IVAN LENDL, L'ORIGINE DEL MALE
Sarò breve, conciso e circonciso come Doni Gesualdi da Scasazza: finale di stagione tennistico frizzante quanto un film francese sul suicidio di un pianista sordocieco che suona per due ore le inebrianti melodie di Allevi, impreziosito dal cambio al vertice Atp. Murray scalza Djokovic e diventa il ventiseiesimo numero uno al mondo. Su Twitter arriva anche l'investitura di Sua Immortalità Augusta Federer, quindi la vicenda assume i connotati dell'ufficialità. Ci sta, cosa vi aspettavate? Che Miloslav Mecir a 52 anni tornasse a giocare battendo Djokovic? Che sbucasse dal nulla un sedicenne volleatore di Cinisello, mix tra Pat Cash e Gianluca Pozzi? No, è tutto in linea con l'attuale quadro di degrado soporifero, meno divertente di un documentario sull'accoppiamento delle locuste afgane. Tempo fa mi divertì molto invece leggere sui social uno di questi pomposi (molto convinti) letterati della pallina, cianciare di Murray come il Ringo Starr dei Fab Four...