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giovedì 19 gennaio 2012

AUSTRALIAN OPEN 2012, L'INUTILE SGORBIO DADAISTA


Day 4 – Dal vostro inviato, pagato nella moneta nazionale. Il “padanetto”, credo

Se uno dopo aver visto la faccia di quella comparsa lassù, degna di un film muto degli anni ’20, ancora non s’è rassegnato all’idea di dover assistere ad una mirabolante girandola di emozioni già scritte, lo capisce dopo il primo gioco e servizio buttato via.
Il funambolo tedesco Philipp Petzschner affrontava forse l’outsider più in forma, uno di quei due o tre che potrebbero anche dare qualche piccolo fastidio ai quattro grandi: Milos Raonic. Niente da fare per quel Picasso inconsciamente deambulante su di un campo da tennis, conciato in modo improponibile agli umani. Surreale nel suo tennis anacronistico, naif ed alieno. 
Sembra davvero lì per caso, trotterella con le tragicomiche ed auto ironiche calze che gli arrivano al ginocchio, parla con se stesso, fa qualche smorfia con lo sguardo perso nel vuoto ancestrale. Affetta uno slice che bacia l’incrocio, sfodera un siluro di dritto nell’angolo opposto, poi deliziosa smorzatela languida e…a campo aperto, uno sgorbio ripugnante. Sta tutta lì, l’essenza di questo strambo pittore della racchetta, ormai parodia di una macchietta. Ha il braccio baciato da astri avvinazzati e farneticanti, ed una mente inadeguata alle umane gesta. Cosa vuoi attenderti? Niente, per chi cerca soltanto qualche attimo d’intrattenimento, sganciato da risultati e coppe. E’ piacevole, divertente anche così, anagonistico giullare di se stesso, ma con il tennis più divertente del circuito. Laddove circ-uito sta per circo. Per il resto, per chi non s'accontenta, c’è Djokovic che sta crivellando qualcuno, sul centrale. Tiene addirittura quattro set il tedesco, prima di cedere. Ora il fromboliere canadese Raonic troverà Lleyton Hewitt come ultimo, esperto ed orgoglioso, baluardo prima dell’ottavo col fagocitante Novak Djokovic. L’australiano vince per ritiro l’incontro dal sapore antico tra ossi vecchi ex numeri uno, con Andy Roddick.
Il resto della giornata vede poche, quasi nessuna sorpresa. Viaggiano veloci e senza sprecare tempo o energie, i favoriti Djokovic, Murray e Tsonga. Balbetta, ma si salva il vangatore Ferrer. Sorprese di giornate, ma anche no, le eliminazioni di Gilles Simon e Viktor Troicki. Il primo cede al quinto al Cesare Cremonini di Francia, Julien Benneteau, fresco di sesta finale atp persa. L’altro, la carta carbone (lacerata in sei/sette punti) di Djokovic, perde male dall’orripilante uomo delle nevi Mikail Kukushkin. Alzi la mano chi, in piena coscienza e senza anestesia locale all’ipotalamo, abbia voluto vedere due minuti di questo agghiacciante confronto.
Donne, donnine, donnone: tutta avanti, le favorite. Serena e Sharapova lasciano le briciole alle malcapitate avversarie: l’isterico tappo Zahlavova Strycova ed il giovane botolo Hampton. Un set lo lascia per strada Kvitova all’allegro paperotto Suarez Navarro. Cede Roberta Vinci alla coriacea cinese Jie Zeng (gnè). Due le italiane ancora in corso. Dopo Oprandi, e voglia il cielo perdonarmi per l’irriverente accostamento, anche Errani s’affaccia al terzo turno. La bolognese, encomiabile per quanto rumorosa ed insostenibile, batte una ex tennista, tale Nadia Petrova (ma come ha fatto ad essere numero 3 al mondo quella cosa informe?). A  proposito di cose informi, eliminazione “eccellenti” quelle di Kaia Kanepi e Anastasia Pavlyuchenkova, buttata fuori da Vania King, in una prevedibile sorpresa. 

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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.