DIMITROV, IL POLSO BENEDETTO
Un mio maestro ripeteva spesso che, per distinguere un fenomeno da un giocatore normale, bisognava fare attenzione a una sola cosa: la racchetta doveva diventare quasi il prolungamento del braccio di un tennista. E io pensavo a un pittore intento a spennellare la sua tela, con movimento sinuoso e armonico. Sono riuscito a rinvenire quella caratteristica, in quegli anni, in McEnroe, Gattone Mecir e pochi altri. In tempi recenti, sua divinità eccelsa Roger Federer. Ieri, guardando Dimitrov-Berrettini con il languido occhio sinistro, mentre il destro, più eccentricamente miope, andava su Bublik-Tiafoe, ho pensato ad un'altra sfavillante intuizione, non meno banale di quella del maestro. Grigor Dimitrov è uno dei pochi tennisti moderni capaci di far sembrare la racchetta un simbiotico strumento dell'avambraccio, ma è un'altra cosa a colpirmi maggiormente: il polso, con cui riesce a indirizzare la pallina quasi dando l'impressione di essere a mano nuda. Sgonfia bordate alt...