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PIÙ FORTI I FAB FOUR O SINCARAZ? DAL VANGELO SECONDO MARAT SAFIN

Il periodo tra Wimbledon e Flushing Meadows, complice una calura asfissiante che ottunde le meningi, è tradizionalmente dedicato a ponderose riflessioni filosofiche e antropologiche attorno al tennis. Paragoni folli, con la convinzione di sembrare seri, tra ere diverse, tennisti di trent’anni fa e quelli attuali. Chi è il più grande di sempre? I campioni attuali sono più o meno forti di quelli del passato? Allora vedi frotte di scienziati con calcolatrice in mano che stilano classifiche, tabelle, sentenze definitive. Al loro rigore alfanumerico controbattono stizziti alcuni antropologi e criminologi forensi rimasti disoccupati dai vari salotti tv sul crime. Bene, quest’anno ci ha pensato Marat Safin a far saltare il banco, provocando reazioni scomposte . Almeno è uno che conosce il mestiere. L’ex campione russo, in sintesi, ha dichiarato che il livello del tennis attuale si è molto abbassato rispetto ai suoi tempi. E che Sinner e Alcaraz, pur fortissimi, non sarebbero mai arrivati nei...

MARAT SAFIN, TRIBUTO ALL'ULTIMO ISTRIONE DEL TENNIS

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Foto NBS, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 3.0 Come nella trama di un film studiato da tempo, Marat Safin saluta nel malinconico e struggente palcoscenico di una città unica come Parigi. E se ne va alla sua maniera, prepotente e magicamente perdente. Marat non è mai stato uno qualsiasi, eccessivo nel bene, e troppe volte nel male . Si è guadagnato sul campo quel tributo che gli dedica il pubblico francese. Come tutti gli artisti geniali e sregolati, avrebbe potuto finire contro il modesto manovale Ascione, dopo una prestazione svogliata, orrendamente frustrante, per lui, prima ancora che per chi guardava impotente sugli spalti o davanti ad un televisore. Ci è mancato solo un punto, un centimetro. Ma la fredda normalità non gli è mai appartenuta, ed eccolo salvarsi e potersi congedare dal tennis un modo degno: con una prestazione maiuscola, in uno stadio strepitante, contro un avversario potente e determinato, il vero numero due al mondo, Juan Martin del Potro. Una partita bella, ...

MARAT SAFIN E L'ULTIMA PALLINA A PARIGI

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A Parigi, sanno sempre fare le cose in grande. Il sorteggio, con mano candida, sembrava aver scritto un finale scontato. Forse fin troppo banale, per la carriera dell'artista sregolato. Un primo turno di pura passerella, contro un viandante di casa, e poi l'addio, con tanto di apoteosi, contro Del Potro. Un'uscita di scena degna, contro un avversario degno, nel suo torneo preferito (e vinto tre volte), Parigi Bercy. Accendo lo strumento multimediale, e scorgo il nostro eroe russo che veleggia in carrozza. 6-4 2-1. L'avversario è un buffo ragazotto, Thierry Ascione si chiama. I francesi lo pronunciano “Assion”, ovvio, con la boccuccia tutta tirata. Tennista mediocre, sparring ideale per la penultima passeggiata del campione. Marat è calmo e sbarbato, simile a quello che meravigliò il mondo nel 1998. Che sia un oscuro e volontario presagio?  Avanti di un break anche nel secondo, comincia a disunirsi. Prende a sparacchiare orride pallate, gettate via con estrema noncuranza...

Master tennis degli svitati. (S)Gasquet, dalla cocaina al cocomero

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Fine stragione, tempi di Master. Quasi fossero peste bubbonica, non guarderò nemmeno un'istantanea sgranata di un Kuznetsova-Azarenka, o Davydenko-Roddick. Ma i sorteggi degli ultimi tornei, come pilotati da mano magica, hanno aperto uno spiraglio inaspettato per i vari picassi di tutto il mondo. Una specie di Master ristretto degli svitati. Protagonisti di un godereccio gironcino all'italiana, due che il Master non lo giocheranno più nella vita, ed uno che invece non lo giocharà mai. Già in terra asiatica si erano avuti i primi due confronti: Safin-Petzschner 6-2 3-6 6-1 , e Gasquet-Petzschner 6-3 6-2 . Di cui ho narrato abbondantemente (forse). Due parole (di numero) le merita il pittore naif tedesco. Dopo il suicidio increscioso agli Us Open contro Ferrero, non vince più una partita, che sia una. A Vienna, dove pure lo scorso anno, complici congiunture astrali irripetibili, aveva vinto il torneo partendo dalle qualificazioni, da forfait. Infortunio, si dice. Probabile indi...

Safin, il vecchio Milan, Wozniacki. Surreali storie di postumi recalcitranti e giovani bamboline benefattrici

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Ci sone giornate rivestite di una coltre di insana irrazionalità. Sottile ed inaspettata. L'ennesima, forse penultima puntata della via crucis di un campione artista, all'ultima danza. L'ultimo cristallino rigurgito di un uomo annoiato, da almeno un paio d'anni epitetato da più parti “pustumo ancora in vita”. Definizione calzante, che non tiene conto di sussulti imprevedibili, quasi spasmi involontari. Nella recente tournè asiatica, Marat Safin aveva fornito chiari segni, se non di motivazioni, almeno della volontà di lasciare con qualche bella partita, lampi di inutili dimostrazioni. In linea con la sua ancor recente e schizoide carriera. Tra commemorazioni di presentatori con gli occhi a mandorla, premiazioni, targhe e regali. Un addio prolungato e celebrato all'infinito, ed inevitabilmente svilito. Un ottimo rosso invecchiato e annacquato. Scene francamente un po' patetiche, col gigante che li guardava come fossero tutti matti. Forse anche per una certa g...

LA ZAMPATA DI MARAT, L'ANGOSCIA DI GASQUET

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Gian Giacomo Bartezaghi, assai avvezzo a vivere d'espedienti e scommesse in deprimenti sale gioco, ieri, palinsesto in mano, m'aveva dato una dritta precisa: “Due set a zero Gonzalez su Safin, due set a zero Simon su Youzhny. Su queste due non si possono proprio sbagliare.”.  A Pechino, Marat Safin entra in campo tutto di nero, accolto dal tripudio strepitate della folla. Delle giovinette imbracciano un enorme cartellone: “Marat, we believe in you.”. Se ci credono loro. Il gigante russo comincia come una fiammeggiante supernova abbagliante. Senza paura, timori e paturnie. Con l'espressione rilassata, tira dritto per dritto per la sua strada. Voglia il cielo, che qualcuno conosca quale. Sembra persino correre bene. Sul 2-2, salva una palla break con un miracoloso recupero, uscendo vincitore da uno scambio infinito. L'idea pazza che abbia voglia di giocare, che si sia svegliato bene, è nitidissima. Travestita dalla solita illusione degli stolti. Ultimamente ci ha abi...

DI TENNIS E PSICHE. SAFIN E PETZSCHNER, QUEL MISTERO BUFFO CHIAMATO MENTE

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  Foto di Roberta F., Licenza Creative Commons CC-BY-SA 3.0 La partita più bella degli ultimi duecentotrenta anni, o l'esemplificazione della teoria dell'autodistruzione involontaria, applicata al tennis. Bangkok, tra atmosfere speziate e temperature soffocanti, era il proscenio giusto. Esotico, nascosto ma non troppo.  Marat Safin, il primo caso di campione per caso, quasi costretto costretto ad esserlo da un talento maledetto. Uno che nella vita poteva fare tutto, probabilmente anche vagare su bighe thailandesi, sventolato da due schiavetti gnomi. Di fronte a lui Philipp Petzschner , surreale pittore imprestato al tennis, per regalarci quadri di disarmante bellezza, o volgari scarabocchi. Sempre in bilico tra il capolavoro e l'abominio. Che cammina indifferente su quel filo invisibile che li separa.  Storie di eclissi a confronto . Il gigante russo simile ad un abbagliante sole iracondo, che vinse un paio di slam suo malgrado. Tra prestazioni abbaglianti e scazzo...

US OPEN 2009 - MARAT SE NE VA DI CORSA: "NESSUN RIMPIANTO”

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Foto di Charlie Cowin, Licenza Creative Commons, CC-BY 2.0 Una terza giornata che avrebbe potuto progettare, scrivere e commemorare un poeta svitato, che prima si strugge, si tormenta e poi ride. Poemetti malinconici e dell'assurdo, come filosofico e nobile concetto, che racconta un niente di immensa ed abbagliante bellezza irrazionale. Le ultime svogliate gesta di un tennista per caso . Marat Safin, all'ultimo atto in un torneo dello slam. Non avrebbe potuto scegliere palcoscenico migliore per chiudere il cerchio, il luogo in cui la sua stella aveva cominciato a brillare, quasi due lustri fa. Per poi spegnersi e riaccendersi di una luce virulenta e accecante, in un'isterica intermittenza. Si ritrova di fronte il mancino austriaco Jurgen Melzer. Il russo pare intenzionato ad onorare alla grande l'impegno. Comincia in versione lussuosa, scintillante, riluce magnificamente, come in tempi nemmeno troppo lontani. E' un cazzotto alla bocca dello stomaco che ti parali...

Coppa Davis, il miracolo scontato di Israele. Far ridere scrivendo di tennis o risultare pateticamente ridicoli pretendendo di essere seri?

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Accade sovente, che il vostro commentatore allucinato non possa seguire alcuni tornei, a causa di quisquilie improvvise, come il lavoro (con molta moderazione, però) o qualche sbronza premeditata. E allora non rimane che informarsi, trovare spezzoni, leggere articoli di chi ha visto. Non sempre ci si imbatte nella puntuale disamina di Rino Tommasi, o nell'epopea narrativa fascinosa di un Gianni Clerici. Spesso si incappa in obbrobriose banalità, talmente insignificanti nella loro ecumenica ovvietà, da far credere due cose: O la partita non l'hanno vista e scrivano frescacce a vanvera, o invece che del tennis siano più portati a raccontare dei campionati italiani di origami o rubamazzetto. Il più delle volte propendo per la terza via: che siano soltanto dei miserrimi e pavidi zerbini di un regime inesistente. Ma come, anche il tennis avvolto dalle spire del “non poter scrivere tutta la verità”? Mi salta alla mente una frase assai significativa: “Picasso, scrivi veramente bene...

Ve lo racconto io, Wimbledon. Giorno 2. La regina soffocherà Murray, Marat malinconico addio, Picasso Petzschner e maghetto Santoro col vento in poppa

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Un bel sole sui campi di Wimbledon. Temporale e pioggia a catinelle dalle mie parti. Cosa interesserà ai miei due (occasionali) lettori? Niente. Ambiente elettrico e frizzante sul centrale di Wimbledon. Era il grande giorno per gli inglesi. Eccitati e trepidanti come pulzelle illibate alla prima notte di nozze, accolgono l'ingresso in campo del loro eroe Andy Murray , impegnato nel primo turno del torneo contro l'abbordabilissimo americano Kendrick. E già questo appare eccessivo. Se poi si riflette che Andy è pure scozzese, il dubbio che quello di Albione sia un popolo bizzarro, s'insinua subdolo. Come se tra vent'anni, con la padania governata dal moderatissimo Borghezio, al torneo per l'orgoglio padano di Cinisello Balsamo, i verdi locali andassero in visibilio per un napoletano. Grosso modo. Ma va beh, cosa attendersi da un popolo che venera un'ottuagenaria regina con bizzarri cappellini? In Italia venerano un attempato semi-messia che va a puttane di gran...

MARAT SAFIN SALUTA IL ROLAND GARROS ALLA SUA MANIERA

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Foto di Charlie Cowins, Licenza Creative Commons CC-BY 2.0 Il momento più atteso (per me), era l'incontro del tardo pomeriggio sul centrale. Marat Safin opposto al carneade francese Ouanna. Ventitrè anni, wild card ed al primo Roland Garros. Già autore di un'impresa nella vittoriosa battaglia con lo spagnolo da corsa Grannollers.  L'inizio è di quelli dirompenti, tre aces e subito un break avanti Safin. Questo curioso francese dalla pelle d'ebano, sbucato dal nulla, pare davvero un facile avversario da spazzare via. A vederlo sembra la controfigura di “culone Blake”, fascettina asciuga sudore sul luccicante cranio pelato, compresa. Dritto randellato a tutto spiano, rovescio rattoppato ad una mano, usato solo in back per difendersi, seconda di sevizio troppo debole ed ataccabile.  Tutto facile, allora. Certo, per chi non conosce Marat. L'ex numero uno (e bi-vincitore di slam) pensa di chiuderla alla svelta. S 'intestardisce, comincia a sbagliare, forza troppo an...