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mercoledì 30 maggio 2012

ROLAND GARROS 2012 – L’IMPUDICO CANDORE DI MARIA JOSE’ MARTINEZ SANCHEZ





Day 4 mangiando gustosissime ceraselle paesane, e pasteggiando un bel calice di benzina imbottigliato nel 1973



Il momento aulicamente più alto di questa giornata degli Internazionali di Francia 2012, si ha nel primo pomeriggio. Maria José Martinez Sanchez, lasciata tristemente avvolta dai mulinelli d’aria romani, sta battendosi in modo inatteso contro la favorita Lucie Safarova. Non so il punteggio, ma basta un primo piano della smunta mancina ceca, per capire l’incombere esaltante della meraviglia in itinere. Ditemi quale espressione ha assunto la sua avversaria, e vi dirò cosa sta combinando la “farfalletta volleatrice” Maria José. La povera Lucie, spiritata, spossata e madida di sudore, ha il volto dell’ossessionato avvilimento. Sull’orlo di una clamorosa crisi di nervi e lacrime. Avanti ed indrè, per riprendere ora drop ora pallonetti. La spagnola la sta letteralmente seppellendo, con sadica dolcezza. Due games, sette svolazzanti palombelle morenti. E vincenti. Lucie, la favorita, è scossa. Si domanderà perché mai quella tragica ed irridente punizione. Perché il tennis di Maria Josè è purissima esaltazione irridente. Senza cattiveria, semplicemente gioca la più fantastica smorzata mai vista negli ultimi anni tra le donne. E se in giornata è capace di mandare al neurodeliri le buone valchirie che danno di tennis al poligono. Tanto Kanepi, quanto Azarenka, Wozniacki o Jankovic. Tutte con quella sconsolata espressione sull’orlo della lacrima, come in un cartone animato giapponese.
L’iberica con la coscia fasciata che non lascia presagire niente di buono, è avanti un set ed un break nel secondo. Ma quando si fa raggiungere dopo un piccolo passaggio a vuoto, s’insinua il timore che possa cedere. Safarova riprende un po’ di colorito, come uscita inspegabilmente viva da una bara di mogano, e tira due mostruosi dirittacci mancini. Ma è proprio la giornata di Maria José che deve liberarci da ogni male. Come nulla fosse risale in cattedra, altre due palombelle, improvvise e finali, quasi condite di impudico candore, e la gran sorpresa è servita.
Per il resto, tra gli uomini passeggia Djokovic, Federer cede un set al rumeno Ungur col suo prodigioso rovescio classico che ti serve in salsa agrodolce, soffre ma la spunta al quarto set un claudicante Del Potro contro Vasselin, Berdych spezza le ali a Llodra, passano anche gli outsiders Simon, Verdasco e Cilic, vincente sul vecchio Ferrero. Un gladiatorio Seppi la spunta dopo gran battaglia su Kukushkin. Proseguono le magnifiche marce degli arrembanti Mahut e Kubot, continua la favola Devilder, ridicolo stop sul 5-1 del quinto set per “baby face” Goffin su Clement, cui concedono un'altra nottata a Parigi prima del ritiro. Come ai tempi per Santoro. Ma Clement, vivaiddio, non è Santoro.
Tra le donne, fuori anche la maggiore Williams, Venus. E stavolta senza troppe sorprese. Venere è fatta fuori dalla serafica ed intelligente Agnieszka Radwanska, ed ancora penso a quei bookmakers che ad inizio anno quotavano la sua vittoria parigina a 51,00. Procedono come treni direttissimi Azarenka e Stosur. Facilmente avanti anche le italiane Pennetta ed Errani sulle giovani yankee Oudin e Glatch, cede il lezioso ninnolo Cetkovska alla francese Johansson. Del piccolo miracolo del bello s’è già detto, ma l’opera è completata qualche ora dopo. Non che la croata Martic sia uno splendore di sensi tennistici o estetici, ma la sua vittoria su Bartoli, orrido ed urlante primate con la coda di cavallo unta di sugna dall’inverosimile ed irreale tennis quadrumane, non può che essere salutata con un fremito di contenuta felicità.

lunedì 28 maggio 2012

ROLAND GARROS 2012 – UNA GIORNATA DA VECCHI LUPI






Day 2 La butto in vacca, non sapendo cosa dire ma volendola dire per forza. Come fosse Antani


Un lupo spelacchiato e vagamente obeso, che paonazzo ulula tutta la sua frustrazione all'inesistente luna. E’ David Nalbandian, in balia del rumeno Adrian Ungur. Vedo qualche stralcio mentre addento una mela annurca, e l’argentino non capisce niente di quel fantino dal cavallo basso che pare sbucato da un cantiere ove mescola la palta. David cerca le righe con ossessionante miopia, manco dovesse provare l’impossibile contro Nadal e gioca sul rovescio che quello schioppa in modo formidabile. Perde in quattro set, e se ne esce madido di sudore, color viola purpureo come il mio sessantasettenne vicino quand’ebbe un infarto.
Ma è la giornata anche dei vecchi lupi di mare transalpini, questa. Il pirata nano Arnaud Clement al suo commiato, che a trentacinque primavere vince una maratona di cinque set contro il poco più che modesto Bogomolov. Personaggio di dubbio gusto russo/americano che riesce a farsi amare dal pubblico, ritirandosi sul match point dopo riprovevole scenetta da teatro carcerario. Eroico anche l’altro francese Mathieu, trentenne con alle spalle una carriera da perdente sommo ed un infortunio che lo ha tenuto fuori a lungo. Recupera due set al vecchio tedesco d’oriente con le gambe segate Bjorn Phau, e trionfa al quinto. Lotta da par suo un altro campione del recente passato Lleyoton Hewitt, che come "Rocchio 47" prova inutilmente la rimonta sullo sloveno Kavcic.
E’ ormai tarda serata quando benedico la madonna del petrolio per la grazia concessami: Posso seguire in contemporanea Xavier Malisse e Tommy Haas. Due delle poche, pochissime, cose per cui valga ancora la pena seguire questo bastardo sport abbruttitosi con gli anni. Il belga, in una improbabile maglia fucsia, soffre ma lotta da par suo contro Brian Baker. Match difficile, si sapeva. L’americano, fermo per cinque anni a causa di un infortunio che sembrava finale, è tipo che gioca in modo fantastico. Anticipi e affondi assai notevoli, solido e completo in ogni angolo del campo. Insomma, non tornerà forse a bersi come ovetti di quaglia alcuni attuali top come faceva in gioventù, ma può tornare a buoni livelli. Intanto batte in tre (tiratissimi) set il belga al quasi addio. Per lui appuntamento a Wimbledon, per vincere. Certo. Magari senza la tachicardia che dieci anni fa gli impedì il trionfo.
E’ invece ben avviato Tommy Haas, che chiude con puntiglio ispirato il primo set contro Pippo Volandri. Tennista assolutamente magnifico, il trentaquattrenne tedesco. Lo guardi quasi in apprensione, pregando le divinità che ce lo conservino un altro poco. Che per altri due set facciano rimanere al proprio posto un bacino di balsa e le altre ossa tenute assieme in modo approssimativo. Vinto il primo si riposa per un set, alla maniera di Jimbo, e poi torna a dominare in modo regale. Volandri partorisce servizi da circolo parrocchiale degli infermi con artrosi lombare, ed il tedesco vi si avventa con grazia prodigiosa. Avanti due set ad uno arriva ad avere cinque possibilità del 5-0 nel quarto. Le fallisce e Volandri rientra sul 2-4, prima che il match venga sospeso.
Per il resto, biblica resistenza di Starace che strappa addirittura dieci games a Djokovic. Federer passeggia su Kamke ed eguaglia le vittorie nei major di Connors. Seppi domina l’ectoplasma di Nosferatu Davydenko. “Picasso” Petzschner riesce nell’impresa di soccombere col tunisino Jaziri (avessi detto Mecir). Si esalta come pochi nella piccola pugna (alias “pugnetta”) Gulbis, ardimentosamente recuperati due set a Kukhuskin finisce per cedere, ovviamente, al quinto.
Tra le donne, rischia il piccolo grande miracolo dell’assurdo, Albertina la babuina (ma nella simpatia, eh) Brianti, contro la numero uno al mondo Azarenka. La nostra è piccina, vintage e delicata. Una specie di deliziosa maestrina trentaduenne, in copia imbruttita di quello che fu Justine Henin. Ma col suo tennis può mandare al manicomio una giovane vatussa della nuovelle Vague come la “Linda Blair” bielorussa. Specie se questa strana creatura dei grotteschi inferi è in giornata di black out cerebrale. E infatti l’italiana si trova ad un passo dall’impresa di giornata, avanti 7-6 4-0 e palla del 5-0. Poi, un po’ la manina del nostro fragile aracnide trema, un po’ la valchiria torna a suonare la terrificante marcia tambureggiante, e l’incredibile rimonta si compie. Vika esulta in modo agghiacciante. Una specie di film comic/horror. E se i segnali del tragico destino non m’ingannano, andrà a vincere il torneo.

Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.