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lunedì 13 luglio 2015

WIMBLEDON 2015 - FEDERER INCANTA, MA TRIONFA DJOKOVIC. SCHIUMOSE PAGELLE








Un po' per abitudine, e un po' per non morire (cantava quello), eccovi servite le pagelle dell'ultima spumeggiante edizione dei Championships. Mentre faccio colazione a base di caffè allungato con flebo.



Uomini

Novak Djokovic 9. Per poco non ci lascia le penne col tremebondo palo della luce Anderson, poi è la solita inumana macchina impermeabile, emblema di uno sport sempre più forsennato atletismo balistico e meno fioretto. Torce la scucchia, appalla gli occhi e snoda le gambe di caucciù arrivando ovunque, difende e (se strettamente necessario) rintuzza. Manda ancora fuori giri gli attacchi fluttuanti di Federer, facendolo ripiombare tra gli umani.

Roger Federer 8. Cos'altro vuoi dirgli? 34 primavere a giorni e ancora capace di esprimere il miglior tennis di sempre contro Murray, in una semifinale da fantascienza poetica. Plastica perfezione che danza, spennella, vibra, percuote pallina e avversario con una facilità disarmante-devastante. Gli altri sudano, paonazzi e stravolti, lui danza leggiadro come Nureyev nel suo giardino, tempio d'erba romanticamente spelacchiata, fresco come un alieno dall'immutabile volto di cera sceso tra gli umani. In finale contro Djokovic non riesce a esprimere lo stesso tennis sublime, e scardinare il fortino serbo. Storia già vista, e match perso sul 4-2 del primo set.

Richard Gasquet 7. Il piccolo Mozart eunuco rifiorisce con concerti e acuti da soprano (non è un refuso) dall'inconsulta grazia, sui prati londinesi. Fisico da tornellista in pensione, meningi costipate sotto calvizie incipiente, palle notoriamente assenti, ma quando il braccio canta e si scolla dai teloni, perde solo contro i mostri. Sovrasta l'impostato talentino sopravvalutato Dimitrov, manda dietro la lavagna l'irriverente bombarolo Kyrgios e trafigge col fioretto gli schiaffoni di Wawrinka. Djokovic è di un altro pianeta. E a nulla serve pensare che nel '92, quando il braccio ancora prevaleva sul fisico, gli avrebbe rifilato un triplice 6-2.

Murray 6,5. Niente da rimproverarsi. Deve sentirsi un Pippo Civati scozzese avvilito, numero uno di qualcosa quando gli altri non ci sono o dormono. Gioca al suo massimo ma può solo a opporre tre set di dignitosa resistenza al marziano Federer.

Nick Kyrgios 6. Guascone, spocchioso e ciondolante come un rapper americano (di quelli veri, mica come latte & Nesquik Fedez), anche nelle interviste. Ma avrebbe colpi e carattere per vincerlo nei prossimi anni, questo torneo. Ma domani potrebbe decidere di dedicarsi al basket di srada.

Dustin Brown 7. Lo vidi battere Giannessi al challenger di Barletta. Ora batte Nadal (il Giannessi spagnolo) sul sacro tempio di Wimbledon. La sua tattica è sempre la stessa: folle anarchia insensata. Ma che spettacolo tennistico. E non solo folklore, come l'hanno descritto i media generalisti.

Rafael Nadal 5. Spia della benzina in rosso, motore fuso, sospensioni a terra, gomme sgonfie. Jimbo Connors a 40 anni battagliava con Agassi, lui a 29 è ribaltato da Dustin Brown.

Philipp Petzschner 7+. Toh chi si rivede, cinque anni dopo, sul centrale di Wimbledon: il Picasso neuroleso del tennis. Irrompe alla sua maniera. Surreale coppia da "fatebenefratelli" con l'israeliano Erlich, a metà tra manicomio e nosocomio. L'israeliano con una gamba sola, lui con una gamba, mezza spalla e due neuroni. Semifinale e solito campionario di funambolici guizzi e spennellate d'autore (con disagi mentali).

Berdych 4,5. Pertica rotta.

Gilles Simon 5. Ok, fa quarti, ma resta avvincente quanto un telefilm tedesco in un pomeriggio di luglio a 42°, quando hai mal di denti e cazzo moscio.

Leader Paes 8. Il più divertente in assoluto. 42 anni, triplo mento, clamorosa panza da allegro kebabbaro e manina di fata magica. In coppia (fenomenale) con la Hingis incamera un altro slam, tra carezze, tocchi e maramaldeggi da illusionista.

Italiani 4,5. Seppi fa il suo compitino (picco il siparietto da simpatica canaglia con Murray, sul Mto). Bolelli perde con Nishikori incapace anche di salire su un autobus. Fognini va a farsi un pic nic sull'erba londinese, sui prati anche Montanes ha più armi.



Donne

Serena Williams 9. 34 anni, 21 slam, 3/4 quarti di slam 2015 in cascina. Mai stata così forte. Unici avversari: la narcolessia e gli infortuni. In finale sbrana furiosamente Muguruza, come una tigre che s'avventa su un prosciutto pata negra, tranne soliti (ormai noiosi e prevedibili come la novantaduesima replica de "Il tenente Colombo") pisolini iniziali e finali. 

Garbine Muguruza 7,5. La giovane puledra iberica pialla Wozniacki e Radwanska con badilate cruente. Serena è fuori categoria. A 22 anni fa finale a Wimbledon ed entra in top ten. Ma io continuo a credere in Sergio Giorgi (mio mentore assoluto): "Camila è più forte, mooooolto più forte.". A freesbee.

Agnieszka Radwanska 7. Alla chetichella, reduce da una stagione da tragico martirio, azzecca un bel torneo. E perde l'ennesima occasione. Il suo lezioso tennis in punta di fioretto e colmo di magheggi da fattucchiera, spesso soccombe di fronte alle trucide vanghe. Uno slam lo vincerà nel '96.

Maria Sharapova 3. Altre, goduriose, mazzate sul grugno da Serena. L'americana sa come ridicolizzare il suo demenziale, sempre uguale, picchiare urlato a occhi chiusi.

CoCo Vandeweghe 7+. Oh-là. Finalmente una con le palle quadre. Dopo le estenuanti scorrettezze della divina urlatrice Masha Dallara tra la sua prima e la seconda, si rivolge all'arbitro: "Se hai paura a parlarle tu, lo faccio io". Eroina impavida. Simpatica ragazzona dal gran servizio, che su erba si fa valere e fa quarti.

Vika Azarenka 6,5. Ancora Serena, versione monsignor Milingo a esorcizzarla. Stavolta senza (troppi) teatrini da trivio in un bar guatemalteco zeppo di camionisti ubriachi. Detestabile, ma ha più mobilità e intelligenza di Masha, e Serena la soffre di più.

Martina Hingis 8. Accoppiata di doppio e doppio misto. La terza vita sportiva della svizzera è sempre più vincente e piacevole.

Italiane: 4,5 Errani su erba è un geco nell'acqua. Vinci trasparente. Pennetta incolore. Giorgi, più che le statistiche tradizionali, tocca analizzarne altre: numero di tordi, quaglie e aquile reali sterminate nel Regno Unito. Farnesina avvertita, l'italia dovrà anche pagare i danni della mattanza ornitologica. Si teme vicenda simile a quella dei "duemarò".


IMPORTANTE: Per misteriose ragioni, mi hanno inserito tra i blog dell'anno 2015. Chi volesse votarmi può farlo qui.
Chi non lo farà verrà: espulso, bannato con ignominia, esposto al pubblico ludibrio in piazza dopo aver assistito a una elettrizzante convention di Italia Unica, con folla aizzata da Guido Passera e reindirizzato automaticamente al rutilante blog di Fabretti sulla mountain bike.



domenica 5 luglio 2015

WIMBLEDON 2015. SORDIDI PRONOSTICI DELL'ESPERTO, PER SBARCARE IL LUNARIO







Approfittando della sacra pausa domenicale nel tempio londinese, sviscero con la consueta solerzia (mista a sapienza e proverbiale rottura di coglioni) gli ottavi delineatesi nei due tabelloni. Settimana di sorprese, relative, con ancora i migliori a contendersi il titolo tra gli uomini. Halep e la detentrice Kvitova già al mare, tra le donne


Uomini


Djokovic-Anderson 1. Se non ci sarà vento di tramontana a portarselo via, il fuscello secco sudafricano può costringere il numero uno a qualche tiè-break. A esagerare.

Cilic-Kudla 1. Redivivo Frankenstein croato, contro la sorpresa americana (uno che a 17 anni vidi a Newport e sentenziai, con sicumera formidabile: il giovanotto si farà, di droga o altro). Cilic in quattro. Preferibile assistere a un convegno della minoranza Pd con D'attorre, Bindi, Cofferati, Cuperlo e petomane.

Wawrinka-Goffin 1. Wawrinka mai così centrato anche su erba. Il talentino belga può levargli un set.

Gasquet-Kyrgios 1. Ottavo di cartello, bel confronto di stili. Kyrgios, tra grezze bombe e guasconate, può andare molto avanti. Se non vincere. Richard pare ispiratissimo. Palle quadre e potenza contro senza palle e fioretto. Temo la spunti il giovane energumeno dopo battaglia tiratissima.

Pospisil-Troicki 2. Ammazzatemi ora. (Poi penso che da quella parte si rischiava Nadal-Ferrer, e sembra confronto meno lacerante). Rimpianto per Fognini. Se su erba fosse Rafter e non il fratello scarso di Berasategui, i quarti li avrebbe raggiunti senza problemi.

Karlovic-Murray 2. Confronto Horror, Learch vs Wurdalak. Se l'immarcescibile gigante croato serve come sa, Murray può perdere. Un set al tie.

Berdych-Simon 1. Per quanto conclamato tacchino gigante femmina, il ceco la spunterà agevolmente.

Federer-Bautista 1. Se questo Fassina spagnolo (ma come ci è arrivato in ottavi? Li ha stesi con un'alitata?) strapperà un set a Federer, mi eviro. O compro l'ultimo di Fedez.



Donne

Serena-Venus 1. Venus in gran spolvero può battere anche battere Serena balbettante, più difficile sconfiggere il suo subconscio. Ma basta, bisognerebbe leggere Freud o ascoltare Meluzzi mentre dice il rosario virtuale su Twitter.

Azarenka-Bencic 1. Confronto più interessante. Spocchiosa Svizzera in rampa di lancio. Orca bielorussa intenta nel difficile rientro, a suon di rutti. Tre set e match tiratissimo. Spero Bencic, temo (se non la arresteranno i gendarmi a cavallo per atti osceni) la spunti la scaricatrice di porto.

Sharapova-Dyas 1. Spaccatimpani dall'uovo d'oro stretto tra le flaccide chiappe andrà facile. Raucedine unica incognita.

Safarova-Vandeweghe 1. L'america da hot dog a colazione serve meglio di Seppi, è in forma straripante, ma prendo le maggiori soluzioni della spiritata Lucie.

Wozniacki-Muguruza 1. Wozniacki impeccabile nel leggere le bordate (tutte rigorosamente fuori campo, e appena oltre il Tamigi) della Giorgi. Muguruza ne tirerà qualcuna dentro, ma non credo basti.

Bacsinszky-Niculescu 1. La gioviale mucca svizzera in due. Regina Elisabetta sul punto di abdicare in favore di un kebabbaro indiano, appena saputo che Pina Fantozzi Niculescu è arrivata alla seconda settimana nel Tempio.

Govortsova-Keys 2. Americana dal potenziale ancor più devastante sui prati. 2-0, forse.

Radwanska-Jankovic 1. Arrivata senza pretese a Wimbledon, Agnieszka si trova un'inattesa autostrada davanti. Ma finirà per sbandare da sola contro il primo autogrill, e farà spallucce/boccuccia. Già il rinato dromedario serbo rappresenta valido test.



lunedì 8 giugno 2015

ROLAND GARROS 2015: CICLONE WAWRINKA, INCUBO DJOKOVIC. PAGELLE







Mentre al mare nuvole gonfie ornano il mio primo giorno di mare, un ciclone svizzero-caraibico s'abbatte su Parigi, devastando certezze e pronostici.


Uomini



Wawrinka-Djokovic. Quando il finale sembra perfetto, scontato, persino banale, arriva un pazzo svizzero butterato col fisico da toro, a devastare tutto. Il tennis è lo sport del demonio che ti punge la chiappa col forcone e poi, quando ti giri, parte di sberla seguita da risatina satanica, lo sappiamo. Ma davvero non riuscivo a prevedere quanto avvenuto sulla coda di questa edizione. Djokovic (7,5) in forma perfetta, macchina al suo massimo, capace di gestirsi maniacalmente e arrivare in finale cedendo sempre qualcosa, un po' per prudenza e un po' per non morire, cantava quello, con le iniziali sicurezze sempre più minate e la psiche logorata da un lavorìo incessante. L'agognato traguardo che si avvicina e il fiato sempre più grosso. Paure, pensieri, timori. Sempre di più. E Wawrinka (9) alla chetichella, partito dalle retrovie senza alcun favore del pronostico, che match dopo match ritrova condizione fisica e proverbiali schiaffoni intimidatori. Negli slam dà l'impressione allenarsi e arrivare in fondo tirato (finalmente) a lucido, lontano parente della mozzarella vista nei tornei minori. Djokovic inizia come lo si conosce, muro impermeabile su cui Stan sbatte. Poi le cose, come spesso accade, girano per un nulla. Wawrinka prende a spingere ancora più forte, come un indemoniato. Tutto impettito e palle quadre (quelle più quadre del circuito), affronta la finale senza paura. Gioca un match mostruoso. Infierisce, tracotante e spavaldo. Bordate da ogni verso con cui lentamente sgretola il muro non più solido di Djokovc, che lentamente si spegne. Il serbo resta lì a remare senza correre rischi, pretendendo che l'altro debba regalargliela, e invece l'altro non regala un cazzo e infierisce come un sicario ispirato. E a quel torneo di Parigi che rischia di diventare per lui un incubo simile al Wimbledon maledetto per Lendl, rendendolo pazzo. Sperando non si faccia costruire in villa un campo con gli stessi graneli d'argilla di quello del Roland Garros.

Jo Tsonga 7. Il bisonte che non ti aspetti più, ritorna alla carica. Dopo i malanni, assalta, anarchico e confusionario, picchia, esalta e si esalta, battendo Berdych e Nishikori e perdendo in battaglia la semifinale con Wawrinka. Recuperato in pieno nella palude che racchiude i più forti dopo le macchine.

Andy Murray 7. Murray primavera-estate da terra è solido, essenziale, centrato, con svolazzi di classe pura. Ma ancora è un gradino sotto la machine serba, cui cede al quinto set.

Roger Federer 5,5. Inuitile negarlo, torneo in sordina e altra scoppola patita dallo svizzero (non più) minore Stan. Condito da perdita di controllo inusuale. Il tabellone era buono, una finale appariva alla portata, ma per uno spunto vincente l'appuntamento più alla portata resta Wimbledon.

Rafa Nadal 5. Inutile sperare in un bluff, o impennata d'orgoglio. E nemmeno tirare in ballo la sorte che gli ha messo di fronte Djokovic già nei quarti. L'è proprio s'cioppaa. Fantasma di quello che fu il dominatore assoluto su quei campi. Il solo orgoglio, senza più fisico, corse e arrotate di un tempo, lo tiene a galla un set. Poi è bagno di sangue.

Nicolas Mahut 7. Non più giovane, ma ancora capace di prodigi volleanti da Patrimonio dell'Unesco. Solo l'inopportuno, ammorbante come una flatulenza silenziosa in ascensore, Simon gli nega la gioia degli ottavi.

Mischa Younzhy 7,5. Eroe del torneo. Due set di agonia contro un carneade, poi il guizzo. Si percuote furiosamente in testa con la racchetta. Sanguina e si ritira. Se è un addio, geniale.

Italiani: Bolelli 6, a cura Galimberti funziona già. A trent'anni sembra essersi convinto che deve picchiare, ma anche chiudere a rete. Un passo alla volta, la prossima sarà scoprire che Babbo Natale è un imbroglio. Fognini (s.v.) un velenoso purè lo debilita (senza parlare delle zanzare fastidiose, il caldo, le cavallette, la moria delle vacche e quant'altro) e perde da Paire. Arnaboldi (6,5), passa le quaificazioni dopo eroiche maratone e batte pure Duckworth al primo turno. Un Feliciano Lopez alla cassoela.





Donne


Serena Williams: 8. Stampa il ventesimo slam, al culmine di una cavalcata condita da pseudo tragedie greche, emozionali saliscendi, rimonte, influenza, sbarellamenti, principi di svenimento in una sindrome quasi ipocondriaca. Serena è forse la più forte della storia, con umane debolezze di cui però nessuna è stata capace di approfittare.

Lucie Safarova: 7.5. Fa fuori Sharapova e Ivanovic, guadagnandosi un pezzettino del mio cuore. Sorpresa a questi livelli, l'acciughina spiritata di Cechia, spesso vittima del suo braccino e collassi tennistici sul filo, quando invece di partorire dinamitardi missili mancini, inizia a pensare. Stavolta potrebbe essere lei ad approfittare del black out di Serena, ma l'americana fa in tempo a riprendersi.

Timea Bacsinszky: 7,5. Dal bar di un hotel in cui curava una depressione da rigetto per il tennis servendo bourbon agli avvinazzati, alla semifinale a Parigi. Vivente esempio di quanto sia fragile il filo che lega un atleta allo sport, come un uomo alla vita. Bella favola, trionfo della normalità.

Francesca Schiavone: 7. Le nubi gonfie, cielo grigio, spruzzi leggeri di pioggia, e un rovescio a tutto braccio e cuore, quasi sospeso nell'aria per un interminabile istante, con cui annulla il match point alla Kuznetsova. Vive di queste piccole, enormi, cose. E si vede. Match di rarissima intensità tecnica (due delle poche che ancora sanno dare rotazione alla pallina) e agonistica. Si esalta in questi momenti, nella sua Parigi. Un po' ricorda l'ultimo eroico Connors quarantenne. La spunta, ma vorresti quasi avesse perso, perché lo scenario era ideale, condito da comparse all'altezza e cornice di pubblico, per chiudere lì la sua carriera.

Maria Sharapova: 4. Claudicante per l'ugola menomata (suo colpo più devastante, per timpani e palle), è davvero poca cosa. Schiaffeggiata dalla Safarova. Grazie Maria (Madonna dell'Incoronata).

Ana Ivanovic 6,5. Torna a buoni livelli e vince (perdendo) il confronto tra mononeuri aspiranti al suicidio con Safarova. E ce ne vuole.

Vika Azarenka 0,5. Padre Amorth si sarebbe impiccato gridando pietà. Ottavo “Premio er monnezza” consecutivo. Rutti, calci, urla raggelanti tutta pesta in viso, bestemmioni leggendari dopo un punto discusso. Perde, la multano pure. Per indecenza.

Alison Van Uytivank: 6,5. Da dove sala fuori questa giovane belga rossa, dal passo e volto maschio, allampanata e bianca come un fantasma? Riportatecela, ovunque sia.

Italiane: Sara Errani (6), i quarti sono ormai cosa sua. Con Serena, ennesima stesa cementificata. McEnroe dice che, con quel servizio, potrebbe batterla ancora oggi a 56 anni. Mi spingo oltre: non le concederebbe più di quattro giochi, facendo chip & charge con sigaretta in bocca. Pennetta (5,5) senza infamia. Giorgi (4). Babbo Sergio sbuffa, quasi infastidito dall'insipienza del giornalista. “Muguruza? Ma Camila è forte, moooolto più forte...”. I bookmakers davano la spagnola, due anni più giovane, favorita 1,20. Infatti vince facilmente. E fa quarti. Riportate i Giorgi su Marte.

domenica 31 maggio 2015

ROLAND GARROS 2015 – SPUMEGGIANTI PRONOSTICI DEGLI OTTAVI




Piove a nella ville lumière, perché una Parigi senza pioggia, anche fugace, è come una donna dalle splendide tette, ma dai capezzoli risibili.
Io che mi ero prenotato un posto davanti alla tv per seguire, finalmente, una giornata di tennis per intero, mi trovo spiazzato dal rinvio per pioggia. E per abbattere la noia, abbozzo dei pronostici su entrambi i tabelloni allineati agli ottavi.




Uomini


Djokovic-Gasquet 1. Il rischio bagno di sangue epocale è concreto. La speranza è che Nole continui a gestirsi con maniacale premura/paura di infortuni, e Paperoga Riccardino raccatti più di 10 games.

Nadal-Sock 1. Nadal cresce. L'americanone Sock è una sorpresa, ma prima che si giri goffamente sul dritto, un Nadal al 50% l'ha già infilzato come un totano gigante. Over 30 games a 1,80 (già un azzardo).

Murray-Chardy 1. Chardy che non ti aspetti, pennellone indolente, ha azzeccato una settimana di ottimo tennis. Il Murray da corsa di quest'anno su terra vincerà, ma potrebbe lasciarci anche un set.

Ferrer-Cilic 1. Potenzialmente confronto più interessante. Mostruoso abbinamento tra due differenti orrori. Lo zappatore si è salvato alla distanza dalle bombe terra aria di Bolelli. Cilic sembra tornato a livelli di decenza. Dico zappa in quattro set.

Nishiokori-Gabashvili 1. Nishi low profile, avanza sapiente. Il Gaba è la vera sorpresa del torneo, ma per l'impresa serve una prestazione da Furia cavallo del west, o che gli azzanni la giugulare.

Tsonga-Berdych 2. Un classicissimo dei confronti di quarti/ottavi tra i rassegnati primi dei secondi. I non cannibali. Ora Jo è in calo dopo l'infortunio e il bianchiccio perticone in crescita. Prevedo commovente resistenza di Tsonga davanti ai suoi tifosi, e vittoria dell'altro in quattro set tirati. Forse anche cinque.

Wawrinka-Simon 1. Flatulenza Simon fino a mezz'ora prima dell'inizio del torneo si diceva incapace anche di tenere la racchetta in mano. Forfait al 99%. Poi battaglie, corse, vittorie di resistenza. Spero vivamente che Wawrinka lo schiaffeggi in modo violentissimo, annesso ricovero in reparto traumatologico.

Federer-Monfils 1. Il miracolato trapezista giullare francese a Parigi si esalta sempre. Tre su cinque non ne parliamo. Federer ci ha sempre sofferto molto, talvolta perso. Dico 3-0 Federer, e punizione esemplare.




Donne



Serena Williams-Stephens 1. Holyfield Sloane si esalta nei grandi appuntamenti, e se Tyson Serena stenterà come nei primi turni, ha la personalità per infierire. 6-2 6-4 Serena.

Errani-Goerges 2. La giovenca sparapalle e la piccola italiana pelotara. Abbinamento riprovevole. Dico Goerges per la quota (3,00) esagerata per un match aperto a tutto.

Kvitova-Bacsinszky 1. Kvitova zitta zitta, sorniona, soffrendo, è comunque alla seconda settimana. Ma per battere la svizzera che sta volando, deve giocare al massimo. Rischio sorpresa (relativa). Vedo 6-4 7-5 ceca. Ma a 4,00 rischierei un cents sulla svizzera.

Mitu-Van Uytivank X. Io boh, queste due sono scappate dall'Itf di Santa Margherita di Pula. A cazzo, dico il giraffone roscio del Belgio, che serve più forte di Fognini.

Ivanovic-Makarova 1. La serba può perdere anche contro un canarino morto, ma Makarova sembra lontana dai giorni migliori.

Cornet-Svitolina 2. Orrido abbinamento da insignificante primo turno di modesto Wta orientale. Vince Svitolina, ma tifo pioggia per sei anni.

Muguruza-Pennetta 1. La freschezza della spagnola contro l'esperienza della Penna. Dico Spagna, spero Brindisi.

Sharapova-Safarova 1. Altra possibile sorpresa (relativa). La mancina ceca tira e gioca senza pensare a niente. Certe volte può essere un vantaggio, Masha la soffre. A 4 o 5, la prendo senza indugio.


lunedì 25 maggio 2015

ROLAND GARROS 2015 – YOUZHNY SALUTA ALLA SUA MANIERA






Non è che poi avessi un cazzo da dire, prima di scoprire il misfatto, ma tant'è. Inizio in grande stile per gli internazionali di Francia. Sua Divinità Federer sullo Chatrier, in una mise da far storcere il labbro anche a Malgioglio, verga con consueta dolcezza il povero Alejandro Falla. Uno che pure anni fa fu sul punto da commettere lesa maestà sul centrale di Wimbledon. Così tranquillo, all'ora di pranzo, che l'elvetico è sul punto di chiedere al colombiano d'inossare la tenuta da sguattero e servirgli un caffè, bello fumante e ristretto.
Ma la giornata emoziona per altri motivi. Il Kohli, proditorio, lascia le briciole a Soeda. Da non credersi. E cosa dire di un Mahut tornato a volleare come solo lui (e pochi altri) sa fare? vince contro pronostico col giovanotto Coppejean, in tre set. Infine il lazzarone Gulbis, con all'attivo ben due (dicansi due) vittorie nel 2015, tra bastonate e colpi di fluetto, si disfa di Sijsling. In tre set e senza distrazioni. Solido, Ernests, solido. Io che lo davo a Parigi quasi esclusivamente per la consueta visita a Les Folies de Pigalle, debbo ricredermi.
Il contributo più corposo a questa giornata pervasa da un'aria magica, elettrizzante, lo dà però l'immenso Mischa Youzhny. Una scossa. Il russo in caduta libera, riesce a fornire il guizzo del campione, artista e poeta unico nel suo genere melanconicamente squilibrato. Vate del decadentismo pulp del racchetta. Ammetto di aver snobbato l'incontro, leggendo solo sul livescore 6-1 6-2 Rit., e vittoria al peone Dzuhmur. Non sapevo, me tapino, dei retroscena di quella che sembrava una semplice, anonima, sconfitta di un tennista ai titoli di coda di una decorosa carriera.
Misha ci ricasca, come qualche anno fa a Miami: a fine del secondo set urla come un pericoloso evaso da un manicomio criminale moscovita e si percuote violentemente il testone con la racchetta, fino a sanguinare. Poi osserva attorno lui, col suo sguardo rassicurante. Solo che questa volta decide di non continuare, ritirandosi.
Rifletto: quale migliore uscita di scena, col suo marchio di fabbrica, invece di un mesto 6-1 6-2 6-4? Federer chiuderà forse con un'altra vittoria leggendaria, Nadal con un'epica battaglia lacera malleoli. Mischa ha voluto andarsene a suo modo. Una trovata da perfetto istrione, per quello che mi sembra proprio essere un addio definitivo, venato di triste pazzia.

venerdì 22 maggio 2015

ROLAND GARROS 2015. NADAL, SANGUINANTE E NON PIU' SANGUINARIO, PROVA LA DECIMA







"In un letto di fragole...” cantava un ispirato Checco dei Modà, in preda al furore creativo, ispirando struggente pugnetta in riva al mare a due brufolosi adolescenti di fronte in treno, mentre l'aria bassa in collina mi provoca palle gonfie e guardo un tipa che accavalla e scavalla, nervosa.
Togli le fragole, metti le spine, e vedi Rafael Nadal. L'immagine vivida del Nazareno che si avvicina a questo Roland Garros per la prima volta non da favorito. Ferito, claudicante, umanamente fragile. E' cambiato tutto, ma proprio tutto. Delle querule nenie su ginocchi e tendini provati cui seguivano tabelloni in discesa e titoli in serie, come un cannibale sapiente, solo il ricordo.
Nel giro di pochi mesi la situazione si è capovolta in modo inatteso:
Silenzio, piena fiducia, “buone prestazioni”, malgrado seriali sconfitte sull'argilla, così insolite per il padrone. Ha collezionato più k.o. quest'anno che in un decennio di trionfi su terra. E, come contrappasso dal sapore crudele, in quella che deve essere la storica edizione del Roland Garros numero dieci esposta in bacheca, eccogli confezionato dalla sorte un tabellone pieno di spine nei primi turni. Coltelli, spade, bombe a mano, dai quarti in poi.
E' meravigliosamente sadico, capirete. Dolgopolov in un eventuale secondo turno da leggenda antica (ammesso che il ramarro Almagro, inopportuno come non mai, non ci privi della gioia), con l'ucraino ispirato come un pazzo spadaccino che danza nudo ascoltando Beethoven, e infierisce sui suoi resti.
Un sogno.
Poi il crescendo rossiniano da incubo horror: Novak Djokovic versione monstre 2015 nei quarti, quindi il Murray scopertosi solido e in forma smagliante nella stagione su terra. O Ferrer, al limite. Mentre dall'altra parte si lecca i baffi, sornione, il Divino ReRoger Federer. Per lui, come per il maiorchino in passato, pochi patemi fino a una possibile finale da raggiungere dosando le energie. Nishikori, Wawrinka, Berdych (e forse lo spettro di Adelchi Virgili o Becuzzi) sono avversari solidi, ma da poter nerbare con la solita grazia sadica.
Muta ogni cosa, capirete.
Ora, la vittoria del decimo titolo per Nadal cambia poco. La doppia cifra impressiona, ma aggiunge nulla a quello che è e sarà per molto tempo il miglior tennista su terra della storia. Da qui all'eternità, temo. Anzi, lo spero, non anelando un suo clone. Il tentativo della “decima”, come quello del Real Madrid di cui è tifoso, è però reso letterariamente avvincente dal nuovo scenario. Che poi, di epico forse avrà solo questa sensazione di attesa, rivelandosi poi un'erezione abortita. Un pomposo lancio di un kolossal flop. Ben Hur senza bighe e cavalli. E pazienza. Nadal con riserve a lumicino, allo strenuo tentativo di un altro guizzo, però, fa notizia. Colora la vicenda di tragedia.
C'è anche l'ipotesi, di cui mi provavo a convincere prima di Roma, del bluff da giocatore di Poker. Perché conoscendo la sua macchina, potrebbe aver dosato le residue energie per l'impegno parigino. Obiettivo massimo. Ma è una tesi fragile come il cristallo: nelle ultime uscite è parso la sua versione ectoplasmatica.
Per uno ancora in grado di fare finali e semifinali nei Masters 1000, e parte tutt'ora sfavorito solo col Djokovic-monstre, è un discorso che dovrebbe far ridere. Ma va contestualizzato, stupisce rispetto alla versione invincibile del passato. Ora è corto, meno esplosivo, un muro arrotato dannatamente permeabile anche al primo peone nella giornata di grazia. La maschera pietosa del guerriero che fu, a tratti addirittura caricaturale. Un wrestler che prova a caricarsi con giravolte, pugni roteanti, malgrado Wawrinka lo stesse nerbando sadicamente, 6-3, 5-2.
Quasi, mi coglie un'idea sconcia. Desiderio mostruoso, parente prossimo del desiderio inconscio di morte: dovesse passare lo scoglio squilibrato dell'idolo delle masse instabili (Dolgopolov), sarei portato a tifare per lui, perorandone la sua causa sanguinante e non più sanguinaria. Per la prima e unica volta, in questa dimensione terrena, ululando “Vamossss”. Che poi, forse, questa sensazione di stordimento svanirà nella prossima mezz'ora. Il tempo di spegnere la canna.

domenica 17 maggio 2015

INTERNAZIONALI D'ITALIA 2015 – PAGELLE VERNACOLARI






Diario di bordo, dal vostro inviato in Vaticano, nell'attico del Cardinal Bertone, sgargarozzando Dom Perignon



DONNE

Carla Suarez Navarro: 8. “Meno dotata tecnicamente di Sara Errani”, scrisse un editorialista di spicco, prontamente internato in un manicomio navale, da cui continua a partorire sontuosi articoli (pagato). Carlita, più solida del passato, dipinge il campo in modo sublime, con un rovescio da letteratura erotica. Da brutto anatroccolo si trasforma in sexyssima pittrice che spennella angoli con la racchetta. Anche agonista, a sua insaputa. In finale è investita da una missione divina: liberare il tennis dall'orrore triviale. Stremata, si ferma a un metro dal traguardo.

Maria Sharapova: (no, per carità). Le sue urla da partoriente nel reparto furiosi del neurodeliri, arrivano fino al Vaticano, dove Papa Francesco consuma un frugale pasto a base di pane azzimo e cicorie. E il Pontefice, dopo aver tirato giù tutti i santi del calendario, quasi si convince ad accettare l'aborto. Tira pure (uau) una serie di smorzate di fattura agricola, nelle quali palesa una difficoltà insuperabile: non può latrare. Poi mazzate, altre urla, manco fosse scossa dalla nerchia di Nacho Vidal in un anal d'epoca, e invece di fronte c'è solo la leziosa Carlita. Santo cielo, liberateci dal male.

Daria Gavrilova: 7. “La vispa Teresa correa tra l'erbetta, l'ho presa, l'ho presa, ululava invasata”. Colpevolmente, la lascio sotto di un set e un break nel primo turno di qualificazioni con la bimba svizzerotta Bencic, bollandola come una delle tante. E invece, non solo vince quella partita, ma si qualifica e, feroce battaglia dopo battaglia, perde solo da azzoppata in semifinale. Tira, strepita, ride, fa pugnetti, zompetta, isterica, irriverente, odiosa, contagiosamente simpatica. Insomma, tennista a 360 gradi. Completa anche nel tennis. Fa tutto, più o meno bene.

Sergio Giorgi: 7+. Ho il privilegio di stargli gomito a gomito, mentre studia scrupolosamente la possibile avversaria del suo pargolo (che però perde prima) sulla balaustra del campo numero uno: Serafico, persino calmo. Solo qualche tic. Ogni tanto parla da solo (ma sotto voce), e si dà colpetti in testa guardando l'ignominioso slice di Rybarikova. Spettacolo assoluto durante l'allenamento di Camila: Dario Fo ubriaco con la faccia di Keith Richards, capelli di Branduardi e movimenti da Haka degli All Blacks.

Camila Giorgi: 4,5. Il gabbiano Peppino, solito svolazzare sui campi del Foro, è uscito illeso dai suoi pallettoni vaganti. Già un successo.

Simona Halep: 6,5. Macchinetta da tennis spaventosa, senza trucco, parrucco e atteggiamenti da diva. Carlita le scombina i piani, di solito infallibili contro chi va di vanga.

Vika Azarenka: 5,5. I suoi rigurgiti ancora non sono di quel bel verde acceso del 2011, ma è recuperata al “tennis”. I campionati di rutti e peti tra camionisti ubriachi di vodka a Minsk, possono aspettare.

Maria Josè Martinez Sanchez: 7. Struggente ritorno nel luogo del poetico omicidio, un lustro dopo. Gioca il doppio, coi soliti ricami da fugaci orgasmi. Petizione personale: con Roberta Vinci, finalmente libera dal male, costituirebbe un doppio da favola.

Serena Williams: s.v. Vacanze romane. Tre gricie fumanti dallo “zozzone” e forfait per fastidi al gomito, provato dai bicchieri di vinello dei Castelli sollevati. L'obiettivo è Parigi.

Ana Ivanovic: 4. Alla (inutile) ricerca del neurone perduto.

Altre italiane: Knapp (6). All'armadio altoatesino quasi le riesce lo scalpo di una Kvitova addormentata. Errani (3), motozappa senza benzina. Pennetta (4) ormai più presa dall'imminente matrimonio con Fognini (diosanto). Vinci (3). Il divorzio l'ha svuotata. Smagrita, emaciata, senza tette (manco la Sciarelli le troverebbe) paradossalmente non riesce a volteggiar leggiadra. Schiavone (5). Il divertimento a competere ancora supera l'imbarazzo per inevitabili sconfitte in serie.





UOMINI

Novak Djokovic: 8. Ha ormai assunto lo status di macchina da tennis. Giochicchia totalmente in controllo, poi a un certo punto allaccia il casco, innesta la freccia e saluta tutti. In finale non corre rischi e gioca un incontro ai limiti del mostruoso. Di umano ha davvero poco. Non so cosa potrà impedirgli di vincere il Roland Garros. Il tappo di una magnum. Forse Superciuk fatto di vino ai pomodori cipollati o la sindrome di Lendl a Wimbledon, più che il fantasma di Nadal.

Roger Federer: 7,5. Lo Divino Re, o Augusto Imperatore, accolto nell'Urbe dalle trombe dei messi imperiali. La magia di un tramonto romano pervaso d'arancio commovente, forse, senza ricadere in insopportabili “binaghismi”, lo ispira. Esprime il miglior tennis della stagione, in un torneo che non doveva giocare. Come le cose non programmate, inattese, partorisce tennis che è fantascienza applicata alla poesia. Passato traslato nel futuro spaziale. Poi perde la finale, l'ennesima nella capitale, contro un serbo ai limiti dell'umano. Torneo maledetto, e Roma che dopo averlo quasi santificato torna a fare la stupida, sulle laceranti note (perché?) di “Un amore così grande”. “Ma come, dopo Gasquet, ora ti appassioni a un altro perdente?”, fa la mia psicologa personale, con un sottile fondo di verità. Ma non sa, la tapina, il peso eretico delle sue parole. Prontamente, un drappello di fan del Divino Re comunque Santissimo, la cattura e per poco non la arde viva.

Rafa Nadal: 5,5. Nel trionfo di nenie cantilenanti “For sure, il ginocchio fa male...non so se giocherò e potrò vincere il primo turno”, un tempo accumulava vittorie stile strike nei tornei su terra. Ora non ne vince uno, ma è un coro di “sto giocando bene, sono fiducioso” senza accenno ad acciacchi, tendini lesionati, artriti ossee. I tempi cambiano. Per la prima volta arriverà a Parigi non da favorito, ma si farà tumulare prima di perdere.

Stan Wawrinka: 7. Fa il botto pestando sodo Nadal (ammesso che sia ancora una sorpresa). Poi fa da spettatore alla cavalcata delle valchirie di Federer.

Andy Murray: s.v. Sotto gli occhi materni della gravida Mauresmo, scende in campo per l'allenamento (sotto un sole subsahariano) in tragici scalda muscoli alla caviglia, provati dalla cavalcata madrilena. Deambula con le gambe rigide, manco fosse Chiappucci dopo la tappa dell'Alpe d'Huez. Sempre più personaggio naif/surreale. Poi si ritira.

David Ferrer: 6,5. Rantola, corre con la lingua penzoloni e gli occhi fuori dalle orbite, rincorre, sniffa calzini, riparte, scalpella come un mastro ferraio fatto di vernice. Il mio arido cuore quasi si commuove quando Djokovic si scoccia, gli mette il boccaglio e la chiude.

Fabio Fognini: 6,5. Ha il tennis per giocarsela con i top ten su terra e la testa per perdere anche da un bibbitaro armeno. Prendere graniuole di fischi o trascinare la folla patriottica. Quindi? Più che la fantastica vittoria su Dimitrov e la quasi impresa con Berdych, sorprende che abbia battuto senza difficoltà Johnson. E dopo i fischi dell'anno scorso rende il Pietrangeli una bolgia infernale, quasi come il Marakana di Belgrado.

Alexander Dolgopolov: 6+ Vedo tutti i suoi match, con vibrante soddisfazione e accenno di erezione. Frenetico, estroso, adrenalinico, una benefica scossa per un tennis sempre più tombale. Dategli uno spartito, uno straccio di tattica, e perderà la sua essenza anarchica.

Altri italiani: Donati (7). Lieta nota. Già lo scorso anno, vedendolo qui, pensai fosse il più pronto dei nostri ragazzini. Buona completezza tecnica, agonismo positivo, fisico ancora acerbo. Bolelli (4,5). Ancora è lì che insegue, alla moviola, un rovescio di Thiem. Quinzi (4,5). La mancanza di colpi incisivi tarda (l'eventuale) esplosione, rispetto ai suoi coetanei. Qualcuno, trionfalmente, ne vedeva il futuro Nadal. Ad oggi, che diventi il futuro Ramirez Hidalgo sarebbe già un successo.

Quinto slam: Querula invocazione-pretesa, denigrando Madrid, torneo più ricco e organizzato, ma privo del fascino del Foro, che trasuda storia da ogni poro, amato dai tennisti, etc. Ma per avere il quinto slam, pensano di portare i torneo a Fiumicino. Io boh.


mercoledì 13 maggio 2015

INTERNAZIONALI D'ITALIA 2015 – Fognini, reuccio di Roma






Diario dal Foro, fotografando gabbiani ubriachi



Ogni volta che lascio il Foro mi volto e, guardando l'impianto che trasuda storia, mi coglie un amaro magone. Penso “Chissà se il prossimo anno ci tornerò, o sarò morto. Magari saremo tutti morti.”. E' un po' come l'ultima birra, quando lasci il bar, provi ad arrotolarti una sigaretta ma, ormai ubriaco come una bestia, ti cade con tutto il tabacco, bestemmi e pensi “Mi sveglierò domattina?”.
Il gabbiano Peppino, puntuale come ogni tardo pomeriggio col sole che s'arrende, fa la sua svolazzata sbilenca tra i pini e poi tra i campi del Ground, prima di andarsi a gettare nel Tevere (chi riesce a vederlo nella foto, vince i biglietti per sabato e domenica, probabilmente inutilizzati).
Pienone delle grandi occasione, mentre ai tornelli una comitiva padana sbraita per l'organizzazione e i mezzi pubblici romani da terzo mondo. “Ma nun rompe er cazzo”, chiosa un fine poeta trasteverino.
Bastano pochi giochi per capire come per il butterato giocoliere Dolgopolov, sarà dura contro l'esperto sergente Garcia Lopez in forma smagliante. Dio e chi era con me è testimone. Dopo averlo visto battere Wawrinka al tie-break in un set di allenamento, lo dissi domenica: “Questo sarà un osso duro per tutti, vedrete stolti”. Vince in due set, senza grossi patemi.
Intanto Ivanovic (alla perenne ricerca del neurone perduto) e la giovane australianorussa Gavrilova si stanno ammazzando sul Pietrangeli. Per carità di Dio. Arrivano urletti scomposti. Forse è arrivato Federer, poi c'è anche la divina urlante Sharapova che si allena. Provo a distogliere l'attenzione dei bimbiminchia urlando “Andate di là, presto, che è arrivato il grande Briga. E c'è pure Fedez!”. Ma non ci cascano.
Pare che “Miss chiappa d'oro al Foro 2015” Mladenovic stia addirittura vincendo (poi perderà) con Makarova. E la miracolata Jovanovski (era 1-5 con l'isterica Kudryavtseva al primo turno di qualificazioni) voglia battere pure la puledra di razza Keys. La batterà.
Binaghi trasportato da due schiavetti su un risciò, predica come il tennis italiano non sia mai stato tanto in salute come quest'anno. Già: ci resta Fognini. E aggrappati al Fogna, si sta sereni come un gatto in autostrada. Specie sapendolo impegnato sul campo portasfiga contro Dimitrov, mica l'ultimo degli stronzi. Ma il sultano tranquillizza la plebe: “Il Pietrangeli anche quest'anno è un portafortuna italiano”. Già, lì ci hanno perso solo Pennetta, Arnaboldi, Lorenzi, Schiavone, Giorgi e stonfia in modo fragoroso anche la Errani (i cui “oh-eeee” erano udibili anche da Ponte Garibaldi), clamorosamente battuta dalla modesta McHale, in un incontro di straziante bruttezza.
Eccoci al momento clou. Atmosfera elettrizzante. Caciara clamorosa. Tifo pallonaro e tutto quanto, ma Fognini è esaltato. Dimitrov visto dal vivo dà l'impressione di essere un puledro di razza, consapevole del suo enorme talento, ma ancor più avvilito dal non riuscire ad esprimerlo completamente. L'italiano è ispirato, spavaldo. L'arroganza, boomerang con tennisti di livello inferiore, diventa arma vincente quando affronta senza timore avversari quotati. E oltre a sfidarlo di fioretto, tra tagli e buone accelerazioni, è più smaliziato e concreto su questa superficie. Clamoroso al Cibali.
Quando il ligure vince in modo rocambolesco il primo set al tie-break, la trincea tricolore è una bolgia. Il mio amico Valerio si lascia andare a un commento di rara sottigliezza tecnico-tattica: “Ormai è fatta. Il bulgaro è mollo (cazo). Forse ieri Masha aveva la munta (per i non altoatesini: aveva le voglie) e lo ha sfinito.”. Una perla. Poi familiarizza con un vitellone sulla cinquantina che, fottendosene dell'incontro, si guarda attorno allupato. “Che ne dici di quella bionda? Andrebbe bene per papà?”, domanda alla figlia adolescente. Quella lo guarda con disprezzo. Nuovi rapporti genitoriali, la famiglia si evolve.
Il delirio si smorza come un'erezione perduta quando il bulgaro sale in cattedra, allungando l'incontro al terzo set. Serpeggia delusione, e un pizzico di fatalismo. “E, ma se Fabio avesse il servizio del bulgaro...”. E se la Littizzetto avesse il fisico di Belen? Vogliamo parlarne? L'amico allora cambia versione: “Speriamo che la Pennetta non l'abbia spompato. Che magari ieri aveva la munta!”.
Contagiato dal tifo (sul punto di urlare anch'io per inerzia “Fabb-bio! Fabb-bio!”, resisto eroicamente) mi aspetto un terzo set pirotecnico. E invece Dimitrov crolla di schianto sotto le stilettate di Fognini che esibisce tutto il campionario: 6-0.
Mentre usciamo, si discute di Berdych-Fognini negli ottavi. Come al solito, chiarisce tutto Valerio: “Eh, dipende. Magari la Sorotova stasera ha la munta...”.

martedì 12 maggio 2015

INTERNAZIONALI D'ITALIA 2015 - Di Leonesse addomesticate e farfalle cheritornano








Diario di strabordo al Foro, ubriaco di Corona

Alla ventesima birra in tre giorni, quelli della "corona" dovrebbero regalare all'appassionato medio, oltre al cappellino di paglia, una maglia con su scritto "ammazzete che birra demmerda ve stiamo a fa beve". Ci vorrà un mese di cura Peroni/Tennents per guarire. 
Pinzillacchere a parte, veniamo ai dati tecnici: visto da vicino, Caroline Wozniacki ha un culo orribile. Rinsecchito, da maratoneta. Quello di Vika Azarenka, invece, continua a fare provincia. La becco mentre si allena ululando con faccia truce e sbevazza come Beppa Giosef (le manca il sigaro). Vince lo speciale contest "chiappa d'oro al Foro" Kristina Mladenivic. Premio alla carriera: Danielona Hantuchova.
In questa giornata dedicata più al cazzeggio e spizzate di big in allenamento, ecco Stan The Man Wawrinka. Paonazzo, stravolto e pesante, coi brufoli accesi dal caldo, sembra vada a lezione da un sontuoso sergente Garcia Lopez.
Ok, ci sono anche le partite. Abbinamento potenzialmente esplosivo tra Kohli Kolschreiber e Donald Young. Il tedesco dipinge il campo con quel rovescio melodioso, sbarazzandosi del moretto mancino, eterno incompiuto dalle (poche) formidabili accelerazioni. Poco male. Il mio animo è così estasiato che evito di rispondere con una parolaccia alla domanda: "Che la andiamo a vedere la Errani sul centrale, eh?". Preferirei farmi strappare le unghia dei piedi. Per il centrale ci sarà tempo domani. Piuttosto, sul Grandstand ecco il caso umano vero: Roberta Vinci. Pelle e ossa (rotte) dopo la separazione con Errani, la vedo irriconoscibile, emaciata, senza più zinne, nervosa. Watson le impartisce una dura lezione. 
Vedo gli ultimi due, tristi, giochi di Schiavone (o quel che ne resta), brutalizzata dalla semovente cassapanca delll'Ikea Knapp. Cose che fan male al tennis. "Ma come, il circuito è pieno di ultratrentenni al top, Kimiko a 45 anni è ancora lì. Il problema di Francy non è l'età" mi dicono. Vero, forse. E nemmeno le manca la voglia. Il suo problema è un gioco così complesso e peculiare, che non riesce più ad esprimere. Variazioni, liftoni e palle cariche sempre più scariche.
Nella trincea vip-gran siuri, lontani dalla schiamazzante plebaglia, si allenano Djokovic, Federer e Nadal. C'è anche Camila Giorgi con l'esagitato babbo che le mima preziosi e inflessibili movimenti anche su come bere l'acqua. Con un padre a così puoi solo diventare numero uno nel tuo sport (non il tennis, ma quella cosa che gioca lei) o un serial killer. A proposito di Sergio Giorgi, mi ritrovo di fianco a lui, mentre osserva Rybarikova-Burnett. Mi manca il coraggio di parlargli, ma sembra scettico su quegli antichi slice della slovacca (che lo scorso anno misero a nudo lo schema spatapummete del suo pargolo).
Al volo, sbircio la pancera rosa Zahlavova Strycova, che sembra un confettino (di droga). Matta come una cavallina, riesce a perdere dalla McHale (la grande, incommensurabile, McHale, ammirata a Brindisi). Di fianco a me un giovane saccente domanda : "scusa, ma stanno 73 a 60?". "No - fa l'altro munito di santa pazienza - il punteggio si legge in verticale: 7/6 3/0". Però, non male questo nuovo sistema di punteggio. L'avesse ascoltato il sempre facondo di idee illuminate duca conte Balabam Ricci Bitti, domani ce lo troveremmo come una delle cicliche proposte per "svecchiare il tennis". Che forse, basterebbe che lui se ne andasse. 
Ecco dunque l'evento: il ritorno a Roma, teatro della sua favola incantata del 2010, Maria Josè Martinez Sanchez. Ormai mamma, la vezzosa farfalla volleante, prova a rientrare in doppio. Come passa il tempo. Sembra lenta, meno esplosiva, ma in due giochi esibisce la merce: ricciolo smorzato in demi volée, ricamo a rete e pallonetto in contro tempo, al bacio. Ah, la commozione.
Un malconcio Lorenzi sbatte contro il roccioso Cuevas. I due ragazzini terribili Napolitano/Donati infiammano il campo numero uno (diventato una bolgia) battendo la coppia mostruosa Isner/Querrey, Lurch e il cugino di Lurch. Senza paura e in stato di esaltazione, 14-12 al terzo. Davvero bravi.
Chiudo in serata con Gasquet, che doma in due set il bravo Fabbiano. Riccardino sarà pure in caduta libera, ha il fisico di un cartone animato disegnato male, il cervello di una medusa, ma quel rovescio lì è come un assolo di volino nel deserto, accompagnato da una birra schiumosa. Non Corona, però.

domenica 10 maggio 2015

INTERNAZIONALI D'ITALIA 2015 - La favola di Pollicino





Diario di bordo, da una canoa sul Tevere



Un caldo bestia della Madonna ci accoglie al Foro super blindato con tornelli e controlli, per evitare infiltrazioni talebane e di grillini al grido "Le-ga-li-tà".
Subito mi imbatto in un duo romantico-vintage, che trasuda ormoni erculei e voglia di divertirsi ancora da ogni muscolo: Schiavone-Stosur sulla Pallacorda. 
Vorrei chiedere qualcosa, ma temo mi rispondano con un rutto, in canna dal 2010. A proposito di coppie di fatto, struggente nostalgia per l'idilliaco legame in frantumi tra Vinci e Errani, una volta tutti assieme: loro due, allenatori, parenti, bambini garruli. Ora la romagnola si allena con Bouchard (che si produce in qualche fuoricampo sbalorditivo). Alla faccia delle scelte tecniche, tra le due italiane sono volati stracci dopo il vergognoso doppio di Fed Cup, con tutta la ragione (e di più) dalla parte di Robertina. Ma, come nell'ex URSS, non si può dire. Dopo la separazione tra Albano e Romina, questa sarebbe troppo.
Eccoci al tennis. Il trullo volante di Alberobello Fabbiano, ridimensiona il teenager russo Rublev e si qualifica per il tabellone principale. Un mediterraneo soldo di cacio piccolo e scuro, di mezza età e con maglia di tre misure più grandi, batte senza attenuanti il giovanissimo gigante russo destinato a grandi platee. Si capisce subito che l'italiano può farcela: ben dentro il campo e con grandi anticipi, batte un russo forse già convinto di avere il match in saccoccia. Ha gran carattere, per essere un '97. Il paradosso è che si trasformi in mancanza di umiltè, malgrado sia un '97. 
Poi, aspettando Dolgopolov ci si deve sorbire l'interminabile Dulgheru-Tsurenko che non vogliono saperne di liberare il campo. Qualcuno (io), potendo, le sparerebbe con una carabina di precisione. Altri sventurati si suicidano gettandosi dalla piattaforma nella piscina olimpionica. Vuota. Per fortuna che di fronte ci allieta la Signora Pina Fantozzi Niculescu, coi suoi agricoli diritti in back. "Fa così schifo che io je la regalerebbe a mi socera", dice un genio.
Una cosa è certa: tutte le partite femminili intraviste, rasentano la turtura indocinese.
L'ucraino butterato non delude, disintegrando il mollusco Del Bonis (ufficiale, il più brutto a vedersi. Di sempre).
Poi a zonzo. La cinghialona Kerber si allena con Kas, primo storico compagno di doppio del fesso Petzschner (una prece). Kyrgios fa spavento anche in allenamento blando con Tomic, che ha solo voglia di una serata tunz-tunz. Bestiale. 
Vedo Luca Vanni con commovente seguito familiare. Poi Gaio, bel torello di media stazza, con faccia da attore porno. Entrambi potranno dire di aver giocato il primo turno a Roma. Vincere era oggettivamente troppo. L'impresa vera la fa Donati battendo Giraldo. Ovviamente non l'ho vista ma il ragazzo, malgrado un fisico da liceale, sembra il più completo dei giovani italiani. Per chiudere con grand'Italia, Arnaboldi vince il derby con Napolitano e approda nel main draw. Non è mai troppo tardi (Lorenzi docet) e poi il lombardo gioca in modo delizioso. Qui sento la migliore di giornata. Forse un grillino in vena d'irresistibile umorismo, si supera: "Chi è sto Napolitano? Un raccomandato parente di Re Giorgio? Kasta!1!!". Arrendiamoci, siamo circondati. 
In tempo per vedere Paire che deambula svogliato sul numero uno. Lento, poco ispirato, sempre in ritardo sulla palla. Basta la prova regolare di un altro Pollicino, l'argentino terraiolo Scwhartzmann, a farlo fuori, malgrado il commovente sostegno di un manipolo di fans (forse evasi notte tempo da un manicomio navale).
Mentre ce ne andiamo, sento immotivati "Tomaz, Tomaz!" riferiti al mandriano Bellucci. E non capisco quale droga aleggi sul campo numero 3. Oddio, ci sarebbe anche Ernesto Gulbis, ma non voglio farmi altro male. E poi sento una voce perentoria che sembra uscita da "Borotalco": "Daje Enzo, che me sto a coce!".

Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.