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lunedì 17 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 - PAGELLE SINFONICHE



Uomini

Federer 8 (come i successi a Wimbledon, in undici finali giocate in 18 edizioni. E il ventennio non è ancora finito). Dominio assoluto, successo in perfetto Federer style. Programmato in modo certosino (quasi Lendeliano). Sinfonia maestosa e assolo ispirato. Trionfa senza lasciare un set per strada, in total control, rendendo Raonic, Cilic e Dimitrov autentici pupazzetti inanimati delle giostre. A 36 anni è in una condizione atletica straordinaria, grazie a un fisico integro nato per questo sport, mentre altri, lodevoli e innaturali, si leccano le ferite. Successo molto diverso, rispetto a quello australiano, meno emozionante ma più solenne, come si confà al proscenio reale in adorazione mistica e al suo Tempio. Senza epiche battaglie, ma in assoluto dominio dall'inizio alla fine.   Superiorità quasi imbarazzante. Il resto, chi blatera di Federer bravo a vincere senza avversari, quando Nadal, Murray o Djokovic non ci sono, lo fa per smania di protagonismo, voglia di far uscire la propria voce gracchiante fuori dal coro, per bastiancontrarismo ottuso e subumano grillismo innato. La storia, bontà loro, tra cinquant'anni descriverà Federer come il più grande di sempre (se nel frattempo Quinzi non esploderà, obviously), che vinse tutto, perse da giovani virgulti che per batterlo andarono oltre i loro limiti, impazzendo o sfibrandosi i muscoli, e quando questi giovanotti invecchiarono, lui li rimise in riga. Perché pare immune agli anni, all'umano logorìo. Più dimostrazione di superiorità di così...

Cilic 7. La mattanza finale non fa testo. Mancava un asciugamani gettato in campo per interrompere il martirio. Pronosticato almeno in semifinale, complice un tabellone apertosi magicamente, fa di più ancora. Su erba (non chiedetemi perché), il gigante di Big Fish si trova a meraviglia.

Sam Querrey 6,5. Bravo ad approfittare di un Murray malconcio. Per il resto, quello è. Mostruosità rassicurante. Faccia da mostro di Milwaukee travestito da Joker, cappellino da baseball, spalle spioventi e incedere compassato da battitore maldestro della major league, che spara cannoni in modo rigido, senza quasi piegarsi sulle ginocchia di legno. La morte del tennis, o quasi.

Thomas Berdych 6,5. Forse quello che maggiormente impensierisce (parolone) Federer in missione Divina. L'usato sicuro che prevale sul giovane ancora impacciato, Thiem (5,5). Anche come perdenti d'alto borgo, il ricambio generazionale tarda sulla ruota dell'Atp.

Milos Raonic 6. Vedi sopra, ancora meglio lui del bambinone presestinato Zverev. Quarti di finale che dovrebbero essere la regola per lui a Wimbledon, poi di fronte a Federer diventa un bambinone impacciato e maldestro, impotente.

Andy Murray 5. Claudicante, si salva con mestiere contro Fognini&Paire, troppo tonti tennisticamente per approfittarne. Niente può contro Querrey, che a differenza del duo Cochi&Renato francoitalico, è un tennista. Ancorché inguardabile. Per lo scozzese guai all'anca e futuro quanto mai incerto.

Gilles Muller 7. L'eroe alternativo del torneo. Nel trionfo da maratoneta volleante con Nadal, complice un cocktai di lsd, oppio, sciroppo di menta e spruzzatina di zenzero, ci vedo un po' di McErnroe vs Borg sinistro, a velocità tripla, con materiali moderni. È un aborigeno che lancia boomerang avvelenati per colpire noci di cocco o quaglie svolazzanti. Nella fattispecie, Nadal tra capo e collo, spalmato sui teloni. Dopo l'epica battaglia, cede in cinque set a Cilic. Perché, malgrado Federer abbia fatto passare la cosa in secondo piano, 34 anni sono comunque tanti. Senza stanchezza, la finale era alla portata.

Rafa Nadal 5,5. Non si può dire che stavolta, a differenza degli scorsi anni, non ci abbia provato con coraggio. Perde solo da un grandioso Muller per un centimetro, remando tre metri dietro la riga e provando a rispondere con magli arrotati ai servizi velenosi del lussemburghese. Pazzia. Ne escono traiettorie folli, la pallina è una libellula gigante percossa dai due. Passando quell'ostacolo avrebbe tranquillamente potuto raggiungere la finale in cui sarebbe stato scorticato da questo Federer monstre. Accontentando anche i detrattori.

Novak Djokovic 4,5. Cede a Berdych per un problema all'avambraccio. Eppure fino ai quarti era sembrato in crescita. Sta male fisicamente, come se mentalmente stesse meglio. Urge un santone indù. O una birra.

Ernests Gulbis 7+. Anche il folto numero di sminchiati tifosi del nulla, stavolta ha il loro eroe in pagella: sior siori, ecco a voi il gran ritorno del Lazzaro lazzarone Ernesto Gulbis. Direttamente dalla casa di cura in cui era ospite e ove si dilettava a giocare a golf in vestaglia trapuntata e occhiali da sole, fracassando vetrate, sgargarozzando dom perignon e fumando sigari cubani in piscina. Ormai numero 500 e rotti, decide di tornare tanto per ammazzare il tempo tra un party e un viaggio. Fortunato a trovare il nano maligno stravecchio de vecchionis Estrella (6) al primo turno, schianta il povero Del Potro a mezzo servizio (e senza rovescio). Poi sparacchia alla carlona l'impossibile contro Djokovic, perché aveva una partita di telesina in clinica. Dice di divertirsi nel vedere se riuscirà a rientrare nei 100, ma che si sente top 5 dentro. Come i pazzi, appunto.

Stan Wawrinka 4. Da Stan the Man a Stan the Dog. A suo agio sull'erba come un grillino in una libreria.

Fabio Fognini 6. Passa due turni alla portata. Perde dal top player di turno (Murray azzoppato) con solita girandola di occasioni perse. Niente di strano per quello che è: un (prevedibile fino alla noia) top 30/40. Lui però, non contento, fa parlare di sé. Invettive sui commentatori che osano nominarlo durante una telecronaca (per paragonarlo a Gulbis, tra l'altro, che a talento gli dà 6-0 6-1 in pantofole e ubriaco), poi sui social si lascia andare a battutine demenziali sui ritiri di Murray e Djokovic. Cretine e anche insensate, perché contro il menomato Murray ci aveva perso anche. Perché, diosanto? Come se il Cesena mettesse becco nelle questioni champions tra Barca e Real. Che qualcuno gli levi i social, almeno.

Italians 6. Bolelli, Seppi, Lorenzi passano un turno. Di più non si poteva certo sperare. Del resto, un po' d'Italia era presente grazie allo sponsor di Cilic. Giuro, l'ho sentita davvero.

Nextgen (o carta da culo soffigen). Kyrgios rotto. Zverev inadatto all'erba smontato da Raonic, Khachanov sminuzzato finemente da Nadal, Coric non pervenuto. Benino Medvedev, giustiziere di Wawrinka. Nella Nextgen italica, Travaglia passa le qualificazioni e, incredulo, dice di trovarsi molto bene sull'erba. A 26 anni, ci metteva piede per la prima volta.



Donne

Garbine Muguruza 8. Il suo torneo lo vince battendo in cruenta lotta Kerber. In finale nitrisce e doma con sapida freddezza le sfuriate iniziali di Venus. Ok. Una così, con simili mezzi fisici e atletici, sarebbe finalmente credibile numero uno Wta per un decennio. Se solo giocasse non dico metà, ma almeno un quarto di stagione a questo livello. Invece fino ad ora ci ha regalato un torneo all'anno da marziana e altri venti da mediocre top 100. Cambieranno le cose? La carica di plutonio durerà almeno un mesetto? Giacobbo nicchia. Del resto, non ci sono certezze, ma solo ragionevoli probabilità, diceva quello lì.

Venus 9. Sulle sue spalle l'obbligo di portare avanti il nome della famiglia. Inizia scossa dall'incidente d'auto, poi sempre più decisa. 37 anni e non sentirli. Tutta classe, orgoglio ed eleganza, la nera Venere. Doma le rampanti Ostapenko e Konta. In finale dà tutto quello che le è rimasto in serbatoio nel primo set. Persi i set point, si spegne la spia di riserva e pure il motore.

Johanna Konta 7. La sventurata che ancora faticava a riaversi per gli insulti sessisti in Fed Cup del vecchio mascalzone Nastase e per la schienata tremenda alla vigilia del torneo, pian piano diventa l'eroina locale, spinta all'impresa da tutto il Regno. La guardi servire con quel movimento anchilosato di un quarto d'ora e rischi di addormentarti non vedendo quanto il resto sia quasi peggio. Sarà una tattica diabolica. Si spinge fino alle semifinali, ma Venus la riporta a scuola. Tennista anche lodevole, costruitasi col lavoro un'efficacia da top 10 (attuale), le manca lo spunto per vincere uno slam.

Magdalena Rybarikova 7,5. Una delle mie protette, smilza giraffina con denti da roditore, dal gradevole tennis vintage nato per i prati. Davvero nessuno però, nemmeno parenti stretti ed estimatori, sperava in un simile exploit da semifinale, specie dopo l'infortunio e il ritorno negli Itf poche settimane fa.

Jelena Ostapenko 6,5. Dopo il boom parigino sembra camminare sulle nuvole, sicura e convinta. Venus le fa tornare qualche dubbio.

Simona Halep 5,5. Tennista regolare. Nel senso che arriva regolarmente alla fine e regolarmente trova qualcuna con più spunto nella volata.

Petra Martic 6+. Dopo Parigi, altro bel torneo della volleante croata. L'erba si adatta molto meglio al suo tennis leggero e sbarazzino. Ottavi e sogno che si infrange contro la più navigata Rybarikova.

Vika Azarenka 5. Non si poteva pretendere di più dopo il ritorno lampo post parto. Padre Amorth dovrà imbracciare il crocifisso a New York, temo.

Angelique Kerber 5,5. Perde il numero uno nell'infuocata sfida con Muguruza. Vederla difendere pervicacemente a denti stretti, doppio mento tremolante e gambe prosciuttoni piegate nell'erba, spezza il cuore e frantuma le palle.

Karolina Plyskova 4-. Hip hip hurrà. La Wta ha una nuova regina. La cadaverica sorella di Nosferatu Karolina, che perde al secondo turno, affettata a suon di slice dalla Rybarikova, e agguanta il primato. Cioè, mi spiego: questa ha giocato 18 slam in carriera, facendo una sola semifinale. Ed è numero uno. O i conti alla Wta li fa l'assessore al bilancio della Raggi o è l'emblema del nulla che regna nel tennis femminile.

Agnieszka Radwanska 6. Segnali di vita dall'aldilà. Svetonia Kuznetsova (6,5) con virile nerbo, la rispedisce nell'oltretomba.

Italiane 5. Giorgi è la migliore su questa superficie, passa due turni e perde onorevolmente contro Ostapenko. Poi, per vincere i championships c'è tempo. Se ha vinto Muguruza, che è mooooolto inferiore alla nostra (cit. il babbo), le speranze sono più che fondate. Schiavone a 37 anni è ancora la migliore delle nostre, di gran lunga. Errani e Vinci ormai paiono sbiadite ex. Non resta che sperare in un ritorno di Pennetta dopo il parto. Continuano nel mantra. Lei, neanche fosse Serena e avesse vinto 32 slam, raccoglie sibillina "visto quello che c'è in giro...". Che poi, imbecille come sono, non capisco: le speranze azzurre sarebbero riposte nel ritorno della 36enne Pennetta pochi mesi dopo il parto, mentre a 37 anni Schiavone che fa due finali di fila Wta è considerata un rottame indegno di WildCard a Roma. Boh, io non ci capisco niente.


domenica 16 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 13 - L'OTTAVA MERAVIGLIA DI FEDERER



Il giorno più atteso. Cielo di cemento. I due gladiatori entrano nel Tempio del Centre Court, un po' Colosseo, molto Cappella Sistina british. Gridolini ettrizzati delle composte dame sul centre court. Ceppi con cappellini di paglia inforcano occhiali binocolari. Vecchie cariatidi del passato, da Laver a Chris Evert, Edberg e Annette, inquadrate sugli spalti, ostentano gommose facce da party mondano retrò. William e consorte nel palchetto reale scorreggiano silenziosamente. E Homer Bum Bum Becker ebbro di birra, tra un rutto e l'altro, ci presenta il match per la Bbc che (fatale errore) ha deciso di pagarlo in birra e domani dichiarerà fallimento.
Il bimbo Luca getta la monetina. Roger in tenuta di bianco più bianco che il Dash non puote, nasconde la tensione dietro gesti flemmatici e un sorriso di finta serenità. Mirka, con coppie di gemelli, è la più tesa di tutti. Cilic pare lì per caso, vittima sacrificale già a partire dalla standind ovation riservata alla leggenda che entra nell'arena. "Cosa ci faccio qui?", si ripete guardandosi attorno con la faccia di bambinone solcata da orrende sopracciglia unite. Prova a scovare sulle tribune i due eroici, svitati, supporter croati con tanto di maglia a scacchi. È un utilmente inutile intralcio alla storia, il povero pastore di Medjugorie. E lo sa bene.
Anche l'inizio lascia trasparire una qual certa tensione. Federer balbetta nei primi turno di battuta, salva anche una palla break, poi scioglie il braccio e strappa la battuta al croato. Boato. 3-2 e match finito.
Da lì è solo esibizione. Sontuosamente scenica ostentazione di grandezza. Una maestosa dimostrazione a favore del mondo. Federer danza, fluttua magico, veloce e rapace. La magia nasce dal contrasto tra quella leggerezza di ballerino e la velocità siderale delle saette che schizzano via dalle corde.
Un dritto in controbalzo, balzetti in punta di piedi velocissimi, e smorzata improvvisa di rovescio scavata dalla pancia, che va a morire esangue appena varcata la rete.
È in tranquillità e totale rilassamento, Sua Divinità Immortale. Condizioni ideali per esprimere tutta la sua arte. Nessun eretico cannibale dall'altra parte, convintosi di poter arginare il Dio, ma il mite Marin, smarrito fino a fare tenerezza. Perfetto per quello che il Divino ama di più, la marcia isolata, in fuga dall'inizio, senza doversi abbassare nella pugna, inzaccherarsi la candida divisa in un testa a testa cruento. Aborro. Lo vedi non solo dal servizio e dritto devastanti, rapidità e condizione atletica straripante, ma anche da un rovescio quasi intimidatorio, giocato in modo sicuro, senza ritirare il braccio santo, grazie al quale strappa ancora il servizio all'avverasario per chiudere il primo set 6-3.
Cilic contina a fare il suo, ma il match è già finito dopo tre giochi. Forse lo era già nel tunnel d'ingresso. Nella sala d'attesa, magari. Pesta palline con velocità di bradipo, mentre l'altro, a dispetto dei sette anni di differenza, guizza come un luccio argentato. Spera in qualcosa, Marin. Che magari dal cielo grigio come l'acciaio inizi a cadere la pioggia. Che dal cielo scendano petali magici o un qualche aiuto umanitario. Ma nemmeno quelli potrebbero salvarlo dal tristo destino. Sul centrale continuano a piovere invece missili quasi invisibili ad occhio umano. Chi per la prima volta vede Federer ispirato è spinto a chiedersi da quale galassia sia sbucato quel figuro dal volto assente scocca dardi violenti con altrettanta, impressionante, grazia. In sourplace. Chi sia quell'incrocio tra Nureyev e Cassius Clay, intento a schiantare il malcapitato sparring,  invitato lì solo per rendere la grandezza dell'attore protagonista ancor più maestosa, quasi sulle note della quinta di Beethoven. Che invece è l'ottava di Federer.
6-3 6-1 sottolineato da gridolini quai preoccupati. Per la salute di Cilic e perché lo spettacolo non finisca subito. Qualcuno, mosso a compassione, riserva al croato dei battimani d'incoraggiamento. Tanto da spingerlo a opporre una qualche resistenza. Interrompere in qualche modo la cavalcata delle valchirie elvetica. Anche un medical time out va bene.
Ok, lo scafato spettatore che ha visto in diretta o cassetta i primi due set di McEnroe-Lendl a Parigi 1984, non si fiderà ancora. Tutto può succedere nello sport del Demonio. Ma Cilic non è Lendl, Federer non è Supermac.
Solo una parvenza di equilibrio a inizio del terzo, con pugnetti d'incoraggiamento di un Cilic sul patibolo, tanto comici quanto teneri, prima che l'altro non lo infilzi col break decisivo anche nel quarto. Federer ora piazza un servizio da marchio di fabbrica e lancia un urlo d'incoraggiamento che uno si aspetterebbe sul 5-5 al quinto. Invece siamo 6-3 6-1 4-3 30-15. E l'altro aveva osato vincere un periglioso quindici. È la sua particolare forma di agonismo da cannibale, intento a suonare una sinfonia devastante. O semplicemente per non assopirsi.
Uno straordinario, brevissimo, scorcio di sole illumina il centrale mentre Federer si appresta a servire per il match. Nessun sussulto, tremore, figurarsi, per andare ad acchiapparsi l'ottava meraviglia e la storia. Un'altra.

sabato 15 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 12 - MUGURUZA SPEGNE VENUS WILLIAMS



Tutto è male quel che finisce peggio. Una finale al femminile molto attesa, ricca di incroci, potenzialmente esplosiva ed equilibrata tra la giovane iberica e la vecchia Venere d'ebano.
Il match ha però deluso le attese. Le due iniziano contratte, aggrappate al servizio. Garbine nitrisce come cavalla del Palio di Siena, Venus risponde con ruggiti di pantera ferita. Io alla stalla tendo a preferire la savana. Gran battaglia abortita, perennemente sul punto di esplodere.
Il momento, e che momento, sembra arrivare sul 5-4 Venus, quando Muguruza al servizio si trova a dover annullare due set point. Sul primo Venus spinge, non abbastanza, per niente bene, e finisce per sbarellare col suo colpo meno sicuro, il dritto. L'altro lo salva col servizio, una fredda Garbine.
5-5 e convinzione che finalmente il match decolli. Niente di più sbagliato, perché da lì in poi è un autentico supplizio. Venere sembra non averne più, aver lasciato le residue energie che le restavano su quei due set point. Il servizio non la sorregge più, lontana dalla palla, sempre in ritardo e nello strenuo, vano, tentativo di compensare col braccio. L'altra invece è indemoniata, non molla niente. Cosa sia successo per trasformare l'anonima tennista che negli ultimi mesi (forse anni) aveva perso da tutte, e solo una settimana prima veniva ridicolizzata da Barbora Strycova a Eastburne (con la gnappetta ceca sin troppo generosa a lasciarle un gioco di mera pietà), per trasformarla in questa belva assolutamente invulnerabile, resta un mistero buono per Adam Kadmon, massimi esperti di scie chimiche o Piero Angela. Al limite Luciano Onder.
Parziale impietoso di 9-0 e invece del decollo il match si affloscia definitivamente.
Brava lo stesso Venus, a 37 anni ancora capace di sfiorare la vittoria in uno slam. Finché ha retto. Brava Muguruza. Dopo il successo a Parigi scrissi che, tenendo quel livello non avrebbe avuto problemi a diventare numero uno indiscussa. Da allora, due fiammate nel nulla. Per carità, non mi fa simpatia, e non me ne fanno tutte quelle capaci di exploit improvvisi e mesi del nulla più enigmatico. Come tutte, dirà qualcuno. Infatti mi stanno sulle balle tutte, meno due o tre.


venerdì 14 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 11 - FEDERER DAVANTI ALLA STORIA

Centre Court preso d'assalto. Sparuti drappelli di massimi esperti mondiali in mostrocismo, frotte di torvi lombrosiani e ignari spettatori a rischio suicidio dopo venti minuti, pronti a studiare Cilic e Querrey che si sfidano a singolar tenzone per un posto in finale. Due che, causando imprecazioni di organizzatori smadonnanti, al massimo potevi vederli in finale in un Atp 250. Agghiacciante. Lo spettacolo rasenta l'eccidio tennistico premeditato. Grazie a tennisti come loro, gran battitori e spudorati randellatori, e per scongiurare partite zeppe di ace e senza scambi, gli organizzatori pensarono a un'erba meno veloce. I risultati sono stati sbalorditivi: A Wimbledon i mostri battitori imperversano ancora e in più storti arrotomani (Errani esclusa) riescono liftare impunemente come faine. E le volée sono rarità, come violette nel deserto.
La spunta, come da pronostico, Cilic in quattro set, dopo violenta battaglia.
Poi i luminari escono, barcollando, ed entrano gli ansiosi sudditi di Federer. Tra Sua Divinità Santissima e la finale, Berdych. Il ceco ha la faccia convinta. Come
ostacolo all'elvetico pare appena meno convincente di Di Maio in missione in Europa, per cantargliene quattro ai signori della Comunità Europea (che, grazie a loro, ci considera subumani) "Lorzignori della Europa, noi sarebbi...sarettimo...stato stanghi di accogliervi i bambini che respingiete voi del bienderberghem massonico, che sareste stass...stabb...vabbè e il Pd? Noi fummo stati per l'euro ma anti euro in Europa o fuori dipende dal referendum di ruzzle sul blog. Che decide Beppe. Io preferiressi il sistema venezuelano". Quelli, considerandolo un nano ripetente in seconda media, lo rimpatriano.
Pinzellacchere a parte, Berdych sembrava vittima sacrificale sulla via di un Roger in spolvero marziano. Nei precedenti, ogni tanto Thomas aveva dato dispiaceri allo svizzero, ma quando Federer è in forma (e quest'anno lo è come non mai), coi picchiatori ci va a nozze. Sicuro, preciso, in fiducia assoluta. Volteggia su nuvole di marzapane imbevuto nella melassa. Trova la palla con velocità imbarazzante e con altrettanta, inquietante, facilità scocca vincenti, saette in controbalzo, risposte d'incontro spaziali.
Dopo un inizio in scioltezza, prova a complicarsi la vita facendo rientrare il ceco. Non sembra il miglior Federer del
torneo. Ne vien fuori un incontro tirato, che è straordinario a chiudere in due tie-break quasi perfetti e prendendo il largo nel terzo.
Finale raggiunta in modo immacolato, senza lasciare nemmeno un set per strada e sudare la candida maglia. Resta solo Frankenstein Cilic sulla sua strada. Ogni partita fa storia a se, Cilic in giornata è cliente difficile, ma non credo potesse sperare meglio.

WIMBLEDON 2017 DAY 10 - MERAVIGLIA VENUS



Un classico meriggio inglese, col sole malaticcio soffocato da nuvolaglia perenne, illuminato dai lampi di Venus Williams, semplicemente meravigliosa nel regolare Johanna Konta e spegnere le speranze di un Regno intero. Venere regola con vigore ed eleganza la naturalizzata inglese, sciorinando lampi di classe autentica. Buona per carità, questa Konta sbocciata tardi, costruita bene col lavoro, che nella top 10 attuale ci sta anche, ma di livello e cilindrata nettamente inferiore a una Venere in simile stato di grazia. Nemmeno la differenza di età ha appiattito questa voragine.
Potenza ed eleganza, si diceva. E dna di campionessa autentica sotto la pelle d'ebano. Caratteristiche dell'ultima diva del tennis mondiale. A 37 anni, sinuosa e feroce come una pantera che annusa il sangue, azzanna un'altra finale. Che c'è di strano, si dirà. L'età agonistica nel tennis si è allungata in modo incredibile. Ma il suo guizzo ha un valore speciale, se si pensa agli ultimi anni trascorsi a trascinarsi stancamente, tra mille traversie fisiche. Era una quasi ex, valletta della più tozza e feroce sorellona minore, al limite. Ora, con Serena forzatamente ai box, si è liberata la pantera sanguinaria che è in lei.
In finale ora troverà l'indemoniata Muguruza in stato di grazia e sarà dura, ma questa è un'altra storia.



mercoledì 12 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 9 - ROMPONO MURRAY E DJOKOVIC, I NUOVI MOSTRI TRA FEDERER E LA NONA OTTAVA IN RE MINORE

Quasi un dio zuzzurellone abbia voluto divertirsi un po' pet rallegrare questa torrida estate, servite le semifinali a sorpresa:
Cilic-Querrey e Federer-Berdych. Roba da non credersi. Capottano o si rompono tutti i possibili ostacoli tra Roger e la nona ottava sinfonia in Fa maggiore nel Tempio di Wimbledon. Il fenomeno svizzero può perderlo solo con un suicidio innanzi a cotanta mostruosità tennistica. Roger contro i mostri, come il Principe Carletto: Lerch, Frankenstein e il mostro della laguna nera. Lunghi, legnosi, brutti in modo quasi repellente (fatto salvo Berdych, mi dice dalla regia una miope). Praticamente una bestemmia estetica solo accostarli al Dio danzante, per un gioco del destino sono gli ultimi ostacoli verso il trionfo annunciato.
Ma come si è arrivati a questa conclusione incresciosa? Ecatombe che ha quasi del clamoroso?
Murray giochicchia claudicante contro Lerch Querrey in uno di quei match fintamente in equilibrio, in attesa che il più scaltro Murray piazzi la zampata vincente contro il subumano picchiatore dalle spalle scoscese, privo di  alternative tecniche. Invece ecco il colpo di scena: Lo scozzese, completamente infermo e con l'anca a pezzi, cede di schianto nel quarto e quinto set, raccattando appena due giochi.
Quello tra Djokovic e Berdych invece era un classicone dell'ultimo decennio, del filone "campioni vs perenni aspiranti campioni", dall'esito, nove volte su dieci, scontato. Entrambi in calo nell'ultima stagione, entrambi autori di un Wimbledon buono. Dura un set, prima del secondo tonfo di giornata: Djokovic abbandona per un problema al braccio.
L'eroico Gilles Müller poteva salvarci dai Mostri, ma non ha retto alla fatale morsa fatica fisica/prova del nove dopo il pazzesco exploit con Nadal. Per due set, l'airone continua a volare sulle ali dell'entusiasmo. Servizi forti, precisi e (binomio clamoroso) pieni di effettacci a uscire letali, volée e dritti al cuore. Va avanti un set e 5-3 nel tie-break del secondo, a un passo dal 2-0, quando un dritto tra gengive e stringhe del bradipo croato non cambia l'inerzia del match. Vien fuori una storia completamente diversa. Al 34enne Gilles riesce l'ennesimo eroismo del torneo portando il croato al quinto, prima di cedere stremato.
In questi mare mostruoso, Federer invece rispetta il pronostico e infligge lezione di tennis bestialmente superba al malcapitato Raonic. E ora aspetta al varco la truppa d'inattesi, innocui, Mostri.

martedì 11 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 8 - VENUS E L'ONORE DEI WILLIAMS



* Scusate mi ero fatto tanta deoga ieri, assieme a Giovanardi. Rave spettacolare, annesso cruising notturno in spiaggia nudista gay. Le semifinali sono Venus-Konta e Rybarikova-Muguruza.
Il sugo del discorso resta comunque valido. Venus perderà in finale contro Muguruza (se non con l'inglese, colta da malore dopo l'ennesimo servizio della Konta da frattura delle meningi). È scritto nelle stelle di Paolo Fox.

Semifinali femminili quasi delineate:
Venus vs Konta vs e Muguruza vincente tra Rybarikova e Vandeweghe, match tutt'altro che finito, col giraffino slovacco ispirato che prima dell'interruzione stava leziosamente disinnescando l'americanona.
Faccio una confessione incresciosa. Mesi addietro, appena appresa da Alberto Angela in persona la notizia di Serena partoriente, tra le mille cose, ne ho pensata una: quest'anno Venus vincerà almeno uno slam. A Wimbledon o a New York. Basavo questa convinzione su una considerazione banale, non priva di dati scientifici e leggendo le scie chimich volteggianti nel cielo. Fuori la più forte, vincerà la sorella della più forte. Perché, con la Serena gravida, l'unica fuoriclasse rimasta nel guano impervio insipiente della Wta è Venus.
Bene, ora posso dirlo, ci siamo vicini, ma, stante la mia proverbiale, rinomata in tutto il regno, capacità di portare sfiga peggio di un gatto nero investito da un carro funebre guidato dal becchino Travaglio intento a scrivere un certosino articolo assai garantista sulla Raggi che manco Emilio Fede d'annata, il torneo non lo vincerà. Purtroppo. O sarà molto difficile che accada. Probabilmente cederà alla giovenca iberica in una eventuale finale.
Intendiamoci, Venus vale tre Muguruze. Dalla sua parte differente caratura tecnica, dna di fuoriclasse, orgoglio, zavorrati da età e malanni. Ma la spagnola è giovane, non ha problemi fisici e ha trovato una di quelle (due o tre l'anno) in cui le riesce tutto. È carica a pallettoni.
Chiaro che a noi romantici, vagamente rincoglioniti, non resta che sperare nella vittoria dell'eleganza e della classe, capaci di prendersi beffe del tempo che scorre inesorabile.


WIMBLEDON 2017 DAY 7 - MULLER MANDA AL TAPPETO NADAL

Dal vostro inviato in mutande sulle rive del fiume, che prima o poi andrà a cercare uno a uno i grandi intellettuali (Freccero, Scanzi e Puffo provolino) che sbraitavano con bava alla bocca su quanto il M5s fosse un movimento di Sinistra. L'unica rimasta. Per spernacchiarli. Dopo il no allo ius soli, il no al reato di tortura, la recente condanna all'apologia di Fascismo, resta solo un sobrio apprezzamento alle leggi razziali.

Giornata riccchissima con tutti gli ottavi di finale in scena. Match più atteso e che non ha deluso le attese, quello tra Nadal e Muller. Il lussemburghese sfonda, il diavolo di Manacor rintuzza con ardore. Boomerang di servizio con effettacci velenosi d'attacco arginati a fatica dai magli diabolici carichi di curaro dello spagnolo. Ne esce un ovvio, grande, match, che si chiude allo sprint, 15-13, dopo autentica maratona.
Nadal fuori, ma Muller non è minimamente paragonabile ai cani, porci e Darcis che lo avevano battuto gli ultimi anni. Anzi, non fosse per la fatica fatta oggi, la finale sarebbe stata alla portata.
Per il resto, Federer dà lezioni allo scolaro Dimitrov, Murray giochicchia e batte pinnolone Paire, convince Cilic, maratona horror vinta da Querrey, altre maratone vinte come pronosticato (in un raro lampo di lucidità) dai più esperti Berdych e Raonic contro i bamboccioni insipienti Thiem e Zverev, inadeguati anche al ruolo di outsider. Djokovic rinviato, s'incazza.
Tra le donne la quasi finale anticipata tra Kerber e Muguruza è vinta in rimonta dalla spagnola. Kuznetsova regola con maschia fermezza qualche barlume, spasmo incontrollato di tennis di una Radwanska ancora convinta di essere viva. Sempre più convincente Venus, splendidamente a caccia del sesto titolo. Non lascia alcuna chance alla croata Konjuh (una che si farà, comunque). Vandeweghe spazza via il muretto di tufo Wozniacki. Ostapenko non si ferma più. Halep doma una Linda Blair ancora lontana dai suoi livelli.

domenica 9 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 6 - OTTAVI DA BERE. PRONOSTICI, SCOMMESSE E VINCITE SICURE



Sgargarozzando un abbondante bicchierone d'acqua sotto un chiringuito, analizzo la situazione a metà torneo, dandovi qualche prezioso consiglio per vincere bei soldoni con cui comperarvi la droga.
Cos'ha detto la prima settimana? Che i grandi favoriti rimangono grandi favoriti. Spaventoso percorso netto di Rafa, Roger, Nole, che vanno veloci. Una briciola lasciata per strada da Andy. Le quotazioni di Federer sono stabili, leggermente in discesa Murray, Nadal in crescita, Djokovic in grande crescita. Outsider (molto out): Cilic e Raonic. Più preparati loro di Thiem o Zverev.
Tra le donne, fuori Pliskova e Kvitova, confermo il ruolo di favorita (perché unica fuoriclasse rimasta, ancorché 37enne) di Venus Williams. Dietro Azarenka, perché ha la cazzimma. Poi Muguruza o Kerber. Outsider Svitolina, Ostapenko, Halep. Difficile possa vincere una tra Radwanska e Kuznetsova. Mina vagante Vandeweghe armata di lanciafiamme.

Uomini

Murray-Paire 90/10. Scozzese travestito da infermiere. Dopo Fognini dovrà sedare anche l'omologo oblungo d'oltralpe. Forse lascia un set anche a lui, per prescrizione medica.

Anderson-Querrey 50/50. La Famiglia Addams in confronto è un film sulla decadente bellezza. Orrore vero. 5 set e poi li cacciano dal circolo per indecenza.

Nadal-Muller 65/35. L'ottavo più interessante. Il ratto d'Iberua sembra avere tutte le intenzioni (e la forma) per provare a vincere pure Wimbledon. Muller è forse l'avversario più ostico che potesse capitargli. Sembra nato su questi campi, il lussemburghese. Gran parabole di servizio stile boomerang, volée e tutto il resto come si giocava nei gloriosi 90's. Gli manca solo il pantaloncino stretto strizza palle. Il maiorchino finirà per vincere, ma deve sudarsela. Over paga bene.

Cilic-Bautista 70/30. Due diversi orrori estetici. La potenza del bradipo e l'operoso corridore iberico adattato all'erba. Vince il primo.

Raonic-Zverev 55/45. Vado contro pronostico e prendo il nostro Peppa Pig con acconciatura da Tyrone Power. Possibili cinque set. Comunque over.

Federer-Dimitrov 65/35. Ennesima riproposizione del duello tra l'originale e la copia bulgara creata in un laboratorio difettoso. Tra il Re e l'erede perenne, manco fosse Carlo d'Inghilterra o Capitan Futuro De Rossi con Totti. L'impressione/timore è che il senza palle bulgaro possa provare il colpaccio. Servirà il miglior Federer.

Thiem-Berdych 50/50. Altro scontro generazionale, tra Berdych e quello che potrebbe rimpiazzarlo nel ruolo di perdente d'alto borgo. Thiem non mi fa impazzire sull'erba (nemmeno su terra, cemento e gomma piuma, a dire il vero). Troppo demenziale e prevedibile nell'ostinazione da sfondamento. Berdych può far valere la sua maggiore esperienza.

Djokovic-Mannarino 95/5. Eccidio degli infanti.


Donne


Kerber-Muguruza 40/60. Si sono presentate a Wimbledon cariche. La prima di birra al plutonio, la seconda di sangria all'uranio. Prevarranno le laceranti difese del craurto o le nitrenti mazzuolate della giovenca di Pamplona? Penso le seconde, ma un no contest ci salverebbe dal male.

Radwanska-Kuznetsova 40/60. Confronto dall'agre sapore antico. Due che, viva iddio, giocano bene al tennis. Prendo la seconda, più avvezza all'erezione (sportiva, e forse non solo). Tre set è buona quota.

Rybarikova-Martic 50/50. Match interesante e sicuramente ben giocato da due leziose prataiole, la rientrante giraffina slovacca e il croato scoiattolo. Testa o croce, ma un bel vedere.

Vandeweghe-Wozniacki 60/40. Altro confronto di stili opposti. L'arruffone attacco all'hot-dog yankee contro il muro difesivo della sirenetta maratoneta. La superficie dice la prima.

Konjuh-Williams 40/60. Bella sfida tra la giovane croata di bel talento e Venus, che anagraficamente potrebbe essere sua mamma. Se Venus ne ha ancora, vince in tre set. Se alla croata riesce il colpi può davvero candidarsi a crack del torneo.

Ostapenko-Svitolina 45/55. Ariecchile. A questo giro potrebbe spuntarla allo sprint la Svitolina pallettina. Over ci sta.

Konta-Garcia 60/40. Gli inglesi spingono per l'oriunda. I francesi rivedono in Caroline l'erede di Mouresmo. Testa o croce.

Azarenka-Halep 55/45. Match che vale tranquillamente una semifinale. Più cazzimma per Linda Blair post parto. Molto dipenderà dalle condizioni della bielorussa, che sembra lontana dalla forma migliore ma va avanti d'orgoglio. Come Venus, se ne ha ancora, vince la prima.



sabato 8 luglio 2017

WIMBLEDON DAY 5 - ITALIANI, CI RESTA UN GRAN CIPOLLA



Era il gran giorno degli italiani, coi nostri due migliori esponenti nell'ambizioso tentativo di arrivare alla seconda settimana.
Concrete speranze le ha Camila Giorgi. Il confronto con Ostapenko si presentava quasi come un premonitore passaggio di consegne tra la vincitrice del Roland Garros e la futura Regina di Wimbledon.
Guardo alcuni scambi e penso cose, avvolto da nubi d'oppio: sono ambedue bionde, più o meno naturali (Lele Mora conferma). Entrambe tenniste moderne, violente, indemoniate. La prima è chiaramente più giovine ed inesperta. L'altra più navigata. La prima, causa l'età, è rudimentale, spara a casaccio (o alla famigerata beataminchia, se volete). L'altra invece è più logica, una picchiatrice assennata quasi. La prima ha un atteggiamento di meccanica estraneità, gioca punto dopo punto come se ognuno fosse uguale all'altro. Nessuna attenzione per avversaria, posizione del campo, punteggio. L'altra invece ha un suo agonismo, magari discutibile, ma sembra già matura, varia scelte tattiche, produce bei cross stretti di rovescio, gioca bene i punti importanti.
Il match è equilibrato, si gioca su pochi punti e, fatalmente, non può che vincerlo la più esperta e tennista in senso stretto, la ventenne Ostapenko, rispetto alla ventiseienne Giorgi, giovinetta e ancora progetto tennistico.
Poche chance aveva Fognini, capace però del suo solito spettacolo (ritrito) contro Murray. Buona prestazione, rende il match divertente, perde alcune clamorose occasioni per portate l'incontro al quinto e cede a Murray in quattro partite. La differenza tra un campione e buon giocatore sta tutta lì.
All'Italia resta solo il buon Fabio Cipolla, in corsa in doppio.
Per il resto, spaventano Nadal e Azarenka. Occhio al vecchio Muller, che partita dopo partita, dimostra di essere nato per giocare su questi campi.

venerdì 7 luglio 2017

WIMBLEDON DAY 4 - ERNESTO GULBIS, ZAR DI TUTTI I NIGHT



Dal vostro inviato, ancora scosso per la notizia del flirt Ambra-Allegri. Pare che lei gli abbia regalato il nastro d'argento, il coach ha risposto con un paio di medaglie. D'argento.

Nessun dubbio sul match di cartello odierno: Gulbis-Del Potro. Da un lato il gigante argentino da anni ospite del centro traumatologico di Tandil, dall'altra il lettone, temporaneamente evaso dal frenocomio di Riga "la mente latente mente", centro per ricchi snob scansafatiche, ove soggiorna giocando a ping pong in vestalgia di seta con le sue iniziali.
Confronto imperdibile.
I due avrebbero potuto essere top 5 per almeno un decennio, ma paiono lodevoli rottami.
Match che si presenta bruttino, giocato su poche, poderose, roncole. A pagare maggiormente per gli handicap sembra Del Potro, ormai costretto a giocare solo slice di rovescio come un Petzschner senza averne mano e aria. Ernesto il lazzarone versione barbudos invece sembra addirittura favorito dalla celeberrima infermità mentale. Ben centrato, cioè, non avendo più nessun obiettivo, ambizioni pseudosportive, se non scolarsi una birra ghiacciata al punto giusto, gioca a briglia sciolta. Inizia forte e mette alle corde l'argentino claudicante (a sto giro saranno le vene varicose o la gotta, non saprei). Botta di servizio, rovescio lungolinea, martellata di dritto all'angolo opposto e melliflua smorzata di rovescio in controtempo che lascia l'altro bocconi, faccia in avanti. Basta quel punto a descrivere il Gulbis essere. Violenza e geniali tocchi beffardi, per azzannare il primo set con sbuffo di sufficienza.
E il canovaccio non cambia nemmeno nel secondo set. Due infermieri somministrano al cavallo ferito argentino tre pillone.
"Tre?", chiede allibito lui. Come a dire, me ne servirebbero tremila.
Vien quasi da tifare per il buono di Tandil, avversato dalla sorte, contro il cattivo lettone, che la sorte si è divertito a fumarsela a bordo piscina.
Lascio il lettone avanti di due set, col linguaggio del corpo del gigante Juan Martin che grida "pietà", convinto che qualcosa di irrazionale, un epico suicidio lettone, possa accadere ancora. Invece il lazzarone barbuto la chiude in tre. Ora per lui ci sarà Djokovic, cui avrà una gran voglia di insegnargli la vera non violenza.
Per il resto, poche sorprese, tranne il solito tonfo tra le donne: in un match tra esangui vampire, Rybarikova (una che su erba sa come si gioca) fa fuori Karolina Pliskova.

giovedì 6 luglio 2017

WIMBLEDON 2017 DAY 3 - PAOLINO LORENZI ALLA BERSAGLIERA, ANTIEROE DEI DUE MONDI

Dal vostro inviato, vittima di reato di tortura retroattivo. All'estero un po' si sorprendono: habemus finalmente un miserabile reato di tortura. Plaude il Vaticano, contraria la vera sinistra, perché Renzusconi è di destra. Contraria la destra, Berlusconi e Salvini. Scettici i 5stelle, che volevano depenalizzare la tortura per i ladri lazzaroni del Pd.

Merito del reato di tortura, se non mi fanno seguire l'eroe di giornata: Paolo Lorenzi. Classe '81, una vita da gregario giramondo, da Bucamaranga a Bogotà, passando da Santiago, Orbetello via Medellin, tra i diversi cartelli di narcos. Eroico, fino alla top 100 da ultratrentenne. Quasi miracoloso, si disse. Miracolo di abnegazione e lavoro, quando sei un classe '81 come Federer, ma di quella classe hai nemmeno un unghio. Allenamento e miglioramenti continui a 35 anni, quando altri, gravidi di talento presunto, rifiutano sdegnosamente di mutare i propri schemi a 21 anni.
Negli slam raccoglie noccioline dai big (clamoroso un primo turno con Djokovic da eccidio degli infanti) e scherno di qualche ex buzzurro ora ai microfoni.
Potrebbe bastare, accontentarsi di quel premio per un girovagare senza sosta. Ma mica si è ferma, il prode Paolino, antieroe dei due mondi. Inizia a carburare anche nel circuito maggiore, azzanna un titolo, si fa spazio in Coppa Davis. Sempre più allibiti, ci si chiede come sia possibile questa parabola ascendente in tarda età. Lui se ne fotte, continua a pedalare del suo passo sul Pordoi. Vince addirittura una partita negli slam. Top 50, diventa per qualche settimana numero uno d'Italia ai danni di quel Fognini invece baciato da qualche ipotetico talento.
Tutti ancora blaterare di "mancanza di colpi", fortuna, punti dei challengers. Cazzate. Questo ormai fa più punti negli Atp.
Fino al presente: l'incredibile exploit nel tempio del tennis, a Wimbledon. Altri dileggi per la sua inclusione nelle teste di serie. Sarà mica colpa sua se è alle porte della top 30. Certo, era difficile immaginare un avversario alla sua portata su erba. Il sorteggio gli ha dato una mano mettendogli davanti Zeballos. Del resto, la fortuna aiuta gli audaci. E chi è più audace di lui, che sui prati risponde attaccato ai tabelloni, corre in punta di piedi come su una spianata di uova, per poi apparire a rete con bliz da guerrigliero cambogiano? Fantastico. Orrendo. Il match con l'argentino sarà stato di bruttezza biblica. Si va ben oltre il reato di tortura. Bravo il nostro antieroe a portarlo a casa dopo cruda battaglia, che i due avranno affrontato come fossere in un challenger nicaraguense su terra battuta.
Per il resto, unica sorpresa di giornata la sconfitta di Petra Kvitova, mia seconda favorita, che spara via tutto contro la Brengle.
Continua la marcia devastatice di Camila Giorgi. Vinta la seconda, ne mancano cinque per il trionfo finale. Non per salire sul carro in corsa, ma io l'ho sempre detto: questa diventerà la più forte di tutte. Nel cricket.

mercoledì 5 luglio 2017

WIMBLEDON DAY 2 - SUA DIVINITA' FEDERER ENTRA IN SCENA


Dal vostro solerte inviato, che non si tiene nelle mutande rossonere (col diavolo sul davanti) per il rinnovo di Donnarumma. Immanente, ho chiamato Mirabelli e Fassone che copulavano allegramente: "Bel lavoro ragazzi, ora speditelo al Real, che alle merengues manca un vice pizzaiolo per le trasferte. O alla Juve, cui serve un vice pallone d'oro".

Bando alle pinzellacchere, era il gran giorno di Federer. Tutto pronto per il debutto del semidio svizzero, nel suo elegante slancio verso l'attesissima "nona". Statua vivente che lagrima sangue e volée più di San Gennaro di fronte a Maradona accusato di molestie a una giornalista russa.
Un pallido sole si fa spazio tra le nubi gonfie per accoglierlo con i dovuti onori. Il verde dell'erba riluce ancor di più quando sua Divinità Eccelsa la calpesta coi piedi santi, entrando in campo. Urla d'emozione e composti gridolini british lo accompagnano mentre sgamba leggiadro in riscaldamento. Una candida fascetta a raccogliere gli ormai radi capelli. Appare sempre più stempiato, ma è un greve inganno. Non è lui a perdre i capelli, ma i capelli che perdono lui, rendendosi conto di non esserne degni. Tutto bianco, immacolato come la beata Vergine Maria. "È proprio un Santo!" si lascia andare un attempato spettatore coi lucciconi. 
Di fronte a lui, vittima sacrificale, Alexander Dolgopolov. Quella pazza libellula dal volo schizoide. Imprevedibile talento pazzo. "È un talento questo, un po' come Fognini, no?", mi fa uno che la sa lunghissima, più di Bersani mentre recita la parabola della mucca sul binario.
Lo spettacolo dura meno del previsto. Dopo un set, l'ucraino svolazzante, ferito all'ala, getta la spugna. Un pizzico di delusione tra i tifosi. Qualcuno invoca qualche games di esibizione: "Sire, la prego, non ci abbandoni così...".
Quello se ne va e tocca a Djokovic. Anche per lui poco più di un set di sgambata, prima che Klizan molli il colpo.
Per il resto, mezzo Del Potro basta e avanza per sbarazzarsi di un next gen a caso, Mischa Zverev affetta un Tomic presumibilmente alticcio e (a proposito di sobrietà dimenticate) si rivede addirittura Ernesto Gulbis, intento a sbranare il dominicano che pare uscito da una puntata di Narcos, Estrella. Avvincente sfida dal passato tra due ex diversamente gregari: Ferrer e Gasquet. La volontà sorretta da poco altro dello spagnolo e il talento naturale senza niente altro del francese. Vince Ferrer, su erba. Vien quasi da credere a Dustin Brown sulla lentezza dei campi. Ma questa è una vicenda vecchia come il cucco: l'erba a Wimbledon ha lasciato il posto a una specie di sterco battuto da almeno 15 anni. Nel confronto dell'estinzione, cui mancava il commento di Alberto Angela, Youzhny dispone di Mahut.
Anche tra le donne, in una giornata senza sussulti e con le favorite avanti senza patemi, era in programma una sfida tra ex inconsapevoli: Radwanska e Jankovic. Resta viva, temo per poco, la polacca morticella. 


martedì 4 luglio 2017

WIMBLEDON DAY 1 - KYRGIOS, GIGANTE D'ARGILLA, TONFO WAWRINKA

Dal vostro inviato nella City, al fianco alla Contessina Serbelloni Mazzanti Viendalmare e un cardinale mano nella mano con due ragazzini mulatti cui offre caramelle (addolorata cit.).

Giornata iniziale pirotecnica. Murray, cui la condizione di quasi morte cerebrale celebrata da tutti non può che giovare, entra bene nel torneo disponendo della giovane promessa Bublik. Lo scozzese vede anche il suo tabellone liberarsi di due avversari ingombranti sulla via della finale. Vera sorpresa il tonfo clamoroso di Wawrinka, spazzato via dal giovane  russo Medvedev. Lo svizzero su erba si conferma un cinghiale sul ghiaccio. Sorpresa relativa la sconfitta di Nick Kyrgios, ritiratosi ormai a pezzi e in lacrime quando era sotto di due set contro il buon volleatore transalpino Herbert. Relativa perché erano note le condizioni fisiche approssimative dell'australiano tamarreide. Poco da dire, molte domande irrisolte. Forse non sa gestire la potenza di un tennis che non ha però molte alternative o si allena male. Oppure è solo sfortuna del momento. Random, buon successo di Kachanov nel derby maratona con Kuznetsov, il solito Dustin Globetrotter Brown da erba prevale sull'orrifico Sousa.
Capitolo italiani: Cecchinato raccoglie le briciole da Nishikori (uno che su erba vale molto meno della sua classifica). Il siculo avrebbe potuto raccattare qualche gioco in più, ma se non hai i colpi da erba e prepari puntigliosamente Wimbledon nei challengers su terra, non puoi pretendere molto. Stessa scelta scriteriata fatta da Bolelli, che però, avendo più colpi definitivi, dispone in quattro set di Lu, cinese barellato. Avanti il nostro erbivoro brucante Seppi.
Tra le donne incoraggiante esordio per Halep e Svitolina, soprattutto la seconda, che dispone di Ashley Barty, giovane australiana talentuosa e a suo agio sui prati come i suoi avi. Bene anche la Venere nera, specie dopo le traversie recenti al volante. Tra le italiane, Schiavone impartisce una lezione di tennis alla bella che non balla, Minnella. Camila Giorgi batte in rimonta una Cornet simpatica quanto una nevralgia durante un comizio di Di Maio con musica di sottofondo di Fedez.

sabato 1 luglio 2017

WIMBLEDON 2017, QUOTE E FAVORITI



Uomini

Roger Federer ve lo regalo a 3,00. Parte favorito per tutti, anche per me, con mille "ma" del caso. Frotte di esperti e massimi conoscitori della materia si sono spesi in suo favore, abbinandolo a possibile (sadicamente piacevole per questa specie) finale con Nadal. Siamo quasi allo stesso livello di enfasi eccitazione pre Cardiff, finita come tutti sappiamo. Certo, Federer sull'erba non è l'armata brancaleone bianconera in Europa, ma il suo successo lo vedo invece più complicato di quel che vaneggiano. Ha puntato tutto su Wimbledon, e spesso la cosa si rivela un boomerang. È fresco, gioca meglio di tutti sui prati, ma su quei terreni spesso un dettaglio può mandare a monte tutti i programmi studiati (sin troppo) a tavolino. E non ha certo la strada spianata. Inizia subito con la scheggia pazza Dolgopolov, difficile ci perda, ma da non sottovalutare. Poi Mischa camoscio Zverev, prima del gran replicante perdente Dimitrov (o Isner). Per arrivare alla semifinale con Djokovic (se ci arriva), banco di prova Raonic, o lo Zverev predestinato.

Andy Murray 4,20. In sordina, benino a Parigi, disastroso al Queens, per me può essere la sorpresa relativa. Tabellone di facile ingresso, poi l'ottavo che ci dirà le sue reali ambizioni contro il selvatico Kyrgios mezzo rotto. Quarti col Wawrinka annaspante sui prati e semi da giocarsi eventualmente con Nadal.

Rafa Nadal 5,00. L'erba è quasi un altro sport rispetto alla terra battuta di cui è Re indiscusso, ma quell'affare ammirato con timore a Parigi partirebbe sfavorito solo con Federer, forse. Come Federer a Parigi, se ci fosse andato, sarebbe partito battuto solo da Nadal. Il maiorchino però, questione di caratteri diversi, non scappa. Dà l'impressione di volerci provare. Il problema è ricreare la condizione di un mese fa. Che non voglia fare il figurante come gli ultimi anni lo si nota dalla decisione di giocare esibizioni di livello in preparazione, più utili di un torneo col rischio di uscire subito. Tabellone insidiosissimo. Bombardieri come Millmann, Kachanov, Muller o Karlovic (se i due si incrociano, il match potrebbe durare due mesi), possono stenderlo. Ma se passa questi esami e arriva alla seconda settimana, le sue quotazioni aumentano a dismisura e potremmo avere l'agognata finale con l'elvetico rivale, quasi un Prodi vs Berlusconi alle politiche 2018.

Djokovic 5,80. Il rischio di ritrovarselo in campo versione John Lennon in crisi mistica, capellone, collana con simbolo della pace e stafatto d'erba è forte. Al di là dei consigli di fermarsi da parte di soliti ex campioni sfaccendati, può ritrovarsi solo giocando. Per me può arrivare in findo. Vincere è più complicato. Del Potro al terzo turno, poi un Feliciano o Berdych, più che Thiem nei quarti, sono begli esami prima della semifinale eventuale in cui vorrà guastare la festa a Federer.

Wawrinka 12,00. Non intendo tediarmi/vi con questioni tecnico balistiche, ma è evidente come la sua attitudine agli slam cozzi con le difficoltà tecniche nel digerire l'erba: difficoltà a giocare senza i piedi ben piantati e produrre i suoi leggendari schiaffoni sui bassi rimbalzi. Certo, se un book me lo offre a 30, ci piazzo su un verdone tondo. Potrebbero metterlo in palla avversari complicati come Medvedev, Haas, quel che resta di Tsonga, prima di giocarsi tutto nei quarti con Murray o Kyrgios.

Marin Cilic 15,00. Occhio al bradipo. Per un qualche mistero gaudioso, su erba è avversario ostico. Poi, se trova la sequenza giusta come in quel'atroce Flushing Meadows e sta attento alle caramelle, può essere outsider concreto più di altri. Misurarsi e misurare Nadal in un quarto molto interessante. Primo turno ricco di spunti contro il Kohli versione capriolo zompettante sull'erba.

Altri: Ah, la rutilante next gen o giù di lì. Magari vincerà 15 Wimbledon, ma Alexander Zverev per me è l'antitesi del tennista da erba, troppo macchinoso per quei campi. Non merita nemmeno un euro a buttar via la quota 30. Un copeco su Kyrgios a 30
invece ce lo butto con piacere. Lui sì, si adatta all'erba come pochi ed ha la giusta incoscienza per affrontare i più forti. Questi i pro. Contro: il fisico non regge un tennis troppo potente, e sembra arrivare ai Championships tenuto assieme col nastro isolante. Thiem lo regalo a 80,00. Vedi Wawrinka, ma senza essere Wawrinka.

Mine vaganti da prendere con le molle, che non vinceranno, difficilmente arriveranno alla seconda settimana, ma col colpo in canna per abbattere un big nei primi turni: il vecchio Feliciano (a 36 anni gioca meglio che a 25, Federer non è mica un fenomeno per l'età), Muller, Kachanov, Isner, Karlovic (anni 38), Haas (anni 39).

Italiani. Fognini trova al primo turno Tursunov, che pensavo ormai ritirato e recluso in un manicomio moscovita. Invece, sfruttando il ranking protetto, ancora incassa assegni negli slam. Riuscirà il nostro prode alfiere a perderci? Sarebbe un capolavoro. Seppi è il nostro erbivoro per antonomasia, quasi fosse nato in australia negli anni '60, e può passare un turno. Bravo Bolelli a qualificarsi. Fanno presenza Lorenzi, Travaglia e Cecchinato.

Donne

Sono imbarazzato solo al pensiero di trovare una favorita. Serena al sesto mese potrebbe dire la sua. In assenza, l'unica campionessa vera è Venus. Malgrado l'età e gli acciacchi. A buona quota l'avrei presa, ma le ultime vicissitudini (denuncia penale a seguito di incidente stradale), complicano tutto.

Petra Kvitova è la mia favorita, davanti a Venus. Vicissitidini alle spalle, tennis ideale per i prati ed esperienza/carattere per vincere negli slam.

Karolina Pliskova. Avrebbe anche il tennis per risultare letale sui prati, ma ha carattere da Radwanska violenta. Picchiatrice senz'anima.

Halep. Se non ha vinto a Parigi, paradosso sarebbe vedere il suo tennis ordinatamente difensivo prevalere su erba. Ma i paradossi non spaventano la Wta.

Kerber, per carità. La tedesca che va ad uranio impoverito è sempre un rebus. E io non sono uno scienziato per risolverlo.

Muguruza. Vedi Kerber, bruna e coi colpi. Indecifrabile e terno a lotto. Troppe, inquietanti, le varianti. Come il Dandi all'ippodromo, guardi le quote e domandi attorno: Chi la monta oggi sta Muguruza? Er Bavosetto? È dei nostri, er bavosetto?

Kristina Mladenovic. La biondona francese gioca bene e si adatta a meraviglia all'erba. Senza le pressioni parigine e a buona quota, varrebbe un tentativo.

Poi un nugulo agghiacciante. Almeno una ventina di giocatrici che potrebbero fare il colpo o infilarsi: Konta (gesucristoemadonna), Svitolina pallettina, Wozniacki al piccolo trotto, Ostapenko misteriosa sull'erba, Svetonio Kuznetsova, Gnappa prataiola Strycova, bum-bum Lisicki al rientro, Garcia, la morticella Radwanska, Linda Blair Azarenza annaspante post parto, Barty (tra le due interessante primo turno), etc, etc.

Italiane. Vinci sfortunata, potrebbe lasciarci le penne già con l'altra Pliskova. Giorgi ha un bel primo turno contro Cornet. Può arrivare al terzo. Errani faticherebbe anche a vincere un set nel torneo delle glorie over 45, contro le sessantenni Navratilova o Sukova.

Fate il vostro gioco, io tengo il banco.

martedì 27 giugno 2017

IL RITORNO DI BERLUSCONI, LA VERA SINISTRA IN TRIONFO



Mi perdoneranno i milioni di appassionati di tennis, ci sarà modo di cianciar di racchette durante Wimbledon (che seguirò giornalmente come inviato al fianco della novantaseienne regina madre, strafatto di tisana allo stramonio), ma il momento è topico:
Amici, Fratelli, Compagni della Vera Sinistra, questo è un grande giorno. Abbiamo patito anni di delusioni, smarrimento di fronte all'oscena evenienza di poter vincere. Cose orrende. Un incubo dal quale stiamo lentamente svegliandoci.
I fatti sono noti. L'altro ieri si votava per i ballottaggi in molti comuni. I risultati suonano come una soave melodia tzigana. Ok, l'indegno Renzi col suo Pd di destra che pensa a sconce leggiacce fasciste come su Ius Soli e Unioni Civili ha vinto in 67 comuni, ma il dato che tiene alte le nostre speranze di ritorno a una Vecchia, Sana, Vera, Sinistra, sono i 59 comuni tornati nelle sapienti mani di Salvini e Berlusconi, a suon di "prima gli itagliani (rutto) hanno stati i zincheri (peto)". In fondo, i 5 stelle. Una vittoria straordinaria, urla Beppe Grillo. Ben 45 sindaci su  8000 in Italia son delle stelle. Uno straripante 0,5 di stampo adinolfiano. Marcia inarrestabile. Se tutto va per il giusto verso, tra ventimila anni i 5 stelle avranno più del 50% di sindaci nel paese. Ma, sterili numeri a parte, il M5S ha vinto perché Renzi ha perso pur vincendo ma indietreggiando. Chiaro, no? L'importante è che Renzi (che è di destra) perda e vinca invece Salvini, che invece rispetto a Hitler è democratico.
Ce l'abbiamo fatta, ragazzi.
Abbiamo resuscitato Silvio Abbelluscone, riesumato dal mausoleo della sua Villa di Arcore, dov'era tenuto in vita grazie all'affetto di Dudù, effluvi di fica e le amorevoli cure di Gianni Letta e olgettine vestite da suorine smutandate.
È stato difficile, ma ci siamo riusciti. 

Tripudio e bottiglioni di Tavernello stappati nella sede (un monolocale a Tor Pignattara) in cui sono rinchiusi quelli della minoranza Pd, i minorati (dall'alto di un 3/5% in sede al congresso). Giubilo, mortaretti, trenini sulle note degli Intillimani. Poi via ai cori "Renzimmerda, rottamaci stocazzo! Ficcatelo nel culo il 70%! Viva Berlusconi che ci dà la vita!". Rispuntano cappotti color cammello, eskimo sdruciti, giacche verdine a costine di velluto, sigari del '73, dolcevita da pensatori francesi.
È incontenibile Pigì Bersani, euforico per questa sconfitta vittoriosa che ci rimanda a un passato glorioso che si voleva indegnamente rottamare. Speranza fa apprendistato per diventare leader accendendogli un sigaro maleodorante.
Poi arriva Massimo D'Alema, il mammasantissima. Vera mente oscura e geniale del trionfo. Tra i due c'è uno scambio schietto, maschio.
"Caro Massimo, ce l'abbiamo fatta! Abbiamo resuscitato Silvio! Abbiamo vinto perdendo!".
"Ce ripigliamme tutte chell ch'è o nuost!", tuona il Lìder.
"Adesso che la mucca è sul binario, lo smacchio io il giaguaro".
Baffino fa una faccia strana, come di commiserazione.
"Certo, certo. Ma una cosa alla volta, diciamo. Abbiamo sistemato l'arrogante ragazzotto sovrappeso Renzi e restituito agli italiani Berlusconi. Ora la linea è chiara: bisogna riprendersi il partito, far cadere Gentiloni e poi andare ad elezioni, da perdere magnificamente. Gli italiani potranno tornare a misurarsi per un altro decennio (il Cavaliere ha una salute robusta, tranquilli), sui problemi reali del paese, grazie al nostro programma collaudato. Di concreta sinistra. L'unico dal 1993: "Abbelluscone ci ha il conflitto di interessi!".
Applausi dirompenti.
Gotor balla una lambada con la Geloni. Speranza mostra una maglietta con Winnie the pooh e Che Guevara. Bersani, ubriaco di Tavernello, tocca il culo a Rosy Bindi che improvvisa un conturbante striptease, ingoia il sigaro e poi ri parte.
"Hai ragione Massimo! Viva il Pd liberato! Ma il momento è delicato. Occhio alla mucca che dorme da sveglia, eh. C'è il pericolo delle destre alle porte. E quello lì, Berlussssconi, è un pericolo per la democrasssia se si mette con Renzi e quella roba qua. C'è mica da fidarsi, oh. Occhio. Penso che dobbiamo dialogare con le forze di centro moderato, come il Movimento 5 stelle!".
Poi arrivano le ambulanze a sirene spiegate.

Ma non cadiamo nell'errore di considerare i minorati Pd come unici artefici della rinascita di Silvio. Buona parte del merito è anche del M5S. Completamente scomparsi (0,5 di sindaci in tutta italia), i loro voti (di merda) sono ovviamente confluiti nella cloaca maxima del centro destra. Perché quello è il loro habitat. I topi escono dalla stessa fogna. Il M5S non è né di destra, né di sinistra, è di merda (cit. un genio su Twitter). Nel loro quartier generale del Fatto, è grande festa. Travaglio in perizoma di pelle e Scanzi in tutù rosa si lanciano in un liberatorio amplesso saffico. Finalmente torna Abbellusconi. I mignottoni, falso in bilancio, Emilio Fede, le Tv. Dopo anni in cui, arrabbattandosi sul babbo lazzarone di Renzi, le indagini del prode Woodcock uccello di legno e il culo cellulitico della Boschi, le vendite erano scese al di sotto della rivista "uncinetto facile a puntate". In più via ad una dozzina di libri che andranno a ruba tra i fans grillini (con versione audio libro per il 97% che sta ancora imparando a leggere).
Riecco Silvio, che appare in videoconferenza per ringraziare. Bersani scatta in ginocchio, con un terrificante rumore di rotule frantumate, per baciare lo schermo.
"Ti vedo bene, Silvio. Bentornato! Sei un grande uomo di sinistra. Il più grande di tutti. Nessuno come te ha portato lavoro a disoccupati, sfaccendati, giornalisti e politici senza idee e programmi. Lunga vita a Silvio e al conflitto di interessi!".
L'emozione è palpabile.
Anche Baffino si complimenta.
"La vedo in grande forma Cavaliere, diciamo...".
"Voi merdacce invece siete ingrigiti, stantii e puzzate di verze lesse...ma non c'è un po' di figa lì?", risponde Silvio, che poi li guarda, con ampio sorriso, ciuccia la tetta della badante, pulisce la sedia del ramarro Travaglio (che arrossisce di virginale emozione), e getta loro due banconote e tre noccioline.
"Viva la vera Sinistra!".

venerdì 23 giugno 2017

PAIRE, IL FOGNINI OBLUNGO



Capita di sbagliare. Chiaro, puoi farlo per totale offuscamento cerebrale bersaniano, quando ha considerato il M5S una forza di centro capace di arginare la deriva populista di destra. Oppure sbagliare per un santorismo innato. Quello di voler sadicamente, inconsapevolmente, far vincere le forze politiche che finge di avversare nelle sue soporifere trasmissioni. Prima Berlusconi, ora l'onda lunga delle stelle.
Poi puoi sbagliare anche perché a quel tempo dovevi ancora disintossicarti dall'lsd. È il mio caso, con Paire. Col lungagnone di Avignone ammetto di essermi sbagliato. Per anni gli ho riservato la tessera numero 7 della Gran Loggia Massonica dei Tennisti Superbamente Sminchiati. Recentemente espulso con ignominia. Eppure mi affascinava quell'allampanato ragazzotto naif, capace di genialità tra grezzezze non comuni. Sembrava uno vero. Rabbioso, istintivo, genuino. Uno che in una frazione di secondo era capace, come tutti i pazzi, di prendere la decisione più inutilmente bella. Comodo dritto a chiudere in recupero su una palla corta? Lui ci arriva in sourplace e, invece della comoda chiusura, ecco un balzo in sospensione e contro smorzata in tweener. Pazzo da legare. Amante del bello fine a se stesso, invece che delle stitica vittoria. Insomma, possedeva tutti i crismi affinché gli concedessi la tessera del LMTSS. C'era della verità, in lui. La verità è importante, per un pittore, scrittore, sportivo, prima ancora dei contenuti.
Per questo un po' m'annoiava chi trillava l'ennesimo "ma come, ti diverte Paire e schifi Fognini, che parono gemelli?".
Non  aveva tutti i torti, i due sembrano davvero gemelli siamesi divisi da una lavica pisciata. Ma nel primo, maledetta lsd, vedevo quel sincero, naturale genio perdente. Nel secondo esclusivamente un teatrante noioso. Paire era kitsch al naturale, Fognini consapevole camp.
Forse davvero ero annebbiato dalla sindrome per cui tutto quello che viene dalla Francia è considerato chic: le loro commedie sono genialmente frivole, le nostre pacchianamente cretine. O magari Paire mi ha semplicemete stufato. A fronte dei soliti, intermittenti colpi da funambolo sbronzo di acquavite, v'è una sequela di urticanti comportamenti da adolescente che ha ricevuto pochi ceffoni. Sempre più Fognini dalla sagoma oblunga. Tra di loro ormai, l'unica differenza è quella che intercorre tra una zucchina genovese e una lunga. Entrambi sembrano compiacersi nel recitare il ruolo di ultimo della classe, ma non perché lo sono, semplicemente perché sanno di non poter essere primi.
Benito il bretone è preda di un irreversibile, pacchiano, imborghesimento da attore di teatro vittima del suo personaggio. Macchietta ormai di se stesso. Già, anche gli sminchiati si imborghesiscono appiattendosi a un noioso livello fognizzato.

martedì 20 giugno 2017

Schiavone vola e va come una rondine, angoscia Errani-Vinci




Mentre predispongo l'invito settimanale per "la cena col grillino", divertissement snob che riprende palesemente "la cena col cretino", sublime piece teatrale francese da cui fu tratto l'omonimo film, guardo highlights del tennis tanto per.
Mi soffermo in particolare sulle nostre eroine tricolore che si destreggiano sull'infida erba pre Wimbledon.
Interessante derby a Maiorca. Erba a Maiorca? Così pare. Hanno predisposto prati su cui Nadal sgamba e trotterellano egagre ragazzotte Wta. Di fronte Roberta Vinci e Sarita Errani, al secolo le chichis (wawa), un tempo dominatrici-amiche-complici del doppio, finaliste slam in singolo, top ten, etc...prima della fragorosa rottura. I motivi restano ancora avvolti da riserbo e una fitta coltre di mistero. Poco importa. Da allora, le due praticamente sono crollate a picco. Inesistenti in doppio con altre partner, caduta libera in singolare. Roberta è riuscita nell'anno successivo a compiere il quasi miracolo a New York, poi quasi nulla se non vagheggi di "ho battuto a Sereeeeena" o snobbati sondaggi "smetto o non smetto?".
A vederle affrontarsi nel primo turno, viene l'angoscia. Pare un torneo dopo lavoristico. Robertina ha splendida mano, i soliti colpi slice, preziosamente vintage, di una cinquantenne ex tennista ormai appesantita. L'altra è un trivio tennistico mai visto, che fa accapponare ancor di più la pelle sui prati. Mai visto arrotare in modo così agghiacciante, senza potenza e servizio, su erba. L'imbolsita pugliese, attenta a non dire "Jamm" o "annamo" per non turbare l'avversaria, finisce per vincere lasciando tre giochi all'arrotatrice folle. Poi salutano con stretta di manina gelida e facce ingrugnite. Nemmeno un bacetto o un sorriso. Ora la attende la Flipkens, e anche da ex può arrivare in fondo.
Poi guardo attentamente Francesca Schiavone, ormai ex anche lei (per gli altri però, specie la Fit), impartire sontuosa lezione tecnico-tattica alla giovane bieberona Bouchard. Il grande bluff canadese, pompato solo perché (dicono) caruccia, si piazza in mezzo al campo e spara meccaniche pallate da agassina scarsina: uccellata dalle sapienti variazioni dell'italiana, che la sovrasta anche dal punto di vista fisico. Schiavone, che mai ho amato, a 37 anni si conferma la migliore italiana della stagione, in condizioni fisiche eccellenti. Forse servirà per ottenere una wild card a Roma nel 2018. Quando si sarà ritirata.


lunedì 19 giugno 2017

Donnarumma, giglio nato nel letame di anni di disgrazia: da bandiera a carta da culo

Mi prudono le dita unte di pane e
panelle.

Persone che mi stanno sul cazzo nel caso (nazionale) Donnarumma:

Tifosi milanisti. Ergono un ragazzotto di 18 anni a bandiera/eroe, solo perché ha baciato la maglia, detto che juvemmerda rubbano e pisciato sugli scudetti negli spogliatoi della juve. Nei 90's la bandiera era Baresi (ventenne che disse no ai miliardi di Agnelli per giocare in B col Milan, poi risalì e vinse tutto quello che altri non riescono a sognarsi in tre vite con la sua squadra). Se andava male, a cavallo del 2000 bandiera era un tale Paolo Maldini. Ma che ne sanno loro. C'è da comprenderli. Ora gli sventurati si aggrappa(va)no a questa parvenza di giglio nato nel letame di anni di disgrazia, ma non devono sorprendersi se passa da bandiera a carta da culo in un batter di ciglia.

Tifosi di altre squadre. Romanisti ancora stremati per l'addio Potemkin di Totti, che danno esempi di bandierismo. Ok, pure basta. Juventini che dopo la sbornia di Cardiff trovano un modo per esultare (ancora piangenti). Pregustano Donnarumma per il dopo Buffon: un altro fenomeno tra in pali per pisciargli gli spogliatoi e dare l'assalto all'amata champions, mentre altri la alzano con Galli, Pazzagli, Rossi, saponetta Dida o uno spaventapasseri. Tifosi interisti che...boh, sono interisti.

Donnarumma. Mi sta sul cazzo a pelle, già in tempi non sospetti. Il portiere è un ruolo che mai mi ha affascinato. Sempre sostenuto che una grande squadra non ha bisogno di un gran portiere, ma di uno che limita al minimo le vaccate. Per Sacchi la squadra perfetta non ne ha bisogno. Il portiere serve a chi si affida al non gioco, al casaccio della palla buttata avanti abbinato a una difesa di macellai. Chi ha CR7 se ne sbatte del portiere fenomeno.
Poteva scegliere di andarsene affanculo, al Real (mi gioco le palle che, o lo prendono aggratis o a 6 euro per fargli fare il vice portiere del campo allenamenti, o niente) o alla Juve, facendo guadagnare bei soldi al suo club, ha preferito non rinnovare guadagnandoli lui, farli guadagnare a Raiola e affossare il club di cui si diceva tifoso. (Mezzo) uomo fecale, appunto. Si obietterà che lnon poteva decidere nulla, essendo prigioniero arricchito di Raiola. Ad andare bene allora è un cretino o doppiamente uomo fecale, perché se ti affidi a uno simile, ti stampano la merda sulla carta d'identità come timbro.

Raiola. Uno che lo guardi e lo senti e ti appaiono le sagome di Moggi e Riina che limonano in un film di Scorsese. Perdio. Ma come può un essere simile tenere per le palle presidenti, squadre, mezzo calcio mondiale? Galliani era buono, con lui si facevano affari ottimi. Commesse a mai finire. Per due anni di Ibra il Milan ha dovuto sciropparsi Leadro Grimi e un'agghiacciante sequela di nomi da lazzaretto. La nuova proprietà non vuole fare lo stesso? Via di ritorsione.

Galliani. A confronto, D'Alema non è uno rancoroso. Insomma, cosa può valere un Donnarumma diciottenne che ha parato un rigore al pallone d'oro (in pectore) Dybala, che nella juve farebbe fare la panchina a Cristiano Ronaldo messo in vendita dal Real per 400 milioni a 32 anni? 1800? 2000?
Provo a chiedere numi a Sconcerti, che però, mi dicono, è impegnato nella sua stanza al frenocomio di Volterra (riaperto in suo onore) per scrivere un sontuoso editoriale su "Bonucci meglio di Baresi", poiché il bianconero giuoca nella difesa in linea, con nessuno a proteggerlo. Baresi invece era protetto da Cesare Maldini e Trapattoni. E poi Mannari con Sacchi tornava più di Higuain.
Poco male, magari ne valeva una cinquantina, ma decidendo di non farlo rinnovare per tempo, Galliani lo farà liberare a zero o per due semi di zucca: dispetto al Milan, figuraccia (figurone per i senzienti) alla nuova società, favore all'amico di mille commissioni (e a se stesso). Si diverte così, lui.

Giornalisti. Rai, Sky, Mediaset. Tutti proni, genuflessi di fronte a questo lombrosiano figuro procuratore che li convoca in una cucina sporca mentre scorreggia dopo aver mangiato una carbonara, per dirgli che i soldi non erano importanti, che non hanno rinnovato perché 5 milioni l'anno erano una specie di mobbing per il pupetto (minacciato di morte, financo, a quella cifra). Non una risata, non un "ma che cazzo stai a dì, la carbonara era drograta?". Zitti, proni, annuiscono, in totale crisi d'astinenza da Moggi o un padrone da cui essere frustati e da cui ricevere scodinzolanti lauti croccantini. Dal ferroviere all'ex pizzaiolo, il passo è breve. Tengono famiglia e nessuna dignità.

Io. Che, prudendomi le dita, potevo ficcarmele nel caso invece che scrivere di questo affare inutile. Ma, notando una inquietante crescita nelle visite, miro inconsciamente a scremare i lettori inimicandomi interisti, juventini, 5stelle e cretini (che lo stesso sono).

In sintesi, chi è che non mi sta sul cazzo in questa situazione ridicola? Nessuno. O almeno, non mi stanno sul cazzo quelli che di solito mi stanno sul cazzo: Fassone e Mirabelli. Liberarsi di Raiola (esterni alle società ma più dentro di tutti, come ganGrena -cit -) e Donnarumma è un bel colpo per l'immagine. Chiaro, il rischio mulini a vento Zeman contro Moggi è serio, ma ci libera dall'acre tanfo di letame. Anche la Juve scaricando Moggi e Mengele Agricola è una società più fresca e limpida.

Pronto? Sì, pronto? Sento male. Cade la linea. Come? Mi dici che la Juve ha ripreso il Dott. Mengele Agricola notte tempo? Sarà una calunnia, perché in rai, mediaset, sky, sui giornali, non l'ho letto mica.


giovedì 15 giugno 2017

HAAS E FEDERER, IL GIGANTE ETERNO E IL PICCOLO PAIRE SVIZZERO



Una salubre boccata di erba olandese è quello che ci vuole dopo la polverosa stagione terricola. Anche inglese o tedesca va bene. Pure cambogiana.
Stoccarda, 14 Giugno 2017, 58 D.M. (Dopo Mac). Sul già spelacchiato centrale tedesco in scena uno dei migliori accoppiamenti possibili nei nostri tempi decadenti, per generare tennis bellissimo, pregno di antichità in disfacimento: Federer-Haas. Di meglio solo il venturo Haas-Zverev (quello buono, cioè il mancino, più vecchio e meno forte) o McEnroe-Stich (56 anni l'uno, 47 l'altro, che due anni fa inaugurarono quel centrale con una bellissima sfida, vinta ovviamente dal Genio assoluto).
Bando alle ciance, accontentiamoci di Roger e Tommy. Federer, per una volta, non deve allenarsi al centro tecnico di Villa Arzilla per trovarne uno più vecchio di lui. Di ben tre anni. 39 primavere contro 36.
Le premesse sono ottime, malgrado i due mesi di stop volontario dello svizzero, le mille operazioni gravi patite dal tedesco, una specie di mistero della medicina, tenuto assieme dal nastro adesivo, l'ultima delle quali alla spalla, a 38 anni, avrebbe messo k.o. anche Terminator.
L'inizio conferma i pronostici.
Federer tirato a lucido e per nulla arrugginito dai due mesi di stop agonistico, si avventa senza pietà sul tedesco un po' contratto per il fatto di giocare in casa, davanti alla sua famiglia.
Il resto, lo spettacolo, è un campionario di bellezze tecniche superbamente demodè, radenti sviolinate, tocchi, carezze e fiammate a velocità siderale.
Severo 6-2 Federer, che scappa via anche nel secondo, strappando il servizio all'avversario. Tutto scivola verso la naturale evoluzione delle cose, quando qualcosa cambia, Roger molla un po' mentalmente e l'altro è un superbo falco ad approfittarne, rientrando nel match e rimanendovi aggrappato, tra graffi e sontuosi rovesci in controbalzo. Gran battaglia di fioretto fino al tie-brek trilling che Tommy porta a casa giocando in modo splendido, annullando anche un match point.
Potrebbe bastare. Federer riprenderà in mano la situazione contro un Tommy Haas già pago per la dimostrazione di classe fine a se stessa? Manco per idea. Lo svizzero fuoriclasse continua a mancare palle break mentre l'altro, il lazzaro campione mai compiuto, alla prima buona la arraffa di giustezza. E non la molla più, chiudendo 2-6 7-6 6-4.
Incredulo, nemmeno esulta.
Mi dico (illuso) che meriterebbe il plauso di tutti, in primis dello svizzero suo amico. Cosa è successo allora? Leggo di un Federer arrugginito. Cazzate. Se Federer ha perso il ritmo partita e l'abitudine agonistica per due mesi di stop (da sano e dominatore della stagione), cosa avrebbe dovuto perdere Haas, che di anni ne ha tre in più, che uno stop (per infortunio grave alla spalla) lo ha avuto di un anno, dopo le mille altre traversia da fatebenefratelli per cui i suoi 39 anni sulla carta diventano quasi 62 biologici?
La disamina invece è semplice, per chi non ha fette di bresaola svizzera sugli occhi: Palle break trasformate da Federer 3 su 13. Palle break trasformate da Haas 2 su 3. A leggerle, il campionissimo parrebbe quest'ultimo. Invece, come spesso gli è accaduto nella formidabile carriera, dopo un inizio più che ottimo (altro che ruggine) Roger ha mancato tante, troppe occasioni. Mentre l'altro è stato più bravo a sfruttare le sue, poche.
Situazione già vista, spesso contro Nadal. E in quelle circostanze, la disamina dell'interessato con tanto di genuflessi, servili, complimenti a Nadal che "ha giocato meglio", non è mai mancata. Stavolta no, solo colpa sua. "Quando manchi tante occasioni non puoi che perdere". Un minimo, dovuto, "bravo" ad Haas che dopo mille infortuni in una carriera a suo modo sbalorditiva, davanti al suo pubblico, a quasi quarant'anni ha giocato al suo massimo e meglio di lui i punti importanti come fanno i campioni? Nulla. Dichiarazioni che, riavvolgendo il nastro, ricordano quelle fatte da Benoit Paire proprio dopo un match perso col tedesco: "Avrei perso anche con mio nonno", disse lo stolto lazzarone. Uguali, anche se dette con maggiore attenzione alle parole, quelle di Federer, che ha perso lo stile (o meglio, forse lo ha sempre avuto come maschera di buonismo coi forti, e mai coi più deboli), trasformandosi in un Pirla Paire che non ce l'ha fatta.



Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.