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Visualizzazione dei post da novembre, 2009

Master di Londra, Davydenko incoronato Mastro

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Un Master fatto di grande equilibrio, partite combattute, in cui tutti battono tutti e perdono con tutti. Provo a mettermi nei tristi panni della Gelmini, e fare un bilancio scolastico. Tra Maestri russi dalla spaventosa sagoma draculesca (Davydenko), rudi professori emergenti (Del Potro), supplenti esaltati (Soderling), annoiati presidi dal sangue blu (Federer), simil-Pierino virtuosi dell'onanismo acrobatico (Murray), bulletti senza cervello (Djokovic), ex capi d'istituto rivoluzionari (Nadal), studentelli pavidamente zompettanti (Verdasco). Davydenko: 8. La forza della schiva semplicità al potere. Il cencio esangue, senza capelli, e che porta a spasso spallucce scoscese e fisico da cavalletta deperita, diventa il meritato “maestro dei maestri”. Stretto in una maglietta accollata, e pantaloncini ascellari di fantozziana memoria, esibisce un tennis essenziale, pulito e utile alla bisogna. Tutt'altro che gradevole a vedersi, ma al tennis gioca meglio di tanti sopravvaluta...

Master di Londra, Davydenko e Soderling passeggiano sullo spettro di Nadal

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Lo guardi durante il cambio campo, e pensi che quello strano esserino smunto e senza capelli, debba spirare di vecchiaia da un momento all'altro. Esalare l'ultimo triste respiro, di una vita passata a timbrare il cartellino. E invece il mucchietto d'ossa rattrappite, gioca un gran bel tennis, semplice e anticipato. Una formichina operaia e pulita. Un Agassi rachitico, che non si droga come un cavallo. E nemmeno di gerovital, per mascherare i suoi 86 anni biologici. Nikolay Davydenko batte in tre set Soderling, e giunge con pieno merito in semifinale. Rispedisce a casa Djokovic (gaudemus!), che osservava l'incontro speranzoso, con la scucchia ritorta e l'espressione pensosa. Perde, ma passa ugualmente Robin Soderling . Lo svedese riesce ad evitare il suo incubo ricorrente, Federer, in semifinale. Perchè contro lo svizzero ha perso circa una dozzina di incontri, comprese un paio di sfide a rubamazzetto. La sconfitta, nulla toglie al gran torneo giocato dallo svede...

Master di Londra, la ruota della fortuna premia Federer e Del Potro

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La regola del gironcino all'italiana poteva portare ad epiloghi bizzarri, si sapeva. Ma che si arrivasse a decidere i qualificati in base al numero di games vinti, è apparsa vicenda grottesca. Ed a parità di games, un simil Sandro Bondi, si sarebbe messo lì, a scartabellare e conteggiare anche i quindici vinti e persi. Queste sono le regole del Master, occorre adeguarsi. Contrarie allo spirito del tennis, in cui vince chi batte tutti, nessuno si gioca scudetti e retrocessioni. Sua maestà unta dalle divinità "racchettare", Federer, s'inchina per la seconda volta, con classe, alle alabarde furenti del bombardiere Del Potro, presentatosi a Londra in sorprendenti e smaglianti condizioni di forma. Comincia a delinearsi una seconda psicosi per il campione svizzero? Troppo presto, attendiamo. Dopo le arrotate mancine di Nadal, (in canotta, ai tempi che furono), a mandarlo al manicomio ora sono le sassate della pertica argentina (in canotta pure lui). Che le divinità siano...

Master di Londra, i pronostici dell'esperto

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Se non avete la fortuna di avere un ippodromo o cinodromo a portata di mano, può essere sufficiente anche una qualsivoglia saletta scommesse. C'è tutto un microcosmo all'interno, tra coloro che col collo all'insù, assistono alle varie corse. Fumo, rabbia, rancore, disperazione. Vecchi smoccolanti e seminfartuati, che d'improvviso assumono un colorito violaceo. Ad alcuni si gonfia la carotide e sembra stiano per crepare. Molti gridano come matti. I più furbi invocano la madonna, altri accusano la Cia, l'FBI e la massoneria di truccare tutto. Certi altri si aggirano per la sala col fare da gran dritti, e studiano minuziosamente il da farsi. Ecco, vorrei farvi diventare come loro. Oltre che ai cavalli ed alle manifestazioni pedatorie, si può benissimo scommettere anche sul tennis. Vi fornisco generosamente qualche dritta per il Master di Londra, che chiude la stagione. I migliori 8 della classifica, si sfidano nella splendida cornice indoor di Londra. Due gironi all...

JELENA DOKIC, GLI ORCHI E LE FATE

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Mi piace guardare la gente negli occhi, con grande discrezione. Un po' come i pazzi, immagino storie, vite, sofferenze, sentimenti nascosti e vuoti assordanti. Dicono tutto, gli occhi. Elaboro romanzi mentali di cinque minuti. Poi me li dimentico. Jelena Dokic era uno scricciolo biondo di sedici anni. Biondissima e con un carattere fuori dal comune. Niente di speciale, l'ennesimo prodotto della nouvelle vague di lolite agonisticamente esaltate. Fulgida esponente del filone di adolescenti picchiatrici post Seles, che tanto male ha fatto al tennis femminile. Una semifinale a Wimbledon nel 1998, ed il numero 4 al mondo raggiunto in età adolescenziale, lasciavano presagire sfracelli. La guardavo distrattamente, e non potevo non notare una ferocia fragile, angosciante. Simile ad una tigre sanguinaria, con lo sguardo assassino e morto. Un refolo terrorizzato nel fondo degli occhi, e l'imponente sagoma di un povero e disperato emigrante serbo, a scrutarla severamente. Un ro...

Parigi Bercy, ci sono abitanti nel pianeta Nibiru. Ecco le prove

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Tra sonnolenze dei più forti, malinconici addii, e fulgidi esempi di stupro tennistico, cosa rimane? Niente, o Philipp Picasso Petzschner . Il pittore tedesco era alla difficile ricerca della sesta sconfitta di fila. Al limite passare il turno e poi battere Federer in due set. La terra sarebbe implosa di sgomento, con oltre due anni di anticipo. Era tutto scritto nelle profezie Maya-bis, malgrado le reticenze del pentagono su questa verità scomoda. Di fronte a lui, Julien Benneteu , francese dal tennis a tratti brioso, perdente buono per ogni superficie e stagione. Picasso comincia ispiratissimo e concentrato. Saette, pennellate morbide e suadenti a dipingere angoli folli, in una sinfonia delirante. Un alieno, proveniente dall'oscuro ed inesistente pianeta di Nibiru. Ha i tratti del viso tirati, deciso come non mai. Pare persino convinto di essere un tennista. Uno di quelli bravi, che fanno i quindici e vincono le partite. Dura fino al 6-4 5-5, poi gli si spegne l'ottundent...

MARAT SAFIN, TRIBUTO ALL'ULTIMO ISTRIONE DEL TENNIS

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Foto NBS, Licenza Creative Commons CC-BY-SA 3.0 Come nella trama di un film studiato da tempo, Marat Safin saluta nel malinconico e struggente palcoscenico di una città unica come Parigi. E se ne va alla sua maniera, prepotente e magicamente perdente. Marat non è mai stato uno qualsiasi, eccessivo nel bene, e troppe volte nel male . Si è guadagnato sul campo quel tributo che gli dedica il pubblico francese. Come tutti gli artisti geniali e sregolati, avrebbe potuto finire contro il modesto manovale Ascione, dopo una prestazione svogliata, orrendamente frustrante, per lui, prima ancora che per chi guardava impotente sugli spalti o davanti ad un televisore. Ci è mancato solo un punto, un centimetro. Ma la fredda normalità non gli è mai appartenuta, ed eccolo salvarsi e potersi congedare dal tennis un modo degno: con una prestazione maiuscola, in uno stadio strepitante, contro un avversario potente e determinato, il vero numero due al mondo, Juan Martin del Potro. Una partita bella, ...

MARAT SAFIN E L'ULTIMA PALLINA A PARIGI

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A Parigi, sanno sempre fare le cose in grande. Il sorteggio, con mano candida, sembrava aver scritto un finale scontato. Forse fin troppo banale, per la carriera dell'artista sregolato. Un primo turno di pura passerella, contro un viandante di casa, e poi l'addio, con tanto di apoteosi, contro Del Potro. Un'uscita di scena degna, contro un avversario degno, nel suo torneo preferito (e vinto tre volte), Parigi Bercy. Accendo lo strumento multimediale, e scorgo il nostro eroe russo che veleggia in carrozza. 6-4 2-1. L'avversario è un buffo ragazotto, Thierry Ascione si chiama. I francesi lo pronunciano “Assion”, ovvio, con la boccuccia tutta tirata. Tennista mediocre, sparring ideale per la penultima passeggiata del campione. Marat è calmo e sbarbato, simile a quello che meravigliò il mondo nel 1998. Che sia un oscuro e volontario presagio?  Avanti di un break anche nel secondo, comincia a disunirsi. Prende a sparacchiare orride pallate, gettate via con estrema noncuranza...

Finale di Federation Cup, Italia a valanga sulle scolarette Usa. Malgrado Fabretti

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“Oh ma l'Italia è un paese meraviglioso, dovesse andare male potremmo dire di aver mangiato del buon gelato e dell'ottima pizza!”. Mary Jo Fernandez descrive chiaramente, e senza nessuna ipocrisia, lo spirito con cui lei e le sue ragazzotte, sono arrivate in Italia. Provo a rifletterci. Giovani, biondissime, dalla pelle lattea, lentigginose e con gli occhi sbarrati e meravigliati. Non sono poi così diverse da quelle smarrite turiste teenager, che sbarcano sui nostri lidi, con lo zaino a tracolla ed una cartina spiegazzata della città in mano. Comincia Alexa Glatch , contro la nostra numero uno, la bella e brava velina bruna, Flavia Pennetta . Il solerte Fabretti pare eccitatissimo, con un pizzico di normale emozione contrita, che traspare dalla insopportabile voce da Topo Gigio squillante. Vittima di turno, la sua inerme e soffocata partner, Rita Grande. Presenta al pubblico bue la ragazza americana, come un periglio terribile per la nostra, quasi un mix tra Justin Henin e ...

Tennis, i figli e figliastri del doping. Wickmayer e Malisse, il delitto di non chiamarsi Agassi

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Tanto tuonò, che piovve piscio liofilizzato. Il clamore suscitato dall'affare Agassi, e l'ammissione dell'ex campione di essersi drogato come un cavallo pazzo, coperto dalla premurosa federazione internazionale, non poteva che provocare violente ed aberranti reazioni, da parte della stessa. Ma non verso chi si era reso partecipe di quella (ancora presunta) burattinata di regime di dodici anni fa, bensì inasprendo il pugno di ferro verso i giocatori attuali. Notizia di ieri, Yanina Wickmayer e Xavier Malisse sospesi un anno, rei di non aver comunicato un cambiamento di città, nell'ambito di possibili controlli antidoping a sorpresa. Una grossa ingenuità, e null'altro. Nel magico mondo del tennis, succede che se sei numero uno, piaci alle ragazzine ed hai un grande talento mediatico, puoi vincere Wimbledon o fare il grande slam, ammettendo candidamente l'uso di qualsiasi tipo di droga per cavalli da corsa, che quelli dell'antidoping, comprendono benis...

Finale di Fed Cup: La grande Italia e la giovane America

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Foto di Charlie Cowins, Licenza Commons CC-BY 2.0 Ah come sono lontani quei tempi. Sorridenti soldati stelle e strisce, a bordo di luccicanti cingolati, liberarono l'Italia oppressa, donando “cioccolate-cioccolate! E sigarette a papà!” (libera e fedele citazione di mia nonna, che fanciullina, dai generosi soldati, anelava cioccolato al latte di cui era ghiotta assai e sigarette per il babbo indigente).  A Reggio Calabria, sede della finale di Federation Cup, arriva un'America piccola-piccola, in tutti i sensi. Pronta ad essere spazzata via dalla corazzata italiana. Chi lo avrebbe mai detto alla mia povera nonna. Invece delle monumentali sorellone Williams, fresche di finale al Masters di Doha, ed evidentemente bisognose di riposo, e ritempranti nuotate nella piscina olimpionica della umile magione di famiglia, atterrano in Calabria un manipolo di giovinette yankee, pronte a recitare la parte delle sceniche vittime sacrificali. Due teenagers bionde della stessa risma tennist...

Master Wta Doha. Tra tennis, film del terrore e circo Togni

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Ho sognato di fare all'amore con Vittoriona Azarenka e Serena Williams, vestite da guerrigliere amazzoni, avvolte da microscopiche armature d'amianto. Un sogno lungo e tribolato. Tremendo. Il mio psichiatra, sgomento, mi ha consigliato riposo assoluto. Ridurre il lavoro. Eh si, le mie 4 ore giornaliere sono uno sforzo non indifferente, debbo ridurre. “Vuole mica finire come quel debosciato di Marrazzo?” , sembrava voler comunicare, con quegli occhietti furbi e morti. Ho deciso scientemente di tralasciare il Master femminile di Doha. Nemmeno uno scambio, nulla. Poi, alla fine non ho resistito. Ho visto qualche foto, direttamente dal sito: Il magnifico ed indimenticabile gala di presentazione. Le otto eroine, tutte bardate e vestite a festa, come giulive pulzelle costipate, al ballo delle debuttanti. Abiti da sera, lunghi e griffati dai migliori stilisti froci del mondo. Una passerella raggelante. Dinarona Safina , assai notevole, pareva una bambinona di otto anni, con gli occhio...