(Ok,
dovrei scrivere di David Ferrer che, ingobbito e rantolante come un
condannato ai lavori forzati che solleva massi di cento kg, dopo aver
sfumacchiato due pacchetti di sigarette al plutonio, calzini al
caciocavallo e allo stronzio, macina avversari e si proietta verso le
Atp Finals?)
Ma
proprio no.
Appena
sveglio e in ritardo per la prima messa domenicale, leggo cose che mi
fanno andare di traverso il caffè e accendere la sigaretta dalla
parte del filtro. Bufera su Valentino Rossi. Che avrà combinato? S'è
ingroppato una gallina sulla griglia di partenza e bestemmiato in
diretta mondiale provocando le ire di Papa Bergoglio intento a
guardare la gara in mutande nella sua stanzetta di 5 metri, sulla tv
in bianco e nero?
Mi
tocca guardare la replica per cenciosi in chiaro, per capire
Tra
Rossi e il decimo titolo da giocarsi con Lorenzo, c'è Marc Marquez,
ormai fuori dai giochi, che si diverte come un garrulo teeanager a
rallentarlo, mettendosi di mezzo alla sfida mondiale. Ripicche e
ruggini di inizio anno. Situazione tesa come non si vedeva dai tempi
del duello Biaggi-Rossi, con Rossi allora nei panni del folletto
dispettoso. Corsi e ricorsi, a parti inverse. Le leggi della vita e
dell'età cui Piero Angela dedicherà uno speciale.
Rossi
è nervoso, sente il fiato su collo, la pressione dal buco del culo a
cuore è a mille, e cade nella trappola del ragazzino dispettoso come
una iena nana. Lo guarda, lo fa allargare all'esterno, quindi con
manovra corredata da calcetto fulminante lo manda col culo per terra.
E' proprio la classica ipotesi in cui il campione commette fallo di
reazione verso il giovane provocatore dopo 90 minuti di
stuzzicamenti. Perché il suo ego di fuoriclasse proprio non tollera
la beffa, l'irrisione. Si dice sfinito, logorato psicologicamente.
Lui che per vent'anni ha fagocitato cannibalescamente avversari
proprio di testa. Segno dei tempi. Lui lo faceva per battere Biaggi o
Gibernau, Marquez per far perdere lui. Il cerchio si chiude. Perché
questo imberbe ispanico è un mostriciattolo creato dallo stesso
Rossi, parto distorto del “rossismo” in tutti i suoi aspetti, e
ora compie il parricidio con evoluzione riprovevole. Deriva bimbominchia ovunque, come X-Factor
passato da una dissertazione filosofica apollineo e dionisiaco di
Morgan anche attorno a una canzone di Pupo, alle battute sulla cacca
di Fedez.
Reazione
ingenua e scorretta a una condotta infantile e antisportiva. Giallo al
bimbominchia, rosso a Rossi. Facile, no?
La
vera fortuna è che questo giochetto pericoloso sia avvenuto a
velocità ridotta senza causare danni peggiori. Lo ricorda solo Troy
Bayliss, forse l'ultimo pilota vero.
E'
invece il funambolico vortice di cazzate e considerazioni post gara degli addetti ai lavori a
divertirmi, in uno sbalorditivo mix tra “Fazisti su Marte”,
le migliori perle di Emilio Fede al Tg4, Zelig e “Visioni”
(specialone sulle apparizioni della madonna di Lourdes a cura di
Paolo Brosio). Perché Rossi, suo malgrado, ha creato una mostruosità e ora ne paga le conseguenze.
Ve
lo immaginereste il più forte tennista di sempre italiano? Un Rossi
tennista? Se avessimo un Federer nato a Brunico o Fognini vincitore
di venti slam? Già così, nella tv littoria si sentono trombe
trionfali sulle ciurme italiche in Etiopia: Fognini gran talento da
top 2 (forse top 1, senza strafare). Fabio non ha bestemmiato, stava
solo recitando un rosario con tutti i santi. Che colpa ne ha lui, se
gli programmano i match nell'ora del rosario? Non è che Errani serve
di merda, è che le altre sono alte, delle vatusse faccette nere. A
un Djokovic trionfatore dopo sei ore di battaglia con Nadal,
giornalisti dell'Istituto Luce, chiedono: “Che ne pensi, Fognini
potrà diventare top 10?”. Quello strabuzza gli occhi da pernice e
ride. Così come a Crutchlow appena arrivato al traguardo, il solerte
inviato: “Dimmi Cal, come lo hai visto Valentino, eh?”. Nelle
moto questa sindrome patriottica dal naftalinico retrogusto del
ventennio, si sublima in modo orridamente insopportabile per il fatto
che davvero Valentino Rossi è il più grande di sempre. Al
provincialismo e nazionalismo pseudofazista per il quasi nulla tennistico, nelle moto si unisce l'idolatria
per il numero uno vero. Un mix infernale.
Ieri
la punta dell'Iceberg, attesa, con annesso turbinio irripetibile,
gaudioso.
Le basi per un terzo conflitto mondiale ci sono tutte. Intervengono Renzi, Rajoy, il Papa, Vasco Rossi, Jovanotti, Buonanno e la Mussolini. Mancano solo Larussa, Er mutanda e il petomane, che tirino in ballo la triste vicenda dei due marò.
Le basi per un terzo conflitto mondiale ci sono tutte. Intervengono Renzi, Rajoy, il Papa, Vasco Rossi, Jovanotti, Buonanno e la Mussolini. Mancano solo Larussa, Er mutanda e il petomane, che tirino in ballo la triste vicenda dei due marò.
Inizia
il telecronista, si sentono versi sinistri, mugolii, mezzi orgasmi
abbozzati, delicate fasi da pre prolasso rettale. Poi la gambetta
malandrina di Valentino, silenzio, sgomento, dispiacere “che sia
finita così” (magari per colpa di congiunture nefaste). Poi
l'accorata invocazione di un moviolone in campo, provocando una
prodigiosa erezione a Biscardi. Perché è Marquez che fa l'appoge,
fa sentire la presenza (trascurabile) a Rossi che, ritroso come
pulzella illibata al ballo delle debuttanti, non può far altro che
scalciarlo via.
Fino
a un categorico exploit della Gazzetta, quella che se vince Lorenzo
titola a dieci colonne: “Rossi sesto, rimonta da leone” e cose
così. Stavolta la rosea non usa mezzi termini: “La prova
dall'alto inchioda Marquez”. Forse in nottata bliz delle
gendarmeria per trasferirlo nelle patrie prigioni. Si aspettano,
domani, nuovi sviluppi e retroscena rivelatori. Una scia chimica
improvvisa, un fantasma evaso dall'area 51, il maremoto, le
cavallette, la colpa di tutto da ricondurre a una flatulenza
silenziosa di Iannone, fino a quella definitiva, che metterà tutti
d'accordo: Non può essere colpa di Valentino, perché dal referto
medico portato da Meda in direzione gara risulterebbe avere una sola
gamba. Quindi quella che ha dato il calcio non può essere sua, ma di
Max Biaggi.