PILLOLE ALLUCINOGENE DI ATP/WTA
Rafa Nadal, il morto è stazionario. Un tempo il più grande tennista di sempre su terra battuta i tornei minori sudamericani nemmeno li giocava. Avrebbe vinto in infradito e bendato, senza nemmeno smutandarsi. Ora è lì, rema, lotta, sbuffa, si lascia andare a esultanze gladiatorie che rasentano la patetica nostalgia, come un pugile suonato che fa il wrestler. O Berlusconi e Galliani che in tv dicono come il Milan sia il cl Øb più titolato al mondo. Perché dell'invulnerabile, imbattibile mutante terricolo con gli arti che si rugenerano per morfallassi come le code di lucertola, non c'è traccia. Depotenziato, vuoto, senza l'esplosività fisica dei tempi migliori. Il risultato è clamoroso: seccato su argilla rossa da giovani violenti (Thiem) o vecchie lenze mediocri (Cuevas), in lotta. Gli do tempo fino a Parigi, lì sapremo se Nadal staccherà la spina o rinascerà dalle sue ceneri. Riecco Delpo. Mesi di dubbi, interrogativi, ipotesi, operazioni in serie, ipoteti...