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Visualizzazione dei post da ottobre, 2015

VALENTINO ROSSI NE "IL CALCIO DE DIOS" (una produzione Istituto Luce)

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(Ok, dovrei scrivere di David Ferrer che, ingobbito e rantolante come un condannato ai lavori forzati che solleva massi di cento kg, dopo aver sfumacchiato due pacchetti di sigarette al plutonio, calzini al caciocavallo e allo stronzio, macina avversari e si proietta verso le Atp Finals?) Ma proprio no . Appena sveglio e in ritardo per la prima messa domenicale, leggo cose che mi fanno andare di traverso il caffè e accendere la sigaretta dalla parte del filtro. Bufera su Valentino Rossi. Che avrà combinato? S'è ingroppato una gallina sulla griglia di partenza e bestemmiato in diretta mondiale provocando le ire di Papa Bergoglio intento a guardare la gara in mutande nella sua stanzetta di 5 metri, sulla tv in bianco e nero? Mi tocca guardare la replica per cenciosi in chiaro, per capire Tra Rossi e il decimo titolo da giocarsi con Lorenzo, c'è Marc Marquez, ormai fuori dai giochi, che si diverte come un garrulo teeanager a rallentarlo , mettendosi di mezzo a...

CHI FERMERA' L'ORCO DJOKOVIC? PENNETTA SCOTTA

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Giusto stilare un ponderoso punto della situazione al termine dello spumeggiante tour asiatico. Il tennis in Cina tira come l'esibizione di Fedez a Woodstock, un libro di Fabio Volo al circolo Jean Paul Sartre di Parigi, si sa. Avvolti da una sinistra coltre di smog, con effetto simile alla nebbiolina del Marakana durante Stella Rossa-Milan 1989, gli eroi della racchetta si sono dati da fare, tra svenimenti, malori e fughe notte tempo. Mezz'ora nell'inquinamento cinese equivale a due pacchetti di sigarette fumati, dicono gli studiosi. E in un simile proscenio, ideale per Marco Pannella e Camilleri, incurante di tutto, domina Novak Djokovic. Cannibalesco. Bestiale. Impermeabile. Etc...etc...senza enfatizzare troppo alla ricerca di nuove definizioni sensazionalistiche, il serbo in questo finale di stagione ha raggiunto un livello di tennis praticamente inarrivabile per gli altri. Ha davvero poco di umano, a vederlo, il serbo, con truce espressione da tagliago...

DOVE ERAVAMO RIMASTI...

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Ah sì, certo. Al pre apocalisse. Prima dello Us Open, seguito con lo stesso afflato con cui assisto alla sagra della porchetta Miss Italia presentato da una delirante Simona Ventura non presente a se stessa. Se non all'abusata “fiaba”, si può ricorrere ad altri termini per descrivere quanto è avvenuto nella grande mela . Qualcosa cui nemmeno un pescatore di Mazara colto da visioni mistiche causa sete nel deserto del Sahara e successiva cassa di Peroni gelate sbevazzata, avrebbe potuto credere. Vince Flavia Pennetta, a 33 anni, nel torneo, il suo preferito, già scelto come teatro delle sue ultime gesta racchettare. Magari da onorare arrivando alla seconda settimana. E invece riesce addirittura a vincere ottenendo un risultato cui non era mai andata nemmeno vicina nella sua lunga carriera, cui minimamente credeva, volando con la leggerezza di chi non ha più niente da chiedere. C'è da gridare al miracolo a New York, o a una congiuntura astrale irripetibi...