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sabato 25 gennaio 2025

AUSTRALIAN OPEN 2025 - Day 14 - Keys, il trionfo della Bugs Bunny atomica









Conosce il meritato lieto fine la cavalcata di Medison Keys a Melbourne. Una cavalcata folle, che ha preso corpo e velocità turno dopo turno, facendo fuori la noia di un torneo sotto tono e quelle che i bookmakers quasi non pagavano come finaliste: Prima Swiatek, poi Sabalenka in finale. E ancora prima ci aveva liberati di un'altra delle possibili pretendenti al trono, Elena Rybakina. 
Su Medison e la sua formidabile parabola di crescita, ho già scritto un paio di gioni fa (recuperate, se vi aggrada). Resta solo da aggiungere l'ennesima prestazione maiuscola in finale, uscita vittoriosa dalla violenta battaglia con la tigre di Minsk, una Aryna Sabalenka orridamente urlante, fallosa e paradossalmente più tesa dell'underdog americana. Dopo la vittoria su Swiatek si era messa in luce l'attitudine suicida dello scoiattolo senza volto polacco, senza dare il giusto merito alla prestazione della Keys. Anche oggi si può essere portati a sottolineare una Sabalenka colpevole di un inizio horror, e un finale goffamente svenevole, lei così corpulenta e feroce da incutere timore solo a ritrovarsela dall'altra parte della rete. Va invece sottolineata, anche in finale, la bella evoluzione di Medison Keys. Un decennio di onorata carriera alle spalle, passando da predestina a mancata promessa, a buona tennista intermittente, sempre sul filo del rasoio e pericolosa per tutte "se le entrano i colpi". Un destino comune a molte sue colleghe wta, picchiatrici folli, a volte insensate e scriteriate, ragazzone da colpi mortali ma non accompagnate da equilibrio tattico, condizione fisica e capacità difensiva. Tutte condizioni necessarie per diventare tennista vera, e che lei dopo dieci anni è riuscita ad acquisire grazie anche al coach marito Bjorn Fratangelo, ex tennista anche lui. 
In finale, un po' ho temuto che la lodevole Bugs Bunny potesse cedere dopo il rientro furibondo dell'avversaria, che agitava il pugno ostentando il delicatissimo tatuaggio della tigre (una roba che va fortissimo nel carcere di massima sicurezza di Minsk). Sembrava lanciata, assetata di sangue, più esperta a gestire simili situazioni e match importanti, la bielorussa. Keys invece è stata brava a restare aggrappata, per poi andare a prendersi la vittoria con autorevolezza, facendo sfoggio nei momenti cruciali degli ultimi games, dei suoi miglioramenti.
L'altra urlava e pestava come in preda a raptus omicidiari durante il parto. La Medison di un tempo avrebbe risposto sparando un missile da posizione balisticamente impossibile Giorgi-style (quasi, non esageriamo con la demenzialità tennistica), tragicamente finito sui teloni. E sarebbe rimasta piegata su se stessa per la delusione. Quella attuale invece sta lì, arpiona un dritto difesivo in quasi chop, poi persino un back di rovescio, riguadagna campo e finisce per chiudere con la sua masterclass: la botta di dritto vincente. Evviva Medison, evviva la neo assennata coniglietta atomica.

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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.