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DIMITROV, IL POLSO BENEDETTO

  Un mio maestro ripeteva spesso che, per distinguere un fenomeno da un giocatore normale, bisognava fare attenzione a una sola cosa: la racchetta doveva diventare quasi il prolungamento del braccio di un tennista. E io pensavo a un pittore intento a spennellare la sua tela, con movimento sinuoso e armonico. Sono riuscito a rinvenire quella caratteristica, in quegli anni, in McEnroe, Gattone Mecir e pochi altri. In tempi recenti, sua divinità eccelsa Roger Federer. Ieri, guardando Dimitrov-Berrettini con il languido occhio sinistro, mentre il destro, più eccentricamente miope, andava su Bublik-Tiafoe, ho pensato ad un'altra sfavillante intuizione, non meno banale di quella del maestro. Grigor Dimitrov è uno dei pochi tennisti moderni capaci di far sembrare la racchetta un simbiotico strumento dell'avambraccio, ma è un'altra cosa a colpirmi maggiormente: il polso, con cui riesce a indirizzare la pallina quasi dando l'impressione di essere a mano nuda. Sgonfia bordate al...

MARTA COSCIALUNGA KOSTYUK, DALL'UCRAINA CON AMORE

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Foto Hameltion, Lucenza Creative Commons CC-BY-SA 4.0 In una mezz'alba nuvolosa di maggio, mi viene in mente un mezzo delirio insensato sul Masters 1000 di Madrid, rimandando il suicidio ad albe più sincere. Torneo da sempre né carne né pesce, di terra veloce, con l'altura e le strambe trovate cromatiche dell'eccentrico Tiriac. Un Federer che danza regale in punta di piedi sulla scivolosa terra azzurra, mentre gli altri annaspano goffi in tutta la loro umana bruttezza.  La stagione sul rosso, per me resta incentrata su Montecarlo-Roma-Parigi, e la deviazione a Madrid è solo uno scalo noioso. Ma tant'è. Provo una moderata soddisfazione nel vedere Marta Kostyuk trionfare, senza un motivo reale che vada oltre una dis-umana simpatia a pelle, per ciò che putiniani (e/o) idioti reputano antipatico. Nessun apprezzamento tecnico, perché non svetta certo per soluzioni balistiche che mi facciano sobbalzare dalla seggiola. Neppure estetiche, poiché ormai l'andropausa incipien...

DANIIL MEDVEDEV, ELOGIO DELLA FOLLIA (MA ANCHE MENO)

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Foto di si.robi, Wiki Commons, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.0 Un po' me ne vergogno e nei vari simposi culturali a cui presiedo (sovente tavolate in trattoria o traccannando birra Peroni alla cantina) tendo a nasconderlo, ma qui non ho mai fatto mistero dell'inquietante attrattiva che Daniil Medvedev suscita alla mia amigdala stordita dalla vinaccia.  Non credo che questa strana patologia sia dovuta solo a quel settembre 2021 quando, immolandosi come un Santo, ci evitò la soluzione finale, ma a qualcosa di più  insondabile: è l'antieroe di cui avevamo bisogno. Il Superman sghembo che ripara alle ingiustizie del mondo e va a sfracellarsi contro un grattacielo, smoccolando insulti irripetibili. Oppure sarà perché "amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l’anima in fiamme", fatto sta che l'o rrore mi attrare quasi al pari della bellezza. Se poi il tutto è condito da quel pizzico di foll...

MARCO TRUNGELLITI. VITA, INFERNO E MIRACOLI

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  Foto  di si.robi, Licenza Creative Commos CC-BY-SA 2.0 Scordatevi Federer, Djokovic, Nadal e le mirabolanti storie di fenomeni capaci di stare per oltre un ventennio al vertice, vincere titoli, rincorrere record, assecondare sponsor biliardari. L'impresa eccezionale è essere normale (cit.). È straordinario anche rimanere per gli stessi anni, con invidiabile costanza, a combattere nelle retrovie, perennemente sospesi tra il numero 150 e il 250. A remare, sbuffare, guadagnare il necessario per viaggiare in Nuova Caledonia, Bangalore o in culo al mondo, a tirare altri colpi e mangiare la terra. Questa è la storia di Marco Trungelliti, che andrebbe raccontata in un romanzo (se qualcuno glielo riferisce, mi offro: faccio il ghost writer per poco, a richiesta anche scrivendo male). Una vicenda unica, utile a capire cos'è il tennis dei normali, dei poveri diavoli consapevoli che uno slam non lo vinceranno mai, ma che lottano in modo furibondo solo per accedervi e garantirsi un alt...

QUEI ROSSASTRI TRAMONTI ALLA WAWRINKA

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C'è ancora spazio per l'emozione, in questo maledettissimo sport ormai sempre più anestetizzato, appiattito verso meccaniche senz'anima. Uno squarcio di eroismo antico, generosamente offerto da Stan Wawrinka, che a 40 anni compiuti si è concesso un ultimo struggente, sublime, giro di valzer nel rossastro tramonto australiano.  Saputo che gli organizzatori gli avevano concesso un invito, avevo grandi aspettative su di lui. Qualcosa di più di una passerella, un commiato fine a sé stesso. Reduce da un lungo stop, Stan lo scorso anno aveva provato a rimettersi in piedi, ripartire dal basso. Senza l'alterigia del pluri vincitore slam, ma con l'umiltà di chi vuole testare il suo corpo, le emozioni, respirare ancora tennis. Qualche vittoria, tante sconfitte in improbabili tornei minori, challengers desolanti, contro avversari altrettanto improbabili. A qualcuno era parso un controsenso, inutile appendice ad una gloriosa carriera che lo ha visto vincere di prepotenza tre sl...

BUBLIK, UN ISTRIONE A PARIGI

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  Avevo deciso di pubblicare una cosetta strappa storia lagrime su Gasquet ma, travolto dagli inquietanti eventi d'attualità, mi trovo costretto a cambiare argomento. Che fosse la giornata dei fenomeni paranormali lo avevo iniziato ad intuire guardando qualche scampolo di tale Lois Boisson opposta a Jessica Pegula, sullo Chatrier. La ventiduenne e muscolata francese numero 361 al mondo (una che faticherebbe a superare due turni a Pula) coi gamboni da Sebino Nela e cromosomi xyzs che sembrano mischiati a caso, sta facendo impazzire la maestrina numero 3 delle classifiche. Come ci riesce? Non credo sia per il terrificante afrore che (pare) emani, e che qualche settimana fa spinse una sua avversaria debole di stomaco a chiedere all'arbitro l'utilizzo di un deodorante. Non ha il rovescio, si sposta come una marionetta sul dritto, scentrando malamente. Poi stecca persino un servizio. Cose che si possono vedere solo in un circolo tra anziane signore. Ha solo il servizio ad uscir...

L'ETERNO RITORNO DI SHAPOVALOV, BOLLICINE DI BELLUCCI

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  Foto di Ralph_PH, Licenza Creative Commons CC-BY 2.0   Quando meno te lo aspetti e ormai lo consideri solo il vacuo sogno di una notte annebbiata, eccolo lì che si ripropone come una peperonata. Fiammeggiante e dirompente. Impetuoso tornado estivo a Febbraio. Saette mancine, assalti dissennati, parabole meravigliose e irrazionali, sciagurati errori, frizzi, lazzi e bombe trik e trak che scoppiano in mano.  C'è tutto il Dennis Shapovalov show in questo ritorno a Dallas. Devasta tutto ciò che gli capita a tiro, il tornado canadese. Tempo fa gli diedi il nomignolo "Tornado biondo", ma mi fecero notare che somigliava al nome di una pornostar anni '90, quindi l'ho cestinato. Ad ogni modo, non ho seguito i primi giorni dell'Atp texano, aspettandomi poco più che una tediosa lotta fra yankee locali affamati di punti. Invece, giorno dopo giorno, la sagoma del canadese si è fatta più minacciosa. Fino a raggiungere una finale che ha del miracoloso per chi come me, in...

VAMOS RAFA NADAL. ELOGIO DEL PIÙ GRANDE AGONISTA DI QUESTO SPORT

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Foto di Tatiana, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.0 (Scusandomi in anticipo con i vecchi lettori - ne sarà rimasto qualcuno in vita? - per le divagazioni e la lungaggine terrificante di questo sportivo romanzo testamentario). *** Ho quarantatré anni e il dono di non ricordare ormai quasi più nulla. Talvolta di notte urlo "l'orrooooreeee!" come Boris Yelnikoff, addormentandomi col terrore di morire senza aver visto qualcosa di epocale. Un quadro che sfugge abilmente al disegno di un pennello incerto, nuvolaglia rossastra che come vascello suicida si staglia sui ghiacciai magicamente dissolti di Capo Horn prima che un subumano deviato riesca a postarne lo scatto su Instagram. O gabbiani storditi volteggiare nel violento libeccio, lasciandosi trasportare come velieri inermi, prima di gettarsi in picchiata su un fetido mucchio d'immondizia. E poi le stelle, l'amore. "Non eri tu che volevi tatuarti 'se inizierò a parlare di amore e stelle, vi prego: abbatt...

TAYLOR TOWNSEND, JOSEPHINE BAKER TRAVESTITA DA SUPERMAC

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Foto di Robbiesaurus, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.0 Più di cento discese a rete. Centoquattro, fottutissime, discese a rete. Non so da quanto tempo non si vedesse una cosa simile, forse dai tempi di Ramesh Krishnan sull'erba di Calcutta appena concimata di sterco. Pomeriggio americano, tarda serata italiana. Suona l'allarme sul centrale di Flushing Meadows. Accorrete, infedeli, una rotondetta nera americana sui cento chili, col culone in mutandoni fiorellati, sta facendo impazzire quella che dovrebbe essere la numero uno al mondo, Simona Halep. Spettacolo delirante, Taylor Townsend. Ne scrissi anni fa, forse tre o quattrocento, di questa delizia dal talento sovrappeso. Non è un refuso, perché più che il fisico, di eccessivo, debordante, in lei è il talento. Pazzesco, fuori dalle malvagie  logiche del tempo. Attacca, prima e seconda di servizio.  Sembra una missione suicida, ma superba. Bellissima . Perde il primo set. Non sarà mai numero uno, resterà a basculare fuori...

ERNESTS GULBIS, DUE SBERLE AL PREDESTINATO ZVEREV

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Foto  di si.robi, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.O Sasha Zverev, il ventenne falegname predestinato, ha la solita espressione da altezzoso bambino offeso. L'infantile protervia del ragazzotto teutonico è qualcosa di inenarrabile. Si crede arrivato senza aver mai nemmeno avvicinato i quarti in uno slam, smoccola in tredici lingue. Affronta l'erba come fosse letame e terriccio, e forse lo è: sbraccioni, roncole fuori dal campo, movimenti e posizionamento da over 100. Lontano dalla riga, senza slice, goffo gioco di volo, laddove si ricordi che è contemplato nel regolamento. Lo guardo impegnato nel suo terzo turno sul campo numero uno e mi dico: se questo è il numero 3 e futuro numero uno, non ci si può sorprendere di Nadal e Federer ancora dominatori delle scene con la gotta e menischi in vetroresina. Negli slam, università del tennis, Zverev continua la sua via crucis. Lo guarda un po' schifato anche il suo avversario, un trentenne lettone con barbone hipster e oc...