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lunedì 24 agosto 2015

FEDERER ALL'ARREMBAGGIO (Roger Terzo, l'Illuminato)






Serate di feste patronali, bronchiti e attese interminabili, con fuochi d'artificio e pirotecniche evoluzioni tennistiche di Roger Federer.
E' meraviglia, anche solo per qualche minuto e su un microscopico schermo di telefonino, vedere quello che combina il semidio danzante sul centrale di Cincinnati. Record, Re, Monarca, Papa, Dio...frescacce tediose e stucchevoli, scompaiono e diventano inutile esercizio di retorica vaticana. I record verranno battuti, ci sarà un altro Papa Re nel tennis, ma è altro quello che (mi) resta.
Scattante, leggero, fulmineo, in forma scintillante. 34 anni e non sentirli. Mette in riga i primi due della classe, sei anni più giovani, sprigionando un tennis ancora più spaziale del solito. Un marziano è piombato sul campo da tennis, sior siori, malgrado quella più umana barba incolta sul volto santo di quasi cera (causa rottura con Gilette, dicono. Quando Nadal romperà il contratto con Preparazione H, smetterà il compulsivo smutandamento). Azzanna come uno squalo sin dal primo colpo, servizio e risposta anticipata, assumendo una posizione d'arrembaggio. Attacco totale, "All'ultimo respiro", come in un film di Richard Gere. Atteggiamento offensivo già mostrato ultimamente, ma adesso in modo ancor più rapace. Murray prima e Djokovic dopo, soffocati dalla nuova attitudine follemente, magnificamente, offensiva di Federer nella sua terza (o centotreesima) vita tennistica, che potrebbe valergli il titolo di  "Roger Terzo, l'Illuminato" (da sé stesso). Rischiosa, ma se partorita in periodi di forma psico-fisica tale, diventa uno spettacolo letale per tutti.
Non si sa se suggerita dal coach tacchino freddo o se derivi dalla sua stessa intuizione d'infallibile, ma tant'è. Sta di fatto che in questo modo riesce in un duplice intento: allungarsi la carriera senza sfinirsi contro il muro dei regolaristi e vincere match che in passato avrebbe perso.
Finalmente, verrebbe da dire. Meglio tardi che mai. Quante volte negli ultimi quattro o cinque anni, anche da questo ridanciano postribolo, si è deprecato il suo testardo tentativo di controbattere il tennis muscolare dei nuovi mostri difensivi accettando bracci di ferro suicidi dal fondo? E allora, fuochi d'artificio siano. Dentro il campo per rispondere, manco fosse Camila Giorgi, solo con una tecnica, intuizione fulminante e soluzioni tali da poterselo permettere. Offensiva totale al robot serbo. Risposte in controbalzo, anticipi attacchi stellari, volée. Non c'è difesa che tenga, il noiosissimo automa serbo va in mille pezzi, perde la bussola, non ha altri rimedi che torcere la scucchia abbacchiato.
Durerà, servirà a vincere anche un altro slam? Chi può dirlo. Il tennis tre su cinque, anche per un 34enne in smaglianti condizioni, è altro sport (dicono quelli tanto bravi). Ma ora non contano i record, le onorificenze per collezionisti che due anni fa volevano fargli appendere la racchetta per non sporcare la sua immagine. Basta solo vedere quelle giocate, e goderne tutti. Chi in devota preghiera, chi con agnostica ammirazione.

E con la stessa devozione, votate. Gita premio a Loudes (sotto le rotaie del treno bianco) se rientrerò nella top ten.



sabato 22 agosto 2015

Kyrgios, Wawrinka, Vekic, Kokkinakis; e il tennis tra bimbiminchia, gossip girl e moralismi d'accatto







Cos'è successo all'ingessato mondo del tennis, passato dalle rivalità velenose di Lendl e McEnroe, all'idillio plastificato tra Nadal e Federer, per ridurlo alle recenti scene da avvinazzati in un saloon del Far West riprodotto negli studi del Grande Fratello?
Paura, eh?
Bisogna tornare indietro di qualche giorno, a una notte canadese. Di quelle umide e fumose, con ancora l'odore della pioggia caduta nel pomeriggio mescolato agli hot dog sbruciacchiati. Nasce quella sera l'orrida spirale di orrore da guitti senza palle abbattutasi sul tennis. Sul centrale Montreal Wawrinka e Kyrgios si danno battaglia, il veterano campione e lo sfrontato giovanotto dal carattere difficile, con in testa una cresta da iguana metà viola e metà gialla, che odia il tennis, il mondo, e ciondola come caricatura di un rapper del Bronx con catena al collo. E' amico, connazionale australogreco e coetaneo di Kokkinakis. I gemelli bimibiminchia. Uno è Bieber col ditone in bocca come marchio di fabbrica, l'altro un Balotelli che imita Fedez credendosi Tupac.
Sul campo è però un bellissimo confronto di stili e caratteri, tra Stan e Nick. Violento, pugilistico, senza esclusione di colpi, sberle tennistiche e parole grosse. Poi arriva l'affare. In favore di telecamere e microfoni, Nick scandisce: "Kokkinakis si faceva la tua ragazza". Facciamo ordine, perché i non avvezzi non sapranno di cosa si parla. La ragazza in questione è la ninfetta croata Donna Vekic, promessa della Wta e, secondo i tabloid, nuova fiammetta del butterato svizzero, nonché causa del divorzio tra lo stesso fedifrago e la moglie.
Il ragazzino gioca sporco, provocando, come in un match di boxe. Perché quello è, mica nobile arte tennistica che rimanda a Tilden e Borotrà. Il veterano abbocca e cede come un pivello. Poi negli spogliatoi la presunta rissa da Far West.
Apriti cielo. Dottrina e Giurisprudenza dibattono animosamente: verbo al presente o al passato? Kokkinakis (quello col ditone in bocca) si bombava la Vekic o se la bomba tutt'ora? Questa seconda sarebbe gravissima, perché Stan ne uscirebbe da fedifrago e cervo e la Vekic un peperino avvezzo all'arte del doppio misto. Viene in soccorso il solerte Signorini (con ausilio di Scanagatta, credo): Beh vabbeh, quella tra il bamboccio e la ninfetta era storia ben nota, un amorazzo da brufolosi teenager sedicenni.
Si aspettava da tempo una simile storia, grufolante e pruriginosa. Stan corre dalla maestra, invocando provvedimenti esemplari per l'insolente canguro ellenico dalla cresta viola iridescente. Istanze prontamente accolte, ovviamente. Si muovono all'unisono: Atp, Wta, Btp, Bundesbak, Fao, Onu. Si levano contro di lui anche gli strali di Nadal e Sua Eminenza Divina e Immortale, Papa Federer. Nick ha le ore contate. Qualcuno parla di un imminente bliz organizzato dalla Cia, stile cattura di Bin Laden, per assicurare Kyrgios alla giustizia e spedirlo a Guantanamo.
Nei media avvampa la polemica e si sguainano sanguinose forche. Improvvisati Travagli chiedono a gran voce punizioni esemplari: squalifica a vita, castrazione chimica, radiazione con esposizione al pubblico ludibrio e frustate, pena di morte con impiccagione all'alba sul centrale di Wimbledon come monito ed esempio a protezione di uno sport dal candore accecante, con Federer e Wawrinka che officiano la cerimonia in abiti tipici, Stan boia, Roger Monarca col pollice verso. Bruciato vivo sulla Rod Laver Arena, e così via...
C'è però chi concede le attenuanti al reietto, scivolando su tematiche moralistico religiose assai profonde: perché Stan non è mica poi questo stinco di santo. Ha mollato moglie e figlio per una ragazzina appena maggiorenne, ora. Un paio di Pater Noster al giorno anche a lui non glieli leva nessuno.
E come trascurare Donna Vekic? Perché questo, signori miei, è uno sbalorditivo spaccato della nostra società. La bionda ninfetta diviene in un lampo la nuova “Dama bianca”, pietra dello scandalo, una rovina famiglie, rea di aver avuto una storia con due tennisti. Dicansi due. Si va dal “Chi dice Donna dice danno” a un irresistibile doppio senso da submentali ripetenti alla scuola media “Alla Vekic piace il Kokk”.
E quindi?
Per i media e il mondo del tennis tutto: Kyrgios è un pericoloso delinquente a piede libero, Wawrinka la vittima (sebbene fedifrago), la Vekic una rovina famiglie e tennisti, Kokkinakis (quello col ditone in bocca, sempre) un chiavatore. Pensate un po'.
Poi, nei giorni seguenti, inatteso, ecco entrare in campo Gasquet, oscar per il miglior attore non protagonista. Magnificamente senzapalle, fa l'amicone e spazza via i due giovani giullari aussie a suon di sberle sapienti e languidi colpi di fluetto. Uno dopo l'altro. E ci libera dal male e dai biberoni.
Il tennis non è boxe o calcio, sento raccontare in giro. No, è diventato qualcosa di peggiore. Finto, plastificato, con mocciosi fieri di stupire e il dovere degli altri di dare ai nostri figli il buon esempio al posto della predica in chiesa. Buon Dio, pietà. Come se urlacci, insulti, continue violazioni del regolamento per fottere l'avversario, Mto finti, bestemmie, pugnetti e raggelanti occhiatacce da guerra santa, fossero più educativi di una frase scema, che non meritava alcun risalto. I figli educateli voi o, se volete, mandateli da un pretone che odora d'incenso.
Qualcuno, figuriamoci, ha tirato in ballo McEnroe e Connors, con tono da esperti (di chi ne ha viste tante e sbuffa superiore). Cazzate, altre. Non erano bambocci vogliosi di far parlare di sé quelli, e nemmeno moralizzatori. Chi può sapere cosa diavolo si dicessero in campo? Forse bestialità ancora peggiori, ma col buon gusto degli uomini, riprovevoli ma veri, di lasciare tutto lì e non frignare dalla maestra. O forse niente. Ma non dovevano educare nessuno. Negli anni '80, lontani dal grande occhio, o anche attualmente nei challenger, per chi mai ha assistito a questi incontri lontani dai grandi palcoscenici, va bene anche un “pensa a tua moglie che adesso sta facendo i pompini alla nazionale di rugby”. Basta non dirlo al campione, in favore di telecamere del Grande Fratello Atp, su un centrale famoso simile a una chiesa, coi bambini che ascoltano invece di andare al catechismo.
Né bimbiminchia sciocchi, né moralisti da due lire. Mi pare democraticocristianamente semplice, la soluzione.


lunedì 10 agosto 2015

LO STRANO CASO DI ADELCHI VIRGILI: IL PIU' GRANDE TENNISTA TRA I NON ESISTENTI









Ogni anno, ad estatici pastorelli ampezzani in crisi d'astinenza da Lsd, vernice e colla, appare l'agognata visione mistico-racchettara: “L'Adelchi Virgili”. Estivo miraggio. Quale migliore proscenio dello smerigliante panorama dolomitico in cui è incastonata Cortina di un pezzo? Tra un apericena con la contessina Serbelloni Mazzanti Viendalmare (suo fugace flirt estivo, secondo il gossip) e shopping con Signorini e Marta Marzotto, il nostro mitologico eroe dall'esistenza incerta (qualche esegeta ne ha financo messo in dubbio la reale esistenza, fornendo aride prove scientifiche) si è manifestato agli astanti dispensando sprazzi della sua impalpabile, non meno che sublime, arte tennistica. E non suoni offesa tirare in ballo la palla a racchetta, quando si disserta del giovin noumeno fiorentino. E' però un piacere misto a curiosità e affetto, guardarlo. Anche per pochi istanti, minuti persi sapendo di averli persi.
La storia, per i pochi, dalle misere esistenze, che ne sono all'oscuro: Una famiglia di sportivi, il nonno Giuseppe, detto “Pecos Bill”, è pilastro della Fiorentina scudettata nel '56. Altri due fratelli tennisti (la sorella Alexia ebbe a fulminarmi per la sua avvenenza un assolato meriggio romano al Foro). Infanzia da bambino prodigio stile Nikka Costa, a dieci anni bastona ragazzini di sedici, palleggia con Marat Safin a Montecarlo, tanto da far trillare al duo “Arsenico e Vecchi Merletti” Tommasi/Clerici come l'Italia avesse finalmente trovato l'erede di Adriano Panatta, se non di Palpacelli. Un fenomeno. Talento pazzesco, fuori dal comune.
Poi le ali spezzate brutalmente e il predestinato anitroccolo impossibilitato a spiccare il volo. Infortuni in sequenza tale da rendere vano anche un viaggio della speranza nel treno bianco di Lourdes: spalla, occhio, rotula, cavo popliteo sinistro, ciglia, unghia sbucciate, e ancora quella maledetta spalla in pezzi.




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Carriera finita prima di iniziare. Le colpe? chi può dirlo, se non io. Con superficialità mista a fonti attendibili provenienti dallo StraFatto Quotidiano si potrebbe azzardare: retroattiva colpa del gaglioffo Renzi per via dei tagli alla sanità a seguito di un fantomatico Patto del Nazareno bis con Abbelluscone svelato dalle intercettazioni di Marystelle Polanco che parla di un perizoma maculato, malasorte o una gestione da telefono azzurro della Federazione. Perché si sa, quando sei in dubbio su qualcosa o non sai un cazzo, dare la colpa alla Fit significa avvicinare la verità più di ogni altra cosa. Sta di fatto come abbiano dato un abito di seta in mano a un'equipe di pecorai sardi tosatori di pecore. Alla tredicesima birra, nel 2010, lo confidai a diffidenti beoni da bar intenti a guardare un barbarico anticipo di serie A: “Se Virgili fosse nato in Guatemala, ora avremo un numero uno al mondo guatemalteco. Ma cosa volete capire voi, che vi sollazzate col pallone di cuoio...”. Fui buttato fuori, ma è un dettaglio.
Virgili scompare, per riapparire qualche anno fa. Avvistamenti come gli squali sulle coste di Mazara del Vallo in agosto, leggende che si alimentano, qualcuno giura di averlo visto moltiplicare palline e prendere a pernacchi Gianluca Naso, altri lo danno in finale di Miss Italia a Salsomaggiore. Gioca le qualificazioni nei challengers italiani, perché col fisico in vetroresina che si ritrova è difficile fare più partite di seguito negli Itf. O, come in un picco di megalomania fideista sottolineano quelli del suo fan club (i pastorelli strafatti di cui sopra, passati al popper con Paolo Brosio): “A giocare con quelli che tirano piano si annoia”.
Qualcuno fornisce prove visive di come con una spada arrugginita (Prince anni '90, quella di Chang a Parigi per intenderci) sballottoli da una parte all'altra il pupazzo Troicki per un set e mezzo facendogli strabuzzare ancora di più gli occhi appallati. Ramos, dopo aver visto le streghe, lo racconta come il più forte avversario incontrato nel challenger vinto a Genova. Ridicolizza un altro top 100 come Kavcic. Ma sono solo piccoli momenti di eccentricità, fini a se stessi. Perché l'Adelchi non esiste come altro da sé. “Non sarà mica un tennista!” ti viene da esclamare nell'ambivalente, miracoloso, significato, dispregiativo e ammirato, paragonato ai mestieranti che osano mettergli di fronte.




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Rieccolo quindi a Cortina quest'anno, per un altro lampo estivo. Ha 25 anni, secondo i sacri testi tramandati ai discepoli. Ma anche su questo, gli umani dibattono. Per qualcuno ne ha solo 19, per altri supera i 45. Passa in carrozza le qualificazioni. Quindi stende in modo impietoso il rematore brasileiro Ghem, uno che di classifica fa 108. Non male, per un non tennista. Il giorno dopo le telecamere catturano le sue nobili gesta. Di fronte ha il Nadal italiano, tale Giannessi. Sembra di vedere Rafa e Roger quando avranno 65 anni a Villa Arzilla. Il Virgili ha fluente chioma bionda raccolta in un toupè e pizzetto da D'Artagnan. Uno che, se avesse sfondato, avrebbe avuto anche le Adelchiners. Non ha cattiveria nemmeno nel commiserarsi, in un continuo monologo piagnucoloso con la faccia da principino viziato, ma buono. Altezzoso, consapevole d'esser diventato un personaggio mitologico senza volerlo, di far parlare più lui da numero 1300 al mondo che un top 200. 
Gestisce lo scambio in modo scriteriato, spesso in ritardo, perde la palla compensando con una tecnica fuori dall'ordinario per quelle platee desolanti. Fa stretching alla martoriata spalla tra gli apprensivi “ohhh” dei fans. Non ha testa, cattiveria, fisico manco a parlarne, tattica deficitaria anche per uno junior...eppure quando gli parte il braccio resti incantato: una facilità nel colpire e generare velocità che hanno in pochi, di cui alcuni hanno vinto slam. Millimetriche smorzate, folli e compulsive, volée stoppate, accelerazioni vincenti al fulmicotone con naturalezza tale che altri, facendo cento volte più fatica, non riuscirebbero ad avvicinare. I negazionisti del talento non lo capiranno mai, non capiscono un cazzo del resto. 
L'umile lavoratore Giannessi sbuffa e arrota con mano callosa e vorrebbe avere un mignolo di quella virgiliana, così poetica e aristocratica, mentre bucolicamente raccoglie violette e fiori di lillà. Va a un passo dalla vittoria il prode fiorentino, poi saluta la compagnia con uno smash da chiamare gli artificieri. Perché è l'Adelchi, e non esiste. Ci fa solo il dono di apparire ogni tanto, a menar due colpi come si deve. E basta così. 
Esistono rari geni come McEnroe, immensi talenti da numero uno assoluto tipo Federer, chi come Nadal diventa numero uno grazie al mostruoso lavoro. Talentuosi o lavoratori cui manca qualcosa per diventare campioni, come Gasquet o Ferrer. A ruota i "piripicchi" dal vile talento inutile e onesti mestieranti, i Petzschner e i Dutra Silva. E poi i Virgili, che non sono mai stati niente per diverse vicissitudini, ma conservano ancora quel dubbio, scintilla salvifica dal tizzone che arde sotto la brace. Gente così piace perché è un affresco vuoto. Non incarna il tradizionale campione, perdente o cazzaro, ma appaga inconsce frustrazioni giovanili del “Se la sfortuna non si fosse messa di mezzo, avrei duettato a Wembley con Freddy Mercury, vinto il Pallone d'oro, due Oscar...”. Così lui, che ha potenzialmente scritto “Stairway to heaven” mentre faceva pilates, ma venderà meno della Fico. 
Solo ora mi accorgo di una cosa: questo è solo un breve preambolo, iniziale cappello di un discorso ben più profondo sul tennis, il mondo, la vita e la fica. Pazienza, sarà per la prossima volta.

Quasi dimenticavo, chi volesse può continuare a votare questo blog. Dividerò con voi una grossa, turgida, caciotta.
http://www.superscommesse.it/blog_anno/blog/321/tennis-e-psiche/

lunedì 13 luglio 2015

WIMBLEDON 2015 - FEDERER INCANTA, MA TRIONFA DJOKOVIC. SCHIUMOSE PAGELLE








Un po' per abitudine, e un po' per non morire (cantava quello), eccovi servite le pagelle dell'ultima spumeggiante edizione dei Championships. Mentre faccio colazione a base di caffè allungato con flebo.



Uomini

Novak Djokovic 9. Per poco non ci lascia le penne col tremebondo palo della luce Anderson, poi è la solita inumana macchina impermeabile, emblema di uno sport sempre più forsennato atletismo balistico e meno fioretto. Torce la scucchia, appalla gli occhi e snoda le gambe di caucciù arrivando ovunque, difende e (se strettamente necessario) rintuzza. Manda ancora fuori giri gli attacchi fluttuanti di Federer, facendolo ripiombare tra gli umani.

Roger Federer 8. Cos'altro vuoi dirgli? 34 primavere a giorni e ancora capace di esprimere il miglior tennis di sempre contro Murray, in una semifinale da fantascienza poetica. Plastica perfezione che danza, spennella, vibra, percuote pallina e avversario con una facilità disarmante-devastante. Gli altri sudano, paonazzi e stravolti, lui danza leggiadro come Nureyev nel suo giardino, tempio d'erba romanticamente spelacchiata, fresco come un alieno dall'immutabile volto di cera sceso tra gli umani. In finale contro Djokovic non riesce a esprimere lo stesso tennis sublime, e scardinare il fortino serbo. Storia già vista, e match perso sul 4-2 del primo set.

Richard Gasquet 7. Il piccolo Mozart eunuco rifiorisce con concerti e acuti da soprano (non è un refuso) dall'inconsulta grazia, sui prati londinesi. Fisico da tornellista in pensione, meningi costipate sotto calvizie incipiente, palle notoriamente assenti, ma quando il braccio canta e si scolla dai teloni, perde solo contro i mostri. Sovrasta l'impostato talentino sopravvalutato Dimitrov, manda dietro la lavagna l'irriverente bombarolo Kyrgios e trafigge col fioretto gli schiaffoni di Wawrinka. Djokovic è di un altro pianeta. E a nulla serve pensare che nel '92, quando il braccio ancora prevaleva sul fisico, gli avrebbe rifilato un triplice 6-2.

Murray 6,5. Niente da rimproverarsi. Deve sentirsi un Pippo Civati scozzese avvilito, numero uno di qualcosa quando gli altri non ci sono o dormono. Gioca al suo massimo ma può solo a opporre tre set di dignitosa resistenza al marziano Federer.

Nick Kyrgios 6. Guascone, spocchioso e ciondolante come un rapper americano (di quelli veri, mica come latte & Nesquik Fedez), anche nelle interviste. Ma avrebbe colpi e carattere per vincerlo nei prossimi anni, questo torneo. Ma domani potrebbe decidere di dedicarsi al basket di srada.

Dustin Brown 7. Lo vidi battere Giannessi al challenger di Barletta. Ora batte Nadal (il Giannessi spagnolo) sul sacro tempio di Wimbledon. La sua tattica è sempre la stessa: folle anarchia insensata. Ma che spettacolo tennistico. E non solo folklore, come l'hanno descritto i media generalisti.

Rafael Nadal 5. Spia della benzina in rosso, motore fuso, sospensioni a terra, gomme sgonfie. Jimbo Connors a 40 anni battagliava con Agassi, lui a 29 è ribaltato da Dustin Brown.

Philipp Petzschner 7+. Toh chi si rivede, cinque anni dopo, sul centrale di Wimbledon: il Picasso neuroleso del tennis. Irrompe alla sua maniera. Surreale coppia da "fatebenefratelli" con l'israeliano Erlich, a metà tra manicomio e nosocomio. L'israeliano con una gamba sola, lui con una gamba, mezza spalla e due neuroni. Semifinale e solito campionario di funambolici guizzi e spennellate d'autore (con disagi mentali).

Berdych 4,5. Pertica rotta.

Gilles Simon 5. Ok, fa quarti, ma resta avvincente quanto un telefilm tedesco in un pomeriggio di luglio a 42°, quando hai mal di denti e cazzo moscio.

Leader Paes 8. Il più divertente in assoluto. 42 anni, triplo mento, clamorosa panza da allegro kebabbaro e manina di fata magica. In coppia (fenomenale) con la Hingis incamera un altro slam, tra carezze, tocchi e maramaldeggi da illusionista.

Italiani 4,5. Seppi fa il suo compitino (picco il siparietto da simpatica canaglia con Murray, sul Mto). Bolelli perde con Nishikori incapace anche di salire su un autobus. Fognini va a farsi un pic nic sull'erba londinese, sui prati anche Montanes ha più armi.



Donne

Serena Williams 9. 34 anni, 21 slam, 3/4 quarti di slam 2015 in cascina. Mai stata così forte. Unici avversari: la narcolessia e gli infortuni. In finale sbrana furiosamente Muguruza, come una tigre che s'avventa su un prosciutto pata negra, tranne soliti (ormai noiosi e prevedibili come la novantaduesima replica de "Il tenente Colombo") pisolini iniziali e finali. 

Garbine Muguruza 7,5. La giovane puledra iberica pialla Wozniacki e Radwanska con badilate cruente. Serena è fuori categoria. A 22 anni fa finale a Wimbledon ed entra in top ten. Ma io continuo a credere in Sergio Giorgi (mio mentore assoluto): "Camila è più forte, mooooolto più forte.". A freesbee.

Agnieszka Radwanska 7. Alla chetichella, reduce da una stagione da tragico martirio, azzecca un bel torneo. E perde l'ennesima occasione. Il suo lezioso tennis in punta di fioretto e colmo di magheggi da fattucchiera, spesso soccombe di fronte alle trucide vanghe. Uno slam lo vincerà nel '96.

Maria Sharapova 3. Altre, goduriose, mazzate sul grugno da Serena. L'americana sa come ridicolizzare il suo demenziale, sempre uguale, picchiare urlato a occhi chiusi.

CoCo Vandeweghe 7+. Oh-là. Finalmente una con le palle quadre. Dopo le estenuanti scorrettezze della divina urlatrice Masha Dallara tra la sua prima e la seconda, si rivolge all'arbitro: "Se hai paura a parlarle tu, lo faccio io". Eroina impavida. Simpatica ragazzona dal gran servizio, che su erba si fa valere e fa quarti.

Vika Azarenka 6,5. Ancora Serena, versione monsignor Milingo a esorcizzarla. Stavolta senza (troppi) teatrini da trivio in un bar guatemalteco zeppo di camionisti ubriachi. Detestabile, ma ha più mobilità e intelligenza di Masha, e Serena la soffre di più.

Martina Hingis 8. Accoppiata di doppio e doppio misto. La terza vita sportiva della svizzera è sempre più vincente e piacevole.

Italiane: 4,5 Errani su erba è un geco nell'acqua. Vinci trasparente. Pennetta incolore. Giorgi, più che le statistiche tradizionali, tocca analizzarne altre: numero di tordi, quaglie e aquile reali sterminate nel Regno Unito. Farnesina avvertita, l'italia dovrà anche pagare i danni della mattanza ornitologica. Si teme vicenda simile a quella dei "duemarò".


IMPORTANTE: Per misteriose ragioni, mi hanno inserito tra i blog dell'anno 2015. Chi volesse votarmi può farlo qui.
Chi non lo farà verrà: espulso, bannato con ignominia, esposto al pubblico ludibrio in piazza dopo aver assistito a una elettrizzante convention di Italia Unica, con folla aizzata da Guido Passera e reindirizzato automaticamente al rutilante blog di Fabretti sulla mountain bike.



domenica 5 luglio 2015

WIMBLEDON 2015. SORDIDI PRONOSTICI DELL'ESPERTO, PER SBARCARE IL LUNARIO







Approfittando della sacra pausa domenicale nel tempio londinese, sviscero con la consueta solerzia (mista a sapienza e proverbiale rottura di coglioni) gli ottavi delineatesi nei due tabelloni. Settimana di sorprese, relative, con ancora i migliori a contendersi il titolo tra gli uomini. Halep e la detentrice Kvitova già al mare, tra le donne


Uomini


Djokovic-Anderson 1. Se non ci sarà vento di tramontana a portarselo via, il fuscello secco sudafricano può costringere il numero uno a qualche tiè-break. A esagerare.

Cilic-Kudla 1. Redivivo Frankenstein croato, contro la sorpresa americana (uno che a 17 anni vidi a Newport e sentenziai, con sicumera formidabile: il giovanotto si farà, di droga o altro). Cilic in quattro. Preferibile assistere a un convegno della minoranza Pd con D'attorre, Bindi, Cofferati, Cuperlo e petomane.

Wawrinka-Goffin 1. Wawrinka mai così centrato anche su erba. Il talentino belga può levargli un set.

Gasquet-Kyrgios 1. Ottavo di cartello, bel confronto di stili. Kyrgios, tra grezze bombe e guasconate, può andare molto avanti. Se non vincere. Richard pare ispiratissimo. Palle quadre e potenza contro senza palle e fioretto. Temo la spunti il giovane energumeno dopo battaglia tiratissima.

Pospisil-Troicki 2. Ammazzatemi ora. (Poi penso che da quella parte si rischiava Nadal-Ferrer, e sembra confronto meno lacerante). Rimpianto per Fognini. Se su erba fosse Rafter e non il fratello scarso di Berasategui, i quarti li avrebbe raggiunti senza problemi.

Karlovic-Murray 2. Confronto Horror, Learch vs Wurdalak. Se l'immarcescibile gigante croato serve come sa, Murray può perdere. Un set al tie.

Berdych-Simon 1. Per quanto conclamato tacchino gigante femmina, il ceco la spunterà agevolmente.

Federer-Bautista 1. Se questo Fassina spagnolo (ma come ci è arrivato in ottavi? Li ha stesi con un'alitata?) strapperà un set a Federer, mi eviro. O compro l'ultimo di Fedez.



Donne

Serena-Venus 1. Venus in gran spolvero può battere anche battere Serena balbettante, più difficile sconfiggere il suo subconscio. Ma basta, bisognerebbe leggere Freud o ascoltare Meluzzi mentre dice il rosario virtuale su Twitter.

Azarenka-Bencic 1. Confronto più interessante. Spocchiosa Svizzera in rampa di lancio. Orca bielorussa intenta nel difficile rientro, a suon di rutti. Tre set e match tiratissimo. Spero Bencic, temo (se non la arresteranno i gendarmi a cavallo per atti osceni) la spunti la scaricatrice di porto.

Sharapova-Dyas 1. Spaccatimpani dall'uovo d'oro stretto tra le flaccide chiappe andrà facile. Raucedine unica incognita.

Safarova-Vandeweghe 1. L'america da hot dog a colazione serve meglio di Seppi, è in forma straripante, ma prendo le maggiori soluzioni della spiritata Lucie.

Wozniacki-Muguruza 1. Wozniacki impeccabile nel leggere le bordate (tutte rigorosamente fuori campo, e appena oltre il Tamigi) della Giorgi. Muguruza ne tirerà qualcuna dentro, ma non credo basti.

Bacsinszky-Niculescu 1. La gioviale mucca svizzera in due. Regina Elisabetta sul punto di abdicare in favore di un kebabbaro indiano, appena saputo che Pina Fantozzi Niculescu è arrivata alla seconda settimana nel Tempio.

Govortsova-Keys 2. Americana dal potenziale ancor più devastante sui prati. 2-0, forse.

Radwanska-Jankovic 1. Arrivata senza pretese a Wimbledon, Agnieszka si trova un'inattesa autostrada davanti. Ma finirà per sbandare da sola contro il primo autogrill, e farà spallucce/boccuccia. Già il rinato dromedario serbo rappresenta valido test.



lunedì 8 giugno 2015

ROLAND GARROS 2015: CICLONE WAWRINKA, INCUBO DJOKOVIC. PAGELLE







Mentre al mare nuvole gonfie ornano il mio primo giorno di mare, un ciclone svizzero-caraibico s'abbatte su Parigi, devastando certezze e pronostici.


Uomini



Wawrinka-Djokovic. Quando il finale sembra perfetto, scontato, persino banale, arriva un pazzo svizzero butterato col fisico da toro, a devastare tutto. Il tennis è lo sport del demonio che ti punge la chiappa col forcone e poi, quando ti giri, parte di sberla seguita da risatina satanica, lo sappiamo. Ma davvero non riuscivo a prevedere quanto avvenuto sulla coda di questa edizione. Djokovic (7,5) in forma perfetta, macchina al suo massimo, capace di gestirsi maniacalmente e arrivare in finale cedendo sempre qualcosa, un po' per prudenza e un po' per non morire, cantava quello, con le iniziali sicurezze sempre più minate e la psiche logorata da un lavorìo incessante. L'agognato traguardo che si avvicina e il fiato sempre più grosso. Paure, pensieri, timori. Sempre di più. E Wawrinka (9) alla chetichella, partito dalle retrovie senza alcun favore del pronostico, che match dopo match ritrova condizione fisica e proverbiali schiaffoni intimidatori. Negli slam dà l'impressione allenarsi e arrivare in fondo tirato (finalmente) a lucido, lontano parente della mozzarella vista nei tornei minori. Djokovic inizia come lo si conosce, muro impermeabile su cui Stan sbatte. Poi le cose, come spesso accade, girano per un nulla. Wawrinka prende a spingere ancora più forte, come un indemoniato. Tutto impettito e palle quadre (quelle più quadre del circuito), affronta la finale senza paura. Gioca un match mostruoso. Infierisce, tracotante e spavaldo. Bordate da ogni verso con cui lentamente sgretola il muro non più solido di Djokovc, che lentamente si spegne. Il serbo resta lì a remare senza correre rischi, pretendendo che l'altro debba regalargliela, e invece l'altro non regala un cazzo e infierisce come un sicario ispirato. E a quel torneo di Parigi che rischia di diventare per lui un incubo simile al Wimbledon maledetto per Lendl, rendendolo pazzo. Sperando non si faccia costruire in villa un campo con gli stessi graneli d'argilla di quello del Roland Garros.

Jo Tsonga 7. Il bisonte che non ti aspetti più, ritorna alla carica. Dopo i malanni, assalta, anarchico e confusionario, picchia, esalta e si esalta, battendo Berdych e Nishikori e perdendo in battaglia la semifinale con Wawrinka. Recuperato in pieno nella palude che racchiude i più forti dopo le macchine.

Andy Murray 7. Murray primavera-estate da terra è solido, essenziale, centrato, con svolazzi di classe pura. Ma ancora è un gradino sotto la machine serba, cui cede al quinto set.

Roger Federer 5,5. Inuitile negarlo, torneo in sordina e altra scoppola patita dallo svizzero (non più) minore Stan. Condito da perdita di controllo inusuale. Il tabellone era buono, una finale appariva alla portata, ma per uno spunto vincente l'appuntamento più alla portata resta Wimbledon.

Rafa Nadal 5. Inutile sperare in un bluff, o impennata d'orgoglio. E nemmeno tirare in ballo la sorte che gli ha messo di fronte Djokovic già nei quarti. L'è proprio s'cioppaa. Fantasma di quello che fu il dominatore assoluto su quei campi. Il solo orgoglio, senza più fisico, corse e arrotate di un tempo, lo tiene a galla un set. Poi è bagno di sangue.

Nicolas Mahut 7. Non più giovane, ma ancora capace di prodigi volleanti da Patrimonio dell'Unesco. Solo l'inopportuno, ammorbante come una flatulenza silenziosa in ascensore, Simon gli nega la gioia degli ottavi.

Mischa Younzhy 7,5. Eroe del torneo. Due set di agonia contro un carneade, poi il guizzo. Si percuote furiosamente in testa con la racchetta. Sanguina e si ritira. Se è un addio, geniale.

Italiani: Bolelli 6, a cura Galimberti funziona già. A trent'anni sembra essersi convinto che deve picchiare, ma anche chiudere a rete. Un passo alla volta, la prossima sarà scoprire che Babbo Natale è un imbroglio. Fognini (s.v.) un velenoso purè lo debilita (senza parlare delle zanzare fastidiose, il caldo, le cavallette, la moria delle vacche e quant'altro) e perde da Paire. Arnaboldi (6,5), passa le quaificazioni dopo eroiche maratone e batte pure Duckworth al primo turno. Un Feliciano Lopez alla cassoela.





Donne


Serena Williams: 8. Stampa il ventesimo slam, al culmine di una cavalcata condita da pseudo tragedie greche, emozionali saliscendi, rimonte, influenza, sbarellamenti, principi di svenimento in una sindrome quasi ipocondriaca. Serena è forse la più forte della storia, con umane debolezze di cui però nessuna è stata capace di approfittare.

Lucie Safarova: 7.5. Fa fuori Sharapova e Ivanovic, guadagnandosi un pezzettino del mio cuore. Sorpresa a questi livelli, l'acciughina spiritata di Cechia, spesso vittima del suo braccino e collassi tennistici sul filo, quando invece di partorire dinamitardi missili mancini, inizia a pensare. Stavolta potrebbe essere lei ad approfittare del black out di Serena, ma l'americana fa in tempo a riprendersi.

Timea Bacsinszky: 7,5. Dal bar di un hotel in cui curava una depressione da rigetto per il tennis servendo bourbon agli avvinazzati, alla semifinale a Parigi. Vivente esempio di quanto sia fragile il filo che lega un atleta allo sport, come un uomo alla vita. Bella favola, trionfo della normalità.

Francesca Schiavone: 7. Le nubi gonfie, cielo grigio, spruzzi leggeri di pioggia, e un rovescio a tutto braccio e cuore, quasi sospeso nell'aria per un interminabile istante, con cui annulla il match point alla Kuznetsova. Vive di queste piccole, enormi, cose. E si vede. Match di rarissima intensità tecnica (due delle poche che ancora sanno dare rotazione alla pallina) e agonistica. Si esalta in questi momenti, nella sua Parigi. Un po' ricorda l'ultimo eroico Connors quarantenne. La spunta, ma vorresti quasi avesse perso, perché lo scenario era ideale, condito da comparse all'altezza e cornice di pubblico, per chiudere lì la sua carriera.

Maria Sharapova: 4. Claudicante per l'ugola menomata (suo colpo più devastante, per timpani e palle), è davvero poca cosa. Schiaffeggiata dalla Safarova. Grazie Maria (Madonna dell'Incoronata).

Ana Ivanovic 6,5. Torna a buoni livelli e vince (perdendo) il confronto tra mononeuri aspiranti al suicidio con Safarova. E ce ne vuole.

Vika Azarenka 0,5. Padre Amorth si sarebbe impiccato gridando pietà. Ottavo “Premio er monnezza” consecutivo. Rutti, calci, urla raggelanti tutta pesta in viso, bestemmioni leggendari dopo un punto discusso. Perde, la multano pure. Per indecenza.

Alison Van Uytivank: 6,5. Da dove sala fuori questa giovane belga rossa, dal passo e volto maschio, allampanata e bianca come un fantasma? Riportatecela, ovunque sia.

Italiane: Sara Errani (6), i quarti sono ormai cosa sua. Con Serena, ennesima stesa cementificata. McEnroe dice che, con quel servizio, potrebbe batterla ancora oggi a 56 anni. Mi spingo oltre: non le concederebbe più di quattro giochi, facendo chip & charge con sigaretta in bocca. Pennetta (5,5) senza infamia. Giorgi (4). Babbo Sergio sbuffa, quasi infastidito dall'insipienza del giornalista. “Muguruza? Ma Camila è forte, moooolto più forte...”. I bookmakers davano la spagnola, due anni più giovane, favorita 1,20. Infatti vince facilmente. E fa quarti. Riportate i Giorgi su Marte.

domenica 31 maggio 2015

ROLAND GARROS 2015 – SPUMEGGIANTI PRONOSTICI DEGLI OTTAVI




Piove a nella ville lumière, perché una Parigi senza pioggia, anche fugace, è come una donna dalle splendide tette, ma dai capezzoli risibili.
Io che mi ero prenotato un posto davanti alla tv per seguire, finalmente, una giornata di tennis per intero, mi trovo spiazzato dal rinvio per pioggia. E per abbattere la noia, abbozzo dei pronostici su entrambi i tabelloni allineati agli ottavi.




Uomini


Djokovic-Gasquet 1. Il rischio bagno di sangue epocale è concreto. La speranza è che Nole continui a gestirsi con maniacale premura/paura di infortuni, e Paperoga Riccardino raccatti più di 10 games.

Nadal-Sock 1. Nadal cresce. L'americanone Sock è una sorpresa, ma prima che si giri goffamente sul dritto, un Nadal al 50% l'ha già infilzato come un totano gigante. Over 30 games a 1,80 (già un azzardo).

Murray-Chardy 1. Chardy che non ti aspetti, pennellone indolente, ha azzeccato una settimana di ottimo tennis. Il Murray da corsa di quest'anno su terra vincerà, ma potrebbe lasciarci anche un set.

Ferrer-Cilic 1. Potenzialmente confronto più interessante. Mostruoso abbinamento tra due differenti orrori. Lo zappatore si è salvato alla distanza dalle bombe terra aria di Bolelli. Cilic sembra tornato a livelli di decenza. Dico zappa in quattro set.

Nishiokori-Gabashvili 1. Nishi low profile, avanza sapiente. Il Gaba è la vera sorpresa del torneo, ma per l'impresa serve una prestazione da Furia cavallo del west, o che gli azzanni la giugulare.

Tsonga-Berdych 2. Un classicissimo dei confronti di quarti/ottavi tra i rassegnati primi dei secondi. I non cannibali. Ora Jo è in calo dopo l'infortunio e il bianchiccio perticone in crescita. Prevedo commovente resistenza di Tsonga davanti ai suoi tifosi, e vittoria dell'altro in quattro set tirati. Forse anche cinque.

Wawrinka-Simon 1. Flatulenza Simon fino a mezz'ora prima dell'inizio del torneo si diceva incapace anche di tenere la racchetta in mano. Forfait al 99%. Poi battaglie, corse, vittorie di resistenza. Spero vivamente che Wawrinka lo schiaffeggi in modo violentissimo, annesso ricovero in reparto traumatologico.

Federer-Monfils 1. Il miracolato trapezista giullare francese a Parigi si esalta sempre. Tre su cinque non ne parliamo. Federer ci ha sempre sofferto molto, talvolta perso. Dico 3-0 Federer, e punizione esemplare.




Donne



Serena Williams-Stephens 1. Holyfield Sloane si esalta nei grandi appuntamenti, e se Tyson Serena stenterà come nei primi turni, ha la personalità per infierire. 6-2 6-4 Serena.

Errani-Goerges 2. La giovenca sparapalle e la piccola italiana pelotara. Abbinamento riprovevole. Dico Goerges per la quota (3,00) esagerata per un match aperto a tutto.

Kvitova-Bacsinszky 1. Kvitova zitta zitta, sorniona, soffrendo, è comunque alla seconda settimana. Ma per battere la svizzera che sta volando, deve giocare al massimo. Rischio sorpresa (relativa). Vedo 6-4 7-5 ceca. Ma a 4,00 rischierei un cents sulla svizzera.

Mitu-Van Uytivank X. Io boh, queste due sono scappate dall'Itf di Santa Margherita di Pula. A cazzo, dico il giraffone roscio del Belgio, che serve più forte di Fognini.

Ivanovic-Makarova 1. La serba può perdere anche contro un canarino morto, ma Makarova sembra lontana dai giorni migliori.

Cornet-Svitolina 2. Orrido abbinamento da insignificante primo turno di modesto Wta orientale. Vince Svitolina, ma tifo pioggia per sei anni.

Muguruza-Pennetta 1. La freschezza della spagnola contro l'esperienza della Penna. Dico Spagna, spero Brindisi.

Sharapova-Safarova 1. Altra possibile sorpresa (relativa). La mancina ceca tira e gioca senza pensare a niente. Certe volte può essere un vantaggio, Masha la soffre. A 4 o 5, la prendo senza indugio.


lunedì 25 maggio 2015

ROLAND GARROS 2015 – YOUZHNY SALUTA ALLA SUA MANIERA






Non è che poi avessi un cazzo da dire, prima di scoprire il misfatto, ma tant'è. Inizio in grande stile per gli internazionali di Francia. Sua Divinità Federer sullo Chatrier, in una mise da far storcere il labbro anche a Malgioglio, verga con consueta dolcezza il povero Alejandro Falla. Uno che pure anni fa fu sul punto da commettere lesa maestà sul centrale di Wimbledon. Così tranquillo, all'ora di pranzo, che l'elvetico è sul punto di chiedere al colombiano d'inossare la tenuta da sguattero e servirgli un caffè, bello fumante e ristretto.
Ma la giornata emoziona per altri motivi. Il Kohli, proditorio, lascia le briciole a Soeda. Da non credersi. E cosa dire di un Mahut tornato a volleare come solo lui (e pochi altri) sa fare? vince contro pronostico col giovanotto Coppejean, in tre set. Infine il lazzarone Gulbis, con all'attivo ben due (dicansi due) vittorie nel 2015, tra bastonate e colpi di fluetto, si disfa di Sijsling. In tre set e senza distrazioni. Solido, Ernests, solido. Io che lo davo a Parigi quasi esclusivamente per la consueta visita a Les Folies de Pigalle, debbo ricredermi.
Il contributo più corposo a questa giornata pervasa da un'aria magica, elettrizzante, lo dà però l'immenso Mischa Youzhny. Una scossa. Il russo in caduta libera, riesce a fornire il guizzo del campione, artista e poeta unico nel suo genere melanconicamente squilibrato. Vate del decadentismo pulp del racchetta. Ammetto di aver snobbato l'incontro, leggendo solo sul livescore 6-1 6-2 Rit., e vittoria al peone Dzuhmur. Non sapevo, me tapino, dei retroscena di quella che sembrava una semplice, anonima, sconfitta di un tennista ai titoli di coda di una decorosa carriera.
Misha ci ricasca, come qualche anno fa a Miami: a fine del secondo set urla come un pericoloso evaso da un manicomio criminale moscovita e si percuote violentemente il testone con la racchetta, fino a sanguinare. Poi osserva attorno lui, col suo sguardo rassicurante. Solo che questa volta decide di non continuare, ritirandosi.
Rifletto: quale migliore uscita di scena, col suo marchio di fabbrica, invece di un mesto 6-1 6-2 6-4? Federer chiuderà forse con un'altra vittoria leggendaria, Nadal con un'epica battaglia lacera malleoli. Mischa ha voluto andarsene a suo modo. Una trovata da perfetto istrione, per quello che mi sembra proprio essere un addio definitivo, venato di triste pazzia.

venerdì 22 maggio 2015

ROLAND GARROS 2015. NADAL, SANGUINANTE E NON PIU' SANGUINARIO, PROVA LA DECIMA







"In un letto di fragole...” cantava un ispirato Checco dei Modà, in preda al furore creativo, ispirando struggente pugnetta in riva al mare a due brufolosi adolescenti di fronte in treno, mentre l'aria bassa in collina mi provoca palle gonfie e guardo un tipa che accavalla e scavalla, nervosa.
Togli le fragole, metti le spine, e vedi Rafael Nadal. L'immagine vivida del Nazareno che si avvicina a questo Roland Garros per la prima volta non da favorito. Ferito, claudicante, umanamente fragile. E' cambiato tutto, ma proprio tutto. Delle querule nenie su ginocchi e tendini provati cui seguivano tabelloni in discesa e titoli in serie, come un cannibale sapiente, solo il ricordo.
Nel giro di pochi mesi la situazione si è capovolta in modo inatteso:
Silenzio, piena fiducia, “buone prestazioni”, malgrado seriali sconfitte sull'argilla, così insolite per il padrone. Ha collezionato più k.o. quest'anno che in un decennio di trionfi su terra. E, come contrappasso dal sapore crudele, in quella che deve essere la storica edizione del Roland Garros numero dieci esposta in bacheca, eccogli confezionato dalla sorte un tabellone pieno di spine nei primi turni. Coltelli, spade, bombe a mano, dai quarti in poi.
E' meravigliosamente sadico, capirete. Dolgopolov in un eventuale secondo turno da leggenda antica (ammesso che il ramarro Almagro, inopportuno come non mai, non ci privi della gioia), con l'ucraino ispirato come un pazzo spadaccino che danza nudo ascoltando Beethoven, e infierisce sui suoi resti.
Un sogno.
Poi il crescendo rossiniano da incubo horror: Novak Djokovic versione monstre 2015 nei quarti, quindi il Murray scopertosi solido e in forma smagliante nella stagione su terra. O Ferrer, al limite. Mentre dall'altra parte si lecca i baffi, sornione, il Divino ReRoger Federer. Per lui, come per il maiorchino in passato, pochi patemi fino a una possibile finale da raggiungere dosando le energie. Nishikori, Wawrinka, Berdych (e forse lo spettro di Adelchi Virgili o Becuzzi) sono avversari solidi, ma da poter nerbare con la solita grazia sadica.
Muta ogni cosa, capirete.
Ora, la vittoria del decimo titolo per Nadal cambia poco. La doppia cifra impressiona, ma aggiunge nulla a quello che è e sarà per molto tempo il miglior tennista su terra della storia. Da qui all'eternità, temo. Anzi, lo spero, non anelando un suo clone. Il tentativo della “decima”, come quello del Real Madrid di cui è tifoso, è però reso letterariamente avvincente dal nuovo scenario. Che poi, di epico forse avrà solo questa sensazione di attesa, rivelandosi poi un'erezione abortita. Un pomposo lancio di un kolossal flop. Ben Hur senza bighe e cavalli. E pazienza. Nadal con riserve a lumicino, allo strenuo tentativo di un altro guizzo, però, fa notizia. Colora la vicenda di tragedia.
C'è anche l'ipotesi, di cui mi provavo a convincere prima di Roma, del bluff da giocatore di Poker. Perché conoscendo la sua macchina, potrebbe aver dosato le residue energie per l'impegno parigino. Obiettivo massimo. Ma è una tesi fragile come il cristallo: nelle ultime uscite è parso la sua versione ectoplasmatica.
Per uno ancora in grado di fare finali e semifinali nei Masters 1000, e parte tutt'ora sfavorito solo col Djokovic-monstre, è un discorso che dovrebbe far ridere. Ma va contestualizzato, stupisce rispetto alla versione invincibile del passato. Ora è corto, meno esplosivo, un muro arrotato dannatamente permeabile anche al primo peone nella giornata di grazia. La maschera pietosa del guerriero che fu, a tratti addirittura caricaturale. Un wrestler che prova a caricarsi con giravolte, pugni roteanti, malgrado Wawrinka lo stesse nerbando sadicamente, 6-3, 5-2.
Quasi, mi coglie un'idea sconcia. Desiderio mostruoso, parente prossimo del desiderio inconscio di morte: dovesse passare lo scoglio squilibrato dell'idolo delle masse instabili (Dolgopolov), sarei portato a tifare per lui, perorandone la sua causa sanguinante e non più sanguinaria. Per la prima e unica volta, in questa dimensione terrena, ululando “Vamossss”. Che poi, forse, questa sensazione di stordimento svanirà nella prossima mezz'ora. Il tempo di spegnere la canna.

domenica 17 maggio 2015

INTERNAZIONALI D'ITALIA 2015 – PAGELLE VERNACOLARI






Diario di bordo, dal vostro inviato in Vaticano, nell'attico del Cardinal Bertone, sgargarozzando Dom Perignon



DONNE

Carla Suarez Navarro: 8. “Meno dotata tecnicamente di Sara Errani”, scrisse un editorialista di spicco, prontamente internato in un manicomio navale, da cui continua a partorire sontuosi articoli (pagato). Carlita, più solida del passato, dipinge il campo in modo sublime, con un rovescio da letteratura erotica. Da brutto anatroccolo si trasforma in sexyssima pittrice che spennella angoli con la racchetta. Anche agonista, a sua insaputa. In finale è investita da una missione divina: liberare il tennis dall'orrore triviale. Stremata, si ferma a un metro dal traguardo.

Maria Sharapova: (no, per carità). Le sue urla da partoriente nel reparto furiosi del neurodeliri, arrivano fino al Vaticano, dove Papa Francesco consuma un frugale pasto a base di pane azzimo e cicorie. E il Pontefice, dopo aver tirato giù tutti i santi del calendario, quasi si convince ad accettare l'aborto. Tira pure (uau) una serie di smorzate di fattura agricola, nelle quali palesa una difficoltà insuperabile: non può latrare. Poi mazzate, altre urla, manco fosse scossa dalla nerchia di Nacho Vidal in un anal d'epoca, e invece di fronte c'è solo la leziosa Carlita. Santo cielo, liberateci dal male.

Daria Gavrilova: 7. “La vispa Teresa correa tra l'erbetta, l'ho presa, l'ho presa, ululava invasata”. Colpevolmente, la lascio sotto di un set e un break nel primo turno di qualificazioni con la bimba svizzerotta Bencic, bollandola come una delle tante. E invece, non solo vince quella partita, ma si qualifica e, feroce battaglia dopo battaglia, perde solo da azzoppata in semifinale. Tira, strepita, ride, fa pugnetti, zompetta, isterica, irriverente, odiosa, contagiosamente simpatica. Insomma, tennista a 360 gradi. Completa anche nel tennis. Fa tutto, più o meno bene.

Sergio Giorgi: 7+. Ho il privilegio di stargli gomito a gomito, mentre studia scrupolosamente la possibile avversaria del suo pargolo (che però perde prima) sulla balaustra del campo numero uno: Serafico, persino calmo. Solo qualche tic. Ogni tanto parla da solo (ma sotto voce), e si dà colpetti in testa guardando l'ignominioso slice di Rybarikova. Spettacolo assoluto durante l'allenamento di Camila: Dario Fo ubriaco con la faccia di Keith Richards, capelli di Branduardi e movimenti da Haka degli All Blacks.

Camila Giorgi: 4,5. Il gabbiano Peppino, solito svolazzare sui campi del Foro, è uscito illeso dai suoi pallettoni vaganti. Già un successo.

Simona Halep: 6,5. Macchinetta da tennis spaventosa, senza trucco, parrucco e atteggiamenti da diva. Carlita le scombina i piani, di solito infallibili contro chi va di vanga.

Vika Azarenka: 5,5. I suoi rigurgiti ancora non sono di quel bel verde acceso del 2011, ma è recuperata al “tennis”. I campionati di rutti e peti tra camionisti ubriachi di vodka a Minsk, possono aspettare.

Maria Josè Martinez Sanchez: 7. Struggente ritorno nel luogo del poetico omicidio, un lustro dopo. Gioca il doppio, coi soliti ricami da fugaci orgasmi. Petizione personale: con Roberta Vinci, finalmente libera dal male, costituirebbe un doppio da favola.

Serena Williams: s.v. Vacanze romane. Tre gricie fumanti dallo “zozzone” e forfait per fastidi al gomito, provato dai bicchieri di vinello dei Castelli sollevati. L'obiettivo è Parigi.

Ana Ivanovic: 4. Alla (inutile) ricerca del neurone perduto.

Altre italiane: Knapp (6). All'armadio altoatesino quasi le riesce lo scalpo di una Kvitova addormentata. Errani (3), motozappa senza benzina. Pennetta (4) ormai più presa dall'imminente matrimonio con Fognini (diosanto). Vinci (3). Il divorzio l'ha svuotata. Smagrita, emaciata, senza tette (manco la Sciarelli le troverebbe) paradossalmente non riesce a volteggiar leggiadra. Schiavone (5). Il divertimento a competere ancora supera l'imbarazzo per inevitabili sconfitte in serie.





UOMINI

Novak Djokovic: 8. Ha ormai assunto lo status di macchina da tennis. Giochicchia totalmente in controllo, poi a un certo punto allaccia il casco, innesta la freccia e saluta tutti. In finale non corre rischi e gioca un incontro ai limiti del mostruoso. Di umano ha davvero poco. Non so cosa potrà impedirgli di vincere il Roland Garros. Il tappo di una magnum. Forse Superciuk fatto di vino ai pomodori cipollati o la sindrome di Lendl a Wimbledon, più che il fantasma di Nadal.

Roger Federer: 7,5. Lo Divino Re, o Augusto Imperatore, accolto nell'Urbe dalle trombe dei messi imperiali. La magia di un tramonto romano pervaso d'arancio commovente, forse, senza ricadere in insopportabili “binaghismi”, lo ispira. Esprime il miglior tennis della stagione, in un torneo che non doveva giocare. Come le cose non programmate, inattese, partorisce tennis che è fantascienza applicata alla poesia. Passato traslato nel futuro spaziale. Poi perde la finale, l'ennesima nella capitale, contro un serbo ai limiti dell'umano. Torneo maledetto, e Roma che dopo averlo quasi santificato torna a fare la stupida, sulle laceranti note (perché?) di “Un amore così grande”. “Ma come, dopo Gasquet, ora ti appassioni a un altro perdente?”, fa la mia psicologa personale, con un sottile fondo di verità. Ma non sa, la tapina, il peso eretico delle sue parole. Prontamente, un drappello di fan del Divino Re comunque Santissimo, la cattura e per poco non la arde viva.

Rafa Nadal: 5,5. Nel trionfo di nenie cantilenanti “For sure, il ginocchio fa male...non so se giocherò e potrò vincere il primo turno”, un tempo accumulava vittorie stile strike nei tornei su terra. Ora non ne vince uno, ma è un coro di “sto giocando bene, sono fiducioso” senza accenno ad acciacchi, tendini lesionati, artriti ossee. I tempi cambiano. Per la prima volta arriverà a Parigi non da favorito, ma si farà tumulare prima di perdere.

Stan Wawrinka: 7. Fa il botto pestando sodo Nadal (ammesso che sia ancora una sorpresa). Poi fa da spettatore alla cavalcata delle valchirie di Federer.

Andy Murray: s.v. Sotto gli occhi materni della gravida Mauresmo, scende in campo per l'allenamento (sotto un sole subsahariano) in tragici scalda muscoli alla caviglia, provati dalla cavalcata madrilena. Deambula con le gambe rigide, manco fosse Chiappucci dopo la tappa dell'Alpe d'Huez. Sempre più personaggio naif/surreale. Poi si ritira.

David Ferrer: 6,5. Rantola, corre con la lingua penzoloni e gli occhi fuori dalle orbite, rincorre, sniffa calzini, riparte, scalpella come un mastro ferraio fatto di vernice. Il mio arido cuore quasi si commuove quando Djokovic si scoccia, gli mette il boccaglio e la chiude.

Fabio Fognini: 6,5. Ha il tennis per giocarsela con i top ten su terra e la testa per perdere anche da un bibbitaro armeno. Prendere graniuole di fischi o trascinare la folla patriottica. Quindi? Più che la fantastica vittoria su Dimitrov e la quasi impresa con Berdych, sorprende che abbia battuto senza difficoltà Johnson. E dopo i fischi dell'anno scorso rende il Pietrangeli una bolgia infernale, quasi come il Marakana di Belgrado.

Alexander Dolgopolov: 6+ Vedo tutti i suoi match, con vibrante soddisfazione e accenno di erezione. Frenetico, estroso, adrenalinico, una benefica scossa per un tennis sempre più tombale. Dategli uno spartito, uno straccio di tattica, e perderà la sua essenza anarchica.

Altri italiani: Donati (7). Lieta nota. Già lo scorso anno, vedendolo qui, pensai fosse il più pronto dei nostri ragazzini. Buona completezza tecnica, agonismo positivo, fisico ancora acerbo. Bolelli (4,5). Ancora è lì che insegue, alla moviola, un rovescio di Thiem. Quinzi (4,5). La mancanza di colpi incisivi tarda (l'eventuale) esplosione, rispetto ai suoi coetanei. Qualcuno, trionfalmente, ne vedeva il futuro Nadal. Ad oggi, che diventi il futuro Ramirez Hidalgo sarebbe già un successo.

Quinto slam: Querula invocazione-pretesa, denigrando Madrid, torneo più ricco e organizzato, ma privo del fascino del Foro, che trasuda storia da ogni poro, amato dai tennisti, etc. Ma per avere il quinto slam, pensano di portare i torneo a Fiumicino. Io boh.



Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.