LA MAGIA DEL TENNIS, NEL “POZZO DELLA SALUTE”
Capitano improvvise giornate, quando meno te lo aspetti, che ti riconciliano con questo sport, troppo spesso svilito, bistrattato. A Heilbronn (il cui nome evoca sinistri passati) esordivano due dei miei pupilli, in secula seculorum: il mezzo Richie Rich e mezzo Chinaski, Gulbis e il Picasso senza pennello e racchetta, Philipp Petzschner. Palazzetto brutto, da palestra d’ardimento nazista, con parquet di un tragico color seppia-azzurro marcio. Qualche marziale e agghiacciante applauso dello sparuto pubblico teutonico rimbomba, sordo, in quel capannone stile Mauthausen . I colpi accecanti di Gulbis risuonano come maestosi jumbo jet che si librano in volo, prima di schiantarsi: 6-1 6-2 di giustezza al mediocre tedesco Bachingher, per questo lettone dallo sprecato talento e che ogni due per tre si domanda se sia giusto continuare a rendersi ridicolo tirando colpi colpi per campi. Il capannone si anima di frenetica eccitazione crucca al sapor di crauto e hot dog sbr...