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mercoledì 30 maggio 2012

ROLAND GARROS 2012 – SERENA SHOCK





Day 3 Dal vostro inviato, vice-apprendista-raccoglitore di teste (e chiappe) nel retro ghigliottina.


Nella seconda serata italiana, dopo aver saputo tramite il famoso social network che mentre in Italia la terra trema Melissa Satta è dubbiosa se dipingere le unghie con una sfumatura di turchese più tenue o color della cacca di piccione nizzardo, provo a vedere se è in atto qualche replica o speciale sul torneo parigino. Che diamine, stavolta ci sarà qualcosa sui due canali sportivi di quella rai che si è perentoriamente aggiudicata i diritti. Bene. Sul primo danno una replica targata Eri-eiar di Italia-Svezia di Davis del 1937, con bellissime immagini in bianco e nero di tennisti con racchette Liberty 1903 stile Fantozzi/Filini commentate da una moderata voce di giubilante estasi patriottica (meno patetica e più competente di Fabretti, comunque). Nell’altra il Giro d’Italia 1981, ove furoreggiano GB Baronchelli e Van Impe col sagace commento dello straordinario De Zan che mi riporta alla mente infinite cantilene di centoventi nomi di corridori in fila, ed eccitazioni reali per gli scatti sui Pirenei di Pantani. Poi torno preda dello smarrimento, penso ad uno scherzo. Mi attendevo almeno una specie di “game, set e Mats” in versione italica, con Fabretti: “Gioco, partita e cappellata”, in cui il vate ci inebriava di perle insensate e pregne di patetica convinzione. Invece niente.
Provvedo in altro modo, come al solito. L’epocale notizia giunge sulla coda di una giornata senza grossi sussulti. Serena Williams s’addormenta come un bisonte narcotizzato in dirittura d’arrivo, a due punti dalla vittoria nel tie-break del secondo set contro Virginie Razzano, francese modesta ma con un naso che buca lo schermo. Complice anche uno svago mentale ed una chiamata raccapricciante che le impedisce il 6-3. Poi l’imponente americana crolla 0-5 prima di provare una clamorosa rimonta. Le due arrivano al 3-5, game thrilling con sette match point annullati e cinque possibilità per l'ex numero uno di rientrare, tra crampi, urla belluine del pubblico, dementi “buuuu” pervasi d’insensatezza ed altre amenità che quasi ci rimandano al Foro. I francesi con più classe però. Loro hanno l’acqua Bertier e tagliano le teste alle regine, al limite. Trattandosi di Serena, le mitologiche chiappe. Ci prova un po’ l’arbitro a ridarle qualcosa del maltolto con due warning per i rantoli di una transalpina devastata dai crampi, che però corre come un’ossessa, ma è troppo tardi.
Finisce per vincere la dantesca figlia illegittima di Pippo Franco Virginie Razzano, quasi trentenne tennista dal naso terrificante, inumano, e carriera senza troppi acuti, salita agli onori della cronaca solo per la crudele scomparsa del suo fidanzato allenatore lo scorso anno. Pochi giorni prima del Roland Garros 2011 cui partecipò per suo volere. Per quell’inconscio sorreggere i casi umani o chi è stato sfortunato nella vita, la vittoria di questa francese, altrimenti insostenibile come il suo pubblico, fa piacere. Ma di certo non mi lascerò andare in melense e melodrammatiche celebrazioni e fili diretti con l’al di là che ammorberanno giornali e siti sportivi.
Eliminata una delle grandi protagoniste del torneo, a tratti ancora la più forte di tutte, ma ormai ridotta a mezzo servizio anche quando decide di giocare. Sarà perché non piace alla gente che a me non piace, ma mi scopro suo inconsapevole ammiratore. Nera, snob, menefreghista ed imponente. Capace di ridere sguaiatamente di una avversaria in conferenza stampa e di minacciare di morte una giudice di linea gnoma. Centinaia di tennisti/e lo fanno, quotidianamente. Ma a lei non è concesso, perché essendo nera e gigantesca, ma soprattutto nera, la gente un po’ malata di razzismo crede che quella minaccia sia vera. Che possa davvero ammazzare l’indifesa giudicessa nippo, essendo discendente lontana dei cannibali e sfuggita ad una vita nel ghetto, tra ammazzamenti, accoltellati e sparatorie. Anche stavolta, malgrado il pandemonio in campo e tutto il resto, si dimostra “signora” per i complimenti all'avversaria e le dichiarazioni post match che non cercano attenuanti. Oro zecchino, in confronto alle varie dive vatusse attuali.
Provo poi a trovare qualche notizia di Simone Bolelli, che nel pomeriggio s’è battuto con ardimento antico contro Rafael Nadal. Un match che il nostro fantastico fuoriclasse morto poteva giocare libero di mente, lasciando andare i colpi. Si prevedeva una bellissima figura per l'italiano, sullo Chatrier. Dove bellissima figura fa rima con qualche bello ed elegante schioppo monotematico di dritto in un mare di orrori da statua di piombo, e massimo 4 games. Digito i nomi dei due e vengo inviato ad un video dal sinistro presagio: “mattatoio comunale di Ariccia”. Poi, solo dopo scopro l’andamento: "qualche bello ed elegante schioppo monotematico di dritto in un mare di orrori da statua di piombo. E 5 games". Sbagliato di un game, ma non sono infallibile.
Intanto il commentatore ed il suo partner si domandano: “Ma dove mai può risiedere il problema tecnico di Simone?” Il gatto azzarda: Nelle gambe di marmo, implacabilmente ferme? Nella corsa? Nella risposta morta? Nel rovescio ballerino? Nel dritto forte, ma spesso prevedibile e poco vario? Nel solito schema monocorde cui dopo tre minuti s’abitua anche un bambino di sei anni?
No, “il problema è solo nella testa”. Ovvio.

Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.