Wimbledon, dopo la serbiatta lagrimante, rischia di cadere il tetto
Piange come una vitellina da latte spaurita ed azzoppata, Ana Ivanovic. Ha appena subito una debordante lezione di tennis, nel primo set del suo ottavo con Venere Williams . Un 6-1 che sa più di un'umiliazione. Poi, il dramma umano. Lagrime grondanti di disperazione. Un infortunio dispettoso mina la funzionalità della sua coscia, tanto bella, quanto inutile per il tennis. La vigliacca menomazione le impedisce di continuare, e raccogliere il meritato 6-1 6-2. Ma ella continua a lagrimare, inconsolabilmente avvilita. Scendono copiose dai begli occhi da cerbiatta, inondando il viso olivastro. Pure il pubblico la sostiene nel momento del dolore estremo. Ma non c'è verso, continuano a venir giù incontrollabili, tanti rivoli disperati. Per un attimo (42 centesimi di secondo circa), ammetto di aver provato un minimo di compassione per la giovin serbiatta frignante. Cos'altro sono queste amazzoni invasate e strepitanti, se non piccole donne fragili ed indifese? Certo, tenere bam...