.

.

domenica 6 luglio 2014

WIMBLEDON 2014 - FEDERER, L'OTTAVA E' UNA MAGICA SINFONIA INCOMPIUTA






#FedererDjokovic. Premesso: la finale più bella, intensa e tecnicamente avvincente che abbia mai visto. E seguo tennis da quando le finali a Wimbledon le interrompeva la Rai, con al commento Bisteccone Galeazzi. Forse solo Ivanisevic-Rafter regge il confronto per intensità.
Era il 2008, ed ero ubriaco. Non una novità, ma la ricordo nitidamente perché quella sera al distributore misi la benzina in una macchina diesel e la tipa con cui uscivo nitrì, testuale e brutale: «Pensavo fossi un cretino, ma non a questi livelli». Poi si fece accompagnare da due buttafuori mulatti. Con alcuni avventori al bar mi ero però lanciato in una profezia da Nostradamus: «Se mai questo tale Djokovic dovesse battere Federer su erba, io mi taglio le palle. O mi iscrivo ai circoli di Forza Italia». Capirete bene come la finale di oggi fosse per me assai delicata. Non tanto per gli inutili ammennicoli, quanto per l'ipotesi forzista.
Bando a giovanissimi crack tamarri ed emergenti virgulti non ancora cazzuti, atteso epilogo tra il favorito della vigilia e il vecchio eroe al romantico tentativo di zampata finale. Inizio teso, i due sentono il peso del match producendosi (visto che siamo in tema mundial) in una specie di melina pallonara a centrocampo o guardinghe schermaglie pugilistiche. Vuoi mettere? Nel cervello di Nole, dopo non so quante finali perse in modo rocambolesco (non fatemi consultare il mio personale cartellino), iniziano a danzare fantasmi dispettosi  pronti a zimbellarlo come «perdente di altissimo livello», Federer può entrare nella storia di questo sport afferrando l'ottavo titolo. Anzi, nella storia già c'è. Si tratterebbe solo di darle un'altra carezza, con l'ennesimo virtuosismo.
I due iniziano in modo tatticamente studiato (da soli, mica coi coach fantoccio, figuriamoci). Federer con la fissa idea di non dare tregua a Djokiovic, e il serbo cercando si chiudere Roger nella diagonale rovescia. Il primo è stellare, l'altro di granito. Confronto normalmente intenso.
Sugli spalti è una sfida nella sfida tra i finalisti di venticinque anni prima e ora allenatori marketing, Edberg e Becker. Se l'algido svedese sembra vivere una favola e si lancia in increduli «uau» esultando come mai ha fatto da tennista, Boris Becker è un enigma etilico. Lo vedi esibirsi in strane smorfie, col volto sfatto e paonazzo, e mica capisci quante birre s'è scolato prima di arrivare. 12? 13? Di certo si può comprendere la confusione tattica del serbo nel dover per forza fare un paio di serve&volley a set per compiacere il birromane coach (sarà compreso nel contratto), e che lo sventurato conduce con la grazia di un cinghiale che vuol ballare il tip tap.
E' un baleno che in un match equilibratissimo e legato ai servizi, lo svizzero si ritrova sotto due set a uno causa un paio di colpi sciagurati nel tie-break del terzo set, contro un Nole sempre più impermeabile. Si decide tutto in quei due punti, poche cazzate.
Tutto finito, o quasi. Federer prende un break di svantaggio nel quarto e sembra mollare gli ormeggi, sfinito dalla difesa e contrattacco di un avversario tornato una muraglia. Sembra, almeno, perché il bello e tragicamente malvagio deve ancora venire. Roger trova nel taschino del campione sprazzi di magia con cui risale dalla buca: da 2-5 chiude con veemenza il set: 7-5. Un campione infinito, solo dodici mesi fa considerato buono solo per l'abbattimento, come i purosangue di cui non puoi sopportare il lento decadimento fisico. Chapeau. Cinque giochi pazzeschi e fantasmi ancora nella testa del serbo, terreo in volto.
Il paradosso di questa incredibile finale è che nel quinto set il vecchio sembra averne più del giovane virgulto scucchiato, stravolto da corse e strisciate sul selcio rimasto al posto dell'erba, quasi boccheggiante. Potenza di un braccio che canta. Medical time out serbo a sporcare il romanzo di una finale memorabile, e ancora Federer che come magnifico equilibrista danza sull'orlo del precipizio non so quante volte. Segue la seconda producendosi in una demivolée che ammutolisce il pubblico per una frazione di secondo, prima del rituale boato.
Poi l'ennesimo capovolgimento di fronte in questa assurda vicenda sportiva, fatta di continui colpi di scena. C'è tutta la magica crudeltà di questo sport nell'epilogo, così lontano dai lieti fine da commediole americane. Vince con merito un monumentale Djokovic, perde e piange un Federer comunque straordinario. Lacrime diverse rispetto a quelle del 2009, forse più mature e fataliste. Perché è incredibile quanto conti il fato nelle vicende umane.


***


Ora che ci penso. Queste dovevano essere le canoniche pagelle del torneo, ma mi sono dilungato troppo sui due protagonisti della finale. Abbiate pazienza, o voi malati mentali che leggete codesti deliri, che questo è il mio canto del cigno morto. Il blog chiude a tempo determinato (da chissà quali eventi e senza contributi), perché si è chiuso un cerchio (non dico quale). Stavetemi buono. Ma veniamo a noi, pagello come non vi fosse un domani alla velocità di Willy Coyone:


Uomini (gli altri)

Nick Kyrgios. Anni in attesa del bambinello bamboccione 23/26enne e all'improvviso irrompe questo selvatico tamarro diciannovenne che fa saltare il banco. Atteggiamento da bullo di Harleem, catena al collo, colpi devastanti e palle quadre. A Wimbledon il crack clamoroso: esame di maturità nella rimonta con l'allocco Gasquet (fa curriculum) e tesi di laurea con Nadal, dal titolo: «come ti anniento la diagonale sinistra del diavolo spagnolo con un rovescio stretto e incrociato che farebbe gemere di piacere anche gli angeli eunuchi dell'inferno». Se il fisico pesante reggerà quel tennis animalesco, diventerà forte.
Voto 7,5

Radek Stepanek. Si prende il proscenio rubandolo a Djokovic: quattro set d'istrionismi tennistici, graffi a rete, ricami e tocchi diabolici. Spettacolo. Si doveva capire già da quel match di come Nole sarebbe stato sicario di bellezza in questo torneo.
Voto 8

Grigor Dimitrov. Bruno, smilzo e bello come un fotomonello, spara pose da CR7 quando Dolgopolov, dopo tre set a fargli barba e capelli come il barbiere pazzo Sweeney Todd, gli regala la partita. Ti chiedi: si può tifare uno così? Tira colpi strabilianti, migliori di quelli di Djokovic nella semifinale, ma crolla fantozzianamente nei momenti importanti. La girlfriend Masha vestita da orsolina stringe i pugni tutta infervorata e vorrebbe trasmettergli tigna (fallisce) e doppi falli a profusione (obiettivo centrato), e alla domanda esistenziale di prima trovi una risposta definitiva: no, no, questo, e tutta la famiglia sua, è intifabile.
Voto 6

Milos Raonic. E' un estetica agonia pensare a come abbia potuto Piatti abbandonare su un'autostrada l'indisciplinato/minorato cucciolo di bastardo Gasquet per questo cagnone dinoccolato, ma che risponde agli ordini come scolaro modello. Il gatto pelato (Ljubicic) e la volpe (Piatti) se lo coccolano. Malgrado fianchi più larghi delle spalle, il preservativo-calza contenitiva in tinta al braccio, volto suinide e capelli da divo delle soap opera boliviane, la pera gigante cresce torneo dopo torneo e può fare grandi cose. In semifinale contro Federer però non la vede mai.
Voto 6

Stan Wawrinka. Un cinghialotto butterato che sui prati tagliati all'inglese trotta in modo maldestro. Ma arriva ai quarti e non sfigura col più celebre connazionale, padrone del giardino.
Voto 6,5

Andy Murray. Talmente sereno grazie ad Amelie (che sarà psicologa freudiana), che durante il quarto con Dimitrov si addormenta. Catalessi tennistica.
Voto 4,5

SuperPippo Volandri. Sembra il «dogui» in vacanza. Uno che se lo incontri al Foro ti guarda col sopracciglio alzato, come a dire: «Ma cosa vogliono 'sti terremotati? Quasi-quasi gli lancio due verdoni con l'autografo», e tu per tutta risposta ti avvicini e gli domandi: «scusa, tu chi sei, uno che ha fatto le pre qualificazioni? Bellotti?». Gettone di presenza, vacanza a Londra e poi ai microfoni Sky per commentare servizio e il tennis su erba di Federer. Ve lo immaginate Marco Ferradini che ci spiega cosa non va nei riff degli Stones? L'effetto è fantastico. Dopo cinque minuti rimpiangi Golarsa, Fabretti e pure Ivana Vaccari che commenta il primo turno del torneo di Saint Vincent tra Horacio De La Pena e Borroni, col canto di cicale in sottofondo.
Voto 7 (ancora, di+)

Fabio Fognini. Non può neppure ruttare in casa sua, che gli indignati british lo multano: 30 mila dollari. Lui ne vorrebbe 80 mila. Attraversa quella fase fase di ribellione adolescenziale in cui scrivi sul banco le frasi di Jim Morrison e pisci in classe per ricevere una nota e sentirti un duro.
Voto 7,5 (a 50mila di multa sarebbe arrivato all'8)



Donne


Petra Kvitova. Tra una nouvel vague che non entusiasma e vecchie protagoniste alla canna del gas, trionfa l'usato sicuro della ceca versione orca assassina. Per come si è messo il torneo, la conclusione più degna, alla fine di una cavalcata furibonda, varra alla mano. Più che i 55 minuti di brutale esecuzione da vietare ai deboli di cuore ai danni della bamboletta canadese (l'intervento di Unicef, Wwf e unità cinofile, non è bastato: Petra continuava a pestarla senza pietà, esalando latrati spaventevoli), la vera finale la vince nella battaglia con Venus: quasi tre ore di botte da orbi e miglior match del torneo.
Voto 8

Barbora Záhlavová-Strýcová. Vincitrice alternativa, questo donnino ceco col volto di ragazzina imbronciata che strepita come una paranoide ubriaca in un pub di Praga. Gran servizi (malgrado la gamba corta), volée, velenosi tagli, drop svolazzanti, contrattacchi e tutto il campionario buono per insegnare tennis da erba (o quel che ne rimane) a Vesnina, Li Na e Wozniacki.

Sabine Lisicki. Un wurstel di gallina. Lisicki-Shvedova è tra l'inquietante e il ridicolo, l'horror e la farsa: 20 doppi falli, pallida in volto, esultanze terrorizzate con occhio della madre di eisensteniana memoria (fa pugnetto anche quando sbaglia, cose mai viste) e l'altra invece d'infierire si produce in smorzate che crepano oltre la riga di fondo. Da chiedersi quando arriveranno gli infermieri a portarsele via a sirene spiegate: mai, purtroppo.
Voto 3,5

Alizé Cornet. Espressione a metà tra l'incredula Miss Francia (racchia) appena proclamata e lo stremato grimpeur dopo la tappa dell'Alpe d'Huez. Cos'ha fatto? Ha battuto una Serena in versione Weezie Jefferson.
Voto 2+

Serena Williams. Ne ho sentite davvero tante, dopo la passerella barcollante in doppio. Ubriaca, fatta di ecstasy, polvere d'angelo, mix di tranquillanti degno di Marilyn dopo presunta lite col coach-fidanzato, doppping. Solito sport da gente triste, accanirsi col potente in ginocchio. Di certo quello che doveva essere un Wimbledon di declino tecnico, rischia di diventare un inquietante tracollo umano.
Voto boh

Lucie Safarova. La guardi e col suo volto da canarino (avendone il cervello), ed è evidente come non sappia nemmeno dove si trovi e perché tiri tutto sulle righe.
Voto 6

Angelique Kerber. Le accartocciate difese per rispondere ai missili della Sharapova, restano dentro. Piacevole quanto un'operazione di appendicite senza anestesia.
Voto 5

Maria Sharapova. Il regista di Dimitrov-Djokovic ci regala suoi intensi primi piani cinematografici: strepita, stringe i pugni, urla. Una condanna, anche quando ha già perso. Come si fa per levarcela dalle balle? Tifare contro Dimitrov? Macché, quella sarebbe capace di fidanzarsi notte tempo con un finalista a caso.
Voto (ma basta)

Eugenie Bouchard. Dopo ponderata riflessione, strafatto di peperoni fritti, ho capito cos'ha che non va: è fisicamente disarmonica. Collo largo su spalle strette, cavallo basso e faccia pacioccona da adolescente di una sit-com anni '90. Ma non vorrei adirare i biberoni in estasi onanistica. Al netto del marketing e della troupe che la segue filmandone ogni gesto («ecco, la nostra Genie ora ha fatto la cacchina»), è macchinetta senza fronzoli che esprime un tennis brutto, ma estremamente efficace per quest'era tennistica. Top 5 ormai (per quel che vale), ma la finale è un'esecuzione da mattatoio in pubblica piazza, e svela pienamente un approdo in finale privo di reali ostacoli.
Voto 4,5

Simona Halep. Arriva alle fasi decisive mezza rabberciata, cedendo alla Bouchard, cui si fa preferire per una maggiore fantasia (anche un po' di droga aiuta a capirlo) e perché quello che vedi è, senza dover sottrarre marketing e altro.
Voto 6,5

Sara Errani. E' così esageratamente, clamorosamente, arrotina, da rinverdire le tradizioni dei terraioli spagnoli impresentabili su erba negli anni '90, malgrado la lenta erba moderna permetta a tutti di destreggiarsi. Con la compagna-amica Vinci non vincono un match in due, ma furoreggiano in doppio. Trionfo storico. Epocale. Fiumi d'inchiostro e titoloni clamorosi sui giornali. Tra poco uscirà un cofanetto imperdibile, compresi gustosi retroscena mentre si sniffano i calzini dalla gioia. Riflessione tecnica: stante che il doppio femminile lo vincerebbe ancora Martina Navratilova a 57 anni, e se, come Peschke/Srebotnik o i Bryan, accortesi di non vincerne più una in singolo, le nostre si dedicassero solo al doppio? Immagino sfracelli.
Voto 7 (in due, eh)

domenica 29 giugno 2014

WIMBLEDON 2014 – IL FASCINO DISCRETO DEL TENNIS SU ERBA (O STERCO SI VACCA?)






Torneo che ha già decretato i suoi vincitori. Potrebbero già fare le foto col trofeo: Radek Stepanek tra gli uomini, Barbora Záhlavová-Strýcová tra le donne.



Il Brasile di Zico, Socrates, Falcao, Junior, Cerezo (e compagnia sambante) mai vinse un mondiale, quello dei pupazzi Neymar e Marcelo probabilmente sì. Cosa significa tutto ciò? A ognuno la sua riflessione. La mia è che per qualche ignobile congiura massonica, il sublime funambolo Radek Stepanek mai vincerà Wimbledon in singolare, mentre la marionetta di caucciù Novak Djokovic sì. Terzo e quarto set giocati contro il muro serbo sul centrale ancora di virginale verde, rimarranno però impressi nella memoria come il miraggio una birra gelata nel deserto del Sahara. E quindi, per me ha vinto Radek.
Quasi tutto intatto nel tabellone maschile, al giro di boa. Tre turni che hanno fatto scendere leggermente le quote del favorito Djokovic, in leggera crescita quelle di Roger Federer, di perfezione quasi lunare contro Muller e Giraldo. Si attendono esami più severi: Wawrinka (se supererà le bocche di fuoco Istomin, Deliciano o Isner), non certo Robredo negli ottavi. La vittoria in cinque set del torpe su Janowicz rende a tutti evidente l'amara verità: a Wimbledon non si gioca più su erba, ma su sterco di vacca. Consoliamoci con la considerazione che «dal letame nascono i fiori» (crisantemi).
Convincente Andy Murray che, lasciando le briciole per strada, avanza verso quarto più interessante del lotto contro l'eterna promessa inesplosa Dimitrov all'ennesimo banco di prova. Per ora il bulgaro ha mostrato solidità (udite udite) nel venire a capo in cinque set del funambolo Dolgopolov, più variopinto, geniale, estroso e (ovviamente) perdente di lui. Peccato. Tiferei Murray, col kilt scozzese.
Salgono, ovviamente, le quotazioni di Rafa Nadal. Passati indenni i primi turni per lui è tutto in discesa, può scivolare nella sua isola pedonale di sabbia a fondo campo come una lucertola del deserto in demolente difesa e contrattacco, specie su campi tornati molto lenti. Interessante vederlo negli ottavi contro Kyrgios, il ragazzo ha le palle quadre e se ha ancora benzina (difficile) può provarci «senza pensieri», e ripararsi degli scud di Raonic nei quarti.
Tutto ruota nell'attesa della semifinale Nadal-Federer, coi due che si lanciano frecciatine. Addirittura. Lo svizzero chiede il rispetto della regola dei 20 secondi, l'iberico si dice scocciato e ha pure ragione: lui la regola la infrange, se non c'è nessuno che gliela fa rispettare non ha molte colpe. Rafinho è il tennista più sanzionato per quella trasgressione, il problema è che nessun arbitro trova il coraggio (leonino quando si tratta dei Fognini) per infliggergli oltre al simbolico warning, i seguenti penality point e poi penality game, set e Mats. Poi, come direbbero i pretoriani: Nadal va battuto sul campo e non con le regole. Facile che tornino alla mente Santanchè o Sallusti, per cui Berlusconi andava sconfitto alle elezioni non nei tribunali. E poi, Silvio è stato quello che ha ricevuto più avvisi di garanzia (warning) di tutti. Ma grazie al cazzo, chioserei.



Se il quadro dei favoriti è quasi immutato tra gli uomini, si conferma molto più imprevedibile quello femminile, alla faccia dei «vince sempre Serena», con le prime due teste di serie già a casa. Serena Williams versione sacco di patate non solo perde dalle umane ma anche dalle subumane, vedi gramigna Alizé Cornet (una che quanto a simpatia riesce a superare Errani e Sharapova che giocano un doppio misto assieme a Mourinho e Gasparri). Maria Sharapova ora è favorita assoluta. Le speranze di una raucedine fulminante (con conseguente ritiro, perché senza urlare come una malata di mente non potrebbe mica giocare il suoi leggiadri colpi), sono al lumicino. Per arrivare in finale dovrà vedersi da Bouchard (se troverà il tempo, perché sta girando la pubblicità dei «Plasmon»), ma soprattutto da Ivanovic o Lisicki, con la tedesca che a Londra si trasforma ed eventualmente Simona Halep, in un re-match della finale parigina.
Fuori anche la seconda testa di serie, nella parte bassa, la solita Li Na sbarellante su erba, cui l'adorabile gnappa isterica Záhlavová-Strýcová impartisce dotta lezione di tennis da prati: servizio, tagli, volée, chip&charge, smorzate seguite a rete: spettacolo autentico. Se Radek ha vinto il torneo maschile, Barborella stravince quello femminile. Fine corsa (incrocio l'incrociabile) contro Roipnol Wozniacki, ipnoinducente ma mai così solida. Parte bassa senza padrone, con Petra Kvitova favorita arrivare in finale, anche dopo l'incredibile battaglia vinta contro Venere. 
Agnieszka Radwanska per afferrare la seconda finale a Wimbledon deve battere in serie: Makarova, Safarova, Kvitova. Esame di laurea in invasate picchiatrici mancine che finiscono in «ova» (fresche), da disinnescare. Invocare i Caschi Blu mi sembra il minimo.


venerdì 27 giugno 2014

WIMBLEDON 2014: RIUSCIRA' CAMILA GIORGI AD AMMAZZARE IL TENNIS?







Giornate febbrili, patriotticamente avvincenti come un rutto di birra che squarcia il silenzio di un'afosa notte di fine giugno. «Gramellinesche» riflessioni post Mundial imperversano su giornalacci sado-tragi-porno, da cui ancora stento a riprendermi: «Italia Immobile», dal nome dell'umile attaccante sacrificato per far spazio al viziato bimbominchia Balotelli, emblema di un paese (immobile, per lo appunto). Cristo santissimo. Ovviamente un bel pezzo sull'Italia multicolore che cambia, alla faccia dei Salvini, ce l'aveva pronto in caso di Balotelli protagonista, ma il lazzarone ci ha fatto battere solo la perfida Albione.
Orbene, seguendo lo fulgido esempio (per i nazi grammar dal cazzo piccolo, è licenza) del Gramellini, mi era venuta una riflessione simile stamattina sulla tazza del cesso, dall'ammiccante titolo «Brunetta, piccola Italia». Pinzellacchere a parte, i primi turni all'All England Club segnano un'inversione di tendenza per il tennis italiano: uomini in discreto spolvero, donne in crisi (nessuna nostra rappresentante al terzo turno).
Di Fognini si sapeva: tabellone da challenger medio (omino del subbuteo Kuznetsov e tal Puetz), che ha provato a rendere a suo modo interessante con trovate da cabarettista. Ormai ne hanno tutti le balle piene e lo multano anche se si soffia il naso, ma lui si diverte ad essere trasgresssivisssimo. Bolelli: sconfitto nelle qualificazioni, ripescato, primo turno col flagello di Dio Ito, secondo contro il Kohli con la sciatica. Paolo Fox lo aveva letto nelle stelle: «vedo in Orione un culo clamoroso». Match surreale, tedesco infortunato e fermo. Nostro sanissimo, ma fermo: confronto equilibrato che Bolelli fa suo al quinto, di tigna.
Tutte già a casa le ragazze. Cede anche Camila Giorgi su cui si riversavano le maggiori aspettative di esperti e piccoli fans invasati («i camilers»).
Per mia sventura, riesco a carpire gli ultimi giochi del suo match-sciagura contro Alison Riske, biondina yankee dai buoni fondamentali, ma niente di che. Lo spettacolo è il solito, a metà tra l'horror splatter e la fantascienza, non senza venature di riflessioni esistenzialiste sul mondo, la razionalità di due neuroni che ballano il tip tap e la mutevole prospettiva della vita dopo una pugnetta. Lo ripeterò allo sfinimento come questa ragazza mi faccia molta simpatia e tenerezza, e al tempo stesso incuriosisca: perché proprio vuoi capire se davvero pensa (verbo forte) di poter giocare e vincere sempre a quel modo folle, che non ha un senso e (voglia il cielo) eguali nel circuito. In sovraimpressione dovrebbero salvaguardare i bambini scrivendo «Don't try this at home».
La vedi, compita, timida e merlettata, e capisci che non c'è verso. Un gelido automa, frenetico, impaziente di posizionarsi al poligono e sparare. Incapace di trasmettere emozioni. Ohi stronzo, e Edberg? E Federer? Ok, ma in loro c'è la leggiadria dei colpi a rendere tutto armonicamente credibile. Qualsiasi discorso tecnico è inutile, nessun vaniloquio su palle intermedie, cambi di ritmo, in mona quella vile idea di un recupero in slice per prendere campo. Chi ha progettato «Chuky bambola sparapalline» (Giochi Preziosi Sergio Giorgi) concepisce solo una filosofia: colpire quella stronza di pallina nel cuore, sempre. «Non sono mica una pallettara», disse. E valle a dare torto. Picchiare forte e non pensare, la coraggiosa scelta di chi ha paura. Lei è avvantaggiata, perché proprio non le hanno insegnato altro.
Personaggio che mi spaventa e affascina, perché è un'eretica, ebbra di furia iconoclasta e sgozzatrice di credenze centenarie, che i tradizionalisti vorrebbero mettere al rogo. Che poi, chi le ha scritte queste regole? siamo così sicuri che i soloni del passato ne sappiano di più del babbo-domatore Sergio? Questo ha i capelli di Valderrama e sembra un ultrà del Boca Junior, ma quasi zimbella fior di allenatori da slam che avevano espresso dubbi sul tennis estremo della sua creatura. E' uno scienziato della balistica coi contro fiocchi. E pazienza se a una Flipkens basti tirare uno slice basso per mandarla in tilt. Picchiando senza rotazioni una pallina che rimbalza trenta centimetri, quella finisce sui teloni. Lo sa un liceale che studia fisica, lo sapevo io a sei anni. Lei no, perché mica deve pensare. Non serve, non è stata mica progettata per quello. La sua missione santa è sparare tutto e vincere e distruggere ogni cosa, tennis compreso.
«Ho perso perché oggi sono stata troppo lenta» dice, disarmante. Mica perché il suo tennis è un tiro alla quaglia. Perdi? Fai 30 errori in un'ora? E' perché sei lenta. La prossima volta, con più velocità, andrà meglio. E allora è lampante: la creatura è talmente presa dal progetto folle, da essere completamente inconsapevole di se stessa e del mondo esterno.
E', a suo modo, unica. L'unicità non è certo un demerito, anzi. Qui però sembra pazzia. Ma perché (ormai mi faccio domande e risposte), i grandi geni visionari, all'inizio, non erano considerati pazzi? Può darsi. Allora specifico: sembra demenza. Perché un metro dentro il campo sulla buona prima dell'avversaria con l'idea di sparare risposte vincenti, somiglia a cocciuta demenza. Ossessionante ricerca di una presunta perfezione di sparo contraria alle logiche del mondo. Non escludo che la ragazza marchigiana (e il suo inventore) siano precursori di un nuovo sport che si rifà al tennis (alla lontana), con contaminazioni di cricket, bungee jumping e il tiro al piattello, con cui dominerà le scene. Merita una possibilità. Non siamo però di fronte all'Agassi che col suo anticipo da flipper cambiò (sul serio) il tennis, ma a qualcosa di più estremo e (apparentemente) irrealizzabile con strumenti attuali.
Si potrebbe discutere all'infinito dei meriti e demeriti del padre allenatore-domatore e quanto ormai (a 23 anni) sarebbe utile o solo dannoso cambiare il suo tennis. Il rischio di mandarla in confusione sarebbe concreto, e l'esempio Marion Bartoli è calzante (ok, i tecnici obietteranno: ma quella era racchia!). La francese, senza il padre-padrone-creatore, finì per smarrirsi. O ci si potrebbe domandare se con un gioco appena più pensato avrebbe avuto altra carriera o non sarebbe entrata nemmeno nelle duecento. E chi lo sa.
L'unica certezza è che Camila resterà così, nella sua utopia romantica e vagamente demenziale «di cambiare il tennis, prima che il tennis cambi me», parafrasando una canzone di merda.
Provo a immaginare, se davvero diventasse una top 5, frotte di allenatori che insegnano ai ragazzini il suo nuovo sport, e un po' l'idea mi fa gelare il sangue nelle vene.


sabato 21 giugno 2014

WIMBLEDON 2014 NON VUOLE PADRONI






Sembra la frase ad effetto estrapolata da «Romanzo criminale», ma è effettivamente così. Un controsenso, se si pensa ed epopee del passato recente, con lunghi domini e dinastie ininterrotte. Da Borg a Sampras, fino a Federer.
Se tra le donne tutto pare più chiaro, l'edizione 2014 dei Championships al maschile nasce senza un favorito assoluto: i quattro leader storici appannati e appaiati al cancelletto, tradizionali outsiders a loro volta in riserva e ghiotta occasione per le nuove leve, ma passare dalla vittoria di un Atp 250 a quella di uno slam, non sembra cosa facile.
Vediamo un poco le griglie dei cavalli alla partenza (puledri, stalloni e molti castrati), facendo qualche considerazione sulle quote dei bookmakers.



UOMINI

Prima fila
Djokovic, se il problema al polso non è serio, sembra il cavallo buono per perdere in sicurezza. Da tempo arriva sempre in fondo, come Podenzana alle battute finali di una classica di primavera, senza il guizzo per la volata. O livido per le sberle di Wawrinka, o con la lingua penzoloni contro Nadal. L'ho pronosticato vincente negli ultimi tre slam e, pensando di portargli discreta sfiga, continuo. Tabellone insidiosissimo: Tsonga e Berdych prima della semifinale con Murray, ma se esistesse un Dio pagano e volleante, perderebbe già al secondo turno col mefistofelico vecchiaccio Stepanek.
Federer al suo fianco. Se il fisico regge, proverà la zampata del campione e vedendo alcune quote (a 6,50 addirittura), lo giocherei senza indugio. Perché? Quando hai gli anni di Cristo, su quei prati hai vinto qualcosa come sette volte e i principali avversari sono in fase di appannamento, la conclusione è solo una: questa può essere l'ultima occasione buona. Prima del derby con Wawrinka (se Stan ci arriva) e della semifinale con Nadal (quale occasione più ghiotta per fare i conti con la storia?), insidie Muller, Mahut e Janowicz (parlandone da vivo) negli ottavi.

Seconda fila
Nadal. Lo sanno anche gli esperti di lancio del gruviera: i rischi di scivoloni sull'infida e vergine erba nei primi turni, quando è ancora in fase di carburazione diesel, sono notevoli. Nelle fasi finali invece, per batterlo ci vogliono i pallettoni. Terra, erba, piombo o cemento armato. Rafito con l'elmetto: spettro di Rosol (ancora tu, ma non dovevamo vederci più?), poi Ivone Karlovic al terzo (se Frankenstein ci arriva), Gasquet il maschio col borsello negli ottavi e Raonic nei quarti, prima della sempre affascinante semifinale con Federer.
Murray. Mi pare di averlo visto col kilt, mischiato ai tifosi uruguagi a Brasil 2014. I book lo danno come secondo favorito, ma un suo bis mi sembra difficile e lo lascio in seconda fila, malgrado il connubio con la virago Mauresmo e un tabellone impacchettato della befana avvolta nella bandiera della Union Jack: l'ottavo più semplice (Fognini), il quarto sulla carta più agevole (Ferrer, ma grande occasione per Dimitrov), e una semifinale aperta a tutto con Djokovic.

Terza fila
Stan Wawrinka. Mai a suo agio sull'erba, e per giunta con un febbrone equino a debilitarlo. Un tabellone benevolo può permettergli di recuperare strada facendo, con insidia palo della luce (in fronte) Isner, per arrivare al derby elvetico di quarti.

Outsiders. Sempre quelli. Berdych e Tsonga (entrambi sulla strada di Djokovic), negli ultimi anni vittime designate dei quattro carnefici, potrebbero provare il gran salto, ma paiono incartapecoriti. La buon costume british priverà il ceco dei completini floreali H&M (rimedierà con candidi pizzi e giarrettiere), ma sa come si arriva in finale e con quella carocchia quotarlo 41,00 è un'esagerazione. Tsonga (a 51,00) idem, perché, pur in calo, sa come giocare sui prati.

Mine vaganti. Nel panorama di ammosciamento generale Dimitrov può mostrare le palle e dimostrare di non essere solo il tronista da riviste patinate che si accompagna all'algida (vice) regina urlante Masha, inoculandosi come una biscia nel quarto di Ferrer. Tre su cinque è però altro sport rispetto al Queens, dove pure ha faticato a battere Feliciano. Tra lui a 21,00 e Gulbis a 67,00 prendo il lettone, malgrado il rude drittone troppo macchinoso per l'erba, ancora nei paraggi di Berdych (che se lo sogna pure di notte e urla). I book lo sottovalutano, dandogli meno credito di Janowicz (l'ombra moscia di quello dello scorso anno) e Raonic (51,00), bucaniere terrificante, che però sull'erba è sicuro sulle gambe come un neonato vitellino incartapecorito.

Italiani. L'erbivoro della scuola indocinese Seppi ha problemi di sinusite (Baghdatis o Brown al secondo possono fargli male). Fognini ha un tabellone da challenger di Poznan fino al terzo turno, poi con Anderson saluta e va a Formentera con fidanzata e reduci del Gf. Volandri su erba perderebbe anche da Ramesh Krishnan (di 53 anni e 130 kg). Turbo risposta e culo di Sacchi Bolelli, numero uno al mondo dei lucky loser e nei sorteggi, pesca il fenomeno paranormale giapponese Ito. Lorenzi numero uno dei sorteggi sfortunati, becca Federer. Il mondo è ingiusto, si sapeva. D'obbligo evitare i pietosi battimani d'incoraggiamento del centrale.




DONNE

Prima Fila.
S. Williams in pole position. Ma nel suo spot c'è un mucchio selvaggio. Bimbominkia Bouchard negli ottavi e finale anticipata nei quarti con Sharapova. Se sta bene, la disossa e rispedendola in California a promuovere le caramelle lassative. Poi Halep o Ivanovic in semifinale.
Masha e l'avvilente destino di sentirsi regina del mondo, ma di esserlo solo quando le altre le levano di mezzo Serena. Starà già pregando. Rischia di suicidarsi prima dei quarti come balena spiaggiata (su erba), o facendosi infilzare con una fiocina da Giorgi.

Seconda fila
Azarenka è rientrata in discreto peso forma, dopo un periodo pre maman. Se ritrova ritmo partita strada facendo (e Muguruza le dà tempo), sarà orrido osso duro e può provare il trucido exploit in una parte bassa di tabellone clamorosamente più povera di quella alta. Nei quarti con Radwanska e semifinale con Li (o Kvitova), partirebbe tutt'altro che battuta. A 17,00 la prendo al volo. Dopo essermi imbottito di Plasil.
Kvitova su quei prati ci ha già vinto e se non incappa nei soliti orrendi altri e bassi nei primi turni (occhio a Venus al terzo), nei quarti può battere Li, diventando osso durissimo per tutte.

Terza fila
Na Li. Mai troppo a suo agio con gli imprevedibili rimbalzi dell'erba, lei che è una macchinetta di precisione (spesso impazzita). Sarà la volta buona? Che cazzo ne so. Per me rischia già contro Stosur.
Halep. Essenziale e poco appariscente, sa quello che vuole, pensa in grande. Altro ritiro tattico a 's-Hertogembosch. Ostacolo serbo (Ivanovic, più che Jankovic), prima della semifinale con Serena (quoto 2,20 che ne esce viva).

Quarta Fila
Ivanovic. Negli ultimi tempi, grazie al nuovo coach ex sparring e al ricovero in una clinica per menti disagiate, ha trovato un minimo di serenità. Sfortunata a finire nella tonnara in alto, nella parte bassa avrebbe potuto dire la sua. Ma la quota 34,00 dei book è clamorosa (da provare).
A. Radwanska. Dopo la stagione terricola da horror vacui può regalare qualche gioia in più, ma la possibilità di vincere uno slam l'ha gettata via contro un'invasata chiappona mangia crauti, lo scorso anno. Avviata a una carriera da perdente d'alto livello e quarti come massimo obiettivo. (Ormai ridotto alla penosa scaramanzia).

Outsiders. Ancora negli occhi la clamorosa edizione 2013, ma difficile ci sia un Bartoli-bis e voglia il cielo anche un Lisicki-bis. La tedesca però si esalta solo a Londra, come drogata di wurstel e crauti. Poi le rivelazioni parigine: Bouchard (alla prova Serena negli ottavi. Uau: 50 cent contro Justin Bieber) e Muguruza (se riesce a stare in piedi sull'erba), Keys (se entra in fiducia). Nostalgica menzione per la rientrante Vera Zvonareva e la vecchia Venus. Difficile riescano a fare qualcosa più degli ottavi Wozniacki, Jankovic e Kerber. Incomprensibili le quote così alte (81,00) per Cibulkova e Stosur (non saranno al meglio, ma nemmeno tumulate, credo).

Italiane. L'unica con discrete possibilità, pur nel suo strambo bungee jumping tennistico, è Giorgi. Può esaltarsi nel confronto da cricket su erba con Sharapova. Pennetta ha un buon tabellone (Stephens alla portata prima dell'ottavo con Kvitova), ma dopo Indian Wells è solo selfie con bocca a culo di gallina. Vinci su erba può andare avanti esaltandosi in un leggiadro tennis d'attacco, la versione erranizzata pallettara di talento imbolsita, rischia di lasciarci le penne già contro l'impertinente bimbetta Vekic. Knapp, bah. Schiavone sfortunata, sarà prevedibilmente rullata da Ivanovic. In tabellone c'erano due/tre giocatrici (ancora vive) cui Errani avrebbe potuto strappare un set. Fortunata a incrociare la giovane Garcia, lontanissima dalla forma primaverile, con cui può vincere anche più di due giochi. La quota 501,00 (come la carica) è però buona. Per chi da mesi (anni) abbotta le pudenda sulle sue doti da funambolo (tutt'altro che terricola arrotina), consiglio di puntarci la casa e macchina. Quota buona, ma l'ho vista anche a 650. Affrettatevi.
 

Per un refrigerante week end (senza puttan tour) al lago di Caldaro:
Federer v/p 6,50
Azarenka v/p 17,00

Per un mese a Santo Domingo
Ivanovic v/p 34,00
Gulbis v/p 67,00 (o Berdych 41,00)

lunedì 9 giugno 2014

ROLAND GARROS 2014: NADAL, LA NONA SINFONIA DI BEETHOVEN SUONATA CON LA ZAMPOGNA (DJOKOVIC)







Pagelloni, bilanci, sentenze inappellabili, evirazioni pubbliche.



UOMINI

J.McEnroe/P.McEnroe. Sul centrale la finale di doppio femminile più noiosa di una partita di tamburello tra sessantenni in spiaggia, cui assistono tre sventurati (compresi i coach delle italiane, Cochi e Renato) colti da visioni mistiche e morte apparente. Sul Lenglen pienone per vedere le vecchie leggende nella loro finale. Vorrà dire qualcosa? Coi Bryan a picco, ecco i McEnroe brothers e un jazz di Cole Porter in sottofondo. Confronto divertente, agonisticamente teso. Dall'altra parte il roscio Woodforde e Andrez Gomez, vivente icona ecuadoriana reduce da un delicato intervento, che avendo sempre giocato da fermo patisce meno di altri l'età: è tutto braccio (mellifluo). Battimani del pubblico per il mattatore Supermac, zavorrato da Patrick versione orso Baloo. Dopo aver annullato due match point, i fratelli portano l'incontro al decisivo supertiebreak, e ancora volée, parabole mancine, per una vittoria dei McEnroe che manda il pubblico in visibilio. Sullo Chatrier intanto, l'unico spettatore pagante si è gettato dagli spalti urlando «pietà».
Voto: 8

Rafa Nadal. Giochetti da poker a parte, il suo vero obiettivo era questo nono, storico, successo. E pur di arrivare all'appuntamento in condizione, ha rinunciato a qualcosa nei suoi tradizionali feudi terricoli di primavera. Un Nadal normale, lontano da quello feroce, ma che a Parigi fa sempre un altro sport. Lascia sfogare Nole e se lo cucina alla distanza.
Voto: la nona di Beethoven, suonata con la zampogna

Novak Djokovic. Lo sguardo spiritato sul volto spossato d'inizio terzo set dice tutto. Sembrava chiedersi se valesse ancora la pena andare dietro a quel satanasso, col rischio di lasciarci le penne sullo Chatrier in cambio di una lapide a futura memoria: «spirò provando eroicamente a vincere il Roland Garros». Perso il secondo set alza bandiera bianca, spremuto come un limone, tra volée ignobilmente scotennate e colpi molli azzannati dall'iberico.
Voto: è ancora vivo

Ernests Gulbis. Il giovane pazzo e il mare. Ancora Parigi nel destino del lettone squilibrato, sei anni dopo. Nel mezzo sconfitte, mignotte, nottate tra night e questure svedesi. Ha scoperto che ci si deve allenare, in questo stronzo sport del demonio, e lui lo fa. Il minimo. Rovescio magnifico, rudimentale drittone come a prendere la mira per una pugnalata con spada medievale e melancoliche foglie morte sugli Champs-Elysées. Demolisce Federer dopo cinque set d'inattesa intensità, poi pialla Berdych (passa per essere sorpresa, ma sarebbe bibbia tennistica). S'infrange contro il muro Djokovic.
Voto: 7

Andy Murray. Torna a livelli ottimi, ma è stupro tennistico quello che subisce da Nadal. Lendl s'è defilato dopo averne cavato il massimo (?). Urge scossa. Ci riuscirà la neo coach Amelie Mauresmo? (avrei pagato per vedere le reazioni di Supermac al suo angolo).
Voto: 6

David Ferrer. Zappa con ingobbito ardimento. Poi scoppia, lingua penzoloni, dopo il primo set giocato a mille contro Nadal. Come un cavallo (che di cavalli parliamo) morto sul rettilineo.
Voto: ma pure no

Roger Federer. Tra gemelli, pannolini e Mirka già in perfetta forma (vabbè) sugli spalti, è sorpreso da un Gulbis deluxe. Ci mette anche una insolita cattiveria (le dichiarazioni del lettone sul noioso politically correct dei fab four lo avranno infastidito), con tanto di occhiatacce ed esultanze. Ma con Gulbis non funzionano mica, quello anzi si esalta. Appuntamento nella verdeggiante Londra dove, volleanti mine vaganti permettendo, la distanza con Nadal e Djokovic si appiattisce.
Voto: 6 politico

Thomas Berdych. In tenuta floreale da vacanziero in un gay bar di Mykonos, che Malgioglio si sarebbe rifiutato di indossare durante un party in spiaggia a Santo Domingo. Gulbis lo invita in bagno, ammiccante.
Voto: 4,5 (nuova icona gay)

Philipp Kohlschreiber. La plumbea Parigi gli ispira trame di tennis meravigliose, nella maratona (non podistica, ma di tennis) con Murray. Match d'intensa bellezza, ovviamente perso. Atteso ad Halle, tra petali di rose, crauti e birra a fiumi.
Voto: 7+

Gael Monfils. Rallenta quando c'è da attaccare, accelera quando deve difendersi. Questo in testa ha un neurone castrato, ma dobbiamo rassegnarci: a Parigi i suoi teatrali spettacolini da trapezista prestato al tennis e sceneggiate da morente eroe di guerra, sono la tassa da pagare. Ci salva Murray, rifilandogli un ovetto sodo nel quinto.
Voto: cazzo santo

RaiSport. Finale femminile interrotta 4-4 al terzo, rinverdendo epici fasti. Renzi vuole tagliare i costi della Rai. Allora è vero che non è comunista: un vero compagno li manderebbe tutti in Siberia. Io, più modestamente, li fucilerei nel petto.
Voto: fucilati



DONNE


Maria Sharapova. Inizia la finale. Maria pronta a battere. Peccato, devo fare ancora il caffè. Carico la moka, metto sul fuoco, esce, lo sbevazzo fumante, rollo una sigaretta, l'accendo, sfumacchio sul balcone e, guardando le vacche pezzate all'orizzonte, immagino una impetuosa storia di incesti beduni su Marte invaso da cicale impazzite. Torno in soggiorno e quella sta ancora lì, come impalata statua, alta alta, pronta per battere il primo punto sotto lo sguardo sornione dell'arbitro Kader Nouni Lionel Richie. Assente Serena, completa il suo triviale spettacolo di disarmonica violenza urlata, per amanti di sado-porno estremo: urla da partoriente fino a quando l'avversaria sta per colpire, mazzate di baseball, pause infinite, trucchi sporchi e fuori legge (da tessera onoraria di Forza Italia). Dopo quasi tre ore, l'impavido Kader, a mezza tremula vociona, le infligge un simbolico warning. Perché per tre ore, nemmeno per sbaglio, batte entro quei maledetti 20 secondi. Mai. Chi ci salverà da tutto questo? Buon costume o polizia? Nessuno può andare contro una star che tiene in piedi il circo, al limite potranno vergare il mostro della Carinzia Koellerer. Poi il dodicenne figlio di un collega ci guarda stranito e, sottovoce, «però è figa». E capisci come anche al 90% di adulti che guarda questo sport, basti quello. Il tennis come alibi per chi ritiene che andare alle sfilate di moda sia troppo gay, e il car wash parecchio cafonal.
Voto: buoncostume

Simona Halep. La meraviglia di chi non è niente di straordinario. Paradosso che spiega tutto. In confronto al rumoroso spettacolo pulp di cui sopra, lo scoiattolo rumeno è oasi di salvezza, nemesi divina. Schiva ragazza che pensa solo al tennis, al punto di rinunciare alla sua quarta abbondante per una maggiore aerodinamicità. Corre, gioca facile, in modo semplice e intelligente. Le manca un pizzico di esperienza a grandi livelli per esorcizzare l'orrore siberiano in finale, ma slam ne potrà vincere.
Voto: 7,5

Eugenie Bouchard. Bieberona che piace a bieberoni e directioners. Buona macchinetta sparapalline da tennis, e straordinaria macchinona da soldi e pubblicità. Fa semifinale e ne farà altre, temo.
Voto: 5

Andrea Petkovic. Macchinosa come un cingolato del primo conflitto bellico, raggiunge la prima semifinale slam infilzando Errani come un polletto Vallespluga allo spiedo. Basterebbe per innalzare questa tedescona di rude bellezza equina a pupilla, in secula seculorum.
Voto 6,5

Carla Suarez Navarro. Troppo pulito (e delizioso) il suo tennis, troppo mite caratterialmente per vincere uno slam. E pazienza che giochi 117 volte meglio di Bouchard.
Voto: 7+

Jelena Jankovic. Ti sorprende che una vestita come cavallo della contrada del «Bruco» al Palio di Siena (fantino e cavallo messi assieme), possa avere Sara Errani come bestia nera?
Voto: 3,5 (nevrastenica regolarista fallosa)

Garbine Muguruza. Questa tira bordate capaci di piegare il braccione a Ercole (o a Serena Williams. Toh, Serena perde contro le donne). Nuova, violentissima, sensazione.
Voto: 7-

Taylor Townsend. Una ballerina balinese di un quintale con un candelabro di cristallo in testa, che volteggia leggiadra in punta di piedi. Il successo su «gramigna» Cornet, con cui ammutolisce ma al tempo stesso fa impazzire il pubblico francese, è solo un dettaglio. Questa diciottenne americana grassottina ha un braccio capace di generare musica e parabole magistrali. Grazia e poesia surreale, in grado di squarciare i canoni di cemento sempre uguale. E' quello il bello. Poi senti i soliti stitici minus habens buoni a blaterare solo di bilance, e ripensi a quel 90% di seguaci Wta: onanisti o cretini conclamati.
Voto: 8

Amandine Hesse. Chi cazz'è? Una che non avevo mai visto, e forse non ho mai visto e mai più vedrò. Su un campo secondario al tramonto m'imbatto in questa iperbolica Fognini in gonnella, versione d'oltralpe: proteste, teatrali piagnistei, a un certo punto ride in faccia all'avversaria, la malcapitata Meusburger, trentenne austriaca che sembra una sessantenne badante moldava. Alla fine Amandine perde, scoppiando in un pianto straziante.
Voto: bah, sarà

Errani/Vinci. Errani fa la figura dell'orsetto delle giostre contro Petkovic, perché stanca (volendo trascurare il vento, pioggerellina, squaraus, due bimbi sugli spalti che lappavano impunemente un lecca lecca distraendola non poco, l'invasione delle cavallette, le sue cose di donnino, l'albitro venduto, il completino dell'avversaria di un colore furbescamente fastidioso, la peste bubbonica, il gol di Turone, i francesi del cazzo, la guerra termonucleare e lo shivaismo tantrico). Vinci perde da Parmentier, solo perché infortunata (chi va con l'arrotina...). In doppio però massacrano avversarie riposate e sane. Ma perché, Cristo santo? Una volta nella vita, perdere ammettendo che l'altra abbia giocato meglio? Sì, Serena, ma perché quella dovrebbe giocare nell'Atp. La sconfitta in finale con le cinesi è giusto contrappasso, e via di stanchezza, le locuste, il vulcano islandese, le due cinesi che giocano sia dritto che rovescio a due mani e confondono le nostre (ma sarà regolare? si può fare ricorso?).
Voto: asteroide


domenica 1 giugno 2014

ROLAND GARROS 2014, OTTAVI DI FINALE, SCOMMESSE, PRONISTICI INFALLIBILI E BILANCI







Riuscirà Federer ad evitarci l'ennesima sfida Djokovic-Nadal? Federer-Gulbis e Djokovic-Tsonga, poi il mare di orrore. Tra le donne, ecatombe di teste di serie, favorite e favorite tra le outsiders delle favorite: Sharapova in pole, Errani e Halep scalpitano. 
Cavalli allineati e in griglia agli ottavi. Molto benissimo. Impugnate la vostra miserabile Bic o penna a quattro colori, e prendete appunti. Decidete come incastrare una schedina vincente, in base alle vostre esigenze: una escort parlamentare a 400 euri, una squillo base completissima a 200 euri, o una massaggiatrice cinese a Capocotta (di quelle che ti chiedono, «finile?»).



Uomini

Nadal-Lajovic 98/2. Chiamare il telefono azzurro.
Ferrer-Anderson 70/30. Ma per carità dell'onnipotente. Incontro ancora in dubbio, causa moratoria internazionale dell'Onu. Fassino Anderson nei quarti al Roland Garros non si può vedere e Ferrer (che sta arando in gobba scioltezza) non dovrebbe avere problemi.
Verdasco/Gasquet-Murray/Kohli. Ottavo in divenire, con i due incontri sospesi per oscurità. Una corrida tra Nando e Richard. Sfida sanguinaria all'Ok Corral. Pistolettate fumiganti, sguardi truci e grottesche pose da gladiatori di balsa. Wrestling applicato a una sit-com comica con risate posticce in sottofondo: al momento Verdasco sta picchiando il bimbo Richard che non si tiene in piedi. Kohli proditorio e con la gelida manina ispirata, ha spinto Murray all'interruzione sul calar del sole 7-7 al quinto, dopo funambolica rimonta. Uno dei match più belli del torneo (sicuramente l'unico che ho visto per più di venti minuti).
Garcia Lopez-Monfils 45/55. Iberico sicario di Wawrinka, e uno tra i tennisti più sottovalutati della storia. Monfils uscito vittorioso dal match più farsescamente brutto degli ultimi 175 anni con Fognini (metti due soporiferi regolaristi-sregolati che in due accocchiano mezzo neurone e provano a perderla in ogni modo: avrai la réclame di un sonnifero che può provocare dolori tipo parto, visioni mistiche, deliri d'onnipotenza e talvolta morte. Ha poi vinto chi ha utilizzato in modo più utilitaristico la teatralità). Probabile che i due si sfibrino alla distanza. Over, e state lontani dallo schermo.
Berdych-Isner 60/40. Sguardo sbarrato e perso nel vuoto, provo a immaginare mentalmente questo fantasmagorico incontro tra nodosi trampolieri: evitare la gonorrea lo riterrei già un buon risultato. Evitate anche di vederla (meglio una puntata di Derrick in lingua tedesca) e pure di scommetterci. Vincerà Berdych, ma vedo tanti giochi, tie-break, e sconcezze sparse.
Federer-Gulbis 60/40. Confronto potenzialmente intenso e tecnicamente pregevole, che vale una semifinale. Gulbis è devastante e sufficientemente squilibrato da non subire timori reverenziali, anzi, si esalta al cospetto dei grandi nomi e, se in giornata di luna piena, rischia di fare il colpaccio. Federer è favorito, perché è Federer. Dopo Tursunov, altro frenocomiale test, ancor più duro e banco di prova determinante per capire le sue ambizioni parigine. L'esperto consiglia: giocate over giochi a 1,90. O live, il primo che va sotto, Gubis a 6,00 o Federer a 4,00. E pregate.
Raonic-Granollers 70/30. La grazia e la leggiadrìa in cattedra. Un ottavo da chiamare gli artificieri con fiamma ossidrica, che solo a immaginarlo rischi di voler infilare la scarpa destra al piede sinistro. Favorito Raonic, volenterosa e ammirevole pera gigante.
Djokovic-Tsonga 80/20. Solo qualche anno fa il francese fu ad un punto dall'assalto vincente, ma acqua ne è passata sotto i ponti. Djokovic continua ad essere una macchina da tennis di caucciù, Tsonga è persino in calo rispetto a quel confusionario personaggio in cerca d'autore degli ultimi anni. A Parigi è sembrato in palla (Melzer e Janowicz battuti in scioltezza), ma domani ha bisogno di un miracolo della madonna di Loreto. Già tanto portarla al quarto set.


Donne

Muguruza-Parmentier. 70/30. Tipo che io di questa Parmentier non mi fiderei nel darla vincente nemmeno contro la Dentoni nel primo turno a Santa Margherita di Pula. Non si sa come, è negli ottavi. Se ne sono viste tante in questo torneo, ma se Muguruza (giustiziera di Serena) non è colta da narcolessia, vince in due rapidi set.
Sharapova-Stosur 65/35. Nella moria di vacche di questo tabellone, un confronto simile vale una finale, per censo (entrambe vincitrici di slam) e perché l'australiana è parsa in forma antica. Contro però c'è l'incredibile sequela di precedenti a favore dell'urlatrice folle. La storia inquietante di questo torneo spinge all'azzardo, puntando sulla vittoria di Stosur. Qualche copeco può esser messo. Ma temo vinca la siberiana, dopo battaglia serrata, tipo 6/4 7/5
Tomljanovic-Suarez Navarro. 40/60. Giunonica croata emergente (ma quante croate stanno venendo a galla? Tra due/tre anni rischiano di fare razzie in Fed Cup), che a Roma avevo visto male. Potenzialità notevoli, ma svogliata e indolente ne sparava una sui teloni e l'altra smorzata a metà rete. Ha fatto fuori Schiavone e Radwanska versione ectoplasmatica, ma contro l'iberica dal rovescio che canta la Carmen, la vedo dura. Punto Carlita. Che magari sbaglio, ma pazienza.
Bouchard-Kerber 49/51. Briegel Kerber tornata a livelli decenti, Bieber Bouchard in rampa di lancio. Il nuovo e l'usato garantito. Tipo, meglio Hazzard o l'Ispettore Derrick? Boh, che ne so. 50-50. Decidete voi a chi dare fiducia. Over giochi e non ci pensate più (ohhh-lllè).
Kuznetsova-Safarova 60/40. Piuttosto che giocare Safarova mi sentirei più sicuro ad andare nudo, nella notte, bendato e in contro mano, in autostrada. Ha battuto Ivanovic (ajdeeee!), ma potrebbe perdere anche contro una scatola di fagioli borlotti scaduti. Kuznetsova (uscita vincente dalla maratona contro Kvitova) ha colpi, classe ed esperienza per vincere, ma è fuori forma da quattro anni e ogni volta si trascina urlando come un cinghiale ferito. Se ne ha ancora, vince lei. O tre set.
Stephens-Halep 40/60. Marcia spedito, anonimo e sotto voce, il furetto dei Carpazi, ma Sloane Stephens al solito centrata e motivata (solo) negli slam sarà test probante. Favorita Halep, ma incontro tirato.
Errani-Jankovic. 55/45. Titanica (eroico chi arriverà alla fine dell'incontro) sfida tra due diverse corridore. Una sulla maratona arrotata, l'altra sul miglio sterrato. Di solito a sbarellare prima è la seconda. Pronostico: 2-1 Errani. La serba sarebbe l'ultimo ostacolo per l'italiana, che poi avrebbe strada per la finale spianata. Occasione della vita: se non vinci quando cadono come mosche cavalline seccate dal baygon 8 delle prime 13 teste di serie, quando? Detto durante gli Internazionali: su terra la pelotara ne ha solo tre/quattro davanti. Due si sono suicidate, una è in tour con Redfoo, l'altra (Sharatopa) resiste, ma potrebbe essere colta da lacerazione di corde vocali dopo rito voodoo. Prevedo effervescente finale Parmentier-Errani, magari commentata da Fabretti in collegamento dalla salita dello Zoncolan, con salaci interventi di Marino Bartoletti.
Petkovic-Bertens 55/45. Tedesca favorita per esperienza, olandese on fire potrebbe fare lo scherzetto. A buona quota si può provare.



Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.