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venerdì 17 febbraio 2017

FED CUP, MACERIE D'ITALIA. Il BUFFO CASO GIORGI

"Un bravo politico pensa alle future elezioni, uno statista alle future generazioni", non ricordo chi lo disse, forse De Gasperi, Vito Crimi o Di Maio. Calza a pennello comunque per quanto accade nella gestione del tennis italiano. Ok, dirà il saggio: "che minchia c'entra questo vaniloquio su statisti e politici in quello che è un autentico califfato?". E avrebbe ragione.
A porre sordidi dubbi sul futuro del tennis tricolore dopo la sbornia di successi in Fed Cup bastonando nazioni che (sciocche) pensavano al futuro schierando giovinette, ed estemporanee fiammate negli slam di Pennetta e Schiavone, si rischiava il linciaggio. Scomunica papal binaghesca inflitta da severi (non meno che comicamente pedanti) gerarchi a suon di piccatissime mail di protesta nelle redazioni di siti per cui scrivevo da ubriaco (senza averli mai letti, causa raccapriccio), carcere da scontare nelle segrete federali, frustati ogni giorno, vittime di severe pene corporali e spirituali (spumeggianti visioni di Fognini nella trionfale estate tedesca).
Eppure, era sotto gli occhi di tutti. Dietro alle moschettiere spremute fino al midollo, solo il vuoto più assordante. Pennetta ormai impalmata e gravida, Vinci che fa un'altra stagione dopo aver a lungo meditato sul "mi si nota di più se smetto o se continuo un altro anno?", Errani in condizioni psico fisiche imbarazzanti (la tecnica resta quella). In panchina due spaesate ragazzine in gita (Trevisan, 24 anni e Paolini, 21) che hanno l'età di chi vince già slam ma non hanno mai giocato fuori dagli Itf e guai a darle una wild card a Roma. Non sono pronte.

La  tragicomica sconfitta con la modesta Slovacchia è lo specchio lampante di tutto: Ancora aggrappati a una Schiavone coetanea di Venus ma da almeno quattro anni impegnata a remare nelle retrovie come comprimaria, letteralmente schiantata e umiliata da una ventenne ragazzona slovacca (tale Sramkova) che spara e gioca a tutto campo in modo splendido. Noi una così non ce l'abbiamo, lungi dal pensarci quando le moschettiere illuminavano la patria.
L'attempata leonessa sdentata prova in tutti i modi a tenerci a galla, ad addentare la preda con le dentiera, fino al penoso tentativo d'intimidazione. Bassezze  degne di un Connors perdente.
Tremendo, imbarazzante. Come il suo tentativo di aizzare un pubblico per metà imbalsamato, il resto composto da sagome cartonate e dal duo Pietrangeli/Pericoli.
L'Italia femminile non ha futuro e nemmeno l'ombra di una possibile top 100 sotto i venticinque anni. Ormai sull'orlo della serie C qualcuno dovrebbe resettare tutto e ripartire da zero, al costo di perdere dal Botswana. Ma, purtroppo, temo si cercheranno altre vie: recuperare Errani o Vinci (entrambe no, che hanno bisticciato per gli alimenti o non so cosa), convincere la Pennetta partoriente a un eroico rientro o, perché no, spingere Lea Pericoli al ritorno clamoroso. Gioca ancora Kimiko Date, perché non Lea bardata di pizzo? Immagino questi siano i pensieri più illuminati e volti al futuro del nostro Califfo. Tenderei ad escludere iniziative follemente indipendenti del neo capitano dall'insopportabile vocina stridula.
Eppure, tra la generazione delle "fenomene" crescute tennisticamente in Spagna e il cosmico nulla del futuro, qualcuno sperava di vivacchiare con una generazione di mezzo comunque competitiva. Ma di Errani si è detto, Frigorifero Knapp ha grossi problemi fisici al congelatore, Giorgi è stata epurata.

Capitolo a parte merita la divetta marchigianoargentina. Sulla querelle tra lei e la Fit, ammetto di non avere una posizione ben precisa e tenderei a tifare asteroide bevendomi una birra. Una cosa però è evidente: a Giorgi la  nazionale non interessa, essendo l'emblema di un individualismo quasi autistico. All'Italia in crisi, Giorgi top 70 servirebbe per restare a galla. Quindi, ragionando in modo utilitaristico, un passo verso l'altro dovrebbe farlo la fit.
Sulle tremebonde contraddizioni insite in Camila Giorgi, si è ampiamente detto. Neppure occorre continuare a porre l'accento sui grotteschi limiti tecnici e caratteriali della nostra bambola assassina, la demenzialità tecnico-tattica, l'ambiziosa convinzione di poter battere lo spazio-tempo con una racchetta. Sarebbe come continuare a vaneggiare di democrazia coi 5stelle. Pazzia. Tantomeno si può seguitare a blaterare di un nuovo tecnico al posto di Frankenstein Sergio. L'infelice creatura anaemozionale ne morirebbe, cadendo in pezzi. Anche perché, il problema potrebbe essere risolto a breve: Camila ha ingaggiato Lele Mora (agente delle Dive, starlette, veline, Fabrizi Corona, bungabunga, ex gieffe e olgettine), che dopo aver scontato i suoi errori in galera, è ritornato in campo. Straordinario. Finalmente Lele riuscirà ad insegnare a Camila il sapiente utilizzo del back di rovescio? Punterà sull'utilizzo estemporaneo del giuoco di volo?
Cazzate. Banalità del secolo scorso. A Camila, leggendo le testuali parole del suo nuovo guru, ci vuole un fidanzato tipo Magnini con la Pellegrini. Come non rimanere ammirati da simile disamina dell'impresario delle Dive? Va al fondo del problema, tralasciando le quisquilie. Solo lui può fare della nostra, alfin, una star ad ampio respiro internazionale. Intanto, il grande Lele detta la linea. Qualche miglioria tattica già si nota. Basta andare sui profili social della numero uno in pectore. Scatti ammiccanti, seducenti quanto una Virginia Raggi in guepière (a sua insaputa) o un topo terrorizzato dal gatto. Ma si sa, la nostra Diva è così, contiene in sé le contraddizioni dei più grandi: sferra roncole sovrumane con lo sguardo basso di un chiwawa bastonato, sfoggia maliardi selfie in abiti succinti col piglio di chi è preda di spasmi intestinali in ascensore. Lei, così timida al limite del disadattato, da non voler partecipare nemmeno ai festeggiamenti post vittoria in Fed Cup a Brindisi, ora è lanciata verso le copertine di Sports Illustrated (o Focus).
Perché tutto ciò, mi chiedo? Cosa posso saperne io, al cospetto del formidabile agente? Lui sa. 
E via ai casting per l'aspirante al trono. Fognini ha già dato. Così come il gladiatorio Seppi, che sarebbe stato perfetto anche per via di una pigmentazione affine. Qualcuno si è spinto a ipotizzare una liason col formidabile Adelchi Virgili: i due potrebbero generare l'essere del futuro. Una "cosa" capace di vincere Wimbledon alla playstation o un concorso sulla poesia esistenzialista. Lele però storce il labbro, punta a uno sportivo dall'allure internazionale. Si pensa subito a Tomic. Con lui sarebbero garantite pagine di gossip su una storia tormentata e maledetta, stile Pete Doherty e Kate Moss (il chiwawa di Kate). Wawrinka ha già dato con una ninfetta più caruccia, giovane e di maggior prospetto. Poi il guizzo: sondata la situazione di Mario Balotelli, che però dopo la Fico ci va coi piedi di piombo.
Non si perdono le speranze. Un Magnini uscirà fuori anche per la nostra. E da lì social che impazzano, selfie come piovessero, gossip, copertine: la nuova Pellegrini. Poi la sbornia passa e uno si domanda: ma perdio, la Pellegrini quando va male è tra le prime quattro al mondo, questa ne ha davanti una settantina per bravura (forse anche di più per avvenenza). Insomma, non è Sharapova, ma nemmeno Bouchard o Kournikova. Deve prima vincere Wimbledon, almeno il wta di Dubai. Insegnamole un back di difesa, perdio. Sbagliato, il guru delle showgirl ci dice che è irrilevante, che partiamo dal punto di partenza sbagliato, il tennis è secondario. Per Camila ci vuole una sola cosa: il fidanzato glamour.

lunedì 8 febbraio 2016

Fed Cup, Francia-Italia: cronaca di una disfatta annunciata



Premessa: ho visto solo alcune fasi del match Francia-Italia valevole per il primo turno di Fed Cup e disputato a Marsiglia, limitandomi a vincere soldi scommettendo contro Sara Errani (quale folle book in prenda all'alcol o festeggiamenti carnascialeschi può dare Mladenovic e Garcia, ma anche Sandra Pizzichini, a 1,60-1,70 contro di lei sul veloce indoor?).
Esito scontato. Lo si sapeva. L’Italia del post Pennetta, con Schiavone ormai portabandiera senza bandiera, Vinci epurata, e che si basa tutto sull’automa sparacchiante Giorgi e Sarita padellara, partiva senza speranze. Nemmeno un suicidio transalpino poteva bastare.
Dopo i successi del passato, più basati su valori individuali che meriti federali, c’è un vuoto assordate. Il nulla assoluto.
Eppure, due parole occorre dirle. Tanto per. Perché perdere ci stava, ma malgrado tutto si poteva farlo con più dignità, se non addirittura giocarcela, grazie a scelte un filo meno demenzial-suicide.
Errani-Vinci. No, non farò nessun accenno alla febbrile attività parlamentare attorno alla legge sulle unioni di fatto e Elton John a Sanremo. Non è questa la sede. Qualcuno però ancora si ostina a negare ciò che a chi è fornito di qualcosa in più di una vongola verace nel cervello era già evidente: le due ormai si detestano. Non si sa cosa sia successo (e nemmeno può fregarcene minimamente), ma così è. Inutile far finta di nulla o addirittura negare. Continuare a blaterare di rottura per motivi tecnici e volontà di "concentrarsi sul singolo" non fa più ridere nemmeno i polli. Neanche Emilio Fede con Berlusconi era arrivato a tale grottesca mistificazione della verità. Eppure, tra fit, tv e siti che gravitano attorno, silenzio tombale. Bocche cucite.
Ma bene, dato per certo l'odio palpabile tra le due, divorzio così insanabile da non permettere al capitano coraggioso di convocarle contemporaneamente pena musoni, graffi e scenate napoletane, l’uomo della strada si domanda: perché in una sfida sul rapido indoor optare per Errani (senza reali possibilità di portare a casa un punto) e lasciare a casa Roberta Vinci, in grado invece di giocarsela con le due giovanottone francesi? Non si capisce. Un uomo mediamente in salute mentale non può. Come non può credere alla barzelletta sul rifiuto di Roberta per impegni improrogabili (ospitata tv da Cattelan), dopo l'affaticamento da burraco che già le impedì di essere a Brindisi. Assoluta demenzialità dei tecnici oppure il peso della padellara è molto più forte, malgrado Robertina provi a guadagnare patriottici punti con videomessaggi da far impallidire un camionista-ultrà cresciuto a pane e Boldi-De Sica (mi ripugna persino ripeterlo, ma ormai è pervasa da una sorta di delirio di onnipotenza). Anche credendo a questa seconda opzione, mi domando: perché esporre Errani (tecnicamente inadatta e psicologicamente in crisi) a questa figuraccia? Su terra, se sta bene, può ancora dire la sua. Ma su terreni veloci e così conciata, risulta impresentabile. E poi, Coni-Fit-Onu e Protezione civile continuano indefessi ad ammorbarci gli ammennicoli e frantumarci le pudende (o fracassarci i coglioni, se volete) sulla storia di Pennetta convinta a tornare in campo per le olimpiadi (magari fuori forma e gravida di un par di Fognetti) per vincere una medaglia (ma quando, dove, con chi?) e continuano a nicchiare e non muovere un dito per ricomporre la coppia Errani-Vinci che una medaglia (loro sì) potrebbero anche vincerla? Si rasenta il ridicolo.
"Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle future generazioni", diceva De Gasperi o forse era Mal dei Primitives. I nostri politicanti dello sport pensano alle prossime elezioni e a correr dietro il gonnellino (ai limiti dello stalking) di vecchie glorie, prepensionate e ritirate, invece di prendere atto della realtà: una casuale generazione ricca di successi è finita, nulla si è fatto per crearne una di ricambio ormai persa, tocca farsene una ragione
e iniziare a lavorare sui giovanissimi.
A margine, Robertina ha sgambettato e dato sfoggio di verve da showgirl in tv da Catellan. Condita da soliti, ormai stucchevoli, richiami alla vittoria su Serena. Non se ne può più. Sono a decine ad averla battuta (Kurumi Nara compresa), questa rischia di continuare a menarcela fino al 2067, pensando di risultare simpatica. Invece sembra una che ha perso completamente la brocca. Qualcuno le ricordi che a New York ha si battuto Serena, ma poi ha perso una finale di Slam contro Pennetta, da favorita. Occasione che non le si ripresenterà nemmeno a Ballando con le stelle).
Capitolo Giorgi. Gioco forza, bisognava restare attaccati a lei, giovane speranza tricolore. Così inconsapevole a se stessa nelle sue partite, figuriamoci messa in una squadra. Un automa proverebbe e riuscirebbe a trasmettere più emozioni. Questa è un robot messo lì come una macchina sparapalline difettosa, che un giorno funziona e l’altro no. Vince con una Mladenovic suicida, perde dalla Garcia, facendo le solite cose: esplodere truculenti colpi a casaccio. Ma il top viene nel post partita, con dichiarazioni mai sentite da nessuno. Timida (ok), impacciata (e va bene), con gli occhi che imploranti cercano il babbo appena una domanda esce dal seminato (ho vinto-ho perso). “Ho portato a casa un punto, però abbiamo perso, ma va bene...”. Ma va bene cosa? Fino allo sconcerto-rifiuto sdegnoso nel rispondere alla scomodissima domanda: “Cosa ti diceva Barazzutti?”. Inconcepibile.
Chiarisce tutto il capitano di lungo corso. Fa spallucce e mette tutti d’acordo. “Per fare qualcosa di diverso occorre anche saperlo fare.”. Amen. Parole incise nella pietra come legge di Hamnurabi. Ha ragione lui rispetto ai tanti (me compreso) che continuano a vaneggiare di cambiamenti tecnico-tattici necessari per la nostra casta diva. Tardivo ritornare a una scuola tennis per under 12 di Sarzana, a 25 anni. Certe cose vanno bene per un Paolino Lorenzi che a quasi 35 anni continua ad arricchire il suo tennis. Andava bene per Schiavone, diventata funambolo dopo esordi da simil pallettra, al limite per Pennetta, brava a diventare più offensiva gli ultimi anni. Umiliazione inammissibile (ma soprattutto impossibile) per lei che è stata programmata così. E coi software non si può mica ragionare.
Giovani virgulte promesse, per nuove ardite imprese. Ok, ma quanto sono pessimista, c’è pur sempre un radioso futuro all’orizzonte. Capitan Barazza lancia nella mischia (nell’inutile doppio a risultato acquisito) Martina Caregaro, classe ’92, mi dicono appena entrata nelle prime 300 e con discreto potenziale per competere addirittura negli Itf. La lancia allo sbaraglio assieme alla spalla forte Errani (in quelle condizioni, capace di galvanizzarla): un gioco vinto eroicamente, e morale alle stelle. Ma il futuro è dalla sua e dalla nostra, mentre una ’97 trascina la Svizzera alla vittoria in Germania, Garcia e Mladenivic stagionate classe ’93 portano in trionfo la Francia e tale Pliskova nata nel 1992 espugna da sola la Transilvania. 
State sereni, roseo è il futuro della nostra nazione. Bando a riprovevoli dubbi vilmente liberali e lassismi rossi. Le nemiche milizie saranno sconfitte, faccette nere sottomesse dagli indomiti soldati dalla bruna divisa, sotto l'illuminata guida di valorosi condottieri baciati dal radioso sol della vittoria.


Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.