.

.

lunedì 16 luglio 2018

WIMBLEDON 2018. DIGNITOSE PAGELLE BREXIT TRUMPUTINIANE E COI PORTI CHIUSI




Uomini


Novak Djokovic: 9. Non è stato facile. Provate voi a venire fuori da un simile sortilegio. Tal Scanzi (uno che provoca suicidi di massa negli uccelli del malaugurio), dopo aver sostenuto che il M5s è di sinistra, nel 2015 ebbe a pronosticargli anni di dominio incontrastato e assoluto. Sono seguiti tre anni di disgrazie e indicibili sofferenze. Nole che si trascinava, vinto dal tremendissimo sortilegio, come uno zombie per il campo. Svuotato psicologicamente e rotto fisicamente. Mancava solo la peste. Certe cose ammazzerebbero anche un toro, quindi doppiamente bravo a venirne fuori. Già i segnali della ripresa erano chiari a Parigi. A Wimbledon si rivede un serbo con antica reattività/intensità da Aigor, pallettaro muro di ceraponga. La vera finale la vince allo sprint con Nadal. A margine, l'insopportabile moglie con vena del collo gonfia, occhi da pazza, ultima a sedersi dopo il "time" dell'arbitro per cercare gli occhi da pomodoro acerbo del consorte e dargli la carica. Internatela in qualche manicomio navale. Oscurata solo dal Ministro/Premier di Visegrad Salvini, volato a Mosca sull'airforce padano, per gufare in incognito la Francia di Macron vittoriosa ai mondiali, facendofla figura del pirla in mondovisione. 

Rafa Nadal 7. Nessuno si aspettava un Nadal così in palla anche sull'erba. Nessuno tranne me. Non troverete traccia su questo blog di questa previsione solo perché qualche lazzarone cospiratore, notte tempo, ha provveduto a modificare i miei post. Un po' come han fatto all'illuminato Decreto dignità di Di Maio, trasformato in puttanata colossale dopo la manomissione di alcuni cospiratori filorenziani. Perde al fotofinish una semifinale di rara intensità con Nole, ma legittima la prima posizione mondiale confermandosi competitivo anche sulla superficie a lui meno congeniale.

Roger Federer 5. Eliminato da Anderson, che è gia vilipendio tennistico. Ci perde facendosi rimontare due set, ma guai ad azzardare tra i motivi il peso dei 37 anni. Stizzito, dice che stava benissimo. Non può invecchiare, lui. Qualche giorno fa un gruppo di devoti talebani del monarca elvetico mi voleva denunziare alle autorità competenti chiedendo di mettermi al rogo come Giovanna D'Arco. Causa: l'orrenda blasfemia d'aver detto sotto voce, al bar: "Federer ormai mi mette una gran tristezza, birretta?". Cosa posso farci? Il lungo, interminabile e mai iniziato viale del tramonto dell'intramontabile, mi ha tremendamente annoiato. Problema mio, certamente. E di una particolare visione dell'agonismo. Quattro anni fa, nel punto più basso della sua parabola, quando tutti, specie i suoi tifosi più accesi, auspicavano un suo ritiro, speravo continuasse. Convinto che, messe a punto un po' di cose, potesse tornare a giocarsi uno slam. Ora che a 37 anni è tornato a vincere majors, al numero uno e quant'altro, lo trovo sempre più malinconico. Una santuzza piena d'oro e orpelli, portata in spalla dai fedeli, tra preghiere e ululati. Fenomeno da baraccone che stipula contratti, pagato a peso d'oro per esibizioni milionarie ad Abu Dabi o Kinshasa, in ferie mentre gli altri lottano a Parigi. A Wimbledon, tra gli adoranti giornalisti in attesa del verbo, parlava solo del suo nuovo super contratto. Del numero di polsini e mutande che il nuovo sponsor gli aveva garantito per il torneo. A quale feticista può fottere qualcosa? Non c'è quasi più niente di sportivamente emozionante ormai in questo Federer, santo che cammina venerato fino alla nausea da melensi cantori nelle telecronache. È stato il più grande di tutti, di sempre. A quasi 37 anni è in una forma tale da potersi ancora giocare la vittoria di uno slam. Resto però convinto che la sua irripetibile carriera doveva chiudersi dopo la finale a Melbourne 2017, contro il suo rivale storico Nadal. Straordinaria per tutti i significati che si portava addosso, oltre che per l'avvincente epilogo da leggenda greca. Invece no, ha voluto continuare, (per carità) mettendo in cascina altri titoli da accatastatore seriale di allori, ridiventato numero uno ammezzato. Senza la voglia furente di chi, sentendosi il più forte di sempre e in condizioni smaglianti, in quel 2017 benedetto avrebbe dovuto affrontare Parigi e Nadal sul suo campo. Da campione temerario, senza paura, alla ricerca dell'impresa. Un grande slam tentato, anche al costo di scoppiare. Ora che ci penso, se Roger l'avesse pensata sempre come me, non sarebbe mai diventato Roger, ma un Petzschner qualsiasi.

Anderson/Raonic/Isner: pietà, basta. Sembra di vedere dei terrificanti film americani su dinosauri provenienti dal futuro che giocano a tennis. Roba che Ivone Karlovic sembra Edberg. Dopo le allucinogene maratone a oltranza prodotte dai tre animali preistorici, molti invocano il tie-break al quinto anche per gli iper tradizionalisti championships. Cazzate. Non è che se un film di due ore fa cagare, bisogna ridurre la durata di tutti i film a un'ora e mezza. 24-22 di Federer-Nadal sarebbehe evento epico. 24-22 di Anderson-Isner da protezione civile. Più che il tiebreak nel quinto ci vorrebbero nuove regole per abbattere l'antitennis degli over 2 metri e dieci. Racchetta di legno e gonnellino di pizzo bianco, ad esempio.

Kei Nishikori 6,5. Tempi meno cupi per il sapiente pokemon, noioso come la corazzata Potemkin con sottotitoli giapponesi. Salute permettendo, visto lo scenario, può tornare in top 5.

Ernests Gulbis 7,5. Splendida scheggia impazzita, quando ormai nessuno se lo aspettava più. E se un old gen viziato, svogliato, pazzo, perdente e senza ambizioni, infligge una sonora lezione al predestinato next gen Zverev, qualcosa non torna. Forse tutto.

Nextgen e dintorni. Zverev, Coric, Edmund, Thiem. La pochezza di questi ragazzi dagli schemi monotematici, con una sola tattica e non così perfetta da consentirgli di primeggiare. Kyrgios è a livelli di "scapocchionaggine" che rasentano ormai il patetico. Shapovalov è fortissimo ma non ha tattica, è splendida furia dissennata.


Donne

Gnafaccio mica a pagellarle. Trionfa una Kerber (8) tirata a lucido e che si conferma ammazza Serena (7) più semovente del solito. A 37 anni, da ferma, dopo il parto, fa finale senza problemi. A vincere tutto però è Camila Giorgi. Dopo un bel torneo, di fronte a Serena nei quarti, ammette con demenziale candore: non la conosco. Non guardo il tennis femminile. Ok. Giochi al tennis, ti trovi di fronte la più grande della tua era e forse di sempre, e dici di non conoscerla? E in conferenza stampa non arrivano le ambulanze a sirene spiegate per portarsela via? La massima forma di autolesionistico delirio narcisistico patologico. Immaginate un Fognini (che pure ha dimostrato cento volte più della nostra Chucky) rispondere: "Federer? Non lo conosco. Non guardo mica gli altri. Penso al mio tennis". O Raul Bova: "Al Pacino? Non so chi sia". Come sia finita, lo sapete. Serena, che un simile delirio potrebbe anche permetterselo (da ubriaca), dopo averle dato una lezione in campo, a domanda su Giorgi le fa i complimenti, dice di sapere come gioca, di averla vista anche contro le altre. In sintesi, la differenza tra una pluricampionessa e un affare buffo.



domenica 8 luglio 2018

GULBIS, DUE CEFFONI AL PREDESTINATO ZVEREV





Sasha Zverev, il ventenne falegname predestinato, ha la solita espressione da altezzoso bambino offeso. L'infantile protervia del ragazzotto teutonico è qualcosa di inenarrabile. Si crede arrivato senza aver mai nemmeno avvicinato i quarti in uno slam, smoccola in tredici lingue. Affronta l'erba come fosse letame e terriccio: sbraccioni, roncole fuori dal campo, movimenti e posizionento da over 100. Lontano dalla riga, senza slice, goffo gioco di volo, laddove si ricordi che è contemplato nel regolamento. Lo guardo impegnato nel suo terzo turno sul campo numero uno e mi dico: se questo è il numero 3 e futuro numero uno, non ci si può sorprendere di Nadal e Federer ancora dominatori delle scene con la gotta e menischi in vetroresina.
Negli slam, università del tennis, Zverev continua la sua orrenda vua crucis.
Lo guarda un po' schifato anche il suo avversario, un trentenne lettone con barbone hipster e occhi da pazzo, che pare appena uscito, alticcio, da un bar malfamato. Ai più distratti, quel maturo numero 138 che risponde al nome di Ernests Gulbis dirà poco o nulla. Pure lui ha tante imperfezioni, tecniche e caratteriali. Di quelli che a 30 anni non puoi più considerare margini di miglioramento, ma limiti quasi definitivi. Ernesto l'eterna promessa incompiuta, il viziato, miliardario snob che gioca a tennis perché sa fare solo quello e si annoierebbe a contare i soldi di papà. Cazzate e leggende metropolitane. Avete mai visto un tennista povero? Un Cassano o un Garrincha della racchetta raccolto dalle favelas perché è un fenomeno? I tennisti diventano tennisti professionisti proprio perché nati ricchi.  Lui è nato miliardario, ma la sostanza non cambia.
La sua storia è nota. Ernesto fuma, beve, viene arrestato in Svezia perché andava a puttane, si lancia in frequenti dichiarazioni filosofico sportive discutibili. Se ne fotte, odia tutti. Non ha peli sulla lingua, non si fa problemi a dire che Djokovic gli sta sul cazzo, che non stima Federer, che Nadal non è certo esempio di fair play. Risultati sportivi però, deludenti. Una top ten appena assaporata, una manciata di vittorie Atp (6, il numero della bestia), qualche scalpo eccellente da under dog di razza.
Ora Ernesto però è un altro. Ha una compagna, una figlia. Cosa lo spinga ancora a giocare a tennis resta un mistero. Non ha mai avuto fame, voglia di soffrire. Solo un grande orgoglio, al limite. Ha supplicato il suo vecchio allenatore Gunther Bresnik a riprenderlo con lui. E quello ha accettato, magari solo per fargli fare il pungiball di Domenico il cafone Thiem. Si è inspiegabilmente rimesso in discussione, tornando a giocare nel polveroso purgatorio dei challengers. Risultati mediocri, stimoli prossimi allo zero e sconfitte sconcertatanti contro avversari modesti. In Sicilia perde in lotta da Giannessi (!), in Francia da Mager. Gente che dovrebbe inzuppare nel cappuccino la mattina.
Da numero 138 gioca le qualificazioni di Wimbledon a Rohampton. Le passa. Turno dopo turno nel tabellone principale riprende fiducia, si salva al quinto contro il locale carneade Clarke, esce indenne da un'altra maratona con Dzhumur, ed eccolo lì, di fonte a Zverev sul campo numero uno.
Per magia riecco le motivazioni. Wimbledon non è Tunisi o Caltanissetta. Gulbis non ha mai avuto ambizioni, ma solo spunti d'isolato orgoglio, si diceva. Si esalta contro quelli forti perché ci tiene a ribadire quello stronzissimo "se solo volessi...".
Guarda il tedeschino e deve stargli parecchio sulle palle, con quel cipiglio da impunito primo della classe, più viziato di lui. In maniera immotivata, tra l'altro. Perché non ha né i suoi soldi, né tanto meno il talento. Le motivazioni del lettone non possono che crescere a dismisura. È l'attempato uomo vissuto che mal sopporta i ragazzini pieni di se. Vorrebbe dargli una sonora lezione. Due ceffoni ben assestati e spedirlo a studiare, mandarlo a letto senza latte e nesquik. Lo avverti. L'incontro si rivela equilibrato, un set per parte. Sasha gioca su erba come fa su terra e cemento. E qui abbina l'inguardabilità all'inefficacia. NemmenoNemmeno è uno specialista, specie con quel drittone agricolo per nulla adatto ai prati. Ma, a differenza del giovin spocchioso che sbraccia e smoccola spiaccicato sui teloni, lui ha il genio dalla sua parte. La scintilla pazza dell'imprevedibiltà. Scende a rete, ricama colpi imprevedibili alternandoli a sassate mortali. Quando va a servire per il terzo set facendosi ribrekkare, sembra ripetersi la storia sempre uguale di una carriera da eterno perdente, vate della temporanea dimostrazione di forza fine a se stessa. Con Nadal avrebbe portato a casa una delle sue consuete belle sconfitte. Ma Sasha non è Rafa. Nemmeno alla lontana. Il lettone resta lì nel quarto e approfittando di una delle amnesie giovanili di Zverev, agguanta il quarto e lo schianta al quinto set: 6-0 e sei ceffoni, magnificamente assestati.
Nell'oceano di noia ormai diventato il tennis degli ultimi anni, ogni tanto una bella storia, dove il genio fatuo dell'attempato talento senza ambizioni impartisce una lezione al futuro dominatore di un tennis robotico, senza emozioni, fatto con lo stampo. Evviva Ernesto.




venerdì 29 giugno 2018

LI AVETE VOLUTI? GODETEVELI





Il governo fascio grillino è decollato. Un mix aberrante di fascisti xenofobi e gente che non crede allo sbarco sulla luna e ai vaccini, con incarichi di governo. Che devono decidere della vostra vita. Ministri e sottosegratari. Quando un cretino e un furbo si incontrano, il fascismo è alle porte, diceva Sciascia. Foto illustrata nei libri di scuola coi faccioni di Salvini e Di Maio. Io la riadatterei così: quando un fascista senza scrupoli e un cretino incapace smanioso di potere si incontrano, il fascismo è al governo. E il primo fotterà il secondo, a cui la cosa nemmeno dispiace. 
Da giorni vado ripetendolo: visto che avevo ragione? Visto che non ero pazzo catastrofista? 


Oddio, non è che ci sia da andarne orgogliosi, lo avrebbe capito anche un topo. Ma di campagna. Di certo non un topo di fogna, di quelli, per internderci, che affollano salotti tv, fanno analisi spetazzanti, sdottorano strapagati sui giornali. Uno di quelli che, del tutto immuni al senso di vergogna, ora si preoccupano, allarmati, dei fascisti al governo. Allibiscono, adesso, dopo avergli tirato in ogni modo la volata, smembrando quel barlume di democrazia nel paese, demolito il Mostro di Firenze e la sua tirannide gigliata. Quelli che per anni hanno ospitato grillini sbavanti epocali fesserie populiste senza contraddittorio, anzi, sospinti in studio dall'alito mefitico di guitti mancati giudici a ballando con le stelle spacciati per esperti di politica. Gli stessi che hanno invitato h24 nelle loro trasmissioni Salvini a briglia sciolta, libero di raccontare bestialità xenofobe per alimentare paure degli elettori sull'emergenza migranti, parlare di ruspe tra gli applausi della claque in studio. Ora, di botto, svegliati dal torpore, quei giornalisti occhieggianti al Matteo bravo, scrivono nei social: "Non c'è nessuna emergenza migranti. I dati sono chiari". Troppo coraggio o onestà intellettuale ci voleva a tirare sul grugno a Salvini prima delle elezioni, quei dati. Ecco, se possibile, questa specie di topi di fogna mi fa ancora più ribrezzo degli stessi Salvini e Di Maio. Anche più di quelli che "Salvini è bravissimo, il miglior politico degli ultimi vent'anni, anche se non condivido quello che fa". Un po' come "Nadal è il più forte di tutti, anche se non mi piace il suo tennis". Stessa cosa. Peccato che un dritto arrotato sia faccenda un po' meno alta dalla democrazia e libertà di noi tutti. Ma questi, se non vi è chiaro, hanno ridotto la politica a demenziale affare tra piccoli ultrà imbecilli.
Professionisti nello scorreggiare in ascensore e poi guardarsi intorno dicendo che c'è puzza, i topi di fogna sono preoccupatissimi da un governo di ultra destra al potere. Indignati di come i fascisti al potere si comportino da fascisti. Ma dai? Quando parlava nei loro studi, tra una ruspa, un occhieggio e l'altro, credevano scherzasse. Che fosse il baluardo contro la deriva autoritaria del pidì, male del secolo.

Eccoli i fasci di combattimento. Da una  parte un pupazzo premier, col physique du role da Premier, mandato a farsi le foto con gli altri capi di stato vantandosi di essere professore universitario tra gli sberleffi degli altri. Il Min. dell'Economia che parla di flat tax e reddito di cittadinanza inattuabili per mancanza di coperture, che il taglio dei vitalizi è una scorreggia fritta, che loda addirittura i governi precedenti e ritiene indispensabile restare nell'euro. Dall'altra i due ministri della propaganda e della campagna elettorale governativa continua. Un'avvincente lotta a chi ce l'ha più  lungo, o più imbecille (l'elettore, capace credere alle loro frescacce governative, come hanno creduto a quelle elettorali).
Uno fa guerra all'europa respingendo i disperati, l'altro chiede con vigore a se stesso di creare lavoro per tutti. Consci di non poter attuare nulla delle loro promesse, col vento in poppa della stampa servile, proseguono nella folle corsa sulla pelle dei disgraziati. Che con quelli è vita facile, per i fascisti. Complicato e poco saggio prendersela con le mafie, affrontare la crisi economica: Salvini blocca le navi dei migranti, lasciate per giorni in mare. Fa la voce grossa coi profughi e parla di aumento del contante per fare un piacere agli evasori. In pochi giorni crea crisi diplomatiche con Tunisia, Spagna, Malta, la Francia, la nuova perfida Albione. Promette la schedatura dei rom (con annessi campi di concentramento innovativi ricavati in ex aziende fatte allegramente fallire dopo anni di strenue trattative di gente coi controcoglioni), perché quelli italiani bisogna tenerseli. Vuole equa distribuzione dei migranti nella Ue andando oltre al trattato di Dublino votato dalla sua Lega, ma fa il contrario: respinge i migranti seguendo la politica di Visegrad e cercando la rottura con la Ue. Qualcuno troverà il coraggio di dirglielo, o l'hanno già mandato in esilio? E la propaganda va avanti. Al vertice Ue Conte, celebrato dall'Istituto Luce come trionfatore, ottiene risultati sbalorditivi. Finalmente l'Italia è protagonista: ci concedono una equa distribuzione. Volontaria però. Un successone. Orban stappa un bottiglione di Dom Perignon e potrebbe nominare Salvini imperatore di Visegrad.
Innegabile però come il duce padano abbia risollevato l'animo patriottico al grido "dalle al negro". Quello è il vero problema del paese. E agli italiani piace. I risultati non tardano ad arrivare. È bravo, del resto (cit. Travagli sparsi): fioccano casi di extracomunitari presi a fucilate da italiani. Notizie rinvenute nelle pagine secondarie, per non confondere l'elettore per anni nutrito a pane e emergenza migranti che non c'è. Li avete voluti, terrorizzati dalla tremenda minaccia democratica di Gentiloni? Godeteveli. Il baratro avrà l'agre odore di ricino, e pagheremo anche noi per voi, o sommi stronzonacci.

Salvini vola, Ministro di tutto. Non solo i profughi lasciati affondare tra il tripudio della gente. Vuole reintrodurre il servizio militare. Si riscopre fervente novax: dieci vaccini sono troppi, anzi dannosi. Sperando in qualche epidemia di peste cui dare la colpa agli immigrati.  E se poi la scellerata, assai virile, condotta sui migranti provocherà qualche attacco islamico (dai quali siamo colpevolmente immuni -perché?!!!11!! -), cosa importa. Gonfierà il ventre molle e putrescente del suo elettorato fascista. Easy. È il più bravo (cit.), del resto. Occorre celebrarlo. Ma, uno e trino, Matteone non si ferma. Propone le armi libere (proprio per sparare agli immigrati, magari depenalizzando l'omicidio del negro). Lasciamolo lavorare. Essendo anche più di sinistra di Renzi  (cit sempre i Fattisti anonimi), grazie all'assist del suo ministro leghista Fontana, vuol cancellare la legge sulle unioni civili. L'unica famiglia è quella tra mamma e papà. E meno aborti, più bebè. Benvenuti nel basso medioevo. E, ancora complimenti per everli votati. Godeteveli per bene.
Salvini, col 17% è il padrone del paese, grazie agli utili idioti del M5s, che col 32% si trovano a fare la parte di spalla demenziale a uno che aveva preso la metà dei loro voti. Anzi, nel giro di dieci giorni la Lega li ha già superati nei sondaggi ("Di Maio è stato bravissimo nella trattativa", leggo sulla stampa libera). Ed è chiaro il perché. Basta vedere la penosa condotta dei 5stelle nel caso Aquarius. Toninelli e co. provano invano ad alzare le voce, far capire all'Italia plaudente che sono fascistoni anche loro, perdio. Con risultati da barzelletta. Ma tra un fascista vero e una grottesca imitazione, laggente preferisce il primo.

L'altro ministro della propaganda fascista, Di Maio, allora, prende la situazione in mano. Non può stare a guardare il padano spadroneggiare in ogni dove. Ma non sa come fare. Escogita qualcosa di mediaticente forte, da ministro del lavoro. Una riforma del welfare che superi lo sciagurato jobs act, uno pensa (scioccamente). No, ecco la trovata geniale: Tutelare i pony express. I riders che portano le pizze calde calde a casa. Fenomenale. Prossimamente quella sui grattacheccari romani. Ma solo di viale Trastevere. Che non può mica fare i miracoli. Intanto sta leggendo le carte sull'Ilva (durante l'ora di educazione fisica). Nemmeno questo funziona. Fa il giro delle tv, dirette fiume dal cesso del Ministero per dire che bisogna creare lavoro dando lavoro a chi non ne ha. Che, qui si supera, occorre valorizzare il merito. Favorire l'assunzione nella PA di chi ha un curriculm migliore. Basta raccomandati. Lui, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, nonché vice Premier, che in vita sua ha lavorato come Stewart allo stadio e non è riuscito manco a laurearsi, pontifica sul merito. Ma il governo non è mica una PA (che tra l'altro vorrebbero rimodellarsi sul modello illuminato della loro piattaforma Rousseau), si rifà alla meritocrazia del blog, al limite. Siete alfin contenti di averli votati per dare un segnale? Il segnale è tornato indietro chiaro e forte: siete coglioni. Ma da competizione.

Giggino non ci sta a fare la parte dell'utile idiota di Salvini a sua volta utile idiota di Putin per disgregare l'Europa. Ci si mettono pure le procure, con l'arresto del faccendiere Lanzalone (sindaco vero di Roma), nominato presidente di Acea dai 5stelle perché era bravo, che la sera prima di essere arrestato decideva poltrone governative con Casaleggio e presentato a Raggi dal Guardasigilli Bonafede. Una Bomba. Immaginate se i tre fossero stati Renzi, Marino e Orlando. Avrebbero dovuto fuggire ad Hammamet, inseguiti dai Travagli sul carrarmato. Del triangolo Casaleggio-Raggi-Bonafede col faccendiere M5s al gabbio, se ne può leggere a pagina 24 del Corriere, dopo l'oroscopo di Barbanera. O nel tg dopo la rubrica enogastronomica. È bellissimo il regime degli onesti. Schivato il colpo delle procure, Di Maio deve però inventarsi qualcosa. Prova anche lui col freno all'abuso di psicofarmaci. Vera piaga del paese. Come il traffico a Palermo. Tenta quindi con la mezz'ora di internet gratis da elargire al popolo affamato nelle mense dei poveri. Ormai con la salivazione azzerata, invoca un aiutino dell'Istat che (lo dicono apertamente, senza nemmeno nascondersi, "deve lavorare in sinergia col contratto di Governo"). Aiutare la propaganda di governo diffondendo dati utili. Capito, no? Il ventennio 2.0 è tra noi. Ecco allora la notizia allarmante priveniente dalla sinergica Istat: la povertà è tra noi. Non siamo mai stati così poveri. Cinque italiani su dieci non possono comperarsi il pane o bere l'acqua (libera). Di Maio, mentre Salvini dilaga promettendo di stoppare altri barconi di disgraziati, coglie l'assist e parte a testa bassa col cavallo di battaglia: ci vuole il reddito di cittadinanza, SUBITO. È un'invocazione implorante. Come se non governasse lui, ma fra cazzo da Velletri. E falla sta cazzo di legge. Elergisci il benedettissimo reddito di cittadinanza ai gonzi che l'apettano trepidanti, cosa aspettiamo ancora?
Li avete voluti provare? Bene, vi rivelo un segreto: non era una prova o televoto al Grande Fratello. Ora dovete tenerveli per cinque anni. Se la Russia vuole, anche venti o trenta.




lunedì 18 giugno 2018

TORNA L'ERBA, RIECCO PICASSO PETZSCHNER (E FEDERER)



Inzia la stagione sull'erba, breve come la vita di una farfalla, ma buona per ristabilire l'ordine naturale delle cose. Qualcuno potrebbe rinvenire un'illusoria salvezza dello spirito nelle due finali Wta, a Nottingham e 's-Hertogembosh. In inghilterra è la simpatica australiana Barty, più larga che alta e abituata ai prati del cricket, a sciorinare tennis a tutto prato contro la piagnucolosa Konta. In Olanda, dopo mesi trascorsi a trascinarsi per i campi come imbolsita ex, si rivede il mirabilia tennis vintage della Flipkens. Svolazzante in un prato fiorito, ha la meglio sull'altro folletto erbivoro Krunic (un'altra il cui tennis d'attacco viene esaltato dall'erba). O, se volete esagerare, rianimatevi con la tondeggiante Ons Jabeur, trionfatice nell'itf di Manchester, tra un drop e un magheggio diabolico. L'erba, signori miei, fa rinascere animali mitologici scomparsi, bistrattati o dormienti.

I più disturbati, patologicamente arroccati in centri di igiene mentale a vagheggiare utopie di gazzelle che sbranano i leoni, vanno in estasi per la zampata di Richard Gasquet, capace in Olanda di sviolinare di rovescio come ai bei tempi. Rinasce nelle terra del fumo libero e dei mulini a vento. E dove, altrimenti. Un colpo da maestro sciancato a spazzare via mesi, anni, di delusioni, infortuni, sconfitte. Qualcuno, in onore di un simile squillo, accende uno spinello e si abbandona all'onanismo onirico più spinto: Gasquet che acciuffa a 32 anni il titolo a Wimbledon battendo in finale Nadal 177-175 al quinto.

Altri, i più classici, penseranno invece al ritorno di Federer. A Stoccarda, dopo tre mesi di pausa mentre gli altri insozzavano i calzini nell'argilla, il King traboccante mazzuola di giustezza l'impacciato Raonic e Tamarreide Kyrgios. Strappa anche il numero uno al mondo a Nadal, in un'altalena eccitante quanto un concerto di Zarrillo.


Per carità, tennis maggiore ho detto. E allora eccoci al vero protagonista della settimana verdeggiante: Philipp "Picasso" Petzschner. Qualcuno pensava fosse morto suicida in una baracca sul Reno. Niente di più falso. Il nostro Picasso ha trascorso gli ultimi anni entrando e uscendo da ospedali e manicomi. Tribolazioni senza fine. Un po' per aggiustare le ossa, un po' per pettinare il cervello. L'idolo di Bayreuth ormai ha più ossa rotte che sane. Una serie di infortuni terrificante. Un vero mistero come riesca ancora a camminare. In coppia con Puetz, mestierante teutonico di mezza età, forma dal nulla una coppia strabiliante. Benedetta da qualche Dio del lazzaretto, che li sospinge al trionfo.
L'erba, un po' come accade al suo omologo minore Federer, è capace di rigenerarlo. Esalta la mano, il tocco, i riflessi su rimbalzi irregolari, movimenti rapidi e geniali trovate improvvise. In poche parole, esalta il Picasso. In singolo aveva perso nelle qualificazioni da tale Galovic. Il suo compare Puetz ceduto alle bordate a due all'ora di Matteone Viola. Per dire. Ma in coppia i due fanno i numeri. Picasso ormai ha una gamba sola, una spalla sola, nessun neurone e mezzo braccio protetto da osceno preservativo nero. Ma che mezzo braccio, sior-siori. Ha solo bisogno di un compagno spalla che lo sorregga come una stampella, un manichino, un figurante. I due commentatori di supertennis, svenevoli fino al conato di vomito nell'esaltare Federer manco fossero piccoli Brosio masturbanti di fronte all'apparizione della madonna di Medjugorje nuda (uhhhh...ahhhh...siiii...cos'ha fatto!!1!...mammamiaaaah...uhaaaa...sbooor - ma santo cielo, c'è un limite alla decenza), trascurano il vero miracolo di Stoccarda: la rinascita del Picasso. Tocchi da satrapo, rasoiate, colpo d'occhio luciferino, bolidi di dritto, slice che scivolano tramortiti sull'erba, e ancora volée ispirate e risposte che lasciano di sasso il temibile avversario in battuta, una specie di venditore di trote quarantenne svedese. Ed è trionfo vero.
Alla fine, immagino l'incontro con Federer negli spogliatoi. Picasso ha la faccia da pazzo e risatina isterica sulla faccia da evaso da un manicomio bavarese: Hey tu, Roger, facciamo una foto dei campioni con la coppa? Noi che abbiamo talento, appena torna l'erba riprendiamo a vincere, neh?".
Lo svizzero fa un cenno ai valletti bodyguard, che se lo portano via lontano.


martedì 12 giugno 2018

ROLAND GARROS 2018, PAGELLINE PARIGINE


Uomini

Rafa Nadal 9. Alzi la mano chi di diverte ormai ai suoi trionfi scontati su terra. Alzi la minchia chi si esalta ai successi annunciati di Federer sull'erba. La noia mortale alla tisana bonomelli sulla coda di questa grande (grandiosa) rivalità, ridotta a spartizione da manuale Cencelli di titoli, da anziani. Complici giovanotti non alla loro altezza e altri avversari smembrati. Il risultato non cambia: noia infernale. Vince il Roland Garros numero undici al piccolo trotto, si conferma il più grande di sempre su terra.

Dominic Thiem 7. Domenico il cafone, il più forte degli altri. Che un (anche più di uno) Roland Garros lo vincerà, ma solo quando Nadal sarà in tappine in un ospizio. Raccapriccio vero guardarlo sbracciare come uno evaso dal terzo braccio di Rebibbia (violenti furiosi) praticamente in grembo agli spettatori delle prime file. Tremendo. Un mix di rara ripugnanza tra Muster e Wawrinka.

Marco Cecchinato 9. La sua straordinaria storia salva (un po') questa noiosissima edizione del French Open. Anni ad aspettare il guizzo di Fognini, un Federer calato dall'alto nato a Bagnacavallo, l'esplosione di RogerRafa Quinzi, e poi spunta dal nulla questo 25enne palermitano numero 72, che mai aveva vinto una partita di slam, buon terraiolo da challenger, già in difficoltà negli Atp e con una macchia derivante dalle scommesse. Poco potente per sfondare, poco paziente per diventare un regolarista d'alta classifica, si diceva. Recupera due set e vince 10-8 al quinto con Copil ed il resto è magia che si crea dal nulla. Gioca su una nuvola sorretto da fiducia e colpi. Cadono uno dopo l'altro, Carreno e Goffin (due che non si battono certo da soli), poi l'impresa con Djokovic. Il serbo è il procugino di quello di tre anni fa, ma lui è fenomenale a non pagare dazio mentalmente, nel tiebreak finale. Poi anche due ore di gran semifinale contro Thiem. Il lavoro paga sempre. Il resto lo fa la fiducia, e quella fa sempre miracoli. Trasforma un rovescio quasi inesistente in colpo robusto e la compulsiva smorzata in arma tanto bella quanto letale. Il seguito, si vedrà. Anche se il medio lettore della rosea ora si attenderà il successo a Wimbledon.

Juan Martin Del Potro 7. Pistolero a salve di Tandil. A tratti si trasforma in gattone pallettaro. Sufficiente per addormentare Cilic (6-), non il topo Nadal, che lo sbrana.
Novak Djokovic 6. Per uno che è stato in coma, già camminare è un bel risultato. Torneo discreto, poi incappa nel Cecchinato in trance ed è notte fonda. Un dubbio: fino all'ultimo quindici sembra un tagliagole feroce, che prima di perdere si farebbe ammazzare. Appena perso, corre sorridente, quasi esulta per la vittoria di Cecchinato. Chi è quello vero? Me lo chiedo da dieci anni buoni.

Alexander Zverev 5. Il bimbo fabbro manca l'ennesima prova di maturità da slam. Spreca energie nelle maratone dei primi turni e arriva senza benzina al quarto con Thiem che (in un cafonissimo match tra maniscalchi che scotennano palline da sei metri dietro la linea) se lo beve come un ovetto.

Fabio Fognini 6. L'impresa di Cecchinato oscura un po' il suo torneo. Che resta buono. Cilic negli ottavi e Del Potro nei quarti difficilmente gli ricapiteranno, ma lui manca di poco remuntada col croato.

Diego Schwartzmann 7. La fiaba del nano che uccella il gigante Anderson, con rara intelligenza. Il resto, il modo in cui si rivolge all'arbitro per lagnarsi con garbo degli urlacci insopportabili della pertica sudafricana ad ogni quindici (right here, right here!), gli valgono mezzo punto in più. Sei con me baby? Certo, risponde quella, con occhi sognanti.

Dennis Shapovalov 5. Vincerà Wimbledon, senza eccessivi problemi.


Donne

Simona Halep 9. A un certo punto, sul 3-6 0-2 della finale, ho temuto che in preda ad esaurimento nervoso da #finoallafine, chiedesse il trasferimento al Psg come Buffon. Invece l'altra pensa di aver vinto, lei di aver buttato via un'altra finale e, non essendo juventina, la spunta. Vittoria meritata. Leggo un po' di siti tennistici e proprio non mi capacito del perché sia tanto odiata. Ok, sappiamo quanto i rumeni siano amati in Italia in questo periodo fascioleghista. Va bene, non avrà un tennis spumeggiante. Certo, non è fescion (e non vuole esserlo), non è bella, anzi somiglia a un topolino. Nemmeno il grugnito (mediocre) esalta i feticisti del rantolo sciarapovesco. Resta però tennista tenace, completa, che bada alla sostanza, coriacea, esaltazione della normalità. Viva Simona.

Sloane Stephens 7. La statua d'ebano si esalta negli slam, ove si concede completamente. Il resto sembra non interessarla. Resta fortissima, ma questa volta le manca il rush finale. Avanti un set e un break smette di spingere sperando l'altra si arrenda, e finisce per rimetterla in vita.

Garbine Muguruza 6. Nitrisce, paonazza, ma proprio non riesce a sfondare Halep in semifinale, che rintuzza colpo su colpo, come un diavoletto della Tasmania. Mezzo punto in più per aver piallato Sharapova.

Madison Keys 6,5. Madison Rabbit ancora stoppata dalla connazionale Stephens. La terra non è il suo habitat, prevedo sfracelli a Wimbledon.

Serena Williams 6. Ha 37 anni, ha partorito pochi mesi fa il tennis ormai è un hobby piacevole, da alternare a party mindani, royal wedding, pubblicità, eventi e chi più ne ha. Batte tre buone tenniste (Barty, Georges e l'altra Pliskova, non le ultime arrivate). Senza l'acciacco che la costringe al ritiro avrebbe vinto o ci sarebbe andata vicina. Una che ha 37 anni, ha partorito...

Maria Sharapova 5,5. Commovente il suo tentativo di non arrendersi all'evidenza e cercare un ultimo spunto, come il McEnroe decadente (blasfemia per cui brucerò negli inferi). Ad ogni modo, sembra urlare bene, l'ugola è in palla. La migliore Masha post Meldonium, quella ammirata tra Roma e Parigi: tre games da Muguruza.

Camila Giorgi 6. Perde da Stephens 8-6 al terzo. Questo titolo quindi è anche suo. La vedo vincitrice a Wimbledon, giocando servizio e volèe, mentre il babbo (sfuggito alla sicurezza e arrampicatosi nel royal box) prova ad alzare la gonna della centonovenne regina madre.

Yulia Putintseva 6,5. La figlia di Satana. Miracolata dal suicidio di una cinese (non ricordo il nome, ma è quella sinuosa), questa ucraina gnappa con la faccia da rana, arriva ai quarti. L'ottavo con Strycova è da v.m. 18. Smoccoli, lift, back, piagnistei, bestemmioni. Mi attrae, come un film horror d'autore.

sabato 26 maggio 2018

IL FANTOCCIO TAROCCO




Gli 80 giorni più ridicoli della Repubblica italiana hanno un epilogo coerente. Il governo nazigrillino del cambiamento, parto dell'anticostituzionale contratto, vede l'incarico a Premier di (tale) Giuseppe Conte. Un (aspirante) tecnico "non eletto dal popolo", membro della élite salottista e clericale romana, così guitto arrampicatore sociale da taroccare il curriculum con mirabolanti specializzazioni estere, che non paga le tasse e sostienitore del metodo stamina. L'uomo giusto. Perfetto. Un film a quattro mani di Risi e Monicelli non avrebbe saputo inventare una figura più triste, comica e patetica al tempo stesso, come guida di un paese alla deriva.
Anni a sfracellarci i coglioni con belluini ragli "basta premier non eletti dal popoloooo!!11!" e ora lo propongono loro un tipo che non ha votato nessuno. Ma, attenzione. C'è una svolta epocale, nella padana grulleide. Non è certo scoprire che il Premier non viene eletto dal popolo, ma nominato dal Presidente della Repubblica. No, questa è una faccenda obsoleta, stantia. Nella nuova Costituzione Peppa si fa un triplo salto in avanti. Si riscrive la democrazia indiretta delle stelle padane: il Premier è nominato da Salvini e Di Maio e il PdR deve prenderne atto. E, se lo hanno scelto Di Maio e Salvini, significa che ha ricevuto 11 milioni di voti, spiega Giggino. Anzi, 17 milioni, lo corregge l'arguto Toninelli.
Vi è chiaro ora, di come quelli che difesero la Costituzione dalla riforma eversiva del ducetto di Rignano lo fecero per poterne poi fare carta da culo?
La nuova carta costituzionale on line (scottex+prima pagina del Fatto+articolo di Scanzi sui piedi della Boschi+pagina Facebook di Di battista), nei giorni dell'eversivo contratto, ha vibrato di indignazione. Velate minacce fascio mafiose a Mattarella piovono dalla Dibbas Family col fez. "Occhio Mattarella, fai quello che devi fare e non avrai scocciature". Provate a pensare un solo istante se simili bestiali minacce le avesse fatte anni fa un bullo della squadra Berlusconiana. 1476 procure avrebbero aperto fascicoli. Interrogazioni parlamentari a pioggia. Berlusconi arrestato di notte durante un bunga bunga e forse giustiziato all'alba da Travaglio vestito da boia  Le parole del Dibba invece, sono viste dalla stampa come giovanili estrosità di un ragazzo di sinistra. Tutti le ascoltano in estasi. Mentana in sollucchero: "È evidente come abbiano ormai un profilo istituzionale".
Va bene, sarà anche stato eletto dal popolo, questo Conte, ma non ha alcuna esperienza politica. Come la mettiamo? Il min-culgrinzoso-pop in pectore del nazigrullismo Travaglio sbuffa, seccato. "Ha la stessa esperienza di Monti o Ciampi". Silenzio attonito. Anche nei manicomi ormai lo hanno capito: va assecondato.
Di Maio, raggiante, tuona ai microfoni: "È giunto il momento che si venghi assunti solo grazie allo curriculum e non per le amicizie che si tengono", disse il semi analfabeta steward fuoricorso che voleva governare il paese e farà il ministro del lavoro. E in effetti, non sarà politico, ma almeno tecnico lo è questo Conte, no? Uno che ha i titoli. Nemmeno mezz'ora e iniziano a fioccare prese di distanza: alla NY University non lo hanno mai visto. Alla Sorbona con quel nome hanno avuto solo un lava cessi boliviano, a Malta non risulta, a Cambridge nemmeno tra i bidelli. Si iniziano a rincorrere voci allarmanti. Forse non si chiama nemmeno Conte, ed ha cambiato nome per sfuggire al fisco. Qualcuno teme che non abbia nemmeno la terza media. Lui fa un fantozziano sorriso tragico e ammette: a Cambridge andai a trovare la mia ragazza che faceva un corso. E come fai a dirgli qualcosa? In un colloquio come vice apprendista venditore di mangimi per cani, se tarocchi il curriculum verresti cacciato a pedate, qui no: sei perfetto per fare il Premier. Sul Fatto, dopo aver preteso dimissioni e arresti coatti per ministri rei d'aver copiato due righi della tesi, sbottano: accanimento eccessivo. Non conviene sottolineare nemmeno il fatto che il neopremier non pagasse le tasse. Atto rivoluzionario verso gabelle ingiuste. O rimarcare il suo sostegno alla bontà del metodo Stamina. Da un governo d'ispirazione no vax e pronto a ridiscutere l'obbligatorietà dei vaccini, vi aspettavate altro? È tutto coerente, per una volta.  "Non sanno più cosa inventarsi" (gli altri, eh), sorride Di Maio. "Hanno paura del cambiamento", conclude, mentre dagli studi di Mentana si odono mugolii, orgasmi ed erezioni barzotte a mai finire. Con questa stampa, il suicida governo nazipadano potrà durare a lungo. Almeno fino allo schianto.
All'estero ci ridono dietro. Una triste e pericolosa barzelletta. Populisti, ignoranti, xenofobi, oscurantisti, complottisti, contrari alle scienze e incapaci, hanno preso il potere. Occupato le poltrone del comando e dato quella di Premier a un fantoccio prestanome sconosciuto e dal curriculum farlocco. Un avvocato buono a curare i possedumenti degli assistiti.
Intanto, ancora non si è insediato e si vedono già i frutti del Governo del cambiamento. Un esecutivo che proteggerà i risparmiatori, finalmente: grazie alle dichiarazioni del luminare Borghi, Mps perde miliardi. Lo spread alle stelle sfonda i 200. Borse a picco, miliardi in fumo. In pochi giorni di non governo, perso tutto quello faticosamente guadagnato in 5anni. Ma i risparmiatori ne godranno gran vantaggi, nei bar, rassicura il Dibba. Solo che i bar non ci saranno più. Meglio.
Conte dichiara di voler essere l'avvocato degli italiani, non si sa di cosa e da chi imputati in questo strambo tribunale del popolo. Per fortuna ci sarà un'opposiziobe spietata: Stampa italica in estasi. Pernacchie dall'estero. Berlusconi farà di tutto perché il patto salva aziende non venga infranto, il Pd farà opposizione durissima e senza sconti, a Renzi. E Renzi promette di voler essere parte civile in questo processo, per vigilare che mantengano le meravigliose promesse (deportazioni di massa, fuori dall'euro, flat tax di cittadinanza, no vaccini, zero provvedimenti per il sud, cultura morta, etc...).
Per il resto, stiamo già tutti meglio.

mercoledì 16 maggio 2018

ITALIA TRA WEIMAR E PAPEROPOLI


Se voti con la pancia, il minimo che puoi aspettarti è un governo di merda fumante. Malgrado dotte analisi di giornalisti mignotte col borsello (o semplicemente coglioni), era sin troppo facile prevedere che il populismo fascio grillino in salsa padana avrebbe trionfato alle elezioni. Altrettanto prevedibile che provassero a governare insieme. E che, tali e tante sono le aberrazioni contenute nel loro contratto di governo e l'incapacità conclamata dei protagonisti, non è detto ce la facciano.
Meno prevedibile era la penosa, in sfregio a qualsiasi senso del ridicolo, sceneggiata propinataci dai due scemo+scemo aspiranti statisti nei quasi tre mesi post elettorali. In particolare dal Churchill di Pomigliano. Lo stewart fuoricorso telecomandato convinto di "scrivere la storia". Comiche per cui siamo messi alla berlina dal mondo intero.
Riassumo ai distratti.
Il m5s trionfa alle elezioni promettendo tutto e il contrario di tutto, con metodi fascisti, orgogliosamente antidemocratici. Vincono urlando che avrebbero distrutto i partiti, aperto il parlamento come una scatoletta di tonno, vomitano che non avrebbero mai fatto alleanze con i partiti colpevoli della distruzione dell'Italia. Mai con la Lega del razzista Salvini, lui e Le Pen sono il pericolo, diceva il giggino gnappo ai giornalisti europei. Mai col pregiudicato Berlusconi. Mai col Pd dei ladri mafiosi, di cui avrebbero smantellato ogni legge una volta al potere.
Il prode Di Maio, autonominatosi premier e con lista dei ministri consegnata a un corazziere del Colle prima delle elezioni, si accorge invece di non aver vinto. Prova a sedurre Salvini, purché faccia fuori il suo delinquente alleato e lo sostenga come Premier. Che altrimenti, con velata minaccia mafiosa, ha in canna una bella legge sul conflitto d'interessi. Sulla Casaleggio srl che intasca 300 euro da ogni deputato grillino e Casaleggio piombato a Montecitorio per dire alla plebe che indirà votazioni sulla sua piattaforma in sfregio della Costituzione? No, di Berlusconi, che non lo fa diventare Premier. Salvini non accetta, e allora con lui ha chiuso. Venti di guerra in Siria? Per tranquillizzare l'Europa, da antieuropei e anti Nato, diventano eutropeisti e sostenitori dell'alleanza atlantica. Che ci vuole, basta un click on line e cancellare nottetempo il programma votato dagli iscritti sulla piattaforma. Occhieggia al Pd, se derenzizzato. Poi ok, va bene anche Renzi, perché il Pd ha fatto bene e ha molti punti in comune con loro. Qualche balordo in seno al Pd, pur di far fuori il mostro di Firenze, era ben disposto a vendere partito e paese alla Casaleggio associati. L'intervento di Renzi e il voto contrario in direzione, bloccano l'obbrobrioso patto. E allora che fa Ercolino fuoricorso? Nel solito italiano da scuola dell'obbligo non superata, lancia anatemi da ventennio: traditori del popolo, il Pd la pagheranno, minaccia dicendo di aver incontrato pezzi di stato a conoscenza di cose gravissime assai, dice che se la volontà popolare non sarà rispettata (lui Papa Re in nome del Popolo) penseranno a misure alternative alla democrazia diretta (una marcia su Roma, colpo di stato o voto su Facebok?). Pensi che il giorno dopo vadano ad arrestarlo o rinchiuderlo in un cim, che almeno qualcuno si indigni. Zagrebelsky, costituzionalista in odor di PdR su candidatura di Travaglio, non si fa pregare: non è eversivo il M5s, ma Renzi che non vuole fare il governo con chi lo ha battuto alle elezioni promettendo di cancellare tutte le sue leggi.
Indomabile, la mattina dopo Gigino è dietro la porta di Salvini. Ok, va bene anche Berlusconi, basta che dia solo un appoggio esterno. Un colpetto e basta. Al limite una sbirciata voyeur. Va bene anche l'astensione benevola. Giura che mai ha messo veti su Berlusconi. Mai pensato a leggi sul conflitto d'interessi (che anzi, Mediaset è una risorsa del paese), rinuncia (a parole) a fare il Premier, basta che si prenda il potere.
Ecco dunque la trattativa tra Berlusconi e i casaleggesi. Lampo e proficua. Il Cavaliere tratta la resa, ma è una gran bella resa. Praticamente tiene entrambi i ragazzotti minorati per i coglioni. "Li faccio schiantare quando voglio", pare abbia confidato ai fedelissimi. Libera Salvini: ok, andate a giocare a fare il governo. E, il giorno dopo, magia: riabilitato.
Non male questo governo di sinistra e del cambiamento, fatto assieme a Salvini, col battesimo di Berlusconi e dopo essere stati rifiutati da Renzi. Bellissimo. È la rivoluzione.
Si arriva agli ultimi giorni. Dove la farsa raggiunge picchi inimmaginabili. Salvini e Di Maio attorno a un tavolo per scrivere un contratto di governo brasileiro giallo-verde. Con loro, le delegazioni. Un concentrato di ridicolo e deliri nazifascisti degni di una Weimar a Paperopoli. Tra i verdi padani l'esperienza del costituzionalista Calderoli, padre del porcellum (chiamato così in modo autocompiaciuto tale era la porcata congegnata), messosi in luce anche per la dura opposizione al ministro Kyenge, perché somigliava a un orango. Poi l'economista illuminato Borghi, a spalleggiare il padre della Flat tax Siri, dal curriculum sontuoso (perché i grillini trattano solo con gente onesta, e competente): due società in paradisi fiscali, socio indagato a Reggio Calabria, condanna per bancarotta fraudolenta. Chi meglio di lui per provarci con l'Italia?
Tra i gialli stellati, da destra a sinistra: Rocco Casalino, ex gf poi lanciato da Lele Mora e filosofo pensatore di rilievo: i poveri hanno un odore diverso dai ricchi. Poi Toninelli, col ceruleo sguardo fiero di chi ha fatto una scorreggia in ascensore. Il fautore di una creativa flat tax per i poveri e del furto vantaggioso per il derubato. A suo modo un genio che non sarebbe in grado nemmeno di trovarsi il cazzo nelle mutande. Poi il guardasigilli in pectore Bonafede, tenace no vax con lo sguardo vispo di chi passa le notti su youporn.
Che menti. Una tavola rotonda che esonda neuroni. Tutti pronti e infaticabili, per dare un governo al Paese, sotto la guida dei loro capi supremi: Salvini smanicato e Di Maio sorseggiante coca cola col cipiglio da capo di stato.
Sono giorni di lavoro intenso, estenuante, da universitari fuoricorso intenti a studiare di notte per passare un esame. Che va bene anche 18, sig. Mattarella, ci facci governare.
Giggino e Matteo si sgolano per ripetere che non stanno pensando alle poltrone ma ai contenuti. Un mantra così ossessivo e non richiesto che uno pensa al contrario: si stanno spartendo in modo osceno le 300 nomine.
Quale razza di sgorbio pronto a farci andare in bancarotta alla velocità della luce partoriranno? Si può solo intuire. Non hanno un candidato premier. Ma il (presta) nome di questo stato di polizia ruttante conta poco. Tremonti, Sapelli, Conte. Al limite Fusaro, Povia o il suo sosia meno dotato Scanzi. Tutti nomi sapientemente bruciati dal fantozzino di Pomigliano, che quella poltrona la vuole per sé. Arrivano alle consultazioni senza il nome. Ma il programma è una bomba. Si scrive la storia. Dateci altre 24 ore. Chiedono tempo a Mattarella, che ha pazienza da vendere. Del resto i tedeschi ci hanno impiegato sei mesi. E sono tedeschi. L'aspirante premier fuoricorso fa sapere che, una volta concluso, il contratto dovrà essere approvato dagli adepti in rete. Come se con le elezioni non si fossero già fatti giudicare. Insomma, un voto anticostituzionale per un contratto anticostituzionale, da parte di una setta che in conflitto di interessi, decide le sorti del paese. Sembra fantascienza. All'estero, almeno. Qui sono solo ragazzi, scavezzacollo.
Ma cosa ci sarà in quelle striminzite pagine di contratto eversivo, di così delirante, da spingere Mattarella a farli tornare al prossimo appello?
Qualcosa che potrebbe far ridere, ma invece fa piangere e dovrebbe indurr gli elettori dei due cialtroni ad autosospendersi il diritto di voto. E di fare figli.
Cosa dice la bozza di questo contratto? Roba da gelare il sangue nei polsi. Una raccapricciante sequela di aberrazioni politico-economiche che sembrano scritte da Peppa Pig ubriaca aggregata ai fascisti su Marte. Un mix di cialtronaggine, suicidio economico e disposizioni da regime fascista. Norme da stato di polizia. L'Ungheria di Orban in confronto è una democrazia illuminata. Manca solo l'invasione della polonia e un decreto salva peti in ascensore.
- Un incostituzionale ed eversivo Comitato di Conciliazione littorio, eversivo organo parallelo al consiglio dei ministri.
- Disposizioni per uscire dall'euro
- Flat tax con doppia aliquota
- Non un sillabo per il sud
- Respingimenti e 500 mila rimpatri
- Condoni come piovesse
- Cessazione delle sanzioni alla Russia
- Vincolo di mandato. L'ultimo fu quello del duce. Non più  parlamentari della Repubblica, ma di partito. Un cadeaux, cioccolatino per i tanti, esimi, costituzionalisti e patrioti a difesa della carta costituzionale, preoccupati per la deriva antidemocratica degli ultimi governi.
- (dulcis in fundo) la cancellazione del debito italiano di 250 miliardi presso la Bce. Che 300 pareva cafone.
- A margine, gli 80euro vanno bene. Il jobs act è ottimo. Confermati anche i vaucher, quelli che in campagna elettorale consideravano strumento di schiavismo. Ablozione del Cnel, dopo il furente No al referendum renziano, diminuzione dei parlamentari (che abolire il Senato faceva troppo giglio magico).
Penso che possa bastare.
Reazioni?
C'è viva preoccupazione nel Pd. Martina sgomento. E pensare che voleva sedercisi a un tavolo (di manicomio). A Liberi e Uguali il giorno dopo le elezioni si erano detti disposti a un governo di sinistra (vera, con cui superare il renzismo di destra) ora parlano di governo di destra, la più estrema della storia.
Costituzionalisti ed economisti cadono dal pero. Flores D'Arcais, Zagrebelsky e quella rancida ricotta di sinistra per anni ultras dei fascisti buffi contro il demonio fiorentino, pericolo per la democrazia con la sua riforma costituzionale, ora vedono i loro pupilli usarla come carta da culo, la costituzione più bella del mondo. Il populismo - chiosano affranti - sfocia nella destra eversiva. Ma è colpa dell'irresponsabile Renzi che non ci si è alleato.
Giornalisti (tutti, tranne qualcuno), reduci da anni di instancabile, mai visto, massacro al Pd e a Renzi, ora scoprono, folgorati sulla via di Damasco, che M5s e Lega sono pericolosi. Che Di Maio e Salvini sono due irresponsabili cialtroni. Non cialtroni, ma consapevoli criminali quelli che hanno nutrito la loro ascesa. Ospitati senza contraddittorio. Ascotati in estasi mistica proferire le immonde porcate che ora, che han deciso di attuarle, scoprono essere pericolose. Evviva. Uno per tutti: con faccia da culo impagabile, Floris ha capito che se Salvini e Di Maio manterranno quello che dicono, l'Italia andrà in bancarotta.
Poi ci sono anche gli intellettuali. L'intellighenzia di sinistra che si è buttata a volo di gabbiano sui 5stelle. Da Santamaria a Amendola, la Mannoia, Laura Morante. Tutti delusi. Già me li vedo, quando il governo fascio leghista proverà a eliminare le conquiste civili ottenute dal governo Gentiloni (troppo di destra, bontà loro), scendere in piazza e protestare. Resistenza, compagni. Ma lo leggevano quello che proponeva Grillo? Tutti convinti che i 5stelle fossero di sinistra e che potessero spingere il Pd a sinistra. No, procede garrulo a braccetto con la Lega verso la logica destra più trucida. Evviva loro. Del resto si sa, il problema dell'intellighenzia di sinistra è che è demenzia di destra. Tale Marescotti, un attore, si dice deluso. Pensava fossero di sinistra. Certo però, potrebbe digerire anche Salvini se solo facessero una legge sul conflitto di interessi. Tornerebbero sinistra vera se giustizziassero Berlusconi. Ancora di più spedendo Renzi al confino.
Ultimi ma non ultimi gli elettori stellati. La maggioranza sono felici. Son fasci, del resto. Poi ci sono i 5stelle di sinistra (alcuni anche capaci di intendere e volere). Ne conosco uno, povero diavolo. Ha votato M5s perché stanco della politica attuale, affinché ci fosse legalità, meritocrazia, lui laureato precario. Voleva che questa forza politica governasse da sola, senza inciuci di palazzo, spartizioni di poltrone. Mai più governi terzi "non eletti" e rispetto della Costituzione. Basta Berlusconi col conflitto d'interessi. Via il destro Renzi, che voleva stravolgere la Costituzione. Ribrezzo per il razzista xenofobo Salvini.
Beh, ho pensato a lui ora. Ha come candidato premier uno stewart semi analfabeta, rischia di trovarsi al goverrno con Salvini, in un movimento setta nel quale Casaleggio in conflitto di interessi fa a brandelli la costituzione e con un Premier terzo (non eletto dal Popppolo), dopo inciuci, sotterfugi e trattative per spartirsi le poltrone che manco gli squali affamati. E che ci porterà dritti al fallimento. Roba che quello greco al confronto sembrerà un party. Che dire, auguri. Pensare prima di votare di pancia, può essere utile ad evitare di essere sommersi dalla merda.


martedì 24 aprile 2018

IL GIGGINO PREMIER







Ma quanto è tragico il balletto degli antinciuci, anticasta, anti poltrone, che pur di diventare casta e sedersi sulla poltrona, si affannano con vista annebbiata e salivazione azzerata nel patetico tentativo di inciuciare con tutti, senza riuscirci nemmeno, essendo totalmente cretini? Tanto. Impagabile, direi.
Giggino Di Maio vuole governare. Fortissimamente governare. Se solo sapesse cosa si intende per Governo. Presto sarà istituito il premio "Giggino Premier", che andrà a sostituire il "nanetto d'oro" di arboriana memoria. Eccolo sorridente innanzi al Presidente Mattarella, persona che "stima molto, di grande equilibrio". "Perché non lo avete votato due anni fa allora?", chiede un avventuriero. "Non lo conoscevamo". Ci sta, uno mica può sapere tutto. Le uniche notizie trovate erano quelle di Travaglio, per cui Mattarella era fratello di uno ammazzato dalla mafia e, come tale, mica poi tanto santo. Eh, già.
"Caro Matterello, avendo giunti primi in classifica io dovessi fare il Premier della Italia e indossare la maglia rosea, mica le chiacchiere.".
Il Presidente, con grande aplombe.
"Egregia, incommensurabile, testa di grandissima minchia, non hai vinto un beneamato cazzo. Contano le coalizioni e il centrodestra ha più voti di voi coglionazzi. Se invece di fare il cretinetti su Twitter avessi studiato la legge elettorale, la Costituzione, ora lo sapresti.".
"Quindi mo che faccio del mio 32%?".
"Ti ci pulisci il culo, coglionazzo, o fai un accordo. Quello che voi bestie ignoranti chiamate inciucio. Ah, un'ultima cosa, Pupazzi. Lo sapete quello che sta succedendo in Siria, sì? Che proponete, un referendum on line su ruzzle?".
"Vabbuo', ora provo a fare lo inciucio. Poi vediamo come fare con la guerra. Ma Assad è una brava persona che restituisce il vitalizio o è un farabutto che se lo tiene?".

Preso a calci da Mattarella, il funambolo di Pomigliano non può perdere tempo. Anche un minuto è prezioso. Finita l'era del "mai alleanze con altri partiti", inizia quello della "puttana" che la darebbe a tutti, ma proprio a tutti. Anche ai tre gatti morti di fica/poltrone di Liberi e Fessi che, non a caso, sono i primi ad accettare con bava alla bocca e moscio cazzo barzotto in mano, pronti per la copula da impotenti. Dopo il microonde di Bersani, Giggi apre poi il forno della Lega e trova Salvini tenuto a guinzaglio sadomaso da Berlusconi nudo. Va bene votare la berlusconiana più berlusconiana di Berlusconi Casellati come Presidente del Senato, ma come Premier no. Ardono dal desiderio di fare un governo con Salvini, ma con Berlusconi (di cui Salvini è sodale da un trentennio) giammai. Da delinquente si accetta un vigoroso appoggio esterno, ma al governo insieme no. Per convincere Salvini a mollare l'omino di Arcore, accetta (grazie a uno studio scientifico a quattro mani di Sibilia e Toninelli su wikipedia) la Flat tax, ma solo se progressiva e che tenga conto anche dei poveri. Come dire: sì a una legge sui matrimoni gay, ma solo se si sposeranno un uomo e una donna. Adottiamo un cane, ma solo se è un gatto. Sì allo Ius soli, ma solo se ne beneficeranno i cittadini italiani. Va bene il reddito di cittadinanza, ma solo se è dato a chi non è cittadini. Geni assoluti. Non si battono questi. E mandrie di giornalisti appostati pendono dalle loro labbra, senza un minimo sussulto, un liberatorio "ma che cazzo state a dì? L'Italia può andare nelle mani di questi totali cretini?". Travaglio non si sottrae e, tagliente, chiede all'autopriclamato premier se nella carbonara mette tutto l'uovo o solo il rosso.
Giggino però, è in gabbia. Salvini resta fedele a Berlusconi (divertito come un bimbo nel far saltare tutto) a cui, ormai incapace di intendere, riesce anche di dire l'unica cosa sensata degli ultimi trent'anni: "I cinque stelle non li prenderei nemmeno come lavacessi a Mediaset". Possiamo dargli torto? Prima d'essere miracolato con un pugno di voti on line, lo stewart di Pomigliano avrebbe visto il posto di lavacessi a Mediaset come un miracolo della Madonna. Ma il povero Di Maio è vittima anche del fuoco amico, col cavallino di riserva Dibba (fermo per un turno e impegnato a scrivere reportages da Antigua per il Fatto) che spara su Di Maio come un D'Alema (scemo però) su Veltroni.

Ercolino sempre in piedi però non si scoraggia. Quella poltrona deve essere sua, costi quel che costi. Come Pippo Franco che un tempo va nella curva della Roma e l'altro in quello della Lazio, ora prova col forno Pd, chiuso a doppia mandata, come uno stalker con la bava. Lega o con Pd, è uguale. Il programma? Come pensate di allearvi con partiti agli antipodi? Come conciliare il vostro programma con un altro che rappresenta tutto quello che avete combattuto e per cui gli elettori vi hanno votato? Qualcuno glielo dirà? Un eroico giornalista che non teme le (già attivissime) purghe casaleggesi, forse? No, la Gruber vuole sapere se devvero ama tanto la sua fidanzata.
Che problema sarà mai il programma, suvvia. Le elezioni sono finite, gli inganni pure. È tempo di mangiare, con Franza o Spagna purché se magna. "Il programma del M5s si può realizzare in trent'anni...(se sarete ancora vivi...)", dichiara la capagruppa. Il reddito di cittadinanza non si fa più, ci accontentiamo di quello di inclusione pidiota. Ve lo immaginate se Berlusconi il giorno dopo le elezioni avesse detto: "Il milione di posti di lavoro? era solo campagna elettorale. Ci vorranno almeno trent'anni, e poi quel Prodi lì ha lavorato bene eh, dobbiamo governare insieme...". Fucilato in Piazza Loreto. O ancora, immaginate se l'ominide di Rignano se ne fosse uscito con "Ma che ci avevate creduto agli 80 euro? oh grulli, era solo campagna elettorale...". No, il farabutto ha addirittuta mantenuto la promessa, e non gliel'hanno mica perdonata quest'infamia.

Giggino però è abilissimo. La sua evoluzione è graduale, non meno che rapida. Dal Pd male
assoluto passa a un dialogo col Pd derenzizzato, fino a spingersi al petting sfrenato ammettendo che governi Renzi e Gentiloni "hanno fatto molto bene". Ormai steso arriva al "Ci sono molti punti in comune col Pd (non è chiaro se li trovi nel "mafiosi" o "ladri")", fino alla resa "Renzi imprescindibile nel dialogo m5s-Pd". In piena crisi isterica, sarebbe pronto a votare Sì alla riforma costituzionale di Renzi, confermare Jobs Act, buona scuola, Italicum, tutto. In lacrime. Ancora qualche giorno e chiederà a Matteo Renzi di fare il Premier, proporrà babbo Tiziano Renzi Presidente della Repubblica, la Boschi ministra dell'economia, banca Etruria sede estiva del Governo.
Di fronte a queste cialtronesche ammissioni d'aver mentito in campagna elettorale, qualcuno potrebbe fargli notare come in qualsiasi paese un bugiardo non può fare il premier? Speranza vana. Tutti genuflessi, estasiati e sbrodolanti senza ritegno, celebrano questa come una svolta da statista del Giggino. Via invece allo sparo sul Pd. Perché si sa, non si sbaglia mai a impallinare il Pd. Quando governa per anni con una maggioranza risicata sono semi golpisti inciuciatori. Se perdono le elezioni e vogliono (per sbaglio) fare una cosa buona standosene all'opposizione, sono traditori della patria.

Di fronte a questo spettacolo penoso si potrebbe pensare ad u  calo di consensi del M5s. Che qualcuno ne abbia capito contraddizioni e incapacità nel formare anche un governo. Figurarsi governare. Ma che. Aumentano. Volano nei sondaggi. Un po' perché, bene o male, purché se ne parli. Conta solo l'esposizione mediatica. Un po' per l'effetto d'Urso: più raschi il fondo del barile, più fai ascolti. Qualcuno però nel Pd resiste ancora al corteggiamento. C'è allora bisogno di un'altra giravolta. Diventare di sinistra. Non è complicato. In fondo non sono né di destra né di sinistra, ma di merda. E la merda va bene con tutto. Non sono né fascisti né antifascisti, sono per l'uscita dall'euro, ma anche per un euro forte, vogliono uscire dall'Europa ma rimanendoci dentro, uscire dalla Nato ma (dopo modifica notte tempo del programma) restando fedeli all'alleanza atlantica, vogliono il reddito di cittadinanza ma pure una Flat tax andrebbe bene, lo strangolatore di Boston Renzi è il male assoluto da cancellare, ma anche "imprescindibile" in un governo 5stelle-Pd, sono contro le Ong ma bisogna salvare i poveri migranti, e così via. Non è certo una tragedia allora mettersi un mantello di sinistra. Urge però un nome nuovo, spendibile. Magari solleticando l'animo vendicativo di Renzi nell'appoggiarlo solo per il sadico gusto di vedere Di Maio fare le figura del pollo allo spiedo. Il nome è ovvio: Papa Francesco II Fico il neomelodico, che più di sinistra non si può: cammina a piedi, mica in jet (e pazienza se per il torpedone di sicurezza che si porta dietro si spenda più di un volo Roma-New York). È per dalla parte dei poveri, visita i senza tetto, parla come un carmelitano scalzo (submentale), porta una barba incolta che fa molto sinistra, suo nonno nel '72 votò una volta comunista.
Insomma, chi meglio di lui per stanare il Pd?
Che poi, essendo Pidioti, magari ci cascano davvero.


venerdì 30 marzo 2018

LA NUOVA DAVIS CUP: LA GRANDE SCHIFEZZA



McEnroe-Wilander, Davis Cup 1982

Una mattina, un miliardario pedatore basco, anziché dedicare le (immagino) sconfinate energie alla arci miliardaria compagna cantante dallo shekerato culo basso, si mette in testa di voler cambiare il tennis. Trasformare una delle più antiche e affascinanti competizioni a squadre in una settimanale baracconata da fast food tennistico con confronti tra sedici squadre, tre incontri due su tre, magari con lo short set, il deciding point e le pon pon all'intervallo.
Ok, sono rimpianti da vecchio rimbambito. Ci si è abituati al tiebreak, al tiebreak nel quinto set, alle finali degli attuali 1000 due set su tre. I soldi fanno tutto e quattro settimane l'anno di Davis Cup levano soldi e compensi a miliardari organizzatori e arcitrilionari top player con le anche usurate pronti ad accumulare altri soldi in tornei esibizione trilionari in medio oriente, ma qui si esagera. 
Ci si abitua a tutto, anche alla merda, ma che una partita epica come quella del video qui sopra, grazie alla devastante riforma della Coppa Davis, possa ridursi a un trascurabile 4/1 4/3, mi pare la pietra finale sulla tomba, miliardaria, del tennis. 


giovedì 29 marzo 2018

L'IMBECILLOCRAZIA



Un tempo la sinistra italiana, il giorno dopo, faceva puntigliosa analisi della sconfitta elettorale. Sviscerava i motivi pregnanti dell'ennesimo tracollo. Erano magnifici, eroici, straordinariamente epici, aiutati da una certa abitudine.
In fumose stanze, tra boccate di sigarette (rigorosamente nazionali senza filtro), un tipo brizzolato, con barba incolta da galeotto e dolcevita marrone sotto una giacca di velluto verde oliva, metteva un punto, con voce stentorea e rassegnata: "Compagni, la situazione è critica ma chiara. Dobbiamo lucidamente conchiudere che bisogna ricostruire il legame col popolo". "La piazza, dobbiamo ritrovare la piazza, puttana eva!", faceva eco un altro filosofo. "Ormai gli operai del nord votano Lega", sottolineava ancora.
In tempi più recenti, l'analisi si è fatta più netta. Quasi sempre, un settantenne con l'eskimo batteva i pugni sul tavolo: "Ma è chiaro, compagni! Contro le televisioni di Abbelluscone perderemo sempre!". Al grido "Ci vorrebbe una legge sul conflitto d'interessi" dichiarava chiusa la seduta, perché per cena c'erano le lasagne.
Ora, nella ormai celebrata terza repubblica, la sinistra perdente trova nuove risposte, in linea col progresso: "Compagni, vabbè amici, ma è chiaro, abbiamo sbagliato la strategia comunicativa sui social. Dobbiamo usare meglio l'instagràm, porca troia!!!". Applausi. La corrente Emiliano, col suo traboccante 10% alla primarie, si dichiara ostaggio della minoranza renziana (70%). Allora, cos'altro vuoi dire. Uno scappato notte tempo dalla barcarola renziana, non ha dubbi: "Colpa di quello lì. Basta con l'uomo solo al comando". Basta anche riunioni, congressi, obsolete primarie. Ci vuole un capo politico alla Di Maio, che nomina e può rimuovere presidenti, vice, capigruppo, sturacessi. Che ha diritto di espulsione (forse anche di vita o di morte) dei parlamentari chiamati a devolvere il loro stipendio a una srl, che i Dem potrebbero chiamare Democrasaleggia. Che può autoproclamarsi Premier, Imperatore o Papa. Che, in base allo statuto può anche essere rimosso, previo consenso del capo politico stesso (cioè da lui).
Poi, di colpo, arriva il lampo d'ispirazione. È ascrivibile al pur ottimo Ministro della Giustizia uscente, Orlando. In sintesi, il Pd ha perso perché ha peccato di sberleffo verso l'avversario. Errore fatale perculare Di Maio, pensare che uno stewart, universitario fuoricorso possa essere inadeguato alla guida del paese. Gli fanno eco altri personaggi appena scappati dal canile renziano: ora fanno lo stesso errore col neo Presidente della Camera Fico, novello carmelitano scalzo che si fa fotografare col saio in autobus (dopo che da onorevole prendeva il taxi), stoltamente irriso sol perché il suo cv comprende una tesi sui neomelodici e master/corso per disoccupati.
Non si fa. Secondo questa, per carità affascinante, teoria, entrambi rappresentano la fisica idea (di sinistra autentica) che chiunque possa farcela, realizzare il sogno dal basso. Lolli va modernizzato. "Che pure l'operaio vuole il figlio dottore" si trasforma all'occasione in "che pure un operaio vuole un figlio ignorante alla guida del paese". Che meraviglia.
E allora, la mirabilmente cogliona teoria supera a piè pari il trascurabile legame tra il diritto dato a tutti nel concorrere alla cosa pubblica, con la necessità di avere uno straccio di preparazione.
Niente, amici della grande sinistra, basta rimanere trincerati in un elitario snobismo fine a se stesso. Si deve seguire il vento del gentismo ignorante, considerarlo esempio. Plaudire estasiati alla mandria di pecore entrata in Parlamento che, per loro stessa ammissione, "faranno dei corsi di formazione e impareranno la costituzione".
Pensate che meraviglia farsi operare al cuore da un laureato in filosofia che nottetempo studierà su un tutorial youtube cos'è la aorta. O, ancor più emozionante, prendere un aereo pilotato da un ciabattino che ha studiato due giorni alla playstation come si pilotano gli aerei di carta.
È fantastico, il mondo dell'imbecillocrazia.
Pensate che bello se domani mi nominassero Presidente della Federazione giuoco calcio, dall'alto del mio Curriculum: laurea serale con tesi sulla parabola di Panenka e Redattore Capo di un diario sul tennis, il mio. Il paradiso. Tra un incapace come me e il lazzarone attuale, una competente via di mezzo sarebbe un triste demodè da seconda repubblica.

La svolta dunque è inchinarsi a gente impreparata che "ce l'ha fatta". Quel buffo tizio che pensa di rifiutare una promozione perché conscio di essere ancora inadeguato, diventerà uno "sfigato". Assisterete invece al fiorire di emeriti reucci dell'imbecillilocrazia. Gente che con la boria degli ignoranti miracolati da un consenso drogato confutano le teorie sui vaccini di scienziati con trentennale esperienza, perché loro lo hanno letto nell'internèt e ci hanno tanti followers. O Paragone che vorrebbe insegnare l'Economia a Padoan e Calenda. Un Pd moderno e derenzizzato, che chiameremo P5D, dovrebbe insomma fare proprio questo concetto di modernità, riavvicinarsi alla gente.
Magari non avranno centrato i motivi veri della recente debacle, ma seguendo questo schema hanno già scritto quelli della prossima: inseguire i grillini nella loro superba imbecillocrazia. E si sa, quelli ti portano sul loro campo e ti fottono con l'esperienza.

Intanto, off topic, procede ad ampie falcate la purificazione del Parlamento italiano, dopo anni di destra reazionaria piddino-verdiniana e partiti di governo antidemocratici: presidente del senato una per cui le unioni civili vanno abolite. Vicepresident: il fiero fascista La Russa, il compiaciuto razzista Calderoli, ed er monnezza Taverna "che c'ho gridato a quelli der piddì schifosi, mafiosi, merde, dovete morire...".
Visto che non si può abolire, proporrei l'aiuto di un asteroide.


domenica 25 marzo 2018

LA FAVOLA DI FEDRO: L'AVVINAZZATO, IL PIRITELLO E LA MUMMIA


Con l'elezione dei presidenti delle camere, il sospirato governo M5s/Lega è sul punto di decollare, magari portandosi dentro un appoggino camuffato della mummia. Anche con un'agilità insospettabile. Preparatevi, rimpiangerete non solo Gentiloni, ma anche Monti, Berlusconi, Forlani e Nerone.
È una meravigliosa fiaba. Avvincente e a lieto fine.
Su una motovedetta, navigano due bambini con deficit mentale. Salutano gioiosi gli elettori che li vogliono al governo. Uno, macrocefalo, distribuisce redditi ai cenciosi coi soldi del monopoli. L'altro, rutta dopo aver ingollato un negroni a stomaco vuoto e, imbracciando una schioppetta ad acqua, spara ai migranti a mare. "Pum, pum, pum!". Garruli, veleggiano verso Tripoli. "Ecco la Europa, dobbiamo invaderla. Arrendeveti, siete circondati, affamatori sorosiani del popolo italiano!". E, assieme, sparano "pum, pum, pum!", tra le urla eccitate degli italiani emozionati da cotanto ardore patriottico. Poi ecco spuntare dal mare una mummia. "È ancora vivo, ma non è negro, facciamolo salire!", fa l'avvinazzato padano. È un ottuagenario imprenditore brianzolo con pochi capelli, in fin di vita. Ormai fuori di melone, ha rischiato di annegare inseguendo due pesci palla scambiati per spogliarelliste moldave.
I due subumani però, tra occhiate lenguide ed emoticon cuorate, debbono fare il governo del paese. In alto mare, discutono delle poltrone, i presidenti di Camera e Senato, trovano qualche convergenza parallela. Non  è cosa facile. Uno anela ancora il Parlamento della Padania con sede a Brugherio. L'altro non sa nemmeno cosa siano, ste camere. Pensa a due stanze nella villa di Peppe Grillo. Non riuscendo a mettersi d'accordo sui nomi, l'avvinazzato ha un lampo: "Facciami partecipare anche la mummia. È un povero vecchio, ma è saggio assai.". "Vabbuò - fa il piritello macrocefalo - abbasta che restituischi lo vitalizio, noi siamo contro la casta".
Via allora a una girandola di nomi. Il piritello non transige: alla camera vuole uno dei migliori profili 5stelle. Uno che è addirittura laureato con tesi sui neomelodici italiani e, avendo financo frequentato un corso di formazione per disoccupati spacciato per Master, deve metterlo a frutto trovando un lavoro serio. Tale Fico. Il vecchio si sveglia di colpo: "qualcuno ha detto fica??? Va beeeeeeene, facciamola salire!". Fatto, anche il nordico annuisce. Resta la Camera. "Tocca  a noi questa, ragazzino!". Giggino, schivo, acconsente.
"Che bello, stiamo facendo pure noi lo inciucio per prenderci le poltrone? Sto emozionato. Ha nasciuta la terza repubblica della trasparenzia honesta!".
Il primo abboccamento è Romani. È un saggio argentato berlusconiano, nemmeno troppo talebano e fascio. Giggino storce il labbro e con eleoquio ciceroniano: "None! nel 1969 copiasse il tema d'italiano! Noi vorrebbimo persone onesti! È lagggente che ce lo chiedesse, chiedessette...insomma hai capito!". Il padano rutta e propone la Bernini, facendo l'occhietto all'ottuagenario erotomane, come si fa a un tavolo di poker. Quella si defila e si arriva allo stallo.
"Quando si scopa qui?" Si lamenta impaziente Tutankhamon, iniziando a levarsi le bende. L'empasse è superato solo trovando un nome senza macchia: la Casellati. Giggino non sa chi sia, ma per darsi un tono e, scongiurare il pericolo di perdere le poltrone, annuisce. "E vadi per lei. Mi parerebbe un alto profiterol stutuizionale!".
La mummia intanto, si è levata tutte le bende e, abbracciando il fedele alleato padano, squilla incredibilmente lucido: "Evviva! Ghedini non mi bastava, ecco al Senato la bravissima Casellati. Ha un curriculum eccezionale! Sottosegretaria al tempo del lodo Alfano, in prima linea nella marcia in mio favore dopo il processo fango Ruby. Ed è uscita anche a testa alta da quella polemicuccia dei forcaioli grillimo sull'assunzione di sua figlia a portaborse! Siamo il quarto partito, ai minimi storici, ma abbiamo la seconda carica dello stato dei nostri! E per giunta una più berlusconiana di me! Evviva la figa! Ora possiamo scopare?".
Qui il macrocefalo ha un mancamento. "Ma questo è lo psiconano pregiudicato. Il mafioso piduista pdimenoelle che dovevamo cacciare per sempre. E mo gli diamo pure la presidente del senato corrotta, che ci faceva le leggi ad personam al nano? Che figura di merda ci facessimo ora coi cittadini elettori nostri?".
Il padano, ormai sbronzo marcio di negroni e grappa, stappa una magnum di sciampagna: "E sorridi, coglionazzo, è la politica questa!". "Bevi, coglionazzo, bevi!", gli fa eco il satiriaco. "Ma come, santità, dopo questo inciucio mi da ancora del lei?". "Non ci pensare agli elettori, quelli sono umorali. Vanno e vengono. Poi, magari al nord qualcuno va col padano, qualcuno torna a noi! E adesso, bungabunga!!!".

Questa la cronaca fedele. Poi, si sa, i giornali han visto altre cose. Al Fatto, dopo trent'anni di antiberlusconismo, cinque di antirenzusconismo e antinciucio compulsivo, rischiano un suicidio collettivo come la setta di Manson a Bekersfield, uccisi dai propri gas intestinali. Travaglio è sedato. Sotto effetto di sostanze antiemorroidali, partorisce una lettura geniale: "Salvini e Di Maio hanno fatto il funerale a Berlusconi". Poi, in silenzio, l'hanno visto singhiozzare: "ho la faccia come il culo...". Un funerale coi fiocchi direi, quando come quarto partito (al 14%) ottieni come seconda carica dello stato una super pretoriana di Arcore. Pronti, prendono la palla al balzo gli altri: non l'hanno ucciso, ma è comunque uno schiaffo Berlusconi. Anzi, a Renzusconi (che quello bisogna mettercelo comunque). Questa cosa dello schiaffo ha una sua logica. Essendo Silvio affetto da bulimia sessuale è aperto a tutte le esperienze, compreso il sadomaso, quindi gli piacerà un mondo.
Ne esce bene anche Salvini che non rompe col padrone, infinocchia il ridicolo grullo in amore e, rinunciando alle presidenze delle camere, adesso pretenderà qualcosa nella scelta del premier. Altra partita, povero piritello.
Chi rischia di essersi bruciato è il M5s, che in dieci giorni ha sconfessato tutto quanto in cinque anni gli aveva fatto acquisire consensi. L'elettorato grillino è materiale organico eterogeneo, si sa. Basta analizzarli, avendo pelo sullo stomaco.
Una parte li vota perché sono contro il sistema, sbandieravano ai quattro venti verginità politica "mai alleanze con i partiti che hanno distrutto il paese, mai inciuci per spartirsi il potere, mai con la Lega dei diamanti, mai con Salvini e Berlusconi. Non era solo indecente lo psiconano, ma criminale anche chi si alleava con i fuoriusciti del partito dello psiconano, vedasi Verdini e Alfano. Non si transigeva. Ora eleggono, compatti, la sua badante legale a Presidente del senato.
Altri li hanno scelti perché onesti. Non occorre elencare la graniuola di avvisi di garanzia ricevuti. Nuovo di zecca c'è un neoeletto furbetto dello stipendio non restituito, che dichiara: il mio impegno a dimettermi? Carta da culo.
Altri, semplicemente, li han votati per il reddito di cittadinanza. Fatta la fila al Caf, hanno capito che è una cosa difficile. Forse tra 132, 133 anni...se ci arrivate vivi, ed evitate di vaccinarvi, è più probabile arrivarci.
C'è poi un'altra fetta dell'elettorato grillino, la mia preferita: i coglioni di sinistra, talmente cretini da non capire che sono di destra. Molti degli appartenenti a questa specie (cui dedicare capitolo a parte) negano di aver votato M5s. Altri fanno spallucce e, con non curanza: "massì, ho voluto dare un segnale". Certo, forte e chiaro: sono un coglione intero. Sono così di sinistra che il Pd faceva leggi di destra. Hanno Travaglio come Baluardo. L'antiberlusconismo come patologia mortale, adattata all'antirenzismo. Hanno avuto fugaci flirt con Di Pietro e Ingroia. Dopo i 5stelle potrebbero strizzare l'occhio ai forconi. Quando Bersani implorò pateticamente i 5stelle di appoggiare il suo governo, costoro si eccitarono per l'umiliante niet. Una vera sinistra fascista, finalmente. L'ex giudice antimafia Grasso e Boldrini (una specie di Che Guevara convinta che Guevara fosse donna e uccisa dal femminicidio), non andavano votati perché nomi non abbastanza di sinistra. Ora si ritrovano Fico e l'ultrà berlusconiana Casellati, che vorrebbe eliminare le unioni civili, e con quella smarrente sensazione di essere coglioni.
C'è infine lo zoccolo duro di destra. Per metodi, proposte, organizzazione interna, è chiaro come il M5s abbia calamitato i cuori di fasci sparsi. Ora però, a buffo braccetto di Salvini, rischiano di essere fagocitati. Perché alla fine preferiranno un fascio coerente ad uno incoerente.
Quindi, nel giro di qualche anno, spariranno, soffocati dai miasmi delle loro scorregge demagogiche, conchiudo la disamina.
Passata la sbornia, rifletto come in questa mostruosità d'eventuale governo, uno straccio di democrazia la rappresenterebbe solo Berlusconi. Pensa come siamo ridotti. E anche il discorso sull'elettorato eterogeneo 5s che sarà deluso, a mente lucida, fa acqua per un banale motivo: c'è un filo che lega tutti quanti i loro elettori in modo trasversale: l'idiozia assoluta".

lunedì 19 marzo 2018

IN MEMORY OF JANA NOVOTNA



Questa è la storia di una splendida tennista senza ambizioni, divorata dalla paura, che imparò ad avere un sogno.
Lo spelacchiato prato del centrale quel pomeriggio di luglio sembrava fatto per lei, esangue donnone dell'est dai tratti del viso austeri. Pallido sole sul suo volto terreo e zazzera bionda sospinta a rete da un refolo impercettibile. La ricordo perfettamente quella finale. Non era facile per Jana Novotna, venticinquenne ceca dal gradevole tennis d'attacco, scardinare Steffi la cannibale Graf, da anni feroce dominatrice delle scene. Eppure tiene botta, con l'unica tattica possibile. Attaccare, confondere i meccanici colpi a rimbalzo della tedesca. 

Il primo set è equilibrato, Giovanna si trascina al tie-break ma, come spesso le accade, zavorrata dall'emozione, cede sul più bello. Il film della finale sembra avere un esito scontato, in discesa per la favorita e con la consueta, inutilmente onorevole, resa della sfidante dell'est. Storia già vista. Un paio d'anni prima la ceca volleante aveva già mancato una finale, crollando alla distanza sotto i quadrumani colpi dell'urlante criceto serbo, Monica Seles.

Accade poi qualcosa di inatteso a scompaginare la banale sceneggiatura. Jana inizia a colpire libera, senza pressione. E senza quel divorante pensiero di dover vincere, diviene inarrestabile. Gioca benissimo al tennis. È perfetta per i prati. Qualsiasi sua foto è la plastica immagine in movimento della ricerca della rete, perennemente protesa in avanti, nel classico serve&volley, arte che già cominciava ad essere minoranza nella lenta trasformazione bruta subita da questo sport e di cui Steffi belle gambe pare essere trait d'union perfetto. 
Ora abbranca la rete quasi come una Martina destra, servizi a cercare compulsivamente e (solo all'apparenza di uno sprovveduto ragazzotto che iniziava a tirar inutili colpi al circolo) incomprensibilmente, sul letale dritto della Graf. La tedesca, micidiale nell'infierire spiattellandolo quasi dall'alto in basso, arrancava nel prepararlo in ribattuta o per contrastare uno slice basso. Specie su erba. Tutt'altro che una tennista da prati, Steffi, ma talmente superiore a tutte, da dominare anche lì. 
E vola Jana, martella forte sul dritto decapitato e chiude spumeggianti volée sull'inesistente rovescio della tedesca che, incapace di tirarlo coperto, prova anche tragicomici passanti in back. La sventurata, allibita, perde il tradizionale aplombe di Germania lasciandosi andare in smoccoli mai visti. 
La sfidante ceca domina il secondo set per 6/1, inizia anche il terzo con la stessa ispirazione tzigana. Scappa, avanti di break, poi di due. 

Mamma mia come gioca questa ceca smunta, quando ha la mente sgombra da pavide nuvolaglie. Serve sul 4-1, palla per il 5-1, servono solo cinque miserabili punti per il trionfo. Non è più questione di tennis, quello lo ha, lo avrà sempre. Serve solo l'istinto omicida, la predatrice che sentendo l'odore del sangue si esalta sempre di più e azzana la preda alla giugulare. Lei, invece, alla vista del sangue, sviene. Jana è pallida, divorata dalla tensione carogna: doppio fallo che è doloroso preludio di una delle più crudeli sconfitte mai viste. Sempre più terrea, avverte il fiato della resuscitata cannibale sul collo. Ha ancora un break di vantaggio, ma sul 4/3 piazza tre doppi falli in serie col braccio che ormai si ritrae. Vorrebbe non averlo quel braccio, non avere le gambe, la testa. Non essere più lì, sparire. "Sei troppo buona Jana", si sarà sentita ripetere da ragazzina. Ed è la cattiveria a distinguere una campionessa da una che gioca benissimo. Sono minuti tremendi, Novotna trattiene a stento le lacrime mentre cede il quinto gioco consecutivo a Steffi che alza, ancora una volta, le braccia al cielo.
Il resto, quello che accade durante la premiazione, è storia. Jana, in barba a cerimoniali e cazzate di plexiglass, scoppia in lacrime sulla spalla della Duchessa di Kent che, fottendosene anche lei a finti protocolli regali, la consola amichevolmente, un filo imbarazzata.

Rimarrà dunque una incompiuta, Jana Novotna, pensa l'imberbe spettatore. Vince quasi più slam lei di Steffi. Ma sono doppi però, dove fa valere le sue doti di attaccante. In singolo resta al vertice, arriverà al numero due al mondo, trionfa in altri 24 tornei, ma mai dello slam. Una storia che pare avere un epilogo scontato. Del resto è una ragazza dell'est con pochi sogni e nessuna ambizione, lo ha candidamente ammesso. O forse, un sogno adesso ce l'ha, anche se non lo dice: tornate sull'erba di Wimbledon e prendersi quel piatto maledetto. 
L'occasione si ripropone, quasi inattesa, quattro anni dopo. In finale impartisce una severa lazione alla bambina Hingis nel primo set, prima del proverbiale tracollo e terza finale slam ceduta in lotta. Marchio di fabbrica. Perché non puoi cambiare la storia, il destino di una loser, perdente nel midollo. Quasi, mai. Nessuno ormai si aspetta nulla dalla trentenne Jana nel 1998 e, proprio in quei casi, torna libera e si ricorda di avere un sogno: il piatto maledetto e le lacrime, stavolta di gioia, con la complice Duchessa: si prende la rivincita con Hingis in semifinale e nell'atto conclusivo regola la francese Tauziat. 
Perché questa era la storia di una splendida tennista senza ambizioni, divorata dalla paura, che imparò ad avere un sogno.


giovedì 15 marzo 2018

APPELLO ALLA RESPONSABILITA'



https://m.youtube.com/watch?t=51s&v=0MRtDM0xLuY

Guardi il tg e tutto sembra fiabescamente cambiato. Non ci sono più sbarchi di clandestini terroristi. I giornali pubblicano sondaggi sulla disoccupazione in calo, che quasi il reddito di cittadinanza non servirebbe più. Nella cronaca nessun omicidio di neri depezzatori o rom ubriachi al volante. Trascorrono quasi 48 ore senza Salvini ospite di un talk: miracolo! Non c'è più bisogno del terrore per alimentate la paura nelle urne.  
Poi ecco che lanciano un filmato. Un aziano signore brizzolato, con sguardo assente e barba pennellata, siede sulla sabbia in riva al mare. Crea castelli, scrive cifre, avanza maggioranze algoritmiche con l'animo sognante di un bambino (o vecchio rimba) che ha raggiunto il suo scopo: distruggere tutto, senza sapere cosa cazzo farsene dei voti. Poi cancella coi piedi, fa un balzelletto da pazzo e se ne va. Insomma, trovo qualche vaga somiglianza con Totò Baby, ormai stravolto dalla "maiurana", che in vestaglia danza sulla spiaggia.

Urge fare il punto della situazione a dieci giorni dal voto. Fioccano appelli di eminenti personalità politico circensi affinché chi ha straperso le elezioni favorisca il parto cesareo di un governo Di Maio. Che, responsabilmente, aiuti quel buffo signore anziano in spiaggia. Magari guidando un'ambulanza. Annunziata, Gomez, Travaglio, Muccino, Telese, Massimo D'alema Giannini, etc. Forse anche Rovazzi. Vibrante è l'appello di Orietta Berti dai salotti Rai, affinché aiutino quei ragazzi onesti a fare il governo. Poi è la volta di Pif, uno Sciascia contemporaneo: con la destra, Alfano e Verdini sì, si chiede retorico, e ora con questi ragazzi puliti e di sinistra no? Sarà, rifletto, ma con Alfano, Verdini (fors'anche con Belzebù) uno straccio di legge sulle unioni civili e sul fine vita il Pd l'ha fatta, mentre i puliti ragazzi di (scappellamento a) sinistra, la contestavano e uscivano (sdegnati) dall'aula. Persino il grande vecchio Scalfari, lucidissimo, ritiene ormai maturi i tempi per sdoganare Grillo. "Il Movimento - sussulta - è di sinistra". Poffore. Nuova, moderna. Quella, per intenderci, di chi vota contro la legge Fiano (dei Pidioti renzusconi di destrah) sul reato di propaganda fascista e nazifascista. Perché per loro, i meravigliosi ragazzi, non c'è differenza tra fascismo e antifascismo.

All'estero, intanto, sul New York Times (stampa minore), si fanno qualche domanda sul M5s e quella Casaleggio associati che assume dipendenti pagati coi soldi degli eletti, quindi di noi stronzi. Tutto normale, su queste sponde. Il problema è altro. Fanno le pulci al partito che ha perso le elezioni, in una sorta di stalking/vilipendio di cadavere della balena spiaggiata.
Sul Fatto iniziano a perdere la testa. Nessun finto dossier, titolone o intercettazione quotidiana sul criminale babbo Renzi che raccomanda al figlio di non scaccolarsi (chiaro messaggio piduista in codice), ma via a rutilanti sondaggi: il 59% degli elettori Pd vorrebbe un accordo col M5s. Il 73% vedrebbe bene Rocco Casalino nuovo segretario. Per non parlare dei talk targati La7Peppa. Con ostinazione e devozione, accerchiano in sei il malcapitato piddino, provando a convincerlo della necessità di un appoggio. Anche esterno, laterale o con scappellamento a destra. Responsabile. Per il bene del paese. Manca solo un mitra puntato alla tempia. Quello, che pure non brilla per acume, vacilla, gli gira la testa, ma non cede, arroccato sulle sue inconcepibili posizioni antidemocratiche. "Abbiamo perso le elezioni, stiamo all'opposizione. Governi chi ha vinto, se ne è capace". Eppure l'occasione, ai raffinati politologi in studio, appare ghiottissima. Come fate a rifiutare? Accettare di governare a braccetto con chi ha vinto le elezioni promettendo di smantellare tutto quello che avete fatto in cinque anni, magari accollarvi le colpe delle mancate promesse elettorali grazie alle quali vi hanno stracciati, dovrebbe essere non solo ovvio, ma doveroso. Irresponsabile non accettare. Mettono avanti i loro interessi a quelli della Italia. Zagrebelsky invia contributo in vhs. È una riforma costituzionale (di quelle buone, mica come quelle altre lì dell'aspirante dittatore) per cui chi esce sconfitto dalle elezioni, nel caso in cui non venga giustiziato in piazza come nemico del popolo, deve aiutare chi ha vinto e non ha i numeri. Insomma, il variegato fronte Rocky Horror Picture Show del No al Referendum per scongiurare il (terrificante) pericolo di contare qualcosa in Europa insieme a Francia e Germania, ora ha un po' timore che con Salvini-Di Maio si finisca peggio della Grecia. 

Nel Movimento c'è fermento. I neo eletti sbarcano a Roma con zainetto a tracolla, per acclamare Di Maio. Sono inesperti e debbono fare attenzione alle trappole dei giornalisti, li mette in guardia Casalino. Il Dibba, astutamente lasciato fermo per un turno, potrebbe avere un ruolo base: tutor dei nuovi eletti. Che non è facile la politica. Ci sono voluti 5 anni a Sibilia (uno dei 5 garanti eh, non l'ultimo arrivato) per capire come funzionano le cose. Posta un filmato che ha trovato su internet, sulla formazione del governo. Pare, addirittura, che spetti al PdR la nomina del Premier. E, udite udite, serve financo una maggioranza. Sgomento. Di Maio scalpita come un puledrino. Pronto anche un casting per trovargli una fidanzatina buona per tranquillizzare la Cei. Vuole governare. Tocca a lui. Niente governi tecnici o del presidente, fa sapere alla stampa straniera sgomenta. Proporrano il programma a tutti. E se nessuno accetta? Lui comunque sarà Premier, in base al ragolamento della Champions League. Un malcapitato cittadino, dopo una sbronza di grappa, ha un fugace attimo di lucidità: "Ma come, santità, mesi a dare dell'aspirante dittatore sudamericano a chi voleva un premio di maggioranza al 37% e noi adesso pretendiamo di governare col 32? Portato via a braccia e giustiziato all'alba (previa votazione nel blog).

Stallo invece nel centrodestra. Lega e FI dichiarano fedeltà al patto elettorale. Poi, diciamocelo, malgrado finti ammiccamenti, un governo Lega-5stelle appare impraticabile. Lo sanno anche loro, nell'intimo: un governo di soli demagocici irresponsabili buoni solo a ottenere consenso, oltre ad essere impresentabile in Europa, farci fallire, diverrebbe un suicidio politico: urge una parte responsabile a renderlo potabile e a cui scaricare colpe di scelte impopolari e promesse elettorali (ovviamente) non mantenute. Poi altre spine: il Premier. Ci vorrebbe un nome che vada bene ad entrambi. Qualcuno parla di Priebke, ma purtroppo è morto. Salvini intanto posta, nostalgico, foto dei ghiaccioli quando costavano 100 lire. Una summa del suo programma economico.
Inizio allora a convincermi anch'io della bontà di un governo 5stelle-Pd. In fondo non avevo capito la maturità acquisita dal M5s. Me ne convinco scorrendo qualche neo eletto. Gente comune. Un imbianchino. Un picchiatore fascista. Poi una professoressa simpatizzante di Mussolini, ferocemente no vax, vegana, anzi fruttariana. Convinta di sconfiggere il cancro con la frutta. Non tutta però, perché le arance (checché ne dicano le corporazioni massoniche dei fruttaroli) sono cancerogene. E poi ancora, strali per l'inconcepibile ragù della Parodi. Chi la fa stare in tv, il Bilderberg? Saviano e Boldrini sionisti, il false flag degli attentati di Parigi a cui avete abboccato. L'ammissione candida di far studiare ai suoi allievi le teorie economiche di (una prece alla sua anima) Salvo Mandarà. Quello di chip, scie chimiche, contrario a chemioterapia (che voleva curare il cancro con un limone o rapanello) e tanto altro d'inenarrabile ancora). Ecco, una così oltre ad essere a piede libero, insegna. Ed ora è una cittadina in parlamento, ove ci rappresenta. E, pare lampante, su posizioni che una moderna sinistra dovrebbe fare sue. Altro che Bonini, Cappati, Cirinnà. Mandarà è la stella polare.
Ma se analizzare gli eletti non basta, vediami il loro elettorato per capire quanto sia "macroscopicamente" vicino alla sinistra. Ad ampio spiraglio europeista. Basta scorrere commenti grillini a un articolo su Emma Bonino. L'afflato democratico è commovente.
"HAHAHA KE RIDERE! COSA VOLETE FARE OPPOSIZIONE. VI ABBIAMO CANCELLATI COL VOTO! ORA LA RESA DEI KONTI È VICINA!". "Non conti più un cazzo basta con questa finta cancerosa solo per mettersi i cappelli africani di merda". "2.3% avete preso. Vai a fare aborti con le pompe in Africa adesso". "Cosa vuole ancora sta vecchia di merda! Fanculo tu Soros e bildemberg! Massoni del caxxo!" "SPARISCI MUMMIA SCHIFOSA. VAI A SPACCIARE DROGA CHe SOLO QUELLO SAI FARE. CON L'EURO CI AVETE DiSTRUTTO LURIDI!", "Merde pidiote, bastardi mafiosi corrrotti avete perso e ora non volete farci governare? Ahahaha che odio sti pidioti alle prossime elezioni sparirete del tutto!!!". "L'hanno pure ripescata questa parassita! Portatela tra i migranti neri insieme alla Boldrini che gli piace".
Alcuni di questi, penso, potrebbero essere invitati a fare da tramite alle trattative Pd-M5s. I punti in comune ora paiono evidenti anche a me. Anzi, faccio un appello alla responsabilità anch'io.


Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.