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Visualizzazione dei post da marzo, 2018

LA NUOVA DAVIS CUP: LA GRANDE SCHIFEZZA

McEnroe-Wilander, Davis Cup 1982 Una mattina, un miliardario pedatore basco, anziché dedicare le (immagino) sconfinate energie alla arci miliardaria compagna cantante dallo shekerato culo basso, si mette in testa di voler cambiare il tennis. Trasformare una delle più antiche e affascinanti competizioni a squadre in una settimanale baracconata da fast food tennistico con confronti tra sedici squadre, tre incontri due su tre, magari con lo short set, il deciding point e le pon pon all'intervallo. Ok, sono rimpianti da vecchio rimbambito. Ci si è abituati al tiebreak, al tiebreak nel quinto set, alle finali degli attuali 1000 due set su tre. I soldi fanno tutto e quattro settimane l'anno di Davis Cup levano soldi e compensi a miliardari organizzatori e arcitrilionari top player con le anche usurate pronti ad accumulare altri soldi in tornei esibizione trilionari in medio oriente, ma qui si esagera.  Ci si abitua a tutto, anche alla merda, ma che una partita epica come ...

IN MEMORY OF JANA NOVOTNA

Questa è la storia di una splendida tennista senza ambizioni, divorata dalla paura, che imparò ad avere un sogno. Lo spelacchiato prato del centrale quel pomeriggio di luglio sembrava fatto per lei, esangue donnone dell'est dai tratti del viso austeri. Pallido sole sul suo volto terreo e zazzera bionda sospinta a rete da un refolo impercettibile. La ricordo perfettamente quella finale. Non era facile per Jana Novotna, venticinquenne ceca dal gradevole tennis d'attacco, scardinare Steffi la cannibale Graf, da anni feroce dominatrice delle scene. Eppure tiene botta, con l'unica tattica possibile. Attaccare, confondere i meccanici colpi a rimbalzo della tedesca.  Il primo set è equilibrato, Giovanna si trascina al tie-break ma, come spesso le accade, zavorrata dall'emozione, cede sul più bello. Il film della finale sembra avere un esito scontato, in discesa per la favorita e con la consueta, inutilmente onorevole, resa della sfidante dell'est. Storia già vista. Un paio...

ELEZIONI DEL 4 MARZO, ISTRUZIONI PER L'USO (COME LE SUPPOSTE)

Qui nel reparto furiosi non si capta supertennis, quindi mi divido tra Netflix e le tribune politiche. La più ignobilmente cialtrona campagna elettorale del dopo guerra è agli scampoli. Non ci fosse il pericolo del definitivo baratro, un nauseabondo miscuglio di fascismo e merdoso nulla, quasi spiace non sapere fin dove si sarebbero spinti. Ad oggi il picco più alto, plastica immagine di un surrealismo tragicomico, è il fanta governo pre elettorale di Di Maio. Con sorriso ebete, passo tronfio da marionetta, una settimana prima del voto sale al Colle per presentare la lista dei ministri a Mattarella. E quello non si fa trovare, scappato notte tempo in Nicaragua. Dategli pure torto. Deluso, la consegna a due corazzieri (poroponendo loro un paio di dicasteri inventati, uno per i bambini, l'altro per la meritocrazia in fila alle poste). Tra i fanta ministri sconosciuti si leggono una ricercatrice agli esteri, una criminologa agli interni, una no vax alla sanità, uno contro il pil agl...