"Un bravo politico pensa alle future elezioni, uno statista alle future generazioni", non ricordo chi lo disse, forse De Gasperi, Vito Crimi o Di Maio. Calza a pennello comunque per quanto accade nella gestione del tennis italiano. Ok, dirà il saggio: "che minchia c'entra questo vaniloquio su statisti e politici in quello che è un autentico califfato?". E avrebbe ragione.
A porre sordidi dubbi sul futuro del tennis tricolore dopo la sbornia di successi in Fed Cup bastonando nazioni che (sciocche) pensavano al futuro schierando giovinette, ed estemporanee fiammate negli slam di Pennetta e Schiavone, si rischiava il linciaggio. Scomunica papal binaghesca inflitta da severi (non meno che comicamente pedanti) gerarchi a suon di piccatissime mail di protesta nelle redazioni di siti per cui scrivevo da ubriaco (senza averli mai letti, causa raccapriccio), carcere da scontare nelle segrete federali, frustati ogni giorno, vittime di severe pene corporali e spirituali (spumeggianti visioni di Fognini nella trionfale estate tedesca).
Eppure, era sotto gli occhi di tutti. Dietro alle moschettiere spremute fino al midollo, solo il vuoto più assordante. Pennetta ormai impalmata e gravida, Vinci che fa un'altra stagione dopo aver a lungo meditato sul "mi si nota di più se smetto o se continuo un altro anno?", Errani in condizioni psico fisiche imbarazzanti (la tecnica resta quella). In panchina due spaesate ragazzine in gita (Trevisan, 24 anni e Paolini, 21) che hanno l'età di chi vince già slam ma non hanno mai giocato fuori dagli Itf e guai a darle una wild card a Roma. Non sono pronte.
La tragicomica sconfitta con la modesta Slovacchia è lo specchio lampante di tutto: Ancora aggrappati a una Schiavone coetanea di Venus ma da almeno quattro anni impegnata a remare nelle retrovie come comprimaria, letteralmente schiantata e umiliata da una ventenne ragazzona slovacca (tale Sramkova) che spara e gioca a tutto campo in modo splendido. Noi una così non ce l'abbiamo, lungi dal pensarci quando le moschettiere illuminavano la patria.
L'attempata leonessa sdentata prova in tutti i modi a tenerci a galla, ad addentare la preda con le dentiera, fino al penoso tentativo d'intimidazione. Bassezze degne di un Connors perdente.
Tremendo, imbarazzante. Come il suo tentativo di aizzare un pubblico per metà imbalsamato, il resto composto da sagome cartonate e dal duo Pietrangeli/Pericoli.
L'Italia femminile non ha futuro e nemmeno l'ombra di una possibile top 100 sotto i venticinque anni. Ormai sull'orlo della serie C qualcuno dovrebbe resettare tutto e ripartire da zero, al costo di perdere dal Botswana. Ma, purtroppo, temo si cercheranno altre vie: recuperare Errani o Vinci (entrambe no, che hanno bisticciato per gli alimenti o non so cosa), convincere la Pennetta partoriente a un eroico rientro o, perché no, spingere Lea Pericoli al ritorno clamoroso. Gioca ancora Kimiko Date, perché non Lea bardata di pizzo? Immagino questi siano i pensieri più illuminati e volti al futuro del nostro Califfo. Tenderei ad escludere iniziative follemente indipendenti del neo capitano dall'insopportabile vocina stridula.
Eppure, tra la generazione delle "fenomene" crescute tennisticamente in Spagna e il cosmico nulla del futuro, qualcuno sperava di vivacchiare con una generazione di mezzo comunque competitiva. Ma di Errani si è detto, Frigorifero Knapp ha grossi problemi fisici al congelatore, Giorgi è stata epurata.
Capitolo a parte merita la divetta marchigianoargentina. Sulla querelle tra lei e la Fit, ammetto di non avere una posizione ben precisa e tenderei a tifare asteroide bevendomi una birra. Una cosa però è evidente: a Giorgi la nazionale non interessa, essendo l'emblema di un individualismo quasi autistico. All'Italia in crisi, Giorgi top 70 servirebbe per restare a galla. Quindi, ragionando in modo utilitaristico, un passo verso l'altro dovrebbe farlo la fit.
Sulle tremebonde contraddizioni insite in Camila Giorgi, si è ampiamente detto. Neppure occorre continuare a porre l'accento sui grotteschi limiti tecnici e caratteriali della nostra bambola assassina, la demenzialità tecnico-tattica, l'ambiziosa convinzione di poter battere lo spazio-tempo con una racchetta. Sarebbe come continuare a vaneggiare di democrazia coi 5stelle. Pazzia. Tantomeno si può seguitare a blaterare di un nuovo tecnico al posto di Frankenstein Sergio. L'infelice creatura anaemozionale ne morirebbe, cadendo in pezzi. Anche perché, il problema potrebbe essere risolto a breve: Camila ha ingaggiato Lele Mora (agente delle Dive, starlette, veline, Fabrizi Corona, bungabunga, ex gieffe e olgettine), che dopo aver scontato i suoi errori in galera, è ritornato in campo. Straordinario. Finalmente Lele riuscirà ad insegnare a Camila il sapiente utilizzo del back di rovescio? Punterà sull'utilizzo estemporaneo del giuoco di volo?
Cazzate. Banalità del secolo scorso. A Camila, leggendo le testuali parole del suo nuovo guru, ci vuole un fidanzato tipo Magnini con la Pellegrini. Come non rimanere ammirati da simile disamina dell'impresario delle Dive? Va al fondo del problema, tralasciando le quisquilie. Solo lui può fare della nostra, alfin, una star ad ampio respiro internazionale. Intanto, il grande Lele detta la linea. Qualche miglioria tattica già si nota. Basta andare sui profili social della numero uno in pectore. Scatti ammiccanti, seducenti quanto una Virginia Raggi in guepière (a sua insaputa) o un topo terrorizzato dal gatto. Ma si sa, la nostra Diva è così, contiene in sé le contraddizioni dei più grandi: sferra roncole sovrumane con lo sguardo basso di un chiwawa bastonato, sfoggia maliardi selfie in abiti succinti col piglio di chi è preda di spasmi intestinali in ascensore. Lei, così timida al limite del disadattato, da non voler partecipare nemmeno ai festeggiamenti post vittoria in Fed Cup a Brindisi, ora è lanciata verso le copertine di Sports Illustrated (o Focus).
Perché tutto ciò, mi chiedo? Cosa posso saperne io, al cospetto del formidabile agente? Lui sa.
E via ai casting per l'aspirante al trono. Fognini ha già dato. Così come il gladiatorio Seppi, che sarebbe stato perfetto anche per via di una pigmentazione affine. Qualcuno si è spinto a ipotizzare una liason col formidabile Adelchi Virgili: i due potrebbero generare l'essere del futuro. Una "cosa" capace di vincere Wimbledon alla playstation o un concorso sulla poesia esistenzialista. Lele però storce il labbro, punta a uno sportivo dall'allure internazionale. Si pensa subito a Tomic. Con lui sarebbero garantite pagine di gossip su una storia tormentata e maledetta, stile Pete Doherty e Kate Moss (il chiwawa di Kate). Wawrinka ha già dato con una ninfetta più caruccia, giovane e di maggior prospetto. Poi il guizzo: sondata la situazione di Mario Balotelli, che però dopo la Fico ci va coi piedi di piombo.
Non si perdono le speranze. Un Magnini uscirà fuori anche per la nostra. E da lì social che impazzano, selfie come piovessero, gossip, copertine: la nuova Pellegrini. Poi la sbornia passa e uno si domanda: ma perdio, la Pellegrini quando va male è tra le prime quattro al mondo, questa ne ha davanti una settantina per bravura (forse anche di più per avvenenza). Insomma, non è Sharapova, ma nemmeno Bouchard o Kournikova. Deve prima vincere Wimbledon, almeno il wta di Dubai. Insegnamole un back di difesa, perdio. Sbagliato, il guru delle showgirl ci dice che è irrilevante, che partiamo dal punto di partenza sbagliato, il tennis è secondario. Per Camila ci vuole una sola cosa: il fidanzato glamour.