Nella infuocata notte australiana, e mentre dormivo beato, si è corso il grosso rischio: Jannik Sinner, cotto e rosolato a fuoco vivo come un salmone norvegese, sotto di un un break nel terzo set (un set pari) contro il volenteroso semi carneade e oriundo italiano Spizzirri.
Sembra che il nuovo santone assoldato da Djokovic per mettere k.o. i due mostri Sinner e Alcaraz, stia facendo il suo lavoro alla grande. Poi la gran botta di culo con la chiusura del tetto, a causa delle condizioni estreme, salva il nostro eroe, che prima dell'interruzione si trascinava tragicamente sciancato.
Il rigido protocollo australiano vuole così, che si attui con qualsiasi punteggio. In campi senza tetto si sospende. In quelli muniti di tetto, si aspetta la chiusura. Resto convinto che anche ad interruzione avvenuta a fine terzo set, presumibilmente perso, Jannik l'avrebbe chiusa in cinque con la pipa in bocca. Certo, fosse successo ad Alcaraz o Djokovic, qualcuno da queste parti avrebbe chiesto l'intervento dell'Onu, ma questa è un’altra storia. Occhio domani allo squaraus di Alcaraz. Il santone serbo è in agguato, con macumbe e spilloni.
Per il resto, ennesima giornata interlocutoria, con il solito Stan Wawrinka sugli scudi. Lo svizzero è l’autentico protagonista di una prima settimana senza sussulti. Oggi saluta la compagnia con un’altra, eroica, battaglia contro Taylor Fritz. Quattro set di grande intensità, ma l’americano è troppo più giovane e fresco di lui. Un decennio fa, credo Stan se lo sarebbe bevuto e ruttato con discreto godimento. Chiude, saluta il pubblico, e beve una birra in compagnia del direttore.
Oltre a Sinner, è sempre più grand'Italia. Lorenzo Musetti, come di consueto, la spunta alla distanza contro il ceco Machac. La violenza bruta e muscolare di cechia, alla lunga, cede il passo all'arte italica di Lorenzo, di fioretto, smoccolo da guinnes e intelligenza tennistica sopraffina. Se a questo abbini anche un fisico da maratoneta, beh hai un gran top 5 al mondo. Sorprende Luciano Darderi che, ancora ebbro di imodium, fa fuori anche il falegname russo Khachanov in quattro set. Dio mi fulmini se ne ho visto un solo quindici, ma l'italo argentino è uno che picchia sodo e ha carattere per stare fisso nei primi 25-30.
Veniamo dunque ad una breve analisi degli ottavi, in stile Tipster per caso: come perdere i vostri soldi piacevolmente, senza acrimonie. Anche perché, viste la previsioni di 44 gradi per dopodomani, questo torneo rischia di vincerlo Kyrgios con una wild card postuma, in finale col 106enne Rod Laver (che pure è più in forma di lui).
Alcaraz-Paul. Lo spagnolo fino ad ora ha scherzato. Si è divertito. Specie contro la carogna Moutet sembrava volersi sollazzare. Dava la netta impressione di non voler chiudere subito il punto per regalare show e highlights in stile esibizione. E non ha perso un set. Non credo lo perderà contro il pur lodevole uomo cubico Tommy Paul.
Bublik-De Minaur. Forse l'ottavo più interessante. Bublik tirato a lucido e ispirato dal dio del tennis vincente. L'australiano è la solita lepre scaltra con le orecchie da Dumbo, e in più gioca in casa. Il kazako ha più tennis e colpi definitivi nel braccio santo, ma se il match (come temo) andrà per le lunghe, l'aussie diventa favorito. Over games e/o set e andate sereni tifando Sasha.
Medvedev-Tien. Altra ipotetica maratona, specialità di cui i due sono specialisti. Magari non come quella folle dello scorso anno, ma difficile credere ad una soluzione rapida ed indolore. Il loro tennis si sposa a meraviglia per interminabili scambi, strettini e rutilanti altalene di punteggio. Medvedev ha più esperienza, ma l’americanino vietcong ha bella mano, intelligenza e carattere per salire ancora in rampa top 10. Over sicuro, si può provare ad abbinarlo a Tien. Ma adoro il surreale che è in Medvedev.
Zverev-Cerundolo. Cerundolo mi annoia più della sala d'attesa di un dentista, ma è in palla, nonché ideale figuro per testare la forma dei big, o presunti tali. E carnefice dei middle gen perdenti. Ha già fatto fuori senza pietà quel che resta di Rublev (un cespuglio di capelli che vagano senza un perché). Se Zverev non alza la soglia del suo tennis rispetto ai primi turni, ci lascia le penne. A buona quota prendo Cerundolo.
Musetti-Fritz. Il tennis dice Musetti, ma vedo un confronto 50-50. La banalità di Fritz contro le trame diaboliche di Musetti. Tranne l'ultimo confronto a Torino, il nostro sembrava aver preso le misure al baywatch yankee. Dico Musetti, anche perché l'idea di rivedere l'ennesimo Fritz-Djokovic, con l'americano tremolante come pallida verginella al cospetto del vampiro (per la dodicesima volta), non è spettacolo per cuori deboli come il mio.
Mensik-Djokovic. L'obiettivo di Nole (risparmiare ogni energia per arrivare a giocarsela in condizioni decenti in una eventuale semifinale), è a buon punto. A tratti sembra che voglia lesinare anche sui respiri. Arriva agli ottavi senza perdere un set, e contro il panda olandese oggi mette in scena molti punti forti del repertorio: rischio di squalifica bis per una pallata ad altezza ball boy, mezzo infortunio (ma dai?), alla caviglia, consueta solidità, deliri da ossessionato compulsivo in conferenza stampa. Del resto si sa, solo un problema fisico può fermarlo e impedirgli di palleggiare col pianeta terra. Vien quasi da tifare per lui. Batterà il lungagnone Mensik, malgrado il precedente di Miami, forse lasciando un set.
Shelton-Ruud. Quasi non mi ero accorto che fossero in tabellone. Se c'è un Dio nel tennis, dovrebbe prevalere l'americano. Ma siccome questo è lo sport di Satana, direi Ruud al quinto set, paonazzo, con 50 gradi.
Sinner-Darderi. Derby scontato ma, come visto oggi, basta poco per scombinare tutto. In condizioni umane, credo che il buon Darderi abbia poche armi per impensierire Sinner. Andrei sul 3-0.
Dovrei analizzare anche il tabellone delle donne, ma si è fatto tardi e poi, visto che l'attenzione del lettore medio di questo blog (dati alla mano) è 8 secondi, credo di essere andato leggermente lungo. Forse ne farò un TikTok, col balletto.

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