Uomini
Torneo di livello piuttosto basso rispetto agli ultimi, dominato dal culo. Grande, sfacciato o a mandolino, ma tutti e quattro gli alfieri presenti nelle semifinali, ne hanno avuto la loro bella dose. Tra questi, si afferma chi ha avuto più carattere (Alcaraz e Djokovic), e tra loro due chi ha dalla sua la giovinezza (Alcaraz). Il tennis è facile del resto, come il calcio allegriano.
Mentalmente rivedevo semifinali e finali dell'ultimo Australian Open, facendo un paragone con quelle interminabili e a velocità siderale di un decennio fa, protagonisti Federer, Djokovic, Nadal, ma anche Wawrinka e Murray. Ebbene, mentre osservavo le onde alte del mare in tempesta e davo da mangiare al gatto randagio Serafino, mi è venuta una riflessione assai profonda: questi del 2026 sembrano i parenti anchilosati di quegli altri. Se l'inossidabile Djokovic alla moviola, con dieci anni più sul groppone riesce a fare partita con i nuovi fenomeni, occorre farsi qualche domanda. Alcaraz e Sinner, dopo il picco da fantascienza dello scorso Roland Garros, sembravano giocare con il freno a mano tirato. Poi c'è Zverev, che quello è.
Alcaraz 9. Settimo Major, Career Grand Slam a nemmeno 23 anni, senza avvicinare i picchi del suo miglior tennis arcobaleno e nemmeno quella solidità della scorso finale di stagione. Che sia un fenomeno, nessun dubbio. Che abbatterà molti record, nemmeno (e questo manda ai pazzi Nole, che non ci dorme la notte, rinchiuso nel suo sarcofago di ringiovanimento). Gli viene in soccorso un gran culo, però, nel venir fuori da una situazione drammatica in semifinale: stava agevolmente portando a termine la sua semifinale col rassegnato Zverev, quando inizia a vomitare, poi il medical time out per un misterioso dolore alla coscia. Penso sia stata una furbata, mascherando i crampi per altro, ma allo stesso tempo fa una figura ridicola il tedesco nelle sue proteste, sempre più vittima di un accerchiamento immaginario. Chi può, in quella circostanza, stabilire che il dolore fosse un crampo o altro? Carlitos è furbo, resta in piedi, resiste e giocando con una sola gamba la riacciuffa da 3-5 sotto nel quinto. Per chi non lo avesse capito, il suo culo più grande è l'essersi trovato di fronte Zverev. Con chiunque altro, l'avrebbe persa.
Djokovic 8. Ormai è chiaro come Nole sia Satana. L'Angelo del Male, ebbro di viagra e gerovital. Per avere una minima chance di vittoria nel torneo più congeniale al drama, doveva spendere poche energie nei primi turni e lo ha fatto. Poi il culo, anche lui, persino doppio: Mensik si ritira per la sciatica. Musetti si strappa e alza bandiera bianca dopo averlo ischerzato per due set. Arriva in semifinale avendo giocato la metà degli altri e annullando un minimo il gap con Sinner. Leggo da qualche parte (i soliti del mainstream, che dopo una vita a scrivere del GF o Amici di Maria ora devono scrivere di tennis perché c'è Jannik), come Nole giochi meglio adesso che quindici anni fa. Minchiate. Sesquipedali, minchiate. Djokovic, pur enorme, è ovviamente la pallida copia di quel fenomeno impenetrabile che è stato nel suo apice. Il serbo sa che una situazione così favorevole per rivincere uno slam difficilmente ricapiterà. Di testa è il più forte di tutti, non solo nel tennis, ma in tutti gli sport. Forse di ogni era. Mette in campo tutto quello che ha, serve benissimo, rischia la seconda, accorcia gli scambi appena può e approfitta di un Sinner prima remissivo, poi confuso e poco coraggioso nelle innumerevoli palle break concesse dal serbo. In finale ne aveva ancora e credo che se avesse sfruttato quelle palle break nel quarto, al quinto ne avremmo viste delle belle.
Sinner 5,5. Ellapeppa, 5,5? Ebbene sì, forse il nostro Petar ci ha abituati troppo bene e una semifinale è vista come un insuccesso. Culo pure lui ne ha avuto. Contro tale Spizzirri, sciancato e devastato dai crampi nella fornace del catino centrale, è salvato dall'interruzione per la chiusura del tetto. Personalmente mi ha molto deluso il modo in cui gioca la semifinale. Domina il primo e invece di accelerare e chiuderla giocando come sa, dà l'impressione di voler aspettare lì, che il vecchio Nole gliela regali, che prima o poi cederà. Ma il vegliardo invece, va a nozze col ritmo compassato di Jannik, che non cerca gli angoli e non alza i giri del motore: non solo lo regge alla grande, ma è più coraggioso di lui e la va a vincere di orgoglio. Probabilmente Jannik gioca a tutta, come avrebbe saputo e potuto fare, solo gli ultimi tre punti.
Zverev 5. Lo ammetto, anche questa vecchia pellaccia con un sasso al posto del cuore, si è intenerito nel vederlo annaspare contro Alcaraz. Vittima della sue paturnie e di un vittimismo più letale dei suoi mancanti vincenti, di quella martellante sequenza di colpi di finto attacco in arretramento che diventano un dirittaccio difensivo in rete. Incapace di sfondare il furbastro scugnizzo ispanico. Semovente, si accartoccia (come nel più classico dei copioni), avanti 5-3 al quinto. Eppure, anche lui aveva ricevuto la sua bella dose di culo. Quando gli ricapiterà una semifinale con avversario azzoppato e che vomita in campo? Ma se non è stato capace di battere un Alcaraz al 20% per tre set, credo ci sia poco da urlare al cielo di cospirazioni e complotti internazionali ai suoi danni.
Musetti 7,5. Il suo tennis a tratti provoca un'apnea orgasmica. Lavora e sfiletta come branzini i suoi avversari, compreso quel che resta di un Novak Djokovic avvilito per due set. Poi, come contrappasso ai già descritti "culi d'autore", è colto da sfiga massima ed è costretto al ritiro per uno strappo. Oltre a lasciarsi andare ad imprecazioni contro la Dea Bendata, ci sarebbe però da chiedersi se questi infortuni nelle battute finali di uno slam (non è il primo caso), non nascondano problematiche più profonde: chessò, un tennis troppo dispendioso e difensivo che non gli consente (come fanno agilmente Sinner e Alcaraz) di chiudere al risparmio le pratiche in pochi set. O sia colpa di un atteggiamento pessimista, con quell'aria spesso dimessa di chi si sente il pulcino Calimero, che attira negatività. Questa è però roba da salotti psicologici e io non ho conseguito nessun Master on line nella materia.
De Minaur 6. Corre, tira, sbuffa. Proprio un bel giocatore, completo e piacevole. Sa fare tutto, ma non eccelle in niente. Anche il tennis ha le sue categorie. Lui per salire a quella superiore dovrebbe fare qualcosa che, ad oggi, secondo la medicina tradizionale, non esiste.
Shelton 6. Il Tarzan scolarizzato perde senza appello da Sinner. Quello anarchico e selvaggio, almeno ci provava. Secondo il gatto Serafino, che di tennis ne mastica, ha messo in conto di perdere qualche mese, sacrificare i risultati nell'immediato, per riscuotere i frutti di questo lavoro tra qualche tempo. Ma si sa, i gatti spesso dicono cazzate. E lui non è Sinner.
Bublik 5,5. Ah, ma quanto è forte, quanto è sublime e vincente questa nuova versione del Sasha solido e concentrato. Pare si sia fatto scrivere anche "tennista" come professione sulla carta d'identità. Poi un giorno si sveglia e raccatta sei giochi da De Minaur, con quegli occhi sereni, sbarrati nel vuoto e risatine insensate. Più che uno sceso in campo per un ottavo di finale, somiglia a un evaso da un manicomio criminale a cui hanno praticato senza successo una lobotomia.
Fritz 5. Non era al meglio per problemi al tendine. Tanto per confermarsi tennista di rara e inopportuna trasparenza, stronca il sogno Wawrinka e si fa smembrare dal taglia e cuci di Musetti. Che almeno gli evita la tredicesima disfatta fantozziana contro il suo personale carnefice Djokovic.
Moutet 6. Corentin, pianista folle, ci sbatte in faccia quanto siano tristi e miserabili i recenti tempi di baldracca. Un tempo i funamboli circensi come Stakhovsky, Dustin Brown o Petzschner potevano perdere contro il numero 800 al mondo e la settimana dopo giocarsela alla pari (se non vincere), contro i cannibali Nadal e Federer sul Center Court di Wimbledon. Oggi Correntino batte quelli che deve battere e racimola qualche games di pura esibizione circense contro Alcaraz. Tra boccoli, parabole ed altri orpelli fini a se stessi, per cultori del genere porno gay.
Wawrinka 8. In un torneo avaro di emozioni, le uniche le regala il vecchio combattente Stan the man, alla soglia dei 41 anni. Pieno di brufoli e cicatrici, alla carica dei campanacci svizzeri, lotta come un leone e passa due turni, sciorinando sberloni di rovescio antichi e di rara bellezza virulenta. Tanto per ricordarci che nei tempi andati, in trance ispirata, questo signore aveva combattuto a manone aperte, e ogni tanto sconfitto, i Fab Four.
Donne
Sulla Rod Laver Arena va in scena l’eterna lotta tra il Bene e il Male, salvando parzialmente l'ennesima edizione sottotono di uno Slam Wta ormai tragicamente soporifero. Solo un arrivo a sorpresa potrebbe modificare le sorti della Wta. Azzardo: Nick Kyrgios versione RuPaul, con parrucca bionda e gonnellino, che inizi una nuova, spumeggiante, carriera.
Rybakina 9. Inutile parlare di tennis, di tattica (perché non è esistita nella finale, come nel 97% degli incontri femminili visti). Elena la Salma Rybakina raddrizza un po' tutto, seccando di giustezza l'orrore fattosi carne e strepiti dall'altra parte. Un confronto tra due atlete che più agli antipodi non si può. La grazia femminile contro le belluine urla iper testosteroniche, i colpi fluidi e rotondi, contro erculee mazzate da strappona. L'agilità di gazzella, contro lo sbraitare scomposto di un facocero che si crede tigre. La bellezza sobria e celata opposta a una volgare ostentazione di chiappone da tiktok. Alla fine, come giusto che sia, la silenziosa e slanciata ragazza kazaka zittisce il massiccio donnone bielorusso. La serenità di una vincitrice slam che esulta timidamente alzando un pugnetto, dopo due ore di smorfie, strepiti e colpacci dissennati di un'avversaria dall'iper agonismo artefatto. La realtà è che è più vincente Rybakina rispetto a Sabalenka. In barba alle critiche per l'assenza di vis agonistica, la pallida kazaka è questa roba qui è non ha bisogno di urlare e ansimare come un rinoceronte maschio in calore, per vincere. A volte basta solo saper giocare bene e lei da qualche mese a questa parte è quella che lo fa meglio e vince di più. Dopo la vittoria a Wimbledon ha perso qualche anno a causa del tormentato rapporto con l'allenatore, denunzie, ipotetiche violenze. Ma da quando quelle vicende hanno avuto una conclusione, Elena ha ripreso a giocare serena, dimostrandosi superiore a tutte.
Sabalenka 4. Vedi sopra. La numero in assenza di alternative, che perde l'ennesima finale in modo scellerato, vittima del suo stesso agonismo di cartapesta. C'è da chiedersi quanto ancora avversarie, tifosi e spettatori raggelati debbano aspettare perché una legge marziale ponga fine ai suoi disturbanti latrati prolungati, un concerto continuo da quando colpisce la pallina fino a quando l'avversaria risponde.
Pegula 6,5. Pina Fantozzi, rassegnata e mite, alla fine ci arriva spesso. Stavolta col suo scolastico tennis da formichina, efficace nell'apoggiarsi ai colpi altrui e spesso solo ad aspettarne l'errore, miete due vittime eccellenti: le cicalone Keys e Anisimova. Nulla può, se l'altra non regala nulla, in questo caso Rybakina.
Svitolina 7. L'ammazza russe alla riscossa e stavolta anche un'americana eccellente (Gauff). Anche perché, di recente, tra Russia e Usa mi pare ci sia una discreta sintonia. Se qualcuno non avesse visto tennis per un decennio (più o meno io), probabilmente faticherebbe a riconoscere in questa smagrita mamma la paffutella ragazza ucraina degli esordi. Ciò che non è cambiato è il suo tennis ordinato, ma tragicamente spuntato quando si tratta di dover fare l'ultimo salto di qualità.
Gauff 4. Per qualche mistero della mia psiche disturbata, Coco mi fa simpatia. Sarà perché solo con la grinta e mezzo colpo ha vinto due slam contro avversarie più dotate e sciupone. Quando dall'altra parte c'è una Svitolina che ti aspetta sorniona come una squadra di acciughina Allegri, viene fuori l'assordante pochezza dei suoi fondamentali: tre giochi.
Jovic 7,5. Non conoscevo questa teenager croata naturalizzata Usa, e mi ha fatto una buonissima impressione. Buoni colpi, fluidi e naturali, capacità di angoli che è una rarità in questa Wta, abbinati a un discreto carattere da campioncina. Non si fa prendere dall'emozione e fa fuori Jasmine Paolini. Poi si conferma passando anche la prova del nove tommasiana, lasciando un gioco all’isterica gnappa Putintseva. Non sfigura nemmeno contro il facocero urlante Sabalenka. Ancora acerba di fisico e poco potente, ma c'è una buonissima base.
Swiatek 4-. Ennesima esibizione di dissennata frenesia. Forse il baratro le si è aperto quando si è messa in testa che per battere quelle più potenti di lei doveva essa stessa tirare forte, invece che angolare, variare. E più forte effettivamente tira, ma spesso fuori. Questa ragazza, proprio non ragiona. E dà la stessa inquietante sensazione di una macchina spara palline inceppata a velocità massima, con la gente che scappa via atterrita. Non un secondo per rifiatare, riflettere, pensare. Via, un colpo sparato dietro l'altro. Se si toglie lo scorso Wimbledon in cui è stata baciata da qualche divinità ubriaca, la sua è una caduta libera.
Paolini 5,5. Aspettavamo impazienti di vedere i frutti del lavoro con Errani. Gli unici, fino ad ora, sono un peggioramento al servizio. Male anche nel doppio.
Andreeva 4,5. Dopo l'esplosione della scorsa primavera, i normali problemi di assestamento della seconda parte di stagione legati allo sviluppo fisico e gestione dello stress per una diciassettenne, pensavo (stolto io) che questo 2026 potesse iniziare alla sua insegna. Invece no. Ancora male: isterica, confusa, fallosa. Imbrigliata da una Svitolina poco più che normale.
Anisimova 5-. L'adorabile Amanda Cicalona stavolta fa e disfa tutto da sola, cedendo alla formichina Pegula. Credo che l'ultimo suo colpo intermedio risalga a due anni fa, in un raro momento di rilassatezza durante un allenamento. E di questo ancora non se ne capacita.
Keys 5. Torna nel luogo del delitto e della sua epifania, dove lo scorso anno aveva trionfato battendo tutte. Sembrava l'inattesa alba di un tramonto di carriera da vera top player. Un anno dopo, mentre sbatte malamente sul muretto Pegula, ho la conferma che fu solo un abbaglio di mezzo inverno.
Muchova 5,5. C'è stato un tempo in cui si pensava che il suo bel tennis neoclassico anni '90 potesse ridare slancio alla morente Wta. Perde da Gauff un match giocato alla pari, per tre giochi di folle amnesia in cui non mette una palla in campo. Lentamente, sta tornando, per vincere il maledetto Roland Garros e mettere le cose in pari.
Putintseva s.v. Come si fa a dare il voto ad una "cosa" simile, appena più alta della sua racchetta. Tutta imbronciata, con le gambe tozze, la faccia da cucciolo di murena con le gote violacee, tra back, contorte trame difensive, smoccoli e urlacci. Oscillo tra l'amore folle e il disgusto più repellente, per lei. Sembra la figlia illegittima di Medvedev. Su un campo secondario, gioca punto a punto contro una turca sostenuta da un manipolo di avvinazzati compatrioti, che la infastidiscono più di quanto non riesca già a fare da sola. Probabilmente avrebbe perso ma, vista la circostanza, si dice tra sè e sè: piuttosto che fargliela vincere, muoio in campo. E la spunta al terzo, con tanto di tragicomico balletto ancheggiante di sberleffo durante l’intervista. Poi vince solo un game, ma eroico, contro Jovic.
Venus 7. Che dire ancora. Va per i 46 ma si è messa in testa la pazza idea di competere con ragazze che potrebbero essere sue figlie. Per due ore e mezza, cavalcando questa utopia, gioca alla pari (anzi, meglio) della giraffina Danilovic. Si blocca sul più bello, perché non si può sconfiggere il tempo che passa.


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