Fulminee e fulminate pagelle, partorite sgargarozzando una coca cola zero (sono ormai astemio) in attesa che un omuncolo cingalese dall’aria circospetta, improvvisatosi filosofo, finisca il suo lavoro al car wash e la smetta di giudicarmi per via della sozzura dell'auto da artista naif malato di tisi e aspirante al suicidio: “Le machìna è come la persona se deve truccare un po' eh. Da quanto tempo non la lava, dottò?”, e risolino subumano. “Dal 2017, e allora?”
Jannik Sinner 9. Roma ha il suo Imperatore 50 anni dopo Panattone. Un autentico gladiatore al contrario, che invece di musiche epiche e la rude figura muscolata di Russel Crowe, ha le fattezze di un serafico ragazzo esangue e sfilato, che tira mazzate terrificanti con algido distacco e sulle note di una martellante techno. Che il tipo sia un fenomeno, mi pare acclarato. Forse ancora non ci si rende conto che questo miracolo sia nato in Italia. A 24 anni continua a polverizzare i record dei fab four, tutti i Masters 1000 già vinti, sesto vinto consecutivamente (ormai li chiameranno Sinneriadi), 33 vittorie di fila, etc. E nemmeno lui sa dove può arrivare. Destinazione Parigi. Sul torneo, poco da dire. Solo Medvedev, e una crisi nel secondo set, mettono quel brivido d’imprevisto all’ennesimo assolo lunare. Per il resto, tutto perfetto, annessa premiazione col presidente Mattarella divertito e dal sorrisetto perculante, Panatta a cedere lo scettro 50 anni dopo. Mancava solo il Papa (ma chi è oggi il Papa?). Binaghi ne assume le veci. Mai avuto troppo in simpatia per quell’aria dittatoriale, ma: organizza un torneo da record d’incassi, vince l’italiano numero uno al mondo, il doppio lo porta a casa una coppia italiana, si diverte a ridicolizzare quella farsa che è diventato il calcio. Giù il cappello.
Casper Ruud 8. Uno ce la mette tutta per scrivere qualcosa di negativo, magari riferito a quel suo noioso tennis da barbiturici, ma come si fa? Lui rifugge l’odio. Un signore autentico, dentro e fuori dal campo. Non è un fenomeno (però tre finali slam vorrei vedere quanti possono contarle), ma sta lì con la voglia di migliorarsi e senza l’arroganza di chi si sente un fenomeno accampando scuse puerili e grottesche (no, non sto parlando di un tedesco alto-alto con criniera leonina).
Luciano Darderi 7,5. Solo una decina di anni fa staremmo celebrando questa semifinale e la quasi top ten del simpatico ragazzone oriundo della Pampa come qualcosa di epico e irripetibile. Invece oggi suona come un diversivo, il divertente contorno del top 20 e numero 4 d’italia. Darderi gioca un torneo imperiale, come i terraioli argentini d’altri tempi, tutto grinta, caffè borghetti, muscoli e corsa. Batte Zverev annullando match point, si ripete con l’emergente Jodar. Poi non ne ha più contro Ruud, ma monetizza con entrata da guappo inforcando un occhiale tamarro. Ecco, proprio questo evento ha suscitato furenti critiche da parte degli infaticabili scemi del villaggio cosparsi di ciprie e retorici moralismi d’accatto. Luciano, talmente preso da quella pagliacciata, si scorda infatti di entrare mano nella mano con la bambina, come prevede il cerimoniale. Un poveracciata, ma niente più. Invece giù critiche feroci, urla, insulti. Si aspetta una melensa invettiva di Gramellini e sonor bastonata di Vespa. Nel frattempo un potenziale omicida era negli studi televisivi, accolto da applausi scroscianti. Questa è l’Italia del D.S. (Dopo Sinner), in cui tutti si sentono autorizzati a scriver fregnacce su uno sport che non conoscono, come fini moralizzatori della ceppa. Che poi, Hitler, Stalin e i serial killer più efferati si facevano fotografare con bambini e animali pucciosi per sembrare buoni, erano buoni? E una persona minimamente sana di mente può pensare che Darderi l'abbia fatto di proposito?
Medvedev 7. Il torneo, per me, lo ha vinto nel sottopassaggio prima dell’ingresso in campo contro un Agustin Tirante convinto di essere Rambo. Fermo, immobile, con un sorrisetto stralunato, lo osserva manco fosse una bestia rara, mentre tutto convinto e sovraeccitato si dimena. Corre, si allunga e sbuffa, si incita. E il Danilo pensiero sarà: ma dove pensa di andare questo essere ridicolo? Tutto ciò è oltre il cringe. Glielo hanno spiegato che è una partita di tennis e non la guerra nelle steppe bolsceviche? Entrano in campo e lo sistema in poco più di un’ora con due o tre sberle. Per il resto, buon torneo e quasi un’ora di Medvedev vero nella semifinale, in cui come una piovra sbilenca prova ad approfittare di un Sinner in difficoltà. Ci perde ugualmente, perché il rosso fa un altro mestiere, ma tra tutti questi zombie rassegnati sembra quello con meno timori reverenziali.
Musetti s.v. Ancora tradito dal fisico, che qualche menagramo aveva indicato come suo punto di forza (“ha muscoli e fisico d’acciaio il nostro Lollo - ma è vostro fratello, che lo chiamate Lollo? -, non si fa male praticamente mai! MAI!”). Piange il cuore, perché davvero un tennis così laborioso, pensato e tecnicamente bello a vedersi, meriterebbe di essere fisso nei primi 5.
Cobolli 6-. Vince col pokemon svenevole Terenzio Atmane, cede a Tirante in un sfida da cagnacci. Forse perché sente la tensione di giocare in casa. Si rifà con la vittoria della Roma nel derby e a Parigi darà battaglia.
Landaluce 7. Devo fare pubblica ammenda. Ammetto che, visto altrove, non mi era sembrato possedere niente di straordinario o che mi facesse “rigirà l’occhi”. E manco stavolta, però a Roma mostra a tratti un bel tennis, di una certa completezza scolastica persino a rete. Resto convinto che Jodar abbia più potenzialità ad altissimi livelli, ma questo allampanato rossiccio di Spagna cresce a vista d’occhio.
Jodar 5,5. Dopo le mirabilie mostrate a Barcellona e Madrid, era lecito aspettarsi di più. Non tanto per il pur buon quarto, ma perché con Darderi partiva favorito. Invece crolla miseramente nella surreale notte romana, fredda, umida e avvolta dalle nebbie dei selvaggi pallonari. Per il resto, una facilità di sparo che balza all’occhio e colpi che sono saette.
Bublik 5. Al Foro è beniamino assoluto. Anche a lui l’Italia piace talmente tanto che scende in campo con una panza da overdose di pajata, cacio e pepe e matriciana. Bagnati da ettolitri di birra. Dopo l’annata da professionista quasi esemplare e top ten raggiunta, è nella fase “riposo dei giusti”. Diverte, e questo si sa, ma completamente senza fiato, finisce per soccombere come un totano annaspante, irretito alla distanza dalle velenose parabole mancine del vietcong Learner Tien (6,5).
Zverev 4. Perde, con match point a favore, contro Darderi. Poi se la prende coi rimbalzi irregolari dei campi (il chè è anche vero, ma faceva schifo per tutti). Una volta l’orario, l’altra il caldo, le superfici, il vento, la programmazione, le palline. Ora i campi brutti. Pietà. Fatelo giocare contro un muro, e direbbe che il muro sta barando.
Rublev 6. Aveva diciotto anni quando vidi per la prima volta dal vivo questo russo dai tanti capelli rossicci, agitato e isterico. Ma i colpi erano importanti. Si piazzava al centro del campo e menava le danze manco fosse un piccolo Agassi sovietico depotenziato. E quello è rimasto, senza la capacità di altri nel migliorarsi e zavorrato da un complicato percorso psicologico autolesionista. Penso che il meglio lo abbia dato, gioca un torneo normale e perde senza lottare contro Sinner. Solo il suo mentore Marat Safin, con occhialino draculesco e capello selvaggio da natural adventures, ci crede. Proprio non si dà pace di come Rublev non capisca che può battere Sinner. Ma cos’abbia nel cervello Marat, nemmeno Dio può saperlo.
Međedović 7. Ammetto Il mio fetish per questo serbo rotolante, mezzo pizzaiolo e mezzo lambascione. Le sue mirabilie tennistiche le dobbiamo anche a Djokovic, che lo sostenne economicamente da ragazzo (perché Nole “ha fatto anche cose buone”). A Roma ischerza a suon di slice e smorzate la divinità predestinata con la pappagorgia Fonseca (4,5), e ammutolisce anche la petulante torcida al seguito. Santo subito.
Bolelli/Vavassori 7. Mi capita di vedere mezz’ora della loro semifinale e, a malincuore e sopravvissuto a due attacchi narcolettici, devo concludere che questa disciplina è completamente morta, sia tecnicamente che come interpreti. Tra le prime dieci coppie al mondo, forse un paio supererebbero un turno in un challenger in singolo, uno di questi è Vavassori. Sono lontani i tempi in cui i numeri uno primeggiavano in entrambe le specialità (a memoria: McEnroe, in parte minore Edberg e Kafelnikov, poi il buio). Penso che, prima o poi, sarà sostituito dal padel. Bravi i due italiani a fare il loro dovere in questo sport nuovo, e a portare in Italia la coppa dopo 66 anni da Pietrangeli/Sirola.
Adriano Panatta 8. Il figo che tutti vorremmo essere, passata la settantina. Era prevista la sua presenza per il cinquantennale del successo del 1976. Tutto assume un carattere ancor più simbolico col passaggio di consegne a Sinner. Fa riflettere la diversità dei due personaggi, con l’Adriano nazionale guascone, viveur, in tempi che consentivano di concepire il tennis nella sua essenza più pura: colpire bene una pallina, magari vincere un torneo oppure no, e alla fine tutti al JackieO, a riflettere sulla vita assieme a Gerulaitis, Gianni Minà e Patty Pravo. Vien da pensare, leggendo le tante ormonose fan fibrillanti per Sinner (che pure bellissimo non mi sembra - attendo orde d’invasate minacciarmi di morte - ), cosa sarebbe stato quel sex symbol autentico di Adriano Panatta giovane ai tempi dei social.
Ci sarebbero anche le donne, ma l’omuncolo sta finendo il lavaggio e non ho tempo. Vince con merito Elina Svitolina (9). Terzo successo, il primo dopo il rientro dalla maternità. Trionfo della regolarità, battendo in finale una Gauff (5,5) più spuntata e fallosa del solito, mentre le presunte altre top affondano goffamente. Beppa Giosef Sabalenka (3) perde un'altra battaglia in volata. Perché i numeri uno si distinguono proprio per vincere i punti importanti e lei lo è per assenza di altro. A margine, le sue urla disumane provocano una morìa (suicidi di massa) di nutrie e pesci ratti nel vicino Tevere.
Swiatek (4,5) ancora in confusione tattica e mentale (all’accademia Nadal dopo averla vista pare vogliano dedicarsi al badminton). Rybakina (4,5) tornata quella insicura morticella del pre autunno di grazia 2025 e Paolini (5 di simpatia) completamente persa. Spiace per la piccola Gelsomina che non ride più, fagocitata dal clan Errani-Fed Cup che forse l’aveva convinta di poter migliorare, fare cose diverse, diventare un mix tra Schiavone e Navratilova. In realtà, l’unico miglioramento da attuare era giocare il doppio ogni tanto per affinare colpi di volo e continuare a fare le cose semplici, seguendo Furlan. Nota di merito per Sorana tutta tana Cirstea (7,5), che a 36 anni e al suo ultimo anno in tour sta forse giocando il miglior tennis di sempre. Umilia Sabalenka e arriva in semifinale.

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