.

.

lunedì 21 agosto 2017

L'ESTIVO DEBOSCIO



L'inizio del degrado va fatto risalire a Mtv, canale del disimpegno che ha abituato i giovani a non pensare. Il drammatico punto di non ritorno nel volto di Camila Raznovich. Ha pienamente ragione il sedicente filosofo marxista rossobruno Fuffaro. Prezioso e puntuale come una cistite e da qualche giorno mio unico punto di riferimento culturale (scalzando proditoriamente Marione e Bracconeri).
Mi permetto di completare la, pur mirabile, analisi socio-psico-filosofica, affermando che l'inizio del deboscio ebbe inizio ancor prima di Mtv, coi capelloni e le minigonne, senza trascurare il grammofono (come giustamente rimarcò Troisi a Robertino).
Sarà colpa di questo degrado, della generazione di egomaniaci sefatori mondialisti della decrescita figli del Mossad, se mi trovo oggidì a commentare le vicende del Masters 1000 di Cincinnati, masturbandomi.

La storia di questo 2017 è abbastanza chiara. Cadono tutti, come pere mature. Djokovic, Wawrinka, Murray, Cilic, Nishikori in officina a farsi riparare le ossa rotte. Nadal e Federer, come due gladiatori rimasti in piedi, hanno dominato la prima parte della stagione, dividendosi più o meno equamente i bottini. In questa estate americana, però, trovatisi a lottare per la prima piazza mondiale, mostrano anche loro il fianco all'umana usura: Nadal francamente impresentabile, Federer ai box.
Montreal, ma soprattutto Cincinnati, diventano due modesti tornei atp 250, allungando la scia dei 250 post Wimbledon con campo partecipanti da Challengers. Vien da dare ragione a chi chiede un calendario meno pressante. Piuttosto che creare nuovi 1000 o quinti slam, toglierne almeno un paio.
Altrimenti si rischia di assistere allo scempio di Cincinnati. Riesce a vincere addirittura l'algido Principe di tutti i perdenti, Grigor Dimotrov. Vittorioso su Kyrgios, re di tutti i tamarri, che ha il dono di saper giocare a tennis, ma odia il tennis e vorrebbe cimentarsi nel basket o fare il pompiere. Che si annoia quando c'è poco pubblico e si esalta nel mezzo di arene infuocate. Tranne poi tradire l'emozione nella finale con tribune stracolme.
Vince Dimitrov, insomma. Che non sarà un NextGen cui vaticinare improbabili domini, ma un Gen di mezzo sommamente perdente, trovatosi lì per caso, dopo anni da inconcludente predestinato. Bravo a vincere un 1000 battendo i coriacei Banzai Sugita, Palo della cuccagna Isner, il giovanotto Ferrer (nuovamente ebbro di nicotina) e il già citato Kyrgios che non sa cosa vuol fare da grande. Forse il carpentiere a Bellinzona a 1000 euri.

Discorso diverso tra le donne. C'erano tutte le rampanti protagoniste della lotta al numero uno nel breve interregno tra la Serena pre e post parto (o un'esplosione definitiva di Camila Giorgi). Tra la pitonessa a sangue freddo Pliskova e l'operaietta Halep, la lotta era elettrizzante. All'ultimo punto. Garbine Muguruza, tornata versione Terminator, finisce per abbattere entrambe con terrificanti colpi di mannaia. Basterà trovare tre mesi con questa continuità, ma anche meno, per diventare numero uno. Di certo più credibile delle varie Kerber, Halep, Pliskova.

Messaggio ai naviganti: presto o tardi, data la particolare macchinosità nel postar frescacce, allegare foto e video (stile Gue Pequeno), codesto diario verrà trasferito su altra piattaforma. Non so ancora se sarà Russò, Fasebuk, Tinder, l'instagram o Badoo. Vi terrò aggiornati.

lunedì 14 agosto 2017

Il RAGIONIER INFERMO FEDERER, Il ROBOCOP SMILZO ZVEREV, URAGANO BIONDO SHAPOVALOV, BRIDGET JONES SVITOLINA: NEWS DAL CANADA

Pagellame alla rinfusa

Qui Montreal. Di scena gli ometti, al solito falcidiati da quella strana sindrome da lebbrosario abbattutasi sull'Atp. Rapida carrellata, da destra a sinistra: Murray con l'anca ballerina, Djokovic frattura all'ipofisi e affaticamento all'avambraccio, Stanimal Wawrinka ginocchio a pezzi, Cilic con problemi alla gobba, Nishikori per cui si teme la frattura da stress youporn del polso.
Restavano solo Nadal e Federer, invecchiati come il buon vino, a contendersi titolo e prima piazza mondiale. Ancor di più perché, oltre ai big lungodegenti, anche i secolari vessati di rincalzo mostrano una forma da reduci di Formentera con Bobo Vieri. Rischia di entrare in tabellone anche Adelchi Virgili. Di certo, occasione ghiotta mancata da Fognini (assente) che avrebbe potuto prendere l'onda lunga per arrivare alle Finals di Londra.
Finale scontata, ma ecco la sorpresa. L'acuto. Straripante, innarrestabile e apocalittico come un assolo di Yngwie Malmsteen d'annata. Ha un nome e un congome: Denis Shapovalov (8,5). 18enne canadese nato in Israele da genitori russi, fino a ieri conosciuto dal pubblico generalista solo per aver quasi orbato con una pallata un giudice di sedia in Davis, a 17 anni. Oh-la. Finalmente ecco un NexGen coi controfiocchi da poter seguire con simpatia. Sarà perché non è un NextGen ma un XXNextGen, classe '99.
Lo seguo con trepidazione nel match (ampiamente alla portata) contro il montone brasileiro Dutra Silva, che porta a casa di carattere più che coi colpi, di cui pure straripa. Poi la pre epifania, quando giustizia senza tremare gli umili resti di Del Potro (5,5 di stima, ormai si soffre nel seguirlo), l'epifania somma arriva invece nell'incontro con Nadal (5). Gioca bene, regge, perde il primo, lotta nel secondo. Sembra cedere con onore mostrando gran servizio, bordate di dritto, rovesci pieni che è una goduria, fino a che oltre ai suddetti colpi non ostenta anche altro del suo bagagliaio: palle e trance agonistica davanti al suo pubblico. Non solo vince il secondo, ma tiene nel terzo e la spunta allo sprint con Nadal, che non sarà il miglior Nadal (ma sul veloce, questo è, a meno di rinascite stile 2009) ma quando si tratta di vincere partite agonistocamente tirate, lascia sul campo anche l'ultimo coriaceo bulbo pilifero. Chiedere a Dimitrov in Australia, il pollo elegante Dimitrov (4,5). Non male per un diciottene che, non contento, si conferma anche battendo nel post epifania contro l'ermellino di Francia Mannarino (7, delizioso tennista femmina). Perde solo, ma senza sfigurare, contro Zverev, verso cui paga due anni di differenza. E a questi livelli contano.
Lungi dall'esaltarsi, resto curioso di vederlo fuori dal Canada. Ma le premesse sono buone.
La finale è tra Zverev e Federer. Il giovanotto predestinato e il vecchio immortale. Il russo tedesco, dopo i disastri su erba (ancora ci capisce poco), è sempre più solido e maturo, pronto per l'assalto slam. Per batterlo, mi dico, lo svizzero dovrà alzare l'asticella, dopo un torneo condotto al piccolo trotto, gestendosi parsimoniosamente (non è da lui). È bastato e avanzato per battere avversari di cilindrata minore. Avendo accettato last minute di giocare il torneo per rosicchiare qualche punto a Nadal in ottica primo posto mondiale, normale fosse poco rodato. Lascia anche un filo di barba per rendere più evidente la trascuratezza.
Il famoso aumento di marcia in finale non c'è, non può esserci. Anzi, pare addirittura infermo. Servizio "mollo", back a metà rete, frenesia nei colpi e non verbale che urla "finiamola alla svelta", come spesso gli è capitato quando non è al meglio. Più attento a non farsi male che a provare a vincerla.
Una domanda sorge spontanea su Federer (6), che dopo la versione stellare ci mostra anche quella umana, da ragioniere sofferente. Era proprio necessario rischiare di farsi male e compromettere la vittoria dagli Us Open (in cui parte favorito) per questi calcoli da ragioniere e il numero uno in classifica? Evidentemente tiene più a quello che a un altro Slam.
Zverev (8) raccoglie senza impietosirsi. Sempre più solido e pronto. Zazzera improponibile da Supersayan (tosategli quei capelli in modo cristiano: o lunghi o corti, diosanto. Con quel nido in testa rischia che un chiurlo gli deponga le uova al cambio campo), fisico allampanato da Ivanisevic senza averne la classe, è adattissimo e progettato per il tennis 3.0. In principio li chiamavano pallettari, poi regolaristi, quindi attaccanti dal fondo regolari, poi contrattacanti...fate vobis, la sostanza non cambia.


Qui Toronto, di scena le donne. Torneo che è il quadro dell'abisso in cui è sprofondata la Wta. Non tanto per le assenze, pure qui notevoli: Serena gravida, neomamma Azarenka impegnata in spiacevoli querelle familiari, Sharapova orfana di Spermonium ormai un giorno rotta e l'altro pure (sorge una domanda al turpe dietrologo complottista: non è che davvero ci siano sostanze come il Meldonium proibite perché, pur non migliorando la prestazione, coprano l'uso di anabolizzanti o ne attutiscano effetti dannosi? Comincio ad aver dubbi).
Pochissima roba quel che si vede. Scenario tetro, simile a una convention degli scappati dal Pd, Speranza, Bindi, Bersani e forse Raul Casadei. Davvero Karolina Pliskova (4,5) è numero uno al mondo? una cosa lunga e secca, semovente e senz'anima, che tira gran colpi piatti. Se la pungi, dalla Dracula in gonnella non esce sangue, ma gas nervino. Gioca ogni punto in modo uguale, senza badare al punteggio. Un po' come Giorgi, senza la frenesia insensata della nostra.
Ma che dàvero Angelicona Kerber (3,5) è stata numero uno? Presa a pallate da una ritrovata Stephens (7), è un salvagente da mare sgonfio a forma di hot-dog arenato a riva. Ma sul serio mi dite che la più credibile numero uno futura è Garbine Muguruza (5)? A Wimbledon era parsa un prodigioso mix tra Varenne, Nadal e l'incredibile Hulk. In Canada è un teletubbies. Seri nel propinarci Halep (5) come possibile reginetta operaia?
Non è provocatorio dire che Serena, se avrà voglia, dopo la maternità potrà vincere per altri 10 anni. E che Steffi Graf (48 anni), allenandosi un po', farebbe ancora la sua bella figura.
Orrenda finale come logica conseguenza, tra l'eterna "non abbastanza" (bella, affascinante, potente, regolare, tecnica, etc...) Wozniacki (7) e Svitolina (8), dominata da quest'ultima. Buona e intelligente maestrina, Bridjet Jones di una Wta in disarmo.


mercoledì 9 agosto 2017

È SOLO UNA TRAGICA, VILE, INGIUSTIZIA



Avevo promesso a un'anguria di non scriverne più. Di dedicarmi piuttosto alla barba di Bargiggia (la pettina? Usa la cera o la lacca? Pettinino o spazzola?). Al limite cianciare di tennis. Ma l'avete visto Shalopalov? Quale irruente sontuosità. Erede mancino del grandioso Dancevic. Finalmente ho un nextgen da idolatrare.
E invece no. Capita, con la stessa masochistica morbosità che ti spinge a guardare Vespa sugli omicidi estivi, di rivedere il filmato della conferenza stampa di Sara Errani.
Uno spettacolo agghiacciante.
L'italiana doveva fornire spiegazioni a giornalisti incalzanti, sulla squalifica (ripeto, squa-li-fi-ca) per doping. Invece finisce in teatrino pietoso. Non solo i giornalisti non chiedono, ma si trovano a subire le invettive della tennista (squalificata), sulle false notizie riportate dai giornali. Che come io sono una professionista (squalificata per doping), dovete esserlo pure voi (non scrivendo che è stata squalificata per doping). Falsità che hanno cercato di rovinare il suo onore, e per cui ora pretende scuse e titoloni. Quali titoloni? Scusarsi di aver messo sullo stesso piano l'anastrozolo e il letrozolo per cui è risultata positiva (e che pare più potente dell'anastrozolo erroneamente citato)?
Un irripetibile mix tra Bobo Vieri e Donald Trump. Manca solo che, come il Bobone nazionale, parta col proditorio "sono più uomo io di tutti voi messi assieme". Possibile abbiano accettato tutto questo e non se ne siano andati? Forse quelli veri erano in spiaggia.
Tralascio la storia della madre, verso cui ci sarebbe stato poco rispetto. Non ho letto, nemmeno nelle peggiori fecce social, battute sulla madre malata. È stata lei e il suo staff a tirarla in ballo nella difesa. Pretende che non si citi nemmeno?
Sarita non si difende, ma attacca. E lei da attaccante, come sul campo, lascia a desiderare.
È un fioccare di domande scomodissime, da parte dei giornalisti bastonati: "Farai ricorso? I punti in FedCup contano? Riprenderai dai tornei minori? Solidarietà dai colleghi? Ti senti vittima di un'ingiustizia?". Solo uno abbozza sottovoce dei rapporti col medico De Moral. Il luminare di Armstrong. Sì, conferma, c'è stata, ma solo una volta per un controllo sotto sforzo prima della stagione. Sicuramente inopportuno, ma nulla più. Leggerezza, come chi va a farsi l'esame del sangue da Dracula. Finalmente un altro le chiede, con la testa sotto i suoi santissimi piedi, come mai quattro mesi di silenzio. Ovvio, perché non aveva fatto niente e sperava in una assoluzione in carrozza. Easy.
Ad ogni domanda la stessa solfa, un po' a braccio, un po' leggendo il discorso preparato. Con la faccia dura e il cipiglio di chi è vittima di un'ingiustizia. Della Wada, degli haters, dei giornalai. Da colpevole cui hanno dato le attenuanti a vittima e martire, è un attimo.
Basta dire falsità. C'è bisogno di verità e lei la ripete a più riprese, la verità: è stata squalificata per l'assunzione di cibo contaminato da una sostanza che non porta benefici alle donne, ma solo (blanda) agli uomini.
Ora, tra i giornalisti accusati di aver detto falsità, ce ne fosse stato uno a dire che no, non ci sembra tecnicamente corretto ciò che dici, santissima (sempre con la testa sotto i suoi piedi): lei è stata squalificata perché positiva a una sostanza dopante, inserita nella tabella dei farmaci proibiti dalla Wada perché non è una spremuta di melograno, ed è stata graziata con soli due mesi perché hanno creduto alla sua (strampalata o meno, sta all'intelligenza di chi giudica, sempre che sia concesso ancora) tesi difensiva della contaminazione da cibo, brodo di tortellini. Un po' differente come cosa, sempre con la testa al suddetto posto.
Sul fatto che il farmaco non porti vantaggi alle donne ma solo agli uomini, nessuno (figuriamoci) a chiedere numi su come mai allora risulti nella lista di sostanze proibite dalla Wada anche per le donne. Non si capisce. Un qualche sostegno scientifico alla tesi, in verità mai sentita nemmeno da Banfi in un medico in famiglia. Niente, silenzio tombale, e scuse sottovoce. In fondo è solo una tragica, vile, ingiustizia.



martedì 8 agosto 2017

ERRANI, DOPING, TORTELLINI, SCIE CHIMICHE




La notizia è di quelle inattese, da gelare il sangue nei polsi. Grignani trovato positivo all'alcoltest? No, Sara Errani (la nostra, Sara Errani) "non negativa" a un controllo antidoping. Che "positiva" sarebbe risultato sin troppo brutale e traviante. Si tratta del Letrozolo, sostanza presente in un farmaco usato in casi di cancro al seno e vietato perché, in assenza di esenzioni terapeutiche, rientra tra gli "stimolatori ormonali e metabolici". La sostanza, chiariscono esimi luminari, aiuta a coprire eventuali tracce di anabolizzanti. Anabolizzanti che non sono stati trovati. Quindi avrebbe coperto egregiamente. Pochi cazzi, è scienza. C'è da restare sgomenti. Delusi. Il controllo è avvenuto a Febbraio. Da allora, conosciuto il fatto, mamma Fit, lungi dal considerarsi parte lesa dalla tesserata che avrebbe barato, ma lesissima dalla eventuale squalifica, lavora straordinariamente nell'ombra. Un plotone di Perry Mason per stendere la vibrante difesa del vero (la non colpevolezza). Nel frattempo la convoca anche in Fed Cup, le assicura una Wild Card (negata al rottame Schiavone) a Roma. Non lascia trapelare nulla alla stampa (bravi loro e/o incapaci i segugi giornalisti?). Eppure, le prestazioni e la tenuta psico-fisica di Errani qualcosa dovevano dire circa la non serenità dell'atleta.
Niente, il dispaccio d'agenzia arriva solo poche ore prima della sentenza Itf: due mesi di squalifica, perché si è creduto alla buona fede della romagnola. Lavoro spettacolare della difesa. Immagino la travolgente arringa. Il motivo è presto detto, lo spiega la stessa Errani in un comunicato di straordinaria e umana sincerità. Non tiriamo in ballo i dopati veri di Taiwan o russi, lo Spermonium anti asma di Masha, candidmente assunto per i dieci anni in cui era lecito e (per incuranza) qualche mese dopo la sua messa al bando. Qui no, ragazzi. Non c'è frode retroattiva. La nostra è italiana, è una pura, si vede a occhio nudo quanto vada, andasse, andrà sempre a pane e salame (capocollo, al limite).
I soliti malpensanti avvoltoi avevano anche riesumato quelle balle da spogliatoio sul chiacchierato rapporto con medici spagnoli invischiati in processi di doping. Tutte cazzate. La nostra lo spiega in modo chiaro. Non si può non crederle: sarei pazza - lascia intendere - ad assumere un farmaco antitumorale, che porta a gravi conseguenze fisiche. E lei non è pazza. Infatti - leggo - la sostanza incriminata era contenuta in un medicinale presente a casa dei genitori, ove l'atleta si trovava, in uso alla madre. Come abbia potuto assumerlo, nemmeno lei lo sa. Prova a fare ipotesi, immagino sconcertata e sostenuta dai legali. La più plausibile riguarda il brodo dei tortellini, preparato dalla madre, nel quale potrebbe essere finito qualche nanogramma volante di Letrozolo, o gocciolina di sudore contaminato. Proprio per dimostrare l'esiguità della sostanza, dichiara di aver fatto un test dei capelli con esito negativo. Test non ammesso nel processo per un cavillo. Quale, non si sa. Forse ammaliati dalle prove sui tortellini, i giudici avranno pensato fosse superfluo.
Sara ribadisce di non aver mai assunto in modo involontario questo farmaco. Mai in modo volontario? Freud o errore di battitura? Penso la seconda, malfidati. Ci sto dentro, le credo. Io, che poco ne capisco e non sono un Ris, ho fatto un altro "penzamento". E se la colpa fosse di una zanzara che ha punto la madre e poi la nostra, incolpevole, tennista? Può essere, ma alla Itf sono bastate le altre prove presentate dai nostri legali. La Fit, poco dopo, dirama un comunicato in cui dichiara di essere al fianco della sua atleta, fornendo tutti gli strumenti scientifici e legali. I soldi, quando ci sono, vanno spesi bene. Atleta, si legge con piglio marzialmente littorio ai tempi della campagna in Abissinia, "caratterizzata da senso del dovere e dirittura morale". Patria, sangue, suolo.
Ora però, il sentimento è ambivalente. Se è vera, come è vera (e credibilissima), la storia dell'assunzione accidentale di farmaco antitumorale anabolizzante per contaminazione da tortellini (o cappelletto, secondo teoria giurisprudenziale minore) in brodo (senza panna), due mesi di squalifica sono uno sproposito. Una somma ingiustizia. Una specie di complotto. Se le scrupolose motivazioni addotte sono considerate valide dalla Itf, si dovrebbe andare a fondo e mirare a una cancellazione totale della pena. Perché, non scordiamolo, pena c'è stata e finirebbe per macchiare una carriera adamantina.
In Italia, leggo qualche commento. Sui social la suburra internauta si scatena con battute dozzinali su tortelli in brodo dopati, Giovanni Rana, etc. All'estero ridono amaro per queste scuse, il doping involontario da contaminazione ambiental culinaria non li convince, sembra una scusa più grottesca del bacio cocainico di Gasquet. Sono in malafede, gli stranieri. Ma non passa lo straniero! I più autorevoli giornalisti italiani invece (compreso me, che non sono giornalista ma resto autorevolissimo), proni, credono ad occhi chiusi alla verità di Sara. Ma proprio tutti. Anche quelli scettici riguardo all'uomo sulla luna e complottisti vari da scie chimiche e false flag, stavolta credono al tortellino contaminato. Ed io, ovviamente, con loro.
Il mio gatto invece, mi guarda strano. Lui, forse perché odiatore professionale, è colpevolista. O, almeno, non crede alla contaminazione. Anzi, una scusa simile dovrebbe portare l'aggravante di abuso dell'intelligenza felina. Il felino è diffidente per natura. Blatera di un doping sempre più raffinato, subdolo. Mica c'è più il bombone à la Fantozzi durante la Coppa Cobram o gli anabolizzanti vivi di Ben Johnson. Ora corre sul filo. È fatto di sostanze lecite create per curare asma, diabete o cancro, che assunte scientificamente a piccole dosi (in persone sane un dosaggio normale avrebbe effetti nefasti) hanno effetti dopanti, o mascherano il doping o ne attenuano effetti dannosi. Ci arrivate o no, voi bipedi? Sembra dire. Il felino è un odiatore nato, non va preso in considerazione. Io credo a occhi chiusi nella buona fede di Sara. Credere, obbedire, combattere. Fosse una Williams o Sharapova chiederei l'ergastolo al 41 bis con isolamento diurno e notturno. Oltre alla restituzione di tutti i premi vinti in carriera.

Qualcuno penserà che sono pazzo a scrivere queste cose. Smentisco. Ho solo assunto accidentalmente, per contaminazione, Lsd sbevendo una birra assieme a un tossico. O forse canapa passando in macchina davanti a una piantagione abusiva. Chiedo il pieno proscioglimento per le cazzate scritte.

domenica 30 luglio 2017

FOGNINI SPIEGATO DA BUKOWSKI, DOPO UNA PEPERONATA

In un delirante lampo di autolesionismo dettato dai peperoni ripieni, sono spinto a scrivere un pezzo serio su Fabio Fognini, che ha appena vinto l'Atp
250 di Gstaad. Per carità, niente di così estremo, ma comunque un bel risultato in linea con i trionfi estivi degli ultimi anni, in tornei dopolavoristici snobbati da top players in vacanza. Pensavo fosse Umago il luogo ideale per il solito trionfo in ciavatte, ma il giovin Rublev (reo di prender righe) gli aveva sbarrato la strada. Gstaad invece, coi suoi alberghi a venticinque stelle, il clima temperato che ne ha limitato il tappamento di vene, si è ben prestato all'impresa.

Ovvio che scrivere un pezzo serio e obiettivo, visto il personaggio, mi risulta complicato. Poi, ammetto, sarei come Fonzie che fatica a dire certe cose. Mi sono dunque assopito con l'idea di quel pezzo, prima che gli incubi da peperoni facessero il resto e il pezzo si è dipanato, naturale come uno slice di Petzchner che bacia l'incrocio delle righe.
Nel sogno ero Fabio Fazio e avevo di fronte Charles Bukowski. Che non era mica morto, ma vivo e vegeto. Se ne stava sul divano, completamente nudo, con una mela sul cazzo e un pollo in testa. E guardava, rapito, un concerto di Fedez alla tv. Buk appariva assai provato, col volto scimmiesco abbacchiato, dopo una giornata durissima: ha presentato il libro della Lucarelli, scalato la Marmolada con Facci, partecipato a un convegno sulle scie chimiche di Sibilia, assistito a un monologo estasiato di Scanzi (dalla Gruber) sul bravissimo Dibba e, dulcis in fundo, ascoltato La Zanzara di Cruciani in taxi. Sembra provato. Non se l'è sentita di partecipare anche al dibattito con Travaglio che, sibillino, parla dei lati oscuri degli eroi antimafia Grasso, Mattarella, e quel Gesù non così santo e martire.
Dopo una simile giornata, Hank dichiara di voler smettere di bere, ordina una coca cola zero e un thè verde on the rocks con essenze di zenzero del Madagasgar. Rompo subito il ghiaccio:
- Maestro, che ne pensa di Fognini nostro?
Ragazzo, ti manca qualche rotella o sei andato in overdose da succo di mirtillo?
- No, chiedevo così tanto per. Immagino sia stata una giornata estenuante la sua...
Più che estenuante, surreale. Doveva vederli, praticavano asfissia autoerotica, ebbri dei loro miasmi intestinali. Terribile. Il vostro paese sembra un tendone da circo piantato in un manicomio.
- Certo, non è che voi americani con Trump stiate meglio...ma immagino, visti i personaggi che ha incontrato. E non ha ancora sentito Saviano.
No, Saviano mi piace. Vien voglia di accarezzargli la testa d'uovo. Poi a lui dobbiamo Gomorra. Io amo Gomorra, amico. "Ce ripigliamm tutt' chell' che è o nuost'". Fantastico.
- Ok, ma Fognini le piace? Sa, qui da anni il ragazzo divide l'opinione pubblica. È un personaggio strano, controverso...
Ragazzo, allora sei completamente fuori di melone. Pratichi anche tu asfissia autoerotica o ti masturbi a cazzo moscio come quei pazzi? In un paese dove la legge sulle unioni civili l'ha fatta un tizio considerato di destra da chi è contro l'apologia di fascismo, è contro i vaccini, crede alle sirene, vede scie chimiche, non crede all'allunaggio...Fognini per voi è uno strano?
- Ah, ok. Quindi le piace?
No, mi sta sul cazzo. O meglio, a tratti mi fa tenerezza. Non è uno cattivo, ma un buono che vuole fare il cattivo e diventa ridicola macchietta di sé stesso.
- Sì, ma ha un gran talento. Se solo mettesse quella testa matta a posto starebbe nei primi 5 in pianta stabile...
Ora è chiaro, amico. Non capisci un cazzo di niente. Sembri Fazio senza i soldi di Fazio. Il problema è la vostra fame atavica di campione. Siete come i morti di fica. Cercate il campione da quarant'anni e non vi accontentate di avere un buon giocatore e nulla più. Il migliore del dopo Panatta. O preferivi neuro Canè, Camporese, Gaudenzi, Caratti kid, Gianlucone Pozzi? Ma voi italiani credete nelle scie chimiche e in Fognini top 5...l'hai visto l'incontro con Gulbis? Il lettone è tutto ciò che Fognini vorrebbe essere. Talentuoso, svogliato, pazzo, perdigiorno, geniale. Il vostro è uno normale, e non se ne fa una ragione. Voi non ve ne fate una ragione.
- Se solo avesse la testa di Ferrer, però...
E se Marilyn avesse avuto il cazzo sarebbe stata Marilyn col cazzo.
- Quindi? Non la seguo più.
Caro il mio coglionazzo, Fognini è un bel leprotto. Ha grandi doti difensive, buona mano. Se ispirato per almeno due set come contro l'impiegato del catasto Bautista, riesce a passare dalla difesa all'attacco, variare e vincere. O giocare match divertenti, fini a ste stessi, contro top player. Vale i primi trenta, ma smettetela di farvi le seghe pensandolo top 5, 3, manica di pipparoli.
- Ok, maestro. Quindi per lei il fenomeno taggesco avrebbe dei limiti tecnici oltre alla testa?
Ha un servizio di merda, per esempio.
- Certo, ne convengo. Col servizio di Isner non ce ne sarebbe per nessuno.
E Isner con le gambe di Fognini avrebbe vinto sessantatrè slam, tre gramny e due oscar del cinema porno. E se la Littizzetto avesse il culo di Belen sarebbe una con un bel culo che fa battute ripugnanti.
- Chiaro.
Hai finito ora? Via, sciò, che devo vedere Ale Di Battista. Mi hanno detto che è un ragazzo in gamba. Sta organizzando un summit con l'amico Trump e Kim Jong-un al bar Boe di Springfield, che dovrebbe garantire la pace nel mondo su Facebook e la fine della fame in Africa su Instagram, coi like dei click al blog contro le fake news del dittatore Renzie.
Poi è rimorto, bevendo una birra.

venerdì 28 luglio 2017

DJOKOVIC SI FERMA. CERCASI STRIZZACERVELLI PER CURARE OSSI ROTTI



Come un fulmine a ciel sereno, inaspettato quanto una battuta scema della Littizzetto o una volée di Seppi, ecco la notizia bomba dell'estate: Novak Djokovic decide di fermarsi. Durante l'attesissima conferenza stampa, dichiara che tornerà alle competizioni solo nel 2018. Ha bisogno - ribadisce - di qualche mese di riposo per "rigenarare il suo corpo". E, dice e non dice, per curare la mente. Ovvio, anche saggio, porre fine alle pallide prestazioni offerte negli ultimi mesi, cercando di ritrovarsi.
Per una coincidenza astrale, provocazione, scaramanzia o semplicemente per ribadire come la sua dote principale non sia la volèe ma restano le imitazioni (pirotecniche), il serbo comunica la decisione nello stesso giorno in cui lo scorso anno Federer annunziò ai fedeli la momentanea sosta prima dell'arcinota (gaudiosa) ascensione del 2017.
Come Federer, quindi, ma anche come Nadal, che ancora prima sostò in officina per aggiustare gli ossi. I due però, non sembravano aver perso nulla della fame onnivora che, forse più delle giunture provate, ha mandato temporaneamente al tappeto Nole. Più fuori di capoccia che azzoppato. Ed è questo a rendere il suo ritorno nel 2018 possibile ma non così scontato. La sua è una specie di saturazione-svuotamento fisico e mentale che l'ha colto dopo il picco monstre e sforzo sovrumano prodotto per arrivare al vertice. Perché, alla fin della fiera, si è rivelato meno macchina e addirittura più umano di Federer e Nadal.
L'è scioppaa, diceva Jannacci.
Più che a un parallelo coi due suoi contemporanei, viene in mente un'analogia con quanto successe a John McEnroe nel 1985, dopo il 1984 di grazia divina. Mollò per sei mesi, senza riuscire più a ricreare quell'alchimia magica.
Sin troppo semplicistico e grossolano però parlare di crisi psicologica di Djokovic, problemi familiari, gossip martellante. Il vero punto di non ritorno per Nole è stato un altro: la predizione vaticinio di tal Scanzi (penna del Fatto e quasi quotidiana velina dalla Gruber per spiegarci le cose beppesche come un Emilio Fede flautato) che, coi bardamenti del Divino Otelma e leggendo nei visceri di Beppe Grillo, ne pronosticò un dominio assoluto per gli anni 2016-2017. Pem! Tra capo e collo. Da allora Nole non ne ha azzeccata mezza. Come trafitto da uno spillone voodoo. Capirete allora, con questo fardello tremendo sugli zebedei, quanto un ritorno di Djokovic ai massimi livello resti faccenda complicata, legata non solo ad aspetti tecnici ma anche ad adeguate contromisure per malocchi, gatti neri e Crisantemi e Fattisti delle pompe funebri.
C'è però un altro punto oscuro, tremenda minaccia incombente sul capoccione irsuto di Djokovic. Una frase gettata lì "Anche l'anno prossimo mi seguirà Andre Agassi". Il kid di Las Vegas chiamato al suo capezzale quest'anno per fargli "riaccendere la scintilla". Questo vuol dire due cose, forse tre. In primisi che i problemi mentali restano quelli più difficili da superare rispetto all'avambraccio usurato. In secondo luogo che, con ogni probabilità, dopo aver letto "Open" in piena crisi di rigetto per il tennis, Nole abbia pensato che Andre sia l'uomo giusto per fargli riaccendere la miccia. Come? Dio solo, o Sai Baba, lo sa. Forse più utile una birra con Gulbis o un reading di uno scrittore esistenzialista polacco malato di tisi.


lunedì 24 luglio 2017

IL PEGGIO DELLA SETTIMANA: IL RITORNO DALL'OLTRETOMBA DI PETZSCHNER E FERRER, LA PRIMA DI RUBLEV



(Post di 5 minuti, scritto sul telefonino aspettando in coda al supermercato).

Come tursiopi che giochicchiano col velenosissimo pesce palle e, mordicchiandolo sapientemente, assumono piccole dosi di veleno, Petzschner e Melzer (al secolo, scemo + scemo), volteggiavano egagri e strafatti, funamboli biscazzieri tra gioco, vita e sballo. Ah, quanti ricordi. Una volée melliflua, una bomba al fulmicotone, ricamo o aborto, sorrisetto squilibrato e via. Stando ben attenti a non schiacciare il pesce palla e morendo all'istante, giocavano col fato, lanciandoseli tra piroette e sbuffi d'acqua. Il periglio mortale come eccitante estremo. Seguitavano a lanciarselo e sballarsi a mo di poeti maledetti francesi, delfini tossici. Vinsero tre titoli, i due funamboli, due dei quali Slam (Wimbledon e Flushing Meadows). Quando si dice la classe.
A tre anni dall'ultimo acuto, il tursiope strafatto di veleno a piccole dosi del pesce palla, riappare a Baastad, dove trionfa assieme al doppista di lunghissimo corso (43enne) Knowle. Avanti così. Ci sono almeno 15 anni buoni di carriera per il nostro incommensurabile fesso teutonico Petzschner (8). Sempre in Svezia, il singolare va a un altro redivivo: David Ferrer (7), bravo a placare le zigzaganti insensatezze meravigliosamente inutili di Dolgopolov (6+). Pare, ma sono illazioni, che David abbia ripreso a fumare due pacchetti al giorno e sniffare calzini di prima qualità. Quindi, occhio a lui.

Ma in questa settimana da post apocalisse Wimbledon, v'era una mare di nulla interessantissimo tra i vari tornei. A Newport vince Isner (6,5), torneo che avrebbe portato a casa anche giocando solo di testa come Hateley. In finale, per dire, batte il redivivo Ebden (6). Sui prati fuori tempo americani ben figura anche quel tal Frank Dancevic (7, proprio lui!), partendo dalle qualificazioni. Sta tornando. L'estate si preannuncia ricca di sorprese.

Detto di Baastad, in Europa tornava l'amata terra rossa per chi, complici ristati modesti, deve rinunciare alle vacanze. Ecco Umago quindi, località turistica con bel mare e ottimo pesce, nel quale cogliere due piccioni con una fava. Torneo storicamente facilmente facile preda per italiani in tappine e pareo. Stavolta invece lo porta a casa un NexGen, Rublev (7,5). Aridaje. Eccone un'altro. Dopo Zverev, Kyrgios, Coric, Kokkinakis, Medvedev, Kachanov, etc...ora tocca a lui. Un altro belieber con ciuffone bimbominkia (tocca rassegnarsi, bellezza. È la nextgen), dall'indubbio talento. Due anni fa, visto dal vivo a Roma, mi impressionò. Colpi e martellate da predestinato, carattere e personalità, con bizzosi estremi da limare. Aveva 17 anni, mica 30, del resto. All'epoca però, esteticamente preferivo Kozlov e Safiullin (che ora vaga per futures sbeffeggiato dal mitologico Adelchi Virgili).
Il russo vince da lucky loser, regolando in finale uno stoico Lorenzi (7) e dopo aver percosso nei quarti Fognini (5), che accetta la sconfitta con la consueta sobrietà (prende solo righe, playstation, vincerebbe pure al casinò, porcoddiaz). Cristo pietà. Certo, un malpensante malparido potrebbe scrivere che oltre a perdere nei tornei importanti il nostro non vince nemmeno quando non c'è nessuno o quasi, in tornei da spiaggianti delusi. Che piglia sberle dai top attuali e dai NextGen, ProxiGen e AttualPipp. Ma, appunto, sarebbe un malparido. A Umago il pesce era buono, e il nostro aveva problemi di ventilatio intestinalis putrens. O "diarrea (emoticon)", coma fa sapere prontamente il di lui, egualmente sobrio, babbo (9,5).

Un'altra vicenda agonistica mi sta elettrizzando in questi giorni d'afa: la lotta per la candidatura a Premier in seno al M5s. Sfida epocale. Senza esclusione di colpi e minchiate. Sempre più grosse. Sbalorditive. Parte Gigino Di Maio a testa bassa con quel "Tal Boneschi" che continua a percepire un vitalizio. Pazienza che Boneschi sia morto da un anno e che un suo rutto valesse più di una miserrima vita da Di Maio. Dibattista non si fa intimorire e, forte di un estro da funambolo sudamericano appreso scaricando platani nelle navi nicaraguensi in gioventù, sferra un colpo sontuoso criticando Macron. Lo definisce una specie di Napoleone. Che poi, prosegue, conscio di sferrare un vincente a campo aperto "Napoleone almeno combatteva ad Auschwitz". Ora l'elettorato grillino è confuso, il Dibba ha ricucito lo strappo. Di Maio però, politico di razza (cit. un miracolato da Basaglia) non si fa intimorire, ed ecco il lampo di genio improvviso. L'Italia brucia, devastata da incendi ovunque. E cosa ti tira fuori questo piccolo sciacallo col sorrisetto da secchione impreparato? Racconta di aver chiamato ambasciate estere, Francia, Austria, San Marino, per ottenere canadair che, per magia, arrivano in nostro soccorso. Interrogati, i francesi dicono di aver ricevuto richieste solo dalla Protezione Civile e che Di Maio aveva chiamato il ristorante francese per farsi portare la cena, senza riuscirci. E, continuano, "perché, chi sarebbe questo conta palle?". Niente, fa il giornalista con un filo di vergogna "Uno, molto preparato, che dovrebbe candidarsi alla guida dell'Italia".
"Ah...les italiens...".


lunedì 17 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 - PAGELLE SINFONICHE



Uomini

Federer 8 (come i successi a Wimbledon, in undici finali giocate in 18 edizioni. E il ventennio non è ancora finito). Dominio assoluto, successo in perfetto Federer style. Programmato in modo certosino (quasi Lendeliano). Sinfonia maestosa e assolo ispirato. Trionfa senza lasciare un set per strada, in total control, rendendo Raonic, Cilic e Dimitrov autentici pupazzetti inanimati delle giostre. A 36 anni è in una condizione atletica straordinaria, grazie a un fisico integro nato per questo sport, mentre altri, lodevoli e innaturali, si leccano le ferite. Successo molto diverso, rispetto a quello australiano, meno emozionante ma più solenne, come si confà al proscenio reale in adorazione mistica e al suo Tempio. Senza epiche battaglie, ma in assoluto dominio dall'inizio alla fine.   Superiorità quasi imbarazzante. Il resto, chi blatera di Federer bravo a vincere senza avversari, quando Nadal, Murray o Djokovic non ci sono, lo fa per smania di protagonismo, voglia di far uscire la propria voce gracchiante fuori dal coro, per bastiancontrarismo ottuso e subumano grillismo innato. La storia, bontà loro, tra cinquant'anni descriverà Federer come il più grande di sempre (se nel frattempo Quinzi non esploderà, obviously), che vinse tutto, perse da giovani virgulti che per batterlo andarono oltre i loro limiti, impazzendo o sfibrandosi i muscoli, e quando questi giovanotti invecchiarono, lui li rimise in riga. Perché pare immune agli anni, all'umano logorìo. Più dimostrazione di superiorità di così...

Cilic 7. La mattanza finale non fa testo. Mancava un asciugamani gettato in campo per interrompere il martirio. Pronosticato almeno in semifinale, complice un tabellone apertosi magicamente, fa di più ancora. Su erba (non chiedetemi perché), il gigante di Big Fish si trova a meraviglia.

Sam Querrey 6,5. Bravo ad approfittare di un Murray malconcio. Per il resto, quello è. Mostruosità rassicurante. Faccia da mostro di Milwaukee travestito da Joker, cappellino da baseball, spalle spioventi e incedere compassato da battitore maldestro della major league, che spara cannoni in modo rigido, senza quasi piegarsi sulle ginocchia di legno. La morte del tennis, o quasi.

Thomas Berdych 6,5. Forse quello che maggiormente impensierisce (parolone) Federer in missione Divina. L'usato sicuro che prevale sul giovane ancora impacciato, Thiem (5,5). Anche come perdenti d'alto borgo, il ricambio generazionale tarda sulla ruota dell'Atp.

Milos Raonic 6. Vedi sopra, ancora meglio lui del bambinone presestinato Zverev. Quarti di finale che dovrebbero essere la regola per lui a Wimbledon, poi di fronte a Federer diventa un bambinone impacciato e maldestro, impotente.

Andy Murray 5. Claudicante, si salva con mestiere contro Fognini&Paire, troppo tonti tennisticamente per approfittarne. Niente può contro Querrey, che a differenza del duo Cochi&Renato francoitalico, è un tennista. Ancorché inguardabile. Per lo scozzese guai all'anca e futuro quanto mai incerto.

Gilles Muller 7. L'eroe alternativo del torneo. Nel trionfo da maratoneta volleante con Nadal, complice un cocktai di lsd, oppio, sciroppo di menta e spruzzatina di zenzero, ci vedo un po' di McErnroe vs Borg sinistro, a velocità tripla, con materiali moderni. È un aborigeno che lancia boomerang avvelenati per colpire noci di cocco o quaglie svolazzanti. Nella fattispecie, Nadal tra capo e collo, spalmato sui teloni. Dopo l'epica battaglia, cede in cinque set a Cilic. Perché, malgrado Federer abbia fatto passare la cosa in secondo piano, 34 anni sono comunque tanti. Senza stanchezza, la finale era alla portata.

Rafa Nadal 5,5. Non si può dire che stavolta, a differenza degli scorsi anni, non ci abbia provato con coraggio. Perde solo da un grandioso Muller per un centimetro, remando tre metri dietro la riga e provando a rispondere con magli arrotati ai servizi velenosi del lussemburghese. Pazzia. Ne escono traiettorie folli, la pallina è una libellula gigante percossa dai due. Passando quell'ostacolo avrebbe tranquillamente potuto raggiungere la finale in cui sarebbe stato scorticato da questo Federer monstre. Accontentando anche i detrattori.

Novak Djokovic 4,5. Cede a Berdych per un problema all'avambraccio. Eppure fino ai quarti era sembrato in crescita. Sta male fisicamente, come se mentalmente stesse meglio. Urge un santone indù. O una birra.

Ernests Gulbis 7+. Anche il folto numero di sminchiati tifosi del nulla, stavolta ha il loro eroe in pagella: sior siori, ecco a voi il gran ritorno del Lazzaro lazzarone Ernesto Gulbis. Direttamente dalla casa di cura in cui era ospite e ove si dilettava a giocare a golf in vestaglia trapuntata e occhiali da sole, fracassando vetrate, sgargarozzando dom perignon e fumando sigari cubani in piscina. Ormai numero 500 e rotti, decide di tornare tanto per ammazzare il tempo tra un party e un viaggio. Fortunato a trovare il nano maligno stravecchio de vecchionis Estrella (6) al primo turno, schianta il povero Del Potro a mezzo servizio (e senza rovescio). Poi sparacchia alla carlona l'impossibile contro Djokovic, perché aveva una partita di telesina in clinica. Dice di divertirsi nel vedere se riuscirà a rientrare nei 100, ma che si sente top 5 dentro. Come i pazzi, appunto.

Stan Wawrinka 4. Da Stan the Man a Stan the Dog. A suo agio sull'erba come un grillino in una libreria.

Fabio Fognini 6. Passa due turni alla portata. Perde dal top player di turno (Murray azzoppato) con solita girandola di occasioni perse. Niente di strano per quello che è: un (prevedibile fino alla noia) top 30/40. Lui però, non contento, fa parlare di sé. Invettive sui commentatori che osano nominarlo durante una telecronaca (per paragonarlo a Gulbis, tra l'altro, che a talento gli dà 6-0 6-1 in pantofole e ubriaco), poi sui social si lascia andare a battutine demenziali sui ritiri di Murray e Djokovic. Cretine e anche insensate, perché contro il menomato Murray ci aveva perso anche. Perché, diosanto? Come se il Cesena mettesse becco nelle questioni champions tra Barca e Real. Che qualcuno gli levi i social, almeno.

Italians 6. Bolelli, Seppi, Lorenzi passano un turno. Di più non si poteva certo sperare. Del resto, un po' d'Italia era presente grazie allo sponsor di Cilic. Giuro, l'ho sentita davvero.

Nextgen (o carta da culo soffigen). Kyrgios rotto. Zverev inadatto all'erba smontato da Raonic, Khachanov sminuzzato finemente da Nadal, Coric non pervenuto. Benino Medvedev, giustiziere di Wawrinka. Nella Nextgen italica, Travaglia passa le qualificazioni e, incredulo, dice di trovarsi molto bene sull'erba. A 26 anni, ci metteva piede per la prima volta.



Donne

Garbine Muguruza 8. Il suo torneo lo vince battendo in cruenta lotta Kerber. In finale nitrisce e doma con sapida freddezza le sfuriate iniziali di Venus. Ok. Una così, con simili mezzi fisici e atletici, sarebbe finalmente credibile numero uno Wta per un decennio. Se solo giocasse non dico metà, ma almeno un quarto di stagione a questo livello. Invece fino ad ora ci ha regalato un torneo all'anno da marziana e altri venti da mediocre top 100. Cambieranno le cose? La carica di plutonio durerà almeno un mesetto? Giacobbo nicchia. Del resto, non ci sono certezze, ma solo ragionevoli probabilità, diceva quello lì.

Venus 9. Sulle sue spalle l'obbligo di portare avanti il nome della famiglia. Inizia scossa dall'incidente d'auto, poi sempre più decisa. 37 anni e non sentirli. Tutta classe, orgoglio ed eleganza, la nera Venere. Doma le rampanti Ostapenko e Konta. In finale dà tutto quello che le è rimasto in serbatoio nel primo set. Persi i set point, si spegne la spia di riserva e pure il motore.

Johanna Konta 7. La sventurata che ancora faticava a riaversi per gli insulti sessisti in Fed Cup del vecchio mascalzone Nastase e per la schienata tremenda alla vigilia del torneo, pian piano diventa l'eroina locale, spinta all'impresa da tutto il Regno. La guardi servire con quel movimento anchilosato di un quarto d'ora e rischi di addormentarti non vedendo quanto il resto sia quasi peggio. Sarà una tattica diabolica. Si spinge fino alle semifinali, ma Venus la riporta a scuola. Tennista anche lodevole, costruitasi col lavoro un'efficacia da top 10 (attuale), le manca lo spunto per vincere uno slam.

Magdalena Rybarikova 7,5. Una delle mie protette, smilza giraffina con denti da roditore, dal gradevole tennis vintage nato per i prati. Davvero nessuno però, nemmeno parenti stretti ed estimatori, sperava in un simile exploit da semifinale, specie dopo l'infortunio e il ritorno negli Itf poche settimane fa.

Jelena Ostapenko 6,5. Dopo il boom parigino sembra camminare sulle nuvole, sicura e convinta. Venus le fa tornare qualche dubbio.

Simona Halep 5,5. Tennista regolare. Nel senso che arriva regolarmente alla fine e regolarmente trova qualcuna con più spunto nella volata.

Petra Martic 6+. Dopo Parigi, altro bel torneo della volleante croata. L'erba si adatta molto meglio al suo tennis leggero e sbarazzino. Ottavi e sogno che si infrange contro la più navigata Rybarikova.

Vika Azarenka 5. Non si poteva pretendere di più dopo il ritorno lampo post parto. Padre Amorth dovrà imbracciare il crocifisso a New York, temo.

Angelique Kerber 5,5. Perde il numero uno nell'infuocata sfida con Muguruza. Vederla difendere pervicacemente a denti stretti, doppio mento tremolante e gambe prosciuttoni piegate nell'erba, spezza il cuore e frantuma le palle.

Karolina Plyskova 4-. Hip hip hurrà. La Wta ha una nuova regina. La cadaverica sorella di Nosferatu Karolina, che perde al secondo turno, affettata a suon di slice dalla Rybarikova, e agguanta il primato. Cioè, mi spiego: questa ha giocato 18 slam in carriera, facendo una sola semifinale. Ed è numero uno. O i conti alla Wta li fa l'assessore al bilancio della Raggi o è l'emblema del nulla che regna nel tennis femminile.

Agnieszka Radwanska 6. Segnali di vita dall'aldilà. Svetonia Kuznetsova (6,5) con virile nerbo, la rispedisce nell'oltretomba.

Italiane 5. Giorgi è la migliore su questa superficie, passa due turni e perde onorevolmente contro Ostapenko. Poi, per vincere i championships c'è tempo. Se ha vinto Muguruza, che è mooooolto inferiore alla nostra (cit. il babbo), le speranze sono più che fondate. Schiavone a 37 anni è ancora la migliore delle nostre, di gran lunga. Errani e Vinci ormai paiono sbiadite ex. Non resta che sperare in un ritorno di Pennetta dopo il parto. Continuano nel mantra. Lei, neanche fosse Serena e avesse vinto 32 slam, raccoglie sibillina "visto quello che c'è in giro...". Che poi, imbecille come sono, non capisco: le speranze azzurre sarebbero riposte nel ritorno della 36enne Pennetta pochi mesi dopo il parto, mentre a 37 anni Schiavone che fa due finali di fila Wta è considerata un rottame indegno di WildCard a Roma. Boh, io non ci capisco niente.


domenica 16 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 13 - L'OTTAVA MERAVIGLIA DI FEDERER



Il giorno più atteso. Cielo di cemento. I due gladiatori entrano nel Tempio del Centre Court, un po' Colosseo, molto Cappella Sistina british. Gridolini ettrizzati delle composte dame sul centre court. Ceppi con cappellini di paglia inforcano occhiali binocolari. Vecchie cariatidi del passato, da Laver a Chris Evert, Edberg e Annette, inquadrate sugli spalti, ostentano gommose facce da party mondano retrò. William e consorte nel palchetto reale scorreggiano silenziosamente. E Homer Bum Bum Becker ebbro di birra, tra un rutto e l'altro, ci presenta il match per la Bbc che (fatale errore) ha deciso di pagarlo in birra e domani dichiarerà fallimento.
Il bimbo Luca getta la monetina. Roger in tenuta di bianco più bianco che il Dash non puote, nasconde la tensione dietro gesti flemmatici e un sorriso di finta serenità. Mirka, con coppie di gemelli, è la più tesa di tutti. Cilic pare lì per caso, vittima sacrificale già a partire dalla standind ovation riservata alla leggenda che entra nell'arena. "Cosa ci faccio qui?", si ripete guardandosi attorno con la faccia di bambinone solcata da orrende sopracciglia unite. Prova a scovare sulle tribune i due eroici, svitati, supporter croati con tanto di maglia a scacchi. È un utilmente inutile intralcio alla storia, il povero pastore di Medjugorie. E lo sa bene.
Anche l'inizio lascia trasparire una qual certa tensione. Federer balbetta nei primi turno di battuta, salva anche una palla break, poi scioglie il braccio e strappa la battuta al croato. Boato. 3-2 e match finito.
Da lì è solo esibizione. Sontuosamente scenica ostentazione di grandezza. Una maestosa dimostrazione a favore del mondo. Federer danza, fluttua magico, veloce e rapace. La magia nasce dal contrasto tra quella leggerezza di ballerino e la velocità siderale delle saette che schizzano via dalle corde.
Un dritto in controbalzo, balzetti in punta di piedi velocissimi, e smorzata improvvisa di rovescio scavata dalla pancia, che va a morire esangue appena varcata la rete.
È in tranquillità e totale rilassamento, Sua Divinità Immortale. Condizioni ideali per esprimere tutta la sua arte. Nessun eretico cannibale dall'altra parte, convintosi di poter arginare il Dio, ma il mite Marin, smarrito fino a fare tenerezza. Perfetto per quello che il Divino ama di più, la marcia isolata, in fuga dall'inizio, senza doversi abbassare nella pugna, inzaccherarsi la candida divisa in un testa a testa cruento. Aborro. Lo vedi non solo dal servizio e dritto devastanti, rapidità e condizione atletica straripante, ma anche da un rovescio quasi intimidatorio, giocato in modo sicuro, senza ritirare il braccio santo, grazie al quale strappa ancora il servizio all'avverasario per chiudere il primo set 6-3.
Cilic contina a fare il suo, ma il match è già finito dopo tre giochi. Forse lo era già nel tunnel d'ingresso. Nella sala d'attesa, magari. Pesta palline con velocità di bradipo, mentre l'altro, a dispetto dei sette anni di differenza, guizza come un luccio argentato. Spera in qualcosa, Marin. Che magari dal cielo grigio come l'acciaio inizi a cadere la pioggia. Che dal cielo scendano petali magici o un qualche aiuto umanitario. Ma nemmeno quelli potrebbero salvarlo dal tristo destino. Sul centrale continuano a piovere invece missili quasi invisibili ad occhio umano. Chi per la prima volta vede Federer ispirato è spinto a chiedersi da quale galassia sia sbucato quel figuro dal volto assente scocca dardi violenti con altrettanta, impressionante, grazia. In sourplace. Chi sia quell'incrocio tra Nureyev e Cassius Clay, intento a schiantare il malcapitato sparring,  invitato lì solo per rendere la grandezza dell'attore protagonista ancor più maestosa, quasi sulle note della quinta di Beethoven. Che invece è l'ottava di Federer.
6-3 6-1 sottolineato da gridolini quai preoccupati. Per la salute di Cilic e perché lo spettacolo non finisca subito. Qualcuno, mosso a compassione, riserva al croato dei battimani d'incoraggiamento. Tanto da spingerlo a opporre una qualche resistenza. Interrompere in qualche modo la cavalcata delle valchirie elvetica. Anche un medical time out va bene.
Ok, lo scafato spettatore che ha visto in diretta o cassetta i primi due set di McEnroe-Lendl a Parigi 1984, non si fiderà ancora. Tutto può succedere nello sport del Demonio. Ma Cilic non è Lendl, Federer non è Supermac.
Solo una parvenza di equilibrio a inizio del terzo, con pugnetti d'incoraggiamento di un Cilic sul patibolo, tanto comici quanto teneri, prima che l'altro non lo infilzi col break decisivo anche nel quarto. Federer ora piazza un servizio da marchio di fabbrica e lancia un urlo d'incoraggiamento che uno si aspetterebbe sul 5-5 al quinto. Invece siamo 6-3 6-1 4-3 30-15. E l'altro aveva osato vincere un periglioso quindici. È la sua particolare forma di agonismo da cannibale, intento a suonare una sinfonia devastante. O semplicemente per non assopirsi.
Uno straordinario, brevissimo, scorcio di sole illumina il centrale mentre Federer si appresta a servire per il match. Nessun sussulto, tremore, figurarsi, per andare ad acchiapparsi l'ottava meraviglia e la storia. Un'altra.

sabato 15 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 12 - MUGURUZA SPEGNE VENUS WILLIAMS



Tutto è male quel che finisce peggio. Una finale al femminile molto attesa, ricca di incroci, potenzialmente esplosiva ed equilibrata tra la giovane iberica e la vecchia Venere d'ebano.
Il match ha però deluso le attese. Le due iniziano contratte, aggrappate al servizio. Garbine nitrisce come cavalla del Palio di Siena, Venus risponde con ruggiti di pantera ferita. Io alla stalla tendo a preferire la savana. Gran battaglia abortita, perennemente sul punto di esplodere.
Il momento, e che momento, sembra arrivare sul 5-4 Venus, quando Muguruza al servizio si trova a dover annullare due set point. Sul primo Venus spinge, non abbastanza, per niente bene, e finisce per sbarellare col suo colpo meno sicuro, il dritto. L'altro lo salva col servizio, una fredda Garbine.
5-5 e convinzione che finalmente il match decolli. Niente di più sbagliato, perché da lì in poi è un autentico supplizio. Venere sembra non averne più, aver lasciato le residue energie che le restavano su quei due set point. Il servizio non la sorregge più, lontana dalla palla, sempre in ritardo e nello strenuo, vano, tentativo di compensare col braccio. L'altra invece è indemoniata, non molla niente. Cosa sia successo per trasformare l'anonima tennista che negli ultimi mesi (forse anni) aveva perso da tutte, e solo una settimana prima veniva ridicolizzata da Barbora Strycova a Eastburne (con la gnappetta ceca sin troppo generosa a lasciarle un gioco di mera pietà), per trasformarla in questa belva assolutamente invulnerabile, resta un mistero buono per Adam Kadmon, massimi esperti di scie chimiche o Piero Angela. Al limite Luciano Onder.
Parziale impietoso di 9-0 e invece del decollo il match si affloscia definitivamente.
Brava lo stesso Venus, a 37 anni ancora capace di sfiorare la vittoria in uno slam. Finché ha retto. Brava Muguruza. Dopo il successo a Parigi scrissi che, tenendo quel livello non avrebbe avuto problemi a diventare numero uno indiscussa. Da allora, due fiammate nel nulla. Per carità, non mi fa simpatia, e non me ne fanno tutte quelle capaci di exploit improvvisi e mesi del nulla più enigmatico. Come tutte, dirà qualcuno. Infatti mi stanno sulle balle tutte, meno due o tre.


venerdì 14 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 11 - FEDERER DAVANTI ALLA STORIA

Centre Court preso d'assalto. Sparuti drappelli di massimi esperti mondiali in mostrocismo, frotte di torvi lombrosiani e ignari spettatori a rischio suicidio dopo venti minuti, pronti a studiare Cilic e Querrey che si sfidano a singolar tenzone per un posto in finale. Due che, causando imprecazioni di organizzatori smadonnanti, al massimo potevi vederli in finale in un Atp 250. Agghiacciante. Lo spettacolo rasenta l'eccidio tennistico premeditato. Grazie a tennisti come loro, gran battitori e spudorati randellatori, e per scongiurare partite zeppe di ace e senza scambi, gli organizzatori pensarono a un'erba meno veloce. I risultati sono stati sbalorditivi: A Wimbledon i mostri battitori imperversano ancora e in più storti arrotomani (Errani esclusa) riescono liftare impunemente come faine. E le volée sono rarità, come violette nel deserto.
La spunta, come da pronostico, Cilic in quattro set, dopo violenta battaglia.
Poi i luminari escono, barcollando, ed entrano gli ansiosi sudditi di Federer. Tra Sua Divinità Santissima e la finale, Berdych. Il ceco ha la faccia convinta. Come
ostacolo all'elvetico pare appena meno convincente di Di Maio in missione in Europa, per cantargliene quattro ai signori della Comunità Europea (che, grazie a loro, ci considera subumani) "Lorzignori della Europa, noi sarebbi...sarettimo...stato stanghi di accogliervi i bambini che respingiete voi del bienderberghem massonico, che sareste stass...stabb...vabbè e il Pd? Noi fummo stati per l'euro ma anti euro in Europa o fuori dipende dal referendum di ruzzle sul blog. Che decide Beppe. Io preferiressi il sistema venezuelano". Quelli, considerandolo un nano ripetente in seconda media, lo rimpatriano.
Pinzellacchere a parte, Berdych sembrava vittima sacrificale sulla via di un Roger in spolvero marziano. Nei precedenti, ogni tanto Thomas aveva dato dispiaceri allo svizzero, ma quando Federer è in forma (e quest'anno lo è come non mai), coi picchiatori ci va a nozze. Sicuro, preciso, in fiducia assoluta. Volteggia su nuvole di marzapane imbevuto nella melassa. Trova la palla con velocità imbarazzante e con altrettanta, inquietante, facilità scocca vincenti, saette in controbalzo, risposte d'incontro spaziali.
Dopo un inizio in scioltezza, prova a complicarsi la vita facendo rientrare il ceco. Non sembra il miglior Federer del
torneo. Ne vien fuori un incontro tirato, che è straordinario a chiudere in due tie-break quasi perfetti e prendendo il largo nel terzo.
Finale raggiunta in modo immacolato, senza lasciare nemmeno un set per strada e sudare la candida maglia. Resta solo Frankenstein Cilic sulla sua strada. Ogni partita fa storia a se, Cilic in giornata è cliente difficile, ma non credo potesse sperare meglio.

WIMBLEDON 2017 DAY 10 - MERAVIGLIA VENUS



Un classico meriggio inglese, col sole malaticcio soffocato da nuvolaglia perenne, illuminato dai lampi di Venus Williams, semplicemente meravigliosa nel regolare Johanna Konta e spegnere le speranze di un Regno intero. Venere regola con vigore ed eleganza la naturalizzata inglese, sciorinando lampi di classe autentica. Buona per carità, questa Konta sbocciata tardi, costruita bene col lavoro, che nella top 10 attuale ci sta anche, ma di livello e cilindrata nettamente inferiore a una Venere in simile stato di grazia. Nemmeno la differenza di età ha appiattito questa voragine.
Potenza ed eleganza, si diceva. E dna di campionessa autentica sotto la pelle d'ebano. Caratteristiche dell'ultima diva del tennis mondiale. A 37 anni, sinuosa e feroce come una pantera che annusa il sangue, azzanna un'altra finale. Che c'è di strano, si dirà. L'età agonistica nel tennis si è allungata in modo incredibile. Ma il suo guizzo ha un valore speciale, se si pensa agli ultimi anni trascorsi a trascinarsi stancamente, tra mille traversie fisiche. Era una quasi ex, valletta della più tozza e feroce sorellona minore, al limite. Ora, con Serena forzatamente ai box, si è liberata la pantera sanguinaria che è in lei.
In finale ora troverà l'indemoniata Muguruza in stato di grazia e sarà dura, ma questa è un'altra storia.



mercoledì 12 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 9 - ROMPONO MURRAY E DJOKOVIC, I NUOVI MOSTRI TRA FEDERER E LA NONA OTTAVA IN RE MINORE

Quasi un dio zuzzurellone abbia voluto divertirsi un po' pet rallegrare questa torrida estate, servite le semifinali a sorpresa:
Cilic-Querrey e Federer-Berdych. Roba da non credersi. Capottano o si rompono tutti i possibili ostacoli tra Roger e la nona ottava sinfonia in Fa maggiore nel Tempio di Wimbledon. Il fenomeno svizzero può perderlo solo con un suicidio innanzi a cotanta mostruosità tennistica. Roger contro i mostri, come il Principe Carletto: Lerch, Frankenstein e il mostro della laguna nera. Lunghi, legnosi, brutti in modo quasi repellente (fatto salvo Berdych, mi dice dalla regia una miope). Praticamente una bestemmia estetica solo accostarli al Dio danzante, per un gioco del destino sono gli ultimi ostacoli verso il trionfo annunciato.
Ma come si è arrivati a questa conclusione incresciosa? Ecatombe che ha quasi del clamoroso?
Murray giochicchia claudicante contro Lerch Querrey in uno di quei match fintamente in equilibrio, in attesa che il più scaltro Murray piazzi la zampata vincente contro il subumano picchiatore dalle spalle scoscese, privo di  alternative tecniche. Invece ecco il colpo di scena: Lo scozzese, completamente infermo e con l'anca a pezzi, cede di schianto nel quarto e quinto set, raccattando appena due giochi.
Quello tra Djokovic e Berdych invece era un classicone dell'ultimo decennio, del filone "campioni vs perenni aspiranti campioni", dall'esito, nove volte su dieci, scontato. Entrambi in calo nell'ultima stagione, entrambi autori di un Wimbledon buono. Dura un set, prima del secondo tonfo di giornata: Djokovic abbandona per un problema al braccio.
L'eroico Gilles Müller poteva salvarci dai Mostri, ma non ha retto alla fatale morsa fatica fisica/prova del nove dopo il pazzesco exploit con Nadal. Per due set, l'airone continua a volare sulle ali dell'entusiasmo. Servizi forti, precisi e (binomio clamoroso) pieni di effettacci a uscire letali, volée e dritti al cuore. Va avanti un set e 5-3 nel tie-break del secondo, a un passo dal 2-0, quando un dritto tra gengive e stringhe del bradipo croato non cambia l'inerzia del match. Vien fuori una storia completamente diversa. Al 34enne Gilles riesce l'ennesimo eroismo del torneo portando il croato al quinto, prima di cedere stremato.
In questi mare mostruoso, Federer invece rispetta il pronostico e infligge lezione di tennis bestialmente superba al malcapitato Raonic. E ora aspetta al varco la truppa d'inattesi, innocui, Mostri.

martedì 11 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 8 - VENUS E L'ONORE DEI WILLIAMS



* Scusate mi ero fatto tanta deoga ieri, assieme a Giovanardi. Rave spettacolare, annesso cruising notturno in spiaggia nudista gay. Le semifinali sono Venus-Konta e Rybarikova-Muguruza.
Il sugo del discorso resta comunque valido. Venus perderà in finale contro Muguruza (se non con l'inglese, colta da malore dopo l'ennesimo servizio della Konta da frattura delle meningi). È scritto nelle stelle di Paolo Fox.

Semifinali femminili quasi delineate:
Venus vs Konta vs e Muguruza vincente tra Rybarikova e Vandeweghe, match tutt'altro che finito, col giraffino slovacco ispirato che prima dell'interruzione stava leziosamente disinnescando l'americanona.
Faccio una confessione incresciosa. Mesi addietro, appena appresa da Alberto Angela in persona la notizia di Serena partoriente, tra le mille cose, ne ho pensata una: quest'anno Venus vincerà almeno uno slam. A Wimbledon o a New York. Basavo questa convinzione su una considerazione banale, non priva di dati scientifici e leggendo le scie chimich volteggianti nel cielo. Fuori la più forte, vincerà la sorella della più forte. Perché, con la Serena gravida, l'unica fuoriclasse rimasta nel guano impervio insipiente della Wta è Venus.
Bene, ora posso dirlo, ci siamo vicini, ma, stante la mia proverbiale, rinomata in tutto il regno, capacità di portare sfiga peggio di un gatto nero investito da un carro funebre guidato dal becchino Travaglio intento a scrivere un certosino articolo assai garantista sulla Raggi che manco Emilio Fede d'annata, il torneo non lo vincerà. Purtroppo. O sarà molto difficile che accada. Probabilmente cederà alla giovenca iberica in una eventuale finale.
Intendiamoci, Venus vale tre Muguruze. Dalla sua parte differente caratura tecnica, dna di fuoriclasse, orgoglio, zavorrati da età e malanni. Ma la spagnola è giovane, non ha problemi fisici e ha trovato una di quelle (due o tre l'anno) in cui le riesce tutto. È carica a pallettoni.
Chiaro che a noi romantici, vagamente rincoglioniti, non resta che sperare nella vittoria dell'eleganza e della classe, capaci di prendersi beffe del tempo che scorre inesorabile.


WIMBLEDON 2017 DAY 7 - MULLER MANDA AL TAPPETO NADAL

Dal vostro inviato in mutande sulle rive del fiume, che prima o poi andrà a cercare uno a uno i grandi intellettuali (Freccero, Scanzi e Puffo provolino) che sbraitavano con bava alla bocca su quanto il M5s fosse un movimento di Sinistra. L'unica rimasta. Per spernacchiarli. Dopo il no allo ius soli, il no al reato di tortura, la recente condanna all'apologia di Fascismo, resta solo un sobrio apprezzamento alle leggi razziali.

Giornata riccchissima con tutti gli ottavi di finale in scena. Match più atteso e che non ha deluso le attese, quello tra Nadal e Muller. Il lussemburghese sfonda, il diavolo di Manacor rintuzza con ardore. Boomerang di servizio con effettacci velenosi d'attacco arginati a fatica dai magli diabolici carichi di curaro dello spagnolo. Ne esce un ovvio, grande, match, che si chiude allo sprint, 15-13, dopo autentica maratona.
Nadal fuori, ma Muller non è minimamente paragonabile ai cani, porci e Darcis che lo avevano battuto gli ultimi anni. Anzi, non fosse per la fatica fatta oggi, la finale sarebbe stata alla portata.
Per il resto, Federer dà lezioni allo scolaro Dimitrov, Murray giochicchia e batte pinnolone Paire, convince Cilic, maratona horror vinta da Querrey, altre maratone vinte come pronosticato (in un raro lampo di lucidità) dai più esperti Berdych e Raonic contro i bamboccioni insipienti Thiem e Zverev, inadeguati anche al ruolo di outsider. Djokovic rinviato, s'incazza.
Tra le donne la quasi finale anticipata tra Kerber e Muguruza è vinta in rimonta dalla spagnola. Kuznetsova regola con maschia fermezza qualche barlume, spasmo incontrollato di tennis di una Radwanska ancora convinta di essere viva. Sempre più convincente Venus, splendidamente a caccia del sesto titolo. Non lascia alcuna chance alla croata Konjuh (una che si farà, comunque). Vandeweghe spazza via il muretto di tufo Wozniacki. Ostapenko non si ferma più. Halep doma una Linda Blair ancora lontana dai suoi livelli.

domenica 9 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 6 - OTTAVI DA BERE. PRONOSTICI, SCOMMESSE E VINCITE SICURE



Sgargarozzando un abbondante bicchierone d'acqua sotto un chiringuito, analizzo la situazione a metà torneo, dandovi qualche prezioso consiglio per vincere bei soldoni con cui comperarvi la droga.
Cos'ha detto la prima settimana? Che i grandi favoriti rimangono grandi favoriti. Spaventoso percorso netto di Rafa, Roger, Nole, che vanno veloci. Una briciola lasciata per strada da Andy. Le quotazioni di Federer sono stabili, leggermente in discesa Murray, Nadal in crescita, Djokovic in grande crescita. Outsider (molto out): Cilic e Raonic. Più preparati loro di Thiem o Zverev.
Tra le donne, fuori Pliskova e Kvitova, confermo il ruolo di favorita (perché unica fuoriclasse rimasta, ancorché 37enne) di Venus Williams. Dietro Azarenka, perché ha la cazzimma. Poi Muguruza o Kerber. Outsider Svitolina, Ostapenko, Halep. Difficile possa vincere una tra Radwanska e Kuznetsova. Mina vagante Vandeweghe armata di lanciafiamme.

Uomini

Murray-Paire 90/10. Scozzese travestito da infermiere. Dopo Fognini dovrà sedare anche l'omologo oblungo d'oltralpe. Forse lascia un set anche a lui, per prescrizione medica.

Anderson-Querrey 50/50. La Famiglia Addams in confronto è un film sulla decadente bellezza. Orrore vero. 5 set e poi li cacciano dal circolo per indecenza.

Nadal-Muller 65/35. L'ottavo più interessante. Il ratto d'Iberua sembra avere tutte le intenzioni (e la forma) per provare a vincere pure Wimbledon. Muller è forse l'avversario più ostico che potesse capitargli. Sembra nato su questi campi, il lussemburghese. Gran parabole di servizio stile boomerang, volée e tutto il resto come si giocava nei gloriosi 90's. Gli manca solo il pantaloncino stretto strizza palle. Il maiorchino finirà per vincere, ma deve sudarsela. Over paga bene.

Cilic-Bautista 70/30. Due diversi orrori estetici. La potenza del bradipo e l'operoso corridore iberico adattato all'erba. Vince il primo.

Raonic-Zverev 55/45. Vado contro pronostico e prendo il nostro Peppa Pig con acconciatura da Tyrone Power. Possibili cinque set. Comunque over.

Federer-Dimitrov 65/35. Ennesima riproposizione del duello tra l'originale e la copia bulgara creata in un laboratorio difettoso. Tra il Re e l'erede perenne, manco fosse Carlo d'Inghilterra o Capitan Futuro De Rossi con Totti. L'impressione/timore è che il senza palle bulgaro possa provare il colpaccio. Servirà il miglior Federer.

Thiem-Berdych 50/50. Altro scontro generazionale, tra Berdych e quello che potrebbe rimpiazzarlo nel ruolo di perdente d'alto borgo. Thiem non mi fa impazzire sull'erba (nemmeno su terra, cemento e gomma piuma, a dire il vero). Troppo demenziale e prevedibile nell'ostinazione da sfondamento. Berdych può far valere la sua maggiore esperienza.

Djokovic-Mannarino 95/5. Eccidio degli infanti.


Donne


Kerber-Muguruza 40/60. Si sono presentate a Wimbledon cariche. La prima di birra al plutonio, la seconda di sangria all'uranio. Prevarranno le laceranti difese del craurto o le nitrenti mazzuolate della giovenca di Pamplona? Penso le seconde, ma un no contest ci salverebbe dal male.

Radwanska-Kuznetsova 40/60. Confronto dall'agre sapore antico. Due che, viva iddio, giocano bene al tennis. Prendo la seconda, più avvezza all'erezione (sportiva, e forse non solo). Tre set è buona quota.

Rybarikova-Martic 50/50. Match interesante e sicuramente ben giocato da due leziose prataiole, la rientrante giraffina slovacca e il croato scoiattolo. Testa o croce, ma un bel vedere.

Vandeweghe-Wozniacki 60/40. Altro confronto di stili opposti. L'arruffone attacco all'hot-dog yankee contro il muro difesivo della sirenetta maratoneta. La superficie dice la prima.

Konjuh-Williams 40/60. Bella sfida tra la giovane croata di bel talento e Venus, che anagraficamente potrebbe essere sua mamma. Se Venus ne ha ancora, vince in tre set. Se alla croata riesce il colpi può davvero candidarsi a crack del torneo.

Ostapenko-Svitolina 45/55. Ariecchile. A questo giro potrebbe spuntarla allo sprint la Svitolina pallettina. Over ci sta.

Konta-Garcia 60/40. Gli inglesi spingono per l'oriunda. I francesi rivedono in Caroline l'erede di Mouresmo. Testa o croce.

Azarenka-Halep 55/45. Match che vale tranquillamente una semifinale. Più cazzimma per Linda Blair post parto. Molto dipenderà dalle condizioni della bielorussa, che sembra lontana dalla forma migliore ma va avanti d'orgoglio. Come Venus, se ne ha ancora, vince la prima.



sabato 8 luglio 2017

WIMBLEDON DAY 5 - ITALIANI, CI RESTA UN GRAN CIPOLLA



Era il gran giorno degli italiani, coi nostri due migliori esponenti nell'ambizioso tentativo di arrivare alla seconda settimana.
Concrete speranze le ha Camila Giorgi. Il confronto con Ostapenko si presentava quasi come un premonitore passaggio di consegne tra la vincitrice del Roland Garros e la futura Regina di Wimbledon.
Guardo alcuni scambi e penso cose, avvolto da nubi d'oppio: sono ambedue bionde, più o meno naturali (Lele Mora conferma). Entrambe tenniste moderne, violente, indemoniate. La prima è chiaramente più giovine ed inesperta. L'altra più navigata. La prima, causa l'età, è rudimentale, spara a casaccio (o alla famigerata beataminchia, se volete). L'altra invece è più logica, una picchiatrice assennata quasi. La prima ha un atteggiamento di meccanica estraneità, gioca punto dopo punto come se ognuno fosse uguale all'altro. Nessuna attenzione per avversaria, posizione del campo, punteggio. L'altra invece ha un suo agonismo, magari discutibile, ma sembra già matura, varia scelte tattiche, produce bei cross stretti di rovescio, gioca bene i punti importanti.
Il match è equilibrato, si gioca su pochi punti e, fatalmente, non può che vincerlo la più esperta e tennista in senso stretto, la ventenne Ostapenko, rispetto alla ventiseienne Giorgi, giovinetta e ancora progetto tennistico.
Poche chance aveva Fognini, capace però del suo solito spettacolo (ritrito) contro Murray. Buona prestazione, rende il match divertente, perde alcune clamorose occasioni per portate l'incontro al quinto e cede a Murray in quattro partite. La differenza tra un campione e buon giocatore sta tutta lì.
All'Italia resta solo il buon Fabio Cipolla, in corsa in doppio.
Per il resto, spaventano Nadal e Azarenka. Occhio al vecchio Muller, che partita dopo partita, dimostra di essere nato per giocare su questi campi.

venerdì 7 luglio 2017

WIMBLEDON DAY 4 - ERNESTO GULBIS, ZAR DI TUTTI I NIGHT



Dal vostro inviato, ancora scosso per la notizia del flirt Ambra-Allegri. Pare che lei gli abbia regalato il nastro d'argento, il coach ha risposto con un paio di medaglie. D'argento.

Nessun dubbio sul match di cartello odierno: Gulbis-Del Potro. Da un lato il gigante argentino da anni ospite del centro traumatologico di Tandil, dall'altra il lettone, temporaneamente evaso dal frenocomio di Riga "la mente latente mente", centro per ricchi snob scansafatiche, ove soggiorna giocando a ping pong in vestalgia di seta con le sue iniziali.
Confronto imperdibile.
I due avrebbero potuto essere top 5 per almeno un decennio, ma paiono lodevoli rottami.
Match che si presenta bruttino, giocato su poche, poderose, roncole. A pagare maggiormente per gli handicap sembra Del Potro, ormai costretto a giocare solo slice di rovescio come un Petzschner senza averne mano e aria. Ernesto il lazzarone versione barbudos invece sembra addirittura favorito dalla celeberrima infermità mentale. Ben centrato, cioè, non avendo più nessun obiettivo, ambizioni pseudosportive, se non scolarsi una birra ghiacciata al punto giusto, gioca a briglia sciolta. Inizia forte e mette alle corde l'argentino claudicante (a sto giro saranno le vene varicose o la gotta, non saprei). Botta di servizio, rovescio lungolinea, martellata di dritto all'angolo opposto e melliflua smorzata di rovescio in controtempo che lascia l'altro bocconi, faccia in avanti. Basta quel punto a descrivere il Gulbis essere. Violenza e geniali tocchi beffardi, per azzannare il primo set con sbuffo di sufficienza.
E il canovaccio non cambia nemmeno nel secondo set. Due infermieri somministrano al cavallo ferito argentino tre pillone.
"Tre?", chiede allibito lui. Come a dire, me ne servirebbero tremila.
Vien quasi da tifare per il buono di Tandil, avversato dalla sorte, contro il cattivo lettone, che la sorte si è divertito a fumarsela a bordo piscina.
Lascio il lettone avanti di due set, col linguaggio del corpo del gigante Juan Martin che grida "pietà", convinto che qualcosa di irrazionale, un epico suicidio lettone, possa accadere ancora. Invece il lazzarone barbuto la chiude in tre. Ora per lui ci sarà Djokovic, cui avrà una gran voglia di insegnargli la vera non violenza.
Per il resto, poche sorprese, tranne il solito tonfo tra le donne: in un match tra esangui vampire, Rybarikova (una che su erba sa come si gioca) fa fuori Karolina Pliskova.

giovedì 6 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 3 - PAOLINO LORENZI ALLA BERSAGLIERA, ANTIEROE DEI DUE MONDI

Dal vostro inviato, vittima di reato di tortura retroattivo. All'estero un po' si sorprendono: habemus finalmente un miserabile reato di tortura. Plaude il Vaticano, contraria la vera sinistra, perché Renzusconi è di destra. Contraria la destra, Berlusconi e Salvini. Scettici i 5stelle, che volevano depenalizzare la tortura per i ladri lazzaroni del Pd.

Merito del reato di tortura, se non mi fanno seguire l'eroe di giornata: Paolo Lorenzi. Classe '81, una vita da gregario giramondo, da Bucamaranga a Bogotà, passando da Santiago, Orbetello via Medellin, tra i diversi cartelli di narcos. Eroico, fino alla top 100 da ultratrentenne. Quasi miracoloso, si disse. Miracolo di abnegazione e lavoro, quando sei un classe '81 come Federer, ma di quella classe hai nemmeno un unghio. Allenamento e miglioramenti continui a 35 anni, quando altri, gravidi di talento presunto, rifiutano sdegnosamente di mutare i propri schemi a 21 anni.
Negli slam raccoglie noccioline dai big (clamoroso un primo turno con Djokovic da eccidio degli infanti) e scherno di qualche ex buzzurro ora ai microfoni.
Potrebbe bastare, accontentarsi di quel premio per un girovagare senza sosta. Ma mica si è ferma, il prode Paolino, antieroe dei due mondi. Inizia a carburare anche nel circuito maggiore, azzanna un titolo, si fa spazio in Coppa Davis. Sempre più allibiti, ci si chiede come sia possibile questa parabola ascendente in tarda età. Lui se ne fotte, continua a pedalare del suo passo sul Pordoi. Vince addirittura una partita negli slam. Top 50, diventa per qualche settimana numero uno d'Italia ai danni di quel Fognini invece baciato da qualche ipotetico talento.
Tutti ancora blaterare di "mancanza di colpi", fortuna, punti dei challengers. Cazzate. Questo ormai fa più punti negli Atp.
Fino al presente: l'incredibile exploit nel tempio del tennis, a Wimbledon. Altri dileggi per la sua inclusione nelle teste di serie. Sarà mica colpa sua se è alle porte della top 30. Certo, era difficile immaginare un avversario alla sua portata su erba. Il sorteggio gli ha dato una mano mettendogli davanti Zeballos. Del resto, la fortuna aiuta gli audaci. E chi è più audace di lui, che sui prati risponde attaccato ai tabelloni, corre in punta di piedi come su una spianata di uova, per poi apparire a rete con bliz da guerrigliero cambogiano? Fantastico. Orrendo. Il match con l'argentino sarà stato di bruttezza biblica. Si va ben oltre il reato di tortura. Bravo il nostro antieroe a portarlo a casa dopo cruda battaglia, che i due avranno affrontato come fossere in un challenger nicaraguense su terra battuta.
Per il resto, unica sorpresa di giornata la sconfitta di Petra Kvitova, mia seconda favorita, che spara via tutto contro la Brengle.
Continua la marcia devastatice di Camila Giorgi. Vinta la seconda, ne mancano cinque per il trionfo finale. Non per salire sul carro in corsa, ma io l'ho sempre detto: questa diventerà la più forte di tutte. Nel cricket.

mercoledì 5 luglio 2017

WIMBLEDON DAY 2 - SUA DIVINITA' FEDERER ENTRA IN SCENA


Dal vostro solerte inviato, che non si tiene nelle mutande rossonere (col diavolo sul davanti) per il rinnovo di Donnarumma. Immanente, ho chiamato Mirabelli e Fassone che copulavano allegramente: "Bel lavoro ragazzi, ora speditelo al Real, che alle merengues manca un vice pizzaiolo per le trasferte. O alla Juve, cui serve un vice pallone d'oro".

Bando alle pinzellacchere, era il gran giorno di Federer. Tutto pronto per il debutto del semidio svizzero, nel suo elegante slancio verso l'attesissima "nona". Statua vivente che lagrima sangue e volée più di San Gennaro di fronte a Maradona accusato di molestie a una giornalista russa.
Un pallido sole si fa spazio tra le nubi gonfie per accoglierlo con i dovuti onori. Il verde dell'erba riluce ancor di più quando sua Divinità Eccelsa la calpesta coi piedi santi, entrando in campo. Urla d'emozione e composti gridolini british lo accompagnano mentre sgamba leggiadro in riscaldamento. Una candida fascetta a raccogliere gli ormai radi capelli. Appare sempre più stempiato, ma è un greve inganno. Non è lui a perdre i capelli, ma i capelli che perdono lui, rendendosi conto di non esserne degni. Tutto bianco, immacolato come la beata Vergine Maria. "È proprio un Santo!" si lascia andare un attempato spettatore coi lucciconi. 
Di fronte a lui, vittima sacrificale, Alexander Dolgopolov. Quella pazza libellula dal volo schizoide. Imprevedibile talento pazzo. "È un talento questo, un po' come Fognini, no?", mi fa uno che la sa lunghissima, più di Bersani mentre recita la parabola della mucca sul binario.
Lo spettacolo dura meno del previsto. Dopo un set, l'ucraino svolazzante, ferito all'ala, getta la spugna. Un pizzico di delusione tra i tifosi. Qualcuno invoca qualche games di esibizione: "Sire, la prego, non ci abbandoni così...".
Quello se ne va e tocca a Djokovic. Anche per lui poco più di un set di sgambata, prima che Klizan molli il colpo.
Per il resto, mezzo Del Potro basta e avanza per sbarazzarsi di un next gen a caso, Mischa Zverev affetta un Tomic presumibilmente alticcio e (a proposito di sobrietà dimenticate) si rivede addirittura Ernesto Gulbis, intento a sbranare il dominicano che pare uscito da una puntata di Narcos, Estrella. Avvincente sfida dal passato tra due ex diversamente gregari: Ferrer e Gasquet. La volontà sorretta da poco altro dello spagnolo e il talento naturale senza niente altro del francese. Vince Ferrer, su erba. Vien quasi da credere a Dustin Brown sulla lentezza dei campi. Ma questa è una vicenda vecchia come il cucco: l'erba a Wimbledon ha lasciato il posto a una specie di sterco battuto da almeno 15 anni. Nel confronto dell'estinzione, cui mancava il commento di Alberto Angela, Youzhny dispone di Mahut.
Anche tra le donne, in una giornata senza sussulti e con le favorite avanti senza patemi, era in programma una sfida tra ex inconsapevoli: Radwanska e Jankovic. Resta viva, temo per poco, la polacca morticella. 



Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.