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sabato 21 marzo 2026

TENNIS PARADISE, SINNER, FONSECA, REFERENDUM, GARLASCO, LE GUERRE E L'APOCALISSE IMMINENTE

 




Inutile post di sonnambulismo ipertrofico.


Pensavo, dopo aver fumato una canna elettronica: quanto cazzo mancano a questo paese marcescente, due uomini illuminati come Marco Pannella e Gianni Clerici. Cosa c'entrano? Niente, forse, o tutto. 
Aspetto con discreta curiosità il match Alcaraz-Fonseca. Qualche sera fa avevo puntato la sveglia per assistere a Sinner-Fonseca. Un succulento confronto generazionale nel paradisiaco scenario di Indian Wells, deserto dei sogni californiano, tra il numero 1/2 e un ragazzotto brasiliano che, mormoran le prefiche, tra qualche anno potrebbe financo spezzare il duopolio Sinner/Alcaraz.
In attesa, e stravolto dagli oppiacei elettronici, m'imbatto in un dibattito televisivo sul Referendum Giustizia, che imperversa nelle lande di un paese ormai alla deriva. Mi pare ci fosse Travaglio, uno che da una vita osservo come un faro all'incontrario. Voglio dire, in vent’anni almeno che ascolto le sue flautate invettive televisive (dove, per misteriose ragioni, compare ogni giorno, festivi compresi) o sul giornale che dirige (che non legge nessuno, ma per altrettanto mistiche ragioni è sempre in pole nelle rassegne stampa), non sono mai stato daccordo con una sua sillaba, o un'espressione di quel viso sinistramente angolare. È un mio eroe al contrario, insomma. Nei rari casi (come quello referendario) in cui non ho maturato un'idea netta, dico, tra me e me: non saprei, ma la verità sarà il contrario di quello che sta dicendo lui. Intendiamoci, ci saranno anche le eccezioni (prima o poi), le aspetto con fiducia. Questo ha fatto scrivere sul suo giornale dotti editoriali alla polemista Selvaggia. Su cosa, direte: satira, costume, Grande Fratello, Ballando nelle stelle, Sanremo? No, sul delitto di Garlasco. E lo ha fatto con sicumera invidiabile, ogni parola una sentenza. Insegna il codice di procedura penale agli avvocati, bacchetta i giudici di Tribunale, suoi colleghi (poiché anche ella è giudice, a Ballando con le stelle). Mi chiedo, sempre più avvilito, ma è un paese culturalmente sano quello in cui questa donna è ovunque (rai, mediaset, la9, la15, radio Padre Pio, giornali, podcast, algoritmi social che te la ripropongono come i peperoni versi fritti mangiati a mezzanotte), mentre un genio come Federico Frusciante è morto da semisconosciuto youtuber, con in tasca solo i debiti? E allora, che cazzo me ne frega del referendum, ascolto la sua monografia su Woody Allen. 

Dov'eravamo? Ah, già, sì, Fonseca. Il referendum. Ma dicevo di Garlasco, vi sembra normale che un delitto di provincia come ce ne sono a decine, di vent'anni fa, tenga banco da oltre un anno, ogni giorno, nelle tv nazionali e nei media di ogni genere? È mai possibile che tutto l'apparato, politica, magistratura, giornali e il quarto livello, si muovano compatti con una furia mai vista, mistificazioni, intercettazioni, pedinamenti, presunti depistaggi degni un romanzo di Ken Follet, per impedire che un'altra verità possa (eventualmente) emergere? Tutto questo dispiegamento di forze, solo affinché un semplice commesso della Lomellina venga prosciolto e colui che sta in carcere, un altro signor nessuno, resti lì, malgrado la nuova inchiesta stia facendo emergere particolari inquietanti? Cioè, immaginate un mite bocconiano prossimo alla laurea. Una mattina di agosto, dopo aver trascorso la sera precedente con la fidanzata, tra una pizza d’asporto e una serie tv, la mattina dopo si sveglia di buon’ora e va ad ucciderla. Senza movente, in venti minuti. Poi si lava in bagno senza lasciare tracce di sangue e fugge su una bici che non è sua e a cui avrebbe furbescamente cambiato i pedali sporchi di sangue, che poi si scopre non essere sangue. Torna a casa, non si lava nemmeno (in base alle tempistiche), guarderebbe qualche foto zozza e tornerebbe, serenamente a scrivere una tesi in Diritto Commerciale. Il movente? Una furiosa puazzata della vittima, dopo che ha scoperto l’inimmaginabile sul suo pc. Delle foto raccapriccianti, per cuori forti: un mezzo culo che spunta da un jeans. Orrore e raccapriccio in Lomellina. È lui, il mostro dagli occhi di ghiaccio.
Ora, mia madre, quasi vent’anni fa, risolse il caso in mezza giornata. Ma se volete trovare una soluzione giuridica al delitto di Garlasco e capire come questo povero cristo non c’entri nulla, basta vedere l’esauriente lectio magistralis, che circola su youtube, del magistrato Bellomo (sì, quello espulso dalla magistratura perché accusato di imporre alle allieve del suo corso, tutte gnocche immagino, l’uso della minigonna. Un autentico genio incompreso). Ma se non volete, è sufficiente trovare una risposta al perché di un fronte mediatico così compatto a favore di un nuovo indagato per l’omicidio. Di come questi, malgrado sia accusato di avere sotto le unghie il dna della vittima, appaia come martire e santo in tutte le trasmissioni televisive, di stato e private, tra applausi scroscianti del pubblico e auguri di compleanno, nemmeno fosse un reduce del GF. Le stesse tv che per vent'anni hanno cucito l'abito del mostro assassino ad uno che aveva sul pc il famigerato e raccapricciante mezzo culo della discordia. Se ancora non vi è chiaro, e siete di coccio, chiedetevi come può un commesso di umile famiglia permettersi un plotone di difesa composto da avvocati e periti che nemmeno quelli di Trump e O.J. Simpson messi assieme.

Mi sa che ho divagato. Di cosa scrivevo? Ah già, il Referendum. Ecco che il cerchio si chiude, involontariamente. Il delitto telenovela di Garlasco è stato capace di mettere d'accordo tutti. Destra e Sinistra, cattolici e atei satanisti, partito dei magistrati e anti magistrati. Nella storia politica italiana, solo l'antirenzismo aveva avuto una simile unanimità. Il caso è riuscito anche nella straordinaria impresa di far convergere contro la nuova indagine sia i sostenitori del Sì che quelli del No. Questi ultimi, per la prima volta nella storia, criticano una Procura. Idem il partito del Sì, coi filogovernstivi che abbondano in mediaset e in Rai, come nememno nei sogni più erotici di Silvio. Chiaro no? Garlasco ha messo finalmente dalla stessa parte magistratura e politica, altro che Referendum. 
Che senso ha, quindi, andare a votare per il referendum, scegliere tra i Fofo Dj e la Meloni? Fra Travaglio e i Cerno? Niente. Da ragazzo anelavo una riforma della giustizia che mettesse davanti ai loro errori magistrati colpevoli di gravi nefandezze. Che mi frega se eletti col sorteggio o meno, è secondario. Quelli che accusarono e condannarono Enzo Tortora, dando credito a un mitomane pittore, pluri condannato per calunnia, con la faccia unta e riportone e a due pentiti schizofrenici. Gli stessi magistrati sbadati, che scambiarono Tortora con Tortona. Nel referendum proposto, non mi pare ci sia niente che li metterebbe davanti alle loro colpe. Mentre scrivo, ho quindi preso la decisione: invece che andare al seggio, forse mi farò una sega (se ricordo come si fa). Ci sono riusciti, ordunque, generando confusione anche in chi s’illudeva di avere le idee chiare. E così che vincono sempre. Chi? Quelli lì, non so chi. I Ragionieri Casoria (cit.).
Che poi, diciamocelo, nemmen ci arriverò a quella data, tanto fra tre giorni m'ammazzo (altra cit.).

Cos'altro vuoi fare? Sarà che attraverso la fase da down oppiaceo o che l'ottimismo resta prerogativa degli idioti a cui mi fregio di non appartenere, ma davvero credo che di qui a pochi anni moriremo tutti. Ma non parlo della naturale morte degli uomini, quanto di quella dell'umanità intera. Basta vedere cosa succede oltre al tennis, allo sport, o a Sal Da Vinci. Possiamo, noi boomers, ritenerci fortunati ad aver vissuto anni di relativa pace, con l’illusione di una distensione mondiale nei rapporti tra superpotenze. Alle elementari facevamo, giulivi come stronzetti, i disegnini di Reagan col ciuffone da Elvis e Gorbaciov con una enorme macchia in fronte. Adesso, da vecchi, ci ritroviamo, negli Usa e in Russia, due sadici guerrafondai che hanno, scientemente e secondo un piano comune, deciso di distruggere l’umanità, creando un nuovo ordine mondiale. Inutile blaterare ora di guerra, dire perché e per come, ululare pace in cortei anacronistici. È nato tutto quindici anni fa, forse anche prima. La vera guerra, prima di quella attuale fatta con le bombe, è stata quella informatica. Combattuta e stravinta in rete dal maligno, con armi di devastazione delle menti, fake news, algoritmi e incitamento ad abbattere quel poco che era rimasto della democrazia in Italia, Europa e nel mondo. Lo scrivevo nel 2015, e tutto si è realizzato alla virgola. Magari riuscissi a prevedere allo stesso nel tennis, sarei miliardario con le scommesse. Giorno dopo giorno, internet ha inoculato il germe, plagiato menti deboli, disabituando il pensiero, la logica e allenando il vomito in alcuni, l’autoritarismo in altri, facendoli convergere nell’orrore. Un disegno volto a favorire la nascita di governi di estrema destra, con la stampella degli sbavanti movimenti populisti. Basta vedere gli Epstein Files, il grande progetto di Bannon, col sostegno economico e informatico ai partiti di destra e populisti. Vi han fatto credere che i democratici Usa fossero il male, Biden un vecchio rimba e Trump un lucidissimo, e sano di mente, leader, che Putin avesse invaso l’Ucraina non in quanto pericoloso dittatore imperialista, ma perché la Nato è cattiva e l’Europa matrigna affamatrice dei popoli. In molti sono cascati nel tranello che la vecchia e agonizzante UE fosse il vero problema, che invece di fortificarla, la si dovesse abbattere. Più in piccolo, qui da noi, vi hanno fatto credere che destra e sinistra (pur malconcia), fossero la stessa cosa, facendo un assist alle destre. 
E adesso, amici miei, è troppo tardi. Non ci resta che aspettare l’apocalisse, la distruzione totale dell’umanità, almeno la nostra, di un’Europa stretta nella morsa di due folli. Per usare una metafora ascoltata ieri alle poste: ce l’abbiamo tutto in culo e possiamo solo stare fermi, altrimenti fa più male. Teniamoci lo squilibrato col parruccone arancione a cui Meloni voleva dare il Nobel per la pace per innegabili meriti: il progetto di un mega resort nella striscia di Gaza, che bombarda il Venezuela accusato di narcotraffico di caffè mokambo, che vuole prendersi la Groenlandia perché gli serve, che bombarda l’Iran per fare affari d’oro con la vendita di petrolio. Osserviamo, muti e ossequiosi, quello che farà Putin in Ucraina dopo l’ulteriore assist del partner in crime yankee: affari d’oro col petrolio e tanti soldi buoni a finanziarsi l’invasione ucraina. Ricordiamo sempre, nelle nostre preghiere, chi ha sbraitato su “no armi all’Ucraina”, ancora di più quando l’Europa, stretta in questa morsa letale, sarà rasa al suolo, diventando una colonia sovietica, con presidente fantoccio Djokovic o Orsini (su Nole, ovviamente, scherzo).

Ma, perdiana, avevo iniziato a scrivere pensando a Joao Meravigliao Fonseca contro Sinner. Il match l'ho visto. Il ragazzo verdeoro tira forte, fortissimo. Ma ancora soccombe a un Sinner solido, che fa il suo. Chi in famiglia capisce di tennis, la mia gatta calico Trilly, mi fa notare come l'altoatesino stia cambiando qualcosa. Dà l'impressione di arrotare di più i colpi, giocando più in sicurezza. Del resto, non sorprende: da anni il nostro si va perfezionando, come un computer in aggiornamento. È maturato sia fisicamente (prima era un fuscello), sia tecnicamente. Non sarà mai Federer o Alcaraz, ma ha raggiunto una innaturale, quanto ammirevole, completezza di gioco: cambi, variazioni, palle corte artigianali, volée squadrate. Insomma, non tira solo forte come agli inizi. Ecco, Fonseca, come il Sinner degli albori, ha una formidabile capacità di generare colpi devastanti. Già così, mi sembra da top 10. Vedremo domani contro Alcaraz a Miami cosa combinerà. Se vorrà fare uno step ulteriore, avvicinando i due fenomeni, dovrà migliorare fisicamente (si è mai visto un diciannovenne col doppio mento e che sembra un’arancina coi piedi?) e completare il suo repertorio. Tutto sta, nel capire se avrà la testa giusta per farlo. 
Sinner ha vinto l'incontro, e poi ha fatto suo anche il torneo, rullando il pur bravo Tien, Zverev ormai rassegnato e il ritrovato polpo sbilenco Medvedev in finale, spelacchiato e magnificamente assente a se stesso. Finale brutta, appena illuminata da una sontuosa Charlize Theron, che ballava e si sventolava, accaldata, sugli spalti. Nota di merito per il russo, che da tre anni a questa parte non si esprimeva a questi livelli. Nuovamente e inspiegabilmente efficace, tutto storto e ricurvo, contro ogni legge fisica applicata al tennis. Avercene. Nuovo allenatore, qualche metro più avanti e mentalità sorprendente (sembra andato a scuola da Rybakina). Bistratta Alcaraz (nemmeno un brutto Alcaraz) e se la gioca alla pari con Sinner, più incisivo di lui nelle fasi cruciali dei due tiebreak. In attesa di Fonseca, ecco che abbiamo un possibile terzo incomodo: il secondo tragico Danilo.

Due parole su Sinner, dato per finito dopo aver perso in Australia e a Doha, soprattutto dagli esperti di padel che ignorano come in questo strambo e sconosciuto sport non ci siano certezze e, soprattutto, non c'è mai stato uno capace di vincere tutte le partite. Persino il McEnroe 1984, la cosa più vicina al Dio sportivo, ne perse tre per eventi umanamente incomprensibili. 
Sento dire su un podcast true crime che Sinner divide gli italiani. Vero, perché come diceva il Drake Enzo Ferrari, una sola cosa non ti perdonano gli italiani: il successo. È stato sempre così. Sinner, in più, porta qualcosa che acuisce ulteriormente questa tendenza. In modo consapevole e quasi strafottente (e per questo apprezzabile), ci ha messo del suo frantumando alcune consolidate certezze italiche: non ha voluto fare parate di regime con strette di mano istituzionali (stile Schiavone con Silvio, ma anche Pennetta, etc..), niente sfilate nazional popolari a Sanremo, per fare sceneggiate con Fiorello e Amadeus o nell’untuoso salotto di Vespa, con un probabile plastico a forma di campo da tennis. 
In più, la tragedia dannunziana: il gran rifiuto della maglia azzurra a Olimpiadi e Coppa Davis, perché ammaccato nel primo caso, stanco nel secondo. Stessa cosa che ha fatto Alcaraz. Gli spagnoli se la sono presa con Fokina, gli italiani con Jannik, reo di essere poco patriottico. Uno "straniero", quasi. Sarà per i natali altoatesini, la “erre” teutonica, quei colori così nordici, l'atteggiamento freddo e glaciale, così poco incline a sceneggiate e dramas, ma questi dettagli non hanno fatto altro che far emergere il razzismo inconscio che il nostro popolo, più di altri, si porta dietro. Il ragazzo è un vincente, pensa solo a giocare a tennis e lo fa bene. Certo, il suo gioco non mi farà mai impazzire come quello di Federer, Alcaraz o di un Ethan Quinn, ma mi è rimasto un briciolo di obiettività per dire che in Italia, un simile fenomeno rinascerà solo fra trecento anni, forse. 
Eppure, piovono rane e critiche. Anzi, tornando al Drake, proprio non gli si perdona il successo. Che guadagni sei milioni per un'esibizione. Che spenda un millesimo dei guadagni comprandosi una macchina costosa (lo vorrebbero su una Panda del 1986), che esca con una stangona modella.
Paradossalmente, uno che in due anni ha vinto quattro slam su otto e portato a casa due Masters di fine anno, divide. Siamo così, dolcemente complicati (Cit. sic!) e non ci si può fare nulla. Rancorosi, invidiosi verso chi ha successo perché è bravo. Amanti dell'occasionale coup de chance, ammirati verso chi ha fatto successo scorreggiando su internet. Ve li immaginate i francesi che criticano un loro Sinner? Mai nella vita. Del resto, quelli, coi loro difetti e senza farsi il bidet, hanno resistito all'ondata fascio trumputiniana in modo quasi eroico, con un vero atto di resistenza. Non è che Macron facesse impazzire tutti a sinistra, anzi, ma i democratici si sono alleati, magari turandosi il naso, per evitare l'ondata Le Pen. È la politica, bellezza. Qui invece, col culo pulito da un refrigerante bidet (inconsciamente pronto ad ogni evenienza), i nostrani eroi sfascisti si sono persi in discorsi assai profondi e post-demenzial-ideoligici tra "quello è poco sinistra vera", "meglio la destra che una sinistra poco sinistra e con scappelanento a destra", "Io sono communista cosììììì!!!". Adesso, felici e contenti, possono godersi da anni Meloni&Salvini, che, come massimo scherno, chiedono unità e sacrifici per la crisi economica causata dai loro guru, Trump e Putin. Cornuti e contenti.

Mi sa che sta arrivando l'ambulanza a portarmi via, a sirene spiegate. Ma sono le 4 del mattino, l'angoscia e un po' di vino (cit.). E questa vale la pena raccontarla, perché spiega tutto l’orrore rassegnato dei nostri tempi, di cui sopra.
Settimana scorsa, un ragazzo di quarta liceo cui dò saltuarie ripetizioni, mi parla di un ipotetico tema da svolgere sulle "guerre" che stanno infiammando il mondo. Gli domando, con un po' di timore, cosa ne pensi. Farfuglia due sciocchezze incomprensibili. Non è colpa sua, la stragrande maggioranza dei ragazzi, nel 2026, ha l'attenzione di una sogliola, e non conosce nulla della storia del recente passato, figuriamoci della politica attuale. Noi ragazzetti di trent'anni fa coi capelli lunghi e le maglie dei Nirvana addosso, già lontani da quelli ideologizzati delle lotte studentesche, eravamo stupidi e retorici. Finivamo per scrivere immonde filippiche sulla "guerra brutta", un po' come fa oggi il Dibba in tv. Solo che non ci azzardavamo a dire (figurarci a pensare), come si fa oggi con l’Ucraina, che la Polonia avrebbe dovuto arrendersi all'invasore Hitler. I liceali di oggi sono ideologicamente vuoti e privi di qualsivoglia capacità di ragionamento logico. Le pedine ideali per portare a compimento il piano mondiale di distruzione dell'umanità poc’anzi. descritto Lo capisco una volta di più quando, messo alle strette, il ragazzo ha concluso che è colpa di Zelensky e degli ucraini, che hanno bombardato una nave russa, se questa ora è in avaria e alla deriva sulle nostre coste, col rischio di causare un enorme danno ecologico all’Italia. Per colpa sua, ora rischiamo noi una catastrofe. Gli ho chiesto: Quindi, se qualcuno per strada prova ad ucciderti brandendo un coltello, e tu per scappare lo spingi,lui ruzzola e rompe un vaso nell'aiuola di una casa, la colpa è tua che non ti sei fatto ammazzare? Trenta secondi di silenzio raggelante, col vuoto pneumatico negli occhi a fissare il vuoto. Voglio dire, escludo che abbia, come molti tromboni ammuffiti in tv, una qualche ideologia propagandistica filo russa da portare avanti, ma la sua è semplice superficialità iper veloce da social, che svilisce ogni ragionamento logico in favore di una fake news, rapida e veloce, proposta con marketing giusto e jingle accattivante.
Quindi, inutile vaneggiare e piagnucolare, ora, delle guerre, del fuoco e fiamme. Bruceremo, devastati dalle fiamme e dalle guerre che tre o quattro pazzi, hanno scientemente pianificato.
Lo avevamo previsto anni fa io, Maria Elena Boschi e Gennaro, detto Genny "la pugnetta", un tizio conosciuto in fila alla Asl, con cui dissertavo di politica e calcio. Ora, Maria Elena è passata allo 0,8% (ma resta bellissima e bravissima, la sposerei con rito hawaiano), Genny sarà in una clinica psichiatrica e io vaneggio alle 5 di notte in un blog che non leggerà nessuno, perché l'attenzione media dell’utente internet è 8 secondi. Vaneggiando di politica dozzinale, Garlasco, Giustizia, quando avevo iniziato con l'idea di scrivere di tennis. Tutto torna, maledizione.



 

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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.