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Visualizzazione dei post da luglio, 2011

ELUCUBRAZIONI TENNISTICHE SUL MICROCOSMO E SU VOLTEGGIANTI CINGHIALI ALATI

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Mi avevano invitato per un fine settimana toscano all’insegna della bucolica meditazione, in una villetta immersa nel verde. Una specie di ostello porto di mare del viandante, oasi rigenerante e casa di cura per menti tribolate. Consapevole della mia nota passione per la Toscana, i mezzi week end da non abbiente in nostalgiche lagune e l’ancor flebile attrazione per le racchette, la tizia mi ha prospettato financo una possibile capatina ad Ortebello. Tanto per vedere un po’ di tennis, assistendo con palpitazione al challenger nostrano. Ho meditato una mezza giornata, poi ho preso una decisione densa di retorico rifiuto: “Se Paire arriva in semifinale, forse faccio un salto a vedere il magnifico torneo…per il resto tu stai col tuo compagno, e le tue ospiti sono quasi tutte aspiranti poetesse suicide o impasticcate. Spesso ambedue le cose. Io ho bisogno di accoppiarmi con gente sana…”. Ha riso, pensando ad una battuta. Invece ero serissimo. Alla fine sono rimasto a bere dalle mi...

IL CIVETTUOLO LAMPO DI MARIA JOSE’

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Scusandomi per il silenzio, ma mi tengono recluso in casa, imbavagliato e zittito. Come si fa coi pazzi pericolosi per se stessi e per gli altri. Evitano, le forze massoniche dominanti il tutto, io possa proferir parola, verbo o innocua barzelletta demente, che risulti sciagura autentica per un paese sull’orlo del fallimento totale. Che triste fine. Ci sono settimane orribili, venate di inspiegabile fatalismo. Nel tennis e nella vita reale. Perché il tennista, prima che atleta rimane pur sempre uomo di carne e frattaglie. Ed allora, ben attento a non ricadere nell’ancor più raggelante spirale di commenti e parole dense di smielato dolore morbosamente finto, non rimane che annotare le tristi vicende estive di un ventenne che voleva giocare a tennis e non può più, dopo aver vinto il primo punto Atp. O di una poco più che ventenne ragazzona russa ora impegnata in un coraggioso match dove non ci sono in palio quindici, pallate o servizi vincenti. Il resto è aria ribolitta. Ma pure in una...

DAVIS BALNEARE

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Chi pensa io sia solo un dannunziano esteta dedito all’autoerotismo cerebrale, è chiaramente fuori strada. Attraggo in modo inconsciamente volontario tutto ciò che è mostruosità surreale. O forse, essendo pazzo, quella mostruosa irrealtà la vedo dove gli altri non se ne accorgono. Sarà mica un caso se gli unici due minuti visti di Italia-Slovenia, match valido per l’ingresso nei playoff di tennis, coincidono con qualcosa che supera la fantasia. Si gioca ad Arzachena, in un clima da vacanze al mare e cicaleggiante villaggio marittimo. Tutto rimanda alla spiaggia e la finissima rena bollente appiccicata a corpi semi ingnudi. Racchettoni ed una partitina a beach volley tra due coppie scarse e miopi, al più. Le due squadre si danno battaglia su un campo che è pura caricatura di ogni cosa. Una specie di cumulo argilloso simile ad uno stagno seccato o ad un campo di cipolle arato di fresco. Una cosa mai vista, nemmeno nei tornei della parrocchia a Torricella Peligna (leggasi, per chi non l...

WIMBLEDON 2011 - LA SCONSACRAZIONE

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Giornata del post mortem - ora posso svelarlo, la mia lettera di auto implorante licenziamento dalla fabbrica di biscotti “sgranocchia-ben”, mi fu dettata dal Bisignani (essendo tempo di esami, nessuna insufficienza grave. Tutti promossi) Novak Djokovic: (il nuovo numero uno, debbo pure pagellarlo?). Fermatelo voi, se ne siete capaci. La consacrazione definitiva doveva necessariamente avvenire sui sacrali ed immacolati campi di Wimbledon. Come ispirato Pippo Franco che riceve la palma d’oro a Cannes. Seduto al fianco di Woody Allen. Si può pensare alla consacrazione ancestrale, o sconsacrazione del premio stesso. Fate vobis. Io pendo tutto per la seconda ipotesi, con quel centrale ormai sconsacrato, avvolto da fiamme pagane. Domina anche sulla sconsolata ed inerme erba, divorandosela e abbrancando palline con occhi appallati e scucchia orrendamente ritorta. Come su terra o cemento, cambia poco o nulla. E’ ormai in una condizione psico-fisica che lo rende immune da quasi ...

WIMBLEDON 2011 - KVITOVA REGINA, PASSANDO SUL NIGHTMARE DI SIBERIA

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Giornata -1 (se vorrà il cielo) - Dal vostro inviato, sull’arca di Noè Il principale lassù dev’essersi divertito parecchio, nel vedermi disfare la tenuta da piccolo marinaretto, a causa di una pioggia equatoriale. Allagamenti ed interventi della protezione civile, come non se vedevano dal 1972. Tutto per farmi venire meno allo spiaggiante proposito di sdegnata indifferenza per le due tristi finali. Nella piovosa Londra invece, splende un tiepido sole. Poco male, entro nel bar-agenzia scommesse per sorseggiare un bel caffè post pranzo luculliano. Su di uno schermo una manifestazione pedatoria, nell’altro la finale femminile di Wimbledon. Mi assiepo sotto il secondo. Muto e senza sonoro, voglia il cielo. Ma le urla siberiane, non so per quale irreale motivo, riescono a trapanare anche quel muto silenzio e tintinnar di cucchiaini e tazzine. Sono l’unico a guardare quella strana “cosa”, poi si aggiunge un cingalese alto 1 metro e 42, vestito come un piccolo coloniale della savana...

WIMBLEDON 2011 - FINE DEI GIOCHI

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Giornata mortale - Dal vostro inviato, pronto all’insano gesto Per chissà quale malata distorsione mentale nascosta nel subconscio, provando a riflettere sulla finale di questa ferale edizione di Wimbledon, mi viene alla mente un’immagine improvvisa, come un flash avvolto da una luce scarlatta. Devo proprio aver deragliato. Nemmeno un pasticciere freudiano travestito da venditore di pomodori pachino, potrebbe salvarmi. Al limite sancirebbe in modo inequivocabile la mia omosessualità latente. Già mi vedo sul lettino: “Come dottore, che c’entra? Ho solo sognato di scambiare un tenero bacio al chiaror della languida luna con Gabriela Sabatini (non la versione giovanile dalla tamarra capigliatura, ma quella odierna, da splendida quarantunenne ), mentre venivamo accarezzati dalla spuma di mare e da un sinuoso e conturbante rovescio di Hana Mandlikova che però non ci aveva la testa”. Quello mi scruta, con un refolo di commiserazione, sbuffa, “embè? E’ chiaro come il sole che lei ha...