Sta
diventando un piacevole diversivo di fine stagione, refoletto
salvifico o contentino per poveri stronzi, negli ultimi anni, la
finale di Davis Cup. Come l'anno scorso è ancora trionfo delle
Repubblica Ceca, col vecchio Radek Stepanek a spadroneggiare con faccia picassesca da Ceccherini e tennis
spennellato. Che Iddio o qualche svogliato supplente ce lo conservi,
fresco, guizzante, fisicamente orrido e tecnicamente ispirato fino a
67 anni, almeno.
Finale
deludente, ma chi se ne fotte alla fine. Alla «Belgrade
Arena» i padroni di casa serbi aggrappati all'eroe Novak
Djokovic ma privi di
Troicki
(squalificato per aver saltato un controllo antidoping: paura degli
aghi, disse. E respinto anche in veste di spettatore, come gli untori) e Tipsarevic
infortunato e reduce dal un 2013 da horror vacui, perdendo quasi
quanto la leggenda vivente Becuzzi. Rep. Ceca coi soliti
gemelli diversi(ssimi) Stepanek
e Berdych
(Tomas diventa persino simpatico, grazie alla contagiosa antipatia -
per gli stronzi, eh - di Radek), da anni quasi esclusive colonne
della squadra capitanata da Navratil (in ospedale) e Safarik sul
campo.
Fin
troppo banale e scontato considerare decisivo il doppio,
visti i due punti di Djokovic in cassaforte e quelli di Lajovic
(modesto secondo
singolarista serbo n°114) sbocconcellati dai due cechi. Un po'
strana la presenza di Stepanek nel primo singolare contro Djokovic.
Così, senza pensarci, verrebbe da dire: perché il trentacinquenne
funambolo non riposa in vista degli altri due, e decisivi, punti? Con
Nole, al meglio dei cinque, non vincerebbe più nemmeno a tresette.
Invece basta ascoltare la sua intervista pre-match per capire: «Sono
pronto a qualsiasi cosa per la mia nazione. Anche giocare cinque ore
tutti e tre i giorni». Eroe
vero. E meglio un paio d'ore a farsi mettere in palla da
Nole, saggiando campo e atmosfera, che starsene in tribuna, con le ossa artritiche a riposo. Vecchia lenza.
Va
tutto come dovrebbe andare. Nole porta a casa i due singolari e uno
spaesato Lajovic nulla può nei suoi, col suo banale tennis
neoclassico, ma ancora a livello challenger di Barletta. Troppo
centrato e cattivo il vecchio Radek nel quinto match. Sadicamente ispirato, col limite dell'irrisione tennistica ampiamente valicato. Spennella e
ricama, ma spesso gli basta sgonfiare la pallina durante lo scambio,
per mandare in tilt un Lajovic sul punto di piangere come un bambino
impreparato contro il sadico maestro.
Decisivo
doppio dominato dalla stramba coppia ceca. A conti fatti una delle
migliori al mondo, perché ben assortita: i virtuosismi guizzanti
dell'ispirato Stepanek, cui il palo della luce Berdych fa da solida
spalla. Facile e semplicistico dare la colpa della disfatta serba ai
due inguardabili doppisti Bozolijac
e l'esperto Nenad
Zimonjić
(il Larussa col fisico sempre più da Giuliano Ferrara:
impresentabile zavorra).
Ma il punto debole, paradossale e potenziale (come il doping di Troicki), dei serbi in questa finale persa in casa per me è Novak Djokovic. Simbolo della Serbia sportiva. Legatissimo alla sua patria e alla Davis (si farebbe espiantare anche un rene senza anestesia pur di difendere i suoi colori), uomo squadra, in condizioni di forma spaventose. Nella manifestazione a squadre, il dominante serbo diventa un nano di fronte al gigante Stepanek e pure a Berdych. Anche se nello scontro diretto lì ha sadicamente mazzuolati senza cedere un set. E come mai, direte? Perché fa quello che non si fa: garantisce i suoi puntoni, e poi se ne lava le mani obbligando il capitano a schierare le due «schiappe». Sfangatevela voi. Il doppio? E chi se ne frega, non è la mia specialità, non voglio rischiare figuracce. Tutto quello che un Berdych (pure antitesi della specialità) non fa. Per come lo vedo io un numero 1 (o 2) al mondo, doveva buttarsi in doppio, invece di affidare le sorti del confronto a un occhialuto numero 250 e uno specialista ormai fisicamente meno in forma di Henri Leconte. Fare quello che hanno fatto Stepanek e Berdych, in sintesi. Nole chiude la stagione, pur formidabile, con altra bruciante sconfitta.
Ma il punto debole, paradossale e potenziale (come il doping di Troicki), dei serbi in questa finale persa in casa per me è Novak Djokovic. Simbolo della Serbia sportiva. Legatissimo alla sua patria e alla Davis (si farebbe espiantare anche un rene senza anestesia pur di difendere i suoi colori), uomo squadra, in condizioni di forma spaventose. Nella manifestazione a squadre, il dominante serbo diventa un nano di fronte al gigante Stepanek e pure a Berdych. Anche se nello scontro diretto lì ha sadicamente mazzuolati senza cedere un set. E come mai, direte? Perché fa quello che non si fa: garantisce i suoi puntoni, e poi se ne lava le mani obbligando il capitano a schierare le due «schiappe». Sfangatevela voi. Il doppio? E chi se ne frega, non è la mia specialità, non voglio rischiare figuracce. Tutto quello che un Berdych (pure antitesi della specialità) non fa. Per come lo vedo io un numero 1 (o 2) al mondo, doveva buttarsi in doppio, invece di affidare le sorti del confronto a un occhialuto numero 250 e uno specialista ormai fisicamente meno in forma di Henri Leconte. Fare quello che hanno fatto Stepanek e Berdych, in sintesi. Nole chiude la stagione, pur formidabile, con altra bruciante sconfitta.
Repubblica
Ceca ancora in trionfo, dopo la vittoria sulla Spagna dello scorso
anno. Solo gli iberici con Nadal valgono di più (sulla carta,
Scottex doppio velo) e la conferma di come in Davis bastano: un top
ten, un carismatico istrione e voglia di sacrificarsi senza pensare
solo al proprio orticello. Basta vedere il
resto della squadra ceca, assai modesto: Rosol e il tracagnotto
Hajek, con bonazza moglie al seguito. A proposito, lotta all'ultimo
ancheggio e sguardo ammiccante tra le wags. Una sagra della gnocca. Alla fin della fiera, la battaglia più avvincente. Nel
mio personale tabellino: 1- Miss Bozolijac. 2- Miss Zimonijc 3- Miss
Berdych e Miss Hajek. Staccata la sciroccata compagna di Nole, non
pervenuta quella di Radek (l'assente elefantessa Kvitova, che sulla sua pagina posta una foto da trepidante tifosa innanzi alla tv).
Ah, Picasso, che bella lettura per un lunedì uggioso, piovoso. Non ho visto la Davis Cup, ma, memore delle performances di Paes/STEPANEK a Londra, immagino il Radek gioioso. Hai ragione, che Dio o tutto l'esercito dei cieli ce lo conservi !
RispondiEliminaDarò un occhiata al tuo "personale tabellino". Vedrò anche di trovare un filmato del doppio contro la Serbia.
Ciao, ti auguro una piacevole settimana.
Anna Marie
Personale tabellino certo, tra l'altro tutti ammogliati e il fenomenale la Russa Zimonjic con prole (al seguito).
EliminaPenso ci siano gli highlitshts del doppio su youtube e comunque Supertennis lo ritrasmetterà più volte. Stanotte rimandavano l'irridente lezione di Stepanek al povero Lajovic.
Buona settimana anche a te Anna Maria
Ciao pic,hai usato lo stesso termine che io ho pensato vedendo ultimo singolare 'sadico'.....quello ci godeva proprio ad umiliarlo,con quella faccia
RispondiEliminae atteggiamenti pare un personaggio uscito da un libro di perez-reverte...
sono d'accordo su djoko è lui il vero perdente,verdasco direbbe 'no ha tenido Los co....',rafa (lo ha dimostrato in passato)avrebbe giocato doppio tutta la vita....a proposito anche noi abbiamo il nostro maestro il gaudenzi vince master dei challenger....verrebbe da dire ognuno ha il maestro che si merita ma....è quasi natale....un abbraccio dalla triste milano
ciao ste
Sì, cojones ampiamente dimostrati da Nandone facendosi ridicolizzare dal feroricissimo Gasquet.
EliminaNon si tratta di "palle" nel match singolo. In quel confronto Djokovic prende il galletto spagnolo e lo trita come carne di pollo nel trinciacarne e lo dà al gatto. Ma di "coraggio" nel volersi cimentare in una specialità che non è nelle sue corde.
Il serbo non ha voluto, perché in passato non ha avuto grandi esperienze. Verdasco (o Trusendi) avrebbe giocato, semplicemente perché è Verdasco e non Djokovic, e non ha niente da perdere (ha già perso tutto il possibile).
Se mi parli di Nadal, come l'esempio è decisamente più calzante.
Ciao a te Ste
Djokovic nel doppio e Bozoljac al posto di Lajovic.
RispondiEliminaPer dire, qualche settimana fa il numero 2 al mondo ha giocato l'unico doppio dell'anno in coppia con Wawrinka, vincendo anche con specialisti come Buhpathi e Lindstedt. Per lui era un dovere morale giocarlo.
Come singolarsta invece catapultano un povero terraiolo da challenger, quando hai in rosa un pazzo come Bozoljac che comunque è realmente giocatore da veloce e che negli anni passati ha già frequentato simili platee (quasi leggendario il match a Wimbledon contro Federer). Il povero Lajovic fino all'altro giorno le prendeva da Cecchinato nella terra rossa di Sibiu.
Però sticà e onore a Radek e al suo bel tennis.
P.s.: domani ad Andria potrebbe scapparci una finale Dancevic-Brown...il massimo del massimo :-)
Probabilmente sì. Bozo più abituato e con una possibilità in più di fare match, ma alla fine secondo me cambiava poco. I serbi dovevano trovare un altro punto da aggiungere ai due di Nole. E il doppio è stato penoso. Zimonijc inguardabile, meglio di lui pure il sessantenne Bahrami. :)
EliminaUn numero 1/2 come Djokovic, anche non specialista, si sente e come in campo. Basta vedere uno come Berdych. E non mi si dica che il palo della luce ceco è specialista.
Visto ora i risultati di Andria, Dancevic ha perso. Con una finale tra i due ci avrei fatto volentieri un salto e speso un'ora e mezza di macchina. Resta il rasta. Ma pure il nanetto Yann Marti (lo davo per morto nel 2012) è divertente da vedere.