Il calcio è diventato uno sport cretino. O, come direbbe Maccio, uno sport male. Non guardo una partita intera di pallone da quando giocava ancora Seedorf. Sarà stato il 2006, nello stadio, durante una partita che stenta a decollare, monta un crescente malumore. Gli sparuti ululati di disappunto diventano gragnuola di fischi man mano che il match si allunga. Clarenzio, subissato più di tutti per quell’aria di superiore svogliatezza, non se ne cura. Anzi, chiede ai compagni più inesperti e impressionabili di dargli la palla, che ci pensa lui. La vuole sempre nei piedi. Continua a trotterellare con quell’aria da gaggio, incurante di cotanta volgare ignoranza. Testa alta e petto in fuori, con chiapponi e piedi di piombo ben piantati nell’erba dipinta, all’improvviso si accende. Ondeggia, due dribbling, una finta col sopracciglio, un altro dribbling danzante, e una staffilata, secca e potente, precisa e implacabile, che va ad insaccarsi nel sette. E i fischi di chi non capisce niente, diventavano ovazione di dieci minuti.
Ecco, il calcio per me era quello. E lì mi sono fermato. Trovo insopportabili e al limite del grottesco i deliri quotidiani di novelli scienziati adanisti di fisica quantistica e balistica termo nucleare applicata alla masturbazione a due mani, che vogliono fare di questo sport pedatorio la quintessenza del mondo.
Il calcio invece è facile. Per vincere hai due possibilità: avere i grandi giocatori e un allenatore con le palle in grado di gestirli, oppure una squadra di buoni giocatori funzionali agli schemi di un allenatore innovativo. Il Milan fallisce perché non ha né l’uno, né l’altro, ma un allenatore gestore chiamato a gestire giocatori scarsi, ma scarsi veri. Il calcio, come diceva il poeta, è come la fica: se vuoi conquistare una bella donna, devi essere molto bello e affascinante oppure pieno di soldi. Se invece sei brutto come i debiti e fai il grattacheccaro, ti restano solo le pugnette.
Ma in questo sito si ciancia di tennis. A Parigi si tirano i primi colpi in un clima di caldo infernale, che sta rendendo il tennis uno sport estremo. Si salva Casper Ruud, letteralmente stramazzato nel terzo e quarto set come un salmone lessato, con lo sguardo perso nel vuoto. Si teme addirittura che possa spirare lì sul campo, in modo eroico. Safiullin, che pure è un bel talento col fisico da impiegato postale, non ne approfitta fino in fondo e il buon Casper, miracolosamente resuscitato come Lazzaro, la spunta al quinto set. Sopravvive pure Auger-Aliassime, al super tie-break, contro il focoso crucco Altmaier. Ma pensare al canadese testa di serie numero 4 in uno slam, mi fa riflettere sul fatto che presto moriremo tutti.
Ma in questo sito si ciancia di tennis. A Parigi si tirano i primi colpi in un clima di caldo infernale, che sta rendendo il tennis uno sport estremo. Si salva Casper Ruud, letteralmente stramazzato nel terzo e quarto set come un salmone lessato, con lo sguardo perso nel vuoto. Si teme addirittura che possa spirare lì sul campo, in modo eroico. Safiullin, che pure è un bel talento col fisico da impiegato postale, non ne approfitta fino in fondo e il buon Casper, miracolosamente resuscitato come Lazzaro, la spunta al quinto set. Sopravvive pure Auger-Aliassime, al super tie-break, contro il focoso crucco Altmaier. Ma pensare al canadese testa di serie numero 4 in uno slam, mi fa riflettere sul fatto che presto moriremo tutti.
Non ce la fa invece Medvedev, che a Parigi mostra sempre il peggio di sé. Svogliato, ingobbito, nemmeno in grado di lanciarsi la palla, come un giocatore da circolo che ha fretta di andarsi a fare un goccino di Prunella Ballor al bar. Prima o poi, la moglie Daria sarà internata o rinuncerà alla potestà genitoriale. Cede, nel solito anemozionale sali-scendi da cinque set, contro il modesto Walton, ancor più poca roba su terra. Ve li ricordate i canguri erbivori da serve&volley? Ora si sono evoluti in regolari geometri cementizi, senza picchi o colpi particolari.
Per il resto, poche altre cose degne di nota in queste prime giornate: il francese Gea che per poco non si caga addosso in campo e lo stallone italiano Berrettini che torna a Parigi dopo 5 anni (cinque) di forfait per infortunio: vince e non si rompe, il che è una notizia. Rafa Jodar, a mio umile avviso l’unico che può (pensare di) vincere (un set) contro uno Ja Sinner al 60%, va come un treno. Leggo da qualche parte una manicomiale polemica su “è come Shapovalov o no”. E vabbè, Basaglia, sempre lui.
Per il resto, poche altre cose degne di nota in queste prime giornate: il francese Gea che per poco non si caga addosso in campo e lo stallone italiano Berrettini che torna a Parigi dopo 5 anni (cinque) di forfait per infortunio: vince e non si rompe, il che è una notizia. Rafa Jodar, a mio umile avviso l’unico che può (pensare di) vincere (un set) contro uno Ja Sinner al 60%, va come un treno. Leggo da qualche parte una manicomiale polemica su “è come Shapovalov o no”. E vabbè, Basaglia, sempre lui.
A proposito di Sinner, essendoci poco da dire su come bastona una giovane wild card locale, monta la feroce polemica sull’outfit. Orde di talebane sinneriste in crisi ormonale (ma anche cinquantentenni/sessanteni maschi infrociti di colpo), sono imbufalite per l'outfit scelto da Nike: non lo valorizza! Ho la soluzione: scambiarsi il vestito con quello di Naomi Osaka, conciata come una sbrilluccicante ballerina di Ballando con le stelle edizione 2068.
Nonno Nole ha esordito bene contro il “pinnolone” Mpetshi-Perricard. Soffre ma vince, quindi nessun acciacco di vecchiaia. Anzi, da grande showman, balla per divertire la figlia. Guillermo Mariotto andrebbe in estasi. Buon esordio del ragazzino francese Kouamé (uno dei 706 potenziali goat del tremila), per quanto la mummia Cilic possa essere avversario attendibile.
Grandi perdite anche per chi ama il Circo Medrano. Moutet cede in cinque set a Djokovic di Temù (Svrcina). Recupera un break di svantaggio nel quinto, pubblico in delirio, e lui che fa? Doppio fallo con seconda di servizio da sotto, tre pallacce alla cazzo di cane, e l’altro a braccia levate (imitando Nole anche nell’esultanza). L’essenza di Moutet, è tutta lì, l’idiota (non di Dostoevskij). Prevedibile sconfitta di Bublik, in condizioni psicofisiche da turista nordico avvinazzato a Panarea, contro Struff, bucaniere attempato che negli slam è una brutta bestia.
Alla fine, primi turni dedicati soprattutto ai grandi addii. Saluta il baraccone Stan The Man Wawrinka. Un addio meno epico di quello australiano, ma sempre dignitoso e vero. Perché a 41 anni è ancora in grado di giocarsela con metà della gentaglia in tabellone. Il solido De Jong, che ha un inquietante cipiglio da giovane tedesco degli anni ‘30, non si commuove e vince in quattro.
Alla fine, primi turni dedicati soprattutto ai grandi addii. Saluta il baraccone Stan The Man Wawrinka. Un addio meno epico di quello australiano, ma sempre dignitoso e vero. Perché a 41 anni è ancora in grado di giocarsela con metà della gentaglia in tabellone. Il solido De Jong, che ha un inquietante cipiglio da giovane tedesco degli anni ‘30, non si commuove e vince in quattro.
Leggo, tra le solite nauseanti retoriche di rito, una che dice più o meno “Il campione umano nel tempo degli extraterrestri”. Che potrebbe anche starci a livello globale. Però, quell’uomo lì con le rughe a impreziosire i tradizionali brufoli, ha vinto tre slam non perché i famigerati extraterrestri non c’erano, ma battendoli a suon di sberle poderose e dimostrando di poterli battere, gli extraterrestri. Violento, carnale, gladiatorio, mancherà al circuito.
Ai saluti finali anche Gael Monfils, il trapezista di caucciù aveva avuto in sorte l’avversario ideale (per vincere e divertire), tale Hugo (Iugò) Gaston, mezza porzione di francese mancino, una specie di Moutet ancora più integralista e da catasto. Uno che su quattro punti, gioca cinque palle corte come se imbraracciasse una fionda invece che una racchetta. Gael riesce a recuperare due set di svantaggio, poi al quinto cede di schianto, con le gambe tagliate dalle continue smorzate dell’elfo mancino, sparacchiando (vado ad occhio) sparacchiando 33 errori gratuiti su 35.
Comunque la si pensi, e in una valutazione scevra da antipatie (mi è sempre stato sulle balle non tanto per il tennis, quanto per le sceneggiate da scarso attore d’avanspettacolo), va via un personaggio importante del circuito. Essendo attore, era uno che in campo poteva interpretare molti ruoli: il pallettarone, picchiare come un fabbro, fare serve&volley, il difensore di gomma recuperando tutto steso sui teloni, fare palle corte, l’acrobata spettacolare da smash in terzo tempo. Nel periodo migliore come risultati, ha interpretato bene quello di pallettaro-difensore. È stato forte, per esserlo ancora di più doveva avere un’altra testa e capire quando e come usare le armi a sua disposizione, e non a caso.

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