SINNER, ALCARAZ, GARLASCO E L'APOCALISSE IMMINENTE: TANTO FRA TRE GIORNI M'AMMAZZO



Riflettevo, dopo aver fumato una canna elettronica al bambù nicaraguense: quanto mancano a questo paese marcescente, due uomini illuminati come Marco Pannella e Gianni Clerici. Cosa c'entrano? Niente, forse, o tutto. 







Il Dottor Divago: di tennis, giornalismo, mondo alla deriva


E allora decido di scrivere questo inutile post di sonnambulismo ipertrofico, su tennis e altre fondamentali sciocchezze.
Qualche sera fa avevo puntato la sveglia per assistere a Sinner-Fonseca. Un succulento confronto generazionale nel paradisiaco scenario di Indian Wells, deserto dei sogni californiano, tra il numero 1/2 e un ragazzotto brasiliano che, mormoran le prefiche, tra qualche anno potrebbe financo spezzare il duopolio Sinner/Alcaraz.
In attesa, e stravolto dai finti oppiacei elettronici al mango paragaguagio, m'imbatto in un dibattito televisivo sul Referendum Giustizia che imperversa nelle lande di un paese ormai alla deriva. Mi pare ci fosse Travaglio, uno che da una vita osservo come un faro all'incontrario. Voglio dire, in vent’anni almeno che ascolto le sue flautate invettive televisive (dove, per misteriose ragioni, compare ogni giorno, festivi compresi) o sul giornale che dirige (che non legge nessuno, come gli altri, ma per altrettanto mistiche ragioni è sempre in pole nelle rassegne stampa), non sono mai stato daccordo con una sua sillaba, o un'espressione di quel viso sinistramente angolare. È un mio eroe al contrario, insomma. Nei rari casi (come quello referendario) in cui non ho maturato un'idea netta, dico, tra me e me: non saprei, ma la verità sarà il contrario di quello che sta dicendo lui. Intendiamoci, ci saranno anche le eccezioni (prima o poi), le aspetto con fiducia. Costui ha fatto scrivere sul suo giornale gente che si fatica a credere reale, o frutto di deficienza artificiale. Gente abituata a sdottorare, con stesso piglio e autorità di: guerra in Palestina e l'eliminazione di Peppe 'o scorreggione al Grande Fratello. Di Uomini e Donne e di Giustizia. Un po' come se a me facessero scrivere sul Corriere della Sera articoli sulla crisi mediorientale, o tenere una rubrica fissa su Focus in cui disserto sul culo alla JLo. 
Orbene, mi chiedo, sempre più avvilito, ma è un paese culturalmente vivo quello in cui questi personaggi ottengono grandi consensi, mentre un genio come Federico Frusciante è morto da semisconosciuto youtuber, con in tasca solo i debiti? E allora, che cazzo me ne frega del referendum, ascolto la sua monografia su Woody Allen. 


Il Dottor Divago-bis: di tennis, referendum, Garlasco...


Dov'eravamo? Ah, già, sì, Fonseca. Il referendum. Ma dicevo di Garlasco, vi sembra normale che un delitto di provincia come ce ne sono a decine, di vent'anni fa, tenga banco da oltre un anno, ogni giorno, nelle tv nazionali e nei media di ogni genere? È mai possibile che tutto l'apparato, politica, magistratura, giornali e il quarto livello, si muovano compatti con una furia mai vista, mistificazioni, intercettazioni, pedinamenti, presunti depistaggi degni un romanzo di Ken Follet, per impedire che un'altra verità possa (eventualmente) emergere? Tutto questo dispiegamento di forze, solo affinché un semplice commesso della Lomellina venga prosciolto e colui che sta in carcere, un altro signor nessuno, resti lì a marcire, malgrado la nuova inchiesta stia facendo emergere particolari inquietanti? 
Cioè, immaginate un mite bocconiano prossimo alla laurea. Una mattina di agosto, dopo aver trascorso la sera precedente con la fidanzata, tra una pizza d’asporto e una serie tv, la mattina dopo si sveglia di buon’ora e va ad ucciderla. Senza movente, in venti minuti scarsi. Poi si lava in bagno senza lasciare tracce di sangue e fugge su una bici di un altro colore, che non è sua e a cui avrebbe, invece di disfarsene, furbescamente cambiato i pedali sporchi di sangue, che poi si scopre non essere sangue e nemmeno dna. Torna a casa, non si lava nemmeno (in base alle tempistiche), guarderebbe qualche foto zozza e riprenderebbe serenamente a scrivere una tesi in Diritto Commerciale. Il movente? Una furiosa piazzata della vittima, dopo che ha scoperto l’inimmaginabile sul suo pc. Delle foto raccapriccianti, da quel che per oltre un ventennio ci narrano nelle tv. Una roba per cuori forti: un mezzo culo che spunta da un jeans. Orrore e raccapriccio in Lomellina. È lui, il mostro dagli occhi di ghiaccio.
Ora, mia madre, quasi vent’anni fa, risolse il caso in mezza giornata. Ma se volete trovare una soluzione giuridica al delitto di Garlasco e capire come questo povero cristo messo in galera da dieci anni non c’entri nulla, basta vedere l’esauriente e giuridicamente impeccabile lectio magistralis, che circola su youtube, del magistrato Bellomo (sì, quello espulso dalla magistratura perché accusato di imporre alle allieve del suo corso, tutte gnocche immagino, l’uso della minigonna. Un autentico genio - incompreso -). 
Ma se non volete, è più che sufficiente trovare una risposta alla domanda iniziale: il perché di un fronte mediatico così compatto e forte a favore di un nuovo indagato per l’omicidio. Di come questi, malgrado sia accusato di avere sotto le unghie il dna della vittima, sia descritto come martire e santo in tutte le trasmissioni televisive, di stato e private, tra applausi scroscianti del pubblico adorante e auguri di compleanno, nemmeno fosse un reduce del GF. Le stesse tv che per vent'anni invece hanno cucito l'abito del mostro assassino ad uno che aveva sul pc il famigerato e raccapricciante mezzo culo della discordia. 
Chiedetevi questo, e come mai non è accaduta una cosa simile per nessuno, e avrete la risposta. Ma se ancora non vi è chiaro, e siete di coccio, chiedetevi come può un commesso di umile famiglia, oltre a media compatti che nemmeno a difesa del Papa, permettersi un plotone di difesa composto da avvocati e periti che nemmeno quelli di Trump, Berlusconi e O.J. Simpson messi assieme.

Dottor Divago-ter: di Garlasco, referendum, stampa e regime (cit.)


Mi sa che ho divagato ancora. Devo prendere le goccine. Di cosa scrivevo? Ah già, il Referendum. Ecco che il cerchio si chiude, involontariamente. Forse, che poi lo riapro. Il delitto telenovela di Garlasco è stato capace di mettere d'accordo tutti. Destra e Sinistra, cattolici e atei satanisti, partito dei magistrati e anti magistrati, rossi, neri, rossobruni e sbiaditi. Nella storia politica italiana, solo l'antirenzismo aveva avuto una simile unanimità. 
Il caso è riuscito anche nella straordinaria impresa di far convergere contro la nuova indagine sia i sostenitori del Sì che quelli del No. Questi ultimi, per la prima volta nella storia, criticano una Procura. Garlasco gli ha imposto un'eccezione. Ma non criticano la procura che combinò orrori in sequenza, bensì quella che li sta svelando. E la Prova-Travaglio è salva. Idem il partito del Sì, coi filogovernstivi che abbondano in mediaset e in Rai, come nememno nei sogni più erotici di Silvio. Chiaro no? Garlasco ha messo finalmente dalla stessa parte magistratura e politica, il potere trasversale, altro che Referendum. 
Che senso ha, quindi, andare a votare per il referendum, scegliere tra i Fofo Dj e la Meloni? Fra Travaglio e i Sallusti? Niente. Da ragazzo anelavo una riforma della giustizia che mettesse davanti ai loro errori magistrati colpevoli d'ignobili nefandezze. Che mi frega se eletti col sorteggio o meno, è secondario. Quelli che accusarono e condannarono Enzo Tortora, dando credito a un mitomane pittore, pluri condannato per calunnia, con la faccia unta e riportone e a due camorristi pentiti schizofrenici. Gli stessi magistrati sbadati, che scambiarono Tortora con Tortona. Nel referendum proposto, non mi pare ci sia niente che li metterebbe davanti alle loro colpe. Un geniale e giovane magistrato viene espulso con ignominia perché in un suo corso gradiva tailleur e gonna per le allieve, chi consapevolmente emise tali sentenze mostruose, è restato lì, facendo carriera. E così continuerà ad essere, qualsiasi sia l'esito referendario. Mentre scrivo, ho quindi preso la decisione: invece che andare al seggio, forse mi farò una sega (se ricordo come si fa). Ci sono riusciti, ordunque, generando confusione anche in chi s’illudeva di avere le idee chiare. E così che vincono sempre. Chi? Quelli lì, non so chi. I Ragionieri Casoria (cit.).
Che poi, diciamocelo, nemmen ci arriverò a quella data, tanto fra tre giorni m'ammazzo (altra cit.).

Dottor Divago-quater: ce l'hanno buttato al culo, sapendo che a molti piaceva


Cos'altro vuoi fare? Sarà che attraverso la fase da down oppiaceo o che l'ottimismo resta prerogativa degli idioti a cui mi fregio di non appartenere, ma davvero credo che da qui a pochi anni moriremo tutti. Ma non parlo della naturale morte degli uomini, quanto di quella dell'umanità intera. Basta vedere cosa succede oltre al tennis, allo sport, o a Sal Da Vinci. 
Possiamo, noi boomers arteitici, ritenerci fortunati ad aver vissuto anni di relativa pace, con l’illusione di una distensione mondiale nei rapporti tra superpotenze. Alle elementari facevamo, giulivi come stronzetti, i disegnini di Reagan col ciuffone da Elvis e Gorbaciov con una enorme macchia in fronte, che si davano la mano. Da vecchi ci ritroviamo, negli Usa e in Russia, due sadici guerrafondai che hanno, scientemente e secondo un piano comune, deciso di distruggere l’umanità, creando un nuovo ordine mondiale. Inutile blaterare ora di guerra, dire perché e per come, ululare pace in cortei demenziali. È nato tutto quindici anni fa, forse anche prima. La vera guerra, prima di quella attuale fatta con le bombe, è stata quella informatica. Combattuta e stravinta in rete dal maligno, con armi di devastazione delle menti: fake news, algoritmi e incitamento ad abbattere quel poco che era rimasto della democrazia in Italia, Europa e nel mondo. 
Lo scrivevo nel 2015, e tutto si è realizzato alla virgola. Magari riuscissi a prevedere allo stesso modo nel tennis, sarei miliardario con le scommesse. Giorno dopo giorno, internet ha inoculato il germe, plagiato menti deboli, disabituando il pensiero, la logica. Allenato il vomito in alcuni e rafforzato l’autoritarismo in altri, facendoli convergere nell’orrore. Un disegno volto a favorire la nascita di governi di estrema destra, con la stampella degli sbavanti movimenti populisti. 
Basta vedere gli Epstein Files, il grande progetto di Bannon, col sostegno economico e informatico ai partiti di destra e populisti nel mondo. Vi han fatto credere che i democratici Usa fossero il male, Biden un vecchio rimba e Trump un lucidissimo, e sano di mente, leader. Che Putin avesse invaso l’Ucraina non in quanto pericoloso dittatore imperialista, ma perché la Nato è cattiva e l’Europa matrigna affamatrice dei popoli. Bombardato i cervelli deboli nei social e vinto elezioni ovunque, lasciando la vecchia democrazia in minoranza. 
In molti sono cascati nel tranello che la vecchia e agonizzante UE fosse il vero problema, che invece di fortificarla, la si dovesse abbattere. Più in piccolo, qui da noi, vi hanno fatto credere che destra e sinistra (pur malconcia), fossero la stessa cosa, fornendo un assist alle destre. Realizzando il progetto.
E adesso, amici miei, è troppo tardi. Non ci resta che aspettare l’apocalisse, la distruzione totale dell’umanità, almeno la nostra, di un’Europa stretta nella morsa di due folli. Per usare una metafora ascoltata ieri alle poste: ce l’abbiamo tutto in culo e possiamo solo stare fermi, altrimenti fa più male. 
Teniamoci quello col parruccone arancione a cui Meloni voleva dare il Nobel per la pace per gli innegabili, recenti meriti: il progetto, assieme al macellaio israeliano suo sodale, di un mega resort nella striscia di Gaza, che invade il Venezuela accusato di narcotraffico di caffè mokambo, che vuole prendersi la Groenlandia perché gli serve, che bombarda l’Iran per fare affari d’oro con la vendita di petrolio. 
Osserviamo, muti e ossequiosi, quello che farà Putin in Ucraina dopo l’ulteriore assist del partner in crime yankee: affari d’oro col petrolio e tanti soldi buoni a finanziarsi l’invasione ucraina. Ricordiamo sempre, nelle nostre preghiere, chi in questa situazione drammatica, nella morsa di due pazzi pericolosi, ulula: "basta soldi per la difesa militare: w la pacie". E salutiamo anche chi ha sbraitato, e sbraita ancora, su “no armi all’Ucraina”, ancora di più quando l’Europa sarà rasa al suolo, diventando una colonia sovietica, con presidente fantoccio Djokovic o Orsini (su Nole, ovviamente, scherzo).

Ma parliamo di tennis: a che punto è Fonseca?



Ma, perdiana, avevo iniziato a scrivere pensando a Joao Meravigliao Fonseca contro Sinner. Il match l'ho visto. Il ragazzo verdeoro tira forte, fortissimo. Ma ancora soccombe a un Sinner solido, che fa il suo. Chi in famiglia capisce di tennis, la mia gatta calico Trilly, mi fa notare come l'altoatesino stia cambiando qualcosa. Dà l'impressione di arrotare di più i colpi, giocando più in sicurezza. Del resto, non sorprende: da anni il nostro si va perfezionando, come un computer in aggiornamento. È maturato sia fisicamente (prima era un fuscello), sia tecnicamente. Non sarà mai Federer o Alcaraz, ma ha raggiunto una innaturale, quanto ammirevole, completezza di gioco: cambi, variazioni, palle corte artigianali, volée squadrate. Insomma, non tira solo forte come agli inizi. 
Ecco, Fonseca, come il Sinner degli albori, ha una formidabile capacità di generare colpi devastanti, ma già una predisposizione più naturale a fare altro. Già così, mi sembra da top 10. Vedremo domani contro Alcaraz a Miami cosa combinerà. Se vorrà fare uno step ulteriore, avvicinando i due fenomeni, dovrà migliorare fisicamente (si è mai visto un diciannovenne col doppio mento e che sembra un’arancina coi piedi?) e completare il suo repertorio. Tutto sta, nel capire se avrà la testa giusta per farlo. 
Sinner ha vinto l'incontro, e poi ha fatto suo anche il torneo, rullando il pur bravo Tien, Zverev ormai rassegnato e il ritrovato polpo sbilenco Medvedev in finale, spelacchiato e magnificamente assente a se stesso. 
Finale brutta, appena illuminata da una sontuosa Charlize Theron, che ballava e si sventolava, accaldata, sugli spalti. Nota di merito per il russo, che da tre anni a questa parte non si esprimeva a buoni livelli. Nuovamente e inspiegabilmente efficace, tutto storto e ricurvo, contro ogni legge fisica applicata al tennis. Avercene. Nuovo allenatore, qualche metro più avanti e mentalità sorprendente (sembra andato a scuola da Rybakina). Bistratta Alcaraz (nemmeno un brutto Alcaraz) e se la gioca alla pari con Sinner, più incisivo di lui nelle fasi cruciali dei due tiebreak. In attesa di Fonseca, ecco che abbiamo un possibile terzo incomodo: il secondo tragico Danilo.


Sinner domina e divide gli italiani


Due parole su Sinner, dato per finito dopo aver perso in Australia e a Doha, soprattutto dagli esperti di padel che ignorano come in questo strambo e sconosciuto sport non ci siano certezze e, soprattutto, non c'è mai stato uno capace di vincere tutte le partite. Persino il McEnroe 1984, la cosa più vicina al Dio sportivo, ne perse tre per eventi umanamente incomprensibili. 
Sento dire, su un podcast true crime, che Sinner divide i suoi connazionali. Vero, perché come diceva il Drake Enzo Ferrari, una sola cosa non ti perdonano gli italiani: il successo. È stato sempre così. Sinner, in più, porta qualcosa che acuisce ulteriormente questa tendenza. In modo consapevole e quasi strafottente (e per questo apprezzabile), ci ha messo del suo frantumando alcune consolidate certezze italiche: non ha voluto fare parate di regime con strette di mano istituzionali (stile Schiavone con Silvio, ma anche Pennetta, etc..), niente sfilate nazional popolari a Sanremo per fare sceneggiate con Fiorello e Amadeus o nell’untuoso salotto di Vespa, con un probabile plastico a forma di campo da tennis. 
In più, la tragedia dannunziana: il gran rifiuto della maglia azzurra a Olimpiadi e Coppa Davis, perché ammaccato nel primo caso, stanco nel secondo. Stessa cosa che ha fatto Alcaraz. Gli spagnoli se la sono presa con Fokina, gli italiani con Jannik, reo di essere poco patriottico. Uno "straniero", quasi. Sarà per i natali altoatesini, la cadenza teutonica, quei colori nordici, l'atteggiamento freddo e glaciale, così poco incline a sceneggiate e dramas, ma questi dettagli hanno fatto emergere il razzismo inconscio che il nostro popolo, più di altri, si porta dietro. 
Il ragazzo è un vincente, pensa solo a giocare a tennis e lo fa bene. Certo, il suo gioco non mi farà mai impazzire come quello di Federer, Alcaraz o di un Ethan Quinn, ma mi è rimasto un briciolo di obiettività per dire che in Italia, un simile fenomeno rinascerà solo fra trecento anni. 
Eppure, piovono rane e critiche. Anzi, tornando al Drake, proprio non gli si perdona il successo. Che guadagni sei milioni per un'esibizione. Che spenda un millesimo dei guadagni comprandosi una macchina costosa (lo vorrebbero su una Panda del 1986), che esca con una stangona modella.
Paradossalmente, uno che in due anni ha vinto quattro slam su otto e portato a casa due Masters di fine anno, divide. Siamo così, dolcemente complicati (Cit. sic!) e non ci si può fare nulla. Rancorosi, invidiosi verso chi ha successo perché è bravo. Amanti dell'occasionale coup de chance, ammirati verso chi ha fatto successo scorreggiando su internet. Ve li immaginate i francesi che criticano un loro Sinner? Mai nella vita. Del resto, quelli, coi loro difetti e senza farsi il bidet, hanno resistito all'ondata fascio trumputiniana in modo quasi eroico, con un vero atto di resistenza. 
Non è che Macron facesse impazzire tutti a sinistra, anzi, ma i democratici si sono alleati, magari turandosi il naso, per evitare l'ondata Le Pen. È la politica, bellezza. Qui invece, col culo pulito da un refrigerante bidet (inconsciamente pronto ad ogni evenienza), i nostrani eroi sfascisti si sono persi in discorsi assai profondi e post-demenzial-ideoligici tra "quello è poco sinistra vera", "meglio la destra che una sinistra poco sinistra e con scappelanento a destra", "Io sono communista cosììììì!!!". Adesso, felici e contenti, possono godersi da anni Meloni&Salvini, che, come massimo scherno, chiedono unità e sacrifici per la crisi economica causata dai loro guru, Trump e Putin. Cornuti e contenti.

Dottor Divago-quinquies e ambulanza in arrivo


Mi sa che sta arrivando l'ambulanza a portarmi via, a sirene spiegate. Ma sono le 4 del mattino, l'angoscia e un po' di vino (cit.). E questa vale la pena raccontarla, perché spiega tutto l’orrore rassegnato dei nostri tempi, di cui sopra.
Settimana scorsa, un ragazzo di quarta liceo cui dò saltuarie ripetizioni, mi parla di un ipotetico tema da svolgere sulle "guerre" che stanno infiammando il mondo. Gli domando, con un po' di timore, cosa ne pensi. Farfuglia due sciocchezze incomprensibili.
Non è colpa sua, la stragrande maggioranza dei ragazzi, nel 2026, ha l'attenzione di una sogliola, e non conosce nulla della storia del recente passato, figuriamoci della politica attuale. Noi ragazzetti di trent'anni fa coi capelli lunghi e le maglie dei Nirvana addosso, già lontani da quelli ideologizzati delle lotte studentesche, eravamo stupidi e retorici. Finivamo per scrivere immonde filippiche sulla "guerra brutta", un po' come fa oggi il Dibba in tv. Solo che non ci azzardavamo a dire (figurarci a pensare), come si fa oggi con l’Ucraina, che la Polonia avrebbe dovuto arrendersi all'invasore Hitler. 
I liceali di oggi sono ideologicamente vuoti e privi di qualsivoglia capacità di ragionamento logico. Le pedine ideali per portare a compimento il piano mondiale di distruzione dell'umanità poc’anzi descritto. Lo capisco una volta di più quando, messo alle strette, il ragazzo ha concluso che è colpa di Zelensky e degli ucraini, che hanno bombardato una nave russa, se questa ora è in avaria e alla deriva sulle nostre coste. Per colpa sua, ora rischiamo noi una catastrofe ecologica. Gli ho chiesto: quindi, se qualcuno per strada prova ad ucciderti brandendo un coltello, e tu per scappare lo spingi, lui ruzzola e rompe un vaso nell'aiuola di una casa, la colpa è tua che non ti sei fatto ammazzare? Trenta secondi di silenzio raggelante, col vuoto pneumatico negli occhi a fissare l'orizzonte. Voglio dire, escludo che abbia, come molti tromboni ammuffiti in tv, una qualche ideologia propagandistica filo russa da portare avanti, ma la sua è semplice superficialità iper veloce da social, che svilisce ogni ragionamento logico in favore di una fake news, rapida e veloce, proposta con marketing giusto e jingle accattivante.
Quindi, inutile vaneggiare e piagnucolare, ora, delle guerre, del fuoco e fiamme. Bruceremo, devastati dalle guerre che, tre o quattro pazzi, hanno scientemente pianificato.
Lo avevamo previsto anni fa io, Maria Elena Boschi e Gennaro, detto Genny "la pugnetta", un tizio conosciuto in fila alla Asl, con cui dissertavo di politica e calcio. Ora, Maria Elena è passata allo 0,8% (ma resta bellissima e bravissima, la sposerei con rito hawaiano), Genny sarà in una clinica psichiatrica e io deliro alle 5 di notte in un blog che non leggerà nessuno, perché l'attenzione media dell’utente internet è 8 secondi. Vaneggiando di politica dozzinale, Garlasco, Giustizia, quando avevo iniziato con l'idea di scrivere di tennis. Tutto torna, maledizione.
E, ora che ci penso, questo post di tuttologia a buon mercato, non fa che accomunarmi a quella che scrive di gossip e genocidio di Gaza con medesima disinvoltura. Quindi, se qualcuno al Corriere vuole, io sono qui. Anche se fra tre giorni mi ammazzo (cit.).



 

Commenti

  1. vincere il sunshine double e' meglio che vincere l'australian open? per me si, peccato che la finale non sia piu' su 5 set

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    1. Per me uno slam è sempre uno slam. Sì, ho ricordi sfocati di Mecir a Key Biscaine. Dovrebbero giocarsi tutte le finali dei 1000 3 su 5, ma è un mio gusto personale. Il tennis, come tutto il resto, va verso cose veloci e facilmente fruibili.

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    2. Ma l'australian open è meno slam degli altri, storicamente. Marcelo Rios viene criticato per non aver mai vinto uno slam, critiche ingiuste secondo me, perchè parte di un gruppestto molto piú elitario, quello del sunshine double appunto. A proposito di Rios, sono sorpreso che tu non ne abbia ancora fatto un profilo!

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    3. Insomma, forse ai tempi di Borg, Connors e Mac, che nemmeno ci andavano. Ora mi pare che l'AO abbia poco da invidiare agli altri slam.
      Non so se ho scritto qualcosa da qualche parte su Rios. Mi piaceva, braccio fatato, anche se in quel peroodo seguivo poco e preferivo Rafter e Ivanisevic.

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  2. Ancora questa storia degli 8 secondi! Io ti visito spesso, ma un post più di due tre volte non lo leggo. Quindi verificato che non c'è quello nuovo, deluso, me ne vado dopo pochi secondi. Scrivi di più che c'è bisogno!!

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