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lunedì 30 marzo 2026

LO SQUALO SINNER COMPLETA IL SUNSHINE DOUBLE







Mi scuso in anticipo per l'immagine di apertura stile l'Espresso anni 90, le cui copertine con donnine discinte facevano sognare noi ragazzini. Poi aprivi il giornale e ti ritrovavi 30 pagine sulla crisi del Pentapartito, la guerra in Iraq e un lungo articolo sull'esistenzialismo di Sartre. Bei tempi, crescevamo con problemi mentali sani, rispetto ai ragazzini di oggi. Oggi arresterebbero il direttore di quel giornale, nottetempo.

Urge una rapida analisi pagellistica del Masters 1000 di Miami. Marcia trionfale per Sinner tra gli uomini e Beppa Sabalenka nel quadro di pochezza sempre più raccapricciante che è ormai la Wta attuale. Il tutto nello splendido scenario dell'Hard Rock Stadium, dove folle oceaniche degne del challenger di Pozoblanco, hanno inneggiato ai nostri eroi.

Uomini

Sinner 9. Rulla avversari, macina tornei e frantuma record. Poco da dire, se non che, in questi grami tempi di confusione, a volte capita di dover verificare che non sia qualcosa di creato con l'intelligenza artificiale. Ecco, se la definizione di Robot ha scosso molti adepti, spero non lo sia quella che ne ha dato Goran Ivanisevic, che oltre ad essere stato un grande tennista è ottimo allenatore e anche un magnifico comunicatore senza filtri. Il croato lo ha paragonato ad uno squalo che prima ti gira intorno, poi ti morde e, avvertito l'odore del sangue, ti finisce senza pietà. Definizione perfetta, che avrei voluto pensare io, ebbro di sidro. 
A Miami, come ad Indian Wells, non è sembrato mai in difficoltà, sempre in controllo. Prima ancora che con i colpi, gli avversari li finisce mentalmente. Basti vedere i malcapitati Zverev e Lehecka, che lasciano l'anima in campo per stargli in scia, mentre lui gioca quasi in surplace. E quando hanno una rara chance di rompere l'equilibrio, quello che ti fa? una smorzata letale (non proprio il suo marchio di fabbrica), o spara quattro ace di fila. A quel punto l'avversario mentalmente ha già riempito il borsone e pensa a quante birre scolarsi la sera per dimenticare quell'incubo. Un colpo, il servizio, che nella primavera americana sembra aver portato ad un livello superiore. 
Curioso di vederlo nella stagione sul rosso, dove presumibilmente troverà un Alcaraz più motivato. Il resto sono numeracci, per me attraenti quanto una notte di sesso sfrenato con Gasparri: 27 tornei vinti, 4 slam, 7 Masters 1000 di cui gli ultimi tre vinti senza perder un set (se non erro, 36-0). Record inutili che avranno solleticato l'orgoglio di Djokovic, uno che a queste cose ci tiene non poco. Pare che abbia chiesto all'Atp di omologare tre Master 1000 che disputò a Novi Sad nel 2019, battendo in finale il figlio treenne.

Lehecka 7. Di una cosa si può stare certi, la scuola ceca nel tennis, come nel porno, sforna protagonisti sempre tecnicamente inappuntabili. Già nella culla insegnano ai bambini come colpire la pallina in modo pulito, nel cuore. Non fa eccezione questo ragazzo dal cavallo basso, ben centrato, che tira forte, sa fare un po' tutto. Arriva tutto speranzoso in finale, senza aver mai perso il servizio. Pronti, via, e dopo 2 minuti e già sotto di un break. Encomiabile, prova a stare attaccato, paonazzo e sudato come un cavallo nano, fa anche serve&volley, le prova tutte. Poi l'altro decide che non si scherza più e finisce in cinque minuti.

Zverev 7. Non sembra nemmeno lui, ma uno stunt man hollywoodiano. A differenza degli ultimi confronti decide di giocarsela con Sinner all'attacco. Rischia, va a prendersi i punti senza aspettare d'essere infilzato come un totano. Battaglia punto a punto, ma contro un avversario simile, bastano due distrazioni, due punti sbagliati, che ti punisce in modo sadico. Difficile capire se sarà più felice di quanto fatto o avvilito considerando che non serve a niente.

Korda 6. Una magnifica ameba tennistica. Lascia impietrito Alcaraz con una sontuosa esibizione di tennis geometrico e offensivo. Poi cede come un allocco a un Landaluce qualsiasi, con tanto di match point a favore giocato buttandosi avanti alla ricerca di farfalle cavolacee. 
Questo è un Gasquet senza la classe di Gasquet, e senza nemmeno quel brivido di finto agonismo che rendeva la tragedia più comica. Ma, di sti tempi, avercene.

Alcaraz 4. Lancio una petizione per la salvaguardia del fanciullo Carlitos che è in tutti noi Peter Pan, che pure con la racchetta sappiamo fare al massimo un uovo alla cocque. 
Un bambino di 12 anni, che gioca a tennis in modo fantastico. Che tra uno slam vinto e l'altro entra in campo solo per divertire e divertirsi, sperando che gli avversari capiscano e si adeguino facendo il pasillo de honor. Purtroppo ci sono dei bruti che, non capendo quanto lui sia lì per divertirsi, giocano al massimo. E ogni tanto vincono e si divertono anche loro, come Korda. Lì, il fanciullo avverte la congiura, mette il broncio, chiama la mamma, urla che vuole tornare a casa portandosi le palline, ritiene ingiusto che mentre lui sta lì a zuzzurellare, gli altri cospirino e non lo facciano vincere (divertendosi). 
A Miami, quando al tremebondo Korda si ritrae il braccio per paura di vincere, lui mette il ditino all'orecchio, torna a divertirsi. Pensa che l'altro abbia finalmente capito il senso, evita di dargli il colpo di grazia perché sarebbe poco divertente, ma quello (che pure non è Sinner, e nemmeno Zverev) non capisce il gioco e va a vincere lo stesso. E una cosa simile è inaccettabile, poco divertente (avrò usato troppe volte il verbo "divertire"?). 
Alcaraz questo è, ha bisogno delle sue pause. Giocasse sempre in modo concentrato, concreto e senza fronzoli come a New York 2025, rischierebbe di andare fuori di testa, ritirandosi a 25 anni. Dopo questa pausa primaverile, credo che sulla terra farà due mesi concentrato, e così via.

Fils 6,5. Buon temperamento, tennis esplosivo e gladiatorio, discreto carisma. Riflettevo come questo erculeo ragazzo sembri fatto apposta per rinverdire i fasti di Tsonga e Monfils, esaltando i francesi in una semifinale persa eroicamente sugli spalti traboccanti dello Chatrier. Gran battaglia con Paul, a mani basse, miglior incontro del torneo, per poi rimanere senza benzina in semifinale.

Paul 5,5. Autore con Fils di una cruenta e divertente battaglia di tre tie-break. Avanti 6-2 in quello decisivo, cuor di carciofo, decide di servire due prime in sicurezza,  velocità Errani e ributtarla di là. Quello non si fa pregare e va a vincerla.

Landaluce 6. Personaggio nuovo, a me quasi sconosciuto. Se ne parla, qui nel reparto psichiatria, da almeno un paio di anni come possibile crack (intesa come droga, immagino). Allampanato, buon servizio, tira forte da entrambi i lati, discreta spavalderia. Praticamente il prototipo del tennista moderno, un Mensik in salsa andalusa col bamos incorporato di Alcaraz e la chioma rossa di Sinner. Diventerà forte, come altri, ma il test Korda va preso per quello che è.

Moutet 7+. "Impara ad amare te stesso, così non dovrai fare cose stupide per sembrare interessante". Così il nostro vate, in risposta a Danielle Collins che, nella nuova veste di opinionista più sciroccata di una coprotagonista tettona in un film di Woody Allen, parlava di messaggi privati tra loro ed altre sciocchezze. La risposta di Danielle, grosso modo sarà: "Ah, anche poeta...", stile Signorina Silvani con Fantozzi, seguita da scaracchio. 
Ammetto che l'immagine di Moutet Pierino tra le zinne di Danielle possedeva qualcosa d'interessante a livello d’ipotetica sceneggiatura, peccato che lui sia poeta, psicologo, oltre che pianista. Ogni tanto tennista. Dignitoso contro Sinner, pronto a dominare le scene sul rosso. 



Donne

Sabalenka s.v. Dio mi perdoni, ma io le partite di questo donnone rumoroso e smoccolante, non riesco a vederle più di 5 minuti. Cambio canale e rifletto su questioni tecniche: ma i suoi sono più rutti da indigestione di bagnacauda o quelli tipici di chi ha sgargarozzato due litri di pepsi cola d'un fiato? 
Per puro caso, in quei tremendi minuti, la vedo deambulare, orrida e pesante come un mammuth alla carica, verso la rete. Serve&volley! Ma cosa fa, è impazzita del tutto? Torna indietro, viene da dirle. Sarà esplicita richiesta del coach, la bestia Mirny, che di voleè ne sapeva qualcosa. Nel vederla colpire come la mia vicina ottuagenaria quando deve ammazzare un moscone sul balcone, deve averle detto: "ok, ok Ary, continua a menare come una fabbra, lascia perdere la voleè". 
Dettagli tecnici a parte, anche lei completa il sunshine double, mettendo in chiaro le cose con una Rybakina tornata a suo modo isterica (4,5) dopo le due scoppole Master-Australian Open. In finale regola una Gauff spuntata.

Gauff 6,5. Sulla dolce CoCo ho maturato una profonda riflessione e ardito parallelismo, che un giorno mi varrà il neonato Nobel per la Criminologia psichiatrica applicata allo sport (ovviamente non andrò a ritirarlo, con un pizzico di snobismo dylaniano). Bene Gauff e Zvevev sono alle prese con gli stessi, atavici, problemi: tirano due vincenti l’anno. Da secoli si cerca di convincere Sasha a diventare più offensivo, altrimenti uno slam contro Sinner e Alcaraz (come prima prima contro i Fab Four) non lo vincerà mai. Fare lo stesso con Coco, equivale a distruggerla, perché lei gli slam invece li ha già vinti così, solo correndo e con mezzo colpo.
Nella Wta attuale quindi, basta e avanza, non ci sono Sinner e Alcaraz in gonnella. Per battere Sabalenka non c'è bisogno d'inventarsi Martina o Serena, basta correre come sa, pallettare profondo e spostare il bisonte. Solo che lei, persa nella smania di voler essere più aggressiva, s'ingobbisce, sbaglia e va in panico, crisi esistenziale, sciorina doppi falli. Insomma, perde sicurezza e partite.

Swiatek 4. Ormai inghiottita in un buco nero, già partita alla volta della Spagna, per preparare la stagione sul rosso all'Accademia Nadal. Io avrei fatto prima un salto a Medjugorje.

Muchova 5,5.Parafrasando il sommo poeta Pacciani, "Se n'immondo esistesse un po' di bene...questa ragazza dal talento smisurato e colpi retrò, avrebbe sei o sette slam in bacheca". Poi interviene il giudice: "va bene, bravo, ma noi siamo nel 2026 e il numero uno al mondo è Sabalenka". Bel torneo, poi gioca solo 5 minuti della semifinale con Gauff. Ammetto che con lei sto perdendo ogni speranza.

Hailey Baptiste 7. La mia infatuazione per questa ragazza che sembra il capo di una gang nelle periferie del Bronx, con catene di tre chili al collo, risale a quando era fuori dalle 150. Mai, vedendola giocare in modo così aggressivo, con colpi di violenza e pulizia tecnica non comuni e aggredire la rete con classe e movenze coguaresche à la Yannick Noah, avrei pensato ci fosse spazio per lei nel tennis moderno. Invece, un folle colpo dopo l'altro, è già numero 33. Vince grandi battaglie con Svitolina e Ostapenko, ed è forse l'unica a mettere in difficoltà Sabalenka.

Paolini 5. Ostapenko con mutanda ascellare (6,5) le impartisce una sonora lezione. Per fortuna, dicono i saggi, c'è il doppio che la sta completando tecnicamente e non le costa nulla né fisicamente né mentalmente (provateci voi a giocare in coppia con Errani ingrugnita, per giunta allenatrice). Prossimo passo, una medaglia olimpica nel Padel di coppia nel 2032. 

Townsend 7. Ormai numero uno di doppio e, con una compagna normodotata (Siniakova, entrambe acconciate come topoline Minnie), finalmente vince anche le finali, dopo le tante perse giocando praticamente da sola. Sunshine double anche per loro. Peccato che in singolo abbia perso smalto.



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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.