UNA GIORNATA DA VECCHI LUPI
Foto di Carine06, Wiki Commons, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.0
Roland Garros 2012 - Day
2 dal sapore vintagw
Un lupo
spelacchiato e vagamente obeso, che paonazzo ulula tutta la sua frustrazione
all'inesistente luna: È David Nalbandian, in balia del rumeno Adrian Ungur.
Vedo qualche stralcio mentre addento una mela annurca, e l’argentino non
capisce niente di quel fantino dal cavallo basso che pare sbucato da un
cantiere ove mescola la palta. David cerca le righe con ossessionante miopia,
manco dovesse provare l’impossibile contro Nadal e gioca sul rovescio che
quello schioppa in modo formidabile. Perde il confronto nella diagolane di rovescio. Contro Ungur (mica Mecir o Safin). Che finaccia, quello che a detta di molti è stato uno dei migliori rovesci d'inizio millennio. Perde in quattro set, e se ne esce madido
di sudore, color viola purpureo come il mio sessantasettenne vicino quand’ebbe
un infarto.
Ma è anche la giornata dei vecchi lupi di mare transalpini, questa. Il pirata
nano Arnaud Clement al suo commiato, a trentacinque primavere vince una
maratona di cinque set contro il poco più che modesto Bogomolov. Personaggio di
dubbio gusto russo/americano che riesce a farsi amare dal pubblico, ritirandosi
sul match point dopo riprovevole scenetta da teatro carcerario. Eroico anche l’altro
francese Mathieu, trentenne con alle spalle una carriera da perdente sommo ed
un infortunio che lo ha tenuto fuori a lungo. Recupera due set al vecchio
tedesco d’oriente con le gambe segate Bjorn Phau, e trionfa al quinto. Lotta da
par suo un altro campione del recente passato Lleyton Hewitt, che come
"Rocchio 47" prova inutilmente la rimonta sullo sloveno Kavcic.
E’ ormai tarda serata quando benedico la madonna del petrolio per la grazia
concessami: Posso seguire in contemporanea Xavier Malisse e Tommy Haas. Due
delle poche, pochissime, cose per cui valga ancora la pena seguire questo sport imbruttitosi con gli anni. Il belga, in una improbabile maglia
fucsia, soffre ma lotta da par suo contro Brian Baker. Match difficile, si
sapeva. L’americano, fermo per cinque anni (sì, anni non settimane) a causa di un infortunio che
sembrava finale, è tipo che gioca in modo fantastico. Anticipi e affondi assai
notevoli, solido e completo in ogni angolo del campo. Insomma, non tornerà
forse a bersi come ovetti di quaglia alcuni attuali top come faceva in
gioventù, ma può tornare a buoni livelli. Intanto batte in tre (tiratissimi)
set il belga al quasi addio. Per lui appuntamento a Wimbledon, per vincere.
Certo. Magari senza la tachicardia che dieci anni fa gli impedì il trionfo che avrebbe cambiato la storia del tennis moderno. Crediamoci.
E’ invece
ben avviato Tommy Haas, che chiude con puntiglio ispirato il primo set contro
Pippo Volandri. Tennista assolutamente magnifico, il trentaquattrenne tedesco.
Lo guardi quasi in apprensione, pregando le divinità che ce lo conservino integro un
altro poco. Che per altri due set facciano rimanere al proprio posto un bacino
di balsa e le altre ossa tenute assieme in modo approssimativo. Vinto il primo
si riposa per un set, alla maniera del Jimbo anziano, e poi torna a dominare in modo
regale.
Volandri partorisce servizi da circolo parrocchiale degli infermi con
artrosi lombare, su cui il tedesco si avventa con grazia prodigiosa. Avanti due
set ad uno arriva ad avere cinque possibilità del 5-0 nel quarto. Le fallisce e
Volandri rientra sul 2-4, prima che il match venga sospeso.
Per il resto, biblica resistenza di Starace che strappa addirittura dieci games
a Djokovic. Federer passeggia su Kamke ed eguaglia le vittorie nei major di
Connors. Seppi domina l’ectoplasma di Nosferatu Davydenko. “Picasso” Petzschner
riesce nell’impresa di soccombere al tunisino Jaziri (avessi detto Sampras). Si
esalta come pochi nella piccola pugna (alias “pugnetta”) Gulbis,
ardimentosamente recuperati due set a Kukhuskin, finisce per cedere, ovviamente,
al quinto.
Tra le donne, rischia il piccolo grande miracolo dell’assurdo, Albertina Brianti, contro la numero uno al mondo
Azarenka. La nostra è piccina, vintage e delicata. Ma
col suo tennis può mandare al manicomio una giovane vatussa della nuovelle
Vague come la “Linda Blair” bielorussa. Specie se questa strana creatura degli inferi è in giornata di black out cerebrale. E infatti l’italiana si
trova ad un passo dall’impresa di giornata, avanti 7-6 4-0 e palla del 5-0.
Poi, un po’ la manina del nostro fragile aracnide trema, un po’ la valchiria
torna a suonare la terrificante marcia tambureggiante, e l’incredibile rimonta
si compie. Vika esulta in modo agghiacciante. Una specie di film comic/horror.
E se i segnali del destino non m’ingannano, andrà a vincere il torneo.
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E in tutto ciò Dancevic colleziona un nuovo ritiro. Sempre quella schiena maledetta.
RispondiEliminaSì, qualche gioco e via. L'impressione è che il suo sia stato solo un tentativo. Si spera possa restare con gli ossi sani per le settimane erbivore, almeno.
RispondiEliminaNella mia ora d'aria pomeridiana, ho fatto in tempo a vedere tre set di tre match diversi: il terzo di Federer, il primo di Djokovic e il secondo di Llodra (certamente "er mejo"). Tutti tranne Nalbandian affermano che i campi - o le palline, poco importa - siano, tanto per cambiare, più lenti rispetto all'anno scorso. Ammetto che non sono riuscito a inquadrare bene la questione. Chiedo dunque conferma: qual è la tesi corretta? Quella argentina o quella degli altri?
RispondiEliminaDal di fuori si potrebbe dire qualsiasi cosa, alla fine sono loro che provano palline e campi.
RispondiEliminaA livello di semplice sensazione visiva, sembrano campi lenti, ma meno di quelli Romani. Forse. Sulle palline, difficile pensarla diversamente. Pare siano più lente rispetto a quelle usate di solito:
Tenderei comunque a fidarmi della maggioranza dei tennisti e non di Nalbandian, lucido al punto che a stento ha compreso come il colpo migliore dell'avversario fosse il rovescio.