DIMITROV, IL POLSO BENEDETTO
Dimitrov rinasce nel liogo dell'atroce misfatto, lo scorso anno, quando si lacerò i muscoli lettorali mentre impartiva una dura lezione erbivora al numero uno al mondo, Jannik Sinner. Wimbledon ritrova dopo un anno di stenti, un bulgaro ancora capace di dipingere tennis. Dimitrov-Berrettini, occasione dinuna profonda riflessione sul talento inespresso e sfortunato del bulgaro Un mio maestro ripeteva spesso che, per distinguere un fenomeno da un giocatore normale, bisognava fare attenzione a una sola cosa: la racchetta doveva diventare quasi il prolungamento del braccio di un tennista. E io pensavo a un pittore intento a spennellare la sua tela, con movimento sinuoso e armonico. Sono riuscito a rinvenire quella caratteristica, in quegli anni, in McEnroe, Gattone Mecir e pochi altri. In tempi recenti, sua divinità eccelsa Roger Federer. Ieri, guardando Dimitrov-Berrettini con il languido occhio sinistro, mentre il destro, più eccentricamente miope, andava su Bublik-Tiafoe, ho pens...