LA NUOVA DAVIS CUP: LA GRANDE SCHIFEZZA
McEnroe-Wilander, Davis Cup 1982 Una mattina, un miliardario pedatore basco, anziché dedicare le (immagino) sconfinate energie alla arci miliardaria compagna cantante dallo shekerato culo basso, si mette in testa di voler cambiare il tennis. Trasformare una delle più antiche e affascinanti competizioni a squadre in una settimanale baracconata da fast food tennistico con confronti tra sedici squadre, tre incontri due su tre, magari con lo short set, il deciding point e le pon pon all'intervallo. Ok, sono rimpianti da vecchio rimbambito. Ci si è abituati al tiebreak, al tiebreak nel quinto set, alle finali degli attuali 1000 due set su tre. I soldi fanno tutto e quattro settimane l'anno di Davis Cup levano soldi e compensi a miliardari organizzatori e arcitrilionari top player con le anche usurate pronti ad accumulare altri soldi in tornei esibizione trilionari in medio oriente, ma qui si esagera. Ci si abitua a tutto, anche alla merda, ma che una partita epica come ...