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giovedì 28 maggio 2026

PSICODRAMMA SINNER. OCCASIONE DELLA VITA PER ZVEREV, E OCCHIO A DJOKOVIC











Il tennis è uno sport crudele, i non occasionali lo sanno. Da tempo si diceva che un Sinner in tali condizioni, poteva essere battuto solo da un imprevisto. E l'imprevisto, implacabile, c'è stato. È arrivato in una situazione che nessuno, nemmeno il più malvagio dei pullulanti haters dell'italiano, avrebbe potuto immaginare nei suoi sogni da tso. Ma nemmeno la schiera dei talebani suoi supporters avvinti da senile froceria, perché si sa come il nostro sia stritolato tra queste opposte demenze. Anche per questo, mi fa simpatia. Ho resistito all'orrore megalomane dei fans di Federer perché lo svizzero mi faceva sobbalzare dalla seggiola, resisterò anche agli adepti ululanti di Sinner.
Avanti 6-2 6-3 5-1 contro il modesto dei Cerundolo (Juan Martin), arriva un colpo di sole o altro malessere. Il resto è solo un triste trascinarsi fino all'epilogo finale.
Ho letto una decina di minuti i social, e tanto mi è bastato per capire che l'umanità è ormai prossima all'estinzione. Dobbiamo arrenderci all'idiozia. Ce n'è per tutti i gusti. Si va da giornalai pallonari che si chiedono se abbia senso questo sport così estremo esercitato in sprezzo delle vite umane. Alcuni si domandano se è eticamente giusto, in questo strambo sport, che l'avversario non si sia ritirato per solidarietà. Altri arrivano ad insultare il povero e incolpevole argentino, non si sa per cosa. Poi c'è anche chi si scaglia ferocemente contro i sadici francesi (ricordando anche lo scippo della Gioconda e la mancanza di bidet), che hanno programmato il nostro eroe a mezzogiorno, solo per abbatterlo.
È tutto così surreale e insensato che persino un'osservazione stupida risulta avere una parvenza di logica: qualcuno infatti si chiede se non sarerebbe stato più saggio per Jannik evitare il trionfante tour de force (Montecarlo-Madrid-Roma), lasciandosi qualche energia per Parigi. Plausibile, se avesse perso stremato al quinto set in semifinale. Jannik ha solo beccato un'insolazione che nulla ha a che vedere con la stanchezza.
Altra semi-seria polemica, non riferita a Sinner ma ai malori parigini in generale, è quella sulle condizioni sempre più estreme in cui vengono fatti giocare questi baldi giovani e giovanotte. Sarà che sono vecchio, ma ricordo edizioni dell'Australian Open giocate con 40 gradi all'ombra. Tra stramazzamenti, collassi e visioni mistiche, vinceva chi restava in piedi. Ben più interessante sarebbe soffermarsi sugli attuali standard di gioco. Siamo di fronte a tennisti più preparati fisicamente rispetto al passato, che usano integratori sempre più efficaci, ma è indubbio che esprimano un tennis enormemente più dispendioso. 
Cosa fare, dunque? Giocare al coperto, con l'aria condizionata? Evitare tornei da maggio ad agosto? Organizzare slam 2 su 3? Niente, le cose vanno bene così, vince chi sa gestirsi meglio. Uno slam è anche, e soprattutto, questo. Ciò che è successo a Sinner non c'entra comunque nulla, si è trattato di un semplice caso sfortunato. O, se proprio, il suo tallone d'Achille. Perché anche un fenomeno come lui, deve avere un punto debole: il caldo. Solo quest'anno è successo a Melbourne e a Roma, solo che lì era riuscito a superarlo.
L'uscita di scena di Sinner, si aggiunge a quelle di Alcaraz e Musetti, a mio avviso i tre più forti su terra battuta. Tutti fuori, per infortunio. Tutto ciò impoverisce tecnicamente il torneo, aprendo a nuovi scenari. Carte mischiate (male) e nuove opportunità: parte alta del tabellone da Atp250 e più accreditati per la finale Aliassime e Cerundolo (forse meglio una cicuta). Parte bassa, con l'assembramento dei più forti. Si apparechia per Djokovic l'occasione che cercava da qualche anno, anche se forse nello slam meno congeniale. Perché continua, ci si chiedeva, se ormai è lontano dai primi due? Per aspettare, fiducioso, occasioni così. A mio avviso, se arriva bene alla fine, diventa favorito numero uno, assieme a Ruud. Vedo po' dietro Zverev. A differenza di Nole, galvanizzato da questa opportunità, Zverev potrebbe esserne terrorizzato.
Qualcuno aveva sottovalutato il serbo, pensando ad una passerella d'onore nel romantico scenario parigino. Invece ci arriva riposato e, a giudicare dagli scampoli visti delle sue prime due partite, anche ben in palla fisicamente e psicologicaamente. Con l'uscita di scena di Sinner, sentendo l'odore del sangue, lo squalo serbo vede il venticinquesimo slam. L'ostacolo Fonseca, ci dirà già qualcosa.




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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.