Post

Visualizzazione dei post da marzo, 2018

LA NUOVA DAVIS CUP: LA GRANDE SCHIFEZZA

McEnroe-Wilander, Davis Cup 1982 Una mattina, un miliardario pedatore basco, anziché dedicare le (immagino) sconfinate energie alla arci miliardaria compagna cantante dallo shekerato culo basso, si mette in testa di voler cambiare il tennis. Trasformare una delle più antiche e affascinanti competizioni a squadre in una settimanale baracconata da fast food tennistico con confronti tra sedici squadre, tre incontri due su tre, magari con lo short set, il deciding point e le pon pon all'intervallo. Ok, sono rimpianti da vecchio rimbambito. Ci si è abituati al tiebreak, al tiebreak nel quinto set, alle finali degli attuali 1000 due set su tre. I soldi fanno tutto e quattro settimane l'anno di Davis Cup levano soldi e compensi a miliardari organizzatori e arcitrilionari top player con le anche usurate pronti ad accumulare altri soldi in tornei esibizione trilionari in medio oriente, ma qui si esagera.  Ci si abitua a tutto, anche alla merda, ma che una partita epica come ...

L'IMBECILLOCRAZIA

Un tempo la sinistra italiana, il giorno dopo, faceva puntigliosa analisi della sconfitta elettorale. Sviscerava i motivi pregnanti dell'ennesimo tracollo. Erano magnifici, eroici, straordinariamente epici, aiutati da una certa abitudine. In fumose stanze, tra boccate di sigarette (rigorosamente nazionali senza filtro), un tipo brizzolato, con barba incolta da galeotto e dolcevita marrone sotto una giacca di velluto verde oliva, metteva un punto, con voce stentorea e rassegnata: "Compagni, la situazione è critica ma chiara. Dobbiamo lucidamente conchiudere che bisogna ricostruire il legame col popolo". "La piazza, dobbiamo ritrovare la piazza, puttana eva!", faceva eco un altro filosofo. "Ormai gli operai del nord votano Lega", sottolineava ancora. In tempi più recenti, l'analisi si è fatta più netta. Quasi sempre, un settantenne con l'eskimo batteva i pugni sul tavolo: "Ma è chiaro, compagni! Contro le televisioni di Abbelluscone perdere...

LA FAVOLA DI FEDRO: L'AVVINAZZATO, IL PIRITELLO E LA MUMMIA

Con l'elezione dei presidenti delle camere, il sospirato governo M5s/Lega è sul punto di decollare, magari portandosi dentro un appoggino camuffato della mummia. Anche con un'agilità insospettabile. Preparatevi, rimpiangerete non solo Gentiloni, ma anche Monti, Berlusconi, Forlani e Nerone. È una meravigliosa fiaba. Avvincente e a lieto fine. Su una motovedetta, navigano due bambini con deficit mentale. Salutano gioiosi gli elettori che li vogliono al governo. Uno, macrocefalo, distribuisce redditi ai cenciosi coi soldi del monopoli. L'altro, rutta dopo aver ingollato un negroni a stomaco vuoto e, imbracciando una schioppetta ad acqua, spara ai migranti a mare. "Pum, pum, pum!". Garruli, veleggiano verso Tripoli. "Ecco la Europa, dobbiamo invaderla. Arrendeveti, siete circondati, affamatori sorosiani del popolo italiano!". E, assieme, sparano "pum, pum, pum!", tra le urla eccitate degli italiani emozionati da cotanto ardore patriottico. Poi ecc...

IN MEMORY OF JANA NOVOTNA

Immagine
Questa è la storia di una splendida tennista senza ambizioni, divorata dalla paura, che imparò ad avere un sogno. Lo spelacchiato prato del centrale quel pomeriggio di luglio sembrava fatto per lei, esangue donnone dell'est dai tratti del viso austeri. Pallido sole sul suo volto terreo e zazzera bionda sospinta a rete da un refolo impercettibile. La ricordo perfettamente quella finale. Non era facile per Jana Novotna, venticinquenne ceca dal gradevole tennis d'attacco, scardinare Steffi la cannibale Graf, da anni feroce dominatrice delle scene. Eppure tiene botta, con l'unica tattica possibile. Attaccare, confondere i meccanici colpi a rimbalzo della tedesca.  Il primo set è equilibrato, Giovanna si trascina al tie-break ma, come spesso le accade, zavorrata dall'emozione, cede sul più bello. Il film della finale sembra avere un esito scontato, in discesa per la favorita e con la consueta, inutilmente onorevole, resa della sfidante dell'est. Storia già vista. Un paio...

APPELLO ALLA RESPONSABILITA'

Guardi il tg e tutto sembra fiabescamente cambiato. Non ci sono più sbarchi di clandestini terroristi. I giornali pubblicano sondaggi sulla disoccupazione in calo, che quasi il reddito di cittadinanza non servirebbe più. Nella cronaca nessun omicidio di neri depezzatori o rom ubriachi al volante. Trascorrono quasi 48 ore senza Salvini ospite di un talk: miracolo! Non c'è più bisogno del terrore per alimentate la paura nelle urne.   Poi ecco che lanciano un filmato. Un aziano signore brizzolato, con sguardo assente e barba pennellata, siede sulla sabbia in riva al mare. Crea castelli, scrive cifre, avanza maggioranze algoritmiche con l'animo sognante di un bambino (o vecchio rimba) che ha raggiunto il suo scopo: distruggere tutto, senza sapere cosa cazzo farsene dei voti. Poi cancella coi piedi, fa un balzelletto da pazzo e se ne va. Insomma, trovo qualche vaga somiglianza con Totò Baby, ormai stravolto dalla "maiurana", che in vestaglia danza sulla spiaggia. ...

ELEZIONI. "POTEVA ANDARE ANCHE PEGGIO...". "NO"

La vignetta di Altan riassume tutto. Di queste elezioni non avevo capito un cazzo quando, improvvisa come l'annunzio dell'arcangelo Gabriele, mi appare la verità sotto forma di dialogo al bar. Un minus habens sbraita brandendo un giornale: "È finita per loro, finitaaaaa". Poi, sbocconcellando una iris alla ricotta, confessa come ora, grazie al reddito di cittadinanza, potrà comperarsi una casa. Magari in lire. Lui che è (era ormai) disoccupato. Si allontana, spippola frenetico sull'iphone X. Forse consulta il blog di Peppe, legge le notizie flash del Fatto, magari prenota una berlina fiammante a rate, fermamente convinto che dal prossimo mese prenderà 1680 euro senza fare nulla. Altro che gli 80 euro di Renzi, che per prenderli doveva addirittura trovarsi un lavoro. Il barista, tra il serio ed il faceto, si interroga se non sia meglio licenziarsi da quel posto, perché col reddito di cittadinanza prenderebbe 300 euro in più. Un vecchio con la coppola fa spallucce. ...

ELEZIONI DEL 4 MARZO, ISTRUZIONI PER L'USO (COME LE SUPPOSTE)

Qui nel reparto furiosi non si capta supertennis, quindi mi divido tra Netflix e le tribune politiche. La più ignobilmente cialtrona campagna elettorale del dopo guerra è agli scampoli. Non ci fosse il pericolo del definitivo baratro, un nauseabondo miscuglio di fascismo e merdoso nulla, quasi spiace non sapere fin dove si sarebbero spinti. Ad oggi il picco più alto, plastica immagine di un surrealismo tragicomico, è il fanta governo pre elettorale di Di Maio. Con sorriso ebete, passo tronfio da marionetta, una settimana prima del voto sale al Colle per presentare la lista dei ministri a Mattarella. E quello non si fa trovare, scappato notte tempo in Nicaragua. Dategli pure torto. Deluso, la consegna a due corazzieri (poroponendo loro un paio di dicasteri inventati, uno per i bambini, l'altro per la meritocrazia in fila alle poste). Tra i fanta ministri sconosciuti si leggono una ricercatrice agli esteri, una criminologa agli interni, una no vax alla sanità, uno contro il pil agl...