IL TENNIS VENT’ANNI FA, O GIU’ DI LI’
Giorni fa leggevo la classifica Atp di vent’anni addietro, nell’anno 1992, quando McEnroe appese la racchetta al chiodo e il tennis finì. Una cosa, soprattutto, balza all’occhio: l’impressionante sequenza di grandi tennisti, quasi tutti campioni. Tra i primi venti ben 14 (quattordici) vincitori di slam, più altri due finalisti. Una enormità clamorosa, se paragonata ai nostri tempi , con lo stucchevole dominio dei primi quattro che si spartiscono titoli, ai quali aggiungere solo la meteora Del Potro e come finalisti occasionali di major, Tsonga e Berdych. Il motivo di questa deriva? Semplice, banale, inflazionato. L’omologazione di superfici, palline e racchette che ha abbattuto molte differenziazioni tecniche, rendendo tutti capaci di giocare su ogni superficie. Col dominio dei più forti e nessuna speranza d'inserirsi, per gli altri. Nadal nei giorni scorsi si lamentava di “cementi” letali per le ginocchia, su cui l’Atp costringe i tennisti a trottare. Diffi...