e al conflitto di interessi!".
L'emozione è palpabile.
Anche Baffino si complimenta.
"La vedo in grande forma Cavaliere, diciamo...".
"Voi merdacce invece siete ingrigiti, stantii e puzzate di verze lesse...ma non c'è un po' di figa lì?", risponde Silvio, che poi li guarda, con ampio sorriso, ciuccia la tetta della badante, pulisce la sedia del ramarro Travaglio (che arrossisce di virginale emozione), e getta loro due banconote e tre noccioline.
"Viva la vera Sinistra!".
