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MARTA COSCIALUNGA KOSTYUK, DALL'UCRAINA CON AMORE

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Foto Hameltion, Lucenza Creative Commons CC-BY-SA 4.0 In una mezz'alba nuvolosa di maggio, mi viene in mente un mezzo delirio insensato sul Masters 1000 di Madrid, rimandando il suicidio ad albe più sincere. Torneo da sempre né carne né pesce, di terra veloce, con l'altura e le strambe trovate cromatiche dell'eccentrico Tiriac. Un Federer che danza regale in punta di piedi sulla scivolosa terra azzurra, mentre gli altri annaspano goffi in tutta la loro umana bruttezza.  La stagione sul rosso, per me resta incentrata su Montecarlo-Roma-Parigi, e la deviazione a Madrid è solo uno scalo noioso. Ma tant'è. Provo una moderata soddisfazione nel vedere Marta Kostyuk trionfare, senza un motivo reale che vada oltre una dis-umana simpatia a pelle, per ciò che putiniani (e/o) idioti reputano antipatico. Nessun apprezzamento tecnico, perché non svetta certo per soluzioni balistiche che mi facciano sobbalzare dalla seggiola. Neppure estetiche, poiché ormai l'andropausa incipien...