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sabato 30 maggio 2026

FONSECA-DJOKOVIC, IL VECCHIO E IL BAMBINO

 






C'è tennis oltre a Sinner. In una Parigi romantica ed estrema, vanno in scena partite epiche, lotte d'altri tempi, rimonte straordinarie, crolli dolorosi. Il Roland Garros potrebbe finire già domani, ed ha già regalato più spettacolo degli ultimi tre slam messi assieme.
In un venerdì di passione, altre quattro maratone di cinque set.
Il fragoroso crollo di Sinner aveva dato nuovi stimoli a un Djokovic arrivato a Parigi bello riposato e con le idee chiare: non ci sono Alcaraz, Musetti (mettici pure Rune e Draper), facciamo due orridi balletti e via, vediamo quanti altri si suicidano.
Scoglio fondamentale per diventare il favorito numero uno era la giovane sensazione Joao Fonseca, col suo codazzo d'invasata torcida. 
Il serbo parte subito forte, concentrato ed essenziale. Per due set doma da par suo le sfuriate pasticciate del giovin puledro di razza sovrappeso, che mostra cristalline qualità balistiche e tutti i limiti della sua età. Imballato, pigro e bradipesco nei movimenti, quasi mai riesce a leggere il servizio dell'avversario. Due botte terrificanti, poi tre, alla quarta sparacchia in tribuna o in rete. A volte ci si dimentica che ha 19 anni, il brasiliano, e può pagare lo scotto della tensione: il centrale, il caldo e quel satanasso di fronte, che a 39 anni non è ancora stanco di soffrire. Stare lì nel catino dello Chatrier diventato un'infernale fornace, a correre da un lato a l'altro, con una scucchia d'altri tempi. 
Djokovic vince i primi due set, mandando a scuola Fonseca. Ha lo sguardo dello squalo che annusa il venticinquesimo slam insanguinato. Se a 25 anni arginava i colpi di uno svizzero bravino come Federer o gli schiaffoni di Del Potro, a quasi quaranta riesce a farlo con le bordate del 19enne brasiliano imperfetto. Ci sta. 
A inizio terzo set una sua fisiologica, normale (per quanto possa esserci qualcosa di normale in Djokovic) pausa mentale, diventa fatale. Ridà fiducia a Fonseca, che scappa un break avanti, inizia ad esaltarsi ed asaltare la torcida verdeoro. Nole scende un po' d'intensità, Joao sale di livello, quasi allenato dall'avversario, e il match diventa bellissimo. Ne viene fuori un incontro di rara cruenza e intensità. Una battaglia violenta tra le botte insane di Fonseca e Djokovic che incassa, rintuzza e affonda, quasi dimenticansosi dei 39anni. 
A un tratto mi viene in mente Hagler-Mugabi, col "meraviglioso" che mena colpi violenti ed eleganti, e Maugabi incassa come nessuno mai, per poi ripartire all'attacco, come niente fosse. Mi piacerebbe che anche la furibonda battaglia sul centrale parigino fosse commentata da Rino Tommasi, come fosse pugilato. E forse lo è.
Djokovic ha anche due palle break per andare a servire per il match, ma l'altro le annulla spaccando la pallina e portando il match al quinto set. Colpi e carattere non mancano, al paffuto ragazzino.
Il quinto set è ancora lotta rusticana, punto a punto. Djokovic stanco fa ricorso a tutto ciò che ha per stare a galla, m difende meno bene, Fonseca attacca sempre meglio. I 39 anni del serbo si fanno sentire, annullando il gap con i limiti fisici di Fonseca, che è sì un vitello dai piedi di piombo, ma ha pur sempre vent'anni (e che vent'anni, di logorio e battaglie usuranti) in meno.
Nole avanti 3-1 ha la possibilità di portarla a casa, ma dopo quasi 5 ore, non ne ha più. Bravo Fonseca a chiuderla senza tremare. Plauso a Djokovic. Se questo è il canto del cigno, un'uscita di scena alla grande.
Ma già so che nel 2033, quando io sarò morto di vecchiaia, lui sarà ancora su quel centrale a giocarsela contro il teenager nuovo numero uno, Thiago Carmasol.

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Dissi io stesso, una volta, commentando una volè di McEnroe: "Se fossi un po' più gay, da una carezza simile mi farei sedurre". Simile affermazione non giovò certo alla mia fama di sciupafemmine, ma pare ovvio che mai avrei reagito con simile paradosso a un dirittaccio di Borg o di Lendl. Gianni Clerici.