SUA DIVINITA' IMMORTALE ROGER FEDERER
Era scritto nelle stelle, in qualche remota galassia o buco di culo metafisico, finisse così. Immaginate che non siano mai esistiti anni di Federer-Nadal, vittorie, sconfitte, nemesi tennistiche, tragicomiche faide tra pretoriani iberici e monarchici elvetici, arzigogoli tecnici, fantascientifiche disquisizioni balistiche, squinternati teoremi filosofici basati sull'inoppugnabile nulla che è una partita di tennis, deliri di improvvisati psicologi volti a spiegarci l'imponderabile. Dimenticate tutto. Prendete una pillola che azzera la memoria e proiettatevi sulla Rod Laver Arena durante la finale di cui ignorate anche il punteggio. Basta godere di un vibrante scambio che racchiude la rara sintesi, film muto della loro rivalità. Scambio a tutto campo, stoccate pulite che suonano come note tzigane da una parte e riff metal, mostruosamente arrotati, dall'altra. Federer schiocca dritti in sospensione, l'esuberante toro iberico sbuffa e arpiona un incrocio di difes...