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Visualizzazione dei post da marzo, 2014

ATP/WTA MIAMI. SERENA E DJOKOVIC SENZA RIVALI. (LE PAGELLE DEL DIVINO)

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A Indian Wells c'è il deserto, a Miami spiagge pullulanti fighe bionde da Baywatch e nostrane starlettes dai culi marmorei. Quello che una volta era il reale quinto slam (compresi incontri al meglio dei cinque set) vede finali in cui incrociano le racchette i primi due giocatori al mondo Atp/Wta. Deludenti. Trarre le proprie, personali, conclusioni. O fottersene. E' lo stesso. Nadal/Djokovic.  « Per gli amanti del genere » , come si dice di solito, con un filo d'imbarazzo sul volto terreo, per nascondere un film tremebondo. Federer vorrebbe una finale al meglio dei cinque anche nei Masters 1000 (con l'obiettivo che questi schiattino prima, credo). Arrivano in finale senza giocare le semifinali. Cosa c'è dietro? Sponsor? Massoneria? Bielderberg? Rettiliani? Chiedere a Giulietto Chiesa. Un must, ma in tono minore, come un film di Dario Argento che ha perso ispirazione. Stavolta mancano agonismo, equilibrio e sfibranti cruenze. Solito confronto a...

INDIAN WELLS 2014, TRIONFA FLAVIA PENNETTA, DJOKOVIC LA SPUNTA SU FEDERER

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Svogliate pagelle apotropaiche. Sontuosa analisi del torneo di Indian Wells, con dovizia di particolari e spumeggianti puttanate. Fondamentali sono i voti. Concentratevi sui numeri. Donne Flavia Pennetta. A furia di parlare di «meritata cornice» di una carriera, la brindisina sta spennellando quadri a ripetizione, per una nuova galleria. Dopo l'infortunio e il quasi ritiro, la semifinale a New York, i quarti a Melbourne e ora il successo a Indian Wells. Risultato enorme. Secondo solo al trionfo parigino di Schiavone. Fortunata a trovarsi una Radwanska menomata in finale, certo. Ma quando batti due delle prime tre al mondo più Stosur e porti a casa altre battaglie tra mulinelli di vento nel deserto, c'è poco da dire. Non una picchiatrice o iper agonista pelotara, tanto meno funambolo come Schiavone, ma esempio di come a 32 anni si possa migliorare ancora, con volontà e carattere da fimminazza salentina.  Capace di sopportare anche il toy-boy con occhial...

OSCAR 2014, TRA GRANDE BELLEZZA E SGOMENTA BELLEZZA

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La Grande Bellezza, Sorrentino trionfa. Quando vincerò la mia prima statuetta agli Oscar del porno con «L'intonsa bellezza di quelle chiappe sfrontate», ringrazierò per l'ispirazione i Led Zeppelin, John McEnroe, Bukowski, Renè Higuita e Luce Caponegro (in Arte Selen). E già prevedo cori di moralistico sdegno. Perché in Italia si riesce a trovare materiale d'indignazione anche quando un nostro film vince l'Oscar e il regista cita Maradona (il tossico, evasore, puttaniere: anatema). Vidi «La Grande bellezza» al cinema, due ore a contorcermi causa dolori tipo parto post pizza con carciofini radioattivi. E in visione casalinga: entusiasmo irrefrenabile per i primi dieci minuti. Delirio vero. Poi mi si bloccò lo streaming. Paradossale, tra nani, chirurghi estetici pazzi, sante, vescovi, di dandy agée e Gep Gambardella, feste radical cafonal, fenomeni da baraccone cocaionomani: crea personaggi inesistenti ma magicamente credibili, come di un fumetto, in quell...