Day
4 – mangiando gustosissime ceraselle paesane, e
pasteggiando un bel calice di benzina imbottigliato nel 1973
Il momento aulicamente più alto di questa giornata degli Internazionali di Francia 2012, si ha nel primo pomeriggio. Maria José Martinez Sanchez, lasciata tristemente avvolta dai mulinelli d’aria romani, sta battendosi in modo inatteso contro la favorita Lucie Safarova. Non so il punteggio, ma basta un primo piano della smunta mancina ceca, per capire l’incombere esaltante della meraviglia in itinere. Ditemi quale espressione ha assunto la sua avversaria, e vi dirò cosa sta combinando la “farfalletta volleatrice” Maria José. La povera Lucie, spiritata, spossata e madida di sudore, ha il volto dell’ossessionato avvilimento. Sull’orlo di una clamorosa crisi di nervi e lacrime. Avanti ed indrè, per riprendere ora drop ora pallonetti. La spagnola la sta letteralmente seppellendo, con sadica dolcezza. Due games, sette svolazzanti palombelle morenti. E vincenti. Lucie, la favorita, è scossa. Si domanderà perché mai quella tragica ed irridente punizione. Perché il tennis di Maria Josè è purissima esaltazione irridente. Senza cattiveria, semplicemente gioca la più fantastica smorzata mai vista negli ultimi anni tra le donne. E se in giornata è capace di mandare al neurodeliri le buone valchirie che danno di tennis al poligono. Tanto Kanepi, quanto Azarenka, Wozniacki o Jankovic. Tutte con quella sconsolata espressione sull’orlo della lacrima, come in un cartone animato giapponese.
L’iberica con la coscia fasciata che non lascia presagire niente di buono, è
avanti un set ed un break nel secondo. Ma quando si fa raggiungere dopo un
piccolo passaggio a vuoto, s’insinua il timore che possa cedere. Safarova riprende
un po’ di colorito, come uscita inspegabilmente viva da una bara di mogano, e
tira due mostruosi dirittacci mancini. Ma è proprio la giornata di Maria José
che deve liberarci da ogni male. Come nulla fosse risale in cattedra,
altre due palombelle, improvvise e finali, quasi condite di impudico candore, e
la gran sorpresa è servita.
Per il resto, tra gli uomini passeggia Djokovic, Federer cede un set al rumeno Ungur col suo prodigioso rovescio classico che ti serve in salsa agrodolce, soffre ma la spunta al quarto set un claudicante Del Potro contro Vasselin, Berdych spezza le ali a Llodra, passano anche gli outsiders Simon, Verdasco e Cilic, vincente sul vecchio Ferrero. Un gladiatorio Seppi la spunta dopo gran battaglia su Kukushkin. Proseguono le magnifiche marce degli arrembanti Mahut e Kubot, continua la favola Devilder, ridicolo stop sul 5-1 del quinto set per “baby face” Goffin su Clement, cui concedono un'altra nottata a Parigi prima del ritiro. Come ai tempi per Santoro. Ma Clement, vivaiddio, non è Santoro.
Tra le donne, fuori anche la maggiore Williams, Venus. E stavolta senza troppe sorprese. Venere è fatta fuori dalla serafica ed intelligente Agnieszka Radwanska, ed ancora penso a quei bookmakers che ad inizio anno quotavano la sua vittoria parigina a 51,00. Procedono come treni direttissimi Azarenka e Stosur. Facilmente avanti anche le italiane Pennetta ed Errani sulle giovani yankee Oudin e Glatch, cede il lezioso ninnolo Cetkovska alla francese Johansson. Del piccolo miracolo del bello s’è già detto, ma l’opera è completata qualche ora dopo. Non che la croata Martic sia uno splendore di sensi tennistici o estetici, ma la sua vittoria su Bartoli, orrido ed urlante primate con la coda di cavallo unta di sugna dall’inverosimile ed irreale tennis quadrumane, non può che essere salutata con un fremito di contenuta felicità.
Per il resto, tra gli uomini passeggia Djokovic, Federer cede un set al rumeno Ungur col suo prodigioso rovescio classico che ti serve in salsa agrodolce, soffre ma la spunta al quarto set un claudicante Del Potro contro Vasselin, Berdych spezza le ali a Llodra, passano anche gli outsiders Simon, Verdasco e Cilic, vincente sul vecchio Ferrero. Un gladiatorio Seppi la spunta dopo gran battaglia su Kukushkin. Proseguono le magnifiche marce degli arrembanti Mahut e Kubot, continua la favola Devilder, ridicolo stop sul 5-1 del quinto set per “baby face” Goffin su Clement, cui concedono un'altra nottata a Parigi prima del ritiro. Come ai tempi per Santoro. Ma Clement, vivaiddio, non è Santoro.
Tra le donne, fuori anche la maggiore Williams, Venus. E stavolta senza troppe sorprese. Venere è fatta fuori dalla serafica ed intelligente Agnieszka Radwanska, ed ancora penso a quei bookmakers che ad inizio anno quotavano la sua vittoria parigina a 51,00. Procedono come treni direttissimi Azarenka e Stosur. Facilmente avanti anche le italiane Pennetta ed Errani sulle giovani yankee Oudin e Glatch, cede il lezioso ninnolo Cetkovska alla francese Johansson. Del piccolo miracolo del bello s’è già detto, ma l’opera è completata qualche ora dopo. Non che la croata Martic sia uno splendore di sensi tennistici o estetici, ma la sua vittoria su Bartoli, orrido ed urlante primate con la coda di cavallo unta di sugna dall’inverosimile ed irreale tennis quadrumane, non può che essere salutata con un fremito di contenuta felicità.