Ammetto
che della questione doping-Sharapova mi interessa meno di un pelo di
cazzo di Gasparri, ma da più parti, dagli Appennini alle Ande, si
invoca una mia saggia opinione. Per placare queste milioni (che dico,
miliardi) di querule richieste, eccovela. Ovviamente definitiva.
Il
caso. Maria
Sharapova convoca una conferenza stampa a Los Angeles. Le voci si
rincorrono: annuncerà all'adorante plebe un grave infortunio alle
corde vocali? Il lancio di una nuova miracolosa caramella in grado di
far grugnire ad oltre 120 Decibel (superando il suono delle sirene)?
Di sostituire Axl Rose (ormai bolso e afono) nella imminente reunion
dei Guns N'Roses?
Niente
di tutto questo. Si presenta a capo chino, vestita come una monaca
penitente (o Rosy Bindi durante le preghiere dei vespri) e annunzia
al mondo di essere stata trovata positiva ad un controllo antidoping
durante gli Australian Open. Meldonium, sostanza dichiarata proibita
a inizio 2016. Adduce grotteschi motivi fisici per l'utilizzo di un
anticoagulante dagli effetti simili a quelli dell'insulina,
utilizzato da infartuati, vittime di ictus e malati di diabete.
Prodotto in Lettonia, lei residente in California. Si trincera dietro
la mancata conoscenza delle nuove disposizioni, distrazione, quindi via di scuse ai tifosi e promesse/minacce di tornare in campo dopo la
squalifica. Ma ammette l'uso. E' quanto basta. Poi nei giorni
seguenti sposta il tiro e blatera di comunicazioni Wada non leggibile, causa inchiostro bagnato da una pioggerella
estiva di Luglio. E si sa, tra gli effetti collaterali del Meldonium c'è anche
un sensibile abbassamento della vista. Molti principi del foro
statunitensi sono pronti a cavalcare questa via, per una piena
assoluzione.
Basterebbe
questo per provare pena di questa conclamata, abituale reo confessa
dopata? No, purtroppo.
Le
reazioni.
Spendo un po' di tempo sottratto alla pedicure per leggere sul
pianeta Internet, cosa si dice al riguardo. Clamore non solo nel
mondo tennistico e modaiolo cui ella appartiene, ma anche dello sport
in generale. In Italia la suburra internauta si divide tra
colpevolisti e innocentisti verso una rea confessa. Fila tutto, nel quadro di una totale, incontrovertibile, demenza collettiva.
Chiaro, ovvio, avessero pizzicato “la scimmia, orango, negra”
(solo tra i più graziosi epiteti che le vengono gentilmente rivolti)
Williams o la “ladra, rom, imbrogliona” Halep, si sarebbe
invocato all'unisono la radiazione, carcere, fine pena mai e
fors'anche la pena di morte con iniezione letale (vi stupite ancora
che in questo paese attaccando negri e rom si possa ambire a
governare?).
Ma
la Masha, ma la Masha no.
Bisogna
pur concedere un beneficio del dubbio, scusante, fantasiosa teoria
assolutoria, alla diva avvolta da un alone di urlante santità. Che
diamine, lo si deve a colei che ha forgiato le loro mani con
indelebili calli da manico. Ok, dicono in coro: il farmaco è stato vietato solo a Gennaio, quindi il peccatuccio di Maria
(ammesso ci sia) è veniale. E, se proprio c'è, è da imputare ad
altri, perché “Maria non è proprio il tipo da doparsi” (non si
sa in base a cosa, se non alla riconoscenza per i suddetti calli). Assoluzione morale quindi della urlante badilatrice di palline e colpa alla sua
equipe medica (con quello che li paga, questi lazzaroni buoni a
nulla), rei di non essersi informato per tempo. Un drappello di
finissimi appassionati appartenenti al gruppo “due diottrie per
Masha” spolvera il sempre verde “Perché, le altre? E le foibe?”.
Infervorati e accecati dalla miopia divorante, finiscono per
assolvere la beniamina confessa accusando ipotetiche e mai
squalificate colleghe. Questione di tempo e i più virtuosi si
spingeranno a fulgide teorie medico psichiatriche: Va bene, Masha ha
ammesso la colpa, ma siamo sicuri fossero dichiarazioni attendibili?
chi ce lo dice che l'astinenza da Meldonium non induca vaneggiamenti
e scarsa lucidità? Occorre una perizia, moviola in campo, o sarete
mica giustizialisti forcaioli dello Strafatto Quotidiano?
La
verità vera. Bisogna
prenderla alla larga. Sposo da sempre una massima teoria che fa capo
al filosofo e Maestro ascetico Zeman: esiste il doping “legale”
delle sostanze proibite dalla Wada. Doping “scientifico” dato
dalla somministrazione di sostanze lecite coprenti quelle illecite,
frequente nei casi di doping di stato. E poi c'è un doping “etico”
basato sull'uso ed abuso di medicinali leciti al fine di migliorare
le prestazioni, eliminare affaticamento ed altro. In sintesi, è
doping assumere nandrolone. E' eticamente riprovevole imbottirsi di
aspirine o supposte che curano la lebbra se non si ha quella
patologia. Sharapova ha usato un farmaco che cura malattie del cuore
e il diabete, mentre era sana come un pesce. Sostanza che (sempre più
studi lo dicono, basta leggere) copre la rilevazione del doping e che tante
squalifiche sta portando in atleti russi di diverse discipline. E,
non contenta, lo ha fatto anche quando è stato dichiarato illecito.
Quindi dopata: legalmente, scientificamente ed eticamente. Ha
confessato la colpa. Discorso chiuso. Di potrebbe anche archiviare e
passare oltre, no?
Altro
discorso è quello sulla la negligenza del suo staff medico. E sì
che Maria potrebbe permettersi medici in grado di debellare ebola e
Aids nel centroafrica e di essere sempre un passo avanti
all'antidoping. Colpe che non attenuano di certo le sue, ammesse ed
evidenti. Tranne successive mezze ritrattazioni che non fanno altro
che rendere patetica una situazione di per sé imbarazzante. Masha ha
vinto tornei, slam, fatto di sé un'azienda dagli introiti
spropositati, guadagnato forse più del prodotto interno lordo del
Burkina Faso. Il ritiro (tutt'altro che sicuro) di titoli e coppe e
fuggi fuggi degli sponsor non può che scalfirne un'unghia laccata.
Si pretenderebbe però almeno una dignitosa uscita di scena, dopo la
confessione, stile Armstrong. Invece, al peggio non c'è fine.
Ciao
Masha, che tu possa avere sempre il vento in poppe (rinsecchite), il sole ti risplenda...e possa insegna
agli angeli come urlare strafatti di Meldonium.
