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mercoledì 9 agosto 2017

È SOLO UNA TRAGICA, VILE, INGIUSTIZIA



Avevo promesso a un'anguria di non scriverne più. Di dedicarmi piuttosto alla barba di Bargiggia (la pettina? Usa la cera o la lacca? Pettinino o spazzola?). Al limite cianciare di tennis. Ma l'avete visto Shalopalov? Quale irruente sontuosità. Erede mancino del grandioso Dancevic. Finalmente ho un nextgen da idolatrare.
E invece no. Capita, con la stessa masochistica morbosità che ti spinge a guardare Vespa sugli omicidi estivi, di rivedere il filmato della conferenza stampa di Sara Errani.
Uno spettacolo agghiacciante.
L'italiana doveva fornire spiegazioni a giornalisti incalzanti, sulla squalifica (ripeto, squa-li-fi-ca) per doping. Invece finisce in teatrino pietoso. Non solo i giornalisti non chiedono, ma si trovano a subire le invettive della tennista (squalificata), sulle false notizie riportate dai giornali. Che come io sono una professionista (squalificata per doping), dovete esserlo pure voi (non scrivendo che è stata squalificata per doping). Falsità che hanno cercato di rovinare il suo onore, e per cui ora pretende scuse e titoloni. Quali titoloni? Scusarsi di aver messo sullo stesso piano l'anastrozolo e il letrozolo per cui è risultata positiva (e che pare più potente dell'anastrozolo erroneamente citato)?
Un irripetibile mix tra Bobo Vieri e Donald Trump. Manca solo che, come il Bobone nazionale, parta col proditorio "sono più uomo io di tutti voi messi assieme". Possibile abbiano accettato tutto questo e non se ne siano andati? Forse quelli veri erano in spiaggia.
Tralascio la storia della madre, verso cui ci sarebbe stato poco rispetto. Non ho letto, nemmeno nelle peggiori fecce social, battute sulla madre malata. È stata lei e il suo staff a tirarla in ballo nella difesa. Pretende che non si citi nemmeno?
Sarita non si difende, ma attacca. E lei da attaccante, come sul campo, lascia a desiderare.
È un fioccare di domande scomodissime, da parte dei giornalisti bastonati: "Farai ricorso? I punti in FedCup contano? Riprenderai dai tornei minori? Solidarietà dai colleghi? Ti senti vittima di un'ingiustizia?". Solo uno abbozza sottovoce dei rapporti col medico De Moral. Il luminare di Armstrong. Sì, conferma, c'è stata, ma solo una volta per un controllo sotto sforzo prima della stagione. Sicuramente inopportuno, ma nulla più. Leggerezza, come chi va a farsi l'esame del sangue da Dracula. Finalmente un altro le chiede, con la testa sotto i suoi santissimi piedi, come mai quattro mesi di silenzio. Ovvio, perché non aveva fatto niente e sperava in una assoluzione in carrozza. Easy.
Ad ogni domanda la stessa solfa, un po' a braccio, un po' leggendo il discorso preparato. Con la faccia dura e il cipiglio di chi è vittima di un'ingiustizia. Della Wada, degli haters, dei giornalai. Da colpevole cui hanno dato le attenuanti a vittima e martire, è un attimo.
Basta dire falsità. C'è bisogno di verità e lei la ripete a più riprese, la verità: è stata squalificata per l'assunzione di cibo contaminato da una sostanza che non porta benefici alle donne, ma solo (blanda) agli uomini.
Ora, tra i giornalisti accusati di aver detto falsità, ce ne fosse stato uno a dire che no, non ci sembra tecnicamente corretto ciò che dici, santissima (sempre con la testa sotto i suoi piedi): lei è stata squalificata perché positiva a una sostanza dopante, inserita nella tabella dei farmaci proibiti dalla Wada perché non è una spremuta di melograno, ed è stata graziata con soli due mesi perché hanno creduto alla sua (strampalata o meno, sta all'intelligenza di chi giudica, sempre che sia concesso ancora) tesi difensiva della contaminazione da cibo, brodo di tortellini. Un po' differente come cosa, sempre con la testa al suddetto posto.
Sul fatto che il farmaco non porti vantaggi alle donne ma solo agli uomini, nessuno (figuriamoci) a chiedere numi su come mai allora risulti nella lista di sostanze proibite dalla Wada anche per le donne. Non si capisce. Un qualche sostegno scientifico alla tesi, in verità mai sentita nemmeno da Banfi in un medico in famiglia. Niente, silenzio tombale, e scuse sottovoce. In fondo è solo una tragica, vile, ingiustizia.



martedì 8 agosto 2017

ERRANI, DOPING, TORTELLINI, SCIE CHIMICHE




La notizia è di quelle inattese, da gelare il sangue nei polsi. Grignani trovato positivo all'alcoltest? No, Sara Errani (la nostra, Sara Errani) "non negativa" a un controllo antidoping. Che "positiva" sarebbe risultato sin troppo brutale e traviante. Si tratta del Letrozolo, sostanza presente in un farmaco usato in casi di cancro al seno e vietato perché, in assenza di esenzioni terapeutiche, rientra tra gli "stimolatori ormonali e metabolici". La sostanza, chiariscono esimi luminari, aiuta a coprire eventuali tracce di anabolizzanti. Anabolizzanti che non sono stati trovati. Quindi avrebbe coperto egregiamente. Pochi cazzi, è scienza. C'è da restare sgomenti. Delusi. Il controllo è avvenuto a Febbraio. Da allora, conosciuto il fatto, mamma Fit, lungi dal considerarsi parte lesa dalla tesserata che avrebbe barato, ma lesissima dalla eventuale squalifica, lavora straordinariamente nell'ombra. Un plotone di Perry Mason per stendere la vibrante difesa del vero (la non colpevolezza). Nel frattempo la convoca anche in Fed Cup, le assicura una Wild Card (negata al rottame Schiavone) a Roma. Non lascia trapelare nulla alla stampa (bravi loro e/o incapaci i segugi giornalisti?). Eppure, le prestazioni e la tenuta psico-fisica di Errani qualcosa dovevano dire circa la non serenità dell'atleta.
Niente, il dispaccio d'agenzia arriva solo poche ore prima della sentenza Itf: due mesi di squalifica, perché si è creduto alla buona fede della romagnola. Lavoro spettacolare della difesa. Immagino la travolgente arringa. Il motivo è presto detto, lo spiega la stessa Errani in un comunicato di straordinaria e umana sincerità. Non tiriamo in ballo i dopati veri di Taiwan o russi, lo Spermonium anti asma di Masha, candidmente assunto per i dieci anni in cui era lecito e (per incuranza) qualche mese dopo la sua messa al bando. Qui no, ragazzi. Non c'è frode retroattiva. La nostra è italiana, è una pura, si vede a occhio nudo quanto vada, andasse, andrà sempre a pane e salame (capocollo, al limite).
I soliti malpensanti avvoltoi avevano anche riesumato quelle balle da spogliatoio sul chiacchierato rapporto con medici spagnoli invischiati in processi di doping. Tutte cazzate. La nostra lo spiega in modo chiaro. Non si può non crederle: sarei pazza - lascia intendere - ad assumere un farmaco antitumorale, che porta a gravi conseguenze fisiche. E lei non è pazza. Infatti - leggo - la sostanza incriminata era contenuta in un medicinale presente a casa dei genitori, ove l'atleta si trovava, in uso alla madre. Come abbia potuto assumerlo, nemmeno lei lo sa. Prova a fare ipotesi, immagino sconcertata e sostenuta dai legali. La più plausibile riguarda il brodo dei tortellini, preparato dalla madre, nel quale potrebbe essere finito qualche nanogramma volante di Letrozolo, o gocciolina di sudore contaminato. Proprio per dimostrare l'esiguità della sostanza, dichiara di aver fatto un test dei capelli con esito negativo. Test non ammesso nel processo per un cavillo. Quale, non si sa. Forse ammaliati dalle prove sui tortellini, i giudici avranno pensato fosse superfluo.
Sara ribadisce di non aver mai assunto in modo involontario questo farmaco. Mai in modo volontario? Freud o errore di battitura? Penso la seconda, malfidati. Ci sto dentro, le credo. Io, che poco ne capisco e non sono un Ris, ho fatto un altro "penzamento". E se la colpa fosse di una zanzara che ha punto la madre e poi la nostra, incolpevole, tennista? Può essere, ma alla Itf sono bastate le altre prove presentate dai nostri legali. La Fit, poco dopo, dirama un comunicato in cui dichiara di essere al fianco della sua atleta, fornendo tutti gli strumenti scientifici e legali. I soldi, quando ci sono, vanno spesi bene. Atleta, si legge con piglio marzialmente littorio ai tempi della campagna in Abissinia, "caratterizzata da senso del dovere e dirittura morale". Patria, sangue, suolo.
Ora però, il sentimento è ambivalente. Se è vera, come è vera (e credibilissima), la storia dell'assunzione accidentale di farmaco antitumorale anabolizzante per contaminazione da tortellini (o cappelletto, secondo teoria giurisprudenziale minore) in brodo (senza panna), due mesi di squalifica sono uno sproposito. Una somma ingiustizia. Una specie di complotto. Se le scrupolose motivazioni addotte sono considerate valide dalla Itf, si dovrebbe andare a fondo e mirare a una cancellazione totale della pena. Perché, non scordiamolo, pena c'è stata e finirebbe per macchiare una carriera adamantina.
In Italia, leggo qualche commento. Sui social la suburra internauta si scatena con battute dozzinali su tortelli in brodo dopati, Giovanni Rana, etc. All'estero ridono amaro per queste scuse, il doping involontario da contaminazione ambiental culinaria non li convince, sembra una scusa più grottesca del bacio cocainico di Gasquet. Sono in malafede, gli stranieri. Ma non passa lo straniero! I più autorevoli giornalisti italiani invece (compreso me, che non sono giornalista ma resto autorevolissimo), proni, credono ad occhi chiusi alla verità di Sara. Ma proprio tutti. Anche quelli scettici riguardo all'uomo sulla luna e complottisti vari da scie chimiche e false flag, stavolta credono al tortellino contaminato. Ed io, ovviamente, con loro.
Il mio gatto invece, mi guarda strano. Lui, forse perché odiatore professionale, è colpevolista. O, almeno, non crede alla contaminazione. Anzi, una scusa simile dovrebbe portare l'aggravante di abuso dell'intelligenza felina. Il felino è diffidente per natura. Blatera di un doping sempre più raffinato, subdolo. Mica c'è più il bombone à la Fantozzi durante la Coppa Cobram o gli anabolizzanti vivi di Ben Johnson. Ora corre sul filo. È fatto di sostanze lecite create per curare asma, diabete o cancro, che assunte scientificamente a piccole dosi (in persone sane un dosaggio normale avrebbe effetti nefasti) hanno effetti dopanti, o mascherano il doping o ne attenuano effetti dannosi. Ci arrivate o no, voi bipedi? Sembra dire. Il felino è un odiatore nato, non va preso in considerazione. Io credo a occhi chiusi nella buona fede di Sara. Credere, obbedire, combattere. Fosse una Williams o Sharapova chiederei l'ergastolo al 41 bis con isolamento diurno e notturno. Oltre alla restituzione di tutti i premi vinti in carriera.

Qualcuno penserà che sono pazzo a scrivere queste cose. Smentisco. Ho solo assunto accidentalmente, per contaminazione, Lsd sbevendo una birra assieme a un tossico. O forse canapa passando in macchina davanti a una piantagione abusiva. Chiedo il pieno proscioglimento per le cazzate scritte.

martedì 20 giugno 2017

Schiavone vola e va come una rondine, angoscia Errani-Vinci




Mentre predispongo l'invito settimanale per "la cena col grillino", divertissement snob che riprende palesemente "la cena col cretino", sublime piece teatrale francese da cui fu tratto l'omonimo film, guardo highlights del tennis tanto per.
Mi soffermo in particolare sulle nostre eroine tricolore che si destreggiano sull'infida erba pre Wimbledon.
Interessante derby a Maiorca. Erba a Maiorca? Così pare. Hanno predisposto prati su cui Nadal sgamba e trotterellano egagre ragazzotte Wta. Di fronte Roberta Vinci e Sarita Errani, al secolo le chichis (wawa), un tempo dominatrici-amiche-complici del doppio, finaliste slam in singolo, top ten, etc...prima della fragorosa rottura. I motivi restano ancora avvolti da riserbo e una fitta coltre di mistero. Poco importa. Da allora, le due praticamente sono crollate a picco. Inesistenti in doppio con altre partner, caduta libera in singolare. Roberta è riuscita nell'anno successivo a compiere il quasi miracolo a New York, poi quasi nulla se non vagheggi di "ho battuto a Sereeeeena" o snobbati sondaggi "smetto o non smetto?".
A vederle affrontarsi nel primo turno, viene l'angoscia. Pare un torneo dopo lavoristico. Robertina ha splendida mano, i soliti colpi slice, preziosamente vintage, di una cinquantenne ex tennista ormai appesantita. L'altra è un trivio tennistico mai visto, che fa accapponare ancor di più la pelle sui prati. Mai visto arrotare in modo così agghiacciante, senza potenza e servizio, su erba. L'imbolsita pugliese, attenta a non dire "Jamm" o "annamo" per non turbare l'avversaria, finisce per vincere lasciando tre giochi all'arrotatrice folle. Poi salutano con stretta di manina gelida e facce ingrugnite. Nemmeno un bacetto o un sorriso. Ora la attende la Flipkens, e anche da ex può arrivare in fondo.
Poi guardo attentamente Francesca Schiavone, ormai ex anche lei (per gli altri però, specie la Fit), impartire sontuosa lezione tecnico-tattica alla giovane bieberona Bouchard. Il grande bluff canadese, pompato solo perché (dicono) caruccia, si piazza in mezzo al campo e spara meccaniche pallate da agassina scarsina: uccellata dalle sapienti variazioni dell'italiana, che la sovrasta anche dal punto di vista fisico. Schiavone, che mai ho amato, a 37 anni si conferma la migliore italiana della stagione, in condizioni fisiche eccellenti. Forse servirà per ottenere una wild card a Roma nel 2018. Quando si sarà ritirata.


martedì 16 agosto 2016

RIO 2016, TENNIS E FIASCHETTE SOTTO L'OMBRELLONE







Lagrime inconsolabili di Novak Djokovic sbattuto come un polpo sullo scoglio da un monumentale Del Potro. Il pistolero argentino, diventato eroe a cinque cerchi abbattendo a suon di fucilate di dritto anche Nadal e il resto della ciurma. Niente può, stremato, in finale contro Murray (sempre più macchina Lendl style) malgrado il ribollente centrale brasiliano diventato "La bombonera". Bis storico dello scozzese, argento al gigante di Tandil (vien da chiedere, candidamente retorici, cosa sarebbe di lui senza tre anni di infortuni che tuttora lo costringono a giocare "senza rovescio"). Bronzo a Nishikori che beffa Nadal versione acchiappo tutto io (singolo, doppio, misto e due senza), ma stringe solo l'oro in doppio con Marc Lopez.
La proverbiale imprevedibilità Wta, unita al torneo olimpico sui generis, genera un risultato che va oltre la sorpresa, con sprazzi di patriottica fiaba da Cenerentola: Serena perde in poco più di un'ora singolo e doppio e va a farsi un bagno a Copagabana, mentre monta il tornado Puigoro malgrado avesse vinto un solo torneo in carriera (ma miss chiappa tumida 2015), dopo aver triturato tutte. Argento a Kerber (comunque ritrovata, non si vedeva così in forma dalla finale dei 200 a Mosca con la maglia della Ddr), bronzo a Kvitova.
Basterebbe così. Invece, a fronte di tali immagini di lacrime, sangue e incredulità, tocca leggere il primo campionario di vaccate da fiaschetta sotto l'ombrellone #1: "Così ai tennisti non interessavano le olimpiadi, eh?". Chiaro, a 5 su 10 della top 10 (cin-que su die-ci) non fregava nulla e sono rimasti a casa, o in spiaggia. Gli altri cinque, e chi ci è andato, ci tenevano come indemoniati, per prestigio personale o ardore patriottico. Ciò non toglie che il campo partecipanti fosse da Atp 500 o Masters 1000 monco, quindi: ai tennisti (mediamente) delle olimpiadi interessa poco. Non ci vuole Aristotele per capire. E nemmeno Archimede pitagorico. Altrimenti invito tal Cencetti, 4.4, al torneo nel giardino di casa mia come testa di serie numero uno e, siccome si impegna allo spasimo, piange e si dispera, lo spaccio come torneo più importante e sentito di uno slam.

Ma non vorrei trascurare mamma Rai. Certo, la tv di stato predisponeva una (difettosa) applicazione con cui seguire in streaming tutte le discipline, ma se uno sventurato perde la connessione o ha un Nokia 3330, e volesse vedere le olimpioniche gesta di Del Potro e Nadal che si stanno scannando come Ettore e Achille? S'attacca. Perché nelle tre reti sportive la rai preferisce entusiasmarci con le qualifiche (!) di Kayak, Sciabola e tiro con l'arco. Poi per fortuna torna la connessione e si può godere lo streaming, con un commentatore strappato alle bocce che spara nomi a vanvera di gente sugli spalti (Lendl? Jamie Murray? Beyoncè magari?), snocciola vaccate da fiaschetta sotto l'ombrellone #2 tra cui Errani che batte Marchenko (oddio, parrebbe più femmineo l'ucraino della nostra, ma non ci sono prove di un caso Semenya bis) e Lorenzi che doma il virgulto Bartens, straparla come invasato durante gli scambi, manco stesse commentando il calcio. Ci salva lo streaming internazionale. O una fetta di anguria.

Spedizione italica, nessuna medaglia. C'erano fondate speranze di acciuffare una medaglia dal tennis. Lo stato maggiore al gran completo ci credeva, arrivando a cavallo ai campi di battaglia in cui i nostri si battevano con ardimento. Dopo anni di trionfi slam, separazione e riunione per amor di bandiera, toccava a Errani/Vinci portarla a casa quella benedetta medaglia. Le due però, dopo un incoraggiante inizio, affondano nei quarti contro le malconce ceche Strycova/Safarova (dopo essere state avanti 6/4 3/0 pesante): una notoriamente squilibrata, l'altra antologica perdente e azzoppata. Cosa sia successo da metà secondo set è avvolto da fitto mistero, visto che l'epico match si svolgeva lontano dalle telecamere (bastava un bollino rosso): vecchie ruggini riaffiorate? Una mefitica puzzetta di Malagò (iper eccitato per l'esito trionfale fino ad allora, mentre pregustava la medaglia) che ha provocato svenimenti a Roberta, o semplicemente non erano in condizione? In singolo, meglio la romagnola di una Vinci in imbarazzante condizione fisica (scene da racchettoni in spiaggia nel misto, con l'incolpevole, per una volta, Fognini, già eroico a tenere lo scambio con Venus).
Poche speranze al maschile. Fa il suo dovere Fognini battendo Estrella e neuro Paire, poi cede a Murray in un match balordo. Voglio dire, quale disamina puntigliosa o analisi tecnica puoi dare a una partita con parziali 8-2 0-8 6-0? Nessuna. Evvai invece con le vaccate da fiaschetta sotto l'ombrellone #3 ad opera di stimati addetti ai lavori (forzati): "Top 5 Fabbbio, se solo la testa...ah, la testa...". "Pochi possono dare un 8-0 a questo Murray, Fognini è uno di questi...". Sbagliato, a "questo" Murray che credendo di aver vinto si addormenta e fa il regolarista falloso sparando pallette fuori misura, moltissimi. A "quello" mostruosamente centrato della finale, sarebbero capaci in pochi (tra i marziani). La differenza è sottile, se le partite si guardano. Al più ci si potrebbe domandare: quanti sarebbero capaci di perdere da quel Murray, 3-0 avanti al terzo? Persi tra le solite banalità e luoghi comuni sulla testa matta dell'italico alfiere, mai che qualcuno si chieda qualcosa di concreto. Tipo: quanti top 100 servono peggio di Fognini?

Peggio ancora dell'Italia, la Francia, arrivata a Rio con ben altre ambizioni delle nostre. Se non in singolo (dove pure contavano su gente in grado di guardare a una medaglia), nel doppio, maschile, femminile, misto, dovevano fare man bassa: Mahut, Herbert, Mladenovic, Garcia, Benneteau. Invece, flop assoluto. E con chi se la prendono? Con lo sminchiato Paire (la cui ridicolaggine cresce esponenzialmente grazie al barbone hipster), allontanandolo (a match in corso) per condotta irrispettosa. Avesse battuto Fognini (ma non gli andava molto), sarebbe stato squalificato dalla sua federazione. Voglio dire, da Paire, sì, da quell'allampanato figuro che pare evaso da un centro d'igiene mentale bretone che non passerebbe nemmeno la visita di leva, davvero ti aspetti un comportamento da disciplinato atleta olimpico? Ah, questi francesi.


sabato 6 agosto 2016

L'OLIMPIADE DELLA RACCHETTA, AL VIA RIO 2016








Si accende la fiamma di Olimpia a Rio. Pronti-via, si parte col tennis. Leviamoci il callo. Poi ci si concentrerà sul tiro con l'arco, tiro alla fune, canoa/kayak.
Sarà colpa della calura agostana, ma mi è venuta una sottile metafora per descrivere il tennis alle Olimpiadi: è come se Bobo Vieri, dopo essersi fatto migliaia di modelle a Formentera, decida di andare nella spiaggetta libera di Cozze e si masturbi su una foto di Marylin Monroe (col rischio che salti in aria o gli venga l'epatite per via delle cozze crude).
Meno ciance, a molti dei tennisti poco gliene cale dello spirito olimpico. Pochi mostrano entusiasmo, alcuni per un bizzarro spirito patriottico, altri (quelli scarsi) eccitati dall'infantile idea di poter incontrare un campione del basket o del calcio cui chiedere un autografo corroborato da selfie esibito sui social.
Campo di partecipanti impoverito a causa della paura per il virus zika, attentati terroristici e infortuni, più o meno veri o diplomatici per via delle paure di cui sopra. E allora, Federer? Raglierà qualcuno. Ma certo, lui, come Nadal o Djokovic, per motivi diversi, avevano puntato molto su Rio. Lo svizzero ci teneva moltissimo (da anni), non certo perché in lui bruci un particolare ardore patriottico, ma perché l'oro a cinque cerchi era l'ultimo obiettivo, il titolo mancante, ciliegina sulla torta di una carriera irripetibile. Insomma, doveva essere l'Olimpiade di sua Divinità Immortale, ma lo svizzero ha dovuto gettare la spugna. Ha provato, il Divino, a gestirsi al meglio dopo l'infortunio al santo ginocchio, concentrandosi su Wimbledon e Rio, ma gli sforzi di Londra sono stati fatali. Appuntamento al 2020.
Oltre a Federer, restano felicemente a casa in ciavatte e peroni fresca, Wawrinka, Raonic, Kyrgios, Zverev. Prova un proditorio rientro invece il portabandiera Rafa Nadal (sempre più nemesi assoluta di Federer), dopo l'infortunio al polso. Non solo in singolo, ma dentro anche in doppio e doppio misto (scopa e rubamazzetto), per portare una medaglia alla Spagna. Ecco, Rafito appartiene alla categoria dei patrioti con l'elmetto. Djokovic ovvio favorito per l'oro (troppa grazia se Del Potro lo abbattesse subito come un polpo aullo scoglio), insidiato da Murray. Occhio a Nishikori. Ma una medaglia possono vincerla in tantissimi, quasi tutti.

Altri forfait illustri tra le donne. Di Sharapova si sapeva. Vista l'atmosfera al nandeolone che si respira al villaggio, avevano pensato di riammetterla. "dilettante", pare abbia detto di lei una sollevatrice pesi uzbeka coi baffi da sparviero e barba incolta. Halep non vuole riachiare la sua salute per via del virus e sta a casa. Azarenka aspetta un bambino. (Pausa, risate). Ebbene sì, Vika è gravida. Un pensiero al temerario babbo del bebè, pioniere ormai conteso dalle migliori università per farne oggetto di studi. Vika dovrà stare lontana dai campi per tutto il 2017: stappate pure la bottiglia migliore. La notizia brutta è che ritornerà. Resta però la speranza che l'inattesa maternità le giovi, trovi serenità, e scopra di poter fare a meno di ruttare bestemmioni come posseduta da Padre Amorth (nel senso che se lo ingroppa) per campi. Almeno una trentina di papabili per dividersi le medaglie, con Serena favorita.

Spedizione italica in pompa magna. Ora, se uno dovesse prendere i risultati degli ultimi slam, faremmo meglio a guardare il windsurf a Copacabana. Ma la particolarità del torneo, campo partecipanti zoppo, clima, le cavallette, possono darci una miserabile possibilità di medaglia. Quella che Malagò, iper eccitato, come drogato di feijolada, sogna anche di notte. Lo hanno avvistato alle tre di notte nel villaggio, occhio pallato, mutandoni e canotta, che impartisce lezioni di dritto e rovescio a malcapitati azzurri che provano a nascondersi. Speranze riposte soprattutto sulle donne, in particolar modo sul doppio della ricomposta coppia di Chichis-wawa Errani-Vinci, dopo gli stracci volati in Fed Cup lo scorso anno. La reunion dell'anno, dopo quelle di Axl e Slash e Albano e Romina. Ci voleva tanto? Un anno di maniacale stalking alla povera Pennetta intenta a scegliere il vestito da sposa, quando bastava usare polso con le due bizzose separate. La storia è piena di coppie che si odiano, ma hanno vinto. Queste due hanno in bacheca successi di slam, quindi qualsiasi risultato sotto la medaglia sarà un fiasco. L'alibi preventivo dell'affiatamento non regge. Più difficile in singolo, servirebbe una Vinci versione New York (occhio a un possibile quarto Vinci-Serena: sarebbe più pulp di un film di Tarantino, e Robertina con casco e giubotto antiproiettile), ma nella Wta tutto è possibile, figuriamoci alle Olimpiadi.
Minori chances tra gli uomini, orfani dei Bryan's italiani Fognini-Bolelli. Qualcosa possono provare Seppi-Fognini. In singolo occorrerebbe una congiunzione astrale di diverse cause concatenate. Nell'ordine: la vendetta di Montezuma che metta fuori causa 53 atleti, un miracolo del Cristo Redentore e, ultima ma fondamentale, una botta di culo clamorosa.


giovedì 12 maggio 2016

GLADIATORI ITALIANI AL FORO ITALICO - Ma quanto è bello il Foro, eh?Rewind -







Ha tutti i torti quel vecchio genio di Woody Allen che nel raccapricciante “To Rome with love” dipinge l’Italia come un paese meravigliosamente bello, ma popolato da grottesche macchiette?
Niente Foro Italico per me quest’anno, e nisba spumeggianti (non meno che impeccabili) resoconti dal campo. Mi sono però divertito seguendo il torneo sulla Tv Federale. Mezz'ora al giorno, non di più, come metadone. Uno spettacolo a metà tra la D’Urso che sottolinea i dati auditel e la buon’anima (pare sia ancora vivo, ma dovrei controllare su wikipedia e mi scoccia) Emilio Fede nel divinare le gesta politiche e amatorie di Silvio Berlusconi.
Il Pontefice Binaghi gonfia il petto e volge l’altero sguardo alle tribune gremite, mentre si concede un giro nella suburra del Ground a bordo della Papa mobile guidata da Galimberti (e Nargiso navigatore assopito). Gridolini e sudditi genuflessi che gli baciano l’anello pontificio. 
Su Supertennis è il trionfo della pomposa autocelebrazione. “Ecco alle nostre spalle, ammirate la cornice di pubblico...record di spettatori...ma poi, chi ce l’ha uno stadio come il Pietrangeli?...eh, i tennisti amano questo campo, circondato dalle statue...pagherebbero per giocarci...ma certo, a qualcuno incute timore...ma guardate la bellezza, è magia pura...”, prima di snocciolare dati e numeri strepitosi sull’affluenza. Alla quarta volta in mezz’ora che ci viene ricordato con afflato servilmente languido, anche chi ha respirato per anni quella splendida atmosfera rischia di essere colto da raptus, inconsulta voglia di diventare foreign fighters e lasciarsi esplodere sul Pietrangeli (il magnifico Pietrangeli, pieno in ogni ordine di posti da gente estasiata che...e via dicendo).
Nello studiolo ospitano la leggenda Stan Smith. Il bravo presentatore annaspa con salivazione azzerata, potrebbe chiedergli mille cose, aneddoti sulla sua carriera. Invece parte a testa bassa, dopo un compiaciuto sguardo allo stadio alle spalle: "Che spettacolo Stan, eh? 26 mila oggi. Piccolo Slam, eh?". Gelo. L'ex campione vorrebbe gettarsi giù a volo di gabbiano. Fortunatamente poi, passano a discernere di questioni tecniche. Federer, Djokovic? Un suo incontro con Laver? No. Gli chiedono cosa ne pensi del nostro numero 333 atp, tale Sonego. Quello, pensando fosse un pizzaiolo di Trastevere, ordina una quattro formaggi e se ne va. Scena meravigliosa. Nel mio personale tabellino delle storiche perle supertennis, appena dietro l’intervista a Connors quando, al cospetto del grande Jimbo, un proditorio gerarca Fit squittì: “Ma quella palla contestata nel match con Barazzutti nel ’77...”. Jimbo lo guardò come fosse un escremento di topo, domandandosi se quel curioso esemplare provenisse dalla repubblica di Bananas. Resiste sul podio invece la storica domanda a Novak Djokovic, appena laureatosi campione del Foro: “Ehilà Nole, che ne pensi di Fognini? Ti sei allenato insieme...diventerà top 10?”.
La mantrica autofellazione sulle italiche bellezze del Foro, che sconfina nel provincialismo più penoso, provoca un effetto comico notevole. Ma sarebbe nulla se non abbinata all'epica esaltazione degli eroi tricolori che “accenderanno di tifo” gli spalti del museo a cielo aperto. Il tragicomico è completo.

Ma benone, il bilancio semiserio per gli italiani può essere stilato già al mercoledì: 11-1. 10 eliminazioni al primo turno, una (1) vittoria, del sibaritico Seppi.
Flavia Pennetta. Ok, su una cosa hanno ragione: l'impianto, specie il Pietrangeli, è sempre gremito, anche per vedere Pio e Amedeo in zoccoli che giocano a calcio tennis con Totti. Gli organizzatori, luciferini, trovano l’unico momento in cui ci sono pochi avventori sugli spalti, per celebrare l'addio ufficiale di Flavia organizzato dalla Wta. Molto triste. Lacrimucce, Fognini coi fiori e dalle deserte tribune l’eco di un pazzo che grida “Gioca le olimpiadi di Rioooo!!!”. Prontamente allontanato dalla security, si scoprirà essere Malagò in uno dei suoi migliori travestimenti, con baffi da Groucho Marx.
Ma vediamo i gladiatori italiani in campo al Foro.
Sara Errani. Heater Watson si qualifica dopo due maratone e l'improvvido telecronista (prontamente impiccato all'alba) si sbilancia "Gli organizzatori non la manderanno certo in campo lunedì, dandole un giorno di riposo...". L'altro, scafato: "beh, dovesse trovare Errani la vorrei in campo lunedì mattina...". Detto, fatto. Errani-Watson, lunedì all'alba. Caso. Ma la nostra eroina padellara cede alla distanza contro la stremata inglesina. Non sono meglio di Zalone? A onor del vero però, Sarita accusa dolori al costato-carenza di ferro-stipsi. Fateci caso: non ha mai perso quando sta bene. In perfetta forma avrebbe vinto più di Serena e Billie Jean King.
Karin Knapp.  È sorteggiata contro la ceca Strycova, un folletto talentuoso che gioca a tutto campo con mano vellutata. In cabina però fanno sapere alla massaia di Mendrisio quanto la nostra semovente cassapanca coi piedi che spara roncole dritto per dritto, abbia più talento della ceca: "Non c'è paragone!". Questi sarebbero riusciti a dirci anche che Mussolini aveva i boccoli. Ovviamente la Strycova domina, quasi irride l'italiana con un duplice 6-2. Ma Knapp era ancora menomata. Ginocchio-caviglia-piede, oh-oh (citando Don Lurio).
Francesca Schiavone. Prevedibilmente maltrattata dalla Safarova, si lagna dei "tre gatti sugli spalti" (prontamente bippata. Anzi, non un monosillabo sulla sua conferenza stampa). E, figuriamoci, anche la leonessa lamenta dolori fisici. Non era al meglio. Polpaccio-cavo popliteo-unghie usurate.
Roberta Vinci. Le chiedono che tempo fa, e quella risponde: "quando ho battuto Sereeeena a Neve Yorke...". Fuori di testa, ormai. Schiantata 6-0 6-4 dall'inglese Konta, e tramontane di fischi. Ma (poteva mancare solo lei?) non stava bene per i problemi al tendine d'achille. Ingenui.
Claudia Giovine. 26enne poco gradita rispetto ad altre protette fit e ben più giovani promesse (24enni) che ha battuto meritatamente nel baraccone prequali, entra in tabellone. Perde onorevolmente in tre set contro la McHale.
Insomma, Caporetto, mattanza, disfatta, ancor più pietosa se si pensa alle attese annunziate marzialmente in stile Istituto Luce. Ma, tutte quante avevano problemi fisici. A proposito, ci sarebbe anche la predestinata Camila Giorgi che, per un infortunio (presumibilmente diplomatico) non è venuta a Roma. Ma come, le altre pur gravemente menomate hanno difeso l'onore della patria e lei si tira fuori? Diserzione, fucilata nel petto. Come darle torto, dopo la burrascosa rottura con la Fit, notoriamente gente poco rancorosa, l'avrebbero mandata ad allenarsi su un campo di Tor Bella Monaca e pranzare alla porchetteria da Pietro er sudicione al Quartaccio.

Fortuna che ci sono gli uomini, valorosi e indomiti.
Fabio Fognini. Mattatore nell'esibizione con Totti, perde seccamente da Garcia Lopez. Si lamenta dei campi veloci e di non essere stato programmato sul Pietrangeli. Fischiato anche quest'anno. Ma (c'erano dubbi?) pure lui reduce da un infortunio e quindi gravemente menomato. In cabina però, ci vedono del buono. Molto buono. "Dopo aver perso nettamente il primo set, molti altri avrebbero sciolto. FABIO NO! Ha lottato, arrivando al tie-break del secondo...". Segnali molto incoraggianti, quindi, e bicchiere (di grappa) mezzo pieno. Il problema è che si sono scolati la bottiglia, di grappa.
Paolo Lorenzi raccatta le briciole contro  Bautista Agut.
Andreas Seppi. Unico, miracoloso, a passare un turno contro Pospisil. Poi Gasquet lo fa a fettine come una trota salmonata. Eppure, a sentire Nargiso che parlava di match 50 e 50, un disperato che non aveva mai visto i due, guardando Seppi quotato a 7,00, ci avrà puntato lo stipendio. E poi si sarà impiccato sotto il Tevere.
Pippo Volandri. Coi suoi limiti, a 35 anni, ormai part-time, non partecipa al circo delle prequali, quindi niente wild card malgrado tutt'ora si metta nel taschino tutti i giovanotti italiani. Senza parlare del passato. Entra all'ultimo momento e passa le qualificazioni, prima di giocarsela con Ferrer.
Lorenzo Sonego. Lotta alla pari con Sousa, facendo vedere belle cose. Volto e fisico da adolescente che pesa 12 kg, buoni fondamentali su cui lavorare, ma lascia ben sperare il carattere.

Insomma, questo è. Per i bilanci seri sul tennis vero, c'è tempo. Ma poi, l'avete visto il Pietrangeli pieno? Numeri da record in uno scenario che trasuda storia e...


domenica 21 febbraio 2016

PILLOLE ALLUCINOGENE DI ATP/WTA






Rafa Nadal, il morto è stazionario. Un tempo il più grande tennista di sempre su terra battuta i tornei minori sudamericani nemmeno li giocava. Avrebbe vinto in infradito e bendato, senza nemmeno smutandarsi. Ora è lì, rema, lotta, sbuffa, si lascia andare a esultanze gladiatorie che rasentano la patetica nostalgia, come un pugile suonato che fa il wrestler. O Berlusconi e Galliani che in tv dicono come il Milan sia il clØb più titolato al mondo. Perché dell'invulnerabile, imbattibile mutante terricolo con gli arti che si rugenerano per morfallassi come le code di lucertola, non c'è traccia. Depotenziato, vuoto, senza l'esplosività fisica dei tempi migliori. Il risultato è clamoroso: seccato su argilla rossa da giovani violenti (Thiem) o vecchie lenze mediocri (Cuevas), in lotta. Gli do tempo fino a Parigi, lì sapremo se Nadal staccherà la spina o rinascerà dalle sue ceneri.
Riecco Delpo. Mesi di dubbi, interrogativi, ipotesi, operazioni in serie, ipotetiche varianti tecniche per ovviare al polso sinistro ballerino, treno bianco di Lourdes come ultimo, drammatico, tentativo, ed ecco finalmente in campo dopo oltre due anni. A Delray Beach mi appare ovviamente titubante, accorto, attento a non strafare e forzare troppo il polso martoriato con scientifico utilizzo del rovescio slice. Tanto basta per battere buoni avversari da top 100 e arrivare in semifinale, arrendendosi solo a Jeffrey Dahmer truccato da The Mask (Querrey). Paradossalmente, per necessità, rischia di arricchire il suo grezzo bagaglio tecnico utilizzando il back di rovescio e limitaando gli estremismi mostruosi che l'hanno portato a vincere a Flushing Meadows. Il tempo ci dirà: A) se questo Delpo 2.0 sarà sufficiente per tornare a livelli di eccellenza. B) se è una situazione temporanea, prima di riprendere fiducia, partita dopo partita.
Tupac Kyrgios alla marsigliese. Dopo i balbettii di inizio anno in patria, ecco il crack del 2016, che irrompe in tutta la sua esplosività facendo i buchi nel parquet marsigliese. Frantumati Cilic e Berdych (ossia quelli che sono appena sotto gli intoccabili). A questo ciondolante rapper dall'atteggiamento e tennis pregno di tamarra protervia, non interessa niente di nessuno. Il che, avendo colpi fenomenali, può anche non essere un handicap. Confermo, farà il Master di fine anno. Se non lo arrestano prima per scippo di una vecchietta (Stepanek truccato da donna).
Il treno perso dalla gnappa Strycova. Ci sono occasioni, frutto di eventi fortuiti e irripetibili, che chiedono solo di essere colte al volo. Opportunità che il destino ti pone su un piatto d'argento. Trovare Sarita Padellara Errani nella finale di un premier sul veloce capita una volta ogni due vite. È come trovarsi di fronte alle elezioni Fassina. Puoi perdere solo se in pubblico dibattito ti dichiari un deviato ittico, a favore delle adozioni gay o di non voler sparare ai profughi di Lampedusa. Lei invece, matta come una cavallina imbizzarrita, fa un sorriso ammiccante e inquietante, di quelli che non sai se voglia sedurre o ammazzare e, dopo aver mostrato meraviglie magie contro Ivanovic e Garcia, risponde con sbocchi tennistici (e tutti i torti forse non li ha) all'abominio tecnico di Sara Errani, arrivata invece alla
finale dopo scempi e battaglie con impresentabili figure, Zhung, Shvedova o la regolarista fallosa Svitolina. Paradossi, il bello/brutto del tennis. Avversarie da Itf, con cui potrebbe dire la sua anche Bertina Brianti. La romagnola però ha una tigna che rasenta l'ernia al cervelletto. In particolare, assisto a qualche games di Errani-tal Brengle e sono colto da spasmi addominali, vertigini, stati di morte apparente. Sarà mica tennis, quello.
Il ruggito della leonessa sdentata Schiavone
Che azzanna il titolo a Rio de Janeiro. Risultato bellissimo, considerando le quasi 36 primavere della nostra campionessa ormai fuori dalla top 100. Ok, ma evitiamo trionfalismi. Kimiko Date a 44 anni era top 100, Venus a 36 è quasi top 10, Serena a 35 sfiora il Grande Slam. A Rio la nostra ha regolato in battaglia un manipolo di ragazzotte che negli Slam non giocano o faticherebbero a passare in turno. Lei che uno Slam lo ha vinto. Scremati gli entusiasmi patriottici, resta una bella impresa, perché la milanese gioca ancora un bel tennis ed è vittima della avvincente sindrome di Jimmy Connors. Malgrado i fili bianchi nei capelli e un rendimento lontanissimo dal passato, lei sembra divertirsi ancora. A Rio come a Parigi. Contro Stosur come contro tale Cindy Burger. Vuole mettere alla prova il proprio fisico e gode da matti a lottare, sudare e tirare palline. Per vincere uno slam, come per rientrare nelle 100.

lunedì 8 febbraio 2016

Fed Cup, Francia-Italia: cronaca di una disfatta annunciata



Premessa: ho visto solo alcune fasi del match Francia-Italia valevole per il primo turno di Fed Cup e disputato a Marsiglia, limitandomi a vincere soldi scommettendo contro Sara Errani (quale folle book in prenda all'alcol o festeggiamenti carnascialeschi può dare Mladenovic e Garcia, ma anche Sandra Pizzichini, a 1,60-1,70 contro di lei sul veloce indoor?).
Esito scontato. Lo si sapeva. L’Italia del post Pennetta, con Schiavone ormai portabandiera senza bandiera, Vinci epurata, e che si basa tutto sull’automa sparacchiante Giorgi e Sarita padellara, partiva senza speranze. Nemmeno un suicidio transalpino poteva bastare.
Dopo i successi del passato, più basati su valori individuali che meriti federali, c’è un vuoto assordate. Il nulla assoluto.
Eppure, due parole occorre dirle. Tanto per. Perché perdere ci stava, ma malgrado tutto si poteva farlo con più dignità, se non addirittura giocarcela, grazie a scelte un filo meno demenzial-suicide.
Errani-Vinci. No, non farò nessun accenno alla febbrile attività parlamentare attorno alla legge sulle unioni di fatto e Elton John a Sanremo. Non è questa la sede. Qualcuno però ancora si ostina a negare ciò che a chi è fornito di qualcosa in più di una vongola verace nel cervello era già evidente: le due ormai si detestano. Non si sa cosa sia successo (e nemmeno può fregarcene minimamente), ma così è. Inutile far finta di nulla o addirittura negare. Continuare a blaterare di rottura per motivi tecnici e volontà di "concentrarsi sul singolo" non fa più ridere nemmeno i polli. Neanche Emilio Fede con Berlusconi era arrivato a tale grottesca mistificazione della verità. Eppure, tra fit, tv e siti che gravitano attorno, silenzio tombale. Bocche cucite.
Ma bene, dato per certo l'odio palpabile tra le due, divorzio così insanabile da non permettere al capitano coraggioso di convocarle contemporaneamente pena musoni, graffi e scenate napoletane, l’uomo della strada si domanda: perché in una sfida sul rapido indoor optare per Errani (senza reali possibilità di portare a casa un punto) e lasciare a casa Roberta Vinci, in grado invece di giocarsela con le due giovanottone francesi? Non si capisce. Un uomo mediamente in salute mentale non può. Come non può credere alla barzelletta sul rifiuto di Roberta per impegni improrogabili (ospitata tv da Cattelan), dopo l'affaticamento da burraco che già le impedì di essere a Brindisi. Assoluta demenzialità dei tecnici oppure il peso della padellara è molto più forte, malgrado Robertina provi a guadagnare patriottici punti con videomessaggi da far impallidire un camionista-ultrà cresciuto a pane e Boldi-De Sica (mi ripugna persino ripeterlo, ma ormai è pervasa da una sorta di delirio di onnipotenza). Anche credendo a questa seconda opzione, mi domando: perché esporre Errani (tecnicamente inadatta e psicologicamente in crisi) a questa figuraccia? Su terra, se sta bene, può ancora dire la sua. Ma su terreni veloci e così conciata, risulta impresentabile. E poi, Coni-Fit-Onu e Protezione civile continuano indefessi ad ammorbarci gli ammennicoli e frantumarci le pudende (o fracassarci i coglioni, se volete) sulla storia di Pennetta convinta a tornare in campo per le olimpiadi (magari fuori forma e gravida di un par di Fognetti) per vincere una medaglia (ma quando, dove, con chi?) e continuano a nicchiare e non muovere un dito per ricomporre la coppia Errani-Vinci che una medaglia (loro sì) potrebbero anche vincerla? Si rasenta il ridicolo.
"Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle future generazioni", diceva De Gasperi o forse era Mal dei Primitives. I nostri politicanti dello sport pensano alle prossime elezioni e a correr dietro il gonnellino (ai limiti dello stalking) di vecchie glorie, prepensionate e ritirate, invece di prendere atto della realtà: una casuale generazione ricca di successi è finita, nulla si è fatto per crearne una di ricambio ormai persa, tocca farsene una ragione
e iniziare a lavorare sui giovanissimi.
A margine, Robertina ha sgambettato e dato sfoggio di verve da showgirl in tv da Catellan. Condita da soliti, ormai stucchevoli, richiami alla vittoria su Serena. Non se ne può più. Sono a decine ad averla battuta (Kurumi Nara compresa), questa rischia di continuare a menarcela fino al 2067, pensando di risultare simpatica. Invece sembra una che ha perso completamente la brocca. Qualcuno le ricordi che a New York ha si battuto Serena, ma poi ha perso una finale di Slam contro Pennetta, da favorita. Occasione che non le si ripresenterà nemmeno a Ballando con le stelle).
Capitolo Giorgi. Gioco forza, bisognava restare attaccati a lei, giovane speranza tricolore. Così inconsapevole a se stessa nelle sue partite, figuriamoci messa in una squadra. Un automa proverebbe e riuscirebbe a trasmettere più emozioni. Questa è un robot messo lì come una macchina sparapalline difettosa, che un giorno funziona e l’altro no. Vince con una Mladenovic suicida, perde dalla Garcia, facendo le solite cose: esplodere truculenti colpi a casaccio. Ma il top viene nel post partita, con dichiarazioni mai sentite da nessuno. Timida (ok), impacciata (e va bene), con gli occhi che imploranti cercano il babbo appena una domanda esce dal seminato (ho vinto-ho perso). “Ho portato a casa un punto, però abbiamo perso, ma va bene...”. Ma va bene cosa? Fino allo sconcerto-rifiuto sdegnoso nel rispondere alla scomodissima domanda: “Cosa ti diceva Barazzutti?”. Inconcepibile.
Chiarisce tutto il capitano di lungo corso. Fa spallucce e mette tutti d’acordo. “Per fare qualcosa di diverso occorre anche saperlo fare.”. Amen. Parole incise nella pietra come legge di Hamnurabi. Ha ragione lui rispetto ai tanti (me compreso) che continuano a vaneggiare di cambiamenti tecnico-tattici necessari per la nostra casta diva. Tardivo ritornare a una scuola tennis per under 12 di Sarzana, a 25 anni. Certe cose vanno bene per un Paolino Lorenzi che a quasi 35 anni continua ad arricchire il suo tennis. Andava bene per Schiavone, diventata funambolo dopo esordi da simil pallettra, al limite per Pennetta, brava a diventare più offensiva gli ultimi anni. Umiliazione inammissibile (ma soprattutto impossibile) per lei che è stata programmata così. E coi software non si può mica ragionare.
Giovani virgulte promesse, per nuove ardite imprese. Ok, ma quanto sono pessimista, c’è pur sempre un radioso futuro all’orizzonte. Capitan Barazza lancia nella mischia (nell’inutile doppio a risultato acquisito) Martina Caregaro, classe ’92, mi dicono appena entrata nelle prime 300 e con discreto potenziale per competere addirittura negli Itf. La lancia allo sbaraglio assieme alla spalla forte Errani (in quelle condizioni, capace di galvanizzarla): un gioco vinto eroicamente, e morale alle stelle. Ma il futuro è dalla sua e dalla nostra, mentre una ’97 trascina la Svizzera alla vittoria in Germania, Garcia e Mladenivic stagionate classe ’93 portano in trionfo la Francia e tale Pliskova nata nel 1992 espugna da sola la Transilvania. 
State sereni, roseo è il futuro della nostra nazione. Bando a riprovevoli dubbi vilmente liberali e lassismi rossi. Le nemiche milizie saranno sconfitte, faccette nere sottomesse dagli indomiti soldati dalla bruna divisa, sotto l'illuminata guida di valorosi condottieri baciati dal radioso sol della vittoria.

martedì 19 gennaio 2016

AUSTRALIAN OPEN, TENNIS, SCOMMESSE, NADAL AL TAPPETO, ROCCHIO 47 HEWITT






Nando, tu spari a un uomo già morto” verrebbe da dire osservando Verdasco che impallina, impietoso, un Nadal al tappeto nel quinto set. I più avranno negli occhi la maratona di sette anni fa tra i due spagnoli sullo stesso campo. Era un Nadal carico a mille, capace di arginare con una feroce difesa la furia violenta di Verdasco in rampa di lancio. Ora si vede un Nadal logoro, vulnerabile perché tremendamente più scarico, incapace di sostenere il tennis arrotato e gli spostamenti laterali del passato. Obbligato a soluzioni offensive che hanno completato il suo bagaglio tecnico, ma che non possono bastare. Tanto meno risultare decisive. Nando invece è rimasto quello, un picchiatore smidollato cui invece di quattro bombe vincenti ne basano due (o una), per fare il punto, ed è normale che la spunti.
Fa quasi tenerezza Rafa, ben consapevole di essere ai titoli di coda. La stessa tenerezza che, paradossalmente, non può fare Sarita padellara Errani, smocciante e sull'oro delle lacrime dopo essere stata ribaltata dalla valchiria dal rovescio a una mano Gasparyan. Testuale, la romagnola non si diverte più e vorrebbe cambiare vita. La colpa non è nemmeno tutta sua, ma di chi le aveva fatto credere di essere la reincarnazione di Billie Jean King e non una che nel 2012 aveva fatto qualcosa che andava oltre i suoi umili mezzi. Con la consapevolezza di fare un miracolo già a restare nelle trenta, prenderebbe tutto con maggiore leggerezza. Ora invece somiglia a una bimba musona, insopportabile vederle sfogare la frustrazione insultando avversarie capaci di vincenti, arbitri, linee, pubblico. Somiglia a una bimba viziata, convinta di avere un giocattolo straordinario in mano (escansala, escumbala), che ora scopre quanto fosse tarocco. Ridatele leggerezza, o il padel.
Ma c'è anche l'altra faccia di una medaglia bucata. “La differenza tra me e “la mia avversaria”? Qualche punto...”, parole e musica della predestinata (al lancio di pallina su Marte) Camila Giorgi. Uno appena svegliatosi dal coma penserebbe che “la sua avversaria” possa essere la numero 800 e di 150 kg Maria Fenandez Alvarez Teran, o al limite una pari classifica come Pina Fantozzi Niculescu. No, amici miei, si riferiva a Serena Williams. Mi ripeterò, ma questa non ha un cervello. Non sa cosa fa, cosa dice, di chi parla, figuriamoci cosa fare in campo, se non tirare come un automa. Salvate pure lei, salvate noi, salvate Marte.
Continuando l'analisi degli italiani (se non lo fai nei primi turni, quando?), nel femminile è una quasi Caporetto, con l'onore salvato da Roberta Vinci. La tarantina ha un buon tabellone per arrivare alla seconda settimana rispettando la testa di serie. Tra gli uomini avanzano il solito maratoneta da Slam Seppi e Bolelli, che fatica le pene degli inferi per avere la meglio dell'eterno infermo talento Brian Baker, tornato in campo dopo tre anni e non si sa quante operazioni. Uno al cui confronto anche Lazzaro parrebbe un dilettante. Fognini perde in lotta, secondo pronostico, da Muller, più adatto al veloce. Annesso solito, puntuale, prevedibile e stucchevole teatrino da finto pazzo recitato peggio di un attore di telenovelas boliviane.
Così presi da un inizio Australian Open pirotecnico, suona come un fulmine a ciel sereno la bomba “scommesse” sul punto di esplodere, rivelata dalla Bbc. Sì, non è la Rai, ma la Bbc (cit.). Intendiamoci, fulmine a ciel sereno per chi continua a credere il tennis un fatato mondo da mulino bianco a sé stante, ove non c'è doping, combine, scommesse, malvagità. Cazzate. Il doping c'è, e ci sono anche partite truccate, giri di scommesse clamorosi. Sia nei tornei minori, con autonomi tennisti che vendendo un set o una partita finiscono per guadagnare più di quanto farebbero vincendo il torneo, sia tra i big, nei tornei maggiori, con scommesse nelle mani di potentissime organizzazioni criminali. La novità (per ora solo annunciata) della Bbc è che questa volta sarebbero coinvolti molti top 50 e addirittura vincitori di slam. Tutto sta a vedere se questi nomi altisonanti (su cui si indaga e che non sono colpevoli, ad uso dei lettori del Fatto Pepponio) verranno fatti per davvero o se, come col doping, si continuerà a dare il buon esempio fustigando pesci piccoli o diavolacci come il mai abbastanza rimpianto Crazy Dani Koellerer. Per ora hanno anticipato solo i nomi di Starace e Bracciali, che tra poco verranno indagati anche per i delitti del mostro di Firenze.
Non resta che scommettere su quali saranno i nomi di questi scommettitori. Fate il vostro gioco, io tengo il banco e ve li quoto.
Sicuramente non rientra tra i nomi Rocchio 47 Lleyton Hewitt, al suo ultimo torneo prima del ritiro. L'irriducibile Rusty, ancora in buone condizioni, resta in vita per la gioia dei tifosi australiani in visibilio, infilzando il volleante papero quadrato (più largo che alto) Duckworth. Ora ha di fronte Ferrer, e potrebbe chiudere una grande carriera con epica battaglia scarnificante.

lunedì 11 gennaio 2016

L'ANNO TENNISTICO, ORRIBILE, CHE VERRA' (toccatevi le palle)





Il M5S era al governo, con appoggio esterno della Lega. Di Battista presidente del consiglio e finalmente concorrente di Amici di Maria (categoria danzatore classico e attore melodrammatico), ma eliminato alla prima puntata. Pacarone, Spadellaro e Scampi furoreggiavano nella tv di stato, come fulgidi esempi di giornalismo libero e Travaglio (ministro della giustizia sommaria) organizzava esecuzioni di piazza per chiunque denotasse sguardo truffaldino, mentre Paola Taverna, presidenta della camera, presiedeva con rituale rutto di birra e vestita da Er Monezza. Bonanno ministro dell'interno, con decreto d'urgenza, depenalizzava l'uso del fucile a pallettoni contro l'immigrato (africano, pugliese o calabrese). Freccero, illuminato nuovo Presidente della Repubblica, con epocale colpo di scure, otteneva di cambiare il nome al paese da Italia a Pepponia Grillia. Fedez furoreggiante, si affermava come più alto punto di riferimento musicale e culturale della nuova nazione. E io mi univo a un gruppo di Hare Krishna in Maremma.
Mi sono svegliato, sollevato: era solo un incubo. Pensiamo al tennis, mi sono detto. Apro un sito di sport e leggo che che Maria Josè Martinez Sanchez giocherà il doppio col rumoroso treruote a benzina agricola, Sara Errani. E allora è chiaro: Vogliono farmi pagare qualche sgarro al creatore che mi piscia in testa. Per l'onnipotente divino, dopo Roberta Vinci, questa mi rovina anche l'adorata neomamma sfarfalleggiante. Scappa Maria Josè, scappa.
Per scacciare la paura, via con un post sciorinante vaticini per il 2016, leggendo nelle viscere di Binaghi, con l'obiettivo di non prenderne nemmeno uno. Come lo zero in schedina, più difficile del 13.



UOMINI

Big. Djokovic. Numero uno indiscusso, ma Grande Slam manco per il cazzo. Sadicamente sublime vederlo sconfitto a Parigi da un Nadal indemoniato (o Gulbis pieno di vodka), per poi essere internato sull'orlo dell'esaurimento nervoso all'ospedale per menti disagiate “Ivan Lendl Quisisana”, sito nel verdeggiante centro di Wimbledon, ove allieterà estatici malati di mente con le sue rutilanti imitazioni.
Murray. Con un piede sull'aereo per scappare dal nascituro baby Murray (diosanto, immaginate un pargolo con quei denti), senza pressioni, potrebbe vincere in Australia. Se Nole prenderà una salvifica insolazione. Inno al sole. Trovatemi un allibratore squilibrato che me lo dia a 9,00, e lo prendo.
Federer. Sua Divinità Immortale sacrificherà la stagione sul rosso per raggiungere l' Obiettivo: l'oro olimpico (da sfoggiare, nudo e tronfio, con corona d'alloro a cingergli la sacra fronte). Spero di sbagliare, ma fallirà. Ha anche ingaggiato Ljubicic, “perché Ivan conosce bene Nole”, dicono quelli impeccabilmente banali. Ok, sarà anche vero, ma Roger ha la stessa età di Ljubicic e conosce Nole meglio di chiunque avendoci giocato contro decine e decine di volte, anche in finali slam. Chi meglio di lui sa cosa ci voglia (vorrebbe) per scardinare il muro serbo? Nessuno, a meno che non si consideri l'elvetico un totale submentale e Il coetaneo Ljubicic un genio. Che sia il simpatico Homer croato il vero GOAT? Per ora non gli ha spiegato nemmeno come battere Peppa Pig Raonic (che pure è un suo ex allievo). La scelta del coach croato è una (per me inutile) mossa psicologica.
Rafa Nadal. Tornato a buoni livelli, del tutto insufficienti sul veloce, vincerà la decima a Parigi. Poi via col poker.
Petzschner non vincerà slam quest'anno.
Gulbis batterà un top 5 e perderà da uno sciancato over 700, perché annebbiato dai fumi dell'alcol la vedrà come una finlandese seminuda che ammicca suadente, brandendo una bottiglia di vodka.
Paire entrerà in top ten, poi in un manicomio di Avignone.
Wawrinka, niente slam, ma pubblicherà un selfie su Instagram, mentre Donna Vekic gli spreme un brufolo. Picco.

Giovani. Vuoto cosmico e qualche incubo all'orizzonte. Rivoltanti moralisti a parte, piaccia o meno, l'animalesco Kyrgios ha colpi e carattere, discutibile o meno, per pensare al grande salto. Possibile crack a Melbourne o Wimbledon (mi sbilancio: almeno semi) e top ten. Coric è un noiosissimo robottino invasato, ma solido e maturo. Temo un nuovo Djokovic, fra tre/quattro anni. Per quest'anno entrerà nei 20. Zverev, quello delizioso e leggero come una piuma che volteggia egagra sul Reno col cielo plumbeo, è Mischa. Quello tosto e mortalmente macchinoso è il ragazzino '97, come il computerino occhialuto coreano Chung, già da top 50, ma giocarsela al vertice è altra roba. L'orso iracondo (a dispetto di una faccia da putto) Rublev ha anche colpi straordinari e piglio da campioncino, ma deve mettere la testa a posto. Aspettando l'altro russo Safiullin e il pupillo russo-americano Kozlov, i miei due preferiti. Spiragli per vedere bel tennis al vertice in futuro. Il secondo paga una statura da nano, ma quest'anno stupirà: vincerà due challengers (almeno) negli states, e forse l'Atp di Newport. Quinzi si ritroverà, entrando nei primi 300.

Italiani. Cambierà poco. Fognini, niente genio e poca sregolatezza, si confermerà catastale top 20/30, con picchi di maleducazione e probabile guizzo su terra (quarti di finale a Parigi o Roma). Mi sbilancio: sposerà Flavia Pennetta. Seppi quello è, medioman. Paracarro Bolelli, orgoglioso dei propri limiti, resterà miracolosamente nei top 70. Rambo Paolino Lorenzi vincerà almeno un challenger in sudamerica col coltello tra i denti, tra narcos e banditi. Cecchinato, lodevole impiegato da top 100, giocherà 4 slam senza passare un turno. Pollicino Fabbiano veleggia verso i primi cento, malgrado sia alto quanto Don Lurio. Bravo a migliorarsi, il lavoro paga. Vanni? Inquietante esemplare di semovente gigante pallettaro. Un caso da studiare alla Nasa. Ammirevole nel passare dagli Itf agli slam a 30 anni, ma se sarà top 100 in primavera sposo Malgioglio (che mi darà un figlio) a Las Vegas.



DONNE.

Big. Caos e ricambio generazionale. Serena, Masha e Kvitova lasceranno il posto ad Azarenka, Radwanska, Muguruza. Masha vista nelle foto di Brisbane sembrava la sorella abbufficata di Dinara Safina. Impresentabile. E infatti, offertasi per due scatti-marchette, non si è manco presentata per giocare. Sempre meno tennis e più azienda di caramelle ipocaloriche (per le altre), non vincerà slam ma potremmo sorbircela in finale a Roma, dove le sue urla sgretoleranno le statue del periodo littorio e sveglieranno Marino dall'incantato torpore. Serena: bello sarebbe smentire il cantilenante e unanime coro dei de profudis. Certo, la botta psicologica del Grande Slam sfuggitole su traguardo ammazzerebbe anche un toro. Se supera quello, malgrado le 35 primavere e gli acciacchi di un fisico logoro, può piazzare due zampate. Kvitova è l'incostanza fatta persona, ma nella settimana buona perde solo da Serena (che però potrebbe non esserci).
Agnese Raswanska da mesi è in condizioni sfolgoranti. E' il suo momento. Criminale darla a 21,00 vincente Australian Open (mentre l'inutile Bieberona Bouchard è quotata 26,00). Il titolo può sfuggirle solo se Serena è Serena, o dalla Azarenka. La bielorussa mutandonata rientrerà tra le prime 3 e vincerà almeno uno Slam. Un-due-tre: macumba. Riti voodoo. Cloppete cloppete, la scorrettissima cavallona Muguruza non ce la leviamo più dalle palle per un decennio. Halep: boh, se ne sapeva più di Cernienko. Kerber? Mah, la vedremo su Focus in un documentario sui cinghiali.

Giovani. Bencic già pronta per giocarsi gli slam a 18 anni, da top ten. E' un funzionale ibrido tra la nuovelle vague sparacchiante e l'intelligenza tattica anni '90. Teenager pronte al salto non ne vedo. Taylor Townsend, se torneranno a farla mangiare, tornerà a 100kg e alla top 100. Liberatela.

Italiane. Flavia Pennetta, gravida di tre mesi, giocherà l'Olimpiade trascinata a viva forza da un ingobbito Barazza, Binaghi e Malagò su un ape treruote, ma dichiarerà: ho smesso dopo la finale di Flushing Meadows, inutile che insistiate. Ci sono solo il 2,3% di possibilità che...(portata via a braccia). Camila Giorgi, la giovin predestinata che va per i 25, farà il botto. No, nessuna copertina su riviste patinate: la nostra reginetta punterà alla copertina di Focus, che ci spiegherà come alcune sue pallate abbiano svelato l'esistenza di vita su Marte, in gran parte decimata dalla nostra cannoniera. Roberta Vinci in grande spolvero, agguanterà la top 10 in primavera-estate, prendendosi qualche sfizio. Sara Errani, oltre a rovinare il ricordo di MJ, rapidamente fuori dalle 20. Ma su Supertennis verrà premiata come tennista dal miglior servizio nel circuito, perché ha le percentuali di prima più alte di tutte.







Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.