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Visualizzazione dei post da luglio, 2009

Classifica dei 10 migliori tennisti dell'ATP (Alieni Tendenzialmente Perdenti). Parte seconda

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1-Marat Safin. Gigante russo, benedetto da astri propizi, che gli donarono un braccio possente e denso di fluido magico, e poi si divertirono ad infilargli delle locuste urlatrici nel cervello. A chi non ne avesse conosciuto le gesta, basterebbero alcune frasi, due episodi, forse tre, per descriverne la carriera. Us Open 2000. Pete Sampras, novella e fulgida divinità dell'olimpo tennistico, che dichiara a fine match: “E' stato frustrante. Per la prima volta in carriera non potevo fare nulla.”. Marat Safin lo aveva appena demolito in finale 6-4 6-3 6-3. Irriguardosa e schiacciante dimostrazione di superiorità annichilente, contro il più forte di sempre (così dicevano gli esperti allora), e che dichiara di non aver potuto fare niente. 2005, semifinale dell'Australian Open. Opposto al cavallo pazzo russo, un'altra leggenda, pure lui battezzato il più grande di ogni era, tal Roger Federer, nel pieno di una carriera da marziano. Ne viene fuori la più bella partita che i ...

Classifica dei 10 migliori tennisti dell'ATP (Alieni Tendenzialmente Perdenti).

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Mi pare giunto il momento di svelare le carte. Chiarire quali tennisti godano della mia incondizionata fiducia. Stilare una specie di classifica, a grandi linee. I raccomandati, insomma. Nessuna traccia dei più forti, men che meno di orridi arrota palle strappati alla mezzadria professionale. Una scuderia di circensi malati di mente, fatui giocolieri, alieni impassibili provenienti da galassie indolenti o uomini fragili dal sangue caldo, tacchini ruspanti e puledri da corsa, braccia d'oro e cervelli d'amianto stagnante, cigni flessuosi e papere sghembe. Siccome il post verrebbe troppo lungo, e le cose lunghe non piacciono (soprattutto agli uomini, si sa), lo spezzo in due. 6-Tommy Haas. Il tedesco ha già superato la trentina, vissuto due generazioni tennistiche, passando da chiome fluenti a code di cavallo, fino a più sobrie acconciature. Esibendo sempre il suo bellissimo tennis offensivo. Qualcuno, col volto nostalgico, rimarcherà come avesse il talento per approfittar...

Il mio tennis. Bibbia pagana, da non seguire o condividere.

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In risposta ad un commento, che riporto in modo integrale (permettendomi solo qualche correzione di errori grammaticali, probabilmende dovuti all'impeto della scrittura di getto.): E da un pò che leggo i tuoi articoli e devo dire simpatici, a volte, ma su tante cose non sono daccordo per niente. 1) Come fai dire di Gasquet che "giustizia è stata fatta?" Andava punito come tutti, come Carrozzieri nel calcio e come gli altri nel tennis. Siccome ha talento? Fosse successo a Davidenko o Soderling, avresti scritto le stesse cose?? Assolverlo è stata una vergogna. 2) Certi giudizi pesanti potresti evitarli, come per Djokovic e Nadal. Hai giocato a tennis e sai cosa significa arrivare a quei livelli, per giudicare? 3) A leggerti sembri come quelli con la puzza al naso, giusto per distiguerti dagli altri, cui piacciono solo giocatori di talento tutti ricami e voleè, e insulti i lottatori, ma anche loro hanno talento enorme ed hanno fatto enormi sacrifici per arrvare i...

Richard Gasquet. Polvere di cocaina, e folate d'ipocrisia

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La triste storia di un ragazzo che poteva essere McEnroe, e forse, non sarà nemmeno “Riton” Leconte. Sono passati quattro anni da quando un giovane francese, stupì il mondo. Lo guardavi, ed intuivi nitide, le stimmate del campione. Faceva cose impossibili con la leggerezza dei suoi diciotto anni, e la naturalezza di un braccio vellutato. Fisico da impiegato statale vessato dallo sguardo truce e bovino di Brunetta, gambe storte, passo da paperotto smarrito, cappellino calato in testa al contrario, su una faccia da piccola canaglia. Il tutto a renderlo un delizioso mix tra giamburrasca e paperino. Ma quando si preparava a tirare il rovescio, il paperotto diveniva cigno elegante, delizia per palati affamati di ghiotta bellezza. Arrivano vittorie importanti, partite che ti rimangono impresse, scalpi eccellenti (Federer, Roddick, Hewitt, Nalbandian e prima ancora dell'isteria collettiva anglosassone, Andy Murray sul suo giardino). Entra a pieno diritto nella mia personalissima scuderi...

Coppa Davis, il miracolo scontato di Israele. Far ridere scrivendo di tennis o risultare pateticamente ridicoli pretendendo di essere seri?

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Accade sovente, che il vostro commentatore allucinato non possa seguire alcuni tornei, a causa di quisquilie improvvise, come il lavoro (con molta moderazione, però) o qualche sbronza premeditata. E allora non rimane che informarsi, trovare spezzoni, leggere articoli di chi ha visto. Non sempre ci si imbatte nella puntuale disamina di Rino Tommasi, o nell'epopea narrativa fascinosa di un Gianni Clerici. Spesso si incappa in obbrobriose banalità, talmente insignificanti nella loro ecumenica ovvietà, da far credere due cose: O la partita non l'hanno vista e scrivano frescacce a vanvera, o invece che del tennis siano più portati a raccontare dei campionati italiani di origami o rubamazzetto. Il più delle volte propendo per la terza via: che siano soltanto dei miserrimi e pavidi zerbini di un regime inesistente. Ma come, anche il tennis avvolto dalle spire del “non poter scrivere tutta la verità”? Mi salta alla mente una frase assai significativa: “Picasso, scrivi veramente bene...

Martinez Sanchez, meravigliosa farfalletta volleatrice

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Era il 2003, ed a Galatina, torneo minore, si esibiva una delle attrazioni principali. Una ragazzona estone di 17anni. Biondissima e dal fisico corpulento, tale Kanepi mi dissero si chiamava. Una predestinata e prossima alle prime cinque dal mondo, profetizzò qualche altro intenditore, con la faccia seriosa di chi ne ha viste tante. Opposta a quel curioso donnone in erba e dalle guance grassocce, una già ventunenne ragazza mancina, Maria Jose Martinez Sanchez . Impiagai una manciata di scambi e pochi minuti per adottare quella spagnola atipica. Mi sembrava spaesata, indifesa, qualcosa da proteggere. Perché l'iberica giocava all'attacco, un gradevolissimo suicidio, persino consapevole. Servizi mancini, prime palle seguite a rete, voleé in tuffo, ghignetti di dolore opposti ad urla sovrumane, smorzate accarezzate per contrastare randellate pazze, attacchi da elegante farfalla che si esponevano alla virulenta brutalizzazione della ragazzona dell'est. Kanepi muggiva, e a tes...

Adieu, Montcourt

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Mathieu Montcourt di mestiere faceva il tennista. E ieri notte una grande tristezza m'ha colpito, sapendo che era morto. Ritrovato sulle scale della sua abitazione, apparentemente deceduto per cause naturali. A 24 anni. Lui abituato a correre per ore su un campo da tennis. Questo post non aggiunge nulla alle quattro righe lette da un'agenzia, ed al silenzio di siti spacializzati, intenti a chiedersi se Federer arriverà a 25 titoli, se Seppi parteciperà al masters di Londra. Non vuole essere un'elegia di un tennista che ho visto una manciata di volte, a sprazzi. E tanto meno vorrei ricadere nell'orrendo alone di ipocrisia che circonda la morte, ancor più della vita, e per la quale si diventa tutti bellissimi, e potenziali campioni. Mathieu era un ragazzo dall'aria simpatica, che come altri, gravitava nel circuito minore. Gli dei non gli avevano dato il braccio divino di Federer o i piedi mostruosi di Nadal, i mezzi di suoi coetanei (Tsonga, Gasquet). Era uno dei ...

Wimbledon, pagelle. Chi ha vinto, chi ha perso, chi deve trovarsi un altro mestiere.

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Uomini Federer: 9 . Leggenda, fenomeno, la storia, mostruoso, invincibile, ultraterreno, divino. E tanto ancora si potrebbe scrivere. Tutto vero, o quasi. Lo svizzero, piaccia o meno, tifosi accecati di diverse fazioni a parte, è una delle cose più belle a vedersi su un campo da tennis. Che sia o meno il più forte di sempre è faccenda inutile, perchè quel titolo non esiste. Altri, avevano un carattere più forte, accendevano di più la fantasia. Forse Roger gioca il più bel tennis di tutti. Ed ha vinto più di tutti. E mancava Nadal. Gli assenti hanno sempre torto. Anche perché da presenti, spesso, quella leggenda trovavano il rozzo ardire di batterla. Il rude battitore di tamburi che sconfigge il primo violinista, sul punto di scrivere la storia dello sport. Roba da prendersi un esaurimento nervoso, da non riuscire a spiegarsi come potesse quel villico invasato frulla palline, osare tanto. “Nadal mi manca”, pare abbia detto in preda ad una improvvisa sindrome di Stoccolma, Roger....