JOHN MCENROE, IL RUGGITO DI UN GENIO AL CREPUSCOLO
Una chicca. Un dono ai due/tre lettori, chiaramente disturbati, che entrano ancora in questo spazio ancestralmente vuoto. Riporto uno stralcio tratto dall’immortale opera di postumo commiato dell’artista decadente Picasso Petzschner, “Quel rovescio di Mecir che mi masturbò l’anima (vi piscio in testa quando voglio. Se, voglio. Ora ci ho sonno)”. Si possono rinvenire frammenti di tennis, e sullo sfondo uno dei match che hanno formato la mia esistenza, forgiandola intensamente al vuoto immacolato, ed erigendo l’anima verso un nulla implacabile. Ma bellissimo. (tutte queste confusionarie parole vanno tradotte, più o meno: “Perché piuttosto che scrivere di Ferrer-Nadal, mi autoflagellerei i maroni provandone anche un certo godimento, al confronto). Il match narrato dal racconto è in questo video . Che poi, in fondo, le immagini valgono più di mille ciance al vento. *** In quel preciso istante andò via la luce. Poi il gorgoglìo di un bicchiere che si riempiva. Mio padre approfitta...