
Serate di feste patronali, bronchiti e attese interminabili, con fuochi d'artificio e pirotecniche evoluzioni tennistiche di Roger Federer.
E' meraviglia, anche solo per qualche minuto e su un microscopico schermo di telefonino, vedere quello che combina il semidio danzante sul centrale di Cincinnati. Record, Re, Monarca, Papa, Dio...frescacce tediose e stucchevoli, scompaiono e diventano inutile esercizio di retorica vaticana. I record verranno battuti, ci sarà un altro Papa Re nel tennis, ma è altro quello che (mi) resta.
Scattante, leggero, fulmineo, in forma scintillante. 34 anni e non sentirli. Mette in riga i primi due della classe, sei anni più giovani, sprigionando un tennis ancora più spaziale del solito. Un marziano è piombato sul campo da tennis, sior siori, malgrado quella più umana barba incolta sul volto santo di quasi cera (causa rottura con Gilette, dicono. Quando Nadal romperà il contratto con Preparazione H, smetterà il compulsivo smutandamento). Azzanna come uno squalo sin dal primo colpo, servizio e risposta anticipata, assumendo una posizione d'arrembaggio. Attacco totale, "All'ultimo respiro", come in un film di Richard Gere. Atteggiamento offensivo già mostrato ultimamente, ma adesso in modo ancor più rapace. Murray prima e Djokovic dopo, soffocati dalla nuova attitudine follemente, magnificamente, offensiva di Federer nella sua terza (o centotreesima) vita tennistica, che potrebbe valergli il titolo di "Roger Terzo, l'Illuminato" (da sé stesso). Rischiosa, ma se partorita in periodi di forma psico-fisica tale, diventa uno spettacolo letale per tutti.
Non si sa se suggerita dal coach tacchino freddo o se derivi dalla sua stessa intuizione d'infallibile, ma tant'è. Sta di fatto che in questo modo riesce in un duplice intento: allungarsi la carriera senza sfinirsi contro il muro dei regolaristi e vincere match che in passato avrebbe perso.
Finalmente, verrebbe da dire. Meglio tardi che mai. Quante volte negli ultimi quattro o cinque anni, anche da questo ridanciano postribolo, si è deprecato il suo testardo tentativo di controbattere il tennis muscolare dei nuovi mostri difensivi accettando bracci di ferro suicidi dal fondo? E allora, fuochi d'artificio siano. Dentro il campo per rispondere, manco fosse Camila Giorgi, solo con una tecnica, intuizione fulminante e soluzioni tali da poterselo permettere. Offensiva totale al robot serbo. Risposte in controbalzo, anticipi attacchi stellari, volée. Non c'è difesa che tenga, il noiosissimo automa serbo va in mille pezzi, perde la bussola, non ha altri rimedi che torcere la scucchia abbacchiato.
Durerà, servirà a vincere anche un altro slam? Chi può dirlo. Il tennis tre su cinque, anche per un 34enne in smaglianti condizioni, è altro sport (dicono quelli tanto bravi). Ma ora non contano i record, le onorificenze per collezionisti che due anni fa volevano fargli appendere la racchetta per non sporcare la sua immagine. Basta solo vedere quelle giocate, e goderne tutti. Chi in devota preghiera, chi con agnostica ammirazione.
E con la stessa devozione, votate. Gita premio a Loudes (sotto le rotaie del treno bianco) se rientrerò nella top ten.
Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.