DI TENNIS E PSICHE. SAFIN E PETZSCHNER, QUEL MISTERO BUFFO CHIAMATO MENTE
Foto di Roberta F., Licenza Creative Commons CC-BY-SA 3.0 La partita più bella degli ultimi duecentotrenta anni, o l'esemplificazione della teoria dell'autodistruzione involontaria, applicata al tennis. Bangkok, tra atmosfere speziate e temperature soffocanti, era il proscenio giusto. Esotico, nascosto ma non troppo. Marat Safin, il primo caso di campione per caso, quasi costretto costretto ad esserlo da un talento maledetto. Uno che nella vita poteva fare tutto, probabilmente anche vagare su bighe thailandesi, sventolato da due schiavetti gnomi. Di fronte a lui Philipp Petzschner , surreale pittore imprestato al tennis, per regalarci quadri di disarmante bellezza, o volgari scarabocchi. Sempre in bilico tra il capolavoro e l'abominio. Che cammina indifferente su quel filo invisibile che li separa. Storie di eclissi a confronto . Il gigante russo simile ad un abbagliante sole iracondo, che vinse un paio di slam suo malgrado. Tra prestazioni abbaglianti e scazzo...