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Visualizzazione dei post da settembre, 2009

DI TENNIS E PSICHE. SAFIN E PETZSCHNER, QUEL MISTERO BUFFO CHIAMATO MENTE

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  Foto di Roberta F., Licenza Creative Commons CC-BY-SA 3.0 La partita più bella degli ultimi duecentotrenta anni, o l'esemplificazione della teoria dell'autodistruzione involontaria, applicata al tennis. Bangkok, tra atmosfere speziate e temperature soffocanti, era il proscenio giusto. Esotico, nascosto ma non troppo.  Marat Safin, il primo caso di campione per caso, quasi costretto costretto ad esserlo da un talento maledetto. Uno che nella vita poteva fare tutto, probabilmente anche vagare su bighe thailandesi, sventolato da due schiavetti gnomi. Di fronte a lui Philipp Petzschner , surreale pittore imprestato al tennis, per regalarci quadri di disarmante bellezza, o volgari scarabocchi. Sempre in bilico tra il capolavoro e l'abominio. Che cammina indifferente su quel filo invisibile che li separa.  Storie di eclissi a confronto . Il gigante russo simile ad un abbagliante sole iracondo, che vinse un paio di slam suo malgrado. Tra prestazioni abbaglianti e scazzo...

KIMIKO DATE, LA FIABA DELLA PICCOLA SAMURAI

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                        Foto di Christopher Johnson, Creative Commons CC-BY-SA 2.0 I grandi sogni si realizzano in uggiose nottalbe settembrine. E pazienza se in Corea è un afoso ed umido pomeriggio. A metà tra una fiaba romantica rivestita da un alone magico e la missione samurai da compiere con animo puro. La piccola Kimiko Date ce l'ha fatta a portare in fondo la sua storia dal vago sapore antico. In quel di Seul, a 39anni, diviene la seconda tennista più anziana ad aver vinto un torneo del circuito maggiore. Superata di qualche mese solo dal monumento Billie Jean King. Sorpresa, certo, per tutta una serie di motivi che trascendono le banali considerazioni tecniche, le beghe dei numeri uno, ed altre ovvietà. Inattesa e affascinante, perchè arrivata dopo tredici anni di lontananza dal tennis, e con un rientro sui generis, fatto di piccoli tornei in patria ed estemporanei tentativi negli slam, che non lasciava intender...

IL RITORNO DI KIMIKO

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          Foto di Thomas Chung, licenza Creative Commons CC-BY-SA 2.0 E' l'anno dei ritorni al femminile. Kim Clijsters, passati due anni tra i pannolini, vince gli US Open. Punta nel vivo, l'infinitamente più dotata Justine Henin, ci proverà nel 2010, dopo oltre un anno a cogliere ciclamini e contare trofei vinti. Altra boccata d'ossigeno per un movimento femminile agonizzante. Tra tante resuscitazioni, attese, volute, forzate, con nel mirino qualche par di decine di milioni per rimpinguare il mai troppo esangue conto in banca, c'è una riapparizione che mi ha illuminato, quasi commosso come un fanciullo. Ai più, il nome dirà poco. Si chiama Kimiko Date , una ragazza nata in Giappone nel 1970. Capace di diventare una specie di eroina immortale per il suo paese. La prima donna del sol levante a raggiungere risultati d'eccellenza nel tennis. La giapponese sbalordiva. Racchiudeva caratteristiche che non potevano non farla amare. Piccola, compita nei gesti ed ...

Cercasi telecronista sportivo, ottimo stipendio, contratto a norma, possibilità concreta di carriera

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A fine anni ottanta pensavo di diventare forte come McEnroe, e ancora erano lungi dal palesarsi i problemi alle giunture, l'assuefazione alla birra e l'improvvisa passione per l'agonismo da materasso. Alla tv furoreggiavano, sulle frequenze confuse e talvolta sfocate di telecapodistria, Rino Tommasi e Gianni Clerici. Narravano gli slam in modo impareggiabile. E quei due seppero farmi appassionare al tennis guardato. La magnifica e fascinosa arte affabulatoria del vecchio scriba Clerici, avvolgeva ogni incontro di piccoli dettagli, gustose e raffinate stilettate di un'ironia pungente e ricercata. Particolari tecnici, citazioni di una lucida follia surreale. Da Kramer a Suzanne Langlen. Estasiato dal gesto tecnico e dalla bellezza in generale. Una volè di Martina, le gambe di Andrea Temesvari, la piccina e indomita Kimiko Date. Talvolta rischiava di straripare dagli argini della partita, come in un romanzo ancor più avvincente della stessa. Ed ecco lì pronto Tommasi,...

Coppa Davis, L'allegra Armata Brancaleone azzurra, ai piedi di Federer

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Giovan Giacomo Bartezaghi, amico di vecchia data, nonché modestissimo compagno di doppio, lungi dall'esser partigiano, pareva ben sicuro. All'indomani del sorteggio Italia-Svizzera, match utile ad accedere al tabellone principale di Davis, mi confidava con gran perizia: “Bene! inizia Seppi con Wawrinka! E' l'incontro più alla portata. E se cominciamo sull'1-0 poi... magari Federer è anche stanco.”. Non gli ho risposto, poco prima aveva ammesso di aver puntato 100 euro sulla vittoria finale dell'Internazionale FC in Champions League, per l'undicesimo anno di fila. Folgorato dalla monumentale prova di forza dello squadrone nerazzurro contro il Barca. Per strada, ho fatto alcune riflessioni. Se uno guarda i risultati dell'US Open, Italia-Svizzera è un incontro nemmeno da proporre, per dignità. Il quarto singolarista elvetico, Chiudinelli, si era issato fino al terzo turno, il primo si chiama Roger Federer. I nostri quattro moschettieri, in terra nuovayor...

Us Open 2009. Bilancio finale, voti, vincitori e vinti

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Uomini Del Potro: 9. A vent'anni vince il suo primo slam. Il lungo argentino gioca un torneo maestoso. Innocue distrazioni con l'incubo delle vecchiette che ritirano la pensione (Koellerer), e contro il talentuoso croato indolente (Cilic). Poi abbatte senza tante remore Nadal. In finale paga l'emozione, ma è bravissimo a sfruttare lo spiraglio che il monarca elvetico gli fornisce. Ma poi, per batterlo, ci vuole personalità e carattere che si palpano. Imbraccia fucile ed artiglieria, e comincia a fare fuoco. Servizi, dritti che paiono meteoriti fulminanti. E pensare che qualche intenditore lo metteva al sesto posto tra i favoriti (solo perchè è numero 6 al mondo, chiaro). Federer: 8. Arriva alla finale fluttuando, col minimo sforzo. La quarta consecutiva del 2009. Come fosse cosa semplice per gli uomini. E la finale l'avrebbe anche vinta, non avesse rimesso in vita un avversario fortissimo, ma spaesato ed in difficoltà. La reazione composta e serena dopo la sconfitta...

US Open 2009 - Del Potro spacca New York

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Un urlo nella notte: Giovan Martino! Dopo un torneo avaro di spettacolo, Roger Federer e Juan Martin Del Potro danno vita ad una delle più appassionanti finali degli ultimi anni. Eppure l'inizio era di quelli che inducevano a prospettive inquietanti, ed quilibrio pari a quello di uno sgozzamento sacrificale sull'altare. Sua maestà Rogerio, tutto nero, con elegantissimi rivoli rossi, è ben concentrato stavolta. Pure lui lo sa, quel dinoccolato argentino con lo sguardo da pistolero buono che vuol fare il cattivo, è un degno avversario. In una umanoide concessione, ha pure studiato la tattica. La giovin torre di Tandil, paga i vent'anni, l'inesperienza, l'emozione della prima finale da giocare contro un monumento. Serve male, sulla sua seconda leggera il re fluttua verso la rete, lo aggredisce, non gli lascia ossigeno per ordinare le idee, e tempo per riaversi. E poi rovesci bassi e in slice sui quali la torre deve prodigarsi in goffi tentativi di arpionamento. 6-3 ...

US Open 2009 - Del Potro, tre schiaffi a Nadal, poi la favola di mamma Clijsters

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Il satanasso travestito da Roger Rabbit incerottato, corre e arpiona l'ennesimo fendente disumano, e lo ributta dall'altra parte, carico di urticante top spin. E la torre di Tandil, mica si scompone. Non rimane impietrito a domandarsi come abbia potuto quell'ominide. Progetta e spara un alltra bordata radente. E se non basta, ne tira una terza, poi una quarta. Fino a sfondare il muro arrotante. La macchina sparapalle frullate si batte così, e Federer, che pure ha un gioco dieci volte più vario dell'argentino, non ci è quasi mai riuscito, rimanendo basito da tanta rozza impertinenza, ponendosi domande ascetiche. Certo Nadal non era al meglio, dirà qualcuno, certo. Per sua stessa ammissione, ed a vista d'occhio, lo spagnolo corre come e più dello scorso anno. I limiti semmai, li palesa al servizio, causa il misteriosissimo infortunio addominale. Per il resto, a Juan Martin Del Potro sembra interessare poco. Incoccia le rotazioni forzute dell'avversario che è un...

US Open 2009 - dodicesima giornata (inesistente) - Nadal, e l'improvvisa ostentazione del dolore

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E venne l'acqua. Un pioggione biblico come non si vedeva ai tempi di Noè, blocca il programma degli US Open. Ancora da completare il quadro dei 4 semifinalisti maschili. Dopo Federer-Djokovic, il posto tutt'altro che tranquillizzante al fianco di Del Potro, se lo contendono Nadal e mano de piedra Gonzalez. Match sospeso sul 7-6 6-6 per lo spagnolo. Imbarazzante l'iberico, non tanto per il gioco espresso, ma per l'atteggiamento. Nervoso, frenetico, acciaccato, ansioso, monologante. Mai visto in quel modo. Oramai un incontro di Rafa è un mix tra “Er medici in prima linea”, e “Salvate il soldato Jane”. Una via crucis insostenibile. Ai già noti problemi alle ginocchia usurate, si è aggiunto un misterioso dolore addominale, ora manca che lamenti lo sfibramento violento del bulbo pilifero, ed il sempre annoso problema alle doppie punte. Contro il cileno, richiede lo stop medico. Tutti preoccupati, si levano degli “ooohhhh” trepidanti del pubblico. Lui si fa rattoppare sul c...

US Open 2009 - undicesima giornata - Cilic, l'Ivanisevic al contrario

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Marian Cilic , a guardarlo, pare un triste suonatore di fado, in riva al mare, col tramonto che cala inesorabile e malinconico. Pensa a quale infimo senso possa avere la vita, e continua tra quelle note mortali. L'espressione cupa, i movimenti placidi da slavo atipico. Due giorni prima, aveva irriso il fine piano strategico del Napoleone di Scozia coi canini aguzzi, Andy Murray, apprendista campione. Lo aveva fatto saltare a suon di accelerazioni di dritto e servizi. Quasi irriso quell'altro, che vagava come un allocco con le piume bagnate, schiavo del suo stesso tennis alla ketamina. Andy monologava impotente, guardando gli spettri danzanti della sua stessa immagine, sollevava la coppa di uno slam al cielo e si puliva il culo con la mail della regina. Poi s'è svegliato ed aveva già perso. Marian è stato bravo a non farsi ingabbiare, a lui che è già un gibbone dormiente, il tennis soporifero degli strateghi scorre via sulla pelle. Qualche impasticcato in crisi d'a...

Us Open 2009 - decima giornata - L'altro Belgio di Yanina Wickmayer

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Patrick McEnroe, fratello minore di John (ogni famiglia ha il suo Peppe Baresi), intervistava il giovane fenomeno belga Yanina Wickmayer . E quella, con i boccoli biondi disciolti e carnagione lettea di chi è nata nelle ridenti terre del Belgio, parla come una cantilena monocorde. Un'adolescente timida ed imbarazzata, con un filo di malinconia negli occhi grandi, quasi alle prese con una fiaba inaspettata. Niente a che vedere con la guerrigliera amazzone di un metro e ottantacinque, che poco prima aveva demolito la roncola un filo più giudiziosa dell'ucraina Kateryna Bondarenko, centrando la prima semifinale della sua carriera. Fisico slanciato, spalle da nuotatrice ed abbigliamento da giocatrice di volley, devastanti fondamentali da fondo, tirati sempre e comunque al massimo e ad occhi chiusi. Una giocatrice poderosa e rudimentale, senza un minimo di tattica, dal tocco inesistente, e che nei pressi della rete, si avventa ad una volè, come volesse abbattere una quercia secol...

Il sogno interrotto di Flavia

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Foto di Arcimboldo, licenza Creative Commons CC-BY 3.0 Sostavo davanti all'edicola, ieri, dando una furtiva occhiata ai giornali. Prima che il solerte giornalaio intervenisse con un energico “che le do?”, ed andassi via, con gran classe, ho fatto in tempo a scorgere titoli gustosi assai. Tipo, “Pennetta-Williams, il talento dell'italiana contro la sola forza bruta dell'americana”.  Mi avvio, badando poco allo sguardo dell'edicolante, che mi comunica il classico ed inequivocabile: “ma 'sti cenciosi che leggono a ufo...nemmeno un euro vonno spende!”, e penso a chissà quali mirabilie in quell'articolo, presumibilmente scritto da un ex figlio della lupa ottantenne, col drappo tricolore in mano. Ieri Flavia, dopo un magnifico torneo, aveva un compito arduo contro la più giovane delle Williams, Serena .  E lo si è capito subito, con i tre aces intimidatori, sparati dal Tyson in gonnella nei primi due turni. In un completo nero, con leggere venature fuxia, Serena inc...